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Discussione: Breve vita di un "Corsaro"

  1. #21
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    Re: Breve vita di un "Corsaro"

    Una piccola aggiunta all'ottimo racconto di Giarabub.

    I tedeschi avevano visto la formazione britannica molti minuti prima di essere a loro volta riconosciuti e avevano ritenuto le tre navi, scambiate per un incrociatore e due torpediniere, la scorta di un convoglio.
    Di conseguenza il piano di Langsdorff fu rapido: attaccare e sgominare la scorta, piombare poi sul convoglio e distruggerlo.
    Fu il primo errore della giornata per il comandante tedesco.
    Il rapporto delle forze erano: 6 cannoni da 280 mm. e 8 da 152 mm. oltre agli 8 lanciasiluri per la corazzata tedesca ai quali si opponevano complessivamente 6 cannoni da 203 mm. (Exeter), 16 cannoni da 152 mm. (Ajax e Achilles) e 22 tubi lancia siluri da 533 mm. di tutti e tre gli incrociatori.
    C`era dunque una certa superiorità* tedesca per la presenza di quei pezzi da 280 mm., ma Langsdorff avrebbe dovuto sganciarsi, le istruzioni che aveva ricevuto gli prescrivevano di non impegnare combattimento, se possibile, con unità* da guerra .
    Cose abbastanza ovvie per una nave corsara, anche se potente, in quanto non poteva correre il rischio di riportare danni, perché non aveva basi vicine dove poter riparare le avarie.
    Anche se le navi di Harwood erano veloci e la stavano cercando, la corazzata di Langsdorff forse poteva sottrarsi, dato che furono i tedeschi ad avvistare per primi gli avversari.
    Si può anche aggiungere che la guerra di corsa, quel fermare e affondare mercantili, fatta da una nave della potenza dell`Admiral Graf von Spee e costruita per combattere altre navi da guerra, era quanto mai logorante per gli ufficiali e i marinai.
    [attachment=4aiimbto]Commodoro.jpg[/attachmentaiimbto]
    [attachment=3aiimbto]graf spee.jpg[/attachmentaiimbto]
    [attachment=2aiimbto]Achilles.jpg[/attachmentaiimbto]
    [attachment=1aiimbto]Aiax.jpg[/attachmentaiimbto]
    [attachment=0aiimbto]artiglieri.jpg[/attachmentaiimbto]
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    luciano

  2. #22
    Utente registrato L'avatar di Giarabub
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    Re: Breve vita di un "Corsaro"

    Grande Cocis, la penultima foto che hai postato è MAGNIFICA, quasi quasi chiuderei qui
    delle fasi della battaglia non ne ho molte
    " "Con simile gente si va in capo al mondo. Occorrerà frenarli, anziché sospingerli in battaglia"”

  3. #23
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    Re: Breve vita di un "Corsaro"

    Citazione Originariamente Scritto da Giarabub
    Grande Cocis, la penultima foto che hai postato è MAGNIFICA, quasi quasi chiuderei qui
    delle fasi della battaglia non ne ho molte
    Grazie.
    Anch'io non ho molto dello scontro, ho solo la cartina con le varie fasi dello scontro se non le hai tu le metto io.
    luciano

  4. #24
    Utente registrato L'avatar di Giarabub
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    Re: Breve vita di un "Corsaro"

    " "Con simile gente si va in capo al mondo. Occorrerà frenarli, anziché sospingerli in battaglia"”

  5. #25
    Moderatore
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    Re: Breve vita di un "Corsaro"

    Una cartina con il tragitto della Graf Spee
    [attachment=6:26aba6am]cartina.jpg[/attachment:26aba6am]
    Le fasi dello scontro
    [attachment=5:26aba6am]11111111.jpg[/attachment:26aba6am][attachment=4:26aba6am]22222222.jpg[/attachment:26aba6am]
    [attachment=3:26aba6am]3333333.jpg[/attachment:26aba6am]
    [attachment=2:26aba6am]444444.jpg[/attachment:26aba6am]
    [attachment=1:26aba6am]555555.jpg[/attachment:26aba6am]
    [attachment=0:26aba6am]6666666.jpg[/attachment:26aba6am]
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    luciano

  6. #26
    Utente registrato L'avatar di Giarabub
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    Re: Breve vita di un "Corsaro"

    stavolta sono io che integro alle perle di Cocis


    La Graf Spee naviga ora a tutta velocità*. Alle 6,15 accosta per 115, per attaccare da dritta. La velocità* dell'Exeter è stimata sui 117 nodi. La posizione della Graf Spee è favorevole.

    6,15: l'Exter segnala otticamente all'Ajax: «Credo si tratti di una corazzata tascabile».

    Nello stesso istante, Rasenack dava istruzioni alla due torri affinché fossero pronte ad aprire il fuoco, quando la A segnalò: «Non brandeggio!»

    Era quanto di peggio potesse accadere. C'era difatti un'avaria a un magnete, un bullone del quale si era allentato sicché l'apparecchio di rettifica dell'alzo era bloccato. La riparazione fu immediatamente eseguita.

    ora i tre cannoni della torre a sono in condizione di sparare. A 20.000 metri, le due torri aprono il fuoco. Una, brandeggiata sull'Exeter, l'altra, sull'Ajax.

    6,20: secondo il piano predisposto il giorno precedente dal commodoro Harwood, la 1a divisione Achilles e Ajax) incomincia un tiro concentrato da 19.200 yarde e accosta per 340°.

    L'Exeter lascia la linea di battaglia.

    Come in un baleno, la divisione inglese si distende. Così, la Graf Spee sarà* costretta a disperdere il proprio turo e sarà* presa tra due fuochi da navi meno armate, meno protette da corazza, ma più veloci e, soprattutto, animate dal desiderio di vincere.

    L'Exeter s'allontana dalla 1a divisione e apre il fuoco alle 6,20. L'Achilles alle 6,21, l'Ajax alle 6,23. Nello spazio di tre minuti, la battaglia s'accende da tutte le parti e le colonne d'acqua dei proietti tedeschi da 280 si levano attorno all'Exeter e all'Ajax. Sembra che Langsdorff faccia fatica a scegliere i propri obiettivi.

    Il tiro dell'Achilles è preciso. Questo incrociatore neozelandese, comandato dal capitano di vascello Parry, possiede in dotazione un «cervello», eccezionale direttore di tiro: l'Admiralty Fire Control table. Questa specie di calcolatore elettronico inghiottiva tutte le informazioni che gli si forniva: distanza, velocità*, rotta del nemico, , e dirigeva i cannoni tenendo conti della velocità* del nemico (25 nodi), di quella dell'Achilles (28 nodi), della forza del vento, della pressione barometrica.

    6,25: la Graf Spee concentra il tiro dei suoi 280 sull'Exeter mentre la sua artiglieria leggera spara sugli altri due incrociatori inglesi.

    Il comandante Langsdorff non ha lasciato le sovrastrutture. Sopra di lui, l'ufficiale di tiro Asher è meglio protetto del suo comandante.

    Langsdorff può vedere in cima all'albero delle navi inglesi la lunga fiamma bianca - la White Ensign - insegna di combattimento, una tradizione nelsoniana. Egli non sa che, su ogni nave, parecchie White Ensigns sono pronte a essere inalberate nel caso la prima fosse abbattuta.

    La terza salva della Graf Spee tocca l'Exeter. Un proietto esplode al centro della nave, uccide gli addetti al tubo lanciasiluri di dritta, danneggia il sistema di trasmissione e mette fuori servizio i due aerei sistemati sul ponte. Una squadra getta fuori bordo i due apparecchi. L'Exeter spara otto salve.

    Un proietto da 280 colpisce il pieno la torre B dell'Exeter. Tutti i serventi ai pezzi della torre sono uccisi. Nonostante fosse ferito, il comandante Bell riesce a lasciare la timoniera inutilizzabile e passa con i suoi ufficiali a poppa. Di là*, dirigerà* la battaglia. I suoi ordini vengono trasmessi attraverso la nave da una catena d'uomini.

    6,28: due nuovi colpi a prora - sono dei 280!

    6,30: i cannoni d'una torre della Graf Spee sparano sull'Achilles e sull'Ajax, ch'è colpito tre volte.

    Il tiro dell'artiglieria di medio calibro della Graf Spee, di troppo corta gittata, è inefficace.

    L'Exeter conosce un momento di respiro.

    6,32: l'Exeter accosta per ovest per lanciare i siluri dai suoi tubi di dritta, ma la Graf Spee accosta di 150° sulla sinistra e fa rotta a nord-ovest sotto la copertura di una cortina di fumo. A tutta velocità*, l'Ajax e l'Achilles abbandonano momentaneamente la loro linea di tiro, accostando per nord, poi per ovest, per avvicinarsi al nemico.

    6,37: il tenente di vascello Lewin s'arrampica a bordo dell'aereo di ricognizione dell'Ajax. Operazione pericolosa. La coperta è sconvolta dagli spostamenti d'aria provocati dai cannoni dell'Ajax che non cessano di far fuoco nemmeno durante il catapultamento dell'aereo.

    L'Exeter accosta ancora una volta. Si avvicina alla corazzata tascabile tedesca.

    6,38: l'Exeter riceve nuovi colpi in pieno. Il primo proietto mete fuori uso la torre prodiera. Il secondo scoppia al centro della nave, nell'alloggio sottufficiali e provoca un principio d'incendio in un deposito munizioni. Alcune tubolature scoppiano. Il deposito dei proietti da 105 è allagato. Le avarie sofferte dai circuiti elettrici costringono il comandante Bell a servirsi d'una bussola di fortuna.

    6,40: alcuni proietti colpiscono la prora dell'Achilles. Diversi uomini restano uccisi. Il comandante Parry è ferito alle gambe. I tedeschi usano contemporaneamente proietti perforanti e granate esplosive.

    L'ufficiale di tiro Washbourn scrive:

    «Le schegge ci crivellano dalla linea di galleggiamento alla cima degli alberi. Il fracasso dei colpi in arrivo ci assorda. Lo choc è stato tremendo. Mi ricordo d'essere rimasto piegato in due sul mio seggiolino, mentre mi reggevo a due mani la testa grondante di sangue. Ho avuto la prontezza di riflessi d'urlare che si avvertisse la stazione di governo poppiera di sostituirci, dopo di che mi misi a fare il bilancio della situazione. La sala aveva l'aspetto di un mattatoio all'ora di punta. Avevamo ricevuto sei colpi in pieno sulla dritta, niente a sinistra. Due dei miei radiotelegrafisti non erano più che una specie di mucchietti di sargia blu inzuppati di sangue. L'uomo incaricato del cannocchiale telemetrico aveva al viso e alle cosce delle ferite tutt'altro che belle a vedersi. Era crollato addosso a un osservatore degli scarti. Quanto a costui, malgrado le profonde ferite alle natiche, ebbe il coraggio di restare al suo posto senza un solo lamento.

    L'operatore dell'inclinometro era stato stroncato da due schegge. Disgraziatamente, non me ne accorsi subito, di modo che abbiamo continuato per un certo tempo a dirigere il tiro con un morto seduto davanti ai suoi strumenti. Inutile dire che la nostra precisione ne ha risentito. Quando me ne resi conto, ordinai a un giovane marinaio di seconda classe di sostituire il morto. Egli non riuscì a togliere il cadavere del suo predecessore, si sedette allora su "quella cosa" e continuò imperterrito l'aggiustamento sino alla fine della battaglia».

    6,50: l'Exeter è praticamente fuori combattimento. Due torri su tre sono inutilizzabili. La terza, quella di poppa, continua a tirare ma con un solo canone, e a occhio. L'ufficiale di tiro dirige e giudica i colpi a lume di naso, sporgendo la testa, «come ai tempi di Trafalgar».

    L'incendio fa strage. Il castello di prua non è più che un ammasso di ferraglia. L'incrociatore, avendo imbarcato 650 tonnellate d'acqua a prua, pesca 90 cm. di più. Nessuna comunicazione radio possibile con le altre navi inglesi. Si cammina sul sangue. Cadaveri ingombrano i ponti e i corridoi. Bell, colpito al viso, accecato, decide: «Montevideo vicino... No. Vi saremmo internati... Governa per Port Stanley... 1.000 miglia. à? molto, ma ci arriveremo». L'Exeter si avvolge di cortine di fumo e s'allontana dal campo di battaglia.

    6,56: a tutta velocità*, la Graf Spee accosta più volte, si copre di nubi di fumo artificiale. L'Exeter, nel disimpegnarsi, sbanda di 7° sulla sinistra, continua a far fuoco dalla sola torre di poppa. Via d'acqua a prua. La Graf Spee continua ad avere come principale bersaglio l'Exeter, ma il suo tiro comincia a mancare di precisione.

    «Si è per forza costretti ad ammirare il modo in cui il comandante della Graf Spee manovra la sua corazzata» dice il giovane sottotenente di vascello H. B. W. Williams dell'Achilles.

    Passiamo a bordo della Graf Spee che manovra per evitare i proietti inglesi e si avvolge di cortine di fumo. Ascoltiamo F. W. Rasenack:

    «Frammenti di proietti nemici che erano scoppiati sotto la linea di galleggiamento - colpi troppo corti - battevano la nostra carena con rumore metallico. à? strano ciò che si prova in momenti simili! In ogni modo, eravamo tutti calmi e sicuri del nostro successo. Il personale della direzione del tiro lavorava con velocità* e precisione.

    Non si tratta affatto di cacciatorpediniere, bensì d'incrociatori e penso che almeno uno debba essere quasi fuori combattimento, che un altro lo seguirà* e la faremo finita con il terzo. Bang! Questo non è uno dei nostri colpi! Dove mai ci avrà* colpito? Una scia di siluro a sinistra! Con una forte accostata, la corazzata sbanda, ma mi sento rassicurato perché deduco che, il tempo di ricevere la notizia, il siluro è passato». (...)

    Il commodoro Harwood soffriva come se ogni colpo che cadeva sull'Exeter entrasse nella propria carne. Aveva visto l'incrociatore farsi incontro gagliardamente alla Graf Spee e i proietti da 280 colpirne la parte prodiera, devastarne la coperta. L'Exeter aveva assolto il suo compito.

    7,10: è il momento, per Harwood, di piombare sul nemico. La corazzata si trova ancora a 15.500 metri dall'Ajax e dall'Achilles, quando il commodoro prende la decisione di avvicinarsi «anche se questa manovra - scriverà* - spostando il nostro rilevamento ristretto al bersaglio, diminuisce la nostra potenza di fuoco».

    7,16: la Graf Spee emette una cortina di fumo, accosta per nord-ovest e, trascurando d'inseguire l'Exeter, apre il fuoco sull'Ajax e l'Achilles. L'Ajax è colpita da tre proietti da 280, tiro notevole da 10 km. di gittata.

    La Graf Spee emette più cortine di fumo poiché il fuoco degli incrociatori inglesi diventa pericoloso. Langsdorff è ferito due volte, alla spalla e al braccio. Il sangue cola dalla sua uniforme lacerata. Tuttavia, non autorizza che una fasciatura provvisoria... Pochi secondi dopo, lo spostamento d'aria d'uno scoppio lo scaraventa a terra e gli fa perdere conoscenza. Il suo secondo, capitano di vascello Kay, lo sostituisce. Per poco: Langsdorff s'è rialzato e ha ripreso il comando. Ordina delle brevi accostate, a tutta velocità*. Langsdorff, già* ufficiale specialista di siluri, teme che gli incrociatori inglesi forzino la velocità* per lanciare contro di lui.

    7,20: la 1a divisione, a tutta forza, facendo alcuni zig-zag per disturbare la punteria del nemico, si avvicina alla Graf Spee per 180 (Greenwich) senza interrompere il tiro dei propri pezzi d'artiglieria. I bruschi cambiamenti di rotta nuocciono alla precisione del tiro, ma alcuni colpi vanno a segno. Sembra che un incendio si sia sviluppato al centro della corazzata tascabile.

    7,25: un proietto da 280 a scoppio ritardato attraversa le sovrastrutture poppiere dell'Ajax, diversi camerini, la camera relais della torre ove genera gravi guasti al macchinario della torre X, danneggia la cremagliera di puntamento della torre Y e va a terminare la sua corsa nell'alloggio del commodoro. I danni provocati da questo proietto sono irreparabili: le torri X e Y fuori uso, quattro morti, sei feriti.

    Calmo, imperturbabile, il commodoro decide di lanciare contro la Graf Spee. L'Ajax accosta sulla dritta e lancia quattro siluri da una distanza di 8.500 metri.

    In piedi, in cima ala coffa dell'apparecchio di punteria generale della Graf Spee, Langsdorff ha scorto la scia dei siluri. Lancia un ordine: «Accosta di 130° sulla dritta», e ciò senza rallentare neanche di mezzo nodo. Evitati i siluri, Langsdorff riprende la rotta nord-ovest.

    La corazzata tascabile tedesca era stata più volte colpita dai proietti inglesi, le perdite erano state gravi anche perché l'artiglieria leggera e i cannoni antiaerei non erano protetti. L'aspetto della coperta, uno spettacolo di devastazione. Morti e feriti da per tutto. Tuttavia, nonostante le sue avarie - la coperta e poi il ponte di batteria trapassati da un proietto da 150 che è andato a esplodere nel montacarichi delle munizioni, uccidendo quattro uomini, un altro proietto scoppiato sull'impianto n. 3 dei 150, a poppa, numerosi morti - la Graf Spee conserva ancora ampia libertà* di manovra e la sua potenza bellica.

    «Alle 7,38 [scrive il commodoro Harwood] ci troviamo a circa 7 km. dal nemico. Ricevo in questo istante un rapporto dell'Achilles che mi informa come non gli resti più che il 20% di munizioni, che le torri X e Y sono fuori uso come pure il montacarichi della torre B. La nave non dispone più che di soli tre cannoni efficienti.

    Il tiro della Graf Spee, d'altro canto, diventa sempre più preciso, mentre sembra che le avarie subite dalla corazzata non siano importanti. Decido quindi di interrompere la battaglia, salvo a riprenderla con la protezione della notte. In conformità* a tale decisione, alle 7,40 l'Ajax e l'Achilles, protetti da una cortina di fumo, fanno rotta verso est.

    Una delle nostre ultime salve messe a segno dalla Graf von Spee fa cadere l'albero di maestra dell'Ajax, recidendo tutte le sue antenne radio... La Graf Spee non tenta minimamente di avvicinarsi a noi, ma, ad una velocità* di circa 22 nodi, prende una rotta per 270° che la porta diritta all'estuario del Rio de la Plata».



    Ha inizio così l'ultima fase del combattimento, con la Graf Spee - solo apparentemente in vantaggio, in realtà* messa dura prova da venti proiettili nemici andati a segno e a corto di munizioni - che punta verso l'estuario, tallonata dai suoi implacabili inseguitori, anch'essi malridotti, ma ben decisi a non mollare più la preda, adesso che sono riusciti a individuarla e intercettarla.

    Alle 7.38, mentre le unità* britanniche si trovano a solo 7.000 m dalla corazzata tedesca, Harwood decide di interrompere la battaglia con l'intenzione di riprenderla nel corso della notte. L'Ajax e l'Achilles fanno rotta verso est. L'Achilles ha soltanto il 20% delle munizioni, le torri poppiere ed il montacarichi della torre B sono fuori uso. La Graf Spee, senza tentare di avvicinarsi, prende a 22 nodi rotta per 270°. Sembra dirigersi verso l'estuario del Rio de la Plata. Prima di interrompere il contatto la Graf Spee riesce a mettere ancora a segno un colpo sull'Ajax; colpo che abbatte l'albero di maestra con tutte le antenne radio.
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    " "Con simile gente si va in capo al mondo. Occorrerà frenarli, anziché sospingerli in battaglia"”

  7. #27
    Utente registrato L'avatar di Giarabub
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    Re: Breve vita di un "Corsaro"

    Alle 7.40 inizia il pedinamento dell'Ajax e dell'Achilles nei confronti della Graf Spee. Alla velocità* di 24 nodi le due unità* britanniche fanno rotta per 140° una e 240° l'altra, mantenendosi ad una distanza tra i 20 ed i 24 km.
    Si fa la conta dei danni e delle perdite. Sulla Graf Spee si contano 35 uomini uccisi, di cui un ufficiale, e 60 feriti. I danni sono prevalentemente concentrati a prora. Un proietto ha perforato il ponte corazzato. Per questo LANGSDORFF giudica la sua nave non più in grado di navigare nel Nord Atlantico in quella stagione. Tra i danni si deve annoverare la messa fuori uso di tutte le cucine, ad esclusione di quella del comandante, per cui non è più possibile sfamare adeguatamente l'equipaggio. Le perdite sull'Ajax e l'Achilles sono modeste: sul primo si contano 7 morti, sul secondo 4.
    Alle 9.12 l'Ajax recupera l'aereo del tenente di vascello LEWIN; ha sorvolato per molto tempo l'Exeter in navigazione verso le Falkland. Su questo si conta la perdita di 5 ufficiali e 56 uomini.
    Alle 11.04, quando la Graf Spee si trova nei pressi dell'estuario del Rio de la Plata, incontra lo Shakespeare. In un primo momento LANGSDORFF decide di affondare con il siluro il mercantile e per questo trasmette alle unità* che lo inseguono di provvedere al recupero dei naufraghi. Subito dopo ritiene poco conveniente per la qualità* dei rapporti con l'Argentina e l'Uruguay, di cui avrà* bisogno nei giorni successivi, affondare una nave proprio all'ingresso dell'estuario. Prosegue dritto per la sua strada. Il messaggio che LANGSDORFF ha trasmesso, firmato con il nome della corazzata tedesca, consente agli inglesi di conoscere per la prima volta il nome dell'unità* contro cui stanno combattendo. Credevano di avere di fronte l'Admiral Scheer.
    Alle 19.15, quando ormai sta penetrando nel Rio de la Plata, la Graf Spee apre il fuoco contro l'Ajax con i cannoni da 280 mm. L'Ajax risponde ma nessuno dei proietti colpisce il bersaglio, da entrambi le parti. LANGSDORFF ha già* deciso di rifugiarsi nel porto di Montevideo ma questo HARWOOD non lo sa e dispone le sue navi in modo da contrastare la fuga dell'unità* nemica. Questa sarebbe possibile considerato che la Graf Spee conserva intatta la sua capacità* di combattimento mentre le unità* britanniche, oltre alle menomazioni subite, hanno un residuo 20% del munizionamento iniziale. In realtà* LANGSDORFF non possiede più le capacità* decisionali di cui è capace. Le ferite riportate hanno intaccato pesantemente le sue possibilità*. Questo non era noto all'Alto Comando tedesco quando, READER in persona, informato sull'esito della battagli, aveva lasciato tutte le decisioni alle capacità* discrezionali di LANGSDORFF. La Graf Spee pertanto prosegue la sua navigazione in direzione di Montevideo e sulla sua rotta incontra, a 2 miglia dall'isola di Lobos l'incrociatore neutrale Uruguay prima ed il transatlantico francese Formose poi.
    A 10 miglia da Montevideo LANGSDORFF comunica all'equipaggio che la battaglia è finita. La Graf Spee da fondo all'ancora davanti a Montevideo alla mezzanotte del 13 dicembre 1939. Nel corso della notte ai prigionieri inglesi a bordo della corazzata, usciti tutti indenni dalla battaglia, viene comunicato che il giorno successivo saranno lasciati liberi.
    La decisione di entrare nel porto di Montevideo è, probabilmente, infelice: l'Urugay è un Paese neutrale, ma propende per gli Alleati; molto meglio sarebbe stato puntare su Buenos Aires, dato che il governo argentino è in buoni rapporti con le potenze dell'Asse.
    Una volta in porto, le leggi internazionali consentono una sosta di sole ventiquattr'ore a una nave da guerra di una potenza belligerante in acque neutrali, a meno che essa abbisogni di gravi ed urgenti riparazioni. Ha inizio, così, un tiro alla fune tra l'ambasciatore tedesco e quello britannico che ha per oggetto il diritto di permanenza della «corazzata tascabile».
    Per Langsdorff ci vogliono almeno cinque giorni; è questo il tempo necessario non solo ad effettuare le riparazioni più necessarie, ma anche per concentrare davanti all'estuario un certo numero di U-Boote, in modo da attaccare la squadra inglese che si sta concentrando per interdire alla Graf Spee le acque del mare aperto. Per gli Inglesi, quest'ultima deve salpare entro le ventiquattro ore.
    Il 14 dicembre due esperti del ministero degli esteri uruguaiano salgono a bordo della corazzata tedesca per controllarne le condizioni. Secondo la Convenzione dell'Aja dell'8 ottobre 1907 una nave belligerante non può trattenersi per più di ventiquattro ore in un porto neutrale. Un prolungamento è consentito se lo stato del mare o i danni subiti possono pregiudicare la sicurezza della nave. Trascorso il periodo accordato, se il porto non viene lasciato, la nave deve essere disarmata e l'equipaggio internato.

    Mentre il Ministro degli Esteri dell'Uruguay, Alberto Guani, è in attesa del rapporto dei tecnici inviati a bordo della Graf Spee, gli ambasciatori di Gran Bretagna, Millington-Drake, e di Francia, Gentil, chiedono udienza al ministro, per consegnare una lettera dei rispettivi governi; lettera in cui si chiede di applicare la Convenzione dell'Aja.

    Langsdorff nel frattempo cerca di trovare il modo per riparare i danni della sua nave. L'unico cantiere a Montevideo è proprietà* dei Voulminot, di origine francese, che si rifiutano di eseguire i lavori. Questi dovranno essere fatti dagli stessi marinai e da qualche volontario reperito tra i numerosi simpatizzanti alla causa tedesca di Montevideo.

    Alle 19.00 i tecnici inviati a bordo consegnano il loro rapporto al Ministro degli Esteri. Nel rapporto si segnala la presenza di due falle a prora, una di 2 x 2 m, prossima al galleggiamento, e l'altra di 0.7 x 0.6 m, giudicate pericolose per la navigazione. Sulla base del rapporto il governo uruguayano concede alla Graf Spee una permanenza di 72 ore a partire dalle 20.00 del 14. Ciò significa che la nave dovrà* lasciare il porto entro le 20.00 del 17 dicembre.
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    " "Con simile gente si va in capo al mondo. Occorrerà frenarli, anziché sospingerli in battaglia"”

  8. #28
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    Re: Breve vita di un "Corsaro"

    moolto bene..bravi!!

    da farne un articolo..pesante!
    Ciao
    digjo

  9. #29
    Utente registrato L'avatar di Giarabub
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    Re: Breve vita di un "Corsaro"


    considerazioni inglesi
    Alle 11.03 la Graf Spee, avendo avvistato a non grande distanza una nave mercantile, usando il segnale di soccorso prebellico co municò all'Ajax: " Vi preghiamo di raccogliere le lance di salvataggio del vapore inglese. ". In realtà* Langsdorff non affondò la nave, la Shakespeare. Egli aveva ordinato all'equipaggio di abbandonare la nave, ma poiché, secondo quanto appare nel diario di guerra tedesco ciò non era avvenuto, il comandante cambiò idea... tenendo conto di quel la che sarebbe poi stata la probabile accoglienza riservata al suo equipaggio a Mon tevideo. Si deve rilevare che durante tutta la sua missione Langsdorff aveva affondato nove navi inglesi senza provocare la perdita di una sola vita umana. Gli inglesi passarono un brutto momento alle 15.30, quando l'Achilles avvistò in di rezione nord ovest una nave col fumaiolo affusolato. Nulla di simile appariva nei manuali di identificazione, ma nessuno aveva ancora visto una fotografia degli incrociatori tedeschi del tipo Hipper armati con cannoni da 203 mm. Un messaggio da poco diffuso aveva fornito dettagli sufficienti per tratteggiare uno schizzo approssimativo del la nuova unità* tedesca, e la somiglianza era impressionante. Anche se l'idea che si trattasse di una nave di quel tipo si diffuse in un baleno, prima di segnalare il fatto al l'Ajax il comandante Parry preferì attendere; quando infine sembrò non vi fosse più alcun dubbio, trasmise: " Emergenza! Nemico in vista rilevamento 297, " e poi: " Sospetto incrociatore con cannoni da 203 mm. Confermo quanto prima. " Per Harwood la notizia costituì un duro colpo; essa sembrava spiegare la rapida ri tirata della Graf Spee verso ovest i tede schi lo stavano attirando in una trappola. Pochi minuti dopo, però, l'Achilles comunicò: " Falso allarme. " Si trattava semplicemente di un mercantile di nuovo tipo, il De lane, con sovrastrutture affusolate. Alle 18.52, da una distanza di 13 miglia la Graf Spee sparò due salve contro l'Ajax e proseguì verso la costa dell'Uruguay, col sole che sarebbe tramontato alle 20.48. Durante l'ora seguente la Graf Spee sparò altre tre salve, ma l'Achilles, certo che i tedeschi non potevano scorgerlo nel l'oscurità*, non rispose. Le salve tedesche ebbero però un altro effetto. " Il fumo del la cordite era così scuro, " scrisse il comandante Parry, " che queste salve crearono una cortina fumogena dietro la quale era molto difficile distinguere la nave tedesca; solo due ore dopo il tramonto fu possibile iden tificarla nuovamente senza alcun dubbio. " Alle 22.13 il comandante Parry poté vedere la sagoma della Graf Spee stagliarsi contro le luci di Montevideo. Poiché la sola carta che Harwood aveva in mano era quella di tentare di trattenere il nemico in porto, egli chiese via radio al ministro plenipotenziario inglese a Montevideo di " usare tutti i mezzi possibili per ritardare la partenza della Graf Spee, in modo da guadagnare tempo e consentire ai rinforzi di raggiungermi. Suggerirei di far salpare navi inglesi e invocare poi la regola delle ventiquattro ore per impedire all'unità* tedesca di lasciare il porto. " (Secondo le norme internazionali, se una nave mercantile di un paese belligerante salpa da un porto neutrale, nessuna nave da guerra del paese nemico può salpare prima di 24 ore). Mercoledì 13 dicembre 1939, nell'ufficio dell'addetto navale presso l'ambasciata inglese di Buenos Aires giunsero notizie allarmanti. Fummo informati che il commodoro Harwood, la cui insegna era issata sul pennone dell'Ajax e che era accompagnato dall'Exeter e dall'Achilles, era im pegnato in battaglia con la Graf Spee. Sapevamo perfettamente che, in quanto a potenza, la sua formazione era relativamente più debole della corazzata tascabile tedesca, e sapevamo anche che non vi erano rinforzi che potessero giungere in aiuto prima di alcuni giorni. Col trascorrere delle ore, la tensione aumentava poi, con nostra grande sorpresa e sollievo, venimmo a sa pere che la Graf Spee si stava dirigendo verso il Rio de la Plata. Più tardi sentimmo che aveva mutato rotta e che stava puntando su Montevideo. La prima cosa che dovevamo cercare di fare era scoprire l'entità* dei danni subiti dalla Graf Spee. A tal fine, dopo esserci procurati una barca, girammo attorno alla nave mantenendoci a pochi metri di distanza. Eccettuato uno squarcio ben al di sopra della linea di galleggiamento, nella parte prodiera e qualche danno alle sovrastrutture, la nave appariva in condizioni discrete; e lo strano dispositivo del quale avevo sentito parlare ma che non avevo ancora avuto occasione di vedere, e di cui le navi di Harwood non erano ancora dotate, l'antenna radar sembrava funzionare in modo soddisfa cente. Gli uomini dell'equipaggio si occupa vano con aria tranquilla dei lavori di bordo. Evidentemente neppure i motori principali avevano subito gravi danni. Altrimenti, come avrebbe potuto la corazzata raggiungere Montevideo a tutta velocità*? La faccenda aveva tutta l'aria di un enigma, e noi concludemmo che il motivo che aveva indotto il comandante Langsdorff a portare la sua nave in porto fosse costituito da qualche grave guaio alle apparecchiature di comando delle artiglierie o quelle del tiro o dalla mancanza di munizioni, e che quindi per il momento la nostra politica avrebbe dovuto essere quella di esercitare pressioni sugli uruguayani affinché bloccas sero la Graf Spee internandone l'equipaggio o di insistere affinché, visto che appariva in grado di tenere il mare, alla nave non fosse consentito di restare in porto per più di 24 ore, secondo quanto stabilivano le norme internazionali. Riferii questo mio punto di vista al nostro ministro, Eugen Millington Drake, il quale già* tanto si era dato da fare per promuovere gli interessi inglesi in Uruguay, ed egli inviò immedia tamente una nota in tal senso al governo uruguayano.
    Purtroppo scoprimmo ben presto di avere preso la decisione sbagliata. Il mattino seguente il commodoro Harwood ci spiegò come, in realtà*, stavano le cose: la Graf Spee era ancora una formidabile unità* di combattimento e, invece d'insistere affin ché fosse obbligata a salpare, avremmo do vuto fare tutto il possibile per tenerla in porto almeno fino a quando Harwood avesse ricevuto i rinforzi necessari per di struggerla. Devo rilevare che a quel tempo potevamo comunicare col commodoro solo con estrema lentezza. Poiché in Uruguay non avevamo alcun impianto radio clande stino (analogo a quello che, come scoprim mo più tardi, avevano i tedeschi) tutti i messaggi dovevano essere instradati sulla rete telegrafica ordinaria facente capo alle isole Falkland. Durante quel primo giorno il comandante Langsdorff e i suoi ufficiali furono molto attivi. Il comandante scese a terra per con ferire col ministro tedesco, Otto Langmann, e con l'addetto navale capitano di vascello Niebuhr. Essi fecero i preparativi per celebrare a terra il funerale degli ufficiali e dei marinai tedeschi caduti in combattimento e si accordarono con le autorità* uruguayane af finché queste ultime ispezionassero la nave, sperando probabilmente che in seguito a tale ispezione alla Graf Spee sarebbe sta to concesso loro di restare in porto il tempo necessario alla riparazione dei danni. I tedeschi interpellarono inoltre numerose imprese specializzate in riparazioni, le qua li inviarono a bordo i loro tecnici. Sabato mattina salii a bordo dell'Ajax dove trovai il commodoro da lui seppi che il Cumberland aveva raggiunto la formazione in sostituzione del l'Exeter, ma che i rinforzi, costituiti dal l'incrociatore da battaglia Renown e dalla portaerei Ark Royal, erano giunti solo a Rio 1000 miglia più a nord dove si stavano rifornendo di combustibile. Inol tre l'Ajax poteva impiegare solo la metà* del suo armamento principale Harwood sottolineò nuovamente quanto fosse importante bloccare la Graf Spee nel porto. L'altro suo principale motivo di preoccupazione era dato dall'atteggiamento del le autorità* uruguayane, specialmente per quanto concerneva le loro rivendicazioni relative alla questione delle acque territo riali. Quella mattina stessa l'Ammiragliato gli aveva comunicato di limitarsi a rispettare il limite delle tre miglia, senza minimamente preoccuparsi della rivendicazio ne dell'Uruguay sull'intero estuario del Rio de la Plata rivendicazione sostenuta, con l'appoggio degli Stati Uniti, da tutte le al tre repubbliche sudamericane. Tuttavia, rendendosi conto di quanto le nostre navi in missione nell'Atlantico meridionale di pendessero dall'atteggiamento di quei paesi nei nostri confronti, il commodoro esita va a sfruttare le istruzioni ricevute dal l'Ammiragliato. Mentre tornavo al mio ufficio mi avvidi che a bordo della Graf Spee si stava svol gendo un'intensa attività*. Molti operai, provenienti da Buenos Aires, lavoravano di gran lena, mentre il mercantile tedesco Turoma stava trasbordando sull'unità* da guerra un notevole quantitativo di provviste. Inoltre, sebbene il governo uruguayano avesse accettato la nota con cui prean nunciavamo, per la sera stessa, la parten za di un secondo mercantile, il Dunster Grange, le autorità* informarono il nostro ministro di non poter accettare ulteriori preavvisi poiché la Graf Spee aveva annun ciato di voler salpare il giorno seguente. Fu allora che si ebbe un lampo di genio, facciamo credere ai tedeschi che questa notte arriveranno in nostro aiuto grandi rinforzi; commissionan do un notevole quantitativo di combustibi le per rifornire tali rinforzi presso la ba se navale argentina, dovremmo riuscire a convincerli. Questo sotterfugio doveva pe rò essere approvato da Londra, e l'appro vazione doveva giungere in tutta fretta e ci giunse nel giro di quattro ore!. Si trattava ora di stabilire quale fosse il modo migliore per far filtrare questa in formazione negli ambienti tedeschi. Sape vamo che la linea telefonica tra Montevi deo e Buenos Aires era controllata se avessi telefonato all'ambasciatore inglese che si trovava in quella città*, con probabilità* i tedeschi lo avrebbero quasi subito. Il giorno seguente, domenica, il tempo era splendido. Una grande folla era confluita a Montevideo dall'altra sponda del Rio de la Plata e dal resto del paese vi era un'atmosfera di spasmodica attesa la radio aveva annunciato che la Graf Spee sarebbe probabilmente salpata quello stesso giorno e che era possibile che, appena fuori dal porto, scoppiasse una battaglia navale. Verso la fine della mattinata, una delle nostre vedette entrò agitatissima nell'ufficio dicendo: " Ci sono dei marinai che stanno scendendo dalla Graf Spee. Fin ad ora ne abbiamo contato un centinaio ". Scendendo al porto notai che la scala del cassero era stata nascosta con un telone, e vidi, accanto alla Graf Spee, una motolancia completamente coperta da tende cosicché era difficile riuscire a vedere chi o che cosa i tedeschi stessero imbarcando. La motolancia fece numerosi viaggi tra l'unità* da guerra e il mercantile Tacoma, e una delle nostre vedette, situata in un punto particolarmente fortunato, attraverso uno strappo nel telone era riuscita a vedere ciò che stava accadendo ed aveva tenuto il conto degli uomini che si spostavano. Più tardi i tedeschi abbandonarono ogni pretesa di segretezza e, verso la metà* del pomeriggio, tutti ormai sapevano che ottocento uomini avevano abbandonato la nave. Era dunque chiaro che essa non avrebbe potuto combattere.
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  10. #30
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    Re: Breve vita di un "Corsaro"

    L'ambasciatore inglese protesta per il lungo periodo accordato ma il governo uruguayano conferma la sua decisione, anche perché sottoposto alle pressioni in senso contrario dell'ambasciatore tedesco. Mentre le ore passano, gli inglesi cambiano tattica, e da Londra arriva all'ambasciatore Millington-Drake la disposizione di fare di tutto per trattenere la corazzata tedesca nel porto di Montevideo per almeno altri 5 giorni. Così che la corazzata Renown e la portaerei Ark Royal possono raggiungere le navi di Harwood.

    Venerdì 15 dicembre Millington-Drake si incontra con il Ministro Guani e chiede che, essendo una nave inglese, l'Ashworth, in procinto di salpare, alle 18.15, da Montevideo, in virtù del fatto che la Convenzione dell'Aja vieta ad una nave da guerra di lasciare un porto neutrale prima che siano passate ventiquattro ore dalla partenza, dallo stesso porto, di una nave mercantile del paese avversario, di proibire alla Graf Spee di lasciare il porto prima delle 18.15 di sabato.

    Stessa scena si ripete più tardi nella giornata quando Millington-Drake informa Guani che il giorno successivo alle ore 17.00 il mercantile inglese Dunster Grange lascerà* Montevideo. Rinnova pertanto la richiesta di proibire alla Graf Spee di salpare prima che siano trascorse ventiquattro ore dalle 17.00 di sabato.

    Mentre gli inglesi si davano da fare per tenere bloccata in porto la corazzata tedesca, Langsdorff aveva inviato a Berlino un telegramma in cui, oltre a segnalare l'impossibilità* ormai di raggiungere la Germania, proponeva di forzare il blocco esercitato dalle navi inglesi in direzione di Buenos Aires; chiedeva inoltre l'autorizzazione ad auto affondare la nave nelle acque basse del Rio de la Plata se il tentativo di forzamento doveva risolversi a svantaggio della Graf Spee, oppure farsi internare in Uruguay. Il 16 dicembre il grandammiraglio Reader invia a Langsdorff il telegramma di risposta in cui si invita a percorrere tutte le strade possibili per ottenere una dilazione del periodo di sosta, si autorizza a forzare il blocco in direzione di Buenos Aires, si autorizza l'auto affondamento piuttosto che l'internamento in Uruguay.

    Mentre Harwood riceve il grado di contrammiraglio e viene nominato commendatore dell'ordine del Bagno il comandante Langsdorff sbarca e si reca, attorno alle 19.00 del 16 dicembre, presso la legazione tedesca di Montevideo. Li viene raggiunto da un nuovo telegramma di Reader che ordina, constatata l'impossibilità* di ottenere una dilazione, di forzare il blocco ed autoaffondarsi se la nave rischia la distruzione ad opera delle navi inglesi.

    Dalle notizie disponibili in quel momento la Graf Spee per dirigersi verso Buenos Aires avrebbe dovuto combattere contro la Renown, armata di sei cannoni da 381 mm, l'Ark Royal, con una sessantina di apparecchi, il Cumberland e, ancora, l'Ajax e l'Achilles. La decisione è presto presa.

    Nel tardo pomeriggio del 17 dicembre , data di scadenza dell'ultimatum , la Graf Spee lascio' lentamente il porto di Montevideo sotto gli occhi di migliaia di curiosi che avevano affollato la riva ed i moli . Aveva a bordo il suo Comandante e gli uomini strettamente necessari per la manovra , seguita a vista dai due rimorchiatori con il resto dell'equipaggio .
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