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Discussione: Giovannino Guareschi

  1. #11
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    Re: Giovannino Guareschi

    La resistenza

    <<Non muoio neanche se mi ammazzano!>>

    Io, anche in prigionia, conservai la mia testardaggine di emiliano della Bassa; e così strinsi i denti e dissi: << Non muoio neanche se mi ammazzano!>>.
    E non morii.
    Probabilmente non morii perche non mi ammazzarono: il fatto è che non morii:
    Rimasi vivo anche nella parte interna e continuai a lavorare.
    (Diario clandestino, <<Istruzioni per l'uso>>.)


    Un saluto da El Tiroles
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  2. #12
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    Re: Giovannino Guareschi

    Ed ecco per Voi un'altra storia di Giovannino Guareschi.
    El Tiroles

    LA DIVISA GRIGIOVERDE

    Entrai improvvisamente in cucina e trovai Margherita nell`atto di incominciare lo scempio e feci appena in tempo ad afferrarle la mano e a disarmarla
    Perché, Margherita? – domandai.
    Albertino è nudo, - spiego gravemente Margherita.
    L`espressione <<Albertino è nudo>> non deve preoccupare eccessivamente: ognuno ha in casa una madre o una moglie e sa bene che quando una signora comunica solennemente: <<Io sono nuda>>, ciò significa in realtà* che essa ha soltanto l`intenzione di far rimodernare un soprabito o di comperare una nuova borsetta.
    Margherita dunque mi spiegò che Albertino era nudo e io le risposi che questo fatto non l`autorizzava a distruggere la mia divisa.
    Io sto ai regolamenti, - ribattè Margherita. – Il grigioverde è abbolito nell`esercito. Non può servirti più. E poi è meglio liberarsene perché se durante una perquisizione ti trovano nascosta in casa una divisa di questo genere, sono guai.
    Giovannino, ti sei anche troppo compromesso.
    Ricordati che hai due figli.
    Allora io le parlai con dolcezza.
    Margherita, dal giorno in cui ci tuffammo a capofitto nella nebbia grigia di Milano sono passati tanti anni, e tanta nebbia è passata e si è appiccicata sui nostri capelli. Ma tu devi ricordarti di quei giorni: allora non mi dicevi, come hai imparato a dire adesso: <<Sono nuda>>, ma eri ben poco vestita in verità* e faceva freddo e io ti regalai il mio mantello di panno azzurro da ufficiale di artiglieria e diventò il tuo paletò nero. Ma la divisa di diagonale grigioverde non te la dò e non la do a nessuno. Perché, anche se il grigioverde è abbolito nell`esercito di adesso, anche se il colonnello che mi comandava allora adesso è generale e porta la divisa kaki, nel mio esercito è in uso ancora e soltanto il grigioverde e sarà* sempre in uso.
    Margherita ripiegò per bene la divisa e andò a riporla nell`ultimo piano del guardaroba, lassù dove, durante i mesi d`estate, emigra la roba di lana.
    L`esercito della naftalina, - disse Margherita.
    Io adesso vorrei rivolgermi al Capo di Stato Maggiore dell`Esercito, e vorrei dirgli: Eccellenza, lei mi deve dar retta anche se non uso la via gerarchica, perché io sono uno dei più validi potenziatori dell`artiglieria italiana.
    Signor Generale: quando io arrivai tanti anni fa a Modena, al sesto Artiglieria di Corpo d`Armata, trovai nei magazzini i soliti 105-28, i soliti 149-13 ed erano ben pochi: ma dopo qualche mese, la caserma rigurgitava di bocche da fuoco.
    Signor Generale: il colonnello comandante era uno in gamba, uno di quelli che capiscono gli uomini e, appena mi ebbe squadrato, mi portò in una gran baracca squallida e mi disse:
    -Questo è lo spaccio.
    -Signorsì, - risposi.
    -Signornò! – ribattè deciso il colonnello.
    -Questa è una ignobile baracca dove i soldati entrano con raccapriccio. E lei è il tipo capace di trasformare questa ignobile baracca in un elegante luogo di ritrovo.
    In verità*, l`unica cosa che io mi sentivo di fare di quella squallida baracca, era di trasformarla in un locale di punizione per quadrupedi indisciplinati. Avrei anche potuto incendiarla, sempre ammesso che il legno del poco mobilio e del soffitto, coperto com`era di grosse croste di colore, avesse accettato di prendere fuoco. Ad ogni modo risposi: - Signorsì.
    -Per la batteria non si preoccupi. – credo mi rassicurasse il colonnello. – La batteria cui lei è aggregato ha tutto da guadagnare dalla sua assenza.
    Credo davvero che dicesse così: se non lo disse fece male perché io ero il più scassato aspirante espresso dalle scuole addette alla istruzione degli ufficiali di complemento. E ciò in quanto io, pure avendo frequentato il liceo classico e possedendo nel campo delle matematiche le sole nozioni indispensabili per saper distinguere una moltiplicazione da un parallelepipedo, ero stato collocato in artiglieria dove, per sparare in un punto situato ad ovest, bisogna – per esempio – mirare alla punta di un campanile situato a nord e calcolare un sacco di porcherie contraddistinte da lettere greche. Senza contare la faccenda del parallelismo della convergenza con annesse diavolerie di trepiedi con cannocchiale, stecche di legno a fette bianche e rosse e via discorrendo. Roba da ingegneri, insomma.
    Ad ogni modo io andai a racimolare un gruppetto di soldati e, a forza di stucco, di finto legno, di finto marmo, di litigi col Minuto Mantenimento e di permessi speciali ai miei collaboratori, riuscii a rendere presentabile e frequentabile lo spaccio. E il guaio fu che io, per completare l`opera, agguantai i pennelli e pitturai sui muri quattro grandi pannelli.
    Questo risultò di una importanza eccezionale, agli effetti del potenziamento dell`artiglieria: infatti il colonnello, visti i pannelli, mi portò in giro per la caserma e mi indicò le parti più squallidamente imbiancate a calce dei muri e così io cominciai a pitturare cannoni e obici con contorno di bandiere, di motti, di nastri, di cartigli, di alloro, di quercia e di nuvole. E continuai fino al finto affresco allegorico finale: terminato il quale partii per il campo e per le esercitazioni di tiro.
    Insomma, io vorrei dire al generale capo di Stato Maggiore dell`Esercito che se io gli parlo bisogna che mi ascolti perché sono uno dei potenziatori dell`artiglieria italiana. E il generale lo deve ricordare per la semplice ragione che il colonnello d`allora è il generale di oggi.
    Quello che voglio dire è, senza dubbio, una sciocchezza che farà* ridere un sacco di gente, ma lo dico ugualmente.
    Perché l`esercito non ritorna al grigioverde?
    Abbiamo visto in grigioverde i nostri padri, signor generale. E i nostri figli ci hanno visto in grigioverde. Perché dovremo vedere in kaki i nostri figli?
    Ragioni tecniche?
    Servono per la guerra, le ragioni tecniche. E poi no, signor generale: non si parla più di guerra, ma di Difesa e, se dovremo difendere le nostre terre, il grigioverde va benissimo perché la nostra terra è coperta di verde.
    Abbiamo raccattato le brache e i giubbetti usati che gli altri hanno gettato alla nostra miseria sbrindellata; abbiamo visto ufficiali rifornire il loro magro guardaroba alla fiera di Senigallia; ma adesso tutto è cambiato, è passato un sacco di tempo e sarebbe simpatico ritornare al grigioverde.
    Noi della riserva, noi dell`esercito della naftalina (come dice la signora Margherita) ci sentiremo più vicini a voi dell`esercito in kaki. E contiamo poco, ma siamo tanti, noi dell`esercito della naftalina.
    Abbiamo visto tanti prigionieri ritornare vestiti in kaki, che il kaki è diventato per molti il color prigionia. E` sempre meglio il color Vittorio Veneto, anche se adesso è passato di moda.
    Troppa retorica è stata fatta sul grigioverde e su Vittorio Veneto: siamo d`accordo. Ma la retorica dell`antiretorica è un male di ugual forza. Inoltre, per naturale reazione, rivalorizza la retorica.
    Ad ogni modo Albertino è nudo, secondo la madre, ma la mia divisa grigioverde rimane intatta nella naftalina. E non sogna guerre, si può star sicuri. Non ne a mai sognato, nonostante il suo aspetto marziale.
    Ma può darsi, signor Generale, che io abbia parlato di grigioverde e di kaki per dire tutt`altra cosa. Può darsi benissimo. D`altra parte non ne ho colpa io. E` in artiglieria che mi hanno insegnato a mirare a ovest, mettiamo, per sparare a nord.
    Margherita, quando io parlo, mi guarda sempre diffidente, prima di rispondermi.
    -Cosa intenderesti dire? – mi domanda poi con cautela.
    Un giorno io, in cima a una scala non brevettata, stavo tentando di rabberciare una tapparella del balcone e la scala mi sfuggi via di sotto, e io rimasi aggrappato al cassone della tapparella.
    -Margherita, rimettimi la scala sotto i piedi! – urlai.
    - Cosa intenderesti dire? – si informò con diffidenza Margherita.
    Io sono, in definitiva, un sacco di patate coi baffi e posso rimanere appeso al cassone di una tapparella un tempo limitatissimo data la natura scarsamente sportiva delle patate: infatti poco dopo mi andavo a sfasciare sul pavimento.
    -Intendevo dire che se non mi rimettevi sotto la scala sarei piombato giù, - dissi a Margherita.
    -Ed ecco che infatti sono venuto giù.
    Margherita scosse il capo:
    -Non mi fido: sei troppo allusivo, Giovannino
    Più per terra di così mi sarei trovato al piano di sotto. Quindi feci capire che ero urtato dalla sua diffidenza.
    -Ti conosco, Giovannino, - osservo calma Margherita. – Ti ricordi quando ci siamo sposati?
    Mi ricordavo.
    Ebbene: io, allora, dal modo col quale tu hai risposto <<si>>, ho capito subito che tu volevi dire tutt`altra cosa.
    Osservai che erano trascorsi tanti anni da quel <<si>> e, ormai, la diffidenza doveva esserle passata.
    -Non è ancora finita la storia, - rispose Margherita. – Vedremo.
    Se il Cielo mi darà* la gioia di partire per primo (quando beninteso sarà* tempo e arcitempo) da questo malinconico mondo e dirò: <<Margherita, me ne vado dall`altra parte>>, sono certo che Margherita mi domanderà*: << Cosa intenderesti dire?>>. Poi guarderà* i miei baffi immobili ormai per sempre e scuoterà* il capo e sospirerà*: << E` mai possibile che, fino all`ultimo, egli insista nel dire una cosa per dirne invece un`altra?>>.
    E nessuno riuscirà* a convincerla che io sia definitivamente defunto e, anche quando mi avrà* sistemato sotto tre metri di terra, tornerà* a casa scuotendo incredula il capo. E aspetterà* ch`io torni.
    E passeranno i giorni.

    da Giovannino Guareschi - Corrierino delle famiglie.
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  3. #13
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    Re: Giovannino Guareschi

    Chi vuole conoscere con precisione l'Italia del dopoguerra deve leggere Guareschi ed i suoi racconti che sono molto molto molto di più di quanto visto nei film. Giovannino come disse Montanelli merita un monumento!
    Le imbecillità in Italia fanno sempre rumore. (Indro Montanelli)

  4. #14
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    Re: Giovannino Guareschi

    Battaglionespecialevvf, hai proprio ragione e mi hai dato una grande idea. Faremo un monumento al grandissimo Giovannino Guareschi, magari in un piccolo paese come dove abito io, e sarà* un grande inizio.
    Ciao da El Tiroles

  5. #15
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    Re: Giovannino Guareschi

    Starei ore a parlare di Giovannino, un giornalista unico, un autore vero, l'interprete di un mondo a cui solo lui poteva dar voce, quel piccolo mondo della bassa in cui tutti si riconoscono un po'....se ci pensate pure in mezzo mondo! Quanto mi hanno insegnato le novelle di Guareschi!
    Le imbecillità in Italia fanno sempre rumore. (Indro Montanelli)

  6. #16
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    Re: Giovannino Guareschi

    LA LUCE CHE NON SI SPEGNE


    Peppone non era rimasto per niente soddisfatto quando aveva letto sul suo giornale la lettera con la quale un famoso deputato spiegava come, non riuscendo più a conciliare i propri doveri di cattolico con quelli di militante comunista, si vedeva costretto a dimettersi dal Partito.
    A Peppone non era piaciuta la lettera e meno ancora era piaciuto il comunicato della segreteria del Partito che accompagnava la pubblicazione della lettera.
    Lo trovava un po` troppo generico, e questo lo preoccupò.
    Ma si trattava di una preoccupazione quanto mai ingiustificata perché, al momento opportuno, doveva saltar fuori qualcosa di anche troppo specifico.
    E questo saltò fuori alcuni giorni prima del Natale.
    Le dimissioni non erano state accettate e il deputato famoso era stato espulso dal Partito «per indegnità* e per tradimento».
    - Questo taglia la testa al toro – osservò il Lungo quando ebbe letto il comunicato. – O con noi o contro di noi.
    Peppone non era ancora convinto:
    - Siamo sempre sulle generali! – esclamò. – Invece qui c`era bisogno di precisare delle direttive riguardo ai rapporti fra Chiesa e Partito.
    Il Lungo scosse il capo:
    - Capo, tutto è chiarissimo. Mentre il Partito non ha mai detto: «Chi segue la dottrina cattolica non può essere dei nostri», la Chiesa dice: «Chi segue la dottrina marxista non può essere dei nostri e viene scomunicato». Il Partito ti lascia libero di essere cattolico. La Chiesa ti proibisce di essere comunista. Il torto marcio è dalla parte della Chiesa. E che la Chiesa si sia messa contro la legge te lo dimostra il fatto che la Giustizia condanna quei preti che in chiesa dicono: «Chi vota per i comunisti incorre nella scomunica». Stando così le cose nessun dubbio è possibile: il compagno che cede alle minacce dei preti e dà* le dimissioni dal Partito, si mette contro la legalità* diventando un traditore della causa della legalità* e dimostrandosi indegno di appartenere al Partito che ha per missione appunto la difesa della legalità*. Quindi la direttiva che salta fuori automaticamente dal comunicato di oggi non può essere che questa: intensificare la vigilanza e aumentare gli sforzi che già* facciamo per sottrarre i compagni dalla malefica influenza dei preti.
    Peppone tentennò la testa:
    - Siamo sempre sulle generali: la questione specifica è quella di sapere cosa dovremmo fare per mettere in atto la direttiva qui, nel nostro paese. Mica possiamo eliminare il prete.
    - Non sarebbe una brutta idea – affermò cupo il Lungo che era un duro. – Comunque non risolveremmo niente perché, eliminato il prete, ne manderebbero subito un altro peggio di questo.
    - Difficile trovare un prete peggio di don Camillo – borbottò Peppone.
    - E` invece la cosa più naturale – spiegò il Lungo, che aveva appena finito il corso di preparazione politica in città*, disse:
    - Mettiamoci subito al lavoro incominciando lo smantellamento della roccaforte sentimentale dei preti.
    Poi il Lungo spiegò il suo concetto:
    - La roccaforte sentimentale dei preti è il Natale. Quando viene il Natale tutti sono disposti a concedere qualcosa ai preti. Non occorre andare in chiesa: il semplice fatto di mangiare meglio del solito è una concessione che si fa ai preti, che hanno inventato il Natale. A Natale anche i più forti e i più duri cascano nella trappola del sentimento: il ragazzino che dice la poesia e mette la letterina sotto il piatto, il Presepe, le cartoline d`auguri, la neve, gli angioletti, l`organo della chiesa nella notte, i ricordi di fanciullezza, insomma è tutta una messa in scena che riesce a farci dimenticare la realtà* a vantaggio della favola. Bisogna reagire e passare al contrattacco!
    Peppone allargò le braccia:
    - Va bene, ma non possiamo pretendere di costringere la gente a modificare le loro usanze.
    - Si può però incominciare il lavoro costringendo noi stessi a non cascare più nella trappola. Per disintossicare noi stessi. Io ho già* incominciato.
    Peppone, il Bigio, il Brusco, lo Smilzo e gli altri dello stato maggiore guardarono preoccupati il Lungo.
    Il Lungo era custode della Casa del Popolo: abitava con la moglie e col figlio in tre stanzette del primo piano e la sua vita privata non poteva essere più trasparente per i frequentatori della Casa del Popolo.
    - Chiunque lo voglia potrà* controllare che in casa mia da quest`anno è stato eliminato il Natale – spiegò il Lungo. – Tutto dovrà* funzionare come gli altri giorni. Se lo volete, anche nelle vostre case sarà* la stessa cosa.
    Il Bigio sospirò:
    - Difficile farlo capire alle donne.
    - No – replicò il Lungo che evidentemente si era preparato sull`argomento. – Il difficile è convincere se stessi. Una volta che uno sia riuscito a convincere se stesso, gli sarà* facilissimo convincere gli altri. Naturalmente, per convincere se stessi, bisogna avere delle idee chiare.
    Peppone intervenne:
    - Le idee chiare le abbiamo – esclamò – e le faremo venire anche agli altri. Il Lungo ha ragione: tutti incomincino fin da questo momento il lavoro di persuasione dei compagni. Lavorare con garbo senza forzare mai la mano. Specialmente quando si tratta che abbiano dei vecchi in casa. Democratizzando il Natale noi daremo il primo duro colpo alla roccaforte sentimentale dei preti.
    Peppone si era entusiasmato, e l`idea del Lungo gli piaceva sempre di più. Quando tornò a casa si diede subito allo smantellamento della roccaforte sentimentale della moglie:
    - Da quest`anno, Natale non deve esistere più – disse Peppone e la moglie gli domando se fosse ubriaco di vino o di liquori.
    Ma Peppone le dimostrò di avere il cervello pieno di fumi ben più tossici e la donna allargò le braccia:
    - Sta bene, niente Natale. E per la Pasqua?
    - Ogni frutto ha la sua stagione – rispose Peppone. – Incominciamo a cancellare il Natale dal calendario.

    Peppone si buttò come un dannato nella sua impresa di statalizzazione e fece davvero del buon lavoro. La moglie tentò un paio di volte di mitigare la sua decisione, ma visto che ciò serviva soltanto ad aggravare la situazione, si arrese.
    E la sera della Vigilia, Peppone rincasando trovò che tutto era nella più squallida normalità*.
    La tavola con la solita tovaglia macchiata, la solita minestra nel lardo e il solito odore di frittata con le cipolle.
    L`ora era stata addirittura anticipata:
    - Alle otto tutti a letto – avvertì con vove dura Peppone. – E mettersi a dormire senza far baccano.
    Si rivolse al ragazzino più piccolo, quello di sette anni:
    - Specialmente tu!
    Mangiò in silenzio la sua minestra e, quand`ebbe finito, fece per togliere la fondina, ma si accorse appena in tempo che, sotto la fondina, era celato il tradimento.
    Si sentiva addosso gli occhi spalancati del ragazzino piccolo e strinse i denti. Rimise giù la fondina che aveva appena sollevata.
    Bevette un bicchiere di vino e, buttato il tovagliolo sulla tavola, si alzò.
    - Non mangi la frittata? – gli domandò stupita la moglie
    - No! – rispose cupo Peppone. – Non ho più fame. E poi ho da fare.
    Uscì rapidamente e, buttatosi il tabarro fin sotto gli occhi, camminò a grandi passi per le strade deserte.
    Nelle altre case la gente stava per mettersi a tavola: Peppone pensò con orgoglio allo squallore della tavola dalla quale s`era appena alzato.
    L`appuntamento alla Casa del Popolo era per le otto: Peppone arrivò un quarto d`ora prima e, trovato tutto spento al pianterreno, salì al primo piano dal Lungo.
    Trovò il Lungo, sua moglie e il loro ragazzino ancora a tavola: una tavola malinconica, da giorno feriale.
    - Tutto bene? – si informò il Lungo versando un bicchiere di vino a Peppone.
    - Perfetto – rispose Peppone. – Mia moglie ha funzionato come doveva ma c`è stato un caso di deviazionismo.
    Peppone ridacchiò, poi, appressata la bocca all`orecchio del Lungo, spiegò a bassa voce:
    - Il piccolino era riuscito a mettermi la letterina sotto il piatto.
    - Come te la sei cavata? – chiese il Lungo.
    - Me ne sono accorto quando stavo per tirar via la fondina vuota. Allora mi sono alzato e sono uscito. Ci ho rimesso la frittata.
    Il Lungo rise.
    - Io ho un ragazzino soltanto e mia moglie è riuscita a sorvegliarlo facilmente. E poi io gli avevo spiegato con bel garbo come stanno le faccende. E` un ragazzino che capisce.
    Oramai anche gli altri dovevano essere arrivati: Peppone e il Lungo scesero.
    - Non aspettarmi perché verrò su tardi – disse il Lungo alla moglie.
    - Andiamo a letto subito – rispose la donna. – Anche il ragazzino ha sonno.
    Trovarono al pianterreno lo Smilzo e il Bigio:
    - Mi pare che potremmo subito incominciare il giro – spiegò peppone. – Si fa una piccola ispezione in tutte le case di quelli che si sono impegnati a fare come s`era stabilito. Vediamo un po` chi sgarra.
    Il Brusco abitava in una piccola casa isolata, fuori paese: quando Peppone, il Lungo e gli altri due arrivarono, trovarono tutto spento.
    Il Brusco venne ad aprire mezzo svestito:
    - Ho litigato con le donne – confessò molto triste il Brusco. – Alla fine siamo andati tutti a letto senza mangiare. Mi dispiace un po` per mia moglie che non sta tanto bene.
    Il Lungo intervenne:
    - Le cose si fanno o non si fanno. Se si fanno non bisogna poi rimpiangere niente.
    - Non rimpiango niente – precisò il Brusco.
    - Ma se mia moglie ha la febbre io non posso esserne contento. Comunque l`importante è che tutto sia stato fatto com`era stabilito.
    L`ispezione continuò: Peppone, il Lungo, il Bigio e lo Smilzo dovettero andare a bussare ad altre dieci porte, perché il primo esperimento di disintossicazione sentimentale era stato ristretto alla cerchia dei fedelissimi: dappertutto trovarono case già* buie o gente che leggiucchiava il giornale seduta davanti ai resti di una tristissima cena.
    L`ultima casa visitata era stata quella del Falchetto, che stava in fondo al paese, di là* dall`argine, verso il fiume: quando la campana rintoccò per chiamare i fedeli alla Messa di mezzanotte, Peppone e gli altri tre si trovarono a camminare lentamente sulla strada dell`argine.
    - Possiamo veramente essere soddisfatti del risultato – affermò il Lungo. – Ed è molto importante che l`esperimento sia riuscito perché l`idea è già* passata nel campo della realizzazione pratica. Quando si vuole demolire un muro l`importante è cavare il primo mattone.
    Erano arrivati alla chiavica vecchia e si sedettero sulla spalletta del ponte.
    - E` una cosa straordinaria – disse Pepone.
    - E` bastato il semplice fatto di considerare questa sera come una sera qualsiasi, per darmi l`idea che il Natale non sia mai esistito.
    - Questo dimostra che, se uno non riesce a liberarsi dai sentimentalismi, non potrà* mai capire quali sono le cose vere e quali le false.
    Lo Smilzo accese una sigaretta.
    - Certo che è una strana faccenda – osservò.
    - Uno aspetta il Natale come se si trattasse di chissà* che cosa ed ecco che, improvvisamente, si accorge che il Natale è un giorno preciso identico a tutti gli altri. Ci si resta male.
    - L`anno venturo non proverai nessuna delusione – affermò il Lungo – perché oramai che ti sei accorto di che cosa si tratta, non lo aspetterai più come l`hai aspettato quest`anno. L`essenziale, in queste illusioni sentimentali, è di rompere la catena.
    Ripresero a camminare lentamente verso il paese: era ormai vicina la mezzanotte e la piazza era deserta perché chi voleva assistere alla Messa era già* entrato in chiesa.
    Arrivati in vista della Casa del Popolo, Peppone esclamò:
    - Cosa succede lassù?
    Tutti levarono gli occhi e videro che una delle finestrelle del solaio era illuminata. Poi la luce si spense per riaccendersi di li a poco. E la storia si ripete per parecchie volte.
    Il Lungo si preoccupò:
    - la chiave del solaio è nascosta in un posto che conosco soltanto io. E poi nessuno di casa mia è mai salito lassù.
    Lasciarono il Bigio di guardia al pianterreno e salirono in punta di piedi.La porta del solaio era socchiusa e, ogni tanto, la fessura si illuminava fiocamente.
    C`era qualcuno evidentemente e cercava chi sa mai cosa.
    Peppone, il Lungo e lo Smilzo rimasero in agguato trattenendo il respiro: poi, quando al vicino campanile incominciarono a battere i primi tocchi della mezzanotte, si infilarono dentro la porta del solaio e si addossarono al muro.
    Al dodicesimo rintocco, la luce si accese e non si spense più.
    Una piccola luce, una lampadina a pila che illuminava l`interno della minuscola capanna sistemata su una cassa.
    E in piedi davanti alla cassa, stava il ragazzino del Lungo.
    Rimase lì a guardare per una decina di minuti e ci sarebbe rimasto ancora se il Bigio non avesse fatto un po` di fracasso giù al pian terreno dove era rimasto di guardia. Allora il ragazzino scappò via, passando davanti, senza vederli, a Peppone e agli altri due nascosti nell`ombra a lato della porta.
    Scomparso il ragazzino, i tre uomini intabarrati uscirono dall`ombra e andarono a fermarsi davanti alla capannuccia sistemata sulla cassa.
    - Pensa se questo lo viene a sapere don Camillo – borbottò Peppone. – Il presepe clandestino, i cristiani riportati al periodo delle catacombe... Figuriamoci che pacchia sarebbe.
    Il Lungo era cupo.
    - Da piccolino gli hanno riempito il cervello di queste favole – sussurrò. – Non è possibile cambiare una mentalità* da un momento all`altro... però vorrei sapere chi gli ha dato quella roba.
    Peppone si chinò a guardare il Presepio:
    - Nessuno – spiegò. Sono statuine di terra cruda pitturata. Se le è fatte da solo. E sono anche belle parecchio. Mica stupido il ragazzino.
    Il Lungo rimirò in silenzio le statuette del Presepio, poi con una sberla le spazzò via mandandole a sbriciolarsi contro il muro.
    Ma la lampadina rimase accesa nella capannuccia deserta e devastata.
    La gente usciva dalla chiesa e riempiva di allegre voci la piazza: Peppone si riscosse dallo stupore nel quale il gesto del Lungo l`aveva fatto piombare e raggiunse in fretta la porta, seguito dallo Smilzo, mentre il Lungo rimaneva là* a guardare con occhi attoniti quella luce che non si spegneva.


    da "L`anno di don Camillo" G. Guareschi Mondo Piccolo
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  7. #17
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    Re: Giovannino Guareschi

    In gioventù ho visto tutti i film della serie.
    Ma ora , che ho letto il racconto di Natale , devo leggere ,sicuramente, tutti i libri di Guareschi,
    anche per ritrovare un mondo che purtroppo non esiste più .

  8. #18
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    Re: Giovannino Guareschi

    Giovannino fa sempre commuovere!
    Le imbecillità in Italia fanno sempre rumore. (Indro Montanelli)

  9. #19
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    Re: Giovannino Guareschi

    Guareschi è sempre Guareschi......

  10. #20
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    Re: Giovannino Guareschi

    Se permetti Oklahoma, ti metto qui di seguito alcuni titoli dei libri del nostro scrittore della Bassa:

    Corrierino delle famiglie;
    Diario clandestino;
    Lo Zibaldino;
    La favola di Natale;
    Don Camillo e don Chichi;
    Baffo racconta;
    Guareschi: osservazioni di uno qualunque;
    Guareschi: chi sogna nuovi gerani? autobiografia.

    Trovi tutti i titoli presso le Edizioni BUR.
    Ti auguro buona lettura e Buon Anno.
    El Tiroles


    Citazione Originariamente Scritto da Oklahoma
    In gioventù ho visto tutti i film della serie.
    Ma ora , che ho letto il racconto di Natale , devo leggere ,sicuramente, tutti i libri di Guareschi,
    anche per ritrovare un mondo che purtroppo non esiste più .

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