Risultati da 1 a 7 di 7

Discussione: Film: Sogni

  1. #1
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    Film: Sogni

    Dream (Sogni), film di Akira Kurosawa, Giappone, 1990

    Cast: Akira Terao, Mitsuko Baisho, Isashi Igawa, Martin Scorsese

    Per la prima volta Kurosawa parla apertamente di se: per quanto non siano mancati isolati riferimenti autobiografici nelle altre sue opere, la sceneggiatura di questo film a episodi è la raccolta di alcuni sogni del maestro. I più ricorrenti? I più importanti? I più inquietanti? Probabilmente non ha senso porsi queste domande, cui forse nemmeno Kurosawa saprebbe dare una risposta. Sicuramente sono i sogni che riteneva necessario comunicare al mondo. Il protagonista si chiama semplicemente Io, a fugare ogni dubbio, e lo impersona Akira Terao restituendoci una figura allampanata che ricorda molto il giovane Kurosawa: alto 181 cm, magro e presumibilmente scattante, abbastanza differente comunque dall'aspetto imponente degli anni maturi.
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    "Chissà a quale di questi alberi ci impiccheranno..."

  2. #2
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    Episodio: “Il tunnel”

    Io, rivestito di consunti abiti militari, cammina sul fare della sera, verso l'imboccatura di un tunnel, seguendo una strada deserta. L'attore è Akira Terao, che sostiene la parte di Kurosawa adulto. Dal tunnel arriva un feroce abbaiare, intervallato da un ringhiare altrettanto minaccioso. Ne emerge finalmente un grosso cane, irsuto e con delle cartucciere legate sul dorso. Evidentemente un cane militare, incaricato di portare munizioni attraverso le linee, forse anche destinato a missioni suicide carico di esplosivo. La luce rossa del fanale alla testata del tunnel lo illumina rendendolo ancora più sinistro. Io mantiene a stento il suo sangue freddo, e rimane immobile finché il cane si calma, entrando poi nel tunnel. Un tunnel probabilmente allegorico, alla fine del quale tornerà a vedere la luce, tornerà alla vita dopo gli anni terribili della guerra. Kurosawa non partecipò direttamente alla guerra, era ritenuta più importante per lo sforzo bellico la sua opera come sceneggiatore e regista, ma in qualche modo sentiva di esserne rimasto pesantemente coinvolto, e di essersi assunto responsabilità nei confronti di altri uomini. Indossa infatti una divisa da ufficiale. Io una volta entrato nel tunnel, che deve necessariamente attraversare, non si sente a suo agio. Man mano che si inoltra nel buio il rumore dei suoi passi diventa ossessionante. E' finalmente uscito dal tunnel, ma un rumore alle sue spalle lo inquieta, lo obbliga a voltarsi. Sono i passi di qualcuno che si sta avvicinando. Di qualcuno che marcia con passo cadenzato, come un soldato. Una figura spettrale appare all'uscita del tunnel. Io lo riconosce, è il soldato Noguchi, E Noguchi riconosce lui, il suo capitano. Io ha l'ingrato compito di convincere Noguchi (Yoshitaka Zushi). Purtroppo non ci sono stati errori, è tutto tragicamente vero: Noguchi è morto in battaglia, tra le braccia di Io. Non può tornare su questa terra, deve tornare là da dove è venuto. Noguchi non si dà pace. Non è possibile, è talmente vicino a casa da vederne la luce giù nella vallata. Non può tornare indietro proprio ora che è così vicino a casa. Ma deve cedere alle insistenze di Io. I due si salutano militarmente e Noguchi torna nel mondo delle tenebre. Ma non è finita: dal tunnel, dove si erano affievoliti man mano i passi di Noguchi, arrivano ora i passi cadenzati di un gruppo di uomini in marcia. E si avvicinano sempre di più. Dal tunnel sbucano infine, perfettamente inquadrati ed in assetto di guerra, dietro al comandante in seconda, i soldati della terza compagnia che fu ai comandi di Io. Anche loro, tornando a mettersi agli ordini del loro capitano, chiedono esplicitamente di tornare su questa terra. Io non ha parole per scusarsi: la compagnia ai suoi ordini è stata annientata durante una azione di guerra, ma lui non ha potuto seguirli ed è stato fatto prigioniero. Si scusa per averli lasciati soli, ma non è in suo potere farli tornare in vita. Anche loro devono tornare indietro. Solamente trasformando l'esortazione in un secco ordine Io riesce a farsi dare ascolto. Sempre perfettamente inquadrata, la terza compagnia effettua il dietrofront e rientra nel tunnel ove scompare poco a poco. I loro passi continuano a risuonare a lungo, ed Io rimane immobile nel saluto. Ma non è ancora finita: l'orrido cagnaccio che si era già fatto avanti all'ingresso del tunnel è tornato. E' destino che Io non possa ancora trovare la pace.

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    Manifesto del film: Sogni

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    Immagini dall' episodio: Il tunnel
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    "Chissà a quale di questi alberi ci impiccheranno..."

  3. #3
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    Altre immagini dall' episodio: Il tunnel

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    Ultime immagini dall' episodio: Il tunnel
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    "Chissà a quale di questi alberi ci impiccheranno..."

  4. #4
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    Questo episodio del film Sogni, esprime il disagio del pacifista Kurosawa per essere stato una rotella, per quanto marginale, dell' orrendo meccanismo della guerra in atto nel Giappone degli anni '40, costato il sacrificio di innumerevoli vite umane. D' altra parte è anche evidente che il personaggio immaginario di Io - il vero Kurosawa non indossò mai l' uniforme, come si è detto e in quegli anni girava films di propaganda per esaltare lo sforzo bellico dei suoi connazionali - intellettuale borghese e "di sinistra" soffre un complesso di colpa più o meno inconscio per esser sopravvissuto al conflitto dandosi prigioniero, mentre tutti i soldati della sua compagnia erano onorevolmente morti combattendo fino all' ultimo per l' onore dell' Imperatore/Dio come da retorica-Banzai dell' epoca. Quelli che lo seguono uscendo dal tunnel: Noguchi, il reparto inquadrato, persino il cane-kamikaze sono gente semplice, e diversamente da lui in mancanza di alternative hanno compiuto fino in fondo quello che ritenevano il loro dovere. Quel dovere che Io non è stato in grado - o non ha avuto il coraggio? - di compiere. Per il protagonista l' unica speranza di liberarsi dei suoi fantasmi interiori sarà di recarsi come in pellegrinaggio dalle famiglie dei suoi soldati caduti e chieder loro scusa di essere ancora vivo...
    "Chissà a quale di questi alberi ci impiccheranno..."

  5. #5
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    Un film non facile ma fantastico. L'episodio del tunnel vale mille chiachiere inutili....

    Rawa Ruska
    Tutto considerato, un militare non è altro che un uomo rubato alla sua abitazione. (Il buon soldato Sc'vèik)

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Rawa Ruska Visualizza Messaggio
    Un film non facile ma fantastico. L'episodio del tunnel vale mille chiachiere inutili....

    Rawa Ruska
    _______________

    Concordo...
    "Chissà a quale di questi alberi ci impiccheranno..."

  7. #7
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    A integrazione di quanto detto aggiungo che l' episodio del tunnel fu - indirettamente - ispirato a kurosawa da Primo Levi. Il regista conobbe Levi in occasione di un Festival di Venezia e ne lesse le opere in lingua inglese. Colpito dai toni cupi e angoscianti di una poesia se ne ispirò anni più tardi per il film, volendo trasmettere agli spettatori le stesse sensazioni. La poesia era questa:


    Eran cento uomini in arme.
    Quando il sole sorse nel cielo,
    Tutti fecero un passo avanti.
    Ore passarono, senza suono:
    Le loro palpebre non battevano.
    Quando suonarono le campane,
    Tutti mossero un passo avanti.
    Così passò il giorno, e fu sera,
    Ma quando fiorì in cielo la prima stella,
    Tutti in cerchio fecero un passo avanti.

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