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Discussione: Cobra Vs 3a Flotta

  1. #1
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    Cobra Vs 3a Flotta

    Un episodio lungamente ignorato della 2a Guerra Mondiale.

    La 3a Flotta al comando dell`ammiraglio William F. Halsey, lasciò l`11 dicembre 1944 la base di Uliti, un atollo delle Caroline occidentali.
    Aveva il compito di portarsi nelle acque di Lucon per distruggervi le basi dei kamikaze giapponesi.
    L`operazione rientrava in quella più vasta in appoggio a MacArthur, per la conquista delle filippine.
    La 3a Flotta era costituita di portaerei, corazzate, incrociatori e cacciatorpediniere.

    William F. Halsey, comandante della 3a Flotta, nel 1942 era stato decorato con la medaglia al valore "Distinguished Service", nel 1944 fu sottoposto ad inchiesta come responsabile delle perdite e danni subiti dalle navi che comandava
    [attachment=4:z3v8ltvy]halsey.jpg[/attachment:z3v8ltvy]

    Il 13 dicembre le navi si rifornirono in mare dalle unità* del Task Group 30.8, una grossa squadra di navi logistiche in grado di fornire alle unità* combattenti, combustibili, aerei, armi, pezzi di ricambio e qualunque cosa si rendesse necessaria durante una lunga permanenza in mare.
    Terminato il rifornimento, Halsey fissò alla sua flotta logistica, un altro appuntamento per 4 giorni dopo, in un punto 450 miglia a est di Lucon.
    Il 14 dicembre cominciò il previsto attacco.
    Gli aerei che decollavano dalle portaerei, martellavano gli aeroporti di Lucon da dove partivano la maggior parte dei kamikaze.
    In tre giorni di combattimenti gli americani distrussero 270 aerei avversari.
    Il 16 dicembre, terminata la prima fase dell`operazione, Halsey ordinò di mettere rotta a est, per incontrarsi con le navi del Task Group 30.8, per effettuare i rifornimenti.
    Gli accordi con MacArthur prevedevano di riprendere gli attacchi contro Lucon il 19 dicembre.
    Il tempo era cattivo e peggiorava, il cielo era coperto e il mare mosso, un vento freddo investiva le navi.
    Il rifornimento, cominciato la mattina del 17 si rivelava molto difficile e per certe navi addirittura impossibile.
    Il mare impediva a molti cacciatorpediniere di avvicinarsi alla nave rifornitrice e, a quelli che riuscivano a collegarsi, cavi e manichette si rompevano con facilità*.
    Sulle grandi navi, gli ufficiali addetti al servizio meteorologico consultavano continuamente le carte del tempo e gli strumenti.
    Si poteva stabilire una depressione su tutto il lato orientale della flotta e una tempesta che da sud-est, marciava verso di loro.
    Pensavano a una delle solite tempeste tropicali e consigliavano di spostarsi dalla zona e di tentare il rifornimento il giorno dopo.
    Nessuno sospettava l`arrivo di un tifone di eccezionale violenza.
    Verso le 13, Halsey ordinò di sospendere il rifornimento e di prendere una rotta a nord-ovest per un nuovo appuntamento per il giorno dopo, in una zona al riparo dalla bufera.

    Incrociatore fotografato da una petroliera del Task Group 30.8
    [attachment=3:z3v8ltvy]manichette.jpg[/attachment:z3v8ltvy]

    Ma dove era il centro della tempesta??
    Gli addetti al servizio meteorologico non riuscivano a trovarlo.
    Giungevano messaggi dai comandi superiori, alcuni criticavano la nuova zona scelta per il rifornimento, prevedendo che si sarebbe trovata sulla traiettoria della tempesta.
    Halsey fissò allora un altro incontro più a sud, anche se pericolosamente vicino ad alcune basi giapponesi.
    Il tempo volgeva decisamente al peggio.
    Le squadriglie di aerei in volo di pattugliamento antisom, furono richiamate e rientrarono non senza difficoltà* sulle portaerei.
    Il vento si era fatto così forte, che gli ultimi due velivoli non riuscirono ad appontare.
    Si diede l`ordine di buttarsi in mare con il paracadute, mentre due cacciatorpediniere si staccavano dalla formazione e andavano a raccoglierli.
    Fu cambiato ancora il punto d`incontro, nel tentativo di trovare una zona più tranquilla.
    Ma, ancora tutti credevano, di trovarsi alle prese con una tempesta tropicale.
    Il tifone che verrà* poi chiamato "Cobra", si avvicinava ad elevata velocità*.
    Gli operatori radar, che ogni tanto aumentavano la portata dei loro apparecchi, cominciarono a vedere sugli schermi strane forme.
    Si formavano sulla distanza di 60 miglia, figure fantastiche come se gli strumenti funzionassero male.
    Il radar era ai suoi primi anni e gli operatori non erano addestrati a riconoscere i fenomeni del tempo.
    Fra le 3 e le 4 del mattino, il capitano di fregata George F. Kosco che dirigeva il servizio meteorologico ed era imbarcato sulla nave ammiraglia di Halsey, si convinse di trovarsi di fronte a un tifone.
    Fu svegliato Halsey, che dopo essersi consultato decise di far rotta sud e di annullare l`appuntamento con le navi logistiche, bisognava al più presto allontanarsi dalla tempesta.
    Informò MacArthur che la 3a Flotta non era più in grado di effettuare gli attacchi previsti per il 19 dicembre.
    Alle 10 il barometro precipitò.
    Il vento si era fatto fortissimo, il mare era schiumoso e pioveva a dirotto.
    La visibilità* andò calando e su certe navi, dal centro, non si vedeva più la propria prora o la poppa.
    Il rollio e la forza del vento facevano inclinare le imbarcazioni in modo impressionante, con sbandamento sempre più critico.
    Dai ventilatori, l`acqua entrava a torrenti nei locali sottostanti.
    Come ha scritto lo stesso Halsey, le onde erano alte venti metri.
    Le grandi navi erano sbattute dalla furia degli elementi come fossero barchette, ma erano le portaerei leggere e i cacciatorpediniere a soffrire di più.
    Qualcuno di questi (si raccontò dopo), scendendo dall`onda si trovò quasi in posizione verticale.
    La flotta americano attraversò quell`inferno fra le 10 e le 14 del 18 dicembre, cioè passò in quelle ore vicino al centro del tifone.
    Sulla portaerei leggera Cowpens, i guai cominciarono quando uno degli aerei che si trovava sul ponte, ruppe i cavi che lo tenevano e prese fuoco, fortunatamente poco dopo precipitò in mare.
    Intanto, altri aerei venivano strappati dai loro cavi e cominciavano a girare disordinatamente per il ponte incendiandosi e gli uomini avevano un bel da fare per tentare di spegnere le fiamme e di trattenere gli aerei impazziti, il rollio era così forte che non si riusciva a stare in piedi.
    Grandi ondate salivano a bordo e una di esse portò via il capitano di corvetta Robert Prince dell`aviazione navale.
    Dal ponte i velivoli volavano in mare.
    In una stiva si liberarono anche due bombe d`aereo da 1.00 chili l`una e mentre alcuni uomini cercavano coraggiosamente di rimetterle a posto, gli altri sentivano con terrore i due ordigni sbattere con violenza contro le paratie.
    Sul ponte, anche per la pioggia fittissima, la visibilità* era zero.
    La nave non poteva più mantenere la rotta assegnata e fu autorizzata a lasciarla e prendere una rotta più conveniente.
    Ma le cose non andavano meglio sulla San Jacinto, portaerei della stessa classe della Cowpens.
    Malgrado che il suo comandante Michael H. Kernolde, avesse preso per tempo ogni possibile precauzione, ben presto l`hangar si trasformò in una bolgia infernale, dove aerei, motori di ricambio, trattori, materiali di ogni specie, si spostavano da una parte all`altra cozzando fra di loro e rendendo impossibile a chiunque di entrare nel locale.
    Sul ponte, uno strato di olio e benzina scorreva dappertutto.
    I numerosi incendi che scoppiavano da ogni parte, raggiungevano le postazioni delle mitragliere facendo esplodere le munizioni.
    Sulla portaerei Altamaha, comandata da A.G. Onley, il vento soffiava al traverso a 100 nodi.
    Una pesantissima gru che si trovava nell`hangar, ruppe i cavi d`acciaio che la trattenevano e cominciò a girare, distruggendo gli aerei e gli automezzi che aveva intorno.
    Ci volle più di un`ora per fermarla.
    Anche su ponte di volo molti velivoli si liberarono dei cavi e prima di precipitare in mare, girarono disordinatamente fracassando quello che incontravano.
    Danneggiarono gravemente tutti i cannoni del lato dritto.
    Gli aerei invece che rimanevano ancorati, venivano distrutti dal vento.
    Le ali si rompevano e volavano via come fuscelli, mentre le fusoliere si spaccavano.
    Le eliche si mettevano a girare vorticosamente, poi il vento le strappava e le buttava in mare.
    La portaerei perdette 43 velivoli su 65 che aveva imbarcati.

    La portaerei leggera Langley, naviga fortemente inclinata durante il tifone
    [attachment=2:z3v8ltvy]portaer.jpg[/attachment:z3v8ltvy]

    Anche sui cacciatorpediniere, le cose non andavano bene.
    Con mare di poppa, come capitò di frequente quel giorno, venivano sollevati e poi lasciati cadere come giocattoli.
    La nave che seguiva, vedeva spesso quella davanti alzarsi al punto che eliche e timone emergevano completamente.
    Verso le 11, il cacciatorpediniere Aylwin si inclinò di 70 gradi e non riusciva a tenere una prora qualsiasi.
    L`acqua che entrava a fiumi, provocava cortocircuiti agli impianti elettrici che sviluppavano incendi.
    L`avaria alla dinamo mise fuori uso radio e radiotelefono.
    I marinai che tentavano di riparare i guasti, lavoravano immersi nell`acqua sino al ginocchio.
    Nei locali macchine il caldo era insopportabile.
    Dai ventilatori non entrava aria, ma acqua di mare, che a contatto con le lamiere infuocate vaporizzava, trasformando i locali in "bagno turco" e molti uomini svenivano.
    Dal ponte di comando un`ondata spazzò via un ufficiale e un sottufficiale, non c`era neanche da pensare a cercarli.
    Anche il cacciatorpediniere Dewey, segnalò di non essere in grado di mantenere la rotta.
    Per aumentare la stabilità* il suo comandante Charles A. Calhoun, fece riempire le tanche vuote con acqua di mare e sgomberare dal ponte tutto quello che poteva essere rimosso.
    La nave rollava fortemente, il barometro fu visto scendere a 70, fatto che stupiva i marinai più sperimentati.
    Tutti i vetri della plancia coperta erano andati in frantumi e l`acqua e il vento vi penetravano con violenza.
    Anche i locali sottoponte erano allagati.
    Ad un tratto gli uomini videro con terrore che il vento strappava uno dei fumaioli e lo buttava in acqua, bisognava spegnere la caldaia corrispondente che altrimenti, venendo in contatto con l`acqua di mare fredda sarebbe esplosa.
    Si accorsero comunque, che questo fatto salvava la nave, infatti il fumaiolo opponeva al vento una notevole resistenza e quindi sparito l`ostacolo, la nave riacquistò quel tanto di stabilità* sufficiente per cavarsela.
    Il cacciatorpediniere Hull, era spazzato da raffiche di vento che raggiunsero i 110 nodi.
    Il rollio raggiunse presto i 70 gradi, mentre la nave scalava autentiche montagne d`acqua.
    Il comandante James A. Marks, capì che una delle prossime rollate sarebbe stata fatale, fece quindi indossare agli uomini i giubbotti di salvataggio e li radunò tutti sul ponte più alto, con le zattere gonfiabili a portata di mano.
    Quando la nave che continuava ad imbarcare acqua cominciò ad affondare, ordinò l`abbandono.
    La gente dello Hull si buttò in mare e molti riuscirono a salire sulle zattere o ad aggrapparvisi.
    Non andò meglio al cacciatorpediniere Monagham, anche qui il suo capitano Floyd B. Garrett, ricorse all`espediente di riempire le tanche, ma le pompe aspiravano più aria che acqua e presto si bloccarono.
    La dinamo e tutte le apparecchiature necessarie alla navigazione, in breve tempo andarono fuori servizio.
    In balia del tifone veniva sbattuta senza poter governare, la nave non riusciva a resistere alla furia degli elementi.
    Sembra, come poi fu raccontato, che si ruppero alcune coste dello scavo e il ponte si incrinò.
    Alla fine un`ondata più violenta delle altre la capovolse e soltanto 13 uomini riuscirono a salvarsi su una zattera.
    Il cacciatorpediniere Spence, comandante James P. Andrea, non era riuscito qualche giorno prima a fare rifornimento, quindi si trovava ad avere pochissimo carburante e fu necessario spegnere una caldaia per ridurre il consumo.
    Lo Spence, si trovò fra due ondate gigantesche, che riversandosi sulla nave la danneggiarono.
    Non poteva più governare e poco dopo non riuscì ad alzarsi da una rollata di 75 gradi e si coricò sul fianco.
    La maggior parte dei marinai rimase a bordo e affondarono con la nave, alcuni riuscirono a saltare in mare e ad aggrapparsi a delle zattere.

    Un cacciatorpediniere sommerso dalle ondate
    [attachment=1:z3v8ltvy]caccia.jpg[/attachment:z3v8ltvy]

    Quando scese la notte su quel giorno che molti lo considerarono il più lungo della loro vita, l`ammiraglio Halsey cercò di raccogliere la sua flotta.
    Tutte le grandi navi fecero sapere dove si trovavano, ma alcune unità* minori, malgrado chiamate con insistenza, tacevano.
    Halsey diede l`ordine di vigilare con estrema attenzione per vedere se si trovavano naufraghi.
    Il cacciatorpediniere Tabberer, comandante Herry Lee Page, raccolse il primo superstite dello Hull e subito si mise per suo conto alla ricerca degli altri.
    Manovrando con grandissima abilità* per avvicinarsi ai naufraghi, riuscì a salvarne molti.
    Le condizioni del mare, rendevano le manovre molto difficoltose e da lontano non si capiva mai bene se quello che si vedeva era un naufrago o la cresta spumosa di un`onda.
    Il Tabberer era addestrato ai salvataggi, perché navigando spesso dietro le portaerei aveva più volte raccolto piloti caduti in mare, quindi, impiegando tutte le sue risorse per condurre le difficili manovre, si metteva di traverso fra il vento e il naufrago e veniva così spinta verso l`uomo in mare, se questo non era in grado di prendere il cavo che gli veniva lanciato, i migliori nuotatori saltavano in acqua e andavano ad imbracare lo sfortunato.
    Sulla nave intanto altri si preparavano a raccoglierli, altri ancora armati di fucili, vigilavano che non si avvicinassero i pescecani.
    Aveva tutti i riflettori accesi, nessuno pensava più ai giapponesi e continuando le ricerche per tutto il giorno 19, la notte seguente e la mattina del 20, il cacciatorpediniere recuperò in totale 41 naufraghi dello Hull e 14 dello Spence.
    Intanto l`ammiraglio Halsey, organizzò una vasta ricerca con le altre navi, furono così salvati altri uomini dello Hull e dello Spence e i soli 6 superstiti del Monagham.
    In complesso furono salvati una ottantina di marinai.
    Il tempo continuava a mantenersi cattivo e Halsey fu costretto a rimandare il bombardamento di Lucon previsto per il 21 e ne avvertì MacArthur .
    Il bilancio del tifone "Cobra" fu pesante: 3 cacciatorpediniere affondate, 1 incrociatore, 5 portaerei, altri 3 cacciatorpediniere gravemente danneggiati, più un`altra ventina di navi che avevano subito danni seri.
    Si erano perduti 146 aerei, ma la cosa più dolorosa fu le perdite umane, 790 ufficiali e marinai erano scomparsi, 80 erano rimasti feriti, sembrava il bilancio di una grossa battaglia.
    Senza dubbio, gli sforzi fatti dai comandanti per mantenere la formazione e la velocità* di guerra, avevano aumentato le proporzioni del disastro.
    L`ammiraglio Halsey aveva sperato sino all`ultimo di poter effettuare il rifornimento e poi l`azione contro Lucon e di conseguenza aveva dato troppo tardi l`ordine di sospendere tutto e di fuggire la tempesta.
    Fu subito formata una commissione d`inchiesta e la Marina lo ritenne responsabile delle perdite e dei danni subiti dalla 3a Flotta durante l`attraversamento del tifone "Cobra"
    A parziale giustificazione, la commissione riconobbe però che il tutto era stato causato dalla lodevole intenzione di condurre presto e bene le operazioni militari.
    Anche il comandante in capo delle operazioni navali, Ernest J. King , fu dello stesso avviso e aggiunse da parte sua che le informazioni meteorologiche erano state insufficienti e non potevano far prevedere in tempo, la violenza che la natura avrebbe scatenato.

    Ernest J. King in poltrona
    [attachment=0:z3v8ltvy]comm.jpg[/attachment:z3v8ltvy]

    fine fonte cartaceo cocis49
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    luciano

  2. #2
    Utente registrato L'avatar di silent brother
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    Re: Cobra Vs 3a Flotta

    La natura non ha e non conosce alleati. Non conoscevo questa storia, grazie Cocis! Bel lavoro
    DANIELE
    "Ad unum pro civibus vigilantes"

  3. #3
    Utente registrato L'avatar di kanister
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    Re: Cobra Vs 3a Flotta

    Ciao, sbaglio se dico che questo tifone e tutti i danni ad esso connessi furono presi quale base per la storia del libro prima e dopo del famoso film "L'ammutinamento del Caine"?
    Non vediamo la storia per come è ma per come siamo.

  4. #4
    Utente registrato L'avatar di leon1949
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    Re: Cobra Vs 3a Flotta

    anche in questo caso la natura ha sconbussolato i piani degli strateghi ottima relazione grazie

  5. #5
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    Re: Cobra Vs 3a Flotta

    ... molto molto interessante.....
    cerco e scambio wehrpass linea Gotica adriatica

  6. #6
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    Re: Cobra Vs 3a Flotta

    Citazione Originariamente Scritto da silent brother
    La natura non ha e non conosce alleati. Non conoscevo questa storia, grazie Cocis! Bel lavoro
    Mai commento fu più azzeccato.....Lucianone, continua a stupirci

  7. #7
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    Re: Cobra Vs 3a Flotta

    Luciano, complimenti e grazie per questa storia per me sconosciuta, ma ben raccontata. Di sicuro i superstiti non lo avranno dimenticato mai.
    ... Oh si, credo che l'inferno di Satana sia nulla di fronte alla lotta sostenuta nella piana di Gela!
    T.Col. Dante Ugo Leonardi 34° rgt ftr Livorno[left:3plznhey][/left:3plznhey]

  8. #8
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    Re: Cobra Vs 3a Flotta

    Mi fa piacere che abbiate apprezzato questa storia per molti versi poco conosciuta.
    Si, la forza della natura, è e sarà*, sempre assolutamente più forte.
    x Kanister non saprei dirti.
    luciano

  9. #9
    Utente registrato L'avatar di kanister
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    Re: Cobra Vs 3a Flotta

    Ciao Cocis, mi era venuto il dubbio e sono andato a controllare.
    In effetti forse non fu quell'uragano ad ispirare l'autore del libro ma un'altro, in quanto l'episodio viene ambientato poco prima dello sbarco di Okinawa, quindi circa tre mesi dopo.
    Trattandosi di un romanzo però può anche essere che l'ispirazione sia venuta anche dai fatti che ci hai raccontato.
    Non vediamo la storia per come è ma per come siamo.

  10. #10
    Utente registrato L'avatar di Andrea58
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    Re: Cobra Vs 3a Flotta

    Molto interessante ed a me sconosciuto questo episodio.
    Homo homini lupus. Draco dormiens nunquam titillandus
    lo spirito di Cesare, vagante in cerca di vendetta, con al suo fianco Ate uscita infocata dall'inferno, entro questi confini con voce di monarca griderà "Sterminio", e scioglierà i mastini della guerra, così che questa infame impresa ammorberà la terra col puzzo delle carogne umane gementi per la sepoltura.

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