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Discussione: Cefalonia, sparsi sui fondali i resti dei nostri soldati.

  1. #1
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    Cefalonia, sparsi sui fondali i resti dei nostri soldati.

    Vi riporto due articoli pubblicati su LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO del 20/09/2009

    Cefalonia, sparsi sui fondali i resti dei nostri soldati
    Una spedizione salentina fa luce sull`affondamento della nave Ardena
    di CESARE MAZZOTTA

    Onori «salentini» alle vittime di guerra caduti a Cefalonia. Uno squarcio di luce nella tragedia dei nostri italiani barbaramente uccisi nelle acque dell`isola greca 66 anni fa, durante il secondo conflitto mondiale. Nei giorni di ferragosto un gruppo di sub leccesi ha reso onore e giustizia al «sarcofago» degli 840 prigionieri italiani della divisione Acqui che saltarono in aria sulla nave tedesca "Ardena" nelle acque appena fuori dall`isola greca. La missione leccese ha potuto appurare che i resti dei militari italiani non sono «tutelati» e sono sparsi sui fondali in un raggio di diverse decine di metri. «E questo la dice lunga sulla dinamica della tragedia, attribuita dai tedeschi alla collocazione di mine da parte degli stessi italiani», riferisce Luciano De Donno, responsabile del Centro studi Submarina di Lecce, che ha organizzato e realizzato la spedizione, «Abbiamo fotografato ossa, parti di scarpe, posate, piastrine militari e altro. Non solo, ma abbiamo cercato anche elementi e testimonianze sommerse, dalle quali poter risalire alle probabili cause dell`affondamento delle navi». L`iniziativa è stata fortemente voluta e sostenuta dal presidente della repubblica Giorgio Napolitano e ha avuto come teatro le acque dell`isola di Cefalonia; a Sami, precisamente, ovvero Argostoli, 12mila abitanti, capitale dell`isola. Ad immergersi nei fondali che ospitano da oltre 66 anni i resti dei nostri caduti sul fronte greco, sono stati i sub del Centro studi "Submarina" di Lecce. Della spedizione, oltre al responsabile delle operazioni, Luciano De Donno, hanno fatto parte anche Giuseppe Paladini ed Eleonora Miglietta.. «Siamo arrivati a Cefalonia, con il traghetto da Brindisi, la sera dell`11 agosto. Già* all`indomani, il 12 agosto, abbiamo iniziato le attività* di prospezione e di ricerca», riferisce De Donno, «Il nostro gruppo è stato appoggiato dall`Associazione nazionale Divisione Acqui, presidentessa Graziella Bettini, figlia di una delle vittime (l`associazione raggruppa reduci, superstiti e familiari delle vittime del barbaro eccidio). Insieme a lei il marito». Il gruppo di sub salentini ha avuto il supporto del Museo nazionale dell`associazione Italo-greca, "Mediterraneo" e un piccolo contributo offerto dalla banca di Credito cooperativo di Terra d`Otranto. Tornando all`organizzazione della spedizione-verità*, l`associazione Acqui ha interpellato la presidenza della repubblica, la presidenza del consiglio e il ministero degli affari esteri. I vertici istituzionali hanno ordinato di mettere a disposizione una unità* navale della marina militare di appoggio all`operazione. Quindi lo stato maggiore della marina ha inviato a Cefalonia la nave "Procida", con a bordo il gruppo di subacquei del Consubin di La Spezia, il comando subaquei incursori. Le ricerche hanno avuto inizio il 12 agosto e sono proseguite per tre giorni, dalle 6,30 - 7 alle 19 - 20, visibilità* permettendo.
    «Lo scopo della missione - chiarisce il responsabile di Submarina - era quello di verificare lo stato di tutela dei corpi dei nostri connazionali in fondo al mare, dopo l`affondamento delle unità* navali tedesche, sulle quali i prigionieri italiani dovevano essere trasferiti nei campi di concentramento in Germania. In sostanza, volevamo dare una risposta a una domanda angosciosa: i resti dei nostri soldati erano tutti all`interno della nave, che avrebbe fatto da sarcofago e quindi da tomba? Oppure erano sparsi all`esterno dell`Ardena? Non è una sottigliezza di poco conto. Perché nel primo caso, la località* e i resti del relitto in fondo al mare sarebbero stati considerati un Sacrario militare. Cosa era accaduto quel 28 settembre del 1943 in quella nave che trasportava 840 soldati italiani? Una cosa appare certa: il relitto, per come l`abbiamo visto e fotografato noi, appare disintegrato, come conseguenza di un`esplosione. Come se fosse stato minato all`interno e fatto saltare con calcolata freddezza. I 60 tedeschi che trasportavano gli 840 italiani sono stati visti fuggire a bordo di un battellino, con il quale si sono messi in salvo. Se si fosse trattato di un incidente o di un attacco nemico, avrebbero lasciato le penne anche loro». Adesso, dopo la relazione del gruppo di sub leccese, cosa potrà* fare la marina militare? Si apre la possibilità* di un eventuale recupero dei resti. In questa direzione premono le famiglie delle vittime. «Purtroppo si tratta di un compito improbo», ipotizza De Donno, «dal momento che non ci sono nomi, perché i tedeschi, prima di abbandonare la nave, fecero sparire i documenti e le tracce con i nomi. Si potrebbe tentare una incompleta ricostruzione attraverso l`individuazione delle piastrine individuali. Ma è un`operazione costosa e difficile». L`idea dei sub leccesi è quella di realizzare un libro e un Dvd, dedicato a questi 3000 giovani militari italiani della divisione Acqui, che hanno immolato la loro vita.

    ^ ^ ^

    GLI EVENTI DEL 1943: I MEMBRI DELLA SPEDIZIONE LECCESE RACCONTANO I RETROSCENA DELLA «FINE» DELLE UNITà? NAVALI E DEL LORO CARICO UMANO
    COMMEMORAZIONE «Il nostro scopo è la verità* e la giustizia per le famiglie»Martedì a Cefalonia la visita di una delegazione pugliese
    [ce.m.]


    Era il 28 settembre del 1943, poche settimane dopo l`armistizio. I tedeschi, nel teatro operativo sul fronte greco, decidono di trasferire 840 «prigionieri» italiani (poche settimane prima alleati!) nei campi di concentramento in Germania e in Polonia, con l`accusa di aver collaborato con le forze partigiane di Cefalonia. Quella mattina erano tre le unità* navali tedesche che trasportavano circa 2500 militari italiani. Lasciarono il porto di Sami (Argostoli), dirette a Patrasso. Appena fuori dall`isola le navi, una con 600, un`altra con circa 900 e l`Ardena con 840 militari italiani prigionieri, saltarono in aria e affondarono. Esplosioni, si disse, causate dalle mine, posizionate dal comando della marina italiana. I sub leccesi invece, non escludono che si tratti di esplosioni predisposte ad arte. Attorno alla vicenda la storia non è molto chiara. C`è un fitto intrigo di misteri e di coincidenze. «Intanto - riferisce riferisce attingendo a fonti storiche post-belliche De Donno - si è parlato anche dei circa 120 soldati italiani che riuscirono a salvarsi in mare a bordo di natanti e che sono stati raggiunti da sventagliate di mitragliatrici tedesche che li hanno feriti e dispersi, in modo da non testimoniare su quanto avevano in animo di commettere di lì a poco. Si è detto inoltre, che nel 1950 una ditta sia andata sul posto e abbia recuperato lamiere metalliche delle unità* inabissate. C`è però chi parla di voci sparse ad arte, proprio per nascondere la verità* ben più truce. La "ditta" di recupero di materiale ferroso, altro non sarebbe se non un intervento dei tedeschi, fatto per occultare le prove e le eventuali testimonianze che si potevano raccogliere sui fondali. Ecco perché vogliamo rendere giustizia a queste famiglie».
    Intanto, martedì prossimo partirà* alla volta di Cefalonia una delegazione ufficiale del Consiglio regionale pugliese per commemorare il 66° anno dall`eccidio. La delegazione sarà* guidata da Gianmario Zaccagnino e mercoledì si terrà* alla 10.30 una cerimonia ad Argostoli con la deposizione di una corona in memoria dei militari caduti.

  2. #2
    Utente registrato L'avatar di Andrea58
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    Re: Cefalonia, sparsi sui fondali i resti dei nostri soldati.

    Interessanti ma tristi perchè velati da accuse non ancora provate. Va bene che Cefalonia è una ferita ancora aperta ed i tedeschi i cattivi per antonomasia però messo così e non provate le accuse danno solo l'idea di sensazionalismo a buon mercato di cui la tragedia non necessita.
    Homo homini lupus. Draco dormiens nunquam titillandus
    lo spirito di Cesare, vagante in cerca di vendetta, con al suo fianco Ate uscita infocata dall'inferno, entro questi confini con voce di monarca griderà "Sterminio", e scioglierà i mastini della guerra, così che questa infame impresa ammorberà la terra col puzzo delle carogne umane gementi per la sepoltura.

  3. #3
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    Re: Cefalonia, sparsi sui fondali i resti dei nostri soldati.

    Grazie della segnalazione.
    Una triste pagina quella di Cefalonia e spero si possa dare degna sepoltura a quei nostri soldati.
    Per quanto riguarda la "notizia" riferita al quel fatto del 1950, sinceramente mi sembra alquanto improbabile.
    luciano

  4. #4
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    Re: Cefalonia, sparsi sui fondali i resti dei nostri soldati.

    Grazie per la segnalazione e speriamo che venga fatta luce su questa storia...
    Franz
    scavare è bello!
    E’ un mondo difficile: vita intensa, felicità a momenti e futuro incerto...

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