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Discussione: Cappello r.s.i. Bbnn

  1. #11
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    Concordo e-bay senza nulla togliere a questa organizazzione è una fucina di dubbi!!Buon Natale.

  2. #12
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    ,,,,, costituiamo nel sito un gruppo di osservazione dei presunti falsi o ovviamente originali, potrebbe essere un deterrente per i pataccari che mel campo da sempre ci guazzano e che solo l'rgoglio
    di facoltosi collezionisti non fa venire allo scoperto... Saggia decisione quella di AK47 è megio desiderare per tutta la vita un pezzo che acquisirlo e poi scoprire che è un falso. ciao Savoia1948
    QUANTO MAIOR ERIS, TANTO MODERATOR ESTO

  3. #13
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    Molto spesso sarebbe utilissimo, soprattutto per informare amici del forum tentati di acquistare tarocchi, postare immagini di materiale in vendita per discuterne insieme. Spesso avrei voluto farlo. Non so però se ciò ci espone a qualche guaio legale, certo sarebbe bellissimo e utilissimo analizzare insieme tutto prima di un acquisto. Occorrerebbe che chiarissimo giuridicamente se ciò è possibile.
    Cerco tutto ciò che riguarda il 157^LIGURIA

  4. #14
    Utente registrato L'avatar di btgak47
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    Io penso che un parere non sia vietato, siamo in una repubblica!!
    L'importante è che sia un parere (sarebbe meglio se convincentemente motivato) e che non si facciano dichiarazioni offensive o diffamatorie:
    art.595 C.P (diffamazione): (I comma)chiunque fuori dai casi indicati nell'articolo precedente (ingiuria) comunicando con più persone offende l'altrui reputazione è punito ......etc..........
    (III comma) se l'offesa è recata col mezzo stampa o con qualsiasi mezzo di pubblicità* ovvero in atto pubblico la è....(aumentata)....
    Quindi nel caso si dovessero pubblicare frasi diffamatorie su questo sito si incorrerebbe nel terzo comma dell'art.595.
    Secondo me l'importante è non fare alcun riferimento su chi è dove è stato visto l'oggetto in vendita e limitandosi a esprimere dei pareri "leggeri" ma indicativi meglo se comparativi ( es. la decal è diversa da quella che si vede sull'elemetto originale esposto al museo di.... e che mostro in foto) senza far uso di parole tipo "è un falso" "sei stato truffato" etc.
    Poi ricordo che c'è la possibilità* di inviare in extremis messaggi privati a scanso di equivoci.
    Ricordo poi che la diffamazione è un reato a querela (di competenza del giudice di pace) e solo l'interessato, qualora ne venga a conoscenza, può addivenire ad azioni legali.
    Infine, e questo è il problema, molti venditori di oggetti di militaria spesso dimenticano che esiste il reato di truffa e ci vanno molto "leggeri" sulla datazione dell'oggetto (originale IIWW, etc., decal originale). Qualcuno poi fa il furbo è mette: oggetto d'epoca (quale epoca????), oggetto modello m33 bellico (ma è bellico o e solo come il modello bellico????) oppure molto elegantemente se ne escono con un punto interrogativo (oggetto IIWW?).
    Ciao a tutti.
    Gianfranco
    Sogna come se dovessi vivere per sempre. Vivi come se dovessi morire oggi. (James Dean)

  5. #15
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    Approvo in toto quanto hai scritto, btgak47, e credo che più sono i nostri scrupoli meno siano quelli dei commercianti. Questo dipende dal fatto che è difficilissimo che qualcuno si prenda la briga di andare fino in fondo nel voler dimostrare una truffa. Tutti noi giriamo per mostre in cui abbondano falsi indecorosi accompagnati da storie incredibili. La difesa del commerciante è sempre la stessa "L'ha visto, gli è piaciuto, l'ha comprato...contenti entrambi". Detesto poi quelli di noi che giustificano questi signori dileggiando i malcapitati con affermazioni tipo "non ha studiato e se lo merita" o " tutti noi ci siamo presi i nostri bidoni e adesso tocca a lui". Costoro hanno grande responsabilità* nel declino della militaria e nelle fortune dei loschi figuri che si arricchiscono nel settore. Il confine tra il restauro dichiarato e l'invecchiamento, il falso e l'assicurazione "verbale" di originalità* è ben chiaro a tutti. Il confine tra collezionista/commerciante e ladro/truffatore deve essere unanimamente difeso condannata ogni devianza. Ogni rassegnazione è secondo me solo complicità*. Ragioneremmo allo stesso modo con un commerciante di quadri, di automobili, di orologi o di elettrodomestici?? Chi ha maggiori conoscenze ha il dovere di difendere il neofita. La differenza non è tra chi sa e chi non sa ma tra disonesti e galantuomini. Questo Forum può salvare molti amici dando fastidio solo ai ladri!
    Cerco tutto ciò che riguarda il 157^LIGURIA

  6. #16
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    dove non sarei mai finito se fosse dipeso solo da me
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    Re:

    Citazione Originariamente Scritto da Quex
    Citazione Originariamente Scritto da Nostradamus

    un berretto BB.NN. con il teschio in lamierino di quelli usciti a Napoli ultimamente,
    Francesco
    Salve,
    confermo quanto scritto da Francesco una grossa quantita' di
    teschi usati nel ventennio sono usciti a Napoli, la fattura
    (brutta) e la tipologia non appartengono alla RSI.
    La ditta BERVEN di Padova produsse materiale d'abbigliamento
    per le Forze Armate Germaniche e per la Repubblica Sociale
    Italiana, era sotto controllo diretto delle autorita'
    tedesche, produceva principalmente per le SS,GNR,BBNN.
    La mia opinione sul berretto in questione e' negativa.
    Guardando le altre aste dello stesso venditore rimango
    a dir poco perplesso....
    un saluto
    Quex
    ***

    A titolo di cronaca , la spett. ditta padovana produsse anche per le FF.AA. germaniche e RSI, dopo l'8 settembre, ma lavorava già prima per le FF.AA. regie.
    Mio nonno, capitano d'artiglieria R.Esercito , si fece confezionare nell'estate 1940 proprio dalla BerVen sia il berretto a visiera rigido, sia una bustina (una versione antesignana della mod. 42). All'interno di entrambi é riportato il logo della nota manifattura. Foto? No, i cimeli di famiglia riposano in una cassa dietro qualche mobile al buio di un deposito in attesa del mio sesto (o settimo?) trasloco. Magari ne riparliamo fra un annetto o più.
    Per inciso, la BerVen non é l'unica ditta in Italia ad aver prodotto copricapo per i Tedeschi (casi analoghi non erano infrequenti nei paesi occupati dal III Reich).
    Quanto al fatto che la produzione fosse stata rilevata dai Tedeschi , é da tempo che vorrei fare delle indagini alla Camera di Commercio locale (ammesso e non concesso che ci sia e si trovi qualcosa) e nella documentazione dell'Istituto Storico della Resistenza presso l'Università patavina. Sono pronto ad essere smentito, ma dubito che le autorità tedesche abbiano confiscato la BerVen. Teniamo presente che si trattava di un cappellificio ubicato in uno stabile civile in centro città (con una capacità produttiva verosimilmente modesta). Un grazie anticipato se qualcuno può darmi e darci riferimenti documentali su questo aspetto di storia aziendale.
    MP

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