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Discussione: Calisto Grandi

  1. #1
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    Calisto Grandi

    Calisto Grandi fu uno dei personaggi più noti nella Bologna dell' immediato secondo dopoguerra. Avuta la casa bruciata e due figli fucilati dai nazisti durante la guerra civile, ne ebbe la mente sconvolta. Così ogni giorno - indossata la sua vecchia uniforme da bersagliere - rigido sull’ attenti montava la guardia dinanzi alla lapide dei caduti per la Libertà, posta dal Comune di Bologna sulla facciata di Palazzo d’ Accursio. Una tragica figura sconvolta dal dolore, che sarebbe però ingiusto e riduttivo definire semplicisticamente “scemo di guerra”. Mi pare opportuno dunque illustrarne la personalità riproducendo integralmente un articolo dedicatogli dal quotidiano “Momento Sera” il 1/5/1948.
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    LA SERENA FOLLIA DEL BERSAGLIERE GRANDI


    E’ un uomo di media statura, capelli cortissimi brizzolati, sguardo elettrico, tagliente e insieme, malinconico. Indossa, quasi sempre, la divisa di sergente maggiore dei bersaglieri: eppure non è una <<sporca firma>>, come si diceva un tempo. La <<carriera>> di Calisto Grandi, nato a Budrio cinquantadue anni fa, si compendia di cinque anni di vita militare, quattro dei quali trascorsi al fronte, nella prima guerra mondiale; poi il congedo, da sergente maggiore. Il porto abusivo di uniforme andrebbe punito a norma di regolamento; ma a Calisto Grandi, sergente maggiore dei bersaglieri in congedo sin dal 1919 anche gli ufficiali superiori dell’ esercito fanno il saluto. Grandi quasi sempre risponde, con una certa degnazione nel gesto; a volte, risponde agitando amichevolmente la mano. Per Calisto Grandi non esiste l’ occhio rosso del semaforo agli incroci di via Indipendenza con via Ugo Bassi, di via Rizzoli con San Vitale; se a lui garba, se lui ha fretta - e sempre ne ha, perché a parte tutto, gli è abituale il passo dei bersaglieri - attraversa la strada senza neppure degnarsi di gettare un’ occhiata al semaforo, certo che il vigile di guardia non lo multerà. Gli è anche concesso di infilare a pieni pedali il Pavaglione, facendo le acrobazie in sella al suo cavallo d’ acciaio tra la gente della <<passeggiata elegante>>. In tram, non paga. E’ un abbonato sui generis. Lo sanno fattorini e controllori che tutto al più gli chiedono: <<Cume vala, Grandi?>>. Cliente abituale dei più noti caffè del centro, dalla Raquette al Viscardi, e della periferia, centellina bicchierini di Cherry, mangia paste, sorbisce tazze di moka, ma non ritira alla cassa in anticipo lo scontrino né paga prima di uscire dal locale. Nelle trattorie, Calisto Grandi mangia e beve, dall’ antipasto al dolce, e i conti che gli vengono presentati , coi tempi che corrono, sono davvero irrisori. Non sono conti sbagliati, no. Sono conti <<su misura>>, come dicono i proprietari, per Calisto Grandi da Budrio, sergente maggiore dei bersaglieri. Anche quelli della <<Stella d’ Italia>> o dei <<Tre Vecchi>> sono conti in perdita: pendate, una camera cinquanta lire. Ma a Calisto Grandi il Presidente della Repubblica strinse amichevolmente la mano. Fu quando De Nicola venne a Bologna. L’ on. De Nicola se lo vide impalato davanti, sull’ attenti, sullo scalone di Palazzo d’ Accursio, mano tesa, petto in fuori, cappello piumato e sottogola. Il personaggio più popolare all’ ombra delle Due Torri è lui, Calisto Grandi. Personaggio per più aspetti pirandelliano, che vive e non vive, che pensa e non pensa, che ragiona e sragiona, che non è sergente maggiore dei bersaglieri, che non è neppure Calisto Grandi da Budrio di anni cinquantadue, ma solo un povero padre <<bruciato>>dalla guerra e dal dolore. Un padre affetto da pazzia serena, al quale i nazifascistio trucidarono barbaramente i due giovani figli: Walter, classe 1921 e Dino, classe 1923. Nel portafogli, zeppo di carte inutili, Calisto Grandi custodisce gelosamente i <<santini>> fatti stampare a imperituro ricordo dei due ragazzi. Quello di Dino, sotto la fotografia a mezzo busto, recita testualmente: <<Grandi Dino, di anni 21, vilmente assassinato da piombo tedesco, vittima della sadica ferocia nazifascista, il 24/11/1944 cadeva per la Santa Causa della Libertà e della Giustizia>>.
    S.R.






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  2. #2
    Moderatore L'avatar di maxtsn
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    Bella storia
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    Max

    Frangar non flectar

  3. #3
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    Grazie.

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