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Discussione: ELMI ED ELMETTI FARINA (database)

  1. #91
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    Cari amici, ho aspettato qualche giorno nella speranza che qualcuno si accorgesse non di lievi atipicità* come la mancanza della fibbia scucita o l'accentuata curvatura del reggisoggolo. Neppure il colore fa testo perchè, soprattutto tra i modelli con aereazione se ne vedono di tutti i colori. Per quanto riguarda la tinta, con la lente è evidente la stesura a pennello e rimuovendo con acetone 1 cmq. la patina è ottima.Per quanto riguarda poi la cromatura degli scudi non è sinonimo di brunitura. Ma, a parte ciò, nessuno si è accorto della vera e vistosa atipicità* di questo modello: la posizione dei rivetti rispetto al progetto dell'ing. Farina. Il rivetto sulla parte bassa deve essere uno e non tre. Tre chiudono e vanificano lo spazio destinato all'aereazione. E i rivetti sulla parte alta devono essere posti 2 sullo scudo e 1 sulla calotta e non 3 sulla calotta, sempre per lo stesso motivo. Ora non prendetevela se ho scelto proprio questo modello per lanciare il topic sui falsi farina perchè la mia intenzione era quello di riflettere insieme su un modello che non è nè vero ne falso. Mi spiego meglio: questo elmo è stato donato con documentazione ad una associazione arditi alla fine degli anni venti. Il mio interrogativo è questo: Può trattarsi di un errore di assemblaggio visto il timbro genuino? Può trattarsi di un'ultima scelta dell'ing. Farina?Può trattarsi di un falso grossolano fine anni 20? A voi l'ardua sentenza.
    Cerco tutto ciò che riguarda il 157^LIGURIA

  2. #92
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    Ciao Marco, eccoci qui, come scrivevo in una precedente risposta il Fariniello in questione merita un esame visivo accurato, dalle foto in effetti non si notava che mancava l'areazione perchè i rivetti sono privi di distanziatore tra il fascione e la calotta, alcuni particolari atipici li avevo notati (in esempio la mancanza della linguella parafibia e il reggisoggolo troppo curvato) in effetti come ti dicevo anche il soggolo non pare essere quello classico che si ritova sui modelli chiamiamoli combat!
    Che possa essere una fine produzione o una serie realizzata per le varie associazioni ex-combattentistiche solo l'ing. Farina potrebbe dircelo ma credo che per motivi anagrafici non ci possa rispondere!
    Come ti dicevo siamo nel campo delle piene supposizioni in quanto tutta la documentazione manca o proprio non è mai esistita!
    Diciamo questo: l'areazione compare più tardi rispetto ai modelli non aereati (questione di mesi forse di poche settimane) e denota una produzione diversa rispetto ai non aereati, ciò potrebbe far presupporre che il modello alto con areazione fosse stato l'ultimo tipo ad essere prodotto anche perchè in effetti è il più difficile a trovarsi, che sappia io in zona solo 2 esemplari sono stati trovati contro forse un paio di decine degli altri 3 tipi, probabilmente il peso e introduzione degli Adrian ridusse di molto la consegna di tale variante.
    Ciò non toglie che sulle foto propagandistiche dell' epoca tutti siano sfoggiati insieme in foto di gruppo con corazze, Farina, scudi Degrè e pinze Malfatti!!
    Si puo sempre supporre che in effetti visto il limitato uso temporale dell' elmo, per via del peso stesso dell' oggetto che ne limitava l'utilizzo solo in azioni di attacchi (prima) e per turni di sentinella o in dotazione ai mitraglieri (poi) rendesse l'areazione superflua per cui venne deciso di allestire le ultime consegne senza aereazione creando così un ibrido con caratteristiche comuni ai 2 tipi.
    Altra spiegazione potrebbe essere che durante i primi anni 20 con il proliferare di molte sezioni d'arma di ex combattenti taluni reparti che lo ebbero in dotazione durante la guerra (penso ad esempio i genieri, i mitraglieri, e il senso più lato gli arditi)venne fatta richiesta di tali cimeli alla ditta produttrice visto che comunque nel 18 questi copricapi erano di fatto già* rari a vedersi al fronte, visti i suoi limiti operativi e i cambiamenti tattici nel tipo di operazioni belliche.
    In effetti il copricapo riveste da sempre un significato allegorico carico di significati tipo i cimieri mediovali sugli scudi araldici o l'immagine dell' Adrian per l'assaciazione ex Combattenti.
    Diciamo che il Farina faceva bella mostra di se in una sezione di veterani che magari lo sfoggiavano in occasione di incontri con ospiti o manifestazioni.
    Alla luce di ciò non potendo reperire tutti i cimeli richiesti forse la ditta assemblò ex novo o con pezzi in magazzino questi copricapi da distribuire presso le sedi reducistiche, un po come oggi succede per i tanti souvenir che ad esempio si possono vedere presso le sedi degli alpini (crest, aquile e quant' altro si leghi all' iconografia dell' arma).
    Escludo trattarsi di un errore di assemblaggio propio in virtù del fatto che il numero di rivetti che fermano la calotta è aumentato e volutamente posizionati in quei punti, questo anche se in effetti la ditta Farina collaborò con varie officine artigianali per soddisfare le richieste dell' intendenza militare quantificabili in alcune migliaia di esemplari in pochi mesi.
    Varianti ce ne sono o se ne sono viste, come ad esempio il 5 lamine alto con doppio rivetto sulla falta, il tipo con la piega della falda quasi a perpendicolo e non obliqua come nei tipi classici, quelli con marchi sui rivetti o sulla falda esterna ecc ecc.
    Altre variazioni si possono notare sulle corazze stesse, come ad esempio sui rivetti utilizzati o sulla qualità* della piegatura delle lamine.
    Oltre, le lamine non furono mai cromate ma brunite, e questo per un motivo tecnico ben specifico, l'acciaio al cromo utilizzato subiva un trattamento termico per la tempra antiproiettile che gli faceva assumere tale tipo di brunitura così simpatica ed apprezzata dai collezionisti che però vanificava spesso la tenuta della vernice proprio sulla falda anteriore.
    Il fatto che la brunitura sia più o meno scura dipende dal tipo di trattamento subito, dalla temperatura, dalla caratteristica della lamiera utilizzata e da altri fattori squisitamente tecnologici. Se il riferimento è alla lucentezza degli esemplari postati da Mauro credo che sia un fatto legato più all' effetto provocato dal flasch o dalla luce riflessa al momento dello scatto fotografico.
    Quanto al colore, gli aereati prentano notevoli differenze rispetto agli altri, sul quello in esame non sono apprezzabili le pennellate per i motivi già* esposti anche perchè credo che sia stato pulito in tempi recenti e omogeneizzato nella tonalità* con un film oleoso protettivo. Se mi dici che hai provato a rimuovere la patina (cosa che non si fa!!!) e il colore verde non si è sciolto ciò è già* un punto a favore sulla genuiinità* della vernice stessa!
    Vedremo come si sviluppa il topic per avere altri spunti per dipanare il mistero!!
    Cerco "avidamente" copricapi italiani, soprattutto Alpini, ed austro-tedeschi fino al 1945 nonchè foto italiane e austriache della Zona Carnia, Alto Isonzo e occupazione austro tedesca del Friuli I° guerra mondiale, foto Alpini divisione Julia e occupazione tedesca Friuli fino al 1945.

  3. #93
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    Mah ..... ,in linea di massima concordo pienamente con la particolareggiata disamina storico tecnica postata dell'amico Lafitte.
    Ad onor di onestà* devo dire che che sugli aereati, nel tempo, ho avuto modo di visionare solo pochi esemplari e quasi sempre di scavo. Mi manca pertanto l'occhio esperto che in queste circostanze servirebbe per esprimere un giudizio oggettivo e senza stupidate dettate da fuorvianti pregiudizi. Tuttavia l'esemplare postato da Marco, anche se sarebbe molto importante vederlo di persona per studiarlo nei piccoli particolari, pur con delle ambiguità*, lo potrei ritenere una interessante variante.
    Chiedo a voi: c'è una scuola di pensiero che asserisce che i farina non avevano nessun timbro ad inchiostro oleoso sul frontale interno, bensi recavano una specie di primordiale decalcomania a carta con le indicazioni del produttore e la taglia, decalcomania abbastanza delicata perchè difficilmente ancora riscontrabile sugli esemplari che sono giunti ai giorni nostri in buone condizioni. Ero quasi tentato a credere a questa versione, fatto salvo che mi è capitato abbastanza recentemente l'occasione di visionare un farina basso senza areazione sparato sulla corazza anteriore e sul cupolino (abbastanza sfondato) vernice ancora presente per il 25% circa ed il resto in ruggine sicuramente sana e d'epoca con tante di camolature presenti specialmente sulla parte esterna. L'interno era messo un pochino meglio con punzonato un numero 1 (con font d'epoca) sulla parte piatta del rivetto interno basso, Era perfettamente intellegibile e coperto parzialmente da ruggine il timbro ad inchostro oleoso sicuramente genuino. Ecco, questo per dire che nei farina, stante purtroppo i falsi piu o meno belli che confondono ulteruiormente il panorama della certezza, non bisogna mai dire mai !
    Cari saluti
    HANDE WEG VOM LAND TIROL

  4. #94
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    Walzorzi e Lafitte siete amici premurosi. Vi ringrazio moltissimo. Per quanto riguarda la mia osservazione cromato-brunito non era riferita al modello di Mauro, volevo solo dire che non sempre sotto la vernice dei farina buoni appare il colore argenteo ma spesso anche bruno scuro. Per quanto riguarda lo spessore che separa nei primi modelli con aereazione il rivetto della calotta dal frontalino, lho vist anche sparire. Guarda il modello alto brunito mi pare postato da Dimonios nel vecchio topic sui farina. Per la patina hai ragione, anche 1 cmq è un peccato mortale, ma era inevitabile.Allego anche un disegno che forse dimostra come lo spazio della aereazione andasse riducendosi rispetto alla foto

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    Dall'ARCHIVIO P. MARZETTI con mille ringraziamenti

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    Cerco tutto ciò che riguarda il 157^LIGURIA

  5. #95
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    Ciao a tutti, allora, confermo che esistono le decalcomanie apposte all' interno della falda, era perfettamente leggibile su uno da scavo recuperato anni da fa insieme ad un mio amico, evidentemente si era conservata grazie al protettivo con cui era stata ricoperta, esistono altresì anche timbri ad inchiosto come riscontrato da Walzi su quello da lui visionato, anzi forse il timbro ad inchiostro era una prassi, sui miei 5 da scavo purtroppo non è riscontrabile, su quello non da scavo non c'è purtroppo, su quest' ultimo c'è stampigliato un 8 sempre sul piatto interno del rivetto centrale, sull' ultimo recuperato da scavo c'è un 9 sempre sul rivetto centrale, , si conoscono pure esemplari con delle lettere punzonate sul fascione e dei modelli aereati con la falda punzonata in basso a sinistra sull' esterno.
    Sugli alti poi erano sempre incollati i cuscinetti distanziatori in caucciù cosa rilevabile anche sugli esemplari da scavo, anche se privi dei gommini, si notano i segni lasciati dal collante.
    Interessante la locandina pubblicitaria azz... è raffigurato l'alto con... la parte più rappresentativa sono i pesi indicati dalle taglie, I,II e III, anni fa si credeva che la terza non esistesse, esiste anche se proporzionalmente ci sono molti meno esemplari rispetto alle altre 2 (la II è ovviamente la più comune)
    La taglia come specificato dalla locandina non è riferita all' altezza della falda ma alla lunghezza della calotta (da fronte a nuca) quanto all' altezza delle falde ce ne sono di ben 3 misure , l'alto, il basso e il mediano (vedi topic di Davide987 sulla falda recuperata da scavo) quest' ultima misura è la meno comune e misura 1cm in meno rispetto al modello alto, direi che se qualcuno volesse collezionare tutte le varianti in misura e modelli dovrebbe cercarne circa una 20ina di varianti! (Dio mio non finirò mai più la collezione visto i prezzi e le ciofeche che girano!!!)
    Cerco "avidamente" copricapi italiani, soprattutto Alpini, ed austro-tedeschi fino al 1945 nonchè foto italiane e austriache della Zona Carnia, Alto Isonzo e occupazione austro tedesca del Friuli I° guerra mondiale, foto Alpini divisione Julia e occupazione tedesca Friuli fino al 1945.

  6. #96
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    Farina con saldature interne?

    Salve,
    vorrei sapere cosa ne pensate di questo Farina alto con areazione che, nella parte interna della falda posteriore, porta i resti di due tondini metallici malamente saldati in posizione parallela tra di loro. Potrebbe essere stata una soluzione per sorreggere o fissare qualche protezione aggiuntiva posteriore? Poteva sostenere una maschera Dunand? E' evidente che successivamente i tondini, in origine più lunghi, siano stati spezzati.
    Avete qualche suggerimento?
    Ringrazio anticipatamente.

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    Ciao a tutti
    Dimonios

  7. #97
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    Eh.. eh, bel quesito.
    Metti se puoi anche una foto della parte esterna che vorrei capire dove arrivano, ecc. ecc.
    Ciao [][]
    HANDE WEG VOM LAND TIROL

  8. #98
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    Ciao walzorzi,
    i tondini sono poco più lunghi della falda, ma, come ho già* scritto, guardandoli insezione è evidente che sono stati spezzati. Credo xche sia impossibile stabilirne la lunghrezza originale.
    Ciao
    Dimonios

  9. #99
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    Ciao Dimonios, le saldature sono relativamente recenti perchè fatte ad elettrodo, all' epoca esistevano solo a cannello, mi pare che le prime saldature elettriche siano comparse verso il 18 ma non come le intendiamo noi, queste sono fatte con le classiche saldatrici che utilizzano gli elettrodi ricoperti, infatti parte del fascione si è fuso insieme al punto di saldatura, forse era un gancio fatto per appenderlo da qualche parte, in effetti avere i due tondinetti che ravanavano sulla nuca non doveva essere piacevole! Credo che le Dunant se utilizzate sui farina venissero fissate in modo diverso!
    Cerco "avidamente" copricapi italiani, soprattutto Alpini, ed austro-tedeschi fino al 1945 nonchè foto italiane e austriache della Zona Carnia, Alto Isonzo e occupazione austro tedesca del Friuli I° guerra mondiale, foto Alpini divisione Julia e occupazione tedesca Friuli fino al 1945.

  10. #100
    Utente registrato L'avatar di mauro
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    ciao!
    Mentre scendevo con il mouse verso il fondo stavo elaborando una risposta praticamente identica a quella di Lafitte... In realtà* le prime saldatrici ad arco (voltaico) con apporto di materiale (elettrodo), sono concettualmente basate su di un'idea di fine '900, sgrossata agli inizi degli anni '10 (Lincoln 1911), ma sviluppata ed impiegata industrialmente solo verso la fine degli anni trenta. La saldatura ossiacetilenica fu scoperta nel 1901 e perfezionata nel 1905. Le saldatrici elettriche (saldatura Ohmica) a punti invece esistevano già* durante la 1 gm, il brevetto è del 1886 ( vedi crestini dei M.16 italiani).
    Sperando d'esser stato utile...
    ciao a tutti!
    Mauro

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