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Discussione: Cavalleria

  1. #11
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    Re: Cavalleria

    Mi permetto di aggiungere una testimonianza di un reduce, trovata su internet.
    E' un banale copia-incolla ma credo sia una utile integrazione, anche se piuttosto lunga; per me è stata una lettura piacevole e interessante.

    "Per ragioni di famiglia dovevo anticipare il servizio militare; ero destinato all`aeronautica che non mi attirava molto. Nella primavera del 1940, vista la possibilità* di partecipare al corso allievi sottufficiali di cavalleria, mi arruolai a Pinerolo il 1° aprile.
    Alla fine di giugno, appena scoppiata la guerra, il corso fu sciolto e io chiesi e ottenni di essere assegnato al reggimento Savoia Cavalleria a Milano. In alternativa avrei potuto chiedere l`assegnazione ai Lancieri di Novara, di stanza a Verona a soli 30 chilometri dal luogo dove abitavo. Avevo pensato però che il desiderio di raggiungere nelle ore libere la mia casa, distante solo 30 chilometri, mi avrebbe portato a passare gran parte del tempo per la strada.

    Raggiunsi il reggimento che si trovava in Friuli per il campo e fui assegnato al 4° squadrone. Al rientro in sede, a Milano, alla fine di gennaio 1941 feci gli esami da sergente e fui promosso col punteggio di 20/20 in tutte le materie. Venni addetto alla istruzione delle reclute della classe 1921 e così, quando il reggimento partì per la Jugoslavia e in seguito per la Russia, rimasi in caserma e continuai il mio lavoro di istruttore con le reclute del 1922. La preparazione dei giovani cavalieri e anche dei più anziani era quella tradizionale sia a cavallo sia a piedi. In quel periodo cominciarono anche corsi e trasferimenti per ufficiali, sottufficiali e truppa nei centri di addestramento per motorizzati, corazzati e paracadutisti.

    Nel maggio del 1942 insieme a molti altri venni inviato in Russia e raggiunsi il reggimento ad Adejewka, dove i cavalieri avevano svernato. Nello squadrone al quale appartenevo fui sempre adibito ai servizi esterni; quando non eravamo impegnati in attività* operative venivano svolti, come in caserma, corsi di addestramento, in particolare per pattugliatori ufficiali, sottufficiali e graduati.

    Si partì quasi subito per l`occupazione di Krasni Lutsch, zona mineraria e industriale. L`operazione fu difficile a causa del tempo piovoso che impediva i movimenti della fanteria e dei motorizzati. Solo la cavalleria poté assolvere brillantemente il suo compito, anche in mezzo ai campi minati resi ancora più pericolosi dalla pioggia che aveva cancellato le tracce dei micidiali congegni in essi nascosti. Quando ci vedevano, le donne russe tutte trafelate ci avvertivano del pericolo. I rapporti con i civili in tutte le zone in cui siamo transitati sono sempre stati ottimi sia per la nostra indole sia per gli ordini perentori ricevuti dai superiori per il rispetto delle cose e della popolazione russa.

    Merita un accenno il fatto che all`inizio del ripiegamento (19 gennaio 1943) a Nikitowka noi italiani siamo partiti indisturbati, anche se si sapeva che nella enorme foresta vicino al paese c`era un covo di partigiani che il giorno successivo fecero una strage di tedeschi.

    Il collegamento con i nostri familiari o con l`Italia avveniva esclusivamente per posta, che talvolta tardava perché eravamo quasi sempre in movimento e di conseguenza irreperibili. C`erano le trasmissioni radio dei comandi militari ma non radio civili. Nei periodi di riposo frequentavamo zone agricole dove la popolazione russa era in miseria e non aveva la radio. Nelle zone urbane i civili erano bolscevizzati, ci guardavano con poca simpatia e nei nostri confronti erano diffidenti, quindi non affidabili.

    Durante la ritirata una sera bussai alla porta di una isba e chiesi se era possibile dormire in casa per quella notte; dissi che avrei procurato della paglia ma i russi mi concessero il letto (fu l`unica volta in un anno che dormii in un letto). Li avvertii di chiamarmi alle 3 e loro non solo lo fecero ma mi prepararono anche il tè; poi mi accompagnarono allo squadrone piangendo. Pensai che la guerra pur così brutta ci lasciava vivere dei momenti di umanità* che davano adito alla speranza di un mondo migliore.

    Quel piccolo gesto dei russi acuiva in me la già* prepotente nostalgia per la famiglia, gli affetti, la terra lontana e manteneva quel filo invisibile che ci teneva legati e ci dava fiducia nell`aiuto della Provvidenza per affrontare serenamente il pericolo.

    Nelle settimane che precedettero lo scontro di Jsbuschenskij avevo l`impressione, comune a tutti, che si stesse vincendo la guerra. I tedeschi stavano preparando l`occupazione di Stalingrado e su una delle principali strade che portavano a quella città* i mezzi corazzati e i trasporti della Wehrmacht viaggiavano su otto colonne. Savoia Cavalleria riuscì ad attraversare quella strada solo a squadroni affiancati e al galoppo, completando la manovra in un paio di minuti.

    I russi premevano continuamente in quel settore per tagliare la strada ai tedeschi. Nella notte dal 18 al 19 agosto i russi attaccarono e sfondarono nel settore della divisione Sforzesca (25 chilometri). Ci furono anche critiche nei confronti dei fanti appena arrivati con l`Armir e si dissero parole poco generose; la verità* è che i nostri furono attaccati da due divisioni russe e su un fronte così largo era impossibile resistere.

    Il raggruppamento a cavallo – costituito dai reggimenti di cavalleria Savoia e Novara e dal 3° reggimento artiglieria a cavallo e reso autonomo dal marzo precedente dopo essere stato inquadrato con la divisione celere Principe Amedeo Duca d`Aosta – fu inviato a tamponare la falla creatasi nel settore della divisione Sforzesca. La situazione era difficile per l`immensa zona da controllare. Molto il movimento, anche le scaramucce; i primi a essere impiegati in modo massiccio furono i Lancieri di Novara a Jagodnij. L`eco delle gesta dei lancieri destò una certa invidia tra i cavalieri di Savoia.

    Il 23 agosto il colonnello Bettoni, comandante di Savoia, unitamente al collega Pagliano, comandante di Novara, ebbe l`ordine di occupare quota 213,5 di Jsbuschenskij, ma per varie ragioni Novara non arrivò all`appuntamento. E` noto che Savoia arrivò in prossimità* della quota quando il sole era già* tramontato. Bettoni considerò che era troppo rischioso avventurarsi in mezzo al campo di girasoli di cui era ricoperta la quota, tenuto conto che era tempo di luna nuova e col buio uno scontro coi russi sarebbe stato a noi sfavorevole.

    Bettoni dispose il reggimento in quadrato con le armi automatiche in postazione e rivolte verso l`esterno. La notte scese rapidamente silenziosa, fredda. Dubito che qualcuno sia riuscito a dormire, eravamo molto tesi, abbiamo sfardellato i pastrani e ci siamo coricati in mezzo ai circoli dei cavalli. Per sgranchirmi le ossa verso le ore 3 del 24 agosto andai verso la sentinella a circa 100 metri fuori dall`accampamento. Bettoni aveva disposto che degli esploratori controllassero se la quota fosse ancora sgombra per poi muovere il reggimento.

    Quando i pattugliatori entrarono nel campo dei girasoli videro luccicare qualcosa (a quell`ora si vedeva ancora poco), forse elmetti o armi. Uno dei nostri sparò un colpo di moschetto al quale rispose una raffica di parabellum. In un attimo da una parte e dall`altra fu aperto un fuoco infernale. Rientrai allo squadrone quando il capitano De Leone ordinava: "2° squadrone a cavallo!"

    Si mossero dal quadrato, fecero una conversione a destra e poi a sinistra; sfruttando un avvallamento del terreno giunsero sui russi senza subire perdite. Nella carica che ne seguì il 2° squadrone era protetto – o meglio, anticipato – dal fuoco dei nostri artiglieri e mitraglieri. Nonostante questo, la forza dello squadrone diminuiva rapidamente. Ad un certo momento il capitano De Leone rimase senza cavallo e il maggiore Manusardi, che in quel momento era in riserva, prese il comando. I russi, nonostante fossero sorpresi e tartassati, non abbandonarono le postazioni.

    Contemporaneamente all`azione del 2° squadrone che stava caricando fu impiegato il 4° squadrone appiedato agli ordini del capitano Abba. Nel frattempo il capitano Marchio impartì al 3° squadrone (il mio) l`ordine "a cavallo!". Lo squadrone lasciò il quadrato a plotoni affiancati, passando davanti al comandante come a una rassegna, lo Stendardo che garriva al vento, quasi un saluto o un cenno augurale.

    Passammo tra i pezzi dell`artiglieria che in quell`istante cessarono di sparare per non colpirci alle spalle. Il capitano con un gesto della sciabola ordinò di disporsi in linea per caricare di fronte, col comando "sciabl-mano!" e poi "caricat!". I cavalieri, pur nell`immenso spazio del campo, risposero con un "Savoia!" urlato che a tanti rimase soffocato in gola. Il 4° squadrone in quel momento era tutto a terra eccezione fatta per il capitano Abba che indicava a Marchio dove era maggiore la resistenza russa.

    Nell`ultimo tratto, il più micidiale, il 3° squadrone dovette sopportare tutto il fuoco dei russi col proprio valore e col filo delle proprie sciabole. La carica passò tra le postazioni dei russi superandoli di circa 300 metri; qui il capitano Marchio si fermò, riorganizzò lo squadrone e comandò la seconda carica. Il mio comandante di plotone, tenente Bussolera, ebbe il cavallo ucciso e fu lui stesso gravemente ferito. Dovetti quindi stare attento alla manovra e a eventuali ordini che il capitano poteva impartire; lo vidi colpito da un proiettile che gli staccò il braccio destro e nel buttarsi a terra una raffica di mitragliatrice lo colpì al braccio sinistro. Seguì un fatto unico: il cavallo si fermò e in quell`istante un caporal maggiore cui era morto il cavallo prese il capitano, lo rimise a cavallo e di là*, in mezzo ai russi dove si trovava, lo portò in salvo.

    Nella seconda carica mi ero diretto verso una mitragliatrice per colpire i serventi; partì una raffica che evidentemente non era indirizzata a me e il mio cavallo si bloccò. Non insistei perché proseguendo oltre gli 8-10 metri che mi separavano dall`obiettivo avrei consentito ai russi di aggiustare il tiro. Né potevo tornare indietro, quindi decisi di aggirarli. Galoppai alle spalle della linea dei russi sciabolando e con la certezza che non potevano sparare per non colpirsi tra loro. La galoppata che sembrava interminabile continuò fino alla fine dello schieramento russo, poi finirono i girasoli e trovai delle macchine agricole in disuso dietro le quali c`erano cinque cavalieri del 2° squadrone che avevano perduto il cavallo alla prima carica.

    Dissi loro che se il 4° squadrone non avesse risolto lo scontro in maniera favorevole non avremmo più avuto la possibilità* di tornare al reggimento. Uno dei cinque era in possesso di un fucile mitragliatore; decisi – e loro ubbidirono prontamente – di inoltrarci sparando tra i girasoli. I russi sorpresi uscirono dalle postazioni con le mani alzate, tenendo i primi uomini come scudi per proteggersi.

    Soddisfatti per il successo dell`azione, continuammo per qualche decina di metri mentre io gridavo per scaricare la tensione, per incoraggiare i cinque e per dare l`impressione che noi fossimo parte di un reparto organico. Il gruppo dei prigionieri era notevole (75 russi) quindi decidemmo di tornare sui nostri passi e dopo avere raccolto il mio cavallo andammo al comando a consegnare i prigionieri. Nel frattempo il 4° squadrone con i mitraglieri del 2° sbaragliava le ultime resistenze russe.

    Fummo comandati ad aiutare gli infermieri a raccogliere i numerosi feriti, le armi nostre e russe e altri materiali. I caduti, quasi tutti rivolti con gli occhi sbarrati verso il cielo, con la bocca semiaperta sembrava volessero respirare ancora una boccata di quell`aria di guerra. Nell`arco di pochi minuti le loro bocche erano piene di mosche verdi - quelle dei cadaveri - e la scena intristiva ancora di più.

    Contro le forze dei russi costituite da tre battaglioni (circa 3.000 uomini) noi avevamo in campo circa 500 cavalieri più due batterie di artiglieria, con una proporzione di 5 a 1 favorevole ai russi. Le nostre perdite furono 40 morti, 80 feriti, 100 cavalli morti e 30 feriti; per i russi, 250 morti e 500 prigionieri molti dei quali feriti e curati dai nostri medici.

    La notizia della carica ebbe vasta risonanza sia nell`ambiente militare sia tra la popolazione in Italia. Oltre ai molti elogi per il comportamento di Savoia Cavalleria non mancarono anche critiche maligne da parte di strateghi da tavolino o persone che ignoravano la situazione. Alcuni definirono la carica una inutile carneficina e ancora oggi quando si parla di quell`episodio anche da parte della stampa non si è sempre equi nel giudizio.

    Per onor del vero va precisato – senza che questo sembri una giustificazione - che il colonnello Bettoni era comunque un soldato e come tale aveva ordini superiori da eseguire. Il mattino del 24 agosto, trovandosi semicircondato, doveva manovrare e meglio di così non avrebbe potuto fare. Bisogna poi ricordare che Bettoni era un cavaliere di fama mondiale abituato a galoppare contro gli ostacoli; le sue nobili origini e il suo onore gli impedivano di voltare le spalle al nemico. Se lo avesse fatto sarebbe stato un neo incancellabile per se stesso e per il reggimento. Infine, è quasi sempre meglio attaccare che difendersi.

    La vittoria fu possibile per la decisione tempestiva e temeraria presa senza schemi prefissati, per il modo in cui furono manovrati gli squadroni e per la capacità* e l`esempio trascinatore dei comandanti di squadrone che guidarono i loro cavalieri. Altri fattori determinanti per il successo furono il supporto degli artiglieri, l`addestramento di tutti unito alla educazione al rischio, il senso del dovere e dell`onore. Infine dobbiamo riconoscere che il terreno asciutto favorì l`azione dei cavalli.

    Fu una vera carica di cavalleria come quelle dei tempi andati, non basata su calcoli ma dettata dall`intuizione, vittoria dello spirito sulla materia. La carica è un banco di prova, come un esame di maturità* che tutti temono ma, allo stesso tempo, a cui tutti ambiscono. Per noi fu anche la chiusura felice di una epopea della tradizione della cavalleria italiana che ha sempre visto le spalle del nemico. Così la definì il generale Messe: "Jsbuschenskij è stato un episodio di bellezza incomparabile, è stato il canto del cigno di tutte le cavallerie del mondo".

    Il vecchio, glorioso Stendardo fu decorato della medaglia d`oro al valor militare, a ricompensa di tanti sacrifici, delle perdite subite, dello strazio di tutte le ferite, dell`audacia di tutti gli eroismi, a gloria di una vittoria meritata. Oltre a quella concessa allo Stendardo va ricordata anche la ricompensa al maggiore Litta Modignani e al capitano Abba; vanno anche ricordati indistintamente tutti coloro che non emersero dai ranghi ma ebbero il migliore premio dalle loro coscienze appagate dal dovere compiuto. Il reggimento fu impegnato duramente in settembre e ottobre per poi essere trasferito verso nord e sistemarsi a tergo del corpo d`armata alpino col quale condivise le sorti della tragica ritirata.

    I cavalli ci furono di grande aiuto sempre ma in particolare durante la ritirata. Ricorderò sempre le parole del mio capitano Geri Honorati: "Tenete bene i cavalli che nelle nostre miserie siamo fortunati". Non era preoccupato degli scontri con i russi, piuttosto era ossessionato dall`idea della prigionia; diceva: "Non sono disposto a portare le mie ossa in Siberia". Infatti i cavalli furono la nostra salvezza.

    Durante la ritirata alla metà* di febbraio fui colpito da febbre alta; a Niescior in un`infermeria militare fui riconosciuto "grave" e con documenti in regola spedito in Italia con i mezzi disponibili: una tradotta di romeni che mi portò a Leopoli in Polonia. Dopo qualche giorno attraverso Germania e Austria giungemmo al Brennero alle 3 del mattino del 5 marzo. Ci fu data una mela e un gavettino di vino rosso e cambiati i marchi di cui eravamo in possesso in lire italiane. Fatti uscire dalla stazione e scaricati sulla massicciata, per la prima volta udimmo le campane suonare l`Ave Maria; ci commuovemmo e piangemmo tutti.

    Nel pomeriggio arrivò un treno ospedale, caldo, pulito; ci parve un sogno, ma la realtà* era fuori. In tutte le stazioni una folla di gente ansiosa chiedeva notizie dei propri cari di cui non sapevano nulla da mesi e che per tanti non avrebbero mai avute. Ricoverato all`ospedale militare di Salsomaggiore perché affetto da tifo petecchiale rimasi degente per tre mesi.

    Dimesso con due mesi di licenza di convalescenza – dura e difficile – rientrai al deposito di Milano nei giorni dei terribili bombardamenti alleati. Fui fatto prigioniero dei tedeschi il mattino del 12 settembre 1943 e da un buco praticato da altri nello scantinato della caserma, attraverso le fogne assieme ad altri quattro riacquistammo la libertà*. Riuscimmo con notevole fatica a uscire da Milano. Richiamato dalla repubblica di Salò non mi presentai; ottenni invece lavoro ed esonero dal servizio militare dai tedeschi della organizzazione Todt. Rimasi con loro fino al 25 aprile 1945.

    Oggi noi anziani guardiamo con ammirazione i giovani che prestano servizio come volontari e giustamente godono di un trattamento molto diverso da quello che abbiamo avuto noi. Ben più vaste delle nostre sono le conoscenze che oggi i giovani militari possono acquistare e applicare, soprattutto nel campo della tecnologia. Bisogna comunque riconoscere che anche nelle attuali missioni di pace l`impegno psicologico è notevole e certamente aumenta nei momenti e nei luoghi in cui si possono presentare minacce.

    Ho avuto modo di constatare di persona in alcuni incontri l`entusiasmo con cui i giovani e le giovani adempiono il loro dovere e mantengono sempre vive le tradizioni della cavalleria, che rimangono sempre le stesse sia a cavallo sia sui mezzi motorizzati. Potrei continuare nel racconto, ma penso sia sufficiente quanto ho detto fin qui per far comprendere il pensiero di chi ha servito in questa nobilissima arma. Averne fatto parte è sempre fonte di sano e legittimo orgoglio umano. (Rivalta sul Mincio, 8 gennaio 2007)

    (*) Diego Saccardi è nato a Mozzecane (VR) il 15 settembre 1921 e risiede a Rivalta sul Mincio. Per i fatti di Jsbuschenskij fu decorato di medaglia d`argento al valor militare."

  2. #12
    Collaboratore L'avatar di milit73
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    Re: Cavalleria

    Ciao a tutti,

    Storia con la S maiuscola,non si può aggiungere nient'altro.

    Ciao
    Michele

  3. #13
    Utente registrato L'avatar di piesse
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    Re: Cavalleria

    ancora, per chi ha voglia di leggere sull'argomento:

    http://www.luciolami.com/libro_1970_isb ... carica.htm

  4. #14
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    Re: Cavalleria

    Citazione Originariamente Scritto da milit73
    A Jsbuschenskij la cavalleria italiana ha scritto pagine di eroismo e,secondo più fonti storiche,si è trattato dell'ultima vera carica di cavalleria della Seconda Guerra Mondiale.
    In realtà* l'ultima carica, almeno per Cavalleria Italiana è stata fatta da "Alessandria" nell'attuale Croazia nell'ottobre 1942, ma quasi sempre dimenticata
    allego un link che a prima vista mi pare abbastanza ben fatto per chi volesse approfondire.
    http://digilander.libero.it/lacorsainfi ... lleria.htm
    (se vietato mi scuso e cancellate pure, grazie)

  5. #15
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    Re: Cavalleria

    Citazione Originariamente Scritto da lizen
    Citazione Originariamente Scritto da milit73
    A Jsbuschenskij la cavalleria italiana ha scritto pagine di eroismo e,secondo più fonti storiche,si è trattato dell'ultima vera carica di cavalleria della Seconda Guerra Mondiale.
    In realtà* l'ultima carica, almeno per Cavalleria Italiana è stata fatta da "Alessandria" nell'attuale Croazia nell'ottobre 1942, ma quasi sempre dimenticata
    allego un link che a prima vista mi pare abbastanza ben fatto per chi volesse approfondire.
    http://digilander.libero.it/lacorsainfi ... lleria.htm
    (se vietato mi scuso e cancellate pure, grazie)
    Confermo... sull'ultima carica dei Cavalleggeri di Alessandria si era parlato qualche anno fa di girare una fiction in due-tre puntate, poi non si è più saputo nulla.

    In questo topic invece, c'è altro, tra cui il film riguardante Savoia...

    viewtopic.php?f=145&t=5608&hilit=savoia+cavalleria +carica
    Il campo di fango di Rovigo, coi pali delle porte più alti del mondo,fatti apposta per farti prendere paura. (Marco Paolini)

  6. #16
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    Re: Cavalleria

    Citazione Originariamente Scritto da marpo
    Citazione Originariamente Scritto da piesse
    Per Paolo: ovviamente il tuo elmetto è molto bello, valorizzazto, dal punto di vista storico, dal segno della battaglia; non capisco bene la tipologia della cuffia: come è? sembra pelle biancastra, o è tela?
    Purtroppo l'elmetto non e' piu' mio da tempo, pero' l'ho fotografato personalmente e quindi
    utilizzo la foto a beneficio del Forum WW.La cuffia era in pelle bianca senza rinforzi per il laccio.(E' utile questa foto anche per dimostrare che la pelle bianca non era usata solo sui Regia Marina, ma anche su altri elmetti e non solo postbellici).L'elmo in questione ha una storia che non ho mai approfondito:sicuramente non e' appartenuto al Savoia Cavalleria, perché e' un cimelio della difesa di Roma ai nazisti nel 1943, infatti forse (ma bisognerebbe approfondire)c'era anche qualche reparto di Cavalleria, a parte il Montebello,contro i tedeschi.Uno aveva questo elmetto e al 90% ci ha lasciato la pelle, perché è forata anche l'imbottitura. PaoloM
    __________________________________________________ ___


    Salve "Dottor M" peccato che il pezzo non sia più in tuo possesso perchè era indubitabilmente raro. Si trattava di un elmetto del "Genova Cavalleria", che partecipò con uno squadrone misto composto dal personale del deposito alla difesa di Roma a P. San Paolo. Combacia anche la modalità del colpo ricevuto dall' elmetto: i militari appiedati del "Genova" erano appostati allo scoperto e difendevano con le Breda 30 e Breda 37 le strade limitrofe alla Porta, che furono pesantemente colpite dai tiri dei mortai da 81 tedeschi, appostati lungo Via Ostiense, all' altezza dei Mercati Generali. Perciò penso anch' io che chi lo indossava fece una brutta fine...
    "Chissà a quale di questi alberi ci impiccheranno..."

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