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Discussione: ITALIENISCHE STAHLGRAU

  1. #21
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    Re: ITALIENISCHE STAHLGRAU

    Buongiorno a tutti,
    solo per integrare il piccolo capolavoro scritto da Carlo inerente alle giacche prodotte con panni e stoffe di preda bellica italiana, considerando fra l`altro le precedenti sue menzioni, vorrei contribuire alla completezza del topic postando qualche oggetto della mia collezione.
    Facendo un discorso ad ampio raggio, ricorderei il massiccio uso fatto da parte della Wehrmacht di tutto il materiale indossabile appartenente ad altri eserciti sconfitti (olandese, cecoslovacco, ecc), annessi (austriaco) o, nel caso di quello italiano, disciolto. Nel primi due casi, i capi già* confezionati e pronti per l`uso sono stati riutilizzati aggiungendo o sottraendo piccoli particolari per garantire una certa ed unica somiglianza a quello originale tedesco. Nel caso specifico del materiale italiano invece, non è stato riutilizzato nessun capo già* confezionato (teli tenda e scarpe a parte, ma questo è un altro discorso), ma solo asportate le varie materie prime dai magazzini (panni, tessuti, bottoni ecc) per poi confezionare i capi direttamente in Germania.

    Detto ciò, inizierei con una Feldjacke modello 43 prodotta in Gabardina italiana, nuova di arsenale, appartenente ad un reggimento di artiglieria di una divisione di montagna (la giacca è mostreggiata d'epoca, trovata con l'Edelweiss già* cucita a zig zag). Il marchio interno, oltre alle consuete taglie, riporta il magazzino vestiario di Erfurt, dove, insieme a quello di Monaco, la maggior parte dei capi così confezionati ho avuto modo di constatare sembrano provenire. Evidentemente, le due città* in questione sono state le uniche destinatarie del gran lotto di panni e tessuti di preda ‘liberato` dopo l`8 Settembre 1943 (Badoglio, armistizio, guerra civile ecc).

    [attachment=15:2p5ajvdu]43_Gabardina.jpg[/attachment:2p5ajvdu]
    [attachment=14:2p5ajvdu]43_Gabardina_s.jpg[/attachment:2p5ajvdu]
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    [attachment=8:2p5ajvdu]dentro_davanti_sotto.jpg[/attachment:2p5ajvdu]


    Della stessa serie, è presente anche il pantalone modello Keilhose (m43) nuovo di arsenale, di cui mi limito a postare qualche foto, visto che il buon Karl ne ha già* discusso in maniera completa.
    NOTA: a dispetto dell`aspetto così gradevole e, se vogliamo, piuttosto marziale dell`uniforme in Gabardine italiana, credo che non doveva essere stato altrettanto gradevole il confort e la praticità* d`uso della stessa. Indossandola infatti, anche se il tempo trascorso può aver alterato il panno, si ha come l`impressione di entrare all`interno di uno scafandro del tipo che veniva usato dai palombari all`inizio del secolo.

    [attachment=7:2p5ajvdu]11.jpg[/attachment:2p5ajvdu]
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    Trattasi del cappotto da ufficiale confezionato privatamente e appartenuto ad un sottotenente (Leutnant) delle unità* Aufklarüngs (Ricognizione). Ciò attesta che lo stesso panno venne generalizzato ed utilizzato anche nel mercato privato.
    [attachment=3:2p5ajvdu]cappotto2.jpg[/attachment:2p5ajvdu]
    [attachment=2:2p5ajvdu]cappotto1.jpg[/attachment:2p5ajvdu]
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  2. #22
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    Re: ITALIENISCHE STAHLGRAU

    Un altro esemplare degno di considerazione, è la giacca prodotta in tela Olona. Anche questo, altro non è che il buon tessuto usato in modo massiccio dal Regio Esercito per la produzione delle Sahariane e giacche estive in genere. Il taglio e tutte le caratteristiche costruttive, sono quelle della verde canneto m43 avente 6 bottoni e tipico colletto allacciabile da gancio e anello. Ovviamente, non è da confondere con la Tropenjacke la quale, anche se prodotta parallelamente, non ha alcun filo conduttore per taglio e tipologia.
    [attachment=17:3olyzp1l]olona.jpg[/attachment:3olyzp1l]
    [attachment=16:3olyzp1l]dietro2.jpg[/attachment:3olyzp1l]
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    [attachment=11:3olyzp1l]olona_s.jpg[/attachment:3olyzp1l]


    Altra giacca che ha subito le stesse sorti degli articoli precedenti, è questa m43 in panno ‘Ortica` mostreggiata d'epoca. Anche su questa è stato detto parecchio quindi tiro tranquillamente avanti postando solo qualche foto.

    [attachment=10:3olyzp1l]512114.jpg[/attachment:3olyzp1l]
    [attachment=9:3olyzp1l]512114d.jpg[/attachment:3olyzp1l]
    [attachment=8:3olyzp1l]512114a.jpg[/attachment:3olyzp1l]
    [attachment=7:3olyzp1l]512114f.jpg[/attachment:3olyzp1l]
    [attachment=6:3olyzp1l]512114a.jpg[/attachment:3olyzp1l]
    [attachment=5:3olyzp1l]512114e.jpg[/attachment:3olyzp1l]


    Altro esempio di utilizzo del panno Ortica, è questa giacca apparentemente simile alla m43, nata appositamente per gli ‘Standschützen` tirolesi (gruppi di tiratori presenti nelle varie cittadine del Tirolo, accorpate alla fine della guerra alle varie unità* della Volkstürm). In questo caso, la produzione è quasi sicuramente altoatesina o austriaca ed il materiale è completamente italiano (incluso i bottoni in legno).
    [attachment=4:3olyzp1l]43-45.jpg[/attachment:3olyzp1l]
    [attachment=3:3olyzp1l]43-45_s.jpg[/attachment:3olyzp1l]
    [attachment=2:3olyzp1l]dietrocolletto.jpg[/attachment:3olyzp1l]
    [attachment=1:3olyzp1l]part1.jpg[/attachment:3olyzp1l]
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  3. #23
    Moderatore L'avatar di der graf
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    Re: ITALIENISCHE STAHLGRAU

    Mi fa particolarmente piacere che dalle Marche, terra di poeti (basti per tutti il nostro Leopardi), di castelli, di amene e verdi colline e....di collezionisti, giunga questa interessante integrazione a coronamento di quanto detto. Ciò dà* ulteriore spunto alla dissertazione su un argomento, forse trattato nel senso più ampio del termine per la prima volta.

    Intanto sopperisco ad una dimenticanza....con il gabardine italiano vennero realizzati anche cappotti da ufficiale come ci ha ricordato Alessandro. Pur avendone uno in collezione me ne ero completamente dimenticato (che brutta cosa la vecchiaia), ma rimedio subito con qualche foto e ho anche provveduto ad aggiornare il piccolo elenco tecnico all'inizio del mio post.

    Il cappotto in questione mantiene un collo verde blu scuro regolamentare, contrariamente a quello postato da Alessandro e ad altri esemplari da me trovati nel tempo, segno che la pratica non era seguita da tutte le sartorie nel corso degli anni che precedettero la fine. Tale cappotto deriva da un lotto di materiale stoccato in magazzini per tanto tempo e provenienti da un campo di concentramento nei pressi della citta di Jesi, nelle Marche; materiale che in parte, negli anni '80, ebbi fortuna di visionare e "prelevare". La fodera è interamente in rasatello spigato italiano.
    [attachment=2:1ynqp39k]PICT5066.JPG[/attachment:1ynqp39k]
    [attachment=1:1ynqp39k]PICT5067.JPG[/attachment:1ynqp39k]
    [attachment=0:1ynqp39k]PICT5068.JPG[/attachment:1ynqp39k]

    Tornando agli spunti tratti dal post integrativo di Alessandro, ritengo importante la giacca in tela Olona, in quanto la maggior parte dei collezionisti NON CONOSCE L'ESISTENZA DI QUESTA TIPOLOGIA DI GIACCHE ....e dalle foto d'epoca in b/n è praticamente indiscernibile da una comune verde canneto, e NON ESISTE TESTO CHE LE MENZIONA.
    Si tratta di giacche che furono concepite ed impiegate nei settori mediterranei-temperati per la WH-Heer; di taglio IDENTICO alle verdi-canneto mod.43 ( con bottoniera a 6 bottoni, collo chiuso, mostreggiatura continentale) furono fabbricate anche ( e maggiormente ) con la consueta tela tedesca egualmente impiegata per le giacche DAK.....precisando che le giacche DaK-tropicali a collo aperto erano da regolamento destinate ai SOLI reparti DAK operanti in Africa.

    Inoltre tra le "creazioni" in panno ortica italiano va giustamente menzionata la giacca di "apparente" mod.43 destinata alle truppe paramilitari "Standschutzen" tirolesi, di cui Alessandro ce ne posta un esempio. Queste giacche mantengono una fodera parziale ed altre differenze se confrontata con le 43 tedesche ed un taglio un po' goffo e impreciso. In linea di massima si tratta di una brutta copia sia pur originale d'epoca, della 43 per la WH. Le mostrine erano costituite da parallelogrammi verdi,e per i sottuff. era prevista una tresse attorno al collo di tipo LW. Nell'ignoranza più crassa ho visto, nel tempo, spacciare e identificare queste giacche per le cose piu assurde.
    Sic Transit Gloria Mundi.

    Cordialmente
    Kd.G.
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  4. #24
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    Re: ITALIENISCHE STAHLGRAU

    Non potendo aggiungere nulla di concreto a questo studio in fase di sviluppo, porgo i miei più sentiti ringraziamenti a tutti coloro che, con pezzi delle proprie collezioni e/o con interessanti integrazioni del proprio sapere, hanno contribuito in modo attivo a questa piacevole ed utilissima discussione.
    Grazie a tutti.

  5. #25
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    Re: ITALIENISCHE STAHLGRAU

    Un altro topic COSTRUTTIVO e molto INTERESSANTE!
    Grazie Der Graf per condividere le tue preziose conoscenze con tutti i membri del forum!
    Ottimi anche gli altri contributi, bravi!
    Tanti saluti .
    Marco S.
    -P.S.: CERCO MATERIALE WWII E VENTENNIO -

  6. #26
    Utente registrato L'avatar di Klaudio
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    Re: ITALIENISCHE STAHLGRAU

    Grande Topic, Carlo !
    Interessantissimo per foto e raffronti e dettagliato nella spiegazione dei vari particolari.

    Che dire se non 10 e Lode ?

    Continua così ...
    Dio usa le guerre per insegnare la geografia alla gente. - A. Bierce -

  7. #27
    Moderatore L'avatar di der graf
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    Re: ITALIENISCHE STAHLGRAU

    Ringraziando per gli ulteriori apprezzamenti vorrei approfittare per aggiornare il presente studio di una notizia interessante giuntami non molto tempo fa e riguardante l'argomento trattato.

    ORBENE... sembrerebbe che il diagonale italiano tipo 943 di cui alla presente trattazione, sia in effetti stoffa fabbricata in Francia per l'esercito svizzero e caduta in mani italiche come preda bellica in seguito all'occupazione italiana di parte della Francia conseguentemente alla sua capitolazione e alle condizioni di resa nei nostri confronti ( e nei confronti dei tedeschi ), avvenute nel'40; fatti storici che non tutti conoscono perfettamente.

    IN EFFETTI c'è da dire che le uniformi svizzere del periodo sono fabbricate in una stoffa identica a quella di cui sopra e su questo non ci piove.

    SIMPATICO pensare che se cosi fosse, poi i tedeschi son venuti a rubare...in casa di ladri

    Fatto sta che l'ipotesi è molto probabile e grandi quantità* di effetti francesi furono re-impiegati anche dai tedeschi, basti pensare alle camicie tropicali. Parrebbe che anche le dotazioni di cotone diagonale color sabbia impiegate per le uniformi DAK siano in realtà* stoffe di preda bellica francese.

    K.d.G.
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  8. #28
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    Re: ITALIENISCHE STAHLGRAU

    Io non so dove hai preso questa notizia, ma non è assolutamente vero.
    Questo intervento forse mi farà* cacciare dall`altro forum, ma io mi sento in dovere di intervenire.
    L`esercito svizzero non ha mai utilizzato tessuto a doppia faccia, questa tipologia di tessuto è di qualità* veramente scadente. Il fante elvetico ha sempre avuto le giubbe i cappotti, i cappottini a doppio petto, fabbricati con un panno grigioverde abbastanza celestino simile al panno polizei tedesco, ed è risaputa la qualità* degli equipaggiamenti destinati al loro esercito. Purtroppo ho venduto l`anno scorso la giubba da truppa del genio che avevo in collezione, ma c`è un bellissimo articolo dedicato al soldato svizzero sul n° 102 di "Militaria Magazine" a pag. 20 scritto da G. Pondrom, e J.P Soulier.
    L`Italia già* alla vigilia della guerra era un paese economicamente impoverito dal blocco internazionale che impediva l'approvvigionamento di materie prime. La vastità* degli scenari di guerra in cui il R.E. operò, unitamente al protrarsi del conflitto, aggravarono una situazione già* di per sé critica, costringendo l`intera nazione a sopportare i crescenti sacrifici che l`economia autarchica imponeva. Una delle prime cause che minò l`efficienza dell`industria bellica italiana fu la penuria di metallo. Perciò, prima che la situazione divenisse critica, si provvide a togliere dalle uniformi della truppa tutte le "metallerie" ovvero gancetti di chiusura, automatici, cerniere lampo, fregi, scudetti e bottoni metallici. Ben presto si presentò anche la necessità* di sopperire ad una crescente carenza di lana per produrre nuovi indumenti. Come prima misura di una certa efficacia si provvide a riparare l`esistente, onde allungare la durata del vestiario già* in dotazione. Quando i sarti di reparto non erano in grado di riparare indumenti particolarmente logori, questi erano inviati in speciali centri di bonifica specializzati in "riparazione e recupero". Qua il vestiario veniva lavato e disinfettato, poi a seconda del suo stato, era riparato e immagazzinato oppure se ne recuperava il tessuto per creare nuovi indumenti. Tuttavia, già* alla fine del 1941 apparve evidente che il recupero delle divise da solo non poteva più coprire il fabbisogno di un esercito numericamente in crescita ed operante in zone aspre ed inospitali dove l`usura delle divise era particolarmente intensa. (Grecia – Jugoslavia – Russia ). Conseguentemente si cercò di ovviare alla mancanza di lana, cotone e dei tessuti maggiormente usati, ricorrendo alla ben nota arte italiana dell` "arrangiarsi". Così, dal momento che il paese non esportava più latticini, dalla caseina del latte in esubero si cominciò a ricavare una lana sintetica, il ‘lanital` ed il ‘merinova`. Dalle ginestre e dai fiocchi della canapa si ottenne un cotone sintetico, ovvero il ‘cafioc`. Dalla cellulosa trattata con vari procedimenti si ottenne il ‘rayon`, la ‘viscosa` e l' ‘acetato`. Dalle proteine estratte dai semi del mais, della soia e dell'arachide si produsse il ‘vicara`, l' ‘ardil` e l' ‘alazon`. Bisogna sottolineare che la maggior parte di questi prodotti era già* nota alla metà* dell`ottocento, quindi ci si limitò, in molti casi, a mettere a frutto le esperienze maturate in precedenza. Figlio di questo carenza di tessuti fu il nuovo modello di uniforme, ufficialmente denominato "tipo 343", (non 943) che venne distribuita a partire dal 15 marzo del 1942. Veniva realizzata con un tipo di stoffa detta a "doppia faccia" che da un lato era uguale alla lana da truppa, dall'altro lato si presentava come un panno diagonale. Si trattava di un tessuto rigenerato non impermeabilizzato che a contatto con l`acqua si ritirava, aveva scarse qualità* termiche ed era soggetto a rapido deterioramento,. Le giacche Tipo 343, a parte il panno, si differenziavano dalle mod. 40 unicamente per l`adozione di rinforzi in cotone o tela di sacco sulla fodera, e sui bordi soggetti ad usura, per aumentarne la resistenza, vista la cattiva qualità* del materiale.
    Era un tessuto scadente ed era odiato dai soldati perché freddo di inverno, e caldo in estate.
    Fu largamente utilizzato anche per le uniformi da truppa della MVSN, e per fabbricare le giacche durante la RSI.
    Dopo l`armistizio fu largamente utilizzato anche dai tedeschi come testimonia questo studio.
    Ma questo tessuto è italianissimo, e non preda bellica, o prodotto per altri eserciti.
    Il tutto è testimoniato dalle circolari del Giornale Militare del REI.
    Consiglierei la lettura del meraviglioso numero di uniformi e armi 163, dove viene esaustivamente spiegato l` argomento.
    Ciao, Luca.
    MEMENTO AUDERE SEMPER

  9. #29
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    Re: ITALIENISCHE STAHLGRAU

    ciao Lucas bentrovato tra queste pagine.

    Prendo atto di quanto hai detto come ho preso atto di quanto in precedenza mi è stato riferito in merito all'ipotesi sopradescritta e posso garantirti che la "voce" proveniva da fonte più che attendibile e di risaputa e rinomata esperienza; tuttavia è stato usato il condizionale apposta in quanto, quanto si asserisce vien riportato a livello di curiosità* e di eventuale futuro confronto, da provare attraverso fonti storiche veridiche.

    Come Ponzio Pilato potrei lavarmene le mani in quanto tali digressioni non aggiungono nulla al già* accaduto; come collezionista ( e ricercatore ) animato da ovvia curiosità* non mi sentirei di escludere del tutto quanto detto in merito alla provenienza non italiana del diagonale doppia faccia ( tipo343, per quanto alcuni riportano 943, compreso TU STESSO in una tua risposta ad un datato topic "sull'altro" forum ).

    Conosco lo sforzo italiano- e non solo italiano ma della maggior parte delle nazioni europee- atto alla produzione di stoffe dai nomi strani e particolari per la realizzazione di tessuti autarchici alternativi e rigenerati, basta andare su Wikipedia o cercare in rete e trovi tutto quanto in merito all'argomento; penso anche che le circolari ministeriali del periodo atte all'adozione di tale stoffa non facciano riferimento alla "paternità*" del tessuto ma si limitino tutt'al più a sancirne l'introduzione per la realizzazione di uniformi militari.

    Personalmente posso garantirti di aver comunque maneggiato ed esaminato molto tempo fa uniformi svizzere ( bottoni con croce elvetica ) realizzate in questa IDENTICA stoffa, ma non essendo un collezionista di tale materiale e non conoscendolo a fondo posso solo aspettare il supporto di altri collezionisti che possano illuminarci meglio su queste uniformi.

    Saluti
    k.d.g.
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  10. #30
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    Re: ITALIENISCHE STAHLGRAU

    Caro Carlo,
    si è vero anche io qualche tempo fa lo ho definito tessuto 943, perché tale è definito sul libro del Viotti, ma recentemente si è scoperto che tale affermazione è errata.
    Effettivamente ho anche asserito che gli svizzeri non hanno usato il panno doppia faccia, altro errore, gli ufficiali per confezionare le loro giubbe hanno usato un tessuto simile, ma di grande qualità*, assai più morbido al tatto, con una trama del diagonale diversa così, come il colore, che non ha nulla a che fare con l'italico grigioverde.
    Le stoffe non sono IDENTICHE ma simili, la italiana come caratteristiche termiche e meccaniche è assai inferiore, considera che se smonti una giubba 343, per evitare una eccessiva usura e deformazione in caso di lavaggi al suo interno è rinforzata con della robusta tela a trama, e poi il colore è indiscutibilmente grigioverde italiano.
    Gli italiani prima di produrre questo tessuto lo hanno studiato per ben due anni, hanno fatto una stoffa con le poche materie prime che l'autarchia permetteva di utilizzare.
    Poi ognuno è libero di credere ciò che vuole.
    Allego qualche foto. Ciao, Luca




    MEMENTO AUDERE SEMPER

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