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Discussione: Battaglione universitario Curtatone Montanara - Antonio Panini

  1. #11
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    Ti ringrazio delle notizie,mio padre pero',mi ha raccontato che loro della 28 ottobre erano assediati dal giorno 21 al 24,ereno rimasti seza acqua e con pochissime munizioni,alcuni legionari avevano addirittura
    bevuto acqua contaminata dalla carcassa di un mulo,fra i quali mio padre,prese il tifo,aveva gia ricevuto l'estrema unzione ma si salvò.Furono gli Eritrei i primi ad aiutarli e insieme fecero una sortita contro gli abissini intonando il canto dei legionari.Conservo ancora gelosamente la sua divisa, sul casco coloniale c'è la scritta"21/22/23 GIORNI INDIMENTICABILI"
    Sicuramente se puoi mandarmi notizie piu dettagliate ti sarei grato.
    Saluti Giovanni.

  2. #12
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    Ops...Scusami.
    Allora l'episodio fa parte della PRIMA battaglia del Tembien, a Gennaio, quando le nostre truppe ( Gruppo CC.NN. Diamanti ) a presidio di Abbi Dabbi, il giorno 15, dovettero retrocedere per arroccarsi in difesa a Passo Uarieu. Il giorno 21, in seguito a un errore tattico Italiano si scatenò un violento attacco nemico. Dal giorno 22, la difesa si accentrò in gran parte su una dorsale del passo Uarieu cui fu subito dato il nome di forte Valcarenghi ( passato alla storia come Fortino dei Leoni ), in onore del seniore caduto nella giornata precedente. Nel forte vennero a trovarsi i seguenti reparti: 180° compagnia comando della legione; 1^ e 2^ compagnia del Btg. mitragliatrici pesanti; superstiti del II e III Btg. del 1^ Gruppo CC.NN. d'Eritrea; 2^ e 3^ batteria del gruppo cannoni (senza pezzi); resti del XII Btg. Ascari; quartiere generale della divisione. Il forte ha resistito strenuamente fino alla mattina del 24 gennaio quando giunse in soccorso il XXIV Btg. eritreo.

    Intanto guardati queste foto:


    PTDC0007.JPGPTDC0008.JPGPTDC0009.JPGPTDC0010.JPGPTDC0011.JPG

  3. #13
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    Ti ringrazio nuovamente per le bellissime foto.Ne possiedo anch'io tante con didascalia posteriore scritte da mio padre.

    SAM_2752.JPGSAM_2754.JPG

    La foto di mio padre, la madonnina del Tembien donata dal comandante della 2°a divisione CC NN Gen. Somma e mio padre di guardia al fortino dei leoni.

    Giovanni

  4. #14
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    Se avete pazienza di leggere ecco la descrizione della difesa di Passo Uarieu nel racconto di Felice Bellotti nel fascicolo “Le cinque battaglie”, edito nel 1936.

    Si parte dalla puntata in campo nemico, condotta troppo in profondità dalle truppe italiane:

    All’alba del 21 gennaio, il Gruppo battaglioni del Generale Diamanti (due battaglioni appoggiati da due batterie e da una compagnia mitragliatrici pesanti) è in marcia. Procedono indisturbati fino al Mai Beles e, non avendo incontrato resistenza, lo valicano affrontando i roccioni del Debra Amba, dove agganciano bravamente il nemico......
    Il nemico accorre sul luogo della battaglia in grandi masse. La lotta infuria terribile per ore ed ore. L’esigua colonna dei soldati di Mussolini si batte con suprema energia e indomabile valore contro le straripanti forze etiopiche. Considerando esaurito il “compito dimostrativo” affidatole, verso le due del pomeriggio, il generale Somma fa pervenire telefonicamente, alla colonna impegnata, l’ordine di ripiegamento sulle posizioni di partenza.
    Alle 3 e 50 una colonna nemica, precipitatasi nella piana del Beles dalle pendici della Uorc Amba, taglia le linee telefoniche proprio quando il IV gruppo autocarrellato comunica di iniziare il proprio ripiegamento. I battaglioni del Generale Diamanti non hanno ancora iniziato il movimento retrogrado. Quando le valorosissime Camicie Nere tentano il cammino per ridiscendere nella piana, bande etiopiche hanno già tagliata la strada. La 1° Compagnia M. P. si precipita davanti a tutti per proteggere il movimento. Ha come obiettivo una collina che domina parte del cammino. Quando il primo plotone, al comando del C.M. Forlanini vi arriva, il nemico balza sul ciglione dalla parte opposta. Che fare?
    Le Camicie Nere di Liguria non esitano. Coi pesanti fardelli delle armi e delle cassette di munizioni sulle Spalle, si lanciano eroicamente all’assalto col fatidico « A Noi» della Rivoluzione. Il violentissimo corpo a corpo è di breve durata. Forlanini cade crivellato di colpi, incitando i suoi uomini a balzare in avanti. Ed essi, come lui, si sacrificano, sublimi in quell’estremo atto di obbedienza, che comporta come premio solamente la morte. Ma il sacrificio non è vano. I commilitoni degli altri plotoni hanno piazzato le loro armi e menano grandissima strage nelle file del nemico. ll ritorno al punto di partenza ha inizio.
    Dai fortini di Passo Uarieu, un altro reparto di M. P. è stato inviato al soccorso dei camerati. Lo comanda il seniore Caorsi. La baldanza del nemico, che si crede vittorioso, è formidabile. Da occidente una colonna di circa diecimila uomini tenta di tagliare la ritirata agli audaci che si battono ormai nella piana. La lotta diventa sanguinosissima. Da Passo Uarieu - al diretto comando del generale Somma rombano le batterie appostate e che saranno insormontabile baluardo; dallo Scimarbò, la terza batteria del 2° gruppo cannoni, tira vertiginosamente, a puntamento diretto, sugli abissini dilaganti. Ci si batte all’arma bianca. Episodi di fulgido eroismo si svolgono sul campo della lotta. Il seniore Valcarenghi vuole essere all’estrema retroguardia - avanguardia di battaglia - e cade eroicamente col pugnale in mano e il santo nome della Patria sulle labbra. E Padre Reginaldo Giuliani? Il vecchio ardito, quando i battaglioni ripiegano, si trova al centro dei reparti. Un gruppo di militi, isolato dai compagni dal furore della battaglia, si ritira.
    “Fermatevi! Dove andate?”
    “ È stato dato l’ordine di rientrare nel fortino, padre!”
    “ Sì, ma lottando….”
    “Padre, i nostri fucili non sparano più…. le bombe a mano sono esaurite.... le forze mancano...”
    Le batterie accorciano il tiro. Padre Reginaldo ha un debole sorriso. Benedice i ragazzi poi dice:
    “ Il mio posto è laggiù, dove si combatte e si muore.”
    Afferra la sua crocetta, da lui stesso fabbricata con due ramoscelli di “anguillà” e due chiodi di scarpone, e se ne va tranquillo verso il sacrificio.
    Le urla del combattimento giungono ormai al fortino. Il seniore Caorsi ha attirato su di sè tutta l’attenzione del nemico e si batte disperatamente per evitare che il cerchio dei nemici gli si saldi alle spalle. La seconda batteria del gruppo cannoni, esaurite le munizioni sparando a zero, è costretta ad abbandonare i pezzi resi inservibili, e si ritira nel fortino. Un giovane sottotenente, Guido Ottaviani, preferisce morire sul suo cannone.
    Ora scende la sera. Caorsi, circondato, è riuscito a spezzare l’anello nemico e a ritornare nel suo fortino. Ma anche la batteria dislocata sullo Scimarbò è rimasta in mano al nemico. Il Generale Diamanti, con i superstiti dei suoi eroici battaglioni, i mitraglieri, gli artiglieri, tutti sono ormai al sicuro nel fortino dei Leoni, dove, ai quattro pezzi da 65/17 della 180° batteria someggiata è affidata l’ultima resistenza. A Monte Lata la vittoria ha arriso al tenente colonnello Buttà. La notte del 21 gennaio trova la seguente situazione generale: l’ala sinistra ha mantenuto le sue posizioni sul Zeban Kerkatà; il centro ha raggiunto l’obbiettivo prefisso; l’ala destra è salda sulle sue posizioni. Tatticamente i risultati sono esattamente quelli presupposti, ma l’equilibrio dell’azione è turbato dal rovesciamento quasi totale delle forze nemiche contro il presidio di Passo Uarieu che, forte di circa tremila uomini, si trova assalito da forze 10-12 volte superiori.
    La notte tra il 21 e il 22 gennaio trascorre quasi tranquilla. Ogni tanto una Vickers sgrana i suoi colpi e ogni decima pallottola fruscia nell’aria una luminosa cometa di morte, esplodendo in uno scintillante razzo che illumina l’obiettivo. Subito ì cannoni rombano. E ritorna la pace. Verso le tre del mattino, sull’Uorc Amba, un corno intona il suo straziante lamento: dallo Scimarbò, dall’Amba Chernalè, da Monte Pellegrino, dalle alture di Zebandas, altri corni rispondono. Poi rullano i “negarit” e nascono le barbare nenie.
    Il presidio di Passo Uarieu si accorge di essere circondato. Ma non si sgomenta. Neppure quando, all’alba, i fianchi della montagna si popolano di sciamma e di divise dei regolari e le grandi masse del nemico muovono all’attacco. La tenace resistenza ricomincia. Nessuno sa quando finirà l’impari lotta. Solo sanno, tutte le Camicie Nere, che le munizioni scarseggiano, l’acqua manca, si è uno contro dieci, ma che non bisogna “mollare” a nessun costo. Morire è troppo poco per la Patria, in questo momento. Quello che conta è “il vivere e resistere affinché il nemico non passi”. Tutti giurano “che non passerà”. Dagli spalti le mitragliatrici crepitano, i cannoni tuonano, aprendo vuoti spaventosi nelle file dei nemici che vengono avanti in ranghi serrati. I morti si accumulano ai morti con incredibile crescendo, ma il nemico non retrocede. Allora viene deciso il contrattacco. La 3^ compagnia del 180° battaglione balza in avanti dai muretti lanciando bombe a mano e si precipita sul nemico. La mischia è orrenda di sangue, di urla, di frastuoni. Al rovente sole guizzano pugnali e scimitarre che colpiscono inesorabili facendo sprizzare Il sangue lontano. Un polverone enorme avvolge dopo poco i combattenti. Che accadrà là in mezzo? Degli Etiopici fuggono via urlando. Il rombo delle bombe a mano solleva il polverone nel quale balenano confusamente lame e metalli percossi dal sole e fiamme rapide delle armi da fuoco. Il nemico è in rotta. La 3^ compagnia rientra trionfante. I compagni li abbracciano. La 180° batteria butta all’aria con tiri bene aggiustati i nemici che fuggono. ll Capitano Borgatti non sbaglia mai. Cinque aeroplani da ricognizione compiono evoluzioni ad alta quota. Poi se ne vanno verso Macallè.
    ll recente successo, sia pur momentaneo, e la vista degli apparecchi rinfocolano la speranza. È la sete che strazia. Ogni via all’acqua è preclusa. Si tenta di giungere al fiume, vi si lasciano dei morti e si ritorna a mani vuote. La tregua è breve: Il nemico si riorganizza e ritorna all’attacco. Ma non è troppo convinto di quello che fa. Il capitano Borgatti ha scovato due bottiglie di acqua minerale, le ha preziosamente versate in due gavette e a tre- quattro uomini la volta ha voluto passare in rivista la batteria. A tutti, con un panno di flanella, umettava Ie labbra. Immenso ristoro di poche gocce d’acqua.
    Ancora i pezzi a zero. Quando il nemico è a una corta distanza, tutti vogliono dirigere il fuoco dell’artiglieria. E non è cosa facile. l quattro pezzi sono ai quattro angoli del fortino e per ognuno di essi occorrono dati particolari. A rigore di termini occorrerebbero quattro goniometri, ma ce n’è uno solo e allora si fa a meno anche di quello. Il capitano Borgatti l’ha nella sua testa il goniometro. È infallibile.
    Le ombre della seconda notte d’assedio portano un po' di sollievo ai combattenti estenuati, colla frescura vespertina. Si sogna e si canta:
    Legionario non farti accoppar.
    E domani si va all’assalto.
    Giù, nella valletta sotto lo Scimarbò, gli ascari si azzuffano con gli Etiopici.
    Spunta il 23 gennaio ed immediatamente si intuiscono e intenzioni del nemico che appare schierato a battaglia secondo i dettami della più moderna tattica. Le forze del primo Scaglione sono costituite da schiavi e da negri di razza inferiore; quelle del secondo invece da bande assoldate da signorotti che agitano fiammanti fucili, caracollando su nervosi destrieri. Truppe regolari, in uniformi inglesi, fanno da serrafile. L’ attacco comincia. Dallo Scimarbò e dall’Uorc Amba, alcune mitragliatrici e un cannoncino da 37 iniziano il fuoco sulle nostre posizioni. Poi il primo Scaglione viene all’assalto. Bestialmente, con incoscienza.
    “ Pezzi a zero, cadenza cinque! Caricate a shrapnel!”
    Le ondate nemiche si infrangono contro i reticolali e la barriera di fuoco. lnvano il nemico serra sotto col suo valorosissimo secondo scaglione. Non può guadagnare un pollice di terreno.
    “ Cadenza due!”
    E fumo, e fiamme, e polvere, e urla di morte, gemiti di feriti, lamenti infiniti. Frastuono orrendo. Orchestra di guerra. La battaglia rallenta. È da poco passato mezzogiorno, quando un rombo lontano annuncia l’approssimarsi di un aeroplano. Il nemico fugge spaventato nei ricoveri, mentre i legionari scrutano il cielo. Tornano a sedere, delusi. Un solo apparecchio, da ricognizione.
    L’aereo scende a bassissima quota, picchia in velocità verso il centro del fortino. Poi vira improvviso verso il cielo, lasciando cadere la fiamma rossa di un messaggio. Chi l’ha portato di corsa al Comando, ritorna fra i compagni.
    “ Credo ci siano grandi notizie. Il Generale è contento.”
    È il tenente colonnello che raduna la truppa. Le dita nervose sgualciscono un foglietto scritto a matita. Nel grande silenzio le parole martellano.
    “ Vaccarisi è vicino.”
    Tutti trattengono il respiro. La gioia brucia violenta negli sguardi febbricitanti.
    “ Coraggio, mio Somma. Resista ed avremo la vittoria. Le sue Camicie Nere scrivono una magnifica pagina. BADOGLIO .”
    Il nemico torna all’assalto. Ha intuito che sta per giocare l’ultima carta? Un capo dall’ampio cappello cade esanime al suolo. Un ascaro commenta: “ Morto quello barambaras, noi vinciare. Si!”
    Bisogna uscire al contrattacco? Ma si! “Avanti. Camicie Nere! A chi l'Etiopia?” “A noi!”
    ll contrattacco travolge le fitte schiere nemiche, esauste dalla fatica e angosciate dalle gravissime perdite. Il nemico è in fuga. Non tornerà più.
    Nello stesso tempo, da Abbi Addi, due radiotelegrafisti cecoslovacchi telegrafano al Negus, a Dessiè, il seguente messaggio, raccolto e diffuso da tutta la stampa estera:
    “ A Sua Maestà Imperiale – Dessiè: Gli ltaliani comandati dai generali Diamanti e Dalmazzo avventuratisi uscire fortificazioni Ereba-Oini Kessad Amda dal 19 al 22 gennaio completamente sconfitti dalle nostre avanguardie. Il gruppo Diamanti e specialmente la Brigata fascista “28 Ottobre” del generale Somma annientati. F.to: WILLY e ADOLF”.
    Questo mentre il generale Somma abbracciava il capitano Borgatti:
    “ Lei ci ha salvati.”
    Il mattino seguente, quando il XXVI battaglione ascari compare, verso le 8, sulle alture di Enda Micael, gli assediati tripudiano. L’incubo è finito. E la gioia è immensa. L’epopea è compiuta. Ma la felicità raggiunge lo spasimo quando, tre giorni dopo, giunge l’elogio del Duce.

  5. #15
    Moderatore L'avatar di coloniale
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    bellissimo...ecco perchè amo la storia coloniale! ti segnalo anche il libro "da Altare al Tembien con i legionari alla conquista dell'Etiopia" di Gianni Toscani anche li (é un diario) sono riportate estesamente le cronache delle 2 battaglie del Tembien e la morte di padre Reginaldo Giuliani
    ciao Nicola
    "coloniale"

    SUMMA AUDACIA ET VIRTUS!

  6. #16
    Utente registrato L'avatar di Tobruk1964
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    Bravo Gespil e grazie, nel riportare questo racconto, anch'io sono un appassionato dei racconti della conquista dell'Etiopia"

  7. #17
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    Citazione Originariamente Scritto da giovannischianchi Visualizza Messaggio
    Ti ringrazio delle notizie,mio padre pero',mi ha raccontato che loro della 28 ottobre erano assediati dal giorno 21 al 24,ereno rimasti seza acqua e con pochissime munizioni,alcuni legionari avevano addirittura
    bevuto acqua contaminata dalla carcassa di un mulo,fra i quali mio padre,prese il tifo,aveva gia ricevuto l'estrema unzione ma si salvò.Furono gli Eritrei i primi ad aiutarli e insieme fecero una sortita contro gli abissini intonando il canto dei legionari.Conservo ancora gelosamente la sua divisa, sul casco coloniale c'è la scritta"21/22/23 GIORNI INDIMENTICABILI"
    Sicuramente se puoi mandarmi notizie piu dettagliate ti sarei grato.
    Saluti Giovanni.
    Grazie Gespil per le preziose info e foto... Continua pure siamo tutti molto interessati.

    Per Giovanni: conosci per caso il sig. Chiavellati, figlio della MOVM Luigi caduto a Passo Uarieu?
    Potrebbe esserti molto utile per le tue ricerche. E' una persona squisita, partecipa molto spesso alle cerimonie reducistiche e una volta ho avuto perfino l'onore di sostituirlo nel portare il sacro vessillo dell'ANAM, quando si era stancato (come puoi immaginare è una persona anziana, aveva pochi anni quando il padre è caduto).

  8. #18
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    Storie ovviamente molto interessanti anche se la prosa risente della data di scrittura.
    sven hassel
    duri a morire

  9. #19
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    Grazie mille Gespil per tutte le informazioni che mi hai dato, come sempre sei super informato su tutti i dettagli e avvenimenti.
    Grazie anche a te Nicola, il libro in oggetto lo ho ed è molto molto interessante.
    Per Vexillifer ti sarei grato se avessi un contatto o modo di farmi conoscere il Sig. Chiavellati, sarebbe una fonte preziosissima per ricevere dettagli e informazioni.

    Giovanni

  10. #20
    Utente registrato L'avatar di Gespil
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    Ritornando al tema iniziale del Btg. Curtatone-Montanara:

    6^ DIVISIONE CC.NN. “TEVERE”

    Data di costituzione 7 agosto 1935
    Comandante : Generale di Divisione Enrico Boscardi
    Vicecomandante : Console generale Mario Boccaccini
    Motto: “Molti nemici, molto onore”

    COMPOSIZIONE:

    219a Legione "Vittorio Veneto" (Com. Console Enzo Galbiati)
    (ex combattenti della 1a Guerra Mondiale)
    - CCXIX Btg CC.NN.
    - CCCXIX Btg CC.NN.
    220a Legione (Com. Console Mario Mazzetti)
    - CCI Btg CC.NN. Legione Mutilati
    - CCXX Btg CC.NN. Arditi d'Italia
    221a Legione "Fasci italiani all'estero" (Com. Console Piero Parini)
    - CCXXI Btg CC.NN
    - CDXXI Btg CC.NN.
    321a Legione "Fasci italiani all'estero" (Com. Console Giovanni Cangemi)

    A COMPLETAMENTO:

    - I Battaglione universitario* CC.NN. "Curtatone e Montanara"
    il battaglione era costituito da studenti AA.UU. della Milizia Universitaria, inquadrava 6 compagnie (circa 850 CC.NN. AA.UU.) al comando del Ten. Col. dei Granatieri A. Vinciguerra.

    - 6° Battaglione CC.NN. Complementi
    - 6° Gruppo cannoni 65/17
    - 6a Compagnia speciale mista Genio (CC.NN. e R.E.)
    - Ufficio Commissariato
    - 6a Sezione Sanità
    - 6a Sezione Sussistenza
    - 6° Autoreparto misto
    - 6° Reparto salmerie divisionali

    Il 13 dicembre la Divisione venne passata in rivista da S.M. il Re. Il 14 dicembre da Napoli, sul piroscafo "Sardegna", iniziò il suo trasferimento in A.O. sbarcando a Mogadiscio il 29 Dicembre 1935. A partire dai primi giorni del mese di gennaio, si concentrò nel campo trincerato di Mogadiscio e iniziò il ciclo delle esercitazioni e dell’addestramento. L'impiego che ebbe questa Divisione non fu di carattere organico, ma servì per la costituzione di diverse Colonne autotrasportate da utilizzare nel settore del fronte somalo. Il fronte sud fu essenzialmente statico , ad eccezione dell'avanzata lungo il Giuba e sul Canale Doria, fino all'aprile 1936, epoca in cui avvenne la grande azione offen*siva verso Harrar.
    Ai fini di giungere a conquistare il campo trincerato di Harrar era necessario varcare il fronte di protezione di una serie centri fortificati, costituiti da opere profondamente scavate nel terreno e protette da più ordini di reticolati: Dagamedò, Hamanlei, Bulale, Sassabaneh, Dagabur. Tali postazioni erano presidiate dall’Armata etiopica dell’Ogaden, comandata da ras Nassibù, con a fianco il generale turco Wehib Pascià che aveva al seguito una decina di ufficiali europei.
    Per espugnare tale linea difensiva, Graziani contava di avanzare dalle basi di partenza, in Somalia, su tre colonne:

    PTDC0005a.jpg

    - a sinistra la Divisione Libica ( gen. Guglielmo Nasi ) e reparti eritrei, nella direzione di Danane – Sesag – Dagamedò – Dagabur ( Km 280 );
    - al centro reparti nazionali, ( mitraglieri autocarrati, autoblindo, carri d’assalto, artiglierie ) raggruppamenti arabo-somali e bande di dubat ( gen. Luigi Frusci ), nella direzione Gorrahei -Gabredarre-Sassabaneh-Dagabur ( Km 213 );
    - a destra reparti di carabinieri autocarrati, di milizia forestale, di genio, e varie bande indigene ( del Nogal, della Migiurtinia e del Mudugh ) ( gen. Augusto Agostini ), nella direzione Gherlogubi-Afdub—Uarder-Curati- Bulaleh-Dagabur ( Km 260 );
    Era presente una riserva di truppe indigene autocarrate ( agli ordini del gen. Vittorio Vernè) e una colonna formata con dubat e con le bande di Olol Dinle e di Hussein Hailè ( agli ordini del gen. Franco Navarra ).

    Le colonne dovevano avanzare e restringere nella prima fase sulla linea Segag-Gabrehor-Curati, circa 150 Km, per convergere poi, nella seconda fase, su Dagabur.

    Sul periodo finale delle operazioni offensive in Somalia, così si legge nella sezione “Guerra d'Etiopia” di un numero del 1936 della “ Rivista di Fanteria” :

    Le operazioni si iniziavano il 14 aprile con la marcia della Divisione “Libia” su Bicurt, che portava alla battaglia di Gianagobo contro gli armati di Abbebè Damteu. Dopo circa tre giorni di accanita resistenza, facilitata dalle anfrattuosità del terreno, l’ala destra nemica, snidata dalle caverne con aspra lotta corpo a corpo e minacciata da un duplice avvolgimento, ripiegava in disordine dopo aver subito perdite ingenti.
    Frattanto, la colonna Frusci raggiungeva Uarandab e la colonna Agostini completava la sua organizzazione, rimanendo in potenza tra Gherlogubi e Uarder.
    Il generale Graziani metteva a disposizione del generale Nasi la colonna autocarrata Vernè, che puntava su Segag per tagliare la ritirata al nemico, nonchè il raggruppamento celere somalo del generale Navarra, che provvedeva al rastrellamento del campo di battaglia di Gianagobo.
    E’ da tener presente in proposito che la costituzione organica iniziale delle tre colonne verrà più volte modificata, per esigenze operative, durante le varie fasi della complessa manovra; e sarà appunto per effetto di questi oculati e tempestivi spostamenti di reparti fra le singole colonne che il generale Graziani , pur disponendo nel complesso di forze numericamente inferiori, riuscirà a presentarsi sempre sui vari campi di battaglia con forze superiori, o per lo meno pari, a quelle dell'avversario.
    La Divisione “ Libia “ può così raggiungere il 19 Bircurt, dopo avere sopravanzato con la sua celere marcia reparti nemici in ritirata, che invano l’attaccano in coda per aprirsi disperatamente un passaggio verso nord, mentre la colonna Vernè raggiunge e supera Segag, tagliando inesorabilmente la ritirata ai fuggiaschi.
    Nel contempo, la colonna Frusci raggiunge Seic Hosc, ove sosta, in attesa che sia completato il gittamento dei ponti, e la colonna Agostini occupa all’ala destra, Curati.
    Si inizia a questo punto la seconda fase della manovra con l'attacco concentrico delle tre colonne contro il sistema fortificato di Sassabaneh.
    Nel pomeriggio del 23 aprile la colonna Vernè, alla nostra ala sinistra, occupa di sorpresa Dagà Medò, minacciando il fianco destro dello schieramento nemico. All’ alba del 24, le nostre posizioni di Daga Medò sono attaccate da ingenti forze nemiche autocarrate, provenienti da Dagabur. L’attacco, dopo un accanito combattimento, è pienamente respinto.
    Al centro la colonna Frusci, rinforzata da elementi della Divisione “Tevere” (raggruppamento legioni “ Fasci italiani all’estero” e battaglione universitario “ Curtatone e
    Montanara “
    ), dopo una celere marcia di avvicinamento, attacca, all’alba del 24, le munitissime posizioni di Birgot-Hamanlei. Dopo due giorni di aspri combattimenti, il 25 aprile, la stretta di Birgot, è superata e Hamanlei occupata: il nemico, attaccato ripetutamente alla baionetta e sloggiato dalle caverne, viene battuto e disperso.

    Nel pomeriggio del 25, la colonna Frusci è tutta raccolta nella zona di Hamanlei, mentre i pontieri iniziano la costruzione di due nuovi ponti, uno sul Giarer e l’altro sul Fafan.
    I vittoriosi combattimenti di Birgot-Hamanlei , contro un nemico numeroso e saldamente appoggiato ad un robusto sistema difensivo, forte di tre successivi ostacoli in uno spazio di 12 km, costituiscono uno degli episodi più decisivi nel quadro generale della battaglia dell’Ogaden.
    All’ala destra, intanto, la colonna Agostini, attaccava ed occupava, la mattina del 24, la forte posizione di Gunu Gadu, dopo aver annientato le forze nemiche che, annidate nelle anfrattuosità del terreno, opponevano strenua resistenza, e spingeva elementi autocarrati verso Bulale.
    Completato, tra il 26 e il 28, il riordinamento delle colonne e l’assestamento delle posizioni da noi conquistate, il generale Graziani diramava, nella giornata stessa del 28 aprile, gli ordini per l’attacco decisivo del sistema fortificato: Sassabaneh-Bulale-Dagabur.
    L’avanzata convergente delle tre colonne determinava: il 29 aprile, l'occupazione di Sassabaneh e di Bulale; il 30 aprile, la caduta di Dagabur. La battaglia era vinta. Il nemico, battuto, ripiegava in disordine lungo la carovaniera di Giggiga, dopo aver perduto oltre 5.000 uomini e numeroso materiale da guerra.
    Egli aveva riposto un eccessivo affidamento sulla inespugnabilità dei campi trincerati di Birgot-Hamanlei e di Sassabaneh-Dagabur, e si era altresì cullato nella illusione che le piogge avrebbero arrestato il nostro movimento, mettendo le colonne attaccante in una pericolosa crisi logistica e tattica. Ma le oculate predisposizioni del Comando, l’ardore combattivo delle truppe, il funzionamento perfetto dei servizi, sconcertarono la fidente attesa dell’avversario e raggiunsero la agognata vittoria.
    Alla conclusione vittoriosa della battaglia dell’Ogaden contribuirono particolarmente:
    - L’attività instancabile dei pontieri del genio che, sotto l’imperversare della bufera, si sono prodigati nel gittamento di ponti e passerelle sui fiiumi in piena;
    - L’intervento efficace dell’aviazione, che nei 17 giorni di battaglia compì 760 voli, riportando 24 apparecchi colpiti e che, nel corso delle operazioni stesse, effettuò il trasporto aereo di oltre 1.000 tonnellate di materiale per un percorso di circa 1.000 chilometri, da Mogadiscio a Gorrahei.
    Nostre perdite dal 14 al 30 aprile: 50 ufficiali e 1800 uomini di truppa ( tra caduti e feriti ).

    Saluti dal prolisso Fausto

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