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Discussione: Film: Vivere in pace

  1. #1
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    Film: Vivere in pace

    Film del 1947, regia di Luigi Zampa
    __________________________

    Personaggi e interpreti


    Aldo Fabrizi: zio Tigna
    Gar Moore: Ronald
    Mirella Monti: Silvia
    John Kitzmiller: Joe
    Heinrich Bode: Hans
    Ave Ninchi: Corinna
    Ernesto Almirante: il nonno
    Nando Bruno: il segretario politico
    Aldo Silvani: il medico
    Gino Cavalieri: il parroco
    Piero Palermini: Franco
    Franco Serpilli: Citto

    (nei titoli di testa è citato anche il cane Dick)

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    Premi



    2 Nastri d'argento 1947: miglior soggetto e migliore attrice non protagonista (Ave Ninchi)
    Festival di Locarno 1947: premio per la sceneggiatura
    New York Film Critics Circle Awards 1947: miglior film straniero


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    Trama




    Seconda guerra mondiale, Italia centrale. La vita quotidiana di un tranquillo villaggio di campagna scorre immutata, senza essere turbata dal terribile conflitto in corso, di cui arrivano solo echi di lontani bombardamenti. La location è la campagna ed il borgo di Rocca Ripesena, frazione di Orvieto; anche la stessa antica etrusca e medievale città rupestre (Orvieto è la Città del Corpus Domini) è stata utilizzata per le scene. Comparse del film sono gli abitanti di Rocca Ripesena (con i loro "strumenti" di mestiere: attrezzi e carri trainati da buoi chianini). Gli unici segni visibili di quanto sta accadendo sono i minacciosi bandi diffusi dal segretario politico locale e la presenza di un singolo soldato tedesco, il bonario Hans, a presidiare la linea telefonica.

    Tipico rappresentante di questa pacifica comunità è zio Tigna, contadino dai modi burberi ma di buon cuore che, nell'attesa rassegnata che presto o tardi vengano infine deposte le armi e si smetta di versare sangue inutilmente, si dedica con la massima cura ai suoi campi e alle sue bestie, insieme all'anziano padre, alla moglie Corinna e ai nipoti Silvia e Citto. Della famiglia fa parte a suo modo anche il giovane Franco, sfuggito all'arruolamento, che zio Tigna, malgrado i continui rimproveri, considera come un figlio.

    La loro vita entra però direttamente in contatto con la guerra quando Silvia e Citto si imbattono nel bosco in due soldati americani fuggiti da un campo di prigionia tedesco. In un primo momento i ragazzini si limitano a procurare cibo e vestiti ai fuggiaschi, poi arrivano a nasconderli nel fienile, poiché uno dei due, il nero Joe, è ferito. Zio Tigna inevitabilmente lo scopre presto ma, pur rischiando la fucilazione per questo, offre loro riparo e cure, con l'aiuto del medico del paese, che si tiene in contatto con la Resistenza locale.

    Una sera, la visita inaspettata di Hans costringe zio Tigna a accogliere lo sgradito ospite, nonostante il pericolo che venga scoperta la presenza degli americani. Il tedesco approfitta dell'ospitalità, servendosi generosamente del vino che gli viene offerto e ritrovandosi presto ubriaco ma, nel contempo, anche Joe, nascosto in cantina, si serve con altrettanta abbondanza dalle botti e viene preso da un'incontrollabile ebbrezza che gli fa abbandonare il nascondiglio e irrompere in piena vista. Fra l'incredulità degli altri, i nemici Hans e Joe fraternizzano come nulla fosse e proseguono i loro rumorosi festeggiamenti in paese, fino a far credere a tutti, almeno per qualche momento, che la guerra sia finita.

    L'indomani gli abitanti del villaggio fuggono sulle colline, temendo la rappresentaglia tedesca ma, in realtà, le truppe occupanti sono ormai in ritirata di fronte all'avanzata vittoriosa delle forze alleate. Restano in paese solo zio Tigna e Hans, che ha deciso di abbandonare la divisa per
    Seconda guerra mondiale, Italia centrale. La vita quotidiana di un tranquillo villaggio di campagna scorre immutata, senza essere turbata dal terribile conflitto in corso, di cui arrivano solo echi di lontani bombardamenti. La location è la campagna ed il borgo di Rocca Ripesena, frazione di Orvieto; anche la stessa antica etrusca e medievale città rupestre (Orvieto è la Città del Corpus Domini) è stata utilizzata per le scene. Comparse del film sono gli abitanti di Rocca Ripesena (con i loro "strumenti" di mestiere: attrezzi e carri trainati da buoi chianini). Gli unici segni visibili di quanto sta accadendo sono i minacciosi bandi diffusi dal segretario politico locale e la presenza di un singolo soldato tedesco, il bonario Hans, a presidiare la linea telefonica.

    Tipico rappresentante di questa pacifica comunità è zio Tigna, contadino dai modi burberi ma di buon cuore che, nell'attesa rassegnata che presto o tardi vengano infine deposte le armi e si smetta di versare sangue inutilmente, si dedica con la massima cura ai suoi campi e alle sue bestie, insieme all'anziano padre, alla moglie Corinna e ai nipoti Silvia e Citto. Della famiglia fa parte a suo modo anche il giovane Franco, sfuggito all'arruolamento, che zio Tigna, malgrado i continui rimproveri, considera come un figlio.

    La loro vita entra però direttamente in contatto con la guerra quando Silvia e Citto si imbattono nel bosco in due soldati americani fuggiti da un campo di prigionia tedesco. In un primo momento i ragazzini si limitano a procurare cibo e vestiti ai fuggiaschi, poi arrivano a nasconderli nel fienile, poiché uno dei due, il nero Joe, è ferito. Zio Tigna inevitabilmente lo scopre presto ma, pur rischiando la fucilazione per questo, offre loro riparo e cure, con l'aiuto del medico del paese, che si tiene in contatto con la Resistenza locale.

    Una sera, la visita inaspettata di Hans costringe zio Tigna a accogliere lo sgradito ospite, nonostante il pericolo che venga scoperta la presenza degli americani. Il tedesco approfitta dell'ospitalità, servendosi generosamente del vino che gli viene offerto e ritrovandosi presto ubriaco ma, nel contempo, anche Joe, nascosto in cantina, si serve con altrettanta abbondanza dalle botti e viene preso da un'incontrollabile ebbrezza che gli fa abbandonare il nascondiglio e irrompere in piena vista. Fra l'incredulità degli altri, i nemici Hans e Joe fraternizzano come nulla fosse e proseguono i loro rumorosi festeggiamenti in paese, fino a far credere a tutti, almeno per qualche momento, che la guerra sia finita.

    L'indomani gli abitanti del villaggio fuggono sulle colline, temendo la rappresentaglia tedesca ma, in realtà, le truppe occupanti sono ormai in ritirata di fronte all'avanzata vittoriosa delle forze alleate. Restano in paese solo zio Tigna e Hans, che ha deciso di abbandonare la divisa per tornarsene a casa. Il tedesco viene aiutato dal burbero zio Tigna, che gli offre un abito civile, e riconosce in lui il suo unico amico. Ma entrambi vengono uccisi dai nazisti in fuga. Il contadino che tanto aveva aspirato alla fine del conflitto non sopravvive per godere del ritorno della pace insieme ai suoi cari.

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  2. #2
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    Re: Film: Vivere in pace

    Questo film è importante per vari motivi: è il primo film "bellico" interpretato da Aldo Fabrizi dopo "Roma Città Aperta" e tenta scopertamente di sfruttare il filone neorealista ma l' interpretazione dell' attore romano vira decisamente sui toni della commedia, certamente a lui più consoni, anticipando forme della commedia all' italiana decisamente meno impegnata e politicizzata. Così il finale tragico voluto da Zampa stona rispetto al resto del film.
    La distribuzione fu fortemente boicottata dall' intellighenzia di sinistra che non poteva sopportare che l' attore-icona del film che glorificava la resistenza romana fosse tornato a far ridere il pubblico (ma questo era ciò che Fabrizi sapeva fare -e bene - a teatro e al cinema) facendo il guitto.
    In realtà Fabrizi lavorò con Rossellini solo per una grossa somma (un milione di lire dell' epoca) e per la mancanza di altri ingaggi .
    Fu anche l' inizio del personale percorso di avvicinamento dell' attore all' ideologia del Msi, e l' amicizia personale con Giorgio Almirante, ciò grazie ad Ernesto Almirante, attore scespiriano epurato, che nel dopoguerra si specializzò in parti da "vecchietto rincojonito" spesso spalla di Totò e dello stesso Fabrizi.

    Frase celebre: Almirante per tutto il film ripete come un tormentone "Ma tu, lo conosci il Negus?" all' americano di colore, non rendendosi conto che non è un abissino "selvaggio", ma uno statunitense "civilizzato".
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  3. #3
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    Re: Film: Vivere in pace

    Locandina
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  4. #4
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    Re: Film: Vivere in pace

    Ernesto Almirante (a sx. nella foto)
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