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Discussione: [RAGUSA] Casematte di Contrada Camemi

  1. #11
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    Re: Casematte di Contrada Camemi (Ragusa)

    Grazie per le foto e in bocca al lupo per il Vostro progetto!
    Un cordiale saluto!

  2. #12
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    Re: Casematte di Contrada Camemi (Ragusa)

    Sperando che Mangusta 71 legga ancora....

    ma era questo il progetto a cui stavi lavorando?
    http://miles.forumcommunity.net/?t=42152749

    ne approfitto per segnalare un articolo in cui i fatti vengono presentati in maniera diversa:
    http://www.tvprogress.net/notices/6215

    bah...

  3. #13
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    Re: Casematte di Contrada Camemi (Ragusa)

    Molto interessante e condivisibile, mi permetto di riportare il testo da
    http://www.tvprogress.net/notices/4290

    Salvare la Casamatta di contrada Camemi come un sacrario
    Gentilissimo Direttore, come Le ho rappresentato qualche giorno fa, leggendo il libro di storia locale dal titolo "Quel caldo luglio del 1943", scritto dal Prof. Giuseppe Micciché e da me acquistato da ragazzino, non ricordo se alla fine degli anni 80 o all`inizio degli anni 90 del secolo scorso, sono venuto a conoscenza di una tragica pagina di storia della seconda guerra mondiale che ha visto da vicino un luogo a me caro, ove ho trascorso l`infanzia e gli spensierati anni della giovinezza: il villaggio "Camemi". Il villaggio Camemi è ubicato lungo la S.P. 25 Ragusa – Marina di Ragusa, nella omonima contrada ove esistono due "Casematte", postazioni militari fortificate, in cemento armato e rivestite di calcare duro per mimetizzarsi tra l`infinita rete di muri a secco, realizzate durante il secondo conflitto mondiale a difesa della fascia costiera contro un probabile sbarco nemico dal mare. Come tutti sappiamo, quello che si ritenne un "probabile" sbarco si tramutò tragicamente in realtà*, essendo stata anche la fascia costiera iblea interessata dallo sbarco delle truppe anglo-americane. Avendo letto quel libro, sono venuto a conoscenza che le due casamatte di "Cozzo Camemi" (denominazione usata nel libro per indicare la zona), che con gli occhi di bambino osservavo con grande curiosità*, immaginandole nella mia fantasia come fortezze inespugnabili, in realtà* non sono mai state tali, perché in quelle strutture militari si visse un capitolo tristissimo di storia. Il Ten. Sella, dell`Esercito Italiano, ed i suoi 15 uomini in difesa di quei baluardi, in un estremo tentativo di arrestare l`avanzata dell`allora nemico, pur consapevoli della soverchiante superiorità* dell`esercito invasore, in termini di armamenti, mezzi e soldati, ingaggiava con esso un violento combattimento che si concludeva, inevitabilmente, con la morte dei quindici soldati italiani.

    Cercando di conoscere ulteriori particolari sull`episodio, ho saputo che i cadaveri dei soldati rimasero per giorni giacenti a terra in balia dei cani randagi. Ebbene, per non dilungarmi ulteriormente, vorrei richiamare la Sua attenzione su ciò che più mi lascia inorridito: il palese disinteresse, oggi, da parte di tutti, a ricordare quei ragazzi che, amando la loro e nostra Patria, persero la vita nell`estremo tentativo di difenderla! Perché parlo di disinteresse?
    Perché le due casamatte in questione sono in totale stato di abbandono e ciò ha arrecato ancor più danni di quelli causati dai combattimenti, pur essendo sotto gli occhi di tutti in quanto agevolmente raggiungibili, soprattutto una, quella raffigurata in una foto sul libro, della quale allego la fotografia, perché ubicata a circa cento-centocinquanta metri dalla strada provinciale 25, esattamente lungo la strada vicinale che dalla provinciale conduce all`interno del villaggio Camemi. Non ritiene anche Lei che i due siti potrebbero essere valorizzati, sia per il loro carattere di interesse storico, in quanto strutture che ormai oserei definire "archeologia militare", ma soprattutto perché teatro di uno dei più orrendi episodi luttuosi che hanno interessato da vicino la nostra Ragusa.

    Le due casematte, o quantomeno quella più facilmente raggiungibile, peraltro specificamente raffigurata nel libro, potrebbe essere recuperata, ristrutturata, ripulita dalle erbacce e dall`immondizia, salvaguardandola e valorizzandola al pari di un vero e proprio monumento, collocandovi una lapide a perenne memoria di quel tragico giorno e di quei ragazzi che lì furono strappati alla vita dalla crudeltà* della guerra (così come già* fatto sul viadotto esistente sul fiume Dirillo, lungo la S.S. 115 Vittoria-Gela), facendolo divenire a tutti gli effetti il simbolo per l`intera città* di Ragusa di quel tragico periodo ed un punto di riferimento per la memoria dei posteri. In un periodo caratterizzato da una inarrestabile perdita di valori, non potrebbe costituire un utile e concreto mezzo per far comprendere ad una gioventù apparentemente "fredda" e disinteressata ai sacrifici altrui il valore di sacrificarsi per un ideale, contribuendo nello stesso tempo a portare alla luce una pagina di storia locale sconosciuta ai più e rendendo nel contempo il giusto onore a quei poveri soldati Caduti, cercando di evitare che il loro sacrificio sia stato dimenticato e quindi senza valore?

    All`ingresso del Sacrario Militare dei Caduti Oltremare di Bari campeggia una grande targa in marmo ove è incisa una frase di questo genere: "O visitatore che accedi a questo luogo, se non avrai compreso il valore del nostro sacrificio, la nostra morte sarà* stata inutile". Non lasciamo che questo luogo rimanga nell`oblio, ma che diventi il simbolo della crudeltà* dell`uomo ed allo stesso tempo del sacrificio, a perenne ricordo di quei tempi bui e monito per le future generazioni, ignare di quanto accaduto. A questo punto ritengo che dovremmo però documentare quanto asserito dall`autore del libro, per cui sarebbe necessario contattarlo per ricevere ulteriori indicazioni e copia delle fonti documentarie, tra l`altro espressamente citate nel libro, sia per provare che i fatti si sono effettivamente verificati e sia per risalire eventualmente anche ai nomi dei Caduti. Il passaggio successivo dovrebbe mirare a scuotere la sensibilità* di tutti, soprattutto di qualche Amministratore che, come noi, provi rispetto per il sacrificio di chi ha amato la nostra Patria, affinché si possa giungere celermente, con atti concreti, all`auspicato segno tangibile del rispetto per i nostri Caduti. Potremmo anche interessare la Soprintendenza ai Beni Culturali per far emettere un decreto di sottoposizione a vincolo analogamene a quanto già* fatto in altre regioni d`Italia per le casematte della Prima Guerra Mondiale (tutte soggette a vincolo).

    Con la più sincera stima, cordiali saluti

    Salvatore Marino

    Risponde il nostro direttore, Grazie gent.mo sig. Marino per la lettera, per l`incontro che abbiamo avuto a Camemi, alla casamatta, condivido punto per punto la sua nota e da oggi cominciamo il lungo (speriamo di no) viaggio per salvare la casamatta di Camemi come un sacrario della seconda guerra mondiale dove immolarono la loro vita tanti giovani soldati. Come lei sa sono disponibilissimo assieme a lei e se permette ai 22 giovani collaboratori del nostro quotidiano a collaborare per la riuscita del progetto che lei ha proposto iniziando con le emissione del provvedimento di tutela del manufatto al suo recupero totale. Così come abbiamo già* collaborato con la ricerca storia, tramite il prof. Giuseppe Miccichè, continueremo incontrando il Sindaco Dipasquale, il presidente della Provincia Antoci, l`Associazione combattenti e quanti vorranno partecipare al completamento del progetto. Grazie e cordialità*. Franco Portelli
    Un cordiale saluto!

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