REGIA & SCENEGGIATURA: Enrico Guazzoni
FOTOGRAFIA: Arturo Climati, Carlo Montuori
CAST: Isa Pola, Carlo Gualandri, Aristide Garbini, Isa Buzzanca
PRODUZIONE: Enrico Guazzoni per la Suprema Film - Venezia
DISTRIBUZIONE: Suprema Film - Venezia
LUNGHEZZA: 2396 mt.
B/N (muto)
ITALIA, 1929
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Myriam è una giovane araba, figlia adottiva di Alì, capo della tribù che vive nel dominio dello Sceicco Jamet, ancora ribelle all' Italia. Un giorno che cavalca nel deserto, Myriam incontra un giovane scenziato italiano, Marco Palmi, che insieme al suo assistente sta facendo dei rilievi petroliferi. L' uomo ha parole di ammirazione per la bella Myriam, la quale però, resta offesa dai complimenti, ché in lei si fa sentire la diversità di razza, di religione, di odio per lo stranero infedele. Qualche giorno dopo, Mario cade in una imboscata dei ribelli arabi e viene fatto prigioniero. Myriam chiede ed ottiene di esserne la custode e, per umiliarlo, lo sottopone ai lavori più umili. Ma quando Mario si accascia sfinito, ella cerca disperatamente di salvarlo, curandolo teneramente. E' nato in lei l' amore. Ma Ibrahim, sinistro consigliere dello Sceicco, il quale da tempo brama la fanciulla, conduce via di nascosto il prigioniero e lo abbandona nel deserto. A Myriam, che aspetta un figlio da Mario, viene detto che l' italiano è morto tentando la fuga. Invece mario è stato fortunosamente salvato da un' altra tribù ove è prigioniero anche il suo assistente. Insieme tentano la fuga e tornano di nascosto da Myriam, che li nasconde in casa di Ulema, sua amica fidata. Ibrahim non desiste dalle sue mire: scoperti gli italiani, li fa incatenare e sotto i loro occhi tenta di usare violenza a Myriam. Sarà Alì, che non ha mai smesso di vigilare sulla sua protetta, ad uccidere il miserabile e a far fuggire Mario, Myriam, l' assistente ed il piccolo Italo - nato poco prima - verso il territorio libico presidiato dal Regio Esercito e verso la libertà.
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Film interamente girato in Tripolitania con il supporto logistico delle autorità militari italiane, "Myriam" fa parte di una trilogia della riconquista libica insieme ad altre due pellicole: "Kif Tebby" e "La sperduta di Allah". Pur negli schemi dell' esotismo hollywoodiano tipo "Il figlio dello sceicco" è importante per tre motivi: affronta esplicitamente la tematica della contaminazione razziale e del meticciato; giustifica le ingenti spese e il tributo di sangue pagato dall' Italia per la riconquista dell' entroterra (l' attore che interpreta lo Sceicco Jamet è truccato per assomigliare al leone del deserto, il ribelle senusso Omar El Muktar); è in assoluto la prima pellicola a parlare di giacimenti petroliferi nella nostra colonia (si pensi che i primi sondaggi esplorativi furono effettuati dal Prof. Ardito Desio solo nel 1939/40).
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Terminati gli argomenti seri riguardo al film, mi permetto di aggiungere un paio di considerazioni un pò più ridanciane. I cinefili forse riconosceranno nella trama una certa analogia con "Un uomo chiamato cavallo", ma io leggendo la descrizione del primo approccio di Mario verso Myriam in pieno deserto, non riesco proprio a togliermi dalla mente la scena de "Il gallo cedrone", dove Carlo Verdone/Armando Feroci abborda una donna beduina con la frase: "Ammazza che caldo... te posso offrì 'na bibbita ?"
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