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Discussione: 25 aprile San Marco Altare

  1. #1

    25 aprile San Marco Altare

    Venerdì 25 aprile 2008 l'Associazione ITALIA parteciperà* alla cerimonia in ricordo dei Caduti della Divisione FM S. Marco della RSI ad Altare, Savona. Ore 1100, Cimitero delle Croci Bianche.

    http://www.controstoria.it/immagini/foto_altare.htm

    Una sola croce per partigiani e repubblichini(sic!)
    da Il Giornale

    Nel Savonese, dove la guerra civile fu più spietata, il generale Farina della Divisione San Marco della Rsi volle dare la stessa sepoltura ai caduti di entrambe le parti
    Altare (Savona)
    Racconta l`orafo di Altare, nella sua bottega dove lavora le pietre dure nel centro del vecchio borgo, che quando era ragazzo suo padre lo portava di tanto in tanto al Cimitero delle Croci Bianche. Gli mostrava una tomba, uguale a tutte le altre ma che dalle altre si distingueva perché qualcuno vi aveva depositato dei pupazzetti e alcune conchiglie. «Era la tomba di un soldato tedesco giovanissimo e sua madre, quando lo veniva a trovare, portava qualcosa appartenente all`infanzia di questo suo figlio, partito per la guerra ancora adolescente».
    Andò avanti così per un po`, negli anni del dopoguerra, poi nessuno portò più pupazzetti perché la madre aveva raggiunto il figlio. I soldati tedeschi caduti nel Savonese tra il 1943 e il 1945 non sono più nel cimitero di Altare, ne è rimasto solo uno, Josef Henk Odereit, nato il 9 novembre 1924 e morto l`8 agosto 1944. I vent`anni non li aveva ancora compiuti, forse è lui il soldato dei pupazzetti.
    Incuneato fra il cimitero civile del paese e lo svincolo dell`autostrada Savona-Torino, il cimitero militare di Altare è in effetti un sepolcreto di ragazzi: circa 1500 candide croci di marmo, dove le date di nascita vanno per lo più dal 1923 al 1925. Sull`autostrada i Tir fanno tremare i piloni del viadotto senza che i merli e le lucertole del cimitero ne siano minimamente disturbati. Non zittisce gli uccelli neppure il ronzare del tosaerba con cui un uomo sistema il prato in vista della cerimonia del 25 aprile, quando come ogni anno, i reduci dell`Associazione Divisione di Fanteria Marina San Marco verranno a celebrare la messa nel giorno dell`apostolo loro protettore e suoneranno il silenzio fuori ordinanza e il sindaco di Altare, come ogni anno, manderà* magnanimamente una corona per i «fascisti» della San Marco. Ogni anno qualcuno manca alla cerimonia e viene ricordato dai superstiti insieme ai commilitoni caduti.
    C`è qualcosa che distingue questo cimitero dagli altri cimiteri militari sparsi nella penisola ed è il fatto che le Croci Bianche non sarebbero dovute esistere e i fanti della San Marco caduti in combattimento o negli agguati partigiani avrebbero dovuto giacere, chissà* per quanto tempo, in fosse comuni, se non fosse stato per il generale Amilcare Farina, un bresciano d`acciaio, militare fino alle midolla, uno per il quale «i soldati venivano prima della sua stessa famiglia», come ricorda ancora oggi la figlia Giulia. Combattente nella prima guerra mondiale e nella guerra di Spagna, pluridecorato, il generale Farina assunse il comando della Divisione San Marco, rientrata dall`addestramento in Germania e di stanza in Liguria tra Savona e Imperia, il 5 settembre 1944. La situazione volgeva al peggio e il morale della truppa era basso. Ne troviamo traccia nel diario del generale che si domanda se riuscirà* a rincuorare i marò, «prigionieri di una incomprensione dolorosa». Ma è soprattutto un episodio a colpire Farina: la sepoltura di un soldato tedesco, calato in una fossa anonima, in terreno sconsacrato «dove un tempo si seppellivano eretici, esecutati e scomunicati». Farina è sdegnato: per un militare di carriera e di tradizione familiare come lui, il fatto che a un caduto non venga tributato l`onore dovuto è inconcepibile ma i suoi appelli al parroco e al podestà* di Altare cadono nel vuoto. Con tutti i civili che la guerra miete, gli rispondono, nel cimitero non c`è più posto neanche per quelli del paese.
    La testa dura del generale Farina non ci pensa ad arrendersi: «I caduti, tutti - scrive nel suo diario -, avranno da me una sepoltura e una fossa da soldati e in un campo da cristiani». Nemmeno dieci giorni dopo la sua nomina a comandante, il 15 settembre 1944, il cimitero della Divisione San Marco sta sorgendo accando al cimitero civile di Altare: quattro pali fungono da ingresso, due pezzi di legno formano la croce sopra l`architrave, le croci sopra le tombe vengono dipinte di bianco. Il generale Farina raccoglie alacremente le salme, esumandole dalle fosse anonime, dando a tutte, fin dove è possibile, un nome e una croce. Diverse autorità* militari e civili della Rsi storcono il naso, soprattutto perché Farina dà* sepoltura a tutti i caduti indistintamente, «tutti» come aveva scritto a lettere maiuscole nel diario: il cimitero accoglie i marò, accoglie i disertori fucilati, accoglie due aviatori americani abbattuti con il loro aereo, accoglie i partigiani.
    La guerra civile nel Savonese è spietata, ad ogni agguato contro militari tedeschi e repubblicani seguono rastrellamenti e fucilazioni, l`odio scava solchi profondi. Farina è sempre più solo con le sue Croci Bianche che troppi vorrebbero smantellare, lui si appella a Graziani, il maresciallo lo conforta: «Vada avanti così».
    La situazione precipita, l`avanzata angloamericana è inarrestabile, lo stillicidio degli agguati partigiani non cessa. Farina pensa al dopo, quando il suo paese ritroverà* l`unità* e la pace simboleggiate dalle Croci Bianche dove ancora oggi il nome del partigiano Bettini Giovanni si legge accanto a quello del marò La Giurato Carmine, quello del partigiano Giorgi Ercole accanto a quello dell`ardito Leonardo Andrea. «Il mio battaglione delle Croci Bianche - scrive Farina nel diario negli ultimi giorni di guerra - resta a presidio morale nel tempo della San Marco. Così qui resta e resterà* la mia San Marco che con me ha sempre e solo gridato: Italia, Italia, Italia».
    Illusioni? La Divisione San Marco si arrende ad Alessandria il 29 aprile, ma per circostanze ancora oggi non del tutto chiare, il generale Farina cade in mano a un gruppo di partigiani che lo picchiano selvaggiamente, procurandogli la frattura di una tempia. Dovrà* la salvezza agli americani della 92ª Divisione Buffalo che lo ricovereranno a Genova in infermeria. In seguito sarà* trasferito al carcere militare di Forte Boccea a Roma. In Liguria, come in tutto il nord del Paese, infuriano le «radiose giornate» della Liberazione. Il 1° maggio a Varazze i «garibaldini» prelevano da una villa dieci militari e fascisti prigionieri e li fucilano in piazza per festeggiare la giornata dei lavoratori. Sono l`anziano generale Ulderico Nassi, di 75 anni, sua moglie Luigia Bregante, l`interprete quarantenne Maria Zorzin, Cesare Raffaeli di 25 anni, i due sottufficiali del 3° reggimento artiglieri della San Marco Arturo Vitali e Graziano Cristello, il maggiore Giovanni Italia, il milite Giacomo Capello, il comandante delle Brigate Nere di Varazze Felice Uboldi. E Adriano Griotti, un ragazzo che ha soltanto diciassette anni.
    Cinque di loro sono sepolti ad Altare, dove un`altra lunga serie di croci porta la scritta «morto a Cadibona il 12 maggio 1945». Sono le sepolture di 39 soldati della Gnr che, arresisi con la San Marco ad Alessandria, tornavano disarmati a casa. Circondati e catturati dai partigiani al Colle di Cadibona, vennero tutti denudati, fucilati e abbandonati in un macabro mucchio ai lati della strada. Solo dopo parecchio tempo i familiari riuscirono a riavere i cadaveri. Sono soltanto alcuni dei 1700 che vennero uccisi nella provincia di Savona fra il 25 aprile e il 15 maggio 1945.



    http://associazioneitalia.blogspot.com/ ... marco.html

  2. #2
    Resoconto fotografico della toccante cerimonia in ricordo dei caduti della Div. S. Marco dell'ENR svoltasi presso il Cimitero delle Croci Bianche ad Altare (SV). Per la prima volta il Sindaco di Altare, con fascia tricolore, ha deposto una corona in memoria dei Caduti della RSI. Nelle foto, alcuni momenti della cerimonia e rievocatori della Associazione ITALIA, con le divise della San Marco, con i veterani della Divisione Azzarà* e Moro. Durante la ceriminia, dopo l'alzabandiera della bandiera italiana, i rievocatori di ITALIA hanno alzato la bandiera della RSI, come succedeva al Cimitero 64 anni fa, nel commosso silenzio dei veterani presenti.

    Foto su:

    http://associazioneitalia.blogspot.com/ ... -2008.html

  3. #3
    Ovvie polemiche nella "rossa" (in effetti non più) Liguria...

    articolo Secolo XIX Savona...

    UNA COINCIDENZA non voluta,
    sta di fatto che tra l`imbarazzo generale
    reduci e continuatori ideali di fascisti
    (San Marco) e partigiani (Anpi)
    si sono trovati fianco a fianco, complice
    ilComune, ierimattina nel cimiteromilitaredelleCrociBianchediAltare.
    Dove è custodita la memoria dei
    cadutidelladivisioneSanMarco,enon
    solo. Su circa 1400 spoglie di soldati:
    Una ventina sono anche di partigiani.
    Qui ierimattina, per un attimo, baschi
    neri e labari dell`Associazione nazionalepartigianisisonoincrociatiperricordare
    insieme, da sponde opposte, il
    25 aprile e relativi caduti.
    Erano all`incirca le 10 di ieri quando
    tralostuporegeneraledichi stavapreparando
    la manifestazione per ricordare
    i caduti sotto le insegne della
    mussolinianaRepubblicaSociale èentrato
    nel cimitero il sindaco Giuseppe
    Flavio Genta, con fascia tricolore, seguito
    oltre che dal gonfalone del Comune
    dal labaro dell`Anpi valbormidese,
    sostenutodaGianniToscanipresidente
    della sezione di Altare. A seguire
    altri labari e un corteo di
    rappresentanti di associazioni locali.
    Attimi di imbarazzo, che responsabiliereducidellaSanMarcosbigottiti
    dal vedere uncorteo istituzionale rendere
    omaggio anche ai loro caduti
    ("non è mai successo a nostra memoria")
    hanno
    tentato di superare chiedendo
    al sindaco se avesse voluto essere
    accolto con unamarcia della San
    Marco. Il portabandiera dell`Anpi ha
    subito messo le mani avanti: «Se suonano
    vado via». Al posto dellamarcia
    militare viene fatto andare un nastro
    registrato con l`inno nazionale. Il portabandiera
    dell`Anpi trasalisce
    quando vede un paio di giovani indossare
    "per intero le divise, dalla testa ai
    piedi, dei rastrellatori della San
    Marco"
    . «Erano solo costumi di appassionati
    di oggetti e divise militari.
    Figuranti», spiegano Christian Castiglione
    e Maurizio Ghibaudo, due giovani,
    che insieme al consigliere comunalediSavonaAlessandroParino(
    An)
    eranopresentinel cimitero.

    E nostra risposta come Associazione:

    Genova, 26 aprile 2008
    Oggetto: Cerimonia San Marco 25 aprile 2008, Altare

    SPETT.LE ANPI – SAVONA
    CON PREGHIERA DI COMUNICAZIONE DELLA PRESENTE ALL`ANPI - ALTARE

    Leggo con stupore, su Il Secolo XIX - Savona del 26 aprile 2008, delle reazioni scomposte succedutesi al nostro intervento, quale Associazione Culturale e di Storia Vivente, trattante la storia e l`uniformologia della Fanteria di marina italiana, alla Cerimonia del 25 c.m. ad Altare. Tale Sig. Gianni Toscani, identificato dal giornale suddetto, quale "presidente della sezione di Altare" dell`ANPI, alla vista di due soci della nostra Associazione rievocanti due Marò della San Marco, sarebbe, se-condo il Secolo, "trasecolato" vedendo "due giovani" portare "per intero, le divise, da testa ai piedi, dei rastrellatori della San Marco". Seguono le precisazioni di due giovani, che precisano "Erano solo costumi di appassionati di oggetti e divise militari. Figuranti".

    Vogliamo rassicurare il signor Toscani; i due rievocatori appartengono alla nostra Associazione, che in dieci anni di attività* ha partecipato a innumerevoli raduni di gruppi di storia vivente - "Living Hi-story" -, disciplina riconosciuta anche in ambito universitario come importante ausilio alla conoscenza diretta della storia. In particolare la ns associazione si è distinta anche all`estero, in Inghilterra e Fran-cia, oltre ad aver messo in atto un`attività* di raccolta di testimonianze orali di veterani della FM Regia e della RSI, e aver pubblicato diversi diari e testimonianze raccolte, e aver promosso gli studi storici di nostri soci (cfr. link seguente: http://associazioneitalia.blogspot.com/ ... talia.html) Inoltre, lo stesso Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell`Esercito Italiano ha collaborato con la nostra Associazione recentemente, fornendo la sezione iconografica di un libro sulla battaglia del Piave del giugno 1918 di prossima pubblicazione.

    Piuttosto, lo scrivente stenta a comprendere come mai tale Toscani abbia deposto una corona ai Caduti della San Marco, se per lui essi, ancora dopo 60 anni, sono solo dei "rastrellatori". Sarebbe come dire che tutti i partigiani sono degli stupratori come i responsabili del "caso Giuseppina Ghersi", per rimanere nella vostra bella provincia, o simili agli sciacalli che hanno strappato la fascia dalla corona di fiori deposto dalla Marina Militare Italiana ATTUALE in memoria dei caduti proprio in Altare.

    Ad ogni modo, a sua tutela e a tutela dei propri soci, l`Associazione ITALIA ha già* dato mandato ai suoi legali di esaminare con attenzione detto articolo di giornale, e alcuni commenti fatti da tale To-scani, e uditi da diversi testimoni, per verificare se vi siano ravvisabili comportamenti illeciti del citato Toscani (Diffamazione, art. 595 del Codice Penale).

    State sereni,

    Andrea Lombardi
    Presidente
    Associazione ITALIA

    Via Onorato 9/18
    16144 Genova

    Tel.Cell. 348 670 8340
    E-Mail ars_italia@hotmail.cm
    Web www.italialhg.net

  4. #4
    Utente registrato L'avatar di Alpino X
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    Sep 2007
    Località
    Angolo Terme (BS)
    Messaggi
    3,368
    Bravo Andrea, ho letto tutto con, sinceramente, un velo di commozione, fino al tuo ultimo post purtroppo.
    Fanno male al cuore queste cose, fa male al cuore sapere che "se suonano l'Inno al San Marco vado via", fa male al cuore pensare che la verità* storica tarda ad uscire per celarne una costruita ad hoc.
    Sicuramente il Generale Farina da lassù non sarà* contento, però in cuor suo se saprà* guardare bene quaggiù riuscirà* a vedere qualcuno che condivide quanto lui fece sessant'anni fa.
    Un saluto
    <<< Nec videar dum sim >>>

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