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Discussione: Contro Operazione Foibe

  1. #11
    Comunque, visto che ti piace citare vicende di singoli...

    http://digilander.libero.it/lefoibe/tes ... .htm#norma

    "Norma Cossetto era una ragazza di 24 anni di S. Domenico di Visinada, laureanda in lettere e filosofia presso l'università* di Padova. In quel periodo girava in bicicletta per i comuni dell'Istria per preparare il materiale per la sua tesi di laurea, che aveva per titolo "L'Istria Rossa" (Terra rossa per la bauxite). Il 25 settembre 1943 un gruppo di partigiani irruppe in casa Cossetto razziando ogni cosa (espropriazione proletaria). Entrarono perfino nelle camere, sparando sopra i letti per spaventare le persone. Il giorno successivo prelevarono Norma. Venne condotta prima nella ex caserma dei Carabinieri di Visignano dove i capibanda si divertirono a tormentarla, promettendole libertà* e mansioni direttive, se avesse accettato di collaborare e di aggregarsi alle loro imprese. Al netto rifiuto, la rinchiusero nella ex caserma della Guardia di Finanza a Parenzo assieme ad altri parenti, conoscenti ed amici tra i quali Eugenio Cossetto, Antonio Posar, Antonio Ferrarin, Ada Riosa vedova Mechis in Sciortino, Maria Valenti, Urnberto Zotter ed altri, tutti di San Domenico, Castellier, Ghedda, Villanova e Parenzo. Dopo una sosta di un paio di giorni, vennero tutti trasferiti durante la notte e trasportati con un camion nella scuola di Antignana, dove Norma iniziò il suo vero martirio. Fissata ad un tavolo con alcune corde, venne violentata da diciassette aguzzini, ubriachi e esaltati, quindi gettata nuda nella foiba poco distante, sulla catasta degli altri cadaveri degli istriani. Una signora di Antignana che abitava di fronte, sentendo dal primo pomeriggio gemiti e lamenti, verso sera, appena buio, osò avvicinarsi alle imposte socchiuse. Vide la ragazza legata al tavolo e la udà*, distintamente, invocare la mamma e chiedere da bere per pietà*...

    Il 13 ottobre 1943 a S. Domenico ritornarono i tedeschi i quali, su richiesta di Licia, sorella di Norma, catturarono alcuni partigiani che raccontarono la sua tragica fine e quella di suo padre. Il 10 dicembre 1943 i Vigili del fuoco di Pola, al comando del maresciallo Harzarich, ricuperarono la sua salma: era caduta supina, nuda, con le braccia legate con il filo di ferro, su un cumulo di altri cadaveri aggrovigliati; aveva ambedue i seni pugnalati ed altre parti del corpo sfregiate. Emanuele Cossetto, che identificò la nipote Norma, riconobbe sul suo corpo varie ferite d'arme da taglio; altrettanto riscontrò sui cadaveri degli altri". Norma aveva le mani legate in avanti, mentre le altre vittime erano state legate dietro. Da prigionieri partigiani, presi in seguito da militari italiani istriani, si seppe che Norma, durante la prigionia venne violentata da molti. Un'altra deposizione aggiunge i seguenti particolari: "Cossetto Norma, rinchiusa da partigiani nella ex caserma dei Carabinieri di Antignana, fu fissata ad un tavolo con legature alle mani e ai piedi e violentata per tutta la notte da diciassette aguzzini. Venne poi gettata nella foiba".

    La salma di Norma fu composta nella piccola cappella mortuaria del cimitero di Castellerier. Dei suoi diciassette torturatori, sei furono arrestati e obbligati a passare l'ultima notte della loro vita nella cappella mortuaria del locale cimitero per vegliare la salma, composta al centro, alla luce tremolante di due ceri, nel fetore acre della decomposizione di quel corpo che essi avevano seviziato sessantasette giorni prima, nell'attesa angosciosa della morte certa. Soli, con la loro vittima, con il peso enorme dei loro rimorsi, tre impazzirono e all'alba caddero con gli altri, fucilati a colpi di mitra ..."



    - Il presidente Ciampi ha concesso l'onorificenza alla ragazza istriana barbaramente trucidata dai titini (22/12/2005).

    Roma. Un atto di giustizia e di onore per la memoria storica italiana è quello compiuto in questi giorni dal presidente Ciampi. Una medaglia d'oro al Merito civile è stata conferita alla memoria di Norma Cossetto, la giovane istriana di ventitrè anni che fu gettata nelle foibe dopo essere stata violentata e orribilmente seviziata dai partigiani di Tito. Ne dà* notizia il senatore di An Franco Servello, che ha ricevuto una lettera dalla Segreteria generale della PreÂ*sidenza della Repubblica. Nella motivazioÂ*ne all'onorificenza si legge: «Giovane stuÂ*dentessa istriana, catturata e imprigionata dai piartigiani slavi, veniva lungamente seviziata e violentata dai suoi carcerieri e poi barbaramente gettata in un foiba. Luminosa testimonianza di coraggio e di amor patrio». Le circostanze della morte della Cossetto ne hanno fatto da subito un figura-simboÂ*lo del martirio italiano delle terre adriatiche. Una richiesta per il conferimento della medaglia d'oro venne presentata alla Presidenza della Repubblica già* al tempo in cui al Quirinale sedeva Oscar Luigi Scalfaro. L'iniziativa è stata ripresa recenteÂ*mente da Servello che nel maggio scorso ricevette una struggente lettera dalla sorella della Cossetto, Licia: «Sono anziaÂ*na ma vorrei, prima di morire,- che sapere che il sacrificio di mia sorella venisse ricoÂ*nosciuto e ricordato». Nella missiva, la signora Licia ricordava di aver subito altri lutti per mano degli slavi: «Oltre a mia sorella Norma anche il mio papa è stato ammazzato e infoibato con altri familiari in quegli stessi giorni. Siamo la famiglia più colpita». Nel rivolgersi alla Presidenza della Repubblica, il parlamentare di An sottolineava il fatto che «il tanto atteso conferimento dell'onorificenza da parte dello Stato sarebbe apprezzato non soltanto dalla famiglia Cossetto ma anche dalle genti istriane».

    Ora, finalmente, una battaglia così lunga e tenace trova il giusto coronamento. «E' con soddisfazione -dice Servello- che apprendo la notizia del conferimento delÂ*l'onorificenza alla memoria di Norma Cossetto. Si tratta di un atto di grande civiltà* che rende onore alle sofferenze al dolore di tutti quegli italiani che piangono i loro cari barbaramente uccisi dai partigiani di Tito nel 1943 e nel 1945.,Questa medaglia d'oro arriva dopo fa restituzione alla memoria nazionale della tragedia delle foibe e del dramma dell'esodo attraverso l'iÂ*stituzione della Giornata del Ricordo». Ancor oggi; ricordando la storia della Cossetto, è impossibile reprimere un moto di rabbia e di orrore. Norma viveva a San Domenico di Visinada e si stava laureando in lettere e filosofia all'università* di Padova. Il prologo della tragedia avvenne il 25 settembre 1943, diciasette giorni dopo la capitolazione dell'Italia e il disfacimento dell'esercito. Quei giorni di vergogna proÂ*dussero un terremoto che si avvertì in modo drammatico anche in Istria. Quel giorno, un gruppo di partigiani slavi, approfittando dello sbandamento generaÂ*le, irruppe in casa sua razziando ogni cosa, com in una sorta di "esproprio proletario" ante-litteram. Ma le belve non non sono mai paghe dei loro istinti criminali. All'indomani prelevarono la povera ragazza. Venne condotta prima nella ex caserma dei Carabinieri di Visignano dove i capi-banda comunisti si divertirono a tormenÂ*tarla, promettendole libertà* e mansioni direttive, se avesse accettato di collaborare e di aggregarsi alle loro imprese. Norma non era certo tipo da tradire la sua gente. Al suo deciso e orgoglioso rifiuÂ*to, la rinchiusero nella ex caserma della Guardia di Finanza, a Parenzo, insieme con altri sventurati. Dopo un paio di giorni vennero tutti trasferiti nella scuola di Antignana. Fu lì che cominciò il vero martirio di Norma. La legarono a un tavolo con alcune corde e la violentarono. Una signora di Antignana che abitava di fronte, sentendo dal primo pomeriggio gemiti e lamenti, verso sera, appena buio, provò avvicinarsi alle imposte socchiuse. Vide la ragazza legata al tavolo e la udì, distintamente, invocare la mamma e chiedere da bere per pietà*. Norma venne gettata nella foiba il giorno successivo.

    Il 13 ottobre a San Domenico tornarono i tedeschi su richiesta della sorella Licia, catturarono alcuni partigiani che raccontarono la sua tragica fine della ragazza e di suo padre. Il 10 dicembre 1943 i Vigili del fuoco di Pola, recuperarono la salma di Norma: era caduta supina, nuda, con le braccia legate con il filo di ferro, su un cumulo di altri cadaveri aggrovigliati. Aveva ambedue i seni pugnalati ed altre parti del corpo sfregiate. La vicenda di Norma creò un fremito d; indignazione in tutta l'Istria. Tra tutte le storie dei martiri delle foibe, è quella che viene maggiormente ricordata. La sua foto campeggia in tutti i libri che ricostruiscono la tragedia italiana di sessant'anni fa. Le sono state dedicate anche poesie. In una troviamo scritto: «Non più odio né sensi feriti/un campo solcato è ormai il mio cuore/e il silenzio opprime la mente».

    Ricordare e onorare il suo sacrificio non vuol dire odio e vendetta. E' un atto d'amore alla memoria italiana.

    Aldo Di Lello"


    E per pietà* nei confronti degli infoibati, e per rispetto della nostra intelligenza, evita di dire "Eh, però i fascisti, prima..."+ oppure "Eh, ma l'avranno veramente torturata, prima di ucciderla? perchè la Cernigoi scrive...".

    +approposito, Rustia pubblica foto e diversi testi sloveni anti-italiani di ben prima che Mussolini finisse le elementari.

    I Balcani sono complessi, e ridurre la questione delle violenze slovene a mera risposta delle violenze fasciste significa o dimostrare una malafede abissale, oppure ignorare qualche secolo di storia prima del XX.

  2. #12
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    saggio di Raoul Pupo sull' istria e le foibe
    http://www.storia900bivc.it/pagine/edit ... po196.html

    recensione del saggio da parte di Luca Pignataro
    http://www.identitanazionale.it/rece_7026.php

    Relazione della Commissione storico-culturale italo-slovena
    http://www.kozina.com/premik/indexita_porocilo.htm (in italiano)

  3. #13
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    Concordo pienamente con te naviditalia, purtroppo non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire........

  4. #14
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    Grazie u03205 ho trovato interessantissimo il tuo link sulla commissione storico culturale italo-slovena e trovo che esso corrisponda alla realtà* e anche un primo passo verso il chiarimento di quasi 1 secolo di storia vissuta sulla pelle del popolo della mia regione e della Slovenia troppo spesso oscurata ,nascosta e strumentalizzata da tutte e due le parti.

    [ciao2][ciao2] franz
    scavare è bello!
    E’ un mondo difficile: vita intensa, felicità a momenti e futuro incerto...

  5. #15
    Citazione Originariamente Scritto da franz

    Grazie u03205 ho trovato interessantissimo il tuo link sulla commissione storico culturale italo-slovena e trovo che esso corrisponda alla realtà* e anche un primo passo verso il chiarimento di quasi 1 secolo di storia vissuta sulla pelle del popolo della mia regione e della Slovenia troppo spesso oscurata ,nascosta e strumentalizzata da tutte e due le parti.

    [ciao2][ciao2] franz
    dal rapporto citato:



    3. Al crescente successo delle azioni partigiane ed al radicalizzarsi della contrapposizione fra la popolazione e gli occupatori Mussolini rispose trasferendo i poteri dalle autorità* civili a quelle militari, che adottarono drastiche misure repressive. Il regime d'occupazione fece leva sulla violenza che si manifestò con ogni genere di proibizioni, con le misure di confino, con le deportazioni e l'internamento nei numerosi campi istituiti in Italia (fra i quali vanno ricordati quelli di Arbe, Gonars e Renicci), con i processi dinanzi alle corti militari, con il sequestro e la distruzione di beni, con l'incendio di case e villaggi. Migliaia furono i morti, fra caduti in combattimento, condannati a morte, ostaggi fucilati e civili uccisi. I deportati furono approssimativamente 30 mila, per lo più civili, donne e bambini, e molti morirono di stenti. Furono concepiti pure disegni di deportazione in massa degli sloveni residenti nella provincia. La violenza raggiunse il suo apice nel corso dell'offensiva italiana del 1942, durata quattro mesi, che si era prefissa di ristabilire il controllo italiano su tutta la Provincia di Lubiana.

    Nell'opera di repressione del movimento di liberazione le autorità* italiane ricorsero ai metodi repressivi già* sperimentati nella Provincia di Lubiana, ivi compresi gli incendi di villaggi e la fucilazione di civili. A tal fine furono appositamente creati l'Ispettorato speciale per la pubblica sicurezza e due nuovi corpi d'armata dell'esercito italiano. Le operazioni militari si estesero pertanto anche sul territorio dello stato italiano.

    5. Nei giorni successivi all'8 settembre 1943 le forze armate ed elementi dell'amministrazione civile italiana poterono lasciare i territori sloveni indistrurbati, anche giovandosi dell'aiuto della popolazione locale.


    Quindi giustamente si mette in luce con grande risalto e cifre che gli italiani bruciavano e fucilavano, etc, "migliaia" i morti, 30.000 deportati etc etc più avanti c'è San Sabba etc etc...

    e poi...

    L'estensione del controllo jugoslavo dalle aree già* precedentemente liberate dal movimento partigiano fino a tutto il territorio della Venezia Giulia fu salutata con grande entusiasmo dalla maggioranza degli sloveni e dagli italiani favorevoli alla Jugoslavia. Per gli sloveni si trattò di una duplice liberazione, dagli occupatori tedeschi e dallo Stato italiano. Al contrario, i giuliani favorevoli all'Italia considerarono l'occupazione jugoslava come il momento più buio della loro storia, anche perché essa si accompagnò nella zona di Trieste, nel goriziano e nel capodistriano ad un'ondata di violenza che trovò espressione nell'arresto di molte migliaia di persone, - in larga maggioranza italiane, ma anche slovene contrarie al progetto politico comunista jugoslavo -, parte delle quali vennero a più riprese rilasciate; in centinaia di esecuzioni sommarie immediate - le cui vittime vennero in genere gettate nelle "foibe"

    appena "centinaia" di esecuzioni sommarie nelle foibe.

    Inoltre, nella parte 1880-1918, non c'è praticamente accenno alle violenze degli estremisti sloveni.

    Cfr., da Rustia:

    "L`Associazione Edinost (Slovena, nota mia) nel 1911, quando Trieste apparteneva all`Impero Austroungarico, il
    fascismo non era ancora nato, ed Hitler era ancora un imbianchino a Vienna, quindi non aveva
    ancora fissato il suo programma per la soluzione finale del programma ebraico, esponeva,
    nell`omonimo quotidiano, il suo programma per la soluzione del problema degli italiani della
    Venezia Giulia.
    ... "Non cesseremo mai la nostra lotta finché non avremo ai nostri piedi, ridotta in polvere,
    l`italianità* di Trieste, che sta celebrando la sua ultima orgia prima della morte...
    Noi sloveni inviteremo questi votati alla morte a recitare il confiteor...``

    Inoltre, a testimonianza di quanto sia lontana la "riconciliazione"(ROTFL!!!) e tanto per non dimenticarci di chi stiamo parlando...

    Che la partecipazione ad infoibamenti
    di italiani sia stato un merito molto apprezzato
    dalle autorità* slavocomuniste non è
    un`illazione, ma un fatto assodato. Ce lo
    conferma anche Operazione foibe a Trieste,
    spiegandoci che Nerino Gobbo, il capo degli
    infoibatori della Plutone, riparò
    prudentemente a Capodistria, onorato dalle
    locali autorità* popolari.
    Ma egli non fu il solo. Tanto per
    citarne alcuni, vanno ricordati Silvio Pegan,
    assassino della guardia campestre Antonio
    Carpi, freddato a colpi di mitra il 3 maggio
    1945 a Trieste in via delle Linfe solo perché
    aveva testimoniato contro di lui nel processo
    per rapina e furto, tenutosi nel 1941.
    Il Pegan, non appena seppe che la
    giustizia si stava interessando a lui, fuggì
    nella zona jugoslava del Territorio Libero di
    Trieste e vi rimase indisturbato anche dopo
    aver subito la condanna all`ergastolo.
    Altri partigiani condannati perché
    infoibatori, e che ripararono nella
    amministrata dagli jugoslavi furono
    Francesco Trobez (l`assassino della
    diciottenne Daniza Leghissa), Pietro Rose e
    Pietro Antoncich (gli assassini di Francesco
    Macarol) e Luciano Vever, che dopo aver
    assassinato Alberto Marega, si recò a casa sua
    e gli rubò tutto il guardaroba.
    Nella cittadina rivierasca ripararono
    anche Zadko Besedniak (quello
    dell`infoibamento dei poveri Cima, Manzin e
    Mauri), Danilo Pertot (quello
    dell`infoibamento della povera Dora Ciok e di
    Adriano Zarotti) e perfino Teodoro Zocchi e
    Dusan Glavina, che processati per gli
    infoibamenti del Pozzo di Gropada ed assolti
    per insufficienza di prove, appena liberi
    caricarono le loro masserizie su di un camion
    e si portarono oltre la linea di demarcazione


    La "riconciliazione" è, per sloveni e italiani in servizio permanente effettivo antifa, far calare le breghe agli italiani -more solito-. Con alcuni però non attacca. Spero che i primi se ne facciano una ragione.

    Inoltre, un piccolo appunto. I vari dott.prof. cattedratici, che ora si lanciano in sottili distinguo e nella puntuale identificazione delle cause e dei fattori che mossero i pacifici e discriminati sloveni a posare l'aratro e massacrare le Norma Cossetto, dove erano in questi 50 anni, quando di Foibe non se ne parlava proprio!1!??!!

    VERGOGNA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  6. #16
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    Citazione Originariamente Scritto da naviditalia

    Citazione Originariamente Scritto da franz

    Grazie u03205 ho trovato interessantissimo il tuo link sulla commissione storico culturale italo-slovena e trovo che esso corrisponda alla realtà* e anche un primo passo verso il chiarimento di quasi 1 secolo di storia vissuta sulla pelle del popolo della mia regione e della Slovenia troppo spesso oscurata ,nascosta e strumentalizzata da tutte e due le parti.

    [ciao2][ciao2] franz
    dal rapporto citato:



    3. Al crescente successo delle azioni partigiane ed al radicalizzarsi della contrapposizione fra la popolazione e gli occupatori Mussolini rispose trasferendo i poteri dalle autorità* civili a quelle militari, che adottarono drastiche misure repressive. Il regime d'occupazione fece leva sulla violenza che si manifestò con ogni genere di proibizioni, con le misure di confino, con le deportazioni e l'internamento nei numerosi campi istituiti in Italia (fra i quali vanno ricordati quelli di Arbe, Gonars e Renicci), con i processi dinanzi alle corti militari, con il sequestro e la distruzione di beni, con l'incendio di case e villaggi. Migliaia furono i morti, fra caduti in combattimento, condannati a morte, ostaggi fucilati e civili uccisi. I deportati furono approssimativamente 30 mila, per lo più civili, donne e bambini, e molti morirono di stenti. Furono concepiti pure disegni di deportazione in massa degli sloveni residenti nella provincia. La violenza raggiunse il suo apice nel corso dell'offensiva italiana del 1942, durata quattro mesi, che si era prefissa di ristabilire il controllo italiano su tutta la Provincia di Lubiana.

    Nell'opera di repressione del movimento di liberazione le autorità* italiane ricorsero ai metodi repressivi già* sperimentati nella Provincia di Lubiana, ivi compresi gli incendi di villaggi e la fucilazione di civili. A tal fine furono appositamente creati l'Ispettorato speciale per la pubblica sicurezza e due nuovi corpi d'armata dell'esercito italiano. Le operazioni militari si estesero pertanto anche sul territorio dello stato italiano.

    5. Nei giorni successivi all'8 settembre 1943 le forze armate ed elementi dell'amministrazione civile italiana poterono lasciare i territori sloveni indistrurbati, anche giovandosi dell'aiuto della popolazione locale.


    Quindi giustamente si mette in luce con grande risalto e cifre che gli italiani bruciavano e fucilavano, etc, "migliaia" i morti, 30.000 deportati etc etc più avanti c'è San Sabba etc etc...

    e poi...

    L'estensione del controllo jugoslavo dalle aree già* precedentemente liberate dal movimento partigiano fino a tutto il territorio della Venezia Giulia fu salutata con grande entusiasmo dalla maggioranza degli sloveni e dagli italiani favorevoli alla Jugoslavia. Per gli sloveni si trattò di una duplice liberazione, dagli occupatori tedeschi e dallo Stato italiano. Al contrario, i giuliani favorevoli all'Italia considerarono l'occupazione jugoslava come il momento più buio della loro storia, anche perché essa si accompagnò nella zona di Trieste, nel goriziano e nel capodistriano ad un'ondata di violenza che trovò espressione nell'arresto di molte migliaia di persone, - in larga maggioranza italiane, ma anche slovene contrarie al progetto politico comunista jugoslavo -, parte delle quali vennero a più riprese rilasciate; in centinaia di esecuzioni sommarie immediate - le cui vittime vennero in genere gettate nelle "foibe"

    appena "centinaia" di esecuzioni sommarie nelle foibe.

    Inoltre, nella parte 1880-1918, non c'è praticamente accenno alle violenze degli estremisti sloveni.

    Cfr., da Rustia:

    "L`Associazione Edinost (Slovena, nota mia) nel 1911, quando Trieste apparteneva all`Impero Austroungarico, il
    fascismo non era ancora nato, ed Hitler era ancora un imbianchino a Vienna, quindi non aveva
    ancora fissato il suo programma per la soluzione finale del programma ebraico, esponeva,
    nell`omonimo quotidiano, il suo programma per la soluzione del problema degli italiani della
    Venezia Giulia.
    ... "Non cesseremo mai la nostra lotta finché non avremo ai nostri piedi, ridotta in polvere,
    l`italianità* di Trieste, che sta celebrando la sua ultima orgia prima della morte...
    Noi sloveni inviteremo questi votati alla morte a recitare il confiteor...``

    Inoltre, a testimonianza di quanto sia lontana la "riconciliazione"(ROTFL!!!) e tanto per non dimenticarci di chi stiamo parlando...

    Che la partecipazione ad infoibamenti
    di italiani sia stato un merito molto apprezzato
    dalle autorità* slavocomuniste non è
    un`illazione, ma un fatto assodato. Ce lo
    conferma anche Operazione foibe a Trieste,
    spiegandoci che Nerino Gobbo, il capo degli
    infoibatori della Plutone, riparò
    prudentemente a Capodistria, onorato dalle
    locali autorità* popolari.
    Ma egli non fu il solo. Tanto per
    citarne alcuni, vanno ricordati Silvio Pegan,
    assassino della guardia campestre Antonio
    Carpi, freddato a colpi di mitra il 3 maggio
    1945 a Trieste in via delle Linfe solo perché
    aveva testimoniato contro di lui nel processo
    per rapina e furto, tenutosi nel 1941.
    Il Pegan, non appena seppe che la
    giustizia si stava interessando a lui, fuggì
    nella zona jugoslava del Territorio Libero di
    Trieste e vi rimase indisturbato anche dopo
    aver subito la condanna all`ergastolo.
    Altri partigiani condannati perché
    infoibatori, e che ripararono nella
    amministrata dagli jugoslavi furono
    Francesco Trobez (l`assassino della
    diciottenne Daniza Leghissa), Pietro Rose e
    Pietro Antoncich (gli assassini di Francesco
    Macarol) e Luciano Vever, che dopo aver
    assassinato Alberto Marega, si recò a casa sua
    e gli rubò tutto il guardaroba.
    Nella cittadina rivierasca ripararono
    anche Zadko Besedniak (quello
    dell`infoibamento dei poveri Cima, Manzin e
    Mauri), Danilo Pertot (quello
    dell`infoibamento della povera Dora Ciok e di
    Adriano Zarotti) e perfino Teodoro Zocchi e
    Dusan Glavina, che processati per gli
    infoibamenti del Pozzo di Gropada ed assolti
    per insufficienza di prove, appena liberi
    caricarono le loro masserizie su di un camion
    e si portarono oltre la linea di demarcazione


    La "riconciliazione" è, per sloveni e italiani in servizio permanente effettivo antifa, far calare le breghe agli italiani -more solito-. Con alcuni però non attacca. Spero che i primi se ne facciano una ragione.

    Inoltre, un piccolo appunto. I vari dott.prof. cattedratici, che ora si lanciano in sottili distinguo e nella puntuale identificazione delle cause e dei fattori che mossero i pacifici e discriminati sloveni a posare l'aratro e massacrare le Norma Cossetto, dove erano in questi 50 anni, quando di Foibe non se ne parlava proprio!1!??!!

    VERGOGNA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    Dallo stesso rapporto , passo che tu ti sei "dimenticato" di aggiungere:
    Al contrario, i giuliani favorevoli all'Italia considerarono l'occupazione jugoslava come il momento più buio della loro storia, anche perché essa si accompagnò nella zona di Trieste, nel goriziano e nel capodistriano ad un'ondata di violenza che trovò espressione nell'arresto di molte migliaia di persone, - in larga maggioranza italiane, ma anche slovene contrarie al progetto politico comunista jugoslavo -, parte delle quali vennero a più riprese rilasciate; in centinaia di esecuzioni sommarie immediate - le cui vittime vennero in genere gettate nelle "foibe"; nella deportazione di un gran numero di militari e civili, parte dei quali perì di stenti o venne liquidata nel corso dei trasferimenti, nelle carceri e nei campi di prigionia (fra i quali va ricordato quello di Borovnica), creati in diverse zone della Jugoslavia.

    11. Tali avvenimenti si verificarono in un clima di resa dei conti per la violenza fascista e di guerra ed appaiono in larga misura il frutto di un progetto politico preordinato, in cui confluivano diverse spinte: l'impegno ad eliminare soggetti e strutture ricollegabili (anche al di là* delle responsabilità* personali) al fascismo, alla dominazione nazista, al collaborazionismo ed allo stato italiano, assieme ad un disegno di epurazione preventiva di oppositori reali, potenziali o presunti tali, in funzione dell'avvento del regime comunista, e dell'annessione della Venezia Giulia al nuovo Stato jugoslavo. L'impulso primo della repressione partì da un movimento rivoluzionario che si stava trasformando in regime, convertendo quindi in violenza di Stato l'animosità* nazionale ed ideologica diffusa nei quadri partigiani.

    1)Per quello che riguarda le "appena centinaia di esecuzioni sommarie" penso si intendessero gli episodi e non le singole vittime che sono state molte di più...
    2)Ti piacerebbe se io o qualcun altro avesse messo tra degli "ecc..."come hai fatto tu con S. Sabba , dove trovarono la morte CINQUEMILA persone compresi moltissimi italiani, la Foiba di Basovizza?? Io non credo... (tutti e due sono dei Monumenti Nazionali e simboli alla stessa maniera di un periodo di terrore che vide da AMBO le parti collaborazionisti italiani!!!).
    Lo sai quando si è tenuto il processo ai responsabili della Risiera?? Nel 1975...e sai quanti furono quelli identificati dalla repubblica italiana?? Te lo dico io...solo 2. Sai , anche di questo non si è parlato molto ultimamente e come puoi vedere non furono solo gli infoibatori (che rimangono comunque delle bestie) a far perdere le loro tracce e a sfruttare la connivenza di governi amici....



    [ciao2][ciao2] Franz
    scavare è bello!
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  7. #17
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    Mi ero dimenticato di aggiungere ancora che l'articolo che hai riportato tu sull'italianità* di Trieste era perfettamente logico (e se la si vede da un punto di vista, che non sia quello italiano, anche giustificato)per l'epoca Infatti esso non parla degli italiani di Trieste e nemmeno della lingua che si parlava da noi ma solo degli irredentisti e ai loro sentimenti che volevano che la città* si unisse all'Italia staccandosi dall'Austria. Infatti Trieste si è posta VOLONTARIAMENTE (per non finire sottomessa a Venezia) sotto il dominio degli Asburgo nel lontano 1382 e ha avuto uno sviluppo economico e demografico (dai 5000 abitanti del 1700 ai 229.500 del 1910 dei quali il 51,8% parlava italiano e il 24,8% parlava lo sloveno) vertiginoso essendo il porto più vicino a Vienna e quindi al cuore dell'Impero e diventando così la terza città* dell'impero. Gli irredentisti tra la popolazione appartenevano per la maggior parte alla borghesia cioè (a parte gli idealisti come Oberdan e gli altri) gli imprenditori che vedevano con l' avvento del nuovo stato italiano aprirsi delle nuove possibilità* di investimenti, mentre invece il popolo cioè gli operai che vedevano gli operai immigrati italiani, che venivano a lavorare nei nostri cantieri navali sentivano che cosa era capitato alle terre di questi ultimi, (erano per la maggior parte provenienti dalle regioni della bassa Italia) appena annesse al nuovo Regno, con l'imposizione di tasse molto alte che prima non c'erano, e avevano paura dell'arrivo dell'Italia per lo più erano contrari come risultò dal referendum sull'annessione di Trieste all'Italia effettuato nel 1911 o nel 1912 (scusa ma non mi ricordo l'anno preciso al momento)che diede risultato ampiamente negativo.
    [ciao2][ciao2] franz
    scavare è bello!
    E’ un mondo difficile: vita intensa, felicità a momenti e futuro incerto...

  8. #18
    Citazione Originariamente Scritto da franz

    Mi ero dimenticato di aggiungere ancora che l'articolo che hai riportato tu sull'italianità* di Trieste era perfettamente logico (e se la si vede da un punto di vista, che non sia quello italiano, anche giustificato)per l'epoca Infatti esso non parla degli italiani di Trieste e nemmeno della lingua che si parlava da noi ma solo degli irredentisti e ai loro sentimenti che volevano che la città* si unisse all'Italia staccandosi dall'Austria. Infatti Trieste si è posta VOLONTARIAMENTE (per non finire sottomessa a Venezia) sotto il dominio degli Asburgo nel lontano 1382 e ha avuto uno sviluppo economico e demografico (dai 5000 abitanti del 1700 ai 229.500 del 1910 dei quali il 51,8% parlava italiano e il 24,8% parlava lo sloveno) vertiginoso essendo il porto più vicino a Vienna e quindi al cuore dell'Impero e diventando così la terza città* dell'impero. Gli irredentisti tra la popolazione appartenevano per la maggior parte alla borghesia cioè (a parte gli idealisti come Oberdan e gli altri) gli imprenditori che vedevano con l' avvento del nuovo stato italiano aprirsi delle nuove possibilità* di investimenti, mentre invece il popolo cioè gli operai che vedevano gli operai immigrati italiani, che venivano a lavorare nei nostri cantieri navali sentivano che cosa era capitato alle terre di questi ultimi, (erano per la maggior parte provenienti dalle regioni della bassa Italia) appena annesse al nuovo Regno, con l'imposizione di tasse molto alte che prima non c'erano, e avevano paura dell'arrivo dell'Italia per lo più erano contrari come risultò dal referendum sull'annessione di Trieste all'Italia effettuato nel 1911 o nel 1912 (scusa ma non mi ricordo l'anno preciso al momento)che diede risultato ampiamente negativo.
    [ciao2][ciao2] franz
    Ciccio,

    come ho già* scritto, si può partire da Bisanzio. Come modesto conoscitore della storia, possiamo, per l'appunto, partire anche da lì.

    Approposito, credo che ti sia sfuggito che se processo San Sabba = 1975, per le foibe processi = ZEEEEROOOOOOO, e per parlare di foibe e esodo si è dovuti arrivare al dopo 1989. Come dice Takeshi: problemi di sordità*? Amplifon!

    Però perdonami l'autoquote:

    <font size="6">Inoltre, un piccolo appunto. I vari dott.prof. cattedratici, che ora si lanciano in sottili distinguo e nella puntuale identificazione delle cause e dei fattori che mossero i pacifici e discriminati sloveni a posare l'aratro e massacrare le Norma Cossetto, dove erano in questi 50 anni, quando di Foibe non se ne parlava proprio!1!??!!

    VERGOGNA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!</font id="size6">

  9. #19
    Dimenticavo, (senza virgolette, così sei contento): su San Sabba, visto che citiamo la Cernigoi... allora per par condicio...

    http://www.vho.org/aaargh/ital/archimatto/sabba.html

  10. #20
    Citazione Originariamente Scritto da franz
    2)Ti piacerebbe se io o qualcun altro avesse messo tra degli "ecc..."come hai fatto tu con S. Sabba , dove trovarono la morte CINQUEMILA persone compresi moltissimi italiani, la Foiba di Basovizza?? Io non credo... (
    Ti prego di perdonare la mia franchezza, ma gli ecc. puoi metterli dove vuoi.

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