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Discussione: Enfield del 1917: fidarsi a sparare?

  1. #1
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    Enfield del 1917: fidarsi a sparare?

    Sto per decidermi all'acquisto di un Lee-Enfield No.1 MkIII. Ne ho visto uno datato 1917 che un privato intende vendere. La canna appare buona, così come lo stato generale dei ferri e dei legni. Chiedo scusa per il dubbio ingenuo, ma dal momento che intendo acquistarlo non solo per appenderlo al muro, ma per utilizzarlo al poligono con una certa intensità* (un centinaio di cartucce al mese), corro qualche rischio a utilizzare un'arma tanto datata e - a quanto si dice - meccanicamente non solida quanto il Mauser? Ovvero: considerando che utilizzerei cartucce di fabbrica e non ricaricate, non è che rischio prima o poi di ritrovarmi con l'otturatore nello zigomo o con qualche dito di meno? E quali verifiche mi conviene fare prima dell'acquisto, per accertarmi che l'arma sia sicura da utilizzare? Grazie a chi mi darà* consigli.

  2. #2
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    Re: Enfield del 1917: fidarsi a sparare?

    Perchè no! erano concepiti per sparare anche 100 colpi e più al giorno...
    Comunque, fossi in te, lo farei prima vedere ad un bravo armaiolo meglio se di fiducia
    Non conquisterai mai nuovi orizzonti senza il coraggio di perder di vista la riva

  3. #3
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    Re: Enfield del 1917: fidarsi a sparare?

    Tranquillo ho anch'io uno SMLE del 1916 che uso con regolarità* al poligono, ed è un fucile tutt'altro
    che fragile grazie anche alla chiusura posteriore.
    E' vero, la meccanica è un po' complessa ma robusta quanto basta per reggere il buon 303 B.
    La precisione non è proprio il massimo per il N1, per i tiri precisi ci vuole sicuramente il più recente
    N4 che tra l'altro uso per le gare di ex ordinanza con grande soddisfazione.
    ......Ciao ...Rol

  4. #4
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    Re: Enfield del 1917: fidarsi a sparare?

    Ha, dimenticavo, se proprio non ti fidi prova a far sparare 5 o 6 colpi al proprietario
    e tu guarda a debita distanza.

  5. #5
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    Re: Enfield del 1917: fidarsi a sparare?

    se il fucile è in stato efficiente, non c'è problema, altrimenti sparare è pericoloso, anche se l'arma fosse del 1980; quindi (se sei in dubbio) si deve appurarne appunto l'efficienza rivolgendosi ad una persona competente.

    Per il resto quella della minore robustezza degli SMLE rispetto alle chiusure mauser con alette anteriori è questione molto ingigantita rispetto alla sua effettiva rilevanza pratica.

    L'unica cosa da tenere seriamente presente, ricaricando etc., è che siccome nel .303 British il gioco di cameratura è dato dal collarino e non dalla spalla del bossolo, e siccome gli SMLE erano progettati per funzionare in qualsiasi condizione di fango e sporcizia, la lunghezza della cameratura è, di progetto, volutamente abbondante rispetto alla lunghezza di progetto del corpo del bossolo, fregandosene di "eccessivi" allungamenti del bossolo (in trincea e simili posti non si pratica la ricarica e i bossoli militari sono belli robusti, che importa se si allungano?)

    Per chi ricarica, invece, la cosa è rilevante, e se si ricarica con ricalibratura totale accade spesso che i bossoli si rompano (allo sparo) dopo due o tre ricariche perché i cicli di allungamento - accorciamento li indeboliscono troppo (alcune munizioni commerciali danno rotture perfino al primo sparo, in armi un po' "lasche"!). Tali rotture insomma non hanno praticamente niente a che vedere con la millantata "elasticità*" della chiusura ad alette posteriori, che fletterebbe sotto carico etc. etc. Ovvio che flette di più una chiusura SMLE di una chiusura mauser, ma la connessione con le rotture dei bossoli è poco più che fantasia.

    Soluzione: ricalibrare solo il colletto, con beneficio di sicurezza, risparmio e precisione della cartuccia.
    Kilroy

  6. #6
    Collaboratore L'avatar di milit73
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    Re: Enfield del 1917: fidarsi a sparare?

    Citazione Originariamente Scritto da kilroy
    ...
    L'unica cosa da tenere seriamente presente, ricaricando etc., è che siccome nel .303 British il gioco di cameratura è dato dal collarino e non dalla spalla del bossolo, e siccome gli SMLE erano progettati per funzionare in qualsiasi condizione di fango e sporcizia, la lunghezza della cameratura è, di progetto, volutamente abbondante rispetto alla lunghezza di progetto del corpo del bossolo, fregandosene di "eccessivi" allungamenti del bossolo (in trincea e simili posti non si pratica la ricarica e i bossoli militari sono belli robusti, che importa se si allungano?)

    Per chi ricarica, invece, la cosa è rilevante, e se si ricarica con ricalibratura totale accade spesso che i bossoli si rompano (allo sparo) dopo due o tre ricariche perché i cicli di allungamento - accorciamento li indeboliscono troppo (alcune munizioni commerciali danno rotture perfino al primo sparo, in armi un po' "lasche"!). Tali rotture insomma non hanno praticamente niente a che vedere con la millantata "elasticità*" della chiusura ad alette posteriori, che fletterebbe sotto carico etc. etc. Ovvio che flette di più una chiusura SMLE di una chiusura mauser, ma la connessione con le rotture dei bossoli è poco più che fantasia.

    Soluzione: ricalibrare solo il colletto, con beneficio di sicurezza, risparmio e precisione della cartuccia.
    Perfettamente d'accordo .

    Ciao
    Michele

  7. #7
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    Re: Enfield del 1917: fidarsi a sparare?

    zulu1879, riguardando il tuo messaggio iniziale vedo che chiedevi qualche consiglio su controlli da effttuare.

    Tralasciando tutti i controlli che si applicano a qualsiasi arma da fuoco, che sono parecchi e complessi, elenco solo due o tre suggerimenti che si applicano agli SMLE in particolare, e che riguardano cameratura e otturatore (i valori riportati sono relativi ai N4MKI ma si possono utilizzare anche per i N1MKIII).

    Sia chiaro però che si tratta di controlli che aiutano ad avere un'idea dello stato di conservazione dell'arma, nulla più che questo, e che non sostituiscono la professionalità* di un armiere competente.

    Innanzitutto, se l'otturatore reca la stessa matricola dell'arma (sul retro della manetta) e supponendo che si tratti di un marchio originale e non riprodotto, è già* un buon segno, anche se di per sé non risolutivo. Ciò verificato, si passa ai controlli sull'otturatore e sulla cameratura.

    a) levato l'otturatore dall'arma, si verifica che la testa smontabile sia integra (senza fessurazioni, erosioni, etc.), e che una volta avvitata al massimo possibile (a percussore armato) il lato "inferiore" (ad otturatore chiuso) dell'appendice della testina che alloggia l'estrattore formi con il lato inferiore della nervatura laterale dell'otturatore un angolo non superiore a 20° (in pratica, la testina non deve avvitarsi "superando" il bordo della nervatura dell'otturatore di più di 4,76 mm);
    b) si riallinea la testina alla nervatura (come quando l'otturatore è nell'arma, chiuso), si disarma il percussore, trattenendolo a mano, e si riavvita di nuovo completamente la testina dell'otturatore: tale avvitamento dovrà* fare arretrare il percussore di circa 0,4 mm.
    Questi due controlli sono spesso trascurati, ma molto importanti, proprio in relazione al fatto che la chiusura Enfield ha alette posteriori e testina separata dall'otturatore: se i due giochi ora controllati sono eccessivi, la pressione allo sparo si scaricherà* sull'impanatura della testina invece che sulle alette di chiusura tramite il corpo dell'otturatore, e ciò causa usura precoce e allentamento della chiusura.
    c) infine, si controlla che il percussore (scaricato) sporga da 1,02 a 1,27 mm dalla faccia dell'otturatore

    Il controllo della cameratura implica il possesso di verificatori "passa non passa" per il .303. Avendoli, si controlla che l'otturatore chiuda senza sforzo sul "passa" e che, sul "non passa", mentre si cerca di chiudere l'otturatore con la massima delicatezza possibile (consigliabile scaricare il percussore trattenendolo a mano mentre si preme il grilletto, ovviamente però solo se il verificatore ha uno scasso per accogliere la punta del percussore), si avverta una netta resistenza alla chiusura (ma sempre senza forzare!) quando il lato inferiore della manetta dista dal suo punto di appoggio sulla culatta circa 1,27 mm. Per informazione, il valore minimo ammesso per lo spazio di alloggiamento del collarino è di 1,63 m, mentre i valori massimi variano a seconda degli standard adottati. Per l'Esercito britannico (e credo anche per il CIP attuale) il massimo era 1,88 mm, per il SAAMI americano il massimo è 1,8 mm. Li riporto perché al limite se non trovi i verificatori puoi improvvisare qualcosa utilizzando un bossolo nuovo di .303 (vuoto e senza innesco!) e anellini di spessore da aggiungere davanti al collarino fino allo spessore che serve, dopodiché effettuare la prova come sopra descritta. Molto impreciso ma meglio che niente.

    ciao
    Kilroy

  8. #8
    Utente registrato
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    Re: Enfield del 1917: fidarsi a sparare?

    Grazie per i preziosi consigli, e un grazie aggiuntivo a Kilroy.

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