Risultati da 1 a 2 di 2

Discussione: Film: KIFF TEBBY (COME VUOI)

  1. #1
    Collaboratore L'avatar di Il Cav.
    Data Registrazione
    Jan 2012
    Messaggi
    4,502

    Film: KIFF TEBBY (COME VUOI)

    REGISTA: MARIO CAMERINI
    AIUTO REGISTA: CORRADO D' ERRICO
    SCENEGGIATURA: LUCIANO DORIA (DAL ROMANZO OMONIMO DI LUCIANO ZUCCOLI)
    FOTOGRAFIA: FERDINANDO MARTINI
    CAST: DONATELLA NERI, MARCELLO SPADA, UGO GRACCI, LAURA ORSINI, GINO VIOTTI, ALBERTO PASQUALI, CARLO BENETTI, NINI' DINELLI, PIERO CARNABUCI, ENRICO SCATIZZI, RENATO VISCA, RAIMONDO VAN VIEL.
    PRODUZIONE E DISTRIBUZIONE: Italiana A.D.I.A.
    B/N (MUTO)
    ITALIA
    1928
    ____________

    TRAMA:

    Mné e la sorella cieca Gamra sono le beniamine della cabila (tribù araba) di Mabruk El Gadi. Amorosa del fiero Ismail, capitano dell' esercito turco, ma aperto alle idee occidentali, Mné è concupita dal prepotente signorotto Rassim. Scoppia la guerra italo-turca. Per salvarsi dalla furia delle truppe ottomane, le due sorelle si rifugiano nel deserto dove Gamra muore per il morso di una vipera. Affrontato in duello Rassim, Ismail lo uccide ma, sospettato di intesa con gli invasori, è degradato e condannato a morte. L' arrivo delle truppe italiane risolve la situazione e i due innamorati si riuniscono.


    _____________

    TRAMA ALTERNATIVA APPARSA SU: LA RIVISTA DEL CINEMATOGRAFO, TORINO, 1928

    Tripolitania, alla fine del primo decennio del secolo. In una casa araba, il vecchio padre accoglie Ismail il primogenito che ritorna dall' Europa, dove ha studiato, portando con sé idee di civiltà. Scoppia la guerra italo-turca: pattuglie di soldatacci, all' ombra della bandiera mezzalunata, scorrazzano pel deserto al fine di requisire armi, vettovaglie ed uomini, un vero e proprio saccheggio verso le già povere tribù di nomadi cammellieri. Mné, piccolo fiore del deserto, ha perduto la sua sorella cieca, morta di stenti; ora chiede soccorso ai soldati. Ma quegli uomini, ebbri di ogni più bieca passione, se la contendono vergognosamente. Ecco sopraggiungere Ismail, nel cui animo vibra possente la pietà per le sventure: egli accoglie nella sua casa la sperduta e la circonda d' ogni cura più premurosa, ponendole al fianco Taléb, un vecchio e fido schiavo. Rassim, ricco signore arabo che aveva messo gli occhi su Mné, offende la casa di Ismail, e da costui viene sfidato e ucciso. Il comando supremo turco, che aveva affidato a Rassim una delicata impresa contro gli italiani, giudica l' atto di Ismail come un tradimento e si appresta a condannare il giovane. Dopo il bombadamento italiano del forte di Kassarmuth, dove Ismail è stato rinchiuso, questi si salva e riesce anche a ritrovare la piccola Mné, ormai perdutamente innamorata del suo salvatore. Nel deserto, ove si sono rifugiati, vedono da lontano, sul forte di Kassarmuth, abbassarsi la bandiera con la mezzaluna e salire giocondamente un vessillo bianco, rosso e verde. << E' l' Italia !>> mormora lieto Ismail. E stringe a sè la sua piccola araba, mentre lì presso Taléb, attonito e commosso, mira la bella bandiera agitarsi nel sole.

    _______________
    "Chissà a quale di questi alberi ci impiccheranno..."

  2. #2
    Collaboratore L'avatar di Il Cav.
    Data Registrazione
    Jan 2012
    Messaggi
    4,502
    Anche se a prima vista può sembrare un "Figlio dello Sceicco" in salsa italica, il film pur non essendo un kolossal, fu comunque il migliore dei 34 prodotti nel 1928 dalla nostra cinematografia. Ottenne l' elogio pubblico del ministro Bottai ed un premio in denaro di Lire 50.000 dal Capo del Governo. Fu esportato in Europa, Usa e America del sud, ottenendo un buon successo di pubblico e di critica. Nonostante fosse stato ufficialmente prodotto da una cooperativa di cineasti appositamente costituita (la Italiana A.D.I.A.) fu fortemente voluto e sostenuto dal governo Mussolini che si accollò le spese, la logistica e naturalmente la protezione della troupe, dato che nel 1928 la Libia era tutt' altro che pacificata. Questo perchè nel '28 lo stato corporativo non era ancora entrato a pieno regime e Cinecittà non esisteva ancora, dunque come strumento di propaganda bisognava affidarsi a cineasti indipendenti. Girato integralmente in Tripolitania in location realmente esistenti (interni ed esterni) il film rappresentò uno sforzo notevole, specie per le scene di massa, combattimenti e il bombardamento del forte, effettuato con proiettili veri. Per maggior realismo il R. Esercito prestò alla produzione una batteria da 149 A con i relativi serventi nazionali ed uno squadrone di Zaptiè libici. Nonostante ciò la censura cinematografica impose la soppressione delle scene di saccheggio ad opera dei turchi del villaggio di Gasr Garabuli in quanto la Turchia, vecchio nemico del 1911, alla fine degli anni '20 era sotto il regime monopartitico di Kemal Ataturk, percepito come politicamente affine dai fascisti. Si noti che tutti i personaggi libici (entusiasti di farsi invadere dagli italiani ottenendone in cambio le delizie della civilizzazione) sono interpretati da attori italiani. L' attore Raimondo Van Viel nella parte del "Comandante italiano degli Zaptiè" è vestito e truccato per assomigliare in modo impressionante all' allora giovane Rodolfo Graziani: probabilmente è una somiglianza non casuale. Nel 1932 il film venne rieditato una seconda volta in versione sonorizzata, sia in lingua italiana che araba.
    "Chissà a quale di questi alberi ci impiccheranno..."

Permessi di scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •