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Discussione: COMPAGNI A 4 ZAMPE

  1. #41
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    Re: COMPAGNI A 4 ZAMPE

    Inaugurazione avvenuta, purtroppo poca gente, quattro cani....
    Comincio un sacco di cose e non ne finisco nes

  2. #42
    Utente registrato L'avatar di tonle
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    Re: COMPAGNI A 4 ZAMPE

    sempre per rimanere in tema "canino" segnalo l'uscita di questo libro di Furukawa appena uscito per Sellerio:

    Il secolo breve è una lunga vita da cani
    Furukawa Ideo “Belka” Sellerio pp. 442, € 16

    Il rocambolesco romanzo del giapponese Furukawa: guerre, rivoluzioni, ideali e viaggi spaziali del ’900 visti attraverso gli occhi di una stirpe canina.
    In principio ci sono Katsu, Seiyu, Explosion e Kita, tre pastori tedeschi e un hokkaido (razza canina del Nord del Giappone). Quattro cani da combattimento che, nel giugno 1942, fanno parte di un contingente dell’esercito giapponese che ha occupato due isole delle Aleutine, in territorio americano.


    Immediata è la reazione: su un’isola 2.500 giapponesi vengono massacrati, sull’altra i bombardamenti costringono i superstiti all’evacuazione. Ma i cani sono lasciati là. Allo sbarco dei marines, Katsu ne trascina alcuni sulle mine e si immola. Cane kamikaze. Explosion, femmina, e Seiyu, maschio, si accoppiano e, dopo nove settimane, nascono nove cuccioli. Cinque sopravvivono. Ha inizio la stirpe dei cani utilizzati nei conflitti della seconda metà del XX secolo e sparsi in ogni angolo della terra e non solo, con cucciolate sempre numerose, quattro, sette, undici.


    A raccontarla è lo scrittore giapponese Furukawa nel bel romanzo Belka, che Gianluca Coci ha tradotto per Sellerio, primo libro in italiano. La narrazione procede a capitoli alterni su due registri. Uno ha la cadenza di una ballata epica scandita dall’uso intermittente della seconda persona: «Cani, miei cari cani. Dove siete finiti?», «Belka, perché non abbai?» (titolo originale). L’altro è un noir duro e violento: le mafie (russa, cecena, giapponese, triade cinese) sono in lotta perenne. Al di sopra di tutto c’è la Storia. Ai due conflitti mondiali seguono cinquant’anni di guerre «locali»: Corea, Vietnam, Afghanistan.

    Una lunga carrellata nei pluriennali pantani segnati da immani tragedie per Onu, Usa, Urss. I due filoni, raccontati con forza affabulatrice straordinaria e con una visione globale sull’intero mondo terracqueo, confluiscono in un finale cruento e pirotecnico.

    Due blocchi si contrappongono, uno capitalista, l’altro comunista. Alla guerra fredda si affianca la rivalità nella conquista dello spazio. I riferimenti storici sono trattati con disinvoltura. I non facili rapporti tra le due potenze, l’attrito stridente tra le due ideologie e le diplomazie per mantenere il precario equilibrio erano più complicati, ma le riflessioni di Furukawa sono credibili, convincenti. Non manca l’umorismo, che, anzi, potenzia la carica espressiva.

    Intanto le generazioni dei cani combattenti si moltiplicano. Kita, in testa alla muta dei cani da slitta sulla Grande Via dell’Alaska innevata, è anche uno stallone ricercato per figliare autentici purosangue; anche Bad News, unico figlio di Seiyu rimasto, è un cane da monta; Ice, husky siberiano di sangue misto, che ha corso la Maratona del Minnesota, è diventata leader di cani lupo selvaggi in scorrerie. Niente capita per caso. E’ il destino a decidere, o meglio la legge del karma. Si pensa a Il richiamo della foresta e a Zanna-Bianca di Jack London. In Furukawa il «richiamo», per Ice, è l’indole combattiva e la forza belluina dei progenitori, più tardi, per Good Night, sarà l’odore della guerra. A distanza di tempo, Il 3 novembre 1957, 3.733 cani da Kita e 2.928 da Bad News guardano rapiti la volta celeste dove, nell’oblò dello Sputnik 2, si affaccia la cagnetta Laika. Anche loro testimoni di un evento epocale che supera i blocchi contrapposti.

    Quando, anni dopo, sul tetto di un alto edificio di stampo sovietico, appare Belka, austero, nobile, autoritario, si è a un terzo del libro e il meglio deve ancora venire. Vicende e situazioni vengono spesso lasciate in sospeso, per chiudersi a incastro nei capitoli successivi.

    Sull’altro piano, nel cuore della Siberia, c’è chi trama nell’ombra. Un ufficiale maggiore, irriducibile fanatico della rivoluzione chiamato l’Arcivescovo, dirige l’Unità S, un’emanazione del Kgb con incarichi occulti e Top Secret. In una sperduta e vuota «città della morte», comanda un’armata canina che alleva e addestra. Le pagine in cui i cani apprendono le tecniche di assalto, imboscata, incendio, sono da antologia. Come lo sono le pagine dal ritmo frenetico e travolgente dedicate al Vietnam, dove i cani soldato individuano e ripuliscono le gallerie e i cunicoli scavati dai Vietcong sotto terra.

    In parallelo l’Arcivescovo manovra affinché le varie organizzazioni criminali (traffico di droga, armi, auto rubate, lavoratori clandestini, prostitute) si neutralizzino a vicenda e senza esclusione di colpi. Nella chiusa, di tutto, di più. Affascinante epopea canina, Belka, oltre che essere una novità, è una vera sorpresa. Tonle
    "se dan da bere al soldato, è per fregarlo o perchè è già spacciato ..." (Arturo Pérez Reverte, Il ponte degli assassini)

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