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Discussione: La battaglia di Giarabub

  1. #1
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    La battaglia di Giarabub

    La battaglia di Giarabub

    L’oasi di Giarabub, sita a 300 km dalla costa, in un’ampia fenditura del deserto, ricca di palme e pozze d’acqua, si trova nel bel mezzo di un crocevia di piste che portano a Bir El Gobi, Bir Tengeder e alle oasi di di Gialo e Augila in Libia e a quella di Siwa in Egitto.
    Dettaglio non trascurabile, a soli 4 km dall’oasi in questione era stata realizzata una pista per l’aviazione.
    Il fronte, che dalle coste arrivava verso l’interno, era diviso in due settori, il primo a Capuzzo e comprendeva i presidi di Sidi Omar, Maddalena e Sceferzen, il secondo a Giarabub che comprendeva Barra Arrascia, Uescechet El Eira e Garn Ul Grein.
    Prima dello scoppiò dei combattimenti, si lavorò con celerità e accuratezza per realizzare e migliorare le fortificazioni.
    I presidi, al cui comando vi erano ufficiali italiani, erano costituiti, da mitraglieri libici e da due compagnie libiche munite di automezzi leggeri per il pattugliamento dei siti.
    La difesa era quindi basata, su postazioni fisse e pattuglie mobili.
    Appena iniziarono le ostilità, i civili furono sgomberati, e la moschea restò deserta.
    Furono aumentate le postazioni di mitragliatrici, ovunque venne sistemato del reticolato, vennero scavati dei larghi fossati anticarro e creati nuovi capisaldi, rinforzati i punti di osservazione e quelli di sbarramento sulle piste.
    All’inizio delle ostilità, autoblindo inglesi attaccarono i presidi, presenti nel settore di Capuzzo. Il 14 Giugno un solo Bombardiere inglese attaccò l’oasi di Giarabub, riuscendo a colpire le installazioni del campo di aviazione, le forze poste a difesa dell’oasi fecero fuoco con la contraerea, riuscendo ad abbattere il bombardiere. Il 16 Giugno gli inglesi passarono all’attacco terrestre, contro i primi presidi posti a difesa di Giarabub, ma le postazioni fisse con l’ausilio delle pattuglie mobili, respinsero l’attacco.
    Gli inglesi riuscirono a conquistare alcuni presidi lungo la costa, tagliando così i rifornimenti. Il 19 Giugno gli inglesi sferrarono un nuovo attacco, in virtù del quale eliminarono un posto di osservazione.
    Sino al 30 di Giugno, gli inglesi attaccarono con insistenza i vari posti di osservazione, dislocati lungo il perimetro difensivo dell’oasi; in questa occasione lodevole fu il comportamento dei soldati libici che privi di armi anticarro, assalirono gli autoblindo armati di bottiglie incendiarie, riuscendo ad immobilizzare alcuni di questi.
    L’accerchiamento fu rotto, agli inglesi non restò che ritirarsi presso l’oasi di Siwa in Egitto, la via dei rifornimenti fu ripristinata e poterono giungere all’oasi anche 4 pezzi d’artiglieria anticarro da 47/32 mm.
    Gli italiani, si diedero un gran da fare per fortificare l’intero perimetro difensivo, vennero ricostruiti e fortificati i posti di osservazione precedentemente distrutti dagli inglesi.
    Il 2 Novembre ci fu l’avvicendamento tra i reparti della Divisione
    Camicie Nere, con quelli della Divisione Giovani Fascisti.
    Il nemico inglese, si limitava a semplici controlli aerei notturni sulla zona.
    L’otto di Novembre gli italiani, colsero di sorpresa gli inglesi, effettuando un pesante bombardamento dell’oasi di Siwa, in risposta ad un attacco aereo consumato dagli inglesi a danno dell’oasi di Augila, tutto ciò servì innanzi tutto a far capire agli inglesi, che gli italiani non erano per niente disposti ad arrendersi e a far diminuire drasticamente gli interventi aerei della RAF.
    Gli inglesi presero ad attaccare con autoblindo le colonne dei rifornimenti, ma puntualmente, i veicoli armati italiani gli respingevano.
    Alle prime luci del 10 dicembre 1940, quando gli inglesi diedero il via all’operazione Compass a Sidi El Berrai, i posti di osservazione lungo la frontiera furono attaccati, ma senza successo, gli autoblindo furono respinti.
    Il 14 dicembre gli inglesi circondarono il presidio di Garet El Grein al fine di controllare tutti i movimenti delle piste di Bir El Gobi e mettere fuori gioco i presidi di Maddalena e Sceferzen. Il Comando di Giarabub inviò immediatamente una colonna celere, armata con due pezzi da 47/32 mm e due mitragliere da 20 mm e un plotone di soldati libici, con il supporto dell’Aviazione, l’accerchiamento del presidio fu rotto, e l’attacco respinto.
    Nonostante tutto la situazione non volgeva a favore degli italiani, il 16 dicembre fu disposto il ripiegamento dei presidi di frontiera a sud di Sceferzen su Giarabub.
    Il ripiegamento venne completato nel giro di due giorni, con spostamenti notturni per evitare gli attacchi inglesi, ciò permise a tutte le colonne di giungere integre all’oasi.
    La forza italiana era composta da 1350 soldati ai quali andavano aggiunti circa 800 libici.
    I reparti furono dislocati, in vario modo, vennero realizzati dei posti di osservazione a Melfa, Baharia e Barra Arrascia, costituiti da una squadra, armata di automitragliatrice.
    Furono creati dei posti di sbarramento, dislocati lungo il perimetro difensivo, a Garet El Barud, a guardia del quale furono destinati due plotoni libici, appoggiati da un cannone da 47/32 mm, a Garet El Cuscia e Garet El Nuss,vennero inviati un plotone, rispettivamente armati di mitragliatrice.
    Si realizzarono sei capisaldi, con una compagnia , per ogni caposaldo, tutte armate con due cannoni da 47/32 mm e due mitragliatrici.
    Quale forza di rincalzo furono tenute due compagnie libiche.
    Le colonne celeri avevano a disposizione due pezzi d’artiglieria da 47/32 mm e due mitragliatrici da 20 mm. A difesa del campo di aviazione fu dislocata una batteria, con due mitragliatrici da 20 mm e due mitragliatrici.
    L’artiglieria era dotata di una batteria da 77/28 mm e due canoni da
    65/17 mm.
    Verso la fine del dicembre 1940, si provvide a rinforzare tute le postazioni.
    Gli attacchi inglesi diventavano sempre più numerosi, truppe autotrasportate, con l’ausilio di autoblindo, dell’artiglieria e della RAF attaccarono le postazioni italiane. Alcune di queste postazioni furono riconquistate, mediante il supporto delle colonne celeri..
    Visti i numerosi attacchi, si decise di arretrare, il posto di sbarramento di Melfa facilmente aggirabile, ad Al Fachiri. Al presidio di Garet El Barud, punto chiave dell’intera difesa perimetrale di Giarabub, che presentava un terreno favorevole per gli inglesi, infatti superato una sorta di gradino roccioso, si apriva un terreno pianeggiante che giungeva fino alla pista di aviazione, che rappresentava ora l’unica via di rifornimento per le forze poste a difesa dell’oasi, si provvide ad infittire i campi minati, utilizzando anche delle bombe per aereo.
    Le carte rinvenute in possesso ad un sergente australiano fatto prigioniero durante gli scontri, permisero al comando italiano di conoscere con esattezza l’entità delle forze nemiche. La situazione non era certo rosea, si trattava di una divisione australiana, appoggiata dai soliti autoblindo e dall’artiglieria.
    Il 31 dicembre 1940, gli australiani attaccarono in forze il presidio di
    Garet El Barud.La lotta fu aspra e serrata, durò l’intero giorno, ma gli australiani furono respinti.
    Gli italiani salutarono il 1940 nel miglior modo, uscivano imbattuti da sei mesi di aspri combattimenti, contro un nemico superiore sia per uomini che per mezzi.
    La pista di aviazione, rappresentava l’unica via di rifornimento per il presidio, ciò non sfuggì agli australiani, che posizionarono le loro batterie d’artiglieria, facendo fuoco sulla pista, rendendo impraticabile l’ultima via per i rifornimenti. Gli attacchi dell’artiglieria australiana, divennero sempre più numerosi e pericolosi, agli italiani non restò che contrattaccare,le colonne celeri armate di cannoni 47/32 mm coadiuvate da un solo pezzo da 77/28 mm riuscirono a far arretrare le batterie australiane.
    Aerei della RAF, sorvolarono il presidio, lanciando dei volantini, con i quali il comando inglese intimava la resa.
    Inutile dire che le forze poste a difesa del presidio, non si lasciarono intimidire e possiamo immaginare, i vari usi che furono fatti di questi volantini.
    Gli inglesi avanzavano lungo la costa, ma non riuscivano a conquistare Giarabub, che per gli inglesi era diventata un vero e proprio incubo.Gli inglesi intensificarono gli attacchi e i martellamenti da parte dell’artiglieria, sia sui posti di sbarramento che sui capisaldi.
    Ai mancati rifornimenti si aggiunse anche l’isolamento radio, che durò fino al 9 di Febbraio, quando furono via Cufra ristabiliti i collegamenti.
    Il Comando italiano sito a Tripoli inviò un messaggio .
    “ Non c’è possibilità di rifornirvi.Resistete fino all’esaurimento dei viveri, dopo arrendetevi chiedendo l’onore delle armi, che non vi sarà negato vista la lunga ed eroica resistenza “
    Il messaggio non era certo del tipo che, un soldato che combatte una guerra
    si aspetta di ricevere. Gli italiani, infischiandosene dello smidollato che aveva dato quell’improponibile ordine, non permisero allo scoramento e alla frustrazione di prendere il sopravvento, ma strinsero i denti e guardarono la realtà negli occhi, e come sempre si prepararono ad affrontarla.
    L’ assetto difensivo fu ridisegnato, per far fronte ai continui attacchi australiani, che cercavano di aprirsi un varco nella line difensiva.
    Gli australiani attaccarono con rinnovato vigore, e conquistarono i posti di sbarramento, per poi perderli grazie all’incisivo intervento delle colonne celeri, che erano sempre riuscite ad avere ragione del nemico.
    Le comunicazioni furono ripristinate e venivano effettuate di notte direttamente con il comando di Tripoli, ( dove con tutta probabilità lo smidollato di cui sopra, stava sbattendo la testa sul muro ) che inviò un messaggio, ( degno del coraggio dimostrato dai difensori di Giarabub ) nel quale informò il comando del presidio, che si stava studiando un piano per far giungere i rifornimenti.
    Il 27 febbraio, giunsero i tanto attesi rifornimenti, insieme alla posta, il tutto servì a rinvigorire gli animi dei soldati.
    Ai primi di Marzo, gli inglesi intimarono nuovamente la resa, la risposta italiana la conosciamo.
    Intorno alla metà di Marzo Il Generale Erwin Rommel inviò un messaggio
    nel quale invitava i soldati a resistere ancora:
    " Invio il mio saluto ed i sensi della mia stima e ammirazione agli eroici difensori di Giarabub. Continuate a lottare strenuamente, tra pochissime settimane saremo tra vo!!! ". ( Contemporaneamente al messaggio sopra, Rommel scrisse delle note che inviò a Berlino ) Gli italiani, qui in Africa, sono degli ottimi camerati e dei bravi e valorosi soldati. Se avessero i nostri mezzi e la nostra disciplina, potrebbero gareggiare con le nostre migliori truppe. L'episodio di Giarabub (allego un dettagliato rapporto sul fatto e sulla figura del Colonnello Castagna, di cui il Ministero della Propaganda potrebbe servirsi benissimo) rivela le doti di coraggio degli italiani"
    Il 18 Marzo gli inglesi sferrarono un attacco in forze contro tutti i posti di osservazione e di sbarramento, coadiuvati dal fuoco dell’artiglieria che senza sosta martellava le colonne celeri, che tanto filo da torce avevano dato alle forze britanniche.
    Elevata fu la concentrazione di fuoco su i posti di sbarramento di
    Garet el Cuscia e Garet El Nuss, i difensori di quest’ultima postazione, furono costretti, a ripiegare su Giarabub.
    Il comandante del presidio Colonnello Castagna, esperto in comando di forze libiche, tenne un discorso ai suoi, nel quale è possibile rinvenire il coraggio e la tenacia, che avrebbero, sino alla fine della campagna d’Africa e non solo caratterizzato i valorosi soldati italiani, anche se qualche “ italiano “ sofferente di apatia nei confronti dell propria Patria non è d’accordo.
    Il Colonnello Castagna concluse il suo discorso, affermando che:
    “ Non ammetto nessuna resa, lotteremo sino all’estremo sacrificio, a Giarabub o si vince o si muore “.
    Gli australiani, riuscirono ad avvicinarsi, alla difesa interna del presidio, facilitati dall’insabbiamento del reticolato, riuscirono ad entrare nel perimetro.
    I combattimenti furono aspri,la notte gli italiani, giocarono il tutto per tutto, sferrarono un attacco, appoggiati dai pochi pezzi d’artiglieria rimasti, bombe a mano e assalto alla baionetta, riuscendo per l’ennesima volta a ricacciare indietro il nemico, immediatamente il perimetro difensivo fu ripristinato.
    Gli attacchi ripreso quasi immediatamente, l’artiglieria nemica martellava incessantemente le forze italiane, l’unico cannone da 65/17 mm venne distrutto, ora restavano solo due pezzi da 77/28 mm, ma scarseggiavano le munizioni. Una tempesta di sabbia sollevata dal Ghibli, il vento tipico del deserto africano, fece si che gli inglesi allentassero la morsa, visto che la sabbia faceva inceppare tutte le armi.
    (come racconta il Sergente dei paracadutisti Emilio Camozzi nel suo libro El Alamein l’Inferno o giù di li )
    Il 21 Marzo intorno alle ore 5:00, sul presidio si riversò una vera e propria pioggia di fuoco d’artiglieria, che durò un’ora circa, dopo la fanteria britannica,passò all’attacco.
    Le forze italo-libiche reagirono, ma il nemico era ovunque, la linea difensiva era stata spezzata, gli italiani erano costretti a combattere isolatamente.
    I combattimenti furono aspri, gli italiani non mollavano, perdere si, ma con onore, non pochi i gesti d’eroismo, non pochi i soldati che si lanciarono in attacchi alla baionetta, in veri e propri corpo a corpo. Un aereo tedesco sorvolò la zona e aprì il fuoco contro gli inglesi, ma ormai era troppo tardi.
    Venne sferrato un ultimo contrattacco con forze di rincalzo, tutti i soldati lottarono con tenacia, fino all’estremo sacrificio, più di 500 caduti tra italiani e libici.
    Nonostante l’encomiabile comportamento, il valore, dei soldati italiani, la morsa britannica non venne allargata, i capisaldi caddero uno ad uno, dopo mesi di lunga, coraggiosa e ammirevole resistenza, il presidio capitolò.


    “In memoria di quei valorosi ragazzi, di quei coraggiosi e impavidi soldati che immolarono le proprie vite sull’altare della fedeltà e dell’amore per la Patria.”
    Con ammirazione e profonda stima Cr De Vitis Cosimo.

    “La saga di Giarabub”

    Inchiodata sul palmeto - veglia immobile la luna
    a cavallo della duna - sta l'antico minareto.
    Squilli, macchine, bandiere, - scoppi sangue Dimmi tu
    che succede cammelliere? - E' la saga di Giarabub!

    "Colonnello, non voglio pane, dammi
    piombo pel mio moschetto
    c'è la terra del mio sacchetto
    che per oggi mi basterà.

    Colonnello, non voglio l'acqua, dammi
    il fuoco distruggitore
    con il sangue di questo cuore
    la mia sete si spegnerà.

    Colonnello, non voglio il cambio,
    qui nessuno ritorna indietro
    non si cede neppure un metro
    se la morte non passerà!"

    Spunta giù l'erba novella - dove il sangue scese a rivi
    Quei fantasmi in sentinella - sono morti, o sono vivi?
    E chi parla a noi vicino? - Cammelliere, non sei tu?
    - In ginocchio,pellegrino: - son le voci di Giarabub!

    Colonnello non voglio encomi,
    sono morto per la mia terra
    Ma la fine dell'Inghilterra
    Incomincia a Giarabub!
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    " Usi obbedir tacendo e tacendo morir....."

  2. #2
    Utente registrato L'avatar di Franz56
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    Re: La battaglia di Giarabub



    Ottimo...
    La vita è un temporale... prenderlo nel .... è un lampo...!!!
    El vento, el ... e i siori i gà sempre fato quel che i gà voludo lori...

    "Se un bischero dice 'azzate vorti'osamente può apri' un varco spazio temporale, in cui può incontrassi po'i se'ondi prima, generando 'osì un'infinita e crescente marea di 'azzate"... Margherita Hack

  3. #3
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    Re: La battaglia di Giarabub

    Due piccole integrazioni a questo bel racconto.

    La piccola oasi sperduta nel deserto.

    Conquistata anzi riconquistata la Libia, gli italiani si resero conto, all’indomani della Grande Guerra, che dovevano stroncare la guerriglia musulmana se volevano davvero essere padroni della colonia d’oltre mare.
    In effetti la riconquista aveva ancora una volta posto sotto la sovranità italiana il litorale, mentre vaste zone restavano difficilmente controllabili poiché i patrioti libici, espertissimi nelle azioni di sorpresa, sfuggivano ad ogni legge e tenevano viva la fiaccola della rivolta.
    Uno dei focolai della rivolta era l’oasi di Giarabub, centro tradizionale del sogno senussita e del Mahdi.
    Giarabub rimase un centro di notevole importanza anche quando l’ideale politico del senusso parve tramontato perché restò un centro di contrabbando di armi.
    Posto sull’incerta linea di confine che divideva il Sahara libico da quello egiziano, Giarabub costituiva un punto di raccordo delle carovaniere ed era facile darvi convegno ai nomadi.
    Per questo nel 1925 italiani e inglesi di accordarono per stabilire la linea di frontiera in modo che ciascuno potesse sorvegliare la propria zona.
    Il confine fu tracciato(6 dicembre 1925) semplicemente con un righello sulla carta geografica, che da Bardia scendeva verso sud ed assegnava all’Italia anche Giarabub Una colonna di 1645 ascari (2 battaglioni di truppe eritree), 731 soldati italiani e 91 ufficiali partì quel giorno (30 gennaio 1926) da Bardia con 36 camionette armate di mitragliatrici, 36 autoblindo. 34 camion e 115 muli e cammelli agli ordini del colonnello Ronchetti.
    L’occupazione di Giarabub fu pacifica ( 7 febbraio 1926) avendo persuaso il capo della comunità senussita Husein ben Alì.
    L’occupazione non meritò più di qualche riga sui giornali dell’epoca, poiché in effetti l’oasi di Giarabub non aveva alcuna importanza, l’oasi non era che un gigantesco anfratto nel terreno arido del Sahara, una depressione lunga circa 26 chilometri e larga quasi sei, chiusa da una scarpata di terreno morenico, cosparso di acquitrini e paludi salmastre

    Il tricolore è dato alle fiamme.

    [attachment=1:jz920qjy]3.jpg[/attachment:jz920qjy]

    Verso le 9,30 del mattino, mentre il sole era già caldo e la sabbia scagliata con forza dalle folate del ghibli, schiaffeggiava rovente il volto degli uomini, la linea italiana di resistenza era ormai infranta in numerosi tratti e il nemico vi si era infiltrato, ma spesso gruppi di due o tre uomini continuarono a combattere isolatamente.
    La situazione dei difensori era disperata e dopo aver esaurito le bombe non restò loro che il fucile e la baionetta.
    Castagna racconterà in seguito: “Le perdite erano gravi da ambo le parti, ma mentre noi non potevamo colmare i vuoti, il nemico continuava a gettare nella mischia truppe fresche”.

    Il colonnello Salvatore Castagna ( quinto da sinistra)

    [attachment=0:jz920qjy]2.jpg[/attachment:jz920qjy]

    Perfino quando il nemico irruppe all’interno del caposaldo numero uno, perno del dispositivo di difesa dell’oasi, gli ufficiali italiani riuscirono a raccogliere un pugno di nazionali e di libici rimasti illesi ed a gettarli contro gli invasori, questi atti di valore rallentarono l’inesorabile marcia dei neozelandesi, ma non permisero di evitare il peggio.
    Le mitragliatrici italiane spararono finchè non esaurirono le munizioni.
    Alle 11 del mattino la battaglia era terminata e fu in quel momento che anche il comandante del presidio venne catturato insieme con gli 800 superstiti affidati ai suoi ordini.
    Anche castagna era rimasto ferito da una bomba negli ultimi istanti di quella furibonda lotta, a salvarlo da morte certa era stato un soldato che gli si era messo davanti facendogli da scudo.
    Il racconto del colonnello termina così: “ I cannoni e le mitragliere da 20 ancora in efficienza non avevano più munizioni, non una bomba a mano era rimasta, il ghibli impediva di usare le armi automatiche, avrei perciò potuto trattare la resa che mi era stata offerta dopo la mia cattura ed ottenere l’onore delle armi, volli invece, dimostrare al nemico che malgrado la sua enorme superiorità doveva pagare a duro prezzo l’ostinato proponimento di sopraffarci.
    Tutti i miei dipendenti, nessuno escluso, anche i due civili nazionali che stavano a Giarabub, si comportarono in modo degno di ammirazione.
    La bandiera che da 10 mesi sventolava sulla torre della ridotta Marcucci, venne abbassata e bruciata al cospetto del nemico, che concentrò le sue ultime raffiche sui soldati che avevano l’incarico di compiere questo estremo gesto.
    Da ogni petto uscì un grido Viva l’Italia.”

    Così terminò la battaglia di Giarabub.
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    luciano

  4. #4
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    Re: La battaglia di Giarabub

    Una delle battaglie più epiche della Seconda Guerra Mondiale, per noi Italiani. Un esempio per tutti. Anni fa lessi da qualche parte, ma non ricordo la fonte, che le truppe alleate, 'indispettite' dalla strenua difesa degli italiani, trattarono male i prigionieri e fucilarono anche molti soldati di colore. Qualcuno ha maggiori notizie in merito.

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  5. #5
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    Re: La battaglia di Giarabub

    A ricordo ed onore dei Giovani Soldati che combatterono quella battaglia...

    http://www.youtube.com/watch?v=BqsXbiHVTjI
    A/F 505 PIR 82ND AIRBORNE DIVISION "ALL AMERICAN"
    H-MINUS
    ALL THE WAY!

    www.progetto900.com

  6. #6
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    Re: La battaglia di Giarabub

    Di certo a Giarabub gli italiani si batterono con coraggio rinunciando (come invece accadde in altre circostanze) ad una comoda resa; bisogna però dire che gli australiani dichiararono al termine della battaglia finale 17 morti e 77 feriti, anche le perdite avute durante tutti i precedenti mesi di assedio sembrano sorprendentemente basse (2 morti e 4 feriti).

    http://ww2db.com/battle_spec.php?battle_id=252

  7. #7
    Utente registrato L'avatar di Hetzer
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    Re: La battaglia di Giarabub

    Letta con molto interesse e tutta d'un fiato, complimenti raga, avete reso il giusto onore che meritano i nostri poveri soldati.
    Mi sono sempre chiesto quale esercito avrebbe retto nelle condizioni (...spesso disperate..) in cui si trovarono a combattere i nostri uomini....
    Lessi anch'io tempo fa delle fucilazioni perpretare dai soldati australiani nei confronti dei soldati arresisi dopo la battaglia, in particolare citando il fatto che gli italiani con le mitragliere avevano fatto fuoco con proiettili dum-dum, vietati dalle varie Convenzioni.
    Nn ricordo però dove lessi la notizia, sorry!
    Io non ho girato il mondo ma il mondo ha girato intorno a me.

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