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Discussione: Ennesima campagna contro i "giusti" italiani...

  1. #1
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    Ennesima campagna contro i "giusti" italiani...

    E’ d’ obbligo riferire su un piccolo trafiletto pubblicato sul Corriere della Sera del 24/3/2015, che a quanto sembra è passato pressochè inosservato. Il testo, firmato da Antonio Carioti è intitolato: “Storici ancora divisi sul giusto Palatucci. Salvò davvero molti ebrei? Il gruppo di studio rinuncia ad esprimersi”. Il gruppo cui si accenna venne insediato nel dicembre 2013 dal Centro di documentazione ebraica contemporanea a seguito delle polemiche scatenatesi sulla stampa nazionale ed estera riguardo la reale attività svolta da Giovanni Palatucci (1909-1945) nella Questura di Fiume ove operò nel periodo regio e Rsi rilasciando falsi documenti in favore di ebrei italiani e stranieri e favorendo il loro trasferimento in Italia meridionale. Oltre a ciò, presentendo gli imminenti pericoli di una “liberazione” della città da parte delle truppe di Tito si adoperò in collaborazione con varie personalità politiche prefasciste per concordare con gli inglesi la tutela dell’ italianità di Fiume. Scoperto dagli organi di polizia nazisti operanti nella zona dell’ OZAK (Zona di Operazioni del Litorale Adriatico), fu deportato sotto l’ accusa di tradimento nel campo di sterminio di Dachau, ove risulta deceduto nel febbraio 1945. Dichiarato in Israele Giusto fra le nazioni e insignito dall’ Italia di Medaglia d’ Oro al Valor Civile, Palatucci ha in corso presso il Vaticano una causa di beatificazione corroborata dai profondi valori cristiani che ne ispirarono l’ azione come funzionario di Pubblica Sicurezza. Appare dunque inquietante e inspiegabile la campagna denigratoria ai suoi danni tendente a dipingerlo come uno sbirro fascista collaboratore dei nazisti e corresponsabile nella Shoah. C’ è da dire purtroppo che tale campagna non è stata senza effetti se varie amministrazioni locali hanno rinviato a data da destinarsi l’ intitolazione di strade e edifici pubblici e il Primo Levi Center di New York ha pubblicamente accusato Palatucci di collaborazionismo, cassandolo di propria iniziativa e con zelo degno di miglior causa dalla lista ufficiale dei giusti di nazionalità italiana. In buona sostanza dopo più di un anno di lavoro i ricercatori interpellati (Mauro Canali; Matteo Luigi Napolitano; Marcello Pezzetti; Liliana Picciotto; Michela Procaccia; Michele Sarfatti; Susan Zuccotti) sono stati incapaci di esprimere un giudizio univoco al riguardo. Nonostante che Sarfatti - in qualità di coordinatore del gruppo - abbia rilasciato un comunicato che diplomaticamente sminuisce le discordanti opinioni emerse tra gli studiosi, queste sono evidenti nelle dichiarazioni degli stessi, schierati su posizioni diametralmente opposte e inconciliabili. Tanto per dare un esempio, se per Mauro Canali “ è emerso che la figura di Palatucci è stata mitizzata e va ridimensionata. Non salvò certo migliaia di ebrei ma neppure centinaia o decine. Ci sono solo quattro testimonianze orali circa la sua azione di soccorso ma tardive e apocrife” Matteo Luigi Napolitano ritiene invece “affrettato e ingiusto il giudizio del Primo Levi Center” e considera necessario indagare approfonditamente sulla campagna stampa scatenata contro Palatucci. Tantopiù che la conferma dei meriti del poliziotto italiano è giunta inaspettatamente dalla più sorprendente delle fonti: l’ archivio dell’OZNA jugoslava, responsabile nell’ immediato dopoguerra di deportazioni e infoibamenti ai danni di moltissimi cittadini italiani di ogni tendenza politica. Lo storico Ivan Jelicic vi ha rinvenuto i rapporti redatti dai partigiani di Tito operanti nell’ area di Fiume e miranti alla schedatura di presunti “nemici del popolo” civili, militari e funzionari dello stato italiano a tutti i livelli. La scheda inviata dai partigiani locali alla polizia politica indica senza mezzi termini Palatucci come “oppositore dei nazisti e salvatore di numerosissimi ebrei”. A onor del vero bisogna anche ricordare come l’ accusa di collaborazionismo si aggrappa unicamente a poche righe riportate nel libro “Tu passerai per il camino” scritto nel dopoguerra dal militante comunista e deportato politico Vincenzo Pappalettera. Costui fu deportato a Dachau nello stesso vagone piombato di Palatucci, che descrive sbrigativamente come “Questore fascista di Fiume, arrestato e deportato per le sue malefatte che avevano disgustato gli stessi nazisti”. Ma questa immagine appare irrealistica per vari motivi. Il Pappalettera non proveniva dal Litorale Adriatico, non conosceva Palatucci, non parlò mai con lui durante il viaggio, non lo rivide mai successivamente all’ arrivo in lager. In sonstanza il suo giudizio si basava su vaghe notizie avute dagli altri deportati e oltretutto deformate dal pregiudizio ideologico e dalle esigenze della propaganda comunista del dopoguerra.

  2. #2
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    Onestamente non sapevo dell'articolo in quanto non leggo il corriere della sera, ma ero informato dei dubbi sulla figura di Palatucci da un interessante articolo su Avvenire di alcuni mesi fa.
    Visto che è facile pensare male, sembra quasi ci sia una campagna nata ad arte sulla sua figura vista anche la sua importanza come cattolico.
    sven hassel
    duri a morire

  3. #3
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    Onestamente non sapevo dell'articolo in quanto non leggo il corriere della sera, ma ero informato dei dubbi sulla figura di Palatucci da un interessante articolo su Avvenire di alcuni mesi fa.
    Visto che è facile pensare male, sembra quasi ci sia una campagna nata ad arte sulla sua figura vista anche la sua importanza come cattolico.
    Difficile non essere d'accordo.

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