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Discussione: Cenento armato,corazze e blindature. Ma chi era dentro?

  1. #11
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    Re: Cenento armato,corazze e blindature. Ma chi era dentro?

    Citazione Originariamente Scritto da Andrea58
    Seconda domanda, he he he credevate di salvarvi?
    Mi hanno cannoneggiato il bunker rovinandolo. Cosa si fà* a questo punto, lo si ripara. Come? Da ancora piena garanzia di tenuta dopo le riparazioni? Le cupole blindate le ho viste non riparate con ancora i segni della battaglia dato che erano monolitiche.
    Qui servono un medico ed un ingegnere come minimo.
    Purtroppo generalmente parlando la documentazione sugli effetti sul "materiale umano" che serviva in combattimento nelle fortificazioni, di ogni tipo e in ogni epoca, è scarsissima: agli alti comandi e agli ingegneri militari questo aspetto interessava relativamente poco, e poi si pretendeva e dava per scontata in ogni caso la resistenza eroica fino al supremo sacrificio a partire dal comandante del forte fino all'ultimo artigliere. Per quanto riguarda le riparazioni delle cupole e le coperture in cemento, nel caso meglio documentato della 1° g.m., quello dei forti austriaci degli altipiani, nel primo anno di guerra durante le giornate di bombardamento italiano tutto il personale si dava da fare nei momenti di pausa, soprattutto nottetempo, per cercare di riparare al meglio le coperture sconvolte dalle esplosioni, utilizzando gli stessi detriti per riempire i crateri, cementando tutto con sacchi di cemento che si cercava il più possibile di fare arrivare ai forti utilizzando soprattutto riservisti bosniaci della Landsturm (che ebbero elevatissime perdite proprio per questo loro impiego). Per le cupole corazzate, in vari casi colpite direttamente da proiettili di vario calibro, si continuavano ad utilizzare finchè resistevano, anche con delle belle e vistose incrinature; inoltre dopo i primi bombardamenti fu inviato appositamente sugli altopiani un tecnico della Skoda di Pilsen (produttrice delle cupole) con alcuni aiutanti, che si spostavano da un forte all'altro per cercare di ripararle al meglio, soprattutto per quanto riguarda i meccanismi di spostamento ed elevazione di cupole ed obici che erano i primi a guastarsi sotto le bombe. In alcuni casi, quando delle cupole vennero disintegrate da colpi da 305 centrati in pieno come al forte Verle (con le conseguenze immaginabili per gli artiglieri che vi erano presenti), si utilizzò in seguito per un certo periodo il pozzo scoperto con l'obice ora in barbetta che continuò a fare fuoco...

  2. #12
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    Re: Cenento armato,corazze e blindature. Ma chi era dentro?

    Perciò se ho capito bene la teoria dei forti era "a consumazione del personale e delle artiglierie". Non si hanno perciò casi di estese riparazioni per riutilizzo dei medesimi a parte quelle immediate finalizzate al proseguimento della resistenza.
    Homo homini lupus. Draco dormiens nunquam titillandus
    lo spirito di Cesare, vagante in cerca di vendetta, con al suo fianco Ate uscita infocata dall'inferno, entro questi confini con voce di monarca griderà "Sterminio", e scioglierà i mastini della guerra, così che questa infame impresa ammorberà la terra col puzzo delle carogne umane gementi per la sepoltura.

  3. #13
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    Re: Cenento armato,corazze e blindature. Ma chi era dentro?

    In Italia il distacco e proiezione di frammenti all'interno della postazione, anche in assenza di perforazione, era detta " menisco ".
    Intelligentemente, i (ricchi) Francesi cercarono di ovviare "coibentando" l'interno di certe postazioni con le lamiere...
    Un cordiale saluto!
    Vediamoci anche in Facebook, nel gruppo "Sardegna - Bunker Archeologia - Memoria e futuro."

  4. #14
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    Re: Cenento armato,corazze e blindature. Ma chi era dentro?

    Il problema delle corazzature che si sfaldavano dal lato interno,all'impatto di un proiettile risaliva già* alla seconda guerra mondiale nei nostri carri armati. Questo effetto era conseguenza delle carenze industriali dovute prima all'autarchia e poi alla guerra.

    Ma per poter avere una sia pur vaga idea di quel che sarebbe successo in combattimento ,se gli "arancioni" fossero venuti avanti,negli anni del dopoguerra,bisogna tener presente l'arma
    che era stata creata proprio per la distruzione di fortificazioni e il superamento di campi minati.
    Si tratta delle bombe FAE (Fuel Air Explosive) per gli Americani e "Vacuum bombe" per i Russi. questi ultimi le avevano già* nella seconda metà* degli anni '50.
    Il principio di funzionamento era semplice,essendo derivato dalle esplosioni che si verificano
    accidentalmente ,per esempio,nelle miniere di carbone, quando il pulviscolo di questo minerale raggiunge una concentrazione critica con l'ossigeno.
    Questi ordigni sfruttano l'accensione di sostanze organiche,sotto forma di polvere minuta o di aerosol,per generare deflagrazioni, cioè esplosioni a velocità* inferiore a quella del suono.
    Proprio quest'ultima caratteristica rende le bombe FAE più efficaci degli esplosivi ordinari nei
    confronti di fortificazioni,mezzi corazzati e campi minati.
    La deflagrazione determina la combustione dell'ossigeno in una vasta area ,determinando un
    vuoto al centro e conseguente onda di ritorno.
    All'atto pratico quete bombe erano costituite da un serbatoio contenente un idrocarburo molto volatile e da due cariche esplosive: la prima determinava la nube di liquido sotto forma
    di aerosol, la seconda faceva deflagrare la miscela.
    Gli effetti ,prima dell'onda di calore e ,poi dell'onda retrograda si manifestavano nelle postazioni
    d'arma comunicanti con l'esterno attraverso le feritoie,nei mezzi corazzati che,al momento,non
    avessero avuto gli sportelli perfettamente chiusi e sulle mine interrate.
    Chi era coinvolto subiva traumi interni,ustioni anche dei tessuti polmonari e,comunque inalava
    vapori fortemente tossici.
    Gli Americani si occuparono di queste armi parecchio dopo i Russi: Appena nei primi anni '60
    costruirono le prime bombe FAE,sotto la pressione della guerra in Viet Nam:
    Anche qui c'era il problema dei campi minati e delle gallerie dei Viet. Quest'ultimo problema non
    fu risolto a causa della grande estensione e dell'andamento estremamente complicato dei cunicoli. Come nei bunker, gli effetti si facevano sentire nelle zone direttamente comunicanti con l'esterno,ma più sotto no.
    Quello che trovo sconcertante è il fatto che nel 1970, queste armi,sicuramente note in alto
    loco anche da noi, non erano note a chi le avrebbe dovuto affrontare sul campo.
    Direi che la vicenda ,in caso di guerra, avrebbe assunto proprio aspetti d'arrosto.

  5. #15
    Utente registrato L'avatar di Andrea58
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    Re: Cenento armato,corazze e blindature. Ma chi era dentro?

    Le fae contro le fortificazioni non le avevo considerate, certo che l'umanità* da veramente il meglio di se nello scovare mezzi di distruzione.
    Homo homini lupus. Draco dormiens nunquam titillandus
    lo spirito di Cesare, vagante in cerca di vendetta, con al suo fianco Ate uscita infocata dall'inferno, entro questi confini con voce di monarca griderà "Sterminio", e scioglierà i mastini della guerra, così che questa infame impresa ammorberà la terra col puzzo delle carogne umane gementi per la sepoltura.

  6. #16
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    Re: Cenento armato,corazze e blindature. Ma chi era dentro?

    Veramente interessante la dascrizione del funzionamento della bomba in epoca cold war.
    In epoca Vallo Alpino successe che venne provato dalle parti col confine francese, un opera in combattimento coi risultati che vi ho gia detto.
    Costruttivamente è successo questo:
    data la mancanza di ferro il getto di calcestruzzo dei malloppi veniva gettato a strati. Gli strati in verticale si incastravano gli uni sugli altri attraverso incastri opportunamente preparati in fase d'armatura del getto.(Il menisco è questo)
    Lo spessore di metri quattro era indispensabile per respingere un attacco ai grossi calibri.
    La piastra MSF garantiva la tenacia della feritoia nel punto in cui essa è piu vulnerabile ovvero dove il cemento è poco.
    Nelle opere 15000 è stato previsto (ma poco eseguito causa i costi )il fosso detto diamante per raccogliere le macerie al fine di non ostruire la feritoia e respingere i guastatori.( le opere furono previste all impiego di lanciafiamme per la difesa soprastante)
    Per separare lo sforzo di energia derivante dagli impatti e dalle vibrazioni,il malloppo dalla galleria di collegamento, venivano interposte spesse lastre di piombo annegate nel cemento.
    le opere 15000 sono completamente indipendenti ed autonome nella parte vitale dell opera stessa se notate.
    Il combattimento prevedeva l'impego di maschera inividuale collegata al tubo di aerazione,ma questo lo sappiamo già*.
    Quello che non sappiamo è che il ventilatore non aveva abbastanza potenza ad espellere il fumo dai 75.27.
    Immaginiamo che il tiro per i primi tre tiri andava bene e poi?
    Un bel dubbio mi viene da una prova pratica: servire il pezzo correndo dalle riserve alla postazione con il proiettile in braccio.
    Provate gli scalini come alzata piedata e come larghezza del corridoio con le luci a petrolio. UN VERO CASINO.
    Comunque la compagnia Genio Misto Gaf aveva il compito oltre di attivare le varie interruzioni, di fare i lavori necessari all opera.
    Vorrei dire che le opere erano concepite in maniera furba, poste a tirare su linee d'arresto attive o passive.
    Molto defilate al tiro, mimetizzate e ben custodite dal segreto rigido.
    Il loro compito era di arrestare la prima ondata d'attacco nemico al fine di completare e dare alle truppe mobilitate in necessario tempo di preparazione.
    DOVE VENNEROO IMPIEGATE LE NOSTRE OPERE FUNZIONARONO.
    HUBI HOSTESS IBI EST

  7. #17
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    Re: Cenento armato,corazze e blindature. Ma chi era dentro?

    Questa delle lastre di piombo non la sapevo ed in realtà* è una bella pensata, dal costo pure limitato se vogliamo.
    Homo homini lupus. Draco dormiens nunquam titillandus
    lo spirito di Cesare, vagante in cerca di vendetta, con al suo fianco Ate uscita infocata dall'inferno, entro questi confini con voce di monarca griderà "Sterminio", e scioglierà i mastini della guerra, così che questa infame impresa ammorberà la terra col puzzo delle carogne umane gementi per la sepoltura.

  8. #18
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    Re: Cenento armato,corazze e blindature. Ma chi era dentro?

    Citazione Originariamente Scritto da Andrea58
    Perciò se ho capito bene la teoria dei forti era "a consumazione del personale e delle artiglierie". Non si hanno perciò casi di estese riparazioni per riutilizzo dei medesimi a parte quelle immediate finalizzate al proseguimento della resistenza.
    Sì, il concetto era più o meno quello della consumazione nelle fasi in cui le opere erano investite dall'assalto nemico, va detto comunque che, sempre nel caso dei forti austriaci degli altopiani di Lavarone e Folgaria, dopo la cosidetta "strafexpedition", l'offensiva di primavera del 1916, quando con lo sbalzo in avanti del fronte i forti vennero a trovarsi al sicuro dai bombardamenti, fuori dalla gittata dei grossi calibri italiani, le estese riparazioni ci furono: in tutti i forti ad eccezione del Vezzena le coperture vennero integralmente restaurate, reintegrando le cupole distrutte/danneggiate, in vista di un possibile ritorno offensivo italiano, in realtà* le opere rimarranno sempre in retrovia dormienti fino ai primi di novembre 1918, quando alcune di loro spareranno contro le avanguardie inglesi avanzanti verso Trento.
    Per analogia, la cerchia dei forti di Verdun che è (immeritatamente, a mio modesto parere) ben più famosa a livello internazionale, non vide particolari restauri dopo la fine della grande offensiva germanica. Lo stesso si può dire dei forti austriaci di Przemysl sul fronte orientale.

  9. #19
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    Re: Cenento armato,corazze e blindature. Ma chi era dentro?

    Citazione Originariamente Scritto da Festungsartillerie
    Citazione Originariamente Scritto da Andrea58
    Perciò se ho capito bene la teoria dei forti era "a consumazione del personale e delle artiglierie". Non si hanno perciò casi di estese riparazioni per riutilizzo dei medesimi a parte quelle immediate finalizzate al proseguimento della resistenza.
    Sì, il concetto era più o meno quello della consumazione nelle fasi in cui le opere erano investite dall'assalto nemico, va detto comunque che, sempre nel caso dei forti austriaci degli altopiani di Lavarone e Folgaria, dopo la cosidetta "strafexpedition", l'offensiva di primavera del 1916, quando con lo sbalzo in avanti del fronte i forti vennero a trovarsi al sicuro dai bombardamenti, fuori dalla gittata dei grossi calibri italiani, le estese riparazioni ci furono: in tutti i forti ad eccezione del Vezzena le coperture vennero integralmente restaurate, reintegrando le cupole distrutte/danneggiate, in vista di un possibile ritorno offensivo italiano, in realtà* le opere rimarranno sempre in retrovia dormienti fino ai primi di novembre 1918, quando alcune di loro spareranno contro le avanguardie inglesi avanzanti verso Trento.
    Per analogia, la cerchia dei forti di Verdun che è (immeritatamente, a mio modesto parere) ben più famosa a livello internazionale, non vide particolari restauri dopo la fine della grande offensiva germanica. Lo stesso si può dire dei forti austriaci di Przemysl sul fronte orientale.
    Sai se per caso vennero migliorate, dato che non avevano resisitito, oppure ne furono installate di uguali alle precedenti?
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    lo spirito di Cesare, vagante in cerca di vendetta, con al suo fianco Ate uscita infocata dall'inferno, entro questi confini con voce di monarca griderà "Sterminio", e scioglierà i mastini della guerra, così che questa infame impresa ammorberà la terra col puzzo delle carogne umane gementi per la sepoltura.

  10. #20
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    Re: Cenento armato,corazze e blindature. Ma chi era dentro?

    Citazione Originariamente Scritto da Andrea58
    Sai se per caso vennero migliorate, dato che non avevano resisitito, oppure ne furono installate di uguali alle precedenti?
    Fondamentalmente si cercò di ripristinare tutto secondo i progetti originari; in alcuni casi comunque sembra che lo spessore della copertura di cemento venne aumentata, almeno in alcune parti che si erano dimostrate troppo vulnerabili. Quello che, a mio parere, merita di essere sottolineato, è che l'esperienza della guerra dei forti del 1915-16 da parte austriaca fu considerata un pieno successo, dato che le fortezze avevano assolto perfettamente al loro compito, sia pure a caro prezzo da parte di chi ci aveva combattuto dentro per un anno. Per cui, in controtendenza con quello che avvenne da parte italiana ma anche francese, non ci furono il disarmo totale e l'abbandono delle opere.

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