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Risultati da 11 a 20 di 45

Discussione: Comunicazioni nella Grande Guerra

  1. #11
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    Ciao dimonios sono io che ho fatto un pò di casino perchè in effetti già* nel dirlo mi sembrava un pò una ca.....ta, certamente al milite era permesso scrivere.
    Si ritengo più coerente quanto da te detto.
    [ciao2]
    luciano

  2. #12
    Moderatore L'avatar di Paolo Marzetti
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    Spettacolare è dire poco!! Complimenti !La Telecom dovrebbe pagarti l'articolo !!!
    Ma ora hanno altri problemi...[ciao2]PaoloM

  3. #13
    Moderatore L'avatar di serpico
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    Bellissimo topic e bellissimi oggeti,direi in condizioni quasi incredibili.Complimenti
    VEDO TUTTO, OSSERVO MOLTO, DISSIMULO POCO!

  4. #14
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    ciao, che dire? materiale da museo e spiegazione da monografia, la tua fama e ben confermata!
    continua così!!!!
    Novara fa da se'

  5. #15
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    Me lo sono gustato pian pianino questo bel servizio,pezzo per pezzo,foto per foto.Veramente coplimenti,per tutto quello che hai fatto vedere e tutto quello che ci hai dato modo di imparare.

  6. #16
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    Salve,
    grazie a tutti per i complimenti[]

    Saluti
    Dimonios

  7. #17
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    Dunque: il 3° Reggimento Genio viene costituito in Firenze il 1° novembre 1883 con il concorso del 1° e del 2° Reggimento Genio, che cedono ciascuno 3 compagnie telegrafisti, 2 compagnie zappatori e 1 compagnia treno.
    Il 3° Reggimento Genio nell`anno 1895 cambia denominazione in 3° Reggimento Genio Telegrafisti, ed è formato da uno Stato Maggiore, quattro brigate zappatori-telegrafisti e una brigata specialisti, distaccata a Roma dal novembre 1894, tre compagnie treno e deposito.
    La Brigata Specialisti si costituisce in unità* autonoma nel 1909.
    Le brigate cambiano denominazioni in battaglioni nell`anno 1910, pertanto il nuovo ordinamento dell'Esercito del 1910, porta il genio a disporre di 6 reggimenti: 2 di zappatori, 1 di telegrafisti, 1 di pontieri, 1 di minatori, 1 di ferrovieri ed 1 battaglione specialisti.
    Con lo scoppio della prima guerra mondiale, il reggimento mobilita 24 compagnie telegrafisti, 5 compagnie di milizia mobile e 1 compagnia treno. Guglielmo Marconi, arruolatosi volontario, combatte come Ufficiale del 3° Reggimento Genio Telegrafisti.
    Come ben descritto da Dimonios in questo clima di guerra la necessità* di poter usare strumenti che permettessero ad unità* e comandi di comunicare con immediatezza tra di loro, divenne sempre più pressante e perciò accanto ai più vecchi sistemi di segnalazione visiva si utilizzarono i metodi di comunicazione innovativi come la telegrafia, e la telefonia.
    In effetti il telegrafo di convisse per un po` con la soluzione telefonica da campo, vedi le postazioni miste telegrafiche-telefoniche ben descritte e documentate da Dimonios, poi invece più avanti nel conflitto assunse pian piano un ruolo primario.
    La necessità* di doversi muovere continuamente nelle trincee, per avanzare ed arretrare, per ripararsi dalle bombe, dai gas e dai lanciafiamme, costrinsero ove e quando possibile ad abbandonare la comunicazione telegrafica utilizzando i più duttili sistemi di telefonia, il telefono da campo poteva infatti fornire una notevole praticità* e velocità* d'uso e rapidità* dei contatti, fondamentale agli spostamenti logistici ed alla risoluzione di contingenti necessità* militari ed esecuzioni di ordini.
    Durante tutto il conflitto l`arma del genio mobilita numerosissimi reparti, e conseguentemente alle esigenze dettate dalla guerra di posizione e dall'uso di nuove e micidiali armi sorgono per contro nuove specialità* tattiche, come ad esempio: i lagunari, i fotoelettricisti, i radiotelegrafisti, gli aerostieri, i motoristi, i lanciagas, gli elettricisti, gli idrici, i pompieri, le guide fluviali, i manovratori, gli idraulici, le colombaie fisse e mobili.
    Nel 1917 viene stampato e distribuito ai telegrafisti un utilissimo ed approfondito manuale tecnico del bravo Radiotelegrafista intitolato: "ELEMENTI DI TELEGRAFIA SENZA FILO..
    Questo volume (disponibile a chi interessasse sul web in formato PdF) è un interessante trattato di radio-telegrafia, nel suo interno vi sono le spiegazioni minuziose su come realizzare una radio ricetrasmittente, come realizzare il tasto per la trasmissione della telegrafia, il microfono ancora non esisteva ed era quindi necessario comunicare con il codice!
    Al termine del conflitto il totale delle compagnie telegrafiste approntate risulteranno ben 68.
    Nel 1919. il reggimento viene sciolto e concorre alla formazione del 1° e del 2° Reggimento Radiotelegrafisti, in relazione al crescente impiego dei mezzi radiotelegrafici.
    A completamento della bella parte scritta da te Dimonios, mi permetto di aggiungere queste due foto, mi pare che fossero le tue postate da qualche parte, io me le ero salvate e spero che sarai d`accordo, magari le hai dimenticate (se non sono le tue proprio non ricordo dove posso averle prese, semmai toglietele!). Ciao.


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  8. #18
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    Come annunciato voglio contribuire anch`io a questo stupendo topic proposto da Dimonios condividendo con voi un ritrovamento per me eccezionale di qualche mese fa.
    Mi pareva di essere tornato indietro di trent`anni, quando allora era più facile fare incontri del genere, ...fui accompagnato da un amico a visitare un`immobile ed ecco, per lo stupore dei miei occhi, far capolino tra gli scaffali di una cantina affumicata e ragnatelosa, cosparsi di polvere e calcinacci, un vecchio cappello con visiera ed una giubba risalenti alla prima guerra mondiale.
    Questi autentici pezzi di storia, cimeli di un glorioso passato militare, sono scampati alla distruzione per pura casualità*, più volte il proprietario erede del combattente ha resistito alla tentazione di disfarsene per fare spazio in casa prima ed in cantina poi, questo per anni, fino alla casualità* del nostro incontro ed al passaggio di consegna.

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  9. #19
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    Ma entriamo subito nella parte storico scientifica per la descrizione di questi cimeli.
    Il clima di emergenza generato dall`inizio del conflitto e la conseguente scarsezza di vestiario bellico costrinse le fabbriche a fornire una maggior produzione di vestiario ed in tempi brevi, inducendole a doversi arrangiare per sopperire alla mancanza di materie prime.
    Per ottimizzare i tempi di lavorazione ed aumentare le forniture fu abbandonata la produzione del copricapo regolamentare dell`esercito, a tubo di panno grigio-verde in lana dotato di visiera e sottogola regolabile in cuoio verniciato grigioverde trattenuto da due bottoncini di frutto o carta compressa a 4 fori, conosciuto come modello 1909 che per la sua complessità* di lavorazione comportava tempi lunghi.
    Questo copricapo aveva inoltre il difetto di deformarsi così si cerco di ovviare all`inconveniente mediante l`applicazione di un sostegno all`interno (a volte un pezzetto di canna di bambù).
    Così per questi ed altri motivi fa la sua comparsa, appena prima dell`entrata in guerra dell`Italia, il classico copricapo italiano classificato come modello 1915, prodotto in feltro grigio verde e comunemente riconosciuto con la denominazione di "scodellino" od anche "cupolino della mobilitazione". Il mod.1915 fu perciò adottato dalle forze armate italiane allo scoppio della prima guerra mondiale e continuò ad essere prodotto fino alla fine del primo conflitto mondiale impiegando una tecnica di lavorazione del feltro pressato a vapore quasi identica a quella del cappello alpino, la visiera, ricoperta in tela cerata, ed il soggolo in cuoio (sempre trattenuto da due bottoncini di frutto o carta compressa a 4 fori) mantenevano la colorazione grigio-verde.
    Il cupolino in feltro era più robusto rispetto al m.909 in panno ed era meno soggetto alla deformazione, aveva la cupola tondeggiante provvista di due fori rivettati di aerazione per lato.
    L`esemplare fotografato con la sua giubba originale è proprio un raro cupolino della mobilitazione per sergente del genio telegrafisti.
    Una circolare del 9 aprile 1915 disponeva che i fregi ed i distintivi di grado al berretto di tutti gli ufficiali fossero realizzati in seta grigio verde su panno grigioverde chiaro, al posto dei precedenti in canottiglia in filo di color argento e oro, lasciando inalterati nel tondino i numeri e gli eventuali altri simboli.
    Poco dopo con la circolare n.257 del 13 aprile 1915 anche i fregi per i sottufficiali dovettero mutare.
    I cambiamenti dettati dalla guerra alle porte prevedevano che i fregi da berretto per i sergenti dell`arma di fanteria del tipo da truppa con numero e corona venissero ricamati in seta verde su fondo di panno grigioverde chiaro, in analogia a quanto già* previsto per quelli da ufficiale.
    L`ulteriore circolare n.3338 del Comando Supremo in data 10 settembre 1915 nel ribadire la necessità* di sostituire i vecchi fregi fa pensare che la precedente disposizione fosse stata disattesa o quantomeno attuata in ritardo.
    Da notare il particolare dello splendido fregio postato da sott`ufficiale del 3 reggimento genio telegrafisti, in ottemperanza alle direttive di guerra il fregio di questo cupolino è ricamato in filato di lana che alcuni definiscono "verde spento" e altri "verde marcio", su panno grigio-verde, questo particolare colore fu utilizzato dai sott`ufficiali per questioni di mimetismo bellico per non rendersi facilmente riconoscibili come tali dal nemico, come da disposizione del 13 aprile 1915 (circolare n.257) nella quale era appunto imposto anche ai sergenti l`utilizzo dei nuovi fregi in filato di lana al posto di quelli precedenti in filato metallico (canottiglia).
    Per certezza che la disposizione fosse attuata con immediatezza da tutte le armi, il Comando Supremo sollecitò la modifica dei fregi con la pubblicazione dell`ulteriore Circolare n 3338 del 10 settembre 1915.

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  10. #20
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    La giubba che accompagna il cupolino in questo busto reduce del 3 reggimento genio telegrafisti fa parte dell`uniforme classica da truppa in panno di lana modello 1909, per armi a piedi, alla quale il sottufficiale ha tolto gli spallini imbottiti, caratteristici "salsicciotti", sostituiti dalle controspalline in panno stesso colore (una è mancante), ed ha aggiunto le tasche per via della sua promozione a sergente.
    Questa giubba fu distribuita alla fanteria di linea, ai bersaglieri, agli alpini, all`artiglieria da costa, da fortezza,da montagna, al genio zappatori, telegrafisti, minatori e ferrovieri, ed era confezionata in panno pesante grigio-verde ampia e comoda.
    La giubba era ad un petto, chiusa da una fila di cinque bottoni di carta compressa o di frutto grigio-verde, nascosti dalla classica protezione sovrabottone.
    Il collo della giubba è del tipo in piedi, che noi oggi definiremmo alla coreana, con gli orli superiori di chiusure leggermente arrotondati. Sul colletto erano cucite le mostrine mod. 902, (di seta, panno o velluto, secondo l`arma o specialità*) queste del genio telegrafisti sono di velluto nero bordato di filo rosso.
    Sulle mostrine erano applicate le stellette in metallo nichelato a cinque punte, mediante un maschio filettato fissato posteriormente alle stesse bloccato da un dado tondo e sottile.
    Come anche ben visibile dalle foto, la giubba aveva cucito sulla manica sinistra, a circa la metà* tra spalla e polso il distintivo di specialità*, nel nostro caso da telegrafista scelto, ricamato in filo di lana verde spentosi panno grigio-verde analogamente a quello da berretto, che per motivi di mimetismo bellico nei sott`ufficiali sostituiva i precedenti in filo metallico di canottiglia.
    Le manopole dette anche paramano delle maniche finivano a punta, e sulle stesse erano cuciti i distintivi di grado, nel nostro caso i classici galloni da sergente modificati secondo le disposizioni del 1917 in filo nero su panno grigio-verde.
    Sul retro la giubba, era provvista di due spacchi sotto la vita che interrompevano le cuciture dei fianchi, ciò era stato studiato per lasciare maggiore libertà* di movimento al soldato, ed anche per consentire il passaggio del cinturino con l`equipaggiamento (in questo esemplare di giubba il sergentone ha cucito gli spacchi per adeguarla ad suo grado di sottufficiale). Agli spacchi erano cuciti due piccoli bottoni di fissaggio in carta compressa, o frutto.
    Come anche evidente dalle foto si può notare che la fodera interna della giubba era in tela di cotone basino grezzo, ed era provvista di due tasche aggiunte all`altezza del petto, in più una terza più piccola era posta in fondo alla schiena e serviva a conservare il pacchetto delle medicazioni.
    E`interessante notare che il colore di questa giubba si discosta un pochino dal classico panno grigio-verde italiano militare ante guerra, ricordo di aver letto da qualche parte che alcuni autori sostengono che la tonalità* di grigioverde in effetti variasse da fornitura a fornitura.
    Pare che le giubbe di colore variabile dal grigio al grigio-verde scuro, con una minima percentuale di verde, fossero quelle prodotte nel periodo prebellico; mentre quelle che scolorivano facilmente assumendo un colore verde-giallino, come questa del sergente telegrafista, fossero prodotte nel periodo 1917-18.
    Questa teoria fu imputata al fatto che i lanifici prima della guerra acquistavano dalla Germania il blu base per creare il bagno di colore che generava il grigio-verde, così durante la guerra (particolarmente sul finire) dovettero fare affidamento su forniture di blu nostrane autarchiche, che avevano il difetto di scolorirsi lasciando affiorare la componente gialla della tintura.

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