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Discussione: L'incrociatore italiano da Barbiano

  1. #1
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    L'incrociatore italiano da Barbiano

    E' passata alla storia come una tragica disfatta lo scontro navale di Capo Bon, causata da un inspiegabile ordine di rientro all`ultimo momento nella quale, il 13 dicembre 1941, navi alleate affondarono due incrociatori italiani, uccidendo 817 persone.

    Convogli :
    Il 1941 fu un anno durissimo per la Marina italiana: il 21 ottobre, la Gran Bretagna aveva inviato a Malta la "Forza K", un gruppo di navi che affondavano sistematicamente i convogli italiani diretti alle colonie in Africa. In un solo mese, era arrivato a destinazione meno del 40% dei carichi di carburante e di armi. Era la "guerra dei convogli", organizzata per indebolire le forze dell`Asse in Africa.
    Di fronte al rischio che le truppe inglesi avanzassero in Libia, impossessandosi dello strategico porto di Bengasi, a dicembre il governo italiano aveva deciso di inviare un grosso carico di munizioni e carburante a bordo di navi veloci.
    La missione fu affidata a 2 incrociatori leggeri: l`Alberico da Barbiano e l`Alberto di Giussano. Le navi dovevano caricare viveri, materiali e armi nei porti di Brindisi e di Palermo, per poi dirigersi a Tripoli il 9 dicembre, costeggiando la Tunisia.
    Ma l`operazione partiva male. Le navi che dovevano scortare gli incrociatori (Bande nere e Climene) erano in panne: così la scorta fu affidata alla sola torpediniera Cigno.
    In più non era possibile la copertura aerea da Tripoli, perché in Libia mancava il carburante per gli aerei. Così fu deciso di caricare sui due incrociatori diverse tonnellate di benzina per aerei, ma non nelle solite lattine impiegate per il trasporto su unità* da guerra, bensì in fusti, la cui tenuta non era oltretutto ermetica. I fusti furono caricati in coperta, nella zona poppiera: un carico esplosivo, che rendeva gli incrociatori vulnerabili a ogni attacco, sia aereo che navale.
    In totale il carico imbarcato era di 100 tonnellate di benzina avio, 250 di gasolio, 600 di nafta e 900 di viveri, oltre a 135 militari destinati a Tripoli: un equipaggio di 1.504 persone, più 155 a bordo del Cigno.

    Al ralenti :
    La missione era pericolosa: lo scafo degli incrociatori leggeri non era idoneo per resistere ai siluri né ai tiri d`artiglieria. E l`unico loro punto di forza, la velocità* (potevano toccare i 37 nodi, pari a 68,5 km/h), era sacrificato: per risparmiare nafta in modo da poterne scaricare di più a Tripoli, fu imposta la velocità* di 22 nodi (40,7 km/h).
    Così, non volendo giocare la carta della velocità*, si cercò in tutti i modi di tenere segreta la missione. E, per evitare incontri con i ricognitori provenienti da Malta, si era decisa una rotta più a occidente delle isole Egadi. L`arrivo a Capo Bon era previsto alle 2:00 del 13 dicembre; poi si doveva puntare alle isole Kerkennah, dove la 4a Divisione doveva incontrarsi con le torpediniere Calliope e Cantore, per essere scortata fino a Tripoli, con arrivo previsto alle 13:00.
    Per proteggere la spedizione, la Marina dispose alcuni pattugliamenti aerei lungo a est e a ovest di Capo Bon. Un ricognitore avvistò 4 cacciatorpediniere britannici a 60 miglia da Algeri, diretti a Capo Bon. E i tedeschi avevano avvisato il comando italiano che di notte alcuni piroscafi inglesi avrebbero lasciato Malta per Gibiliterra. Per i caccia la Marina italiana calcolò la loro ora di passaggio a Capo Bon: ipotizzando una velocità* costante a 20 nodi (quella calcolata dai ricognitori) sarebbero arrivati alle 5:00, se avessero aumentato a 28 nodi alle 3:00, un`ora dopo gli italiani. Così non fu considerato necessario annullare la missione o accelerare la velocità* di navigazione.

    Ritardo :
    Ma l`Italia non aveva fatto i conti con il servizio di decrittazione britannico "Ultra", in grado d`intercettare e decifrare i messaggi in codice inviati dalle forze dell`Asse con la macchina Enigma . Gli inglesi seppero tutto nei dettagli, comprese le velocità* degli incrociatori, e inviarono contro gli italiani 4 cacciatorpediniere già* in rotta verso l`Egitto (Sikh, Maori, Legion e Sweers): dopo aver lasciato Algeri aumentarono la velocità* a 30 nodi.
    Intanto, le navi italiane (il Cigno in testa, seguito dal da Barbiano e dal di Giussano) arrivarono a Capo Bon alle 3:00 del 13 dicembre: ma la Marina non lo seppe e non ordinò di recuperare il ritardo. Poco prima, alle 2:45, le unità* italiane sentirono un rumore d`aereo: era un ricognitore della Raf di Malta, che aveva individuato le nostre navi. La Cigno allertò il da Barbiano con i proiettori luminosi, ma lo scambio fu notato dai cacciatorpediniere britannici, che si stavano avvicinando a Capo Bon a grande velocità*. Il comandante Toscano allertò il convoglio: alle 3:20 il da Barbiano invertì la rotta mettendo le macchine alla massima forza e comunicò la manovra alle altre due navi. Il di Giussano lo seguì; il Cigno non se ne accorse e proseguì fino alle 3:25, quando invertì la rotta, restando distanziato a sud.

    Siluri :
    Sul da Barbiano intanto, l`ammiraglio ordinò di aprire il fuoco contro le navi nemiche, ormai distanti solo 300 metri. Ma dal Sikh erano partiti 4 siluri: due colpirono il da Barbiano sulla sinistra, causando un`esplosione e un incendio. Il Legion lanciò 6 siluri, uno dei quali colpì il di Giussano.
    Alle 3:26 il Maori si accanì contro il da Barbiano in fiamme, falciando il ponte di comando e lanciandogli contro due siluri, uno dei quali andò a segno. Il da Barbiano, colpito al centro e a poppa, sbandò e affondò in 4-5 minuti, in un inferno di nafta e benzina in fiamme.
    Il di Giussano, colpito da un siluro e da due granate, privo di energia per utilizzare le artiglierie, con il centronave sconvolto dallo scoppio del siluro, sbandava sempre più. Prima che l`incendio in sala macchine si propagasse ai fusti di benzina in coperta, il comandante ordinò di abbandonare la nave. Alle 4:42 il di Giussano si spezzò in due e affondò. Il Cigno, mancato dai siluri degli avversari, si prodigò per raccogliere i naufraghi, in condizioni disperate: sulla superficie del mare, piena di nafta, si svilupparono molti incendi, cui si aggiunsero i pescecani giunti sulla zona. Con l`aiuto di pescatori tunisini e di un idrovolante italiano, furono recuperati 687 naufraghi, poi trasportati a Trapani: nello scontro erano morte 817 persone.


    Foto del Comandante Antonino Toscano:



    Incrociatore Alberico da Barbiano :



    HMS Legion - Uno dei quattro Cacciatorpediniere, che intercettarono la 4^ Divisione Navale



    IL ritrovamento del Relitto:

    [flv:e3hzd8ha]http://img843.imageshack.us/img843/9739/youtubeilritrovamen.mp4[/flv:e3hzd8ha]

  2. #2
    Moderatore L'avatar di serpico
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    Re: L'incrociatore italiano da Barbiano

    Ti ringrazio per aver raccontato questa triste storia che mi tocca in modo particolare. Uno zio di mia madre era imbarcato sul da Barbiano come cannoniere.
    Dai racconti di alcuni suoi commilitoni sappiamo che riusci a gettarsi in acqua prima dell'affondamento della nave, ma mentre nuotava per allontanarsi dall'unità* in fiamme, fu colpito alla testa da una scheggia che lo uccise sul colpo.
    Il corpo fu recuperato dopo la fine della guerra per essere tumulato nella sua città* natale: Castellanza (VA)
    La nafta che aveva impregnato il maglione che indossava aveva preservato il corpo quasi intatto, tanto che mia nonna lo riconobbe subito anche a distanza di anni.
    Il suo nome era Giudici Ernesto ed aveva 21 anni!
    VEDO TUTTO, OSSERVO MOLTO, DISSIMULO POCO!

  3. #3
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    Re: L'incrociatore italiano da Barbiano

    Interessante, grazie per aver condiviso questo pezzo di storia.
    Particolare anche il racconto di Serpico.....una testimonianza diretta come questa non capita tutti i giorni.....

  4. #4
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    Re: L'incrociatore italiano da Barbiano

    Una pagina che va ricordata.
    Se non ricordo male non molto tempo fa è stata raccontata in tv.
    Ottimo racconto

    Grazie Daniele per l'integrazione,.................. purtroppo un triste racconto.
    luciano

  5. #5
    Utente registrato L'avatar di Andrea58
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    Re: L'incrociatore italiano da Barbiano

    Un'interessante ricordo di uno dei numerosi scontri in cui la nostra marina ebbe la peggio. Purtroppo ognuno di questi piccoli errori e leggerezze costò la perdita di vite umane e di unità* preziose.
    Homo homini lupus. Draco dormiens nunquam titillandus
    lo spirito di Cesare, vagante in cerca di vendetta, con al suo fianco Ate uscita infocata dall'inferno, entro questi confini con voce di monarca griderà "Sterminio", e scioglierà i mastini della guerra, così che questa infame impresa ammorberà la terra col puzzo delle carogne umane gementi per la sepoltura.

  6. #6
    Moderatore L'avatar di Quex
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    Re: L'incrociatore italiano da Barbiano

    Salve,

    mi aggiungo ai ringraziamenti ed al RICORDO per questa pagina triste della nostra STORIA
    questa è una dedica fatta da Aimone di Savoja ad un ufficiale del da Barbiano nel 1939.
    saluti
    Raffaello
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    Occorre molto tempo affinche' una buona idea faccia il giro della testa di un coglione.
    L.F.Celine

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