Filmato molto interessante che permette di fare molte considerazioni sull’ esercito di fine anni 80. In quell’epoca le truppe alpine avevano un aspetto e dei materiali che le distinguevano abbastanza dal resto della forza armata. Si tratta (dicono i commenti) di una esercitazione dell’AMF in Belgio nel 1988: ho guardato con grande interesse il video, e mi pare il caso di condividere alcune osservazioni. Se qualcuno ha da aggiungere, o magari dissente, sarei curioso di sentire.

Armamento: la batteria usa ovviamente il glorioso pezzo da 105/14, qui senza gli scudi che sono stati tolti per ridurre il peso e l’ ingombro dato che alcuni cambi di schieramento sono fatti mediante elitrasporto (con elicotteri tedeschi); l’arma individuale è il FAL BM 59 ALP; arma di reparto la classica MG42/59. Non è chiaro se i graduati portino già la pistola Beretta 92, come sembrerebbe dal tipo di fondina.

Mezzi: si vedono dei VM 90, ma di un modello diverso da quello che fu poi adottato in grande scala. Questo tipo ha la cabina separata dal cassone, con due teloni diversi. Il modello adottato ha invece un telone unico, cassone e cabina senza divisioni e (soprattutto), due portelloni su ogni fiancata, il che ne aumenta molto la versatilità. I mezzi portano ancora gli “stanag” adesivi; è interessante notare che quelli posti sulla parte anteriore non sembrano adesivi ma sembrano dipinti in modo abbastanza estemporaneo.
Equipaggiamento: In alcune scene il personale indossa una tuta con cappuccio che è l’ “indumento protettivo permeabile” anti NBC appena adottato in quegli anni, ad esso è abbinata la vecchia maschera M59. Le buffetterie sono un misto di antico e di moderno (anzi di sperimentale): gli spallacci sono di un tipo molto particolare, non adottato in seguito, e le fondine degli ufficiali sembrano abbastanza grandi da alloggiare non la Beretta 34, ma la ben più grande 92; le borracce sono del nuovo tipo. Si vedono i classici zaini “Cassin” e, particolare interessante, delle stuoie arrotolate, segno che si stava cercando qualcosa che sostituisse il materassino. Abbastanza sorprendente è il fatto che le radio siano di modello obsoleto rispetto alle nuove RV2 /RH4 distribuite nel 1986/87. Tende e reti mimetiche sono anch’esse un misto di vecchio e nuovo: tuttavia, insieme agli onnipresenti ed eterni teli 29, ogni mezzo sembra avere la sua bella rete mimetica “scenografica” di tipo “barracuda”.

Uniformi: tutti indossano la mimetica verde del 1975, con delle interessanti particolarità. Tutte le mimetiche appaiono modificate, con l’aggiunta delle tasche sulle cosce. Alcune hanno anche le tasche inferiori della giubba, altre ne sono prive; tutti portano, al braccio sinistro, un bracciale “portapenne” che si aggancia alla spallina, e che serve a portare anche il distintivo AMF, nonché il distintivo di nazionalità, e cioè il rettangolino tricolore che si usava allora negli addestramenti all’estero. Quel distintivo era molto ammirato e portato con grande orgoglio in patria da chi ne aveva la possibilità. In testa tutti portano il berrettino di lana da sci, altra esclusività alpina di quegli anni. Il berrettino, come i maglioni a girocollo, era di LANA, perché il pile era di là da venire. Gli scarponi sono le “pedule “ alte con il gambale imbottito: una calzatura comoda, leggera e bella a vedersi, altro buon materiale che gli alpini portavano con orgoglio. I gradi sono naturalmente i vecchi classici gradi plastificati: il concetto (oggi sinceramente abusato) di “bassa visibilta” non era ancora considerato.

E per finire, ma avrei dovuto farlo da subito, due parole sul personale: si intravedono un colonnello ed un capitano, ma è probabile che gli altri , compreso il comandante di sezione/sottocomandante di batteria siano tutti ragazzi di leva o di complemento. E’ probabile che nessuno di loro, fino a qualche mese prima avesse in mente una simile esperienza, eppure con pochi mesi di duro addestramento si sono trovati in grado di operare in una unità multinazionale, a confronto con soldati, magari professionisti, di tutte le nazioni della NATO.

A Susa i najoni dicevano tra loro che “Dio, non contento dell’inferno, creò la 40° batteria”; un compagno di università, fresco di leva, mi riassunse le sue impressioni sulla sua esperienza nella 40° con due parole: “allucinazione continua”. Facile che questi ragazzi non se la siano passata bene, ma hanno fatto grandi cose; e se leggete i commenti sotto il video, vedrete anche che ne sono poi rimasti fieri tutta la vita.
Ciao.
Al.

http://www.youtube.com/watch?v=EeczuvX98kQ