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Discussione: Cacciacarri italiano

  1. #1
    Moderatore L'avatar di Gertro
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    Cacciacarri italiano

    Ciao, posto le foto di questo cacciacarri italiano ambientato nel deserto africano durante la seconda guerra mondiale. Il modello e' in 1/35 dell'Italeri ed e' stato realizzato interamente da scatola senza ulteriori aggiunte. La colorazione in sabbia e' stata realizzata a pennello man mano che il modello veniva montato usando smalti Molak e l'usura dovuta agli accumuli di sabbia e' stata realizzata con lavaggi di colori acrilici. In genere i carri italiani in quel teatro erano caratterizzati da "blindature" fai da te, ovvero da sacchi di sabbia, spezzoni di cingolo e altro. In questo caso ho volutamente omesso queste blindature supplementari per non alterare la percezione delle forme del modello. Che ve ne pare?
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  2. #2
    Utente registrato L'avatar di stecol
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    Beh, proprio cacciacarri no, si tratta di un semovente da 75/18 su scafo M41 ed era in dotazione ai gruppi d'artiglieria semovente delle divisioni corazzate.

    Che poi incidentalmente si sia rivelato il miglior mezzo corazzato in dotazione ai reparti italiani in AS, grazie ad una dotazione di munizioni controcarri particolarmente efficaci, nonchè migliore corazzatura e sagoma ridotta, ha fatto si che venisse usato spesso come un vero carro armato (frammisto ai carri M) piuttosto che come un pezzo d'artiglieria semovente per l'appoggio a distanza con tiro indiretto.

    Solo dopo il termine delle operazioni in Africa, si ebbe una massiccia distribuzione di semoventi da 75/18 ai Btg. Carri, anche se ormai stavano entrando in servizio mezzi con armamento più potente come i derivati semoventi da 75/34.

    Comunque bel modello , mancano solo un po' di sacchetti di sabbia, qualche spezzone di cingolo e un po' di dotazioni personali dell'equipaggio ....

    Ciao
    Stefano
    É difficile volare con le aquile quando hai a che fare con i tacchini ....

  3. #3
    Moderatore L'avatar di Gertro
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    Ciao, grazie per le tue considerazioni. Il mezzo operò principalmente come cacciacarri donde il titolo del topic. La corazzatura supplementare non l'ho riprodotta perché volevo lasciare visibili le forme del mezzo. Ciao.

  4. #4
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    Dipende da che cosa intendi Tu con la definizione di cacciacarri ....
    É difficile volare con le aquile quando hai a che fare con i tacchini ....

  5. #5
    Moderatore L'avatar di Gertro
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    Il sito dell'esercito italiano riporta la notizia dell'utilizzo di questo mezzo in funzione prevalentemente di cacciacarri in Africa Settentrionale:
    Esercito Italiano- Semovente da 75/18

  6. #6
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    Bel modello, bravo...

  7. #7
    Utente registrato L'avatar di stecol
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    Mi dispiace per il sito dell'EI, ma quando un semovente lo porti in prima linea a fianco dei carri armati e lo utilizzi per battere mezzi corazzati avversari in combattimento manovrato, procedura corrente in AS in seguito "istituzionalizzata" negli ordinamenti delle Div.Cor. del 1943, lo stai usando come carro armato.

    Le tecniche e le tattiche dei cacciacarri sono tutt'altra cosa.

    Ciao
    Stefano
    É difficile volare con le aquile quando hai a che fare con i tacchini ....

  8. #8
    Utente registrato L'avatar di marseille14
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    Dopo anni di stop mi sono riavvicinato al modellismo,passione mai sopita del tutto,e pur essendo modellista aeronautico convinto ho deciso di ricominciare proprio con un 75/18,cosi' tanto per provare.....non ti nascondo che i carri hanno hanno un fascino diverso rispetto agli aerei........
    Il tuo mi sembra ben riuscito,in particolare la patina desertica mi sembra veramente efficace e senza eccessi,complimenti! Appena finito postero'
    il mio........
    Francesco

  9. #9
    Moderatore L'avatar di Gertro
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    Qui http://www.modelmakermagazine.it/articles/tanks/4-semovente-fiat-ansaldo-7518-m-40 si parla del semovente 75/18 in funzione di cacciacarri.
    Wikipedia, da cui e' tratto il seguente brano, parla di cacciacarri piu' conosciuto:
    Italia

    Il cacciacarri italiano più conosciuto della seconda guerra mondiale non era un cacciacarri, ma un semovente d'assalto. Infatti il Semovente 75/18 su scafo M13/40 era nato per supportare le fanterie operando in prima linea, e su questa base era stato fissato il suo armamento, cioè un obice da 75 mm in casamatta. Tuttavia la sua sagoma bassa (185 cm) ed il calibro del suo pezzo gli permisero di ottenere buoni risultati anche contro i carri alleati più potenti con cui si scontrò (notare, comunque, che non fu mai utilizzato contro i carri sovietici), grazie anche alla granata EP (Effetto Pronto, copertura per carica cava). Questo mezzo partecipò alle operazioni militari in Africa a partire dalla Battaglia di al Gazala, poi successivamente sul fronte italiano. Con l'armistizio (8 settembre 1943) i mezzi disponibili furono requisiti dai tedeschi ed utilizzati come Sturmgeschütz M42 mit 75/18 (850) (i) fino alla fine della guerra.
    Nel dopoguerra i mezzi superstiti furono presi in carico dall'Esercito Italiano. Sullo stesso scafo furono costruiti Semoventi 105/25, ma, dato che i primi furono completati solo a circa metà del 1943, questi mezzi (circa 80 esemplari) furono utilizzati solo dai tedeschi (Sturmgeschütz M43 mit 105/25 (853) (i)) sul fronte italiano, non risulta che nessuno sia sopravvissuto alla guerra.
    Prima del Semovente 75/18 su M13/40 era stato costruito un Semovente 47/32 L40, sullo scafo del carro leggero L6/40. Questo mezzo operò sia in Africa sia in Russia, ma non diede risultati particolarmente brillanti.
    Il Semovente 90/53 su scafo M13/40 era basato su un ottimo pezzo di artiglieria, nato come pezzo contraerei. Costruito in pochi esemplari come semovente controcarri, non può essere considerato un cacciacarri, in quanto doveva sparare da fermo e non in movimento, dato che l'equipaggio del pezzo era portato su un veicolo differente. Il 10º Raggruppamento Controcarro Semoventi, armato con questa arma, contrastò lo sbarco alleato in Sicilia con una notevole decisione, provocando danni alle colonne corazzate alleate. Praticamente tutti questi mezzi furono persi nei primi giorni dell'invasione, ne sopravvive solo un esemplare all'Aberdeen Ordnance Museum (Museo Militare di Aberdeen).
    Attualmente è in uso il cacciacarri Centauro. (brano tratto da Wikipedia)

  10. #10
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    Wikipedia è una bella cosa, quando chi ci scrive sa quello che dice.

    Il Semovente da 75/18 è stato costruito su scafo M40, M41 e M42 (il tonnellaggio non veniva più espresso già dal 1941 per motivi di riservatezza)
    I semoventi vennero distribuiti fino alla primavera del '43 esclusivamente ai gruppi d'artiglieria semovente corazzata, non ai reparti corazzati, non alla fanteria.
    Dalla primavera del '43 l'ordinamento dei btg. Carri M, prevedeva addirittura due cpg. semoventi e una cpg. carri.

    La granata EP non è propriamente una carica cava, ma tende ad essere più un proiettile a schiacciamento d'involucro, secondo la teminologia anglosassone HESH/HEP. Risultò efficace contro quasi tutti i carri alleati ad eccezione del Churchill. Se avesse dovuto colpire un T-34, una bella mazzata alle corazze l'avrebbe ricevuta anche lui.
    Da non dimenticare che c'era disponibile anche la granata EPS (una vera carica cava) che, si dice, fosse in grado di perforare corazze di 120 mm con impatto normale.

    Il semovente da 105/25 su scafo M42L (poi M43), in pratica uno scafo M42 allargato, era già stato consegnato in 31 esemplari al Regio Esercito prima dell'armistizio: lo schierò col 600° Gruppo Semoventi della DC "Ariete II", reparto che partecipò agli scontri avvenuti a Roma contro i tedeschi nei giorni dell'armistizio, combattendo sulla Via Laurentina nella zona tra l'EUR e la Cecchignola.
    Dopo l'armistizio i tedeschi incamerarono i semoventi M43 rimasti più 24 pezzi prodotti nel '43 e 67 nel '44, totale prodotti 122, non 80.

    I semoventi da 47/32 su scafo L40 non sono arrivati in prima linea prima dell'inizio del 1943 (primo impiego in Tunisia), i semoventi da 75/18 su scafo M40 vennero sbarcati a Tripoli nel Dicembre del 1941.

    Tutti, e dico tutti, i veicoli corazzati della II guerra mondiale dovevano fermarsi per sparare, per il semplice motivo che nessuno aveva un sistema di stabilizzazione del tiro, dispositivo introdotto in grande scala sui carri occidentali solo a partire dagli anni '60.
    Pena, sparare a casaccio senza nessuna pretesa non dico di precisione ma nemmeno di saturazione d'area, le uniche armi che si potevano usare in movimento, su terreni moderatamente accidentati, erano le mitragliatrici.

    Che i tedeschi abbiano usato i semoventi italiani con tecniche da cacciacarri non lo metto in dubbio, alle condizioni in cui trovavano in Italia erano costretti ad usare in questo modo pure i Tigre, ma questo non ne faceva dei cacciacarri, solo dei carri pesanti usati come cacciacarri.

    Che il semovente da 90/53 non fosse un cacciacarri non ci sono dubbi, visto che a parte il pilota il resto dell'equipaggio era quasi completamente esposto all'offesa nemica, visto che era in grado di trasportare solo 6 colpi di riserva, visto che per problemi meccanici alla trasmissione dovuti al sovraccarico non potevano superare i 25 Km/h, su strada pavimentata.

    Che la Centauro sia invece un cacciacarri è sicuro, le specifiche emanate dall'Esercito Italiano alla fine degli anni '70 quello richiedevano e quello l'industria gli ha prodotto, una volta tanto con un certo successo.

    Ciao
    Stefano
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