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Discussione: La Cappella degli Italiani in Orkney, Scozia

  1. #1
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    La Cappella degli Italiani in Orkney, Scozia

    Fra 1942 a 1945, 550 priggionieri di guerra italiani catturati in Africa Settemtrionale furono costreti di lavorare nelle Orney in Scozia. Col materiale di recupero costruirono questa capelle, molto emovente.
    L'interno è di Domenico Cocchietti, internato.
    http://www.undiscoveredscotland.co.uk/e ... index.html
    ALEX
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  2. #2
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    Re: La capella degl' Italiani de l'Orkney,Scozia

    Bella segnalazione
    Questa cosa non la sapevo.
    luciano

  3. #3
    Utente registrato L'avatar di Alexderome
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    Re: La capella degl' Italiani de l'Orkney,Scozia

    Avevo visto un documentario alla TV francese 20 anni fà. Vedo nelle archivi della TV se posso ritrovarlo.
    Alessandro
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  4. #4
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    Re: La capella degl' Italiani de l'Orkney,Scozia

    Citazione Originariamente Scritto da cocis49
    Bella segnalazione
    Questa cosa non la sapevo.
    Quoto...
    La vita è un temporale... prenderlo nel .... è un lampo...!!!
    El vento, el ... e i siori i gà sempre fato quel che i gà voludo lori...

    "Se un bischero dice 'azzate vorti'osamente può apri' un varco spazio temporale, in cui può incontrassi po'i se'ondi prima, generando 'osì un'infinita e crescente marea di 'azzate"... Margherita Hack

  5. #5
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    Re: La capella degli Italiani in Orkney, Scozia

    Ciao a tutti.
    Alla fine, in un modo o in un altro, gli italiani sanno farsi rikcordare.
    Grazie per la segnalazione.
    Ciao
    Nino
    Mancò la Fortuna, non il Valore. (Ai Soldati con la S maiuscola caduti ad El Alamein)

  6. #6
    Utente registrato L'avatar di Alexderome
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    Re: La capella degli Italiani in Orkney, Scozia

    Grazie per il vostro interesso, veramente una bella storia questa capella. Avevo il programma molto tempo fa, è l'ho ricordato solo adesso. Se uno da noi va in Scozia, ricordera gl'Italiani internati li.
    Alex
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  7. #7
    Utente registrato L'avatar di Lev
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    Re: La Cappella degli Italiani in Orkney, Scozia

    Ottima segnalazione Alex,io ho vissuto in scozia(Glasgow) per quasi 10 anni,ora mi sono spostato per motivi di lavoro in inghilterra,ma su in scozia ho sentito parlare molto bene degli internati italiani,molti di essi lavoravano nelle farms-fattorie,dato che quasi tutti gli uomini scozzesi erano alle armi.
    Gli italiani erano suddivisi in gruppi di 4/5 o di 20/30 secondo la grandezza e i bisogni di ogni singola farm.
    I prigionieri italiani erano praticamente liberi o controllati solo da qualche anziano addetto alla difesa territoriale,e lavoravano come farmer-fattori/contadini,la loro vita era senz'altro molto meno dura che nei campi di prigionia del sud africa,e anche il vitto era molto piu' sano e abbondante.I locali scozzesi trattavano molto bene i prigionieri italiani e alcuni di essi ebbero dei flirt con delle donne locali,questo pero' era contro la legge di allora e se venivano scoperti dovevano essere riportati in campi di prigionia militari.
    Quei prigionieri che hanno costruito la cappella facevano parte di un gruppo per la costruzione di una diga,e nel tempo libero e con i materiali avanzati della costruzione della diga costruirono la cappella....il che' ci fa capire che non se la passavano poi tanto male se avevano tempo ed energie per costruire anche una piccola chiesetta.In totale i prigionieri italiani nelle Orkney furono 17.000.
    Gli scozzesi trattarono molto bene i prigionieri italiani e gli italiani si fecero apprezzare da tutti i locali,ancora oggi gli scozzesi conservano un ottimo ricordo dei prigionieri italiani.
    Nel filmato potete ammirare la chiesetta in tutti i suoi particolari,segno evidente che i prigionieri ebbero tutto il tempo per poter lavorare in assoluta tranquillita' sopratutto per quanto riguarda i particolare artistici della cappella,senza la collaborazione degli scottish tutto questo non sarebbe stato possibile.
    Inoltre il filmato rende un po' l'idea anche della bellezza dei luoghi........no bad for the POW-prisoners of war.

    http://youtu.be/XnerPce1RaA

    http://youtu.be/1kMwliTrFpo




    Many, of course, were much more fortunate. Many, like Nardino Nardini, were interned on the Isle of Man and Guiseppe Verrecchia, father of Riccardo the owner of La Scarpetta restaurant in Balloch(Glasgow), was reputedly the youngest internee at just 15 years of age. More fortunate also were the 17,000 genuine Italian prisoners of war from North Africa who were transported to Orkney in December 1941. They built the famous Churchill barriers and left behind a moving monument to faith and resilience in the much-visited Italian Chapel on Lamb Holm a work of art fashioned out of a Nissan hut and whatever detritus the Italians could get their hands on.Today there are 30,000 Scots italians living in scotland,many of them never been in italy.

    Ma anche qui' in inghilterra gli italiani lavoravano liberamente nelle farms e non furono affatto trattati male,e molti ebbero storie con donne inglesi,altri non tornarono mai piu' in italia.
    Naquero numerosi figli da queste relazioni tra italiani e donne locali alcune anhe gia' sposate,e oggi c'e ancora qualcuno che ricerca notizie del padre italiano.Riporto in originale quanto scritto sotto,con traduzione in italiano non corretto.

    My Father was an Italian prisoner of war here in England in World War Two. The camp where he would have been held was near to Witton, Birmingham. Where he met my Mother. She was married with three small children. I was the fruit of the affair. My Mother was Irish and from Dublin. Her name Patricia. Impossible as it is I seek to find a link to my Father and my Italian family. Contact me at humblemusic@live.co.uk

    Mio padre era un prigioniero di guerra italiani qui in Inghilterra nella seconda guerra mondiale. Il campo dove sarebbe stato tenuto era vicino a Witton, Birmingham. Dove ha incontrato mia madre. Era sposato con tre figli piccoli. Sono stato il frutto della vicenda. Mia madre era irlandese e da Dublino. Il suo nome Patricia. Impossibile in quanto è cerco di trovare un link al Padre mio e la mia famiglia italiana. Contattatemi a humblemusic@live.co.uk

    Saluti Max

  8. #8
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    Re: La Cappella degli Italiani in Orkney, Scozia

    Grazie molto
    Belle immagine sulla 1a video, andate alla terza minuta, veramente emovente.
    ALEX
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  9. #9
    Utente registrato L'avatar di Lev
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    Re: La Cappella degli Italiani in Orkney, Scozia

    Prego Alex e' stato un piacere.
    Mi ricordavo che anni in scozia venne trasmesso un film sui prigionieri italiani,sono riuscito a trovare qualcosa.
    il titolo del film e:
    In another time another place-in un altro tempo in un altro posto,e' un film britannico del 1983 con attori britannici e italiani che recitano ognuno nella propria lingua,film prodotto da channel 4.
    Non ho idea se in italia sia mai stato trasmesso,ma qui' negli uk e in particolare in scozia e' molto famoso.

    http://youtu.be/nyoKfBSDQaI

    Da un romanzo di Jessie Kesson: tra l'inverno del 1944 e la primavera del 1945, in una zona della Scozia, un gruppo di prigionieri italiani di guerra è adibito a lavori agricoli. Tra uno di loro e una contadina sposata nasce un tenero rapporto che si conclude tristemente. Uno dei migliori film prodotto da Channel Four, onorato con 7 premi internazionali. 2 i temi principali (l'incontro di due culture, i diversi modi della repressione sociale in una comunità agricola), esaltati da un taglio documentaristico che si manifesta nella funzionale fotografia di R. Deakins


    Nell'ultimo anno della seconda guerra mondiale, moltissimi prigionieri italiani sono, dal Governo inglese, adibiti in qualità di lavoratori agricoli presso fattorie e coltivatori diretti. Un gruppo di essi lavora in Scozia: si tratta di Luigi, un napoletano, di Paolo, un romano e del fiorentino Umberto. Con una piccola sovvenzione governativa, li ospita nella sua casa Janie, una giovane donna che vive con un rude marito la dura vita dei campi e della stalla. Gli stranieri sono in genere accettati dalla comunità locale: lavorano sodo, riescono a capire ed a farsi capire e sono di buon carattere. Ma il cuore di Janie è gradualmente toccato dalla dolcezza e dalla umana simpatia per quei ragazzi mediterranei, neri di capelli e con lei sempre gentili: soprattutto per Luigi, sospiroso della sua Napoli, desolato per la mancanza di posta e chiaramente innamorato della padrona di casa. Unica donna, Janie partecipa alla festa natalizia degli italiani, e ne esce turbata e commossa, anche per il piccolo dono offertole. La vita ed il lavoro in comune, il temperamento e le premure di Luigi fanno il resto: un giorno in cui egli, sempre senza notizie da casa e sconfortato perché quella dannata guerra non sembra aver fine, si scioglie in pianto, Janie lo accoglie tra le sue braccia e cede allo straniero (che poi a tanto mirava da tempo), più per pena o pietà, che per desiderio autentico. Qualche tempo dopo arriva il grande annuncio: è finita la guerra. Janie, certa ormai che anche Luigi rimpatrierà come gli altri, gli si concede una seconda ed ultima volta in un bosco non lontano da casa. Sfortuna vuole che una ragazza di facili costumi, sorpresa e violentata nello stesso bosco da un altro pirgioniero, peraltro rimasto sconosciuto, faccia uno strepito del diavolo e che la voce popolare accusi Luigi del misfatto. Così Janie vede Luigi andarsene con un agente di polizia, sotto l'accusa di aver avuto rapporti - lui prigioniero di guerra - con una donna inglese, con il cuore gonfio e vincendo pudore e timori, Janie si reca in città da un magistrato militare dichiarando, che, nel luogo e nell'ora ben noti, l'italiano era con lei. Vien preso atto della dichiarazione, ma inutilmente. Alla donna non resta che il pianto, il senso di colpa ed il carico di tanti ricordi.

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