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Discussione: Audace colpo dei soliti ignoti... in casa Spingardi.

  1. #1
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    Audace colpo dei soliti ignoti... in casa Spingardi.

    Molto si è detto delle sofferenze dei nostri prigionieri di guerra durante la prima guerra mondiale, ma i soldati nemici catturati da noi non stavano certamente meglio. Anzitutto il vitto era ridottissimo, perchè veniva calcolato sulla base delle già esigue razioni dell’ imperial-regia intendenza (in pratica già dal 1914 tutti gli austriaci sottostavano a un severo razionamento e ciò li portò depredare scientificamente dei generi commestibili le popolazioni dei territori nemici occupati, come l’ Ucraina zarista e il Veneto occupato dopo Caporetto). Ristretti in campi costruiti in località insalubri e lontane dai centri abitati, i prigionieri austriaci erano costretti al lavoro coatto, durissimo e a ritmi massacranti per sostenere lo sforzo bellico italiano. Oltre a costruire trincee, fortificazioni, strade e alloggiamenti militari nelle retrovie, i prigionieri lavoravano nelle miniere in Piemonte, estraevano carbone in Sardegna, tagliavano legname da costruzione e da riscaldamento nei boschi alpini e appenninici. A Tolfa e Bracciano realizzarono opere pubbliche. Gli internati del campo di prigionia di Avezzano servirono da manovalanza nell’ edilizia, per ricostruire città e paesi d’ Abruzzo devastati dallo spaventoso terremoto del 1915. Dovunque vennero anche utilizzati nelle campagne per sostituire i contadini italiani chiamati alle armi (negli anni di guerra si registrò una spaventosa carenza di uomini e tutto il settore agricolo gravava in pratica sulle spalle di donne e fanciulli, dunque, nel momento cruciale del raccolto, bisognava attingere forza-lavoro dai campi di concentramento). A capo della burocrazia militare preposta a gestire la massa crescente di prigionieri austroungarici fu posto, già all’ entrata in guerra dell’Italia, il brigadier generale Paolo Spingardi. Si trattava evidentemente di un contentino, dato che l’ alto ufficiale era stato rimosso dal comando dello S.M. italiano dopo i tumulti interventisti scoppiati a Milano nel 1915. Quantunque già anziano, il piemontese Spingardi non mancò di spendere senza risparmio le sue residue energie, imponendo ai sottoposti una ferrea disciplina e recandosi spesso a visitare i campi di prigionia, dislocati nelle località più remote. Nell’ esercizio delle sue funzioni il settantaduenne generale, durante la visita ad un campo sull’ isola dell’Asinara, contrasse un morbo che con rapido decorso lo condusse a morte il 22 settembre del 1918. Ufficialmente - secondo le notizie rilasciate alla stampa - si sarebbe trattato di una febbre malarica. Molti attribuiscono il decesso alla influenza spagnola, che in quei mesi imperversava mietendo vittime fra civili e militari in tutto il continente europeo. La nostra censura militare - tanto occhiuta quanto ottusa - ritenne necessario negare e sopprimere le notizie relative al morbo “per non mettere in allarme la popolazione e non avvantaggiare il nemico” arrivando perfino a proibire gli assembramenti, i funerali ed ogni segno di lutto. La mancata prevenzione peggiorò e amplificò gli effetti della pandemia fra i deboli (bambini, anziani) e i denutriti (praticamente tutta la popolazione adulta). Figuriamoci cosa potè accadere agli smunti e affamati soldatini di CeccoPeppe! Comunque i figli di Spingardi, anch’ essi alti ufficiali, per rispetto del grado e del censo - a differenza di tanti poveri cristi - ebbero la possibilità di recarsi in licenza a Roma per dare l’ ultimo saluto al padre morente. Dopo il decesso, famiglia e servitù accompagnarono (Con un treno speciale! In tempo di guerra!) la salma dell’ illustre defunto nella tomba di famiglia a Spigno Monferrato ove gli furono tributati solenni onori militari. Secondo quanto riportato dal Messaggero fu allora che, approfittando del luttuoso evento, i “soliti ignoti” ebbero modo di introdursi nella casa romana ormai deserta, involandone quadri, argenterie ed altri oggetti di valore, per un totale stimato in diecimila Lire dell’ epoca. C’ era ben di che fare girare la testa a chiunque! Secondo quanto pubblicato nei giorni successivi dal quotidiano romano, il Cav. Andreani (commissario di P.S. del nucleo investigativo incaricato del caso) riteneva impossibile appurare con certezza se fossero stati trafugati anche importanti carteggi militari di natura riservata, pur non escludendo l’ imminente arresto dei responsabili. Sul caso cadde subito il silenzio, e non vi sono ulteriori accenni al riguardo sulla stampa di quel periodo. Non è improbabile che la censura abbia deciso di silenziare il tutto. Ammettere che documenti militari fossero stati trafugati dal nemico sarebbe stato uno scandalo, ma rivelarne la natura scottante sarebbe stato peggio. Non è improbabile che Spingardi in qualità di ispettore generale dei campi di prigionia, fosse in possesso di carte comprovanti la responsabilità dello S.M. italiano nelle sofferenze dei nostri prigionieri oltre Brennero. Infatti i nostri soldati catturati dal nemico erano considerati disertori, e si negavano loro rifornimenti di cibo e medicine “per non invogliare i militari di truppa a darsi prigionieri”. Al di là da ogni logica quei poveretti - liberati dagli austriaci alla fine del conflitto - furono di nuovo rinchiusi in campi (campi italiani, stavolta) e sottoposti a stringenti interrogatori per scoprire inesistenti tradimenti. La preoccupazione che il ritorno in patria degli ex- prigionieri offuscasse l’ immagine eroica del soldato italiano, portò gli alti comandi a concepire persino un piano per deportarli a vita in qualche località remota dell’ Africa subsahariana. Beninteso - in un luogo lontano dalle nostre colonie - nel timore che eritrei e libici potessero esserne sfavorevolmente impressionati, perdendo il rispetto per l’ uomo bianco. Fortunatamente nell’euforia della vittoria quel delirante piano non si concretizzò mai e anche quegli sventurati furono infine lasciati liberi di tornare alle proprie case…
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  2. #2
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    Grazie per questa pagina di storia che non conoscevo minimamente.
    Il furto poi oscurato è degno delle migliori sceneggiature.
    sven hassel
    duri a morire

  3. #3
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    Quoto Sven. Grazie!
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    Max

    Frangar non flectar

  4. #4
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    Attrarrebbe anche il grande pubblico, altro che le "fisscion" finanziate col canone...

  5. #5
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    Per il grande pubblico devi infilarci qualche storia d'amore con attrici di grido non vestite almeno
    sven hassel
    duri a morire

  6. #6
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  7. #7
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    In provincia di Savona (ma penso in tutto il regno) gli Austro-Ungarici furono impiegati per la ristrutturazione delle strade ancora oggi distinguibili da muretti in pietra con un "corso" di mattoni di costa che le sovvrasta.
    mio nonno, al rientro dall'ungheria(?) dove era prigioniero finì a Barletta ufficialmente in quarantena medica ma vi rimase alcuni mesi sia per interrogatori sia
    per renderlo nuovamente "abile"e reinviarlo a Milano a .... far il militare di leva ! era del 1898 e quindi si fece 2 anni di guerra (uno al fonte e uno in prigionia) + la normale Leva fino al 1920' ....

  8. #8
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    Le case "antisismiche" costruite dai prigionieri di guerra...
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