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Discussione: Considerazioni di un giornalista sulla guerra 40 - 43

  1. #1
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    Considerazioni di un giornalista sulla guerra 40 - 43

    Le poche righe del giornalista Vittorio Buttafava - che riporto tali e quali più sotto - risalgono alla metà degli anni ’70 e forse ai nostri occhi possono sembrare di mero buon senso, se non anodine e banali, ma bisogna tener presente che quando furono scritte, anche solo ricordare fatti storici legati alla cosidetta “guerra non sentita” era considerato da molti un male gravissimo, da curare a colpi di Hazet 36 o di P38, altro che revisionismo e memoria condivisa. Dunque il solo affrontare un argomento ritenuto tabù con argomentazioni ragionevoli e non provocatorie era indice di uno spirito libero. Ognuno è libero di giudicare il testo come meglio crede.


    Al centro di una lastra di marmo, in lettere di bronzo, si leggono queste parole: << A ricordo di quanti caddero in armi per il supremo ideale della Patria negli anni dal MCMXL al MCMXLV>>. Il latino non si studia più nelle scuole. Sono rimasti in pochi, ormai, a sapere che quelle strane lettere maiuscole indicano gli anni dal 1940 al 1945. Sono gli anni della <<guerra fascista>>. E’ meglio che nessuno capisca e ricordi; perfino i nomi dei morti, elencati sulle altre lapidi, qui devono restare ignoti. La gente passa via frettolosa. Nessuno può accorgersi che sto fissando quelle parole con gli occhi lucidi di dolore e di collera. Penso ai ragazzi del mio reggimento squarciati dalle bombe dei mortai greci sulle pendici fangose del monte Tepeleni, ai miei cento amici uccisi dal gelo, dal tifo e dalla mitraglia lungo la spaventosa ritirata nella steppa russa, al mio collega più caro fulminato nel ventre del suo carro armato sulla sabbia di El Alamein. Non sono morti per il fascismo né tanto meno per Mussolini. Non avevano voluto la guerra e non sapevano nulla degli intrighi della politica. Sono morti e basta. Eppure dovremmo vergognarci di loro, fingere che non siano esistiti, cancellare i loro nomi e rendere indecifrabile il tempo della loro morte? Guai se potessero rivivere: lo spettacolo della nostra vigliaccheria li ucciderebbe una seconda volta.

  2. #2
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    Parole sante che condivido in pieno. I morti sono tutti uguali e vanno onorati sempre e comunque.

  3. #3
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    Più che vigliaccheria, che è comunque un sentimento umano, parlerei di conformismo, un atteggiamento da cialtroni.
    Viva la Franza, viva la Spagna, basta che se magna..
    Comincio un sacco di cose e non ne finisco nes

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