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Discussione: Film:A prova di errore

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    Utente registrato L'avatar di Franz56
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    Film:A prova di errore

    Titolo originale Fail-Safe
    Paese USA
    Anno 1964
    Durata 112 min

    Regia Sidney Lumet
    Soggetto Eugene Burdick, Harvey Wheeler
    Sceneggiatura Walter Bernstein

    Interpreti e personaggi
    Henry Fonda: Presidente USA
    Walter Matthau: Prof. Groeteschele
    Dan O'Herlihy: Generale Black
    Frank Overton: Generale Bogan
    Edward Binns: Colonnello Grady
    Larry Hagman: Buck Interprete
    Fritz Weaver: Colonnello Cascio
    William Hansen: Ministro Swenson
    Sorrell Booke: Senatore Raskob
    Nancy Berg: Lisa Wolfe
    Hildy Parks: Betty Black
    Janet Ward: mrs Grady
    Dom DeLuise: Sergente Collins
    Russell Hardie: Generale Stark

    Stati Uniti, 1964, durante la guerra fredda; è una giornata come tante per la Difesa americana, iniziata con il decollo dei bombardieri B-58 Hustler dalla base di Anchorage, in Alaska per la quotidiana missione di pattugliamento, con la visita al Centro operativo di Omaha nel Nebraska da parte di un Senatore della Commissione Difesa e con una conferenza a Washington sulle opzioni della guerra nucleare, ma essa viene improvvisamente sconvolta dalla notizia che alcuni bombardieri hanno ricevuto per errore l'ordine di attaccare l'Unione Sovietica.

    È accaduto infatti che un aereo commerciale fuori rotta ha messo in allarme il Centro di Difesa e, nel momento in cui esso viene identificato e l'allarme rientrato, un guasto alla "sicura ad errore" (un dispositivo destinato a dare l'ordine di attacco) fa pervenire ai bombardieri in volo il comando cifrato per colpire l'obbiettivo loro assegnatogli ed una interferenza radio di cui non si riesce a capire l'origine impedisce alle Basi di richiamarli; il colonnello Grady, comandante del VI gruppo (la squadriglia dei bombardieri decollati da Anchorage), apre gli ordini di operazione ed il suo compito è quello di bombardare Mosca.

    Ignaro delle ragioni di quanto è successo il generale Bogan avverte il Presidente, il quale cerca di sapere, in prospettiva di aprire una conversazione attraverso il telefono rosso con il Premier sovietico, se è possibile che ci sia stato un guasto alla sicura ad errore e che immediatamente dopo siano saltati i sistemi di comunicazione; il generale non ritiene probabile questa ipotesi ma ammette che la possibilità esiste e lo avverte che il tempo per ordinare il rientro è quasi scaduto e, esaurito quello, l'unica soluzione possibile è quella di mandare i caccia che sono attualmente in volo ad abbattere i bombardieri, specificando che deve essere lui a dare l'ordine.

    Il Presidente chiama il Pentagono dove è in corso la riunione e chiede il consiglio dei presenti; dopo un breve scambio di opinioni, in cui però non c'è unanimità di parere, il ministro della difesa Swenson gli comunica che si ritiene necessario fare abbattere i bombardieri, sapendo però che i caccia esauriranno il carburante e precipiteranno nell'oceano artico; il generale Bogan da l'ordine nonostante l'obiezione del suo aiutante, colonnello Cascio, ed i caccia iniziano l'inseguimento; contemporaneamente inizia una conferenza in viva voce tra la Casa Bianca, il Pentagono e la Centrale operativa.

    Le opinioni sono discordanti: vi è chi sostiene la tesi del guasto, il generale Bogan ed il generale Black, e giustifica l'azione di abbattimento dei bombardieri al fine di eliminare il rischio di un possibile contrattacco sovietico; posizione avversata dal Prof. Groeteschele, che invita ad approfittare della casualità dell'evento al fine di sconfiggere il nemico prima che abbia il tempo di organizzarsi. Egli ritiene che i sovietici non reagiranno di fronte alla minaccia di una quasi certa distruzione totale e che quindi si arrenderanno ma mentre avviene questo scontro di opinioni l'azione dei caccia fallisce ed essi precipitano in mare; i bombardieri continuano a dirigersi verso i loro obbiettivi ed il Presidente viene informato che, nonostante la difesa che sarà attivata dai sovietici, almeno un aereo riuscirà a raggiungere Mosca e per questo si rende necessario avvisarli di quanto sta accadendo.

    Il Presidente, con l'aiuto di Buck, un interprete a cui viene chiesto non soltanto di tradurre ma anche di "interpretare" le parole del Premier sovietico, si mette in comunicazione con lui, facendo udire ciò che si diranno anche al Pentagono ed alla centrale operativa: il Premier sovietico comunica che è già a conoscenza dell'attività aerea anche se nessuno è ancora in grado di capire cosa stia succedendo e viene informato dell'obbiettivo dei bombardieri che, a causa di un errore, si stanno dirigendo verso l'Unione Sovietica, viene anche portato a conoscenza dell'azione fallita dei caccia e, nonostante l'ovvia diffidenza che li separa e del parere negativo di alcuni suoi generali, si mostra disponibile a collaborare; il colloquio è temporaneamente sospeso e rimandato a dopo l'azione dei caccia sovietici che si dirigono verso i bombardieri americani per intercettarli.

    I bombardieri oltrepassano il confine e l'azione dei caccia russi non si rivela efficace come sperato mentre nel Quartier generale sovietico aumenta sempre di più il diffondersi dell'idea che l'attacco sia reale; il Presidente chiede spiegazioni in merito all'impossibilità di comunicare con i bombardieri ed il Premier, dopo una discussione con il suo Stato maggiore, ammette la responsabilità nel disturbo delle comunicazioni ed ordina il blocco dell'interferenza. Il Presidente riesce a parlare con il colonnello Grady ma egli risponde che non può obbedire ad ordini verbali, da chiunque provengano, e spegne la radio.

    Il Premier, saputo del tentativo fallito da parte del Presidente, si allontana da Mosca e le Centrali operative dei due paesi vengono messe in comunicazione diretta mentre al Pentagono il Prof. Groeteschele insiste sulla necessità di attaccare, contrastato in questo dal generale Black che vuole a tutti i costi evitare il conflitto e proprio al generale si rivolge il Presidente, suo compagno di scuola e gli ricorda il sacrificio di Abramo, chiedendogli di andare in aeroporto dove troverà degli ordini per lui. Il generale intuisce quanto il suo vecchio amico gli sta chiedendo e lascia la sala non prima di avergli risposto che in ogni caso obbedirà.

    Il Presidente prende la parola e, dopo essersi assicurato che anche i sovietici ascoltino le sue parole, ordina ai tecnici americani di dare tutte le informazioni che occorrono per abbattere i bombardieri e, nonostante la reticenza da parte dei militari presenti nella Centrale operativa, essi obbediscono e tutti gli aerei tranne due vengono fatti esplodere. Purtroppo però i nervi saltano ed il colonnello Cascio (un uomo fortemente a disagio per la sua condizione sociale e soprattutto per quella dei genitori, casualmente scoperta dal generale la mattina stessa) aggredisce il generale e tenta di prendere il comando.

    Il colonnello viene arrestato ed il generale riprende in mano la situazione ma identici problemi si presentano nel Quartier generale sovietico, dove il comandante, pretendendo di abbattere tutti gli aerei americani, nonostante sia stato avvertito che solo uno dei due rimasti (quello pilotato dal colonnello Grady) trasporta gli ordigni nucleari, disperde le sue forze; il generale Konev, un ufficiale che si esprime bene in inglese essendo stato ufficiale di collegamento a Londra durante la seconda guerra mondiale, prende il comando ma ormai è tropo tardi e l'ultimo bombardiere riesce a passare.

    La situazione è ormai disperata ed il Presidente comunica al Premier che, nel caso Mosca venga distrutta, lui darà ordine di lanciare due ordigni nucleari su New York; il Premier si mostra scettico di fronte a questa offerta ma è comunque disponibile ad aspettare a dare l'ordine d'attacco e l'ultima residua possibilità di fermare l'aereo risiede nel lancio contemporaneo dei missili rimasti a disposizione dei sovietici al fine di creare una barriera dove si spera che il bombardiere vada ad infrangersi ma è una speranza remota ed infatti i missili esplodono al di sopra dell'aereo che riesce a passare; nemmeno la moglie del colonnello, nel frattempo convocata affinché sia lei a chiedergli di rientrare, riesce a persuaderlo ad infrangere il codice di guerra che egli ha scrupolosamente rispettato ed oramai non c'è più nulla tra lui e l'obbiettivo.

    L'equipaggio dell'aereo è stato contaminato dalle radiazioni provenienti dai missili e quindi il comandante decide di fare esplodere gli ordigni a quota bassa, facendo esplodere quindi anche il bombardiere e con esso gli uomini che sono a bordo, ormai sicuri di morire. L'esplosione della bomba viene avvertita da tutti i componenti della conferenza ed il Presidente, nonostante sappia che sua moglie è in visita a New York, dà l'ordine di distruggerla: il generale Black è incaricato dell'operazione e, sapendo che anche tutta la sua famiglia è in città, si suicida immediatamente dopo avere lanciato gli ordigni che, nelle immagini finali del film, "fermano" in un attimo la vita degli innocenti abitanti.

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