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Discussione: Film: Tragica alba a Dongo

  1. #1
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    Film: Tragica alba a Dongo

    Presentato pochi giorni or sono al Torino Film Festival, “Tragica alba a Dongo” era stato per lungo tempo considerato un capolavoro perduto del neorealismo italiano, perché mai proiettato in pubblico e subito caduto sotto le maglie della censura. Realizzato con pochi mezzi nel 1950 dal giornalista Vittorio Crucillà, racconta la cattura di Mussolini e della Petacci e la notte da loro trascorsa nella casa De Maria prima della fucilazione. Il film, anomalo per la durata (solo 38 minuti) e l’ impostazione rigorosa da docu-fiction, fu girato nei luoghi dove si svolsero i fatti con la partecipazione nel cast di un nutrito gruppo di ex- partigiani di Dongo e degli stessi coniugi De Maria. Fin dall’ inizio la pellicola risultò sgradita a molti: alla famiglia Mussolini perché nell’ ora fatale del Duce c’era accanto a lui la sua incolpevole amante, ai paesani di Dongo perché l’ uccisione di Mussolini e l’ eccidio dei gerarchi sul lungolago furono decisi da giustizieri venuti da fuori, al PCI perché vi si adombrava la vicenda dell’ oro di Dongo, all’ ANPI per la mancanza di retorica garibaldina , alla DC per il modo nel quale la coppia di adulteri veniva mostrata. Forse a soli cinque anni da quegli eventi il solo fatto di non irridere alle ultime ore dei due ostaggi corrispondeva nelle menti dei nuovi detentori del potere al farne l’ apologia? Persino la scelta di non mostrare il volto dei due protagonisti, filmati solo di spalle o come ombre sui muri attirò sul regista l’ accusa di voler “deificare” il dittatore, poiché una tale scelta era correntemente adottata dai cineasti dei paesi islamici nel presentare il profeta Maometto del quale - come si sa - è fatto divieto ai musulmani raffigurare l’ immagine. A tutto ciò mise fine la censura decretata dall’ allora sottosegretario Giulio Andreotti il quale, non pago di vietare la proiezione su tutto il territorio nazionale, negò anche il visto di esportazione per l’ estero, asserendo che l’ opera avrebbe: “portato disdoro alla patria agli occhi dello straniero”. Poi cadde l’ oblio finchè il Museo del Cinema di Torino, venuto in possesso della pellicola ne promosse il restauro, salvando un pezzo di storia del neorealismo, caratterizzato da giochi di luci ed ombre che deve molto allo stile del realismo socialista dell’ epoca ma allo stesso tempo riconosce e legittima il dramma sentimentale di una Claretta Petacci, personaggio positivo aggrappato sino all’ ultimo alla speranza di salvare la vita al suo uomo. E si pensi che abissale differenza rispetto a come erano descritte le coppie illegittime dalla filmografia del 1950, Democrazia Cristiana e Pio XII imperanti…

  2. #2
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    Grazie della comunicazione; pensi che ora sarà possibile vederlo anche al pubblico non festivaliero?
    sven hassel
    duri a morire

  3. #3
    Collaboratore L'avatar di Il Cav.
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    Lo spero...

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