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Discussione: Help: Veneto - isola Trimelone

  1. #1
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    Help: Veneto - isola Trimelone

    Ciao a tutti, è un po' che non ci si sente ma sono in altre faccende affaccendato...
    La scorsa settimana però mi sono preso tre gg di vacanza e sono andato a Malcesine (Lago di Garda) e mi ha incuriosito la piccola fortificazione che sorge sull'isola Trimelone. Purtroppo oltre a quelle poche che ci sono in rete... non trovo niente di interessante. Qlc ha per caso una pianta della fortificazione (che mi sembra sia datata 1912-14) o immagini vecchie dell'isola (anche precedenti alla costruzione delle fortificazioni)?
    Grazie
    Michele

  2. #2
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    Re: Help: Veneto - isola Trimelone

    guarda qui http://www.moesslang.net/trimelone.htm
    E' in tedesco, ma le immagini si riescono a "leggere".....
    Luke, che ti invita a leggere e contribuire al Vallo Alpino

  3. #3
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    Re: Help: Veneto - isola Trimelone

    Interessante il link che hai indicato , tra l'altro vi sono anche i forti austriaci
    luciano

  4. #4
    Utente registrato L'avatar di Festungsartillerie
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    Re: Help: Veneto - isola Trimelone

    Ciao, purtroppo sul forte Trimelone scarseggiano le notizie, e non ho mai visto mappe nè su libri nè sul web. Comunque a suo tempo avevo copiato qualche scarna notiziola dal quotidiano locale l'Arena di Verona:

    Brenzone. L`isola di Trimelone per la sua importante collocazione strategica non lontana dalla costa nel corso dei secoli è sempre risultata d`interesse militare. Rifugio della popolazione della zona al tempo delle invasioni barbariche fu munita di un castello fortezza poi successivamente fatto abbattere dal Barbarossa alla vigilia della battaglia di Legnago del 1176. Nel 1912 l`isola fu trasformata in avamposto bellico dato che all`altezza di Navene correva il confine con l`impero austro-ungarico.
    Già* a partire dal 1909 e fino allo scoppio della prima guerra mondiale un distaccamento militare, a volte di alpini, fanti o bersaglieri, prese possesso dell`isola armata di due potenti cannoni.
    All`isola attraccavano le torpediniere in quanto si trovavano fuori dalla gittata dei cannoni austriaci dislocati al forte Brione di Riva.
    Nel 1930 divenne cantiere per la lavorazione dei residuati bellici della Grande Guerra. Con decreto del 1 giugno del 1960 lo Stato trasferì la proprietà* dell`isola di Trimelone al Comune di Brenzone.


    Secondo altra fonte, i cannoni del forte sarebbero stati 3 da 120 mm. Sempre su questa opera, lo stesso giornale citato riportava una testimonianza relativa all'esplosione devastante avvenuta nel 1954, quando lo stesso stabilimento per la lavorazione dei residuati bellici situato sull'isoletta, probabilmente proprio nei locali del forte (ma questo non è specificato esplicitamente), saltò in aria. L'aspetto attuale di rudere del forte è quindi, con ogni probabilità*, dovuto a questa esplosione, oltre che al solito recupero dello (scarso) metallo e al successivo abbandono.

    BRENZONE. Nella notte del 5 ottobre di cinquant`anni fa saltò in aria al Trimelone il cantiere per la lavorazione di residuati bellici Esplode l`isola, tre giorni di paura
    Gardesana bloccata dai detriti, tetti rotti ad Assenza, bonifica ancora senza soldi

    Brenzone. Aveva solo undici anni quando la notte del 5 ottobre 1954, verso le 23, un terribile boato devastò l`isola Trimelone. Come tutti i residenti di Assenza anche Francesco Consolini, in paese conosciuto come Franco, scese di precipizio in strada mentre tutto attorno era un continuo piovere, da ogni parte, di schegge e di pezzi di cemento armato provenienti dalla vicina isola, trasformata nel 1930 in cantiere per la lavorazione dei residuati bellici della Grande Guerra. Tre giorni durarono le esplosioni con la strada Gardesana bloccata dai detriti e con il servizio di pullman di linea costretto a trasbordare i passeggeri da un mezzo all`altro dopo che questi dovevano percorrere alcune centinaia di metri a piedi tra i sassi scagliati con veemenza dall`isola in fiamme. Impossibile dimenticare quel risveglio assordante, l`ansia, i minuti e le ore concitate ma soprattutto la paura.
    «Tanta, davvero tanta. Tutti i vetri delle case di Assenza andarono in frantumi e molti tetti rimasero danneggiati», ricorda Consolini mentre sotto un cielo cupo osserva l`isolotto di 4165 metri quadri ora abbandonato e off limitis per tutti. I fondali tutto attorno a questo lembo di terra sono infatti ancora disseminati di ordigni inesplosi finiti in acqua in seguito all`esplosione del cantiere di dispolettamento della ditta Catelani. Ad oggi, a parte le bonifiche mirate per far brillare qualche bomba bellica tornata in superficie complice i livelli del lago basso, non è mai stato predisposto una completo lavoro di risanamento dell`intera area. Il motivo? Semplice: lo Stato non ha i soldi e i vari ministeri interpellati dai sindaci di Brenzone che si sono susseguiti nel corso degli anni hanno trovato di fronte a loro un muro di gomma.
    Di tutto questo al momento non si preoccupa Franco Consolini con la memoria ancora fissa al passato quando l`isola era fonte di lavoro per donne e uomini della zona. Da un piccolo gruppetto di operai si passò al ragguardevole numero di trenta. «Ogni tanto andavo su quell`isola a trovare papà*, impiegato come il fabbro. à? stato uno dei primi a lavorare per l`impresario Angelo Catelani, e l`ultimo a lasciare dopo il fallimento della ditta, nel 1959. Ogni mattina a bordo di una motobarca diesel gli operai partivano dal pontile, prima di Villa Elena poi dal 1953 dal porticciolo di Assenza, per sbarcare dopo pochi minuti sull`isola. Nel cantiere l`inizio, la pausa e la fine del lavoro veniva regolamentato dal suono prolungato di una sirena udibile a parecchi chilometri di distanza.
    Per reperire i residuati bellici, sparsi sulle coste o nei fondali del Benà*co, venivano impiegate la Veronica (l`attuale Siora Veronica), possente barcone in ferro munito di argani e speciali rastrelli per agganciare mine, bombe e armi di vario genere, la «Rosangela», barcone in legno molto veloce utilizzato per il trasporto del materiale, e la barca d`appoggio San Michele. E proprio il San Michele s`intravede all`à*ncora, davanti al porticciolo dell`isola (là* dove oggi è presente un grande macchia di cespuglio a su dell`isolotto), nell`immagine scattata all`alba, a poche ore dall`esplosione, dal fotografo di Malcesine Franco Toninelli.
    Una gigantografia che Consolini mostra come fosse una reliquia. «La cercavo da tempo. Mi ricordo ancora quando in sella alla sua Lambretta il fotografo, l`unico della zona, giunse in paese per immortalare l`isola menomata dalle continue esplosioni e avvolta da colonne di fumo intenso che si perdevano nel cielo». Parla, Consolini, e gira e rigira tra le sue mani la mani la foto regalatagli da Loris, il figlio di Toninelli. A cinquant`anni da quel terribile boato, per fortuna senza morti e feriti, il pensiero è ancora fisso a quei giorni, ai volti dei genitori, allo sgomento dei paesani. Non vuole dimenticare ma soprattutto «soffre» nel vedere che molti, tra i giovani del luogo, non sanno nulla di quell`ottobre del 1954. Anche per questo ha promesso di scrivere un libro, di mettere nero su bianco la cronaca di quei giorni che cambiarono la vita e il lavoro di molti abitanti della piccola frazione. «Fra un anno andrò in pensione» conclude il dipendente del consorzio funicolare Malcesine- Monte Baldo, e« il giorno dopo inizierò la mia missione di topo d`archivio».

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