Risultati da 1 a 10 di 10

Discussione: La sconosciuta storia di Paul Emil von Lettow-Vorbeck

  1. #1
    Utente registrato L'avatar di Uboat59
    Data Registrazione
    Jul 2008
    Località
    Gaborone - Botswana
    Messaggi
    158

    La sconosciuta storia di Paul Emil von Lettow-Vorbeck

    Giulio ed io, eravamo partiti dalle parti del Kilimangiaro per raggiungere, prima o poi, il lago Iteshi-Teshi, nella ex Rhodesia del Nord, con il catorcio che avevamo comprato in un villaggio sul confine keniota, da un vecchio inglese. Ero sempre stato bravo a convincere gli amici a seguirmi in viaggi allucinanti del genere, per questo mi sentivo un po` un verme. Tuttavia, concedere a quella vecchia jeep, alla fine dei suoi giorni, un ultimo viaggio, mi faceva sentire alquanto buono e altruista. Purché ci avesse portati, da brava, fino a destinazione. La guida che ci era stata appioppata a Malindi diceva a malapena un paio di parole inglesi, o almeno fingeva, però era un ottimo cacciatore.

    L`Africa immediatamente post-coloniale dava l`impressione di un bubbone in parte già* esploso, specie al nord, ma che in gran parte doveva ancora, per così dire, "dare il meglio di sé". Con il decadimento del monopolio anglo-francese, troppi interessi sarebbero venuti inevitabilmente a confliggere in quella fetta di mondo ancora divisa da insanabili e ancestrali odi tribali, che, ad esempio belgi e portoghesi, avevano fatto di tutto per tenere in buona salute. Checché se ne potesse dire, le colonie meglio gestite, anche sotto il profilo sociale, erano indubbiamente state quelle tedesche, smembrate alla fine della Grande Guerra nel 1918 dagli inglesi.

    Accadde che, dopo una settimana di viaggio, giunti nei pressi del confine fra Tanzania e Zambia, decidemmo di fare una sosta nella cittadina di Kasanga. Facendoci largo, entrammo in un ostello che pareva essere diventato una sorta di ricovero per anziani, data la ragguardevole età* dei frequentatori.

    Feci caso a un tavolo al quale sedeva un gruppo di vecchi africani e con loro, come se niente fosse, perfettamente integrato, quasi parte dell`arredo del locale, un vecchio bianco, con le guance vagamente arrossate, piuttosto alto e secco, con lucenti capelli bianchi corti e diligentemente pettinati. Quello parlava il dialetto dei suoi compari correntemente e ogni tanto si lasciava scappare una battuta in tedesco, che gli altri capivano benissimo e alla quale rispondevano ridendo nella stessa lingua. Da ore giocavano a carte e bevevano birra.

    Noi prendemmo due whiskey al bancone fumando una sigaretta.

    Concludemmo che il posto era ospitale e che vi avremmo potuto passare tranquillamente la notte, quello ci mostrò dove avremmo dormito e lì lasciammo la nostra poca roba.

    Quando tutti si erano già* ritirati, l`unico ad essere rimasto lì al suo tavolo era il vecchio bianco. Aveva un viso duro e scolpito, fiero, prussiano, lo sguardo fisso verso il variopinto tramonto, come se si ritrovasse in quei colori potenti e guerreschi che si perdevano all`orizzonte dietro gli altipiani. Come mi sedetti a mangiare qualcosa ad un tavolo, quello si voltò lentamente verso di me e mi fece un moderato cenno di saluto.

    "Che ci fa lei qua?" mi chiese dopo un poco che mi aveva notato. Parlava l`inglese con una inconfondibile pronuncia tedesca.

    "Beh, che ci faccio io qua..." farfugliai sorpreso "sono in viaggio con un amico e una guida indigena che parla tutto fuorché l`inglese"

    "Che ne pensa?"

    "Beh sono posti meravigliosi, sognavo da sempre di poterci venire, proprio così, all`avventura" dissi addentando un pezzo di pollo.

    "Ah!" sorrise "Qui io ci sono venuto in guerra, ero nelle Schutztruppe, nel lontano `14, l`esercito coloniale tedesco di sua maestà* Guglielmo II. Sergente Hans Broch"

    Lo guardai incuriosito, se ne accorse e mi diede un`occhiata indagatrice dalla testa ai piedi. Gli porsi la scatola delle sigarette, per offrigliene. Indugiò lì per lì, poi con un gesto solenne se ne prese una e l`accese. Feci lo stesso continuando a guardarlo affascinato.

    Allora incuriosito anche lui mi chiese: "Posso sedermi al suo tavolo?"

    "Prego!"

    Si rivolse in dialetto al ragazzo che serviva. Poi tornò alla conversazione.

    "Sa, da allora sono rimasto sempre qui, mi sento come un albero con le radici ben sprofondate in questa terra rossa. Qui mi sento a casa. Beh a dire il vero c`è anche qualcosa di molto importante che mi lega a questo posto"

    "Posso sapere di che si tratta?".

    Rimase un po` perplesso davanti alla mia sfacciataggine, poi mi disse che se mi fossi trovato lì l`indomani all`alba mi avrebbe mostrato di cosa si trattava.

    Così all`alba mi trovai lì, alquanto assonnato per essere rimasto a leggere fino a tardi, sotto la zanzariera, alla fioca luce d`una vecchia lampada ad olio.

    Il vecchio era lì ad aspettare.

    "Buongiorno. Sa, in fondo non mi dispiace dopo tanti anni raccontare la mia storia ad uno straniero di passaggio, fra poco del resto verrà* la mia ora, a che pro tenermi tanti ricordi per non raccontarli a nessuno?".

    Ci mettemmo in cammino e costeggiammo per un lungo tratto il Lago, senza fare parola.

    Una volta che ci fummo allontanati abbastanza dalla città*, arrivati ad un certo punto, Hans si fermò di colpo. Mi pareva un luogo qualsiasi e non potevo capire perché proprio lì si fosse fermato.

    "Qui è seppellita la mia donna, colei che mi fece prendere la decisione di rimanere qui" una lacrima sottile gli rigò il viso affilato.

    "Come si chiamava?"

    "Non voglio dire il suo nome, questo è ciò che mi chiese, di non pronunciarlo mai dopo la sua morte. Antica usanza della sua tribù."

    "E lei, non è mai tornato in Germania?"

    Ci rifletté, poi disse: "Tornai solo una volta in Germania, nel `35, i miei erano già* morti da un pezzo e, certo, non rimpiansi di essere stato assente dal mio paese in quegli anni, gli anni in cui quel gruppo di montanari bavaresi prese il potere".

    Sorrisi all`espressione che quello adoperò per definire i nazisti.

    "Le vie delle città* e le piazze sono ancor oggi perlopiù affollate di uomini grigi, biechi personaggi, generali inetti, immortalati nella pietra o nel bronzo. Solo qualche raro elenco su scarne lapidi ricorda l`immane sacrificio delle masse di uomini qualunque che costò quei monumenti tronfi e vanagloriosi di vuoti uomini di stato. Nessun monumento, ricorda il mio generale Paul Emil von Lettow-Vorbeck, così come i più, che conoscono la storia antica a grandi linee, ricordano un Pericle, un Alessandro o un Cesare, anziché i buoni costumi e il genio militare, tramandati da Senofonte, del grande condottiero spartano Agesilao"

    "Mi racconti di quest`uomo"

    "Quel Lettow-Vorbeck era uno che sapeva davvero il fatto suo e non si faceva mettere i piedi in testa da nessuno, per questo lo misero a capo delle Schutztruppe in Africa, lontano dalle alte sfere dell`esercito. Fu dapprima in Camerun, poi in Africa Occidentale e infine, allo scoppio della guerra, in Tanganica, dove ebbi l`onore di incontrarlo, io ero infatti a Tanga e fui per un po` di tempo suo attendente. Proprio a Tanga ci fu il primo grande scontro, a seguito dell`attacco anfibio britannico. Ebbe il coraggio di muovere i suoi uomini, contrariamente al parere del Kaiser e del prudentissimo governatore della colonia, von Schnee. La sua grande forza fu nel riconoscere la secondarietà* del suo ruolo, in uno scenario come l`Africa, non di primaria importanza, rispetto ai fronti europei. Come in una partita a carte, talvolta nella vita bisogna essere consapevoli del proprio ruolo, riconoscervisi ed accettarlo, anche qualora esso sia un ruolo qualunque. Bisogna credere nelle proprie carte qualsiasi esse siano. Di quali carte disponeva Lettow-Vorbeck? Circa 15 mila ascari e qualche centinaio di ufficiali e sottoufficiali tedeschi, gli inglesi lo sapevano e lo presero sottogamba. Egli invece fu il primo europeo a credere in un esercito indigeno, addestrò con fiducia i suoi ascari, contro i pareri dei patrii benpensanti, e li armò come poté. Tutti lo amavano, come un generale spartano, era sempre in mezzo ai suoi e i suoi costumi erano di specchiata onestà*. Vincemmo a Tanga e poi a Jassin e Mahiwa, nel `16, fu la nostra Maratona, migliaia i caduti inglesi e solo cento i nostri. Riuscimmo a mettere in ginocchio il sistema ferroviario della Rhodesia grazie ai nostri sabotaggi. Li colpivamo sempre dove meno se lo aspettavano e sa quanti uomini impiegarono gli inglesi in quei quattro anni?"

    "Mi dica"

    "Riderà*, forse, pensando che io sia un povero vecchio crucco rimbecillito. Invece la prego di credermi"

    "Senz`altro, non si preoccupi, ho sempre avuto un debole per le cose incredibili"

    "Ebbene, allora deve sapere che in quegli anni gli inglesi furono costretti ad impiegare un numero considerevole di uomini in questa landa abbandonata da Dio. Ben 300 mila uomini in tutto. Per farlo, mentre il grosso dell`esercito era impiegato in Europa, dovettero per la prima volta affidarsi a un grande esercito indigeno, seguendo così la lezione di un odiato crucco. Contro un solo generale ne furono messi ben 137, uno dopo l`altro sconfitti. Le loro vittime furono circa 60 mila. La nostra impresa fu davvero memorabile!"

    "Capisco ora perché lei abbia paura di non essere creduto Sergente"

    "Già*"

    "Di fronte a un così glorioso passato non ha paura di vivere soltanto di ricordi?"

    "Quella fu la grande irripetibile chance di tutta la mia vita, ogni altro successo che avessi tentato di raggiungere in seguito non l`avrebbe eguagliata. Mi resi conto, e me ne rendo conto tutt`ora, che in quella circostanza, io, figlio d`una maestra e di un impiegato delle imposte, sono stato partecipe d`un evento epocale che non avrei mai pensato, al fianco di uno dei più grandi generali di tutti i tempi, che conosceva i suoi soldati uno ad uno. Così decisi di rimanere qua, imparai l`inglese e fui assunto nelle Poste, potei rimanere così accanto all`indigena che avevo incontrato e verso la quale provavo un sentimento che i miei compatrioti mai avrebbero compreso. Restai al suo fianco fino all`ultimo giorno, quando la malaria se la portò via e venni qui a seppellirla affinché la sua tomba, quaggiù, nascosta, non si confondesse fra le altre. E poi, beh certo, l`uomo è chiamato ad un inesorabile ed inarrestabile declino, guardi la mia Germania: osannante davanti al Fuhrer, ora addirittura rasa al suolo e spartita fra americani e russi. Ogni uomo di buon senso, dinnanzi ad uno sventurato presente alla cui agonia assistiamo impotenti, non può che guardare al passato e, talvolta, rimpiangerlo, nulla di più umano non crede?"

    Sorrisi e annuii. "E poi la guerra come andò a finire?"

    "Lettow-Vorbeck ricevette l`ordine di arrendersi tre giorni dopo che l`armistizio era già* stato firmato in Europa. Tenga conto che il fronte del Tanganica invece era ancora attivo, vivo e vegeto, saremmo stati senz`altro in grado di resistere ancora a oltranza, imbattuti. I due eserciti si incontrarono sul ponte Chambeshi, situato sul confine fra Rhodesia e Tanganica, poco lontano da qui. Ivi noi deponemmo le armi al cospetto del generale sudafricano Smuts. Lettow-Vorbeck fu promosso e, noi, ascari compresi, fummo richiamati in patria e marciammo trionfalmente sotto la Porta di Brandeburgo, unici eroi della Patria ad essere rimasti imbattuti"

    "Mi domando come possano un tale generale e una tale impresa rimanere dimenticati dai posteri"

    "Il povero generale rimase in Patria e volente o nolente dovette subire il nazismo. Non cedette mai alla corte che Hitler gli fece, la sua adesione al Terzo Reich, disse egli stesso, gli era anatomicamente impossibile. Conservatore di ferro e monarchico di vecchio stampo, non poteva soffrire le rivoluzioni, eppure fu a suo modo "rivoluzionario", né vedere il potere in mano a quei fanatici che non lo meritavano, come le perle ai porci. Manco a dirlo, si ritirò in campagna lontano dagli affari di stato e non prese più parte a nulla. Per questo venne dimenticato; gli uomini per troppo tempo hanno agognato le stridenti e sconclusionate urla dei vari fuhrer novecenteschi. I tedeschi erano allora troppo indaffarati nel perdere ogni traccia della propria individualità* e uniformarsi alle masse oceaniche armate d`odio, stregate da volgari sobillatori e lanciate verso l`illusione di una grande nazione onnipotente, non potevano prestare attenzione ad un tenace vecchietto di campagna, da anni lontano dalle luci della ribalta. Erano lontani i tempi di Cincinnato, ahimè!

    "Così egli, alcuni anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, decise di far ritorno fra i suoi "cari", curioso di vedere se ancora qui qualcuno lo ricordava. Quando arrivò in Tanzania fu accolto con tutti gli onori dai suoi ascari. In suo onore fu intonato l`Haya Safari, l`inno delle Schutztruppe. Quando morì, ad Amburgo, dispose che i suoi beni fossero devoluti ai suoi veterani, se ne occupò la Banca Nazionale Tedesca. Tuttavia quando l`incaricato fu inviato qui si trovò a dover risolvere un problema non da poco. Come infatti dimostrare chi davvero erano i veterani di von Lettow-Vorbeck? Numerosi vecchi portavano come dimostrazione brandelli di divise coloniali tedesche, ma ciò non era sufficiente. Si decise allora di fare ad ognuno un semplice esame: ognuno avrebbe ricevuto una scopa ed eseguito, con quella, degli ordini impartiti in lingua tedesca. A distanza di quasi cinquant`anni tutti gli ascari passarono meritevolmente l`esame. Quella fu la più grande vittoria del mio generale" sentenziò il Sergente dopo tanto parlare.

    Rimanemmo un po` in silenzio scrutando l`acqua. Poi mi volsi verso il vecchio che fece come per scrollarsi di dosso i suoi ricordi. Ci riavviammo dunque verso il centro.

    Giulio e la guida erano lì preoccupati temendo che fossi stato rapito o qualcosa del genere, mi guardarono con aria di rimprovero. Personalmente ero troppo emozionato da quello che il vecchio sergente tedesco mi aveva raccontato e troppo entusiasta per aver scoperto quella storia ignota ai più.

    Salutai quell`uomo con una calorosa stretta di mano e sguardo riconoscente. Poi partimmo e lasciammo Kasanga. Il sergente tornò a giocare a carte.

    Autore: Nicolò Basso

    Fonte: http://scriptamanentilritorno.wordpress ... 80%99uomo/


  2. #2
    Utente registrato L'avatar di Andrea58
    Data Registrazione
    Mar 2008
    Località
    Lombardia
    Messaggi
    10,266

    Re: La sconosciuta storia di Paul Emil von Lettow-Vorbeck

    Bel racconto, devo rispolverare qualche libro a tema o comprarne qualcuno di nuovo.
    Ho trovato il testo della loro canzoni, mi ricordavo di averlo da qualche parte assieme all'mp3

    Wie oft sind wir geschritten
    Auf schmalem Negerpfad
    Wohl durch der Steppen Mitten,
    Wenn frueh der Morgen naht.
    Wie lauschten wir dem Klange,
    Dem alten trauten Sange
    Der Traeger und Askari:
    Heia heia Safari!

    Steil ueber Berg und Kluefte
    Durch tiefe Urwaldnacht,
    Wo schwuel und feucht die Luefte
    Und nie die Sonne lacht.
    Durch Steppengraeserwogen
    Sind wir hindurchgezogen
    Mit Traeger und Askari:
    Heia heia Safari!

    Und sassen wir am Feuer
    Des Nachts wohl vor dem Zelt,
    Lag wie in stiller Feier
    Um uns die naecht'ge Welt.
    Und ueber dunkle Haenge
    Toent es wie ferne Klaenge
    Von Traegern und Askari:
    Heia heia Safari!

    Tret' ich die letzte Reise,
    Die grosse Fahrt einst an,
    Auf, singt mir diese Weise
    Statt Trauerlieder dann,
    Dass meinem Jaegerohre
    Dort vor dem Himmelstore
    Es kling' wie ein Halali:
    Heia heia Safari!
    Homo homini lupus. Draco dormiens nunquam titillandus
    lo spirito di Cesare, vagante in cerca di vendetta, con al suo fianco Ate uscita infocata dall'inferno, entro questi confini con voce di monarca griderà "Sterminio", e scioglierà i mastini della guerra, così che questa infame impresa ammorberà la terra col puzzo delle carogne umane gementi per la sepoltura.

  3. #3
    Utente registrato L'avatar di Uboat59
    Data Registrazione
    Jul 2008
    Località
    Gaborone - Botswana
    Messaggi
    158

    Re: La sconosciuta storia di Paul Emil von Lettow-Vorbeck

    Ciao Andrea58,

    Grazie per il tuo apprezzamento, ho cercato l'mp3 dell' Haya Safari, ma non sono riuscito a trovarlo; aggiungo un piccolo approfondimento in merito.

    - Tanga 1914 -

    L'Africa Orientale Tedesca fu lo scenario di uno dei più interessanti quanto meno conosciuti capitoli della Grande Guerra.

    Protagonista indiscusso di questo scacchiere fu Paul v. Lettow-Vorbeck, comandante in capo delle forze armate tedesche nella regione, un uomo di eccezionali capacità* militari e detentore di un significativo primato nella Prima Guerra Mondiale: fu l'unico comandante a non aver subito sconfitte di rilievo durante tutto il corso della guerra.

    In particolare brillò per il benvenuto che seppe dare allo sbarco britannico a Tanga, un porto della colonia tedesca, che diede inizio alla campagna.

    Lo sbarco di Tanga è forse la peggiore operazione anfibia della storia militare.
    Se ne possono citare un'altra decina in ordine sparso: lo sbarco nella baia di Suvla (1915), la conquista del Madagascar (1895), le spedizioni di Cartagena (1740), Cadice (1625), Walcheren (1809) e Hispaniola (1654), la Baia dei Porci (1961), lo sbarco in Irlanda del 1798, l'operazione di soccorso alla Norvegia (1940), Salerno (1943) e, infine, l`attacco contro la Francia del 1694 (un episodio che fa vacillare la mia ammirazione per il duca di Marlborough).

    La maggior parte di queste operazioni vedono come protagonisti i Britannici, che vengono ritenuti specialisti in materia di operazioni anfibie. Ma credo si tratti di una pura questione di probabilità* statistica, perché solo chi fa, sbaglia.

    Se non vi basta la cartina che ho riportato, prendete l`atlante geografico che usavate a scuola e cercate Tanga.
    Trovata? E` nell`odierna Tanzania, quasi al confine con il Kenya...
    Ci vollero 4 anni (e 12 giorni) e l'impegno di oltre 200.000 uomini per aver ragione di una forza che non superò mai le 15.000 unità* tra Askari, la grande maggioranza, e coloni tedeschi in divisa.

    4 anni (e 12 giorni) per conquistare una colonia tedesca potenzialmente autonoma, completamente isolata dalla madrepatria e per di più assolutamente priva di una qualsiasi importanza strategica.

    La responsabilità* di questa monumentale assurdità* della Prima Guerra Mondiale - che pure ne conobbe di veramente grandi - va equamente divisa tra il comandante della guarnigione tedesca Paul v. Lettow-Vorbeck e lo Stato Maggiore Britannico: a quest'ultimo vanno tutte le colpe, al primo i meriti.

    Dato che la guerra era "Mondiale", il nemico doveva essere combattuto in ogni continente: non c'era altro motivo che questo dietro l'attacco della colonia tedesca dell'Africa Orientale programmato dai britannici.

    Il territorio era, come anticipato, di un'importanza strategica nulla e oltretutto selvaggio, ostile e aspro come pochi: composto di paludi, pianure aride e giungle impenetrabili, percorso da animali feroci come leoni, rinoceronti e da aggressive bande di babbuini che attaccavano spietatamente chi invadeva il loro territorio, ma soprattutto abitato da più piccoli e ancora peggiori nemici: la zanzara anofele, la mosca tze-tze e altri innumerevoli minacce ambientali.

    L`assoluta inutilità* di questa territorio non portava alla logica conseguenza che potesse essere semplicemente ignorato: significava solo, per lo stato maggiore britannico, che in quell`operazione venissero impiegate truppe di terza scelta, nella fattispecie le unità* meno combattive dell'Armata Indiana.

    Questo era un grave errore, perchè una volta deciso in sede strategica il ricorso alla forza militare, l'entità* dell`impegno deve essere proporzionata alla difficoltà* degli ostacoli che verranno incontrati e non all'importanza dell`obiettivo.

    La combattività* delle forze che le truppe britanniche avrebbero dovuto fronteggiare venne ampiamente sottovalutata, in particolare dal comandante della spedizione il Maggior Generale Aitken.

    Ora, se ho definito le truppe britanniche di terza scelta, non altrettanto si poteva dire di Aitken, che come militare si meritava una qualifica ancora inferiore.

    Aitken era un individuo come se ne incontrano tanti nella vita di tutti i giorni, ma che mai dovrebbero trovarsi al comando di una cosa qualsiasi: incapace di senso critico, imbevuto di luoghi comuni, di pregiudizi e di razzismo antiafricano, nutriva una stima in se stesso assolutamente ingiustificata ed una commovente quanto grottescamente esagerata fiducia nelle capacità* delle truppe al suo comando, che riteneva avrebbero fatto strage dei "negri".

    Infatuato delle proprie erronee convinzioni, era incapace di ascoltare i consigli di quanti tentarono di metterlo in guardia avvertendolo che gli Askari tedeschi non dovevano essere sottostimati. Addirittura rinunciò all'aiuto dei King's African Rifles, perchè il suo razzismo non faceva distinzione tra negri amici e negri nemici.

    In realtà* degli 8.000 uomini al suo comando solo un paio di unità* erano poco più che mediocri e si sarebbero dimostrate in grado di competere con le truppe tedesche, in particolare il North Lancashire Regiment. I reggimenti indiani non erano stati preparati a sufficienza: male addestrati, male equipaggiati, peggio guidati. Quelli ai quali era stato fornito il moderno fucile Lee-Enfield, ad esempio, non avevano ricevuto istruzioni su come usarlo, c`erano soldati provenienti da tutte le parti dell`India e nella medesima unità* magari venivano parlate una dozzina di lingue diverse, professati credi religiosi incompatibili, si tenevano diversissime abitudini alimentari, e vigevano profonde differenze di casta.

    Gli ufficiali, poi, erano, secondo le parole del capitano inglese Meinertzhagen (britannico nonostane il nome) "più simili a fossili che ad energici e attivi militari", da poco assegnati alle unità* e perfetti sconosciuti gli uni per le altre.

    Per assicurarsi poi che questi uomini dessero il peggio di sè, i britannici presero altre precauzioni.

    Innanzitutto fecero di tutto affinchè la sorpresa strategica venisse in ogni modo a mancare: applicarono una bella etichetta, "Indian Expeditionary Force B, Mombasa East Africa", sui bagagli depositati nel porto di Bombay; quindi annunciarono con entusiastici titoli di giornale il suo imminente invio contro i tedeschi, tanto sulla stampa dell'Africa Orientale Britannica quanto su quella della madrepatria; e per finire ci furono messaggi radio in chiaro tra il convoglio e Mombasa, e lettere di residenti tedeschi nell'Africa Orientale Britannica e loro conoscenti a Tanga.

    Caso mai qualche tedesco fosse rimasto all'oscuro della cosa poi, il convoglio fece il viaggio sempre sottocosta, in modo da essere ben visibile.

    Altre precauzioni garantirono che il morale delle truppe diventasse irrecuperabile.

    Innanzitutto gli uomini vennero imbarcati prima che fosse ben chiaro il momento della partenza, e così rimasero più di due settimane stipati come sardine sulle navi in un caldo orribile. In tutto questo periodo e in quello del viaggio, non venne fatto alcun conto delle differenze di casta e di alimentazione dei sepoy, che così trascorsero il tempo tra la diarrea causata dai cibi a cui non erano abituati, le liti tra le caste e il vomito del mal di mare.
    Quando l`allegra compagnia arrivò finalmente a Mombasa, Aitken si rifiutò di far scendere i suoi uomini a terra per farli riprendere, con la motivazione che la cosa poteva allertare i tedeschi: in questo modo i poveri soldati poterono vomitare anche quel poco che erano riusciti a risparmiare fino ad allora.
    Oramai, però, si era giunti in zona di guerra e le cose si fecero più brutte.
    Ad aggiungersi all'insipienza di Aitken venne quella del capitano Caulfield, comandante delle navi da guerra di scorta al convoglio.

    Egli fu il primo ad entrare in contatto con i tedeschi il 3 novembre 1914: aveva il compito di annunciare al governatore dell'Africa Orientale Tedesca, Von Schnee, che la tregua era rotta e doveva evacuare la città*: i tedeschi potevano decidere tra la resa del porto o la guerra.

    Von Schnee era assente e al suo posto c'era un certo Auracher, un semplice funzionario, che si recò sull'ammiraglia britannica per parlamentare e ricevere l'ultimatum di Caulfield.

    Il funzionario non poteva prendere decisioni di questa gravità* e quindi chiese al capitano nemico di aspettate mentre egli andava a chiedere lumi ai suoi superiori. Caulfield trovò la cosa ragionevole, ma prima che il tedesco si congedasse per espletare la sua missione, chiese se il porto di Tanga fosse minato e Auracher dovette confermare questi sospetti, ammettendo che il porto era pieno di mine come una scodella di brodo zeppa di pastina.

    Così, mentre l'ufficiale britannico attendeva la risposta, Auracher corse prima a spedire un messaggio a von Lettow avvertendolo che gli inglesi erano arrivati, poi a casa ad indossare l`uniforme della milizia tedesca per raggiungere l`unità* dove prestava servizio.

    Dopo qualche tempo Caulfield realizzò di essere stato raggirato e diede inizio alla laboriosa operazione di bonifica delle mine del porto di Tanga.

    Questa impresa era appena iniziata quando Caulfield fu raggiunto dal resto del convoglio: così i poveri sepoy sconvolti dal viaggio in mare dovettero rimandare ancora il raggiungimento dell'agognata terra ferma.

    Di mine, però, nel porto di Tanga non ce n'era nemmeno l'ombra: rifiuti di ogni genere, tanti, ma mine nessuna.

    Incapace di ammettere di essere stato preso in giro anche in questa occasione, Caulfield proibì alle truppe di sbarcare nel porto della città*, perchè secondo lui vi erano senza dubbio altre insidie nascoste, e convinse Aitken a scegliere come luogo per lo sbarco un punto ad un paio di chilometri a sud della città*.

    Effettivamente questo era il luogo peggiore dove effettuare uno sbarco e non poteva essere individuato con maggiore imperizia o sfortuna, fate voi: era una palude di mangrovie dove vivevano solo sanguisughe, vipere d'acqua, zanzare e mosche tze-tze, separato dalla città* da un terreno difficilissimo e da una fitta piantagione di alberi di cacao.

    In questo scenario d'incubo le truppe anglo-indiane vennero fatte sbarcare, ovviamente, in modo che la confusione rendesse le cose ancora più complicate, assieme ai bagagli e ai materiali che furono scaricati dove capitava, fosse pure nell'acqua alta.

    Quando le truppe britanniche furono finalmente pronte, erano trascorse ben 48 ore che avevano consentito a von Lettow di preparare al meglio la propria difesa e di richiamare a Tanga altre unità*, portando il totale delle truppe al suo comando a circa ottocento uomini: il rapporto di forze era a suo sfavore di dieci a uno ma era ugualmente intenzionato a resistere.

    I britannici iniziarono a procedere lentamente tra la fitta vegetazione: di fronte a loro, invisibili, gli askari occultati in ripari accuratamente predesposti li colpivano inesorabilmente.

    Tre ufficiali, esasperati da questa situazione, si spinsero in avanscoperta su una collina e furono immediatamente abbattuti dal fuoco dei cecchini.

    Ma era ancora nulla: il suono di una cornetta fece scattare in un assalto alla baionetta un gruppo di Askari che colpirono di sorpresa il 13th Rajput, un reggimento che aveva la nomea di essere il peggiore di tutto il Commonwealth. Non si smentì in questa occasione: tutti gli indiani si diedero immediatamente alla fuga (un centinaio di questi corse fino al mare per tuffarsi in acqua), lasciando i propri 12 ufficiali britannici a farsi ammazzare sul posto. Il già* citato Meinertzhagen, che tentava di fermare i fuggitivi, dovette difendersi dalle sciabolate di un ufficiale indiano in fuga, e lo uccise con un colpo di pistola a bruciapelo.

    250 Askari avevano respinto una forza dieci volte superiore causando oltre 300 tra morti e feriti, soprattutto tra ufficiali e sottufficiali.

    Aitken aveva visto fallire miseramente la sua prima avanzata, ma non intendeva cambiare i propri piani. Ordinò di rinnovare l'attacco, che questa volta era guidato dagli inglesi del Lancashire.

    Dato che la sorpresa era assolutamente fuori discussione, Aitken non trovò di meglio che ordinare in pratica un attacco alla baionetta contro i nidi di mitragliatrici e gli sbarramenti di filo spinato predisposti dai tedeschi.

    Con enorme fatica e sostenendo pesantissime perdite i britannici riuscirono a superare le difese in alcuni punti: i Lancs arrivarono fino all`ospedale di Tanga e anche due reggimenti Kashmiri penetrarono in città*: i primi, però, furono costretti a ripiegare quando Aitken ordinò tardivamente ed inopportunamente di aprire il bombardamento della città* (e l'unico colpo che abbia causato perdite cascò appunto sull'ospedale), mentre i secondi cedettero di schianto sotto un contrattacco degli Askari.

    Nel frattempo un altro reggimento, il 63th Palmacottah, semplicemente si dissolveva sotto il tiro incorciato e i suoi uomini in fuga costrinsero un altro reggimento, il 98th Infantry, a ripiegare su un fianco: per colmo di sventura questi capitarono su favi di terribili api africane che, irritatissime, si accanirono sugli indiani come e peggio degli askari, costringendoli ad una fuga ignominiosa fino al mare, dove andarono a raggiungere i resti del 13th Rajput.

    L`ultima unità* ancora non compromessa da Aitken era il 101st Grenadiers che tentò di tappare i buchi apertisi da queste inaspettate ritirate, ma senza successo.

    Ad Aitken non rimase che ordinare il reimbarco immediato, il 5 novembre: in due giorni erano morti 800 uomini, altri 500 erano i feriti e ben 250 gli scomparsi, con ogni probabilità* affogati. Gli avversari avevano 15 europei e 54 askari fuori combattimento, tra morti e feriti, e potevano consolarsi con tutto il materiale abbandonato dagli inglesi in fuga: fucili, mitragliatrici, cibo, vestiti, coperte, motociclette e equipaggiamento per telegrafi: quanto serviva al comandante tedesco per un intero anno di guerra.

    Così finì questa ingloriosa operazione anfibia: ma ci sono altri dettagli da raccontare per completare il quadro: ad esempio che mentre infuriava la battaglia un gruppo di marinai sbarcò direttamente a Tanga con una barca a remi e comperò dai locali dei viveri freschi, e poi che i Lancs, impegnati in retroguardia il giorno dell'evacuazione si divertirono a fare il bagno suscitando le scandalizzate reazioni dei tedeschi. Ma non è tutto: al ritorno a Mombasa la spedizione fu fermata dagli ufficiali doganali che chiesero il pagamento di una tassa del 5% sul valore dei beni trasportati! I Lancs si impegnarono a convincere i doganieri con le loro baionette e alla fine la spedizione trovò pace.

    Non altrettanto accadde ad Aitken: al suo ritorno a Londra Kitchener, il Segretario alla Guerra della corona britannica, si rifiutò di riceverlo e anzi lo fece degradare a colonnello e lo mandò in pensione a metà* paga.

    Autore: Nicola Zotti
    Fonte: http://www.warfare.it/storie/tanga.html


  4. #4
    Moderatore
    Data Registrazione
    Jan 2007
    Località
    Veneto
    Messaggi
    15,611

    Re: La sconosciuta storia di Paul Emil von Lettow-Vorbeck

    Ho accennato marginalmente la figura di Lettow nel topic "Il dirigibile L 59 che bombardò Napoli", quindi mi ha fatto piacere apprendere questo bel racconto
    luciano

  5. #5
    Utente registrato L'avatar di Andrea58
    Data Registrazione
    Mar 2008
    Località
    Lombardia
    Messaggi
    10,266

    Re: La sconosciuta storia di Paul Emil von Lettow-Vorbeck

    Questo sbarco è citato nel "Guinnes dei fiaschi militari" un divertente libretto dov'è in buona compagnia.
    Homo homini lupus. Draco dormiens nunquam titillandus
    lo spirito di Cesare, vagante in cerca di vendetta, con al suo fianco Ate uscita infocata dall'inferno, entro questi confini con voce di monarca griderà "Sterminio", e scioglierà i mastini della guerra, così che questa infame impresa ammorberà la terra col puzzo delle carogne umane gementi per la sepoltura.

  6. #6
    Utente registrato L'avatar di Uboat59
    Data Registrazione
    Jul 2008
    Località
    Gaborone - Botswana
    Messaggi
    158

    Re: La sconosciuta storia di Paul Emil von Lettow-Vorbeck

    Citazione Originariamente Scritto da cocis49
    Ho accennato marginalmente la figura di Lettow nel topic "Il dirigibile L 59 che bombardò Napoli", quindi mi ha fatto piacere apprendere questo bel racconto
    Sono andato a leggermelo di corsa

  7. #7
    Utente registrato
    Data Registrazione
    Oct 2007
    Località
    Como
    Messaggi
    70

    Re: La sconosciuta storia di Paul Emil von Lettow-Vorbeck

    Il diario del generale Von Lettow-Vorbeck è stato tradotto in italiano, il Titolo è "Heia Safari"

    Compratelo e leggetelo, è un libro stupendo (anche se la traduzione non è sempre all'altezza), su un teatro di guerra quasi sconosciuto ma dove sono state compiuta delle gesta leggendarie...

    Pensate, mentre in europa milioni di uomini si scontravano nelle trincee in una guerra statica, in africa un pugno di bianchi con poche migliaia di fedeli ascari si dedicava ad una guerra di movimento, tenendo in scacco per 5 anni un contingente di 300mila nemici...

  8. #8
    Utente registrato L'avatar di Uboat59
    Data Registrazione
    Jul 2008
    Località
    Gaborone - Botswana
    Messaggi
    158

    Re: La sconosciuta storia di Paul Emil von Lettow-Vorbeck

    Citazione Originariamente Scritto da Faso
    Il diario del generale Von Lettow-Vorbeck è stato tradotto in italiano, il Titolo è "Heia Safari"
    Ciao Faso,

    Per favore, puoi indicare l'editore ? - Ho cercato con Google Libri, ma non riesco a trovarlo.
    (Mi trovo all'estero, forse contattando la casa editrice riesco ad averlo).

  9. #9
    Utente registrato
    Data Registrazione
    Oct 2007
    Località
    Como
    Messaggi
    70

    Re: La sconosciuta storia di Paul Emil von Lettow-Vorbeck

    HEIA SAFARI!
    VON LETTOW VORBECK PAUL
    LA GUERRA NELL'AFRICA ORIENTALE TEDESCA 1914 - 1918
    Editore: EFFEPI
    Pubblicazione: 05/2008
    Numero di pagine: 210
    PREZZO: € 22,00

    Sul sito della Hoepli è in vendita, spediscono pure all'estero

    Bel libro, ma tradotto malissimo

  10. #10
    Utente registrato L'avatar di Uboat59
    Data Registrazione
    Jul 2008
    Località
    Gaborone - Botswana
    Messaggi
    158

    Re: La sconosciuta storia di Paul Emil von Lettow-Vorbeck

    Ciao Faso,

    Grazie mille, gentilissimo

Permessi di scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •