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Discussione: L'ultimo combattimento della Brandenburg

  1. #1

    L'ultimo combattimento della Brandenburg

    Dal libro


    Con i Panther
    della "Brandenburg"


    GLI ULTIMI COMBATTIMENTI SUL FRONTE ORIENTALE NEL DIARIO DI GUERRA DI UN CARRISTA DELLA PANZERGRENADIER-DIVISION “BRANDENBURG”, FEBBRAIO-MAGGIO 1945

    DI EDUARD BODENMÜLLER
    A CURA DI ANDREA LOMBARDI

    COPYRIGHT © 2011
    ASSOCIAZIONE CULTURALE ITALIA STORICA

    LA PANZER-GRENADIER DIVISION “BRANDENBURG” E I SUOI ULTIMI COMBATTIMENTI SUL FRONTE ORIENTALE

    La Divisione “Brandenburg” fu formata nel Wehrkreis di Berlino dalla Lehr und Bau Kompanie z.b.V. 800, creata il 25 ottobre 1939 e composta dalle unità di forze speciali formate dall’Abwehr (Bataillon Ebbinghaus) e che si erano distinte nella campagna di Polonia, prendendo poi la denominazione Bataillon “Brandenburg” e quindi Regiment “Brandenburg”. Elementi del reparto combatterono poi in Fran-cia, nei Balcani, in Russia, in Nord Africa e in Italia. Fu durante la Campagna di Francia che si formò la fama dei “Brandeburghesi”, i quali alla fine della campagna poterono vantare tra le loro fila ben tre decorati della Eisernes Kreuz ogni quattro soldati, proporzione mai raggiunta da un altro reparto della Heer, mentre durante Barbarossa una delle operazioni più famose fu la conquista del ponte sulla Dvina a Daugvapils, respingendo tutti i contrattacchi sovietici e attendendo l’arrivo delle unità tedesche avanzanti.
    Nell’autunno del 1942, le unità “Brandenburg” sono riunite in una Divisione. A causa della perdita d’influenza dell’Abwehr, questa Divisione passa progressiva-mente sotto il controllo dell’OKW come Divisione ordinaria. Agli inizi del 1943, solo il Brandenburg-Regiment 5 “Kurfürst” è utilizzato per delle operazioni spe-ciali. Alla fine dell’anno, la Divisione è schierata nei Balcani, dopo aver operato nel settembre 1943 in Egeo contro reparti inglesi e italiani. Nel settembre 1944 la Divisione acquista lo status di Panzergrenadier-Division ed è schierata in Croazia alle dipendenze della 2. Panzer-Armee, venendo riorganizzata e acquisendo ele-menti della Sturmbrigade “Rhodos” e dello Sturmgeschütz-Abteilung “Grossdeu-tschland”. Alla creazione del Panzerkorps “Grossdeutschland” nel dicembre 1944, diversi elementi della Divisione la lasceranno per diventare Korpstruppen: un Battaglione del Jäger-Regiment 1 “Brandenburg” e due Gruppi dell’Artillerie-Regiment “Brandenburg”. Nel gennaio 1945, la Panzergrenadier-Division “Bran-denburg” è in Prussia Orientale, per opporsi all’offensiva sovietica sulla Vistola.
    Il 13 gennaio 1945 l’Armata Rossa lanciò il suo assalto alla Germania, con il 1° Fronte Bielorusso del Maresciallo Zhukov che attaccò dalle teste di ponte di Ma-gnuszew e Pulawy e il 1° Fronte Ucraino sotto il Maresciallo Konev dalla testa di ponte di Sandomierz-Baranow. L’attacco sovietico colpì l’ala sud della 9. Armee e l’intero fronte della 4. Panzer-Armee - che formavano l’Heeresgruppe A del Gene-raloberst Harpe - dopo un terribile fuoco di preparazione di 10.000 cannoni.
    Il 14 gennaio Hitler ordinò che la Panzergrenadier-Division “Brandenburg” e la 1. Fallschirm-Panzer-Division “Hermann Göring” fossero inviate al fronte. Le due Divisioni si diressero dalla Prussia Orientale all’area di Kutno-Litzmannstadt (l’attuale Lodz)-Petrikau, quasi parallele all’asse di avanzata delle avanguardie co-razzate dell’Armata Rossa. I primi elementi arrivarono nella sera del 16 gennaio.
    I primi vagoni trasportanti lo Jäger-Regiment 2 “Brandenburg” agli ordini dell’Oberstleutnant Oesterwitz arrivò nell’area a sud di Petrikau nella tarda serata del 16 gennaio, rilevando la difesa del settore di Longinowka.
    Il II Battaglione del Reggimento fu scaricato a Petrikau, dove i corazzati nemici at-taccarono la notte stessa, disperdendo il Battaglione che subì perdite rilevanti in uomini e mezzi.
    Gli altri reparti si schierarono nell’area circostante il 17 gennaio, sotto un costante mitragliamento aereo sovietico; l’unità Pioniere, al comando dell’Hauptmann Mül-ler, ad esempio, a nord di Petrikau. Lo stesso giorno la Sturmgeschütz-Brigade “Grossdeutschland” fu scaricata a Litzmannstadt. L’Hauptmann Metzger fece ra-porto alla Divisione “Brandenburg”, riferendo che la Brigata era stata subordinata alle sue dipendenze, e si trovò subito in azione contro i carri armati sovietici avan-zanti verso la città. Nonostante gli attacchi aerei russi, i 18 StuG del reparto riusci-rono a fermare per il momento l’avanzata russa.
    Lo Jäger-Regiment 1 “Brandenburg” nel frattempo era arrivato a Kutno, e il 18 gennaio, alle 8 di sera, i russi avanzarono verso Litzmannstadt. Due veterani della “Brandenburg”, l’Obergefreiter Tröger e l’Oberjäger Hahmann distrussero i primi carri armati nemici in combattimento ravvicinato. Quando il secondo attacco russo raggiunse la città, il Gefreiter Kofler distrusse un carro armato con il Panzerfaust, e altri due con delle cariche concentriche; l’attacco, che durò tutta la notte, fu conte-nuto a prezzo di gravi perdite.
    Lo stesso giorno il Generale von Saucken arrivò a Litzmannstadt, e le prime truppe del Panzergruppe Nehring arrivarono il 19; il Gruppe stava cercando di evitare l’accerchiamento russo formando una “sacca vagante”. Anche Litzmannstadt fu ac-cerchiata, e la “Brandenburg” e la “Hermann Göring” si prepararono a sfondare verso ovest.
    Sotto la pressione continua dell’Armata Rossa la Panzergrenadier-Division “Brandenburg” lasciò le sue posizioni e sfondarono verso ovest in direzione di Grabica. La ritirata continuò oltre Lask verso sud di Shieratz. Il 22 gennaio 1945, l’Hauptmann Müller Rocholz e i suoi Pioniere raggiunsero Marcenin, dove arriva-rono i primi soldati del Panzergruppe Nehring.
    Dopo altri duri combattimenti per i ponti sul fiume Warthe il 20 gennaio, la ritirata portò la “Brandenburg” tra Oppeln e Ohlau sull’Oder. I due gruppi comandati da von Saucken e Nehring, che avevano stabilito il contatto con la “Brandenburg” vi-cino a Shieratz, si aprirono la strada combattendo verso Kalisch-Ostrowo, con il supporto della Sturmgeschütz-Brigade “Grossdeutschland”, e respingendo i conti-nui attacchi russi su ambo i fianchi. Ostrowo era già in mano nemica, e le unità te-desche avanzarono verso Korotschin, raggiungendola il 24 gennaio e combattendo quindi verso Steinau e Rützen, che fu ripresa ai russi. L’attacco proseguì quindi verso Wiersewitz, e gli StuG del II. Abteilung dell’Oberleutnant Ahlfeldt distrusse-ro sette carri armati nemici e un semovente, venendo poi bloccati da un contrattac-co sovietico.
    Il 1° febbraio 1945, i sovietici attaccarono poi nell’area di Rautden-Pilgramsdorf, sfondando nonostante la resistenza dell’Aufklärungs-Abteilung, degli StuG e degli Jäger della “Brandenburg”; durante queste azioni, il Generalmajor Schulte-Heuthaus era in prima linea tra la sua fanteria. Il resto della Divisione resisteva nel villaggio di Polach, che cambiò mano più volte: minacciata di accerchiamento, la “Brandenburg” ripiegò verso ovest, e si ritrovò però accerchiata a sud di Herrwe-gen: il Generale von Saucken riuscì a sfondare le linee russe e arrivare nelal sacca, organizzando lo sfondamento dei reparti lì isolati, ponendo in testa a essi i Panther della Divisione “Brandenburg” e della “Hermann Göring”. Il 12 febbraio le unità tedesche erano riusciti a sfondare l’accerchiamento, seppur a costo di gravi perdite.
    La Panzergrenadier-Division “Brandenburg” stabilì un nuovo fronte difensivo sul Lausitzer Neisse tra Weisswasser e Görlitz. Da Forst a Muskau a Priebus all’area di Sänitz la Divisione passò sulla difensiva su di un fronte di 32 chilometri lungo il Neisse, impegnandosi nel consolidare le difese del settore e in pattugliamenti e raid notturni contro le linee russe oltre il fiume.
    Questo breve periodo di guerra di posizione si interruppe con l’inizio dell’offensiva russa il 15 aprile 1945: nel pomeriggio i sovietici attaccarono guadando il Neisse in più punti e formando delle teste di ponte, e quindi scatenando l’attacco generale con un massiccio sbarramento d’artiglieria di tre ore: le posizioni degli Jäger furo-no investite e sfondate, e ben presto i primi reparti corazzati sovietici raggiunsero il castello di Wehrkirch, difeso dai Pioniere dell’Hauptmann Müller Rocholz e dai pezzi Flak del Major Voshage, nonostante i contrattacchi del Panzer-Gruppe divi-sionale, mentre le altre unità della “Brandenburg” ricevettero l’ordine di ripiegare su Kaltwasser. Tra il 16 e il 17 i Pioniere e la Flak, assieme gli StuG, i Panther e i cannoni controcarro della “Brandenburg” distrussero 40 dei 100 e più T-34/85, JS-2 e SU attaccanti, ma ormai le unità tedesche erano al loro limite di resistenza e quasi completamente accerchiate. Con la copertura delle armi pesanti rimenenti, la “Brandenburg” ripiegò su una nuova linea tra Nieski, Ullersdorf, Neuhoff e Rie-tschen, che fu subito attaccata dai sovietici: queste località furono tenute dai reparti Jäger, coprendo l’ennesimo ripiegamento della “Brandenburg” verso ovest.
    Il 19 aprile 1945, la 20. Panzer-Division si diresse verso il retro della “Branden-burg”, e i resti del Jäger-Regiment 2 presero contatto con il Panzer Gruppe von Wietersheim, mentre il Jäger-Regiment 1, a nord con la 615. Division, si ritirò da Daubitz e Rietschen, occupando una nuova linea difensiva presso Spreefurth. Il Panzer Gruppe von Wietersheim e elementi del Jäger-Regiment 2 attaccarono quindi Ullersdorf e Jänkendorf, riconquistandoli nonostante la dura resistenza di unità polacche. Il 20 aprile, un contrattacco della 20. Panzer-Division e dei pochi Panther della “Brandenburg” nell’area di Weissenberg sul fianco delle unità so-vietiche irrompenti verso ovest fu coronato da successo: più di 50 carri armati fu-rono distrutti e diverso materiale catturato, tra il quale del prezioso carburante e molti automezzi Lend-Lease, che furono subito impiegati dalle truppe tedesche.
    Le ultime battaglie della “Brandenburg”, al fianco della 20. e 21. Panzer-Division si svolsero tra Bautzen e Dresda il 26 aprile 1945, infliggendo una battuta d’arresto alle unità corazzate sovietiche che puntavano verso Dresda. Di seguito, una rico-struzione di questi scontri, gli ultimi contrattacchi tedeschi sul Fronte Orientale:

    In Slesia centrale, sul fronte del Neisse si era creata una situazione di relativa calma.
    Glogau, palesemente più debole di Breslavia, era stata approntata come Festung, e alla fine di marzo gli scontri ebbero inizio. Le forze di presidio ebbero pesanti perdite. Tuttavia, ad aprile fu possibile liberare Niesky, Weißenberg e Bautzen, in modo da proteggere il fianco nord della Slesia. Il 16 aprile, i sovietici iniziarono con due fasi: fuoco preparatorio della loro artiglieria e successivo attacco. Attaccarono in due punti principali lungo il Neisse, su ambo i lati di Rothenburg e a sud di Muskau, fino a Forst. Il 17 aprile riuscirono a sfondare in entrambi i settori di attacco. Nel settore settentrionale, tra Muskau e Forst, lo sfondamen-to non potè essere arginato, cosìcche i sovietici furono in grado di avere la via libera per proseguire lungo Spremberg-Cottbus contro il fronte sud di Berlino. Il tentativo di sfonda-mento sovietico a sud, nel settore della 20. Panzer-Division e della Fallschir-Panzergrenadier-Division “Hermann Göring”, non ebbe un successo così immediato.
    La Divisione “Hermann Göring” distrusse in un giorno 65 carri armati nemici, e proseguì, in azione difensiva, tra Zodel (sulla Neisse) e Ullersdorf, mentre la 20. Panzer-Division proseguì i propri contrattacchi fino al 19 aprile.
    Sul fianco sud, dove si erano formate diverse falle nel fronte tedesco, i Sovietici sfondarono
    ulteriormente verso ovest, riprendendosi Niesky, Weißenberg e Bautzen. I sovietici misero in campo in queste azioni altre mumerose unità corazzate: si trattava di mezzi del 1° Corpo corazzato polacco, che si dirigevano verso Kodersdorf . I Panzer tedeschi qui in agguato aspettarono che i primi carri armati nemici furono a cinquanta metri di distanza, quindi a-prirono il fuoco. Dopo venti minuti, 43 carri armati nemici erano stati distrutti. Il resto si arrese. Dodici carri armati senza danni caddero nelle mani dei tedeschi, tra cui tre di tipo Stalin, che qualche ora dopo avrebbero prestato servizio, con croci balcaniche, nelle fila te-desche.
    Nella zona a Nordovest di Görlitz, arrivarono gli elementi, nuovamente riorganizzati, della 17. Panzer-Division, che il 20 aprile sferrarono un attacco sulla destra della 20. Panzer-Division, in direzione nordovest, tenendo come riserva la 42. Infanterie-Division. L’offensiva ebbe come risultato la liberazione degli abitanti e dei reparti militari accerchiati a Nesky. L’avanzata ebbe come come effetto di riacquisire, nella zona di Görlitz, piena li-bertà operativa, e di mantenere indisturbata la ferrovia Görlitz-Lauban. La Divisione “Bran-denburg” ebbe il compito di liberare Weißenberg non appena la Divisione, separata in due tronconi dopo la difesa di Rothenburg, si fosse nuovamente riunita. La Divisione liberò Weißenberg attaccando da nord e sud il 21 ed il 22 aprile, annientandone una Divisione so-vietica. Nelle mani dei tedeschi cadde un considerevole bottino: da 200 a 300 camion, artiglieria di vario tipo e una notevole quantità di prigionieri. La 20. Panzer-Division otten-ne in seguito la liberazione della città di Bautzen, con la collaborazione della Divisione “Hermann Göring”, che attaccava da sud. Questi combattimenti nel loro insieme causarono notevoli perdite ai sovietici, come la distruzione di 355 carri armati nemici, 322 pezzi di artiglieria di ogni tipo - andati distrutti o caduti in mano tedesca - circa 7.000 morti contati e 800 prigionieri. Ciò riguardò in particolare la 94ª Divisione fucilieri sovietica, il 7° Corpo corazzato della Guardia, il 1° Corpo corazzato polacco, la 16ª Brigata corazzate e le 5ª, 7ª, 8ª (polacca) e 254ª Divisione fucilieri.
    Non fu possibile impedire l’avanzata dei sovietici da sud contro Berlino. I sovietici guada-gnarono così spazio non solo per procedere verso Berlino, ma anche in direzione ovest, ver-so Dresda. Questi scontri portarono quanto meno a ritardare l’avanzata russa, e ciò rese possibile l’evacuazione di grandi quantità di sfollati .

    La “Brandenburg” fu quindi finalmente rilevata, marciando verso l’area di Otten-dorf, e il 1° maggio la Divisione lasciò il Panzerkorps “Grossdeutschland” diri-gendosi verso le montagne dell’Erz e la Cecoslovacchia. L’8 maggio 1945 la Divi-sione ricevette la notizia della capitolazione della Germania: l’unità fu sciolta i suoi superstiti cercarono quindi di raggiungere le linee americane per sfuggire alla cat-tura da parte dei sovietici, cosa che riuscì solo a una parte dei “Brandenburghesi” .

    ESTRATTO DAL DIARIO DI EDUARD BODENMÜLLER


    La sera del 20 aprile il nemico penetrò nella parte settentrionale di Ullersdorf in un attacco a sorpresa che sbilanciò le nostre difese. La nostra fanteria fu costretta a ri-piegare sulla parte meridionale della città e ci fu ordinato di concentrarci a sudo-vest dell’abitato, dove si stava riunendo il nostro Panzer-Gruppe Wietersheim. Do-po esserci preparati al meglio delle nostre possibilità, lanciammo i rimanenti coraz-zati attorno e dentro Ullersdorf con quello che rimaneva del Jäger-Regiment 2. Il II. Abteilung (Sturmgeschütz) del nostro Reggimento conquistò facilmente una col-lina dominante che aveva dato qualche problema ai nostri Landser e ai nostri Pan-zer. La collina era anche usata dagli Ivan come posto d’osservazione avanzato per l’artiglieria, così fummo contenti di vederla in nostre mani.
    Mentre avanzavamo nuovamente nella città, ci rendemmo conto che non sarebbe stata una passeggiata: Ivan aveva fortificato dappertutto le sue posizioni, e i coraz-zati nemici, carri armati e semoventi, erano in agguato in quasi ogni strada o casa diroccata. La nostra progressione fu resa lenta e a caro prezzo da Ivan, che si era ben trincerato. Finii ben presto le granate ad alto esplosivo, perché dovemmo pro-prio aprirci la strada a colpi di cannone, così fui costretto a usare i proiettili perfo-ranti, i quali ci servivano disperatamente contro i corazzati nemici.
    Con il nostro aiuto, la fanteria riprese la maggior parte della città, ma non riuscim-mo a strappare via ai rossi la parte settentrionale.
    Ivan contrattaccò e tutto quello che potevamo fare era tenere le nostre posizioni. In quelle rovine barricate la nostra fanteria combatteva per la propria vita. Gli for-nimmo quel supporto che potevamo, ma non potevamo correre il rischio di lasciare i nostri preziosi Panzer alla mercè della fanteria nemica.
    Ai primi del 21 aprile ci fu ordinato di ripiegare per paura di uno sfondamento sui nostri fianchi. Ullersdorf, così duramente contesa, fu lasciata al suo destino. La no-stra ritirata ci portò a ovest di Altmark, che era già sotto attacco. Tenemmo Al-tmark per due giorni e mezzo, fino a quando, temendo l’accerchiamento, ci fu ordi-nato di ripiegare. Per quella data la nostra 4. Kompanie era ridotta a sei carri Pan-ther, incluso il carro comando dell’Hauptmann Steiger.
    Fu l’Hauptmann Steiger stesso che mi diede la notizia che ero stato nominato Offi-zierantwärter (Allievo Ufficiale). L’essere stato scelto per la Scuola Allievi Uffi-ciali mi emozionò, ma sapevo che ci sarebbe voluto un po’ di tempo prima che riu-scissero a avvicendarmi nella Compagnia, data la nostra situazione attuale. Come fu, la fine della guerra, appena due settimane dopo mise fine al mio sogno di diven-tare Ufficiale. Ad ogni modo, dal 24 aprile 1945 non ero più l’Unteroffizier Bo-denmüller, ma l’Offizierantwärter Bodenmüller. Poco dopo che Altmark fu presa dai rossi, al nostro Panzer-Gruppe Wietersheim fu ordinato di rischierarsi tempora-neamente a Buchnolz. Ma anche questa città cadde ben presto in mano sovietica.
    Dopo Buchnolz ci spostammo a ovest di Gröditz, con Ivan alle nostre calcagna. Non sembravamo più in grado di raccogliere abbastanza forze e potenza di fuoco per fermare Ivan. I ripiegamenti costanti inziarono a logorarmi, e speravo che i no-stri comandanti si fermassero e ci permettessero di combattere fino alla nostra di-struzione, ma il nostro comandante reggimentale stava eseguendo una difesa mobi-le, anche se dal nostro punto di vista sembrava che la difesa si muovesse solo in una direzione: ovest!
    Ci ritirammo da Buchnolz verso sudovest, in direzione di Bautzen. Ci fermammo brevemente solo a Gröditz quando fummo colpiti da un’altra colonna corazzata nemica (quest’ultima da nord). Non esisteva più ormai una linea del fronte, e fu so-lo con molta difficoltà che riuscimmo a sfuggire a Ivan.
    Bautzen fu presto circondata e isolata. Fu quindi pianificato un attacco che avrebbe impiegato non solo la nostra Divisione (o meglio ciò che ne restava) ma anche la 20. e 21. Panzer-Division. Questa offensiva, ci dissero, era necessaria per evitare che i russi avanzassero su Dresda. Una Divisione della Luftwaffe appena arrivata avrebbe coperto il fianco sinistro del contrattacco.
    L’attacco ebbe inizio appena dopo mezzanotte, e durò fino alla tarda mattinata. Il nostro Panzergruppe Wietersheim avanzò sul fianco sinistro dell’attacco, e riu-scimmo a colpire numerose colonne di fanteria motorizzata. Ci imbattemmo in una unità corazzata polacca, che decimammo con i nostri Panther e Sturmgeschütz ri-masti. L’essere di nuovo all’attacco, anche se solo per pochi giorni, ci fece sentire bene. Per il 27 aprile avevamo compiuto la nostra missione e Dresda era al sicuro.
    Fummo poi avvicendati da elementi di una Divisione di Fanteria e inviati a riorga-nizzarci nell’area di Ottendorf. Secondo il nostro comandante di Battaglione, sa-remmo stati ora trasferiti nel protettorato ceco, operando lì. La prima settimana del maggio 1945 eravamo schierati attorno a Olmütz quando sentimmo della resa.
    Il nostro comandante divisionale ci diede il suo addio e ci disse che potevamo con-siderarci liberi di tentare la fuga verso l’occidente se volevamo evitare di essere catturati dai rossi. Come tutti gli altri, il mio equipaggio e io distruggemmo il no-stro Panther e ci dirigemmo verso le linee americane, venendo catturati da una pat-tuglia statunitense quattro giorni dopo.
    La guerra era finalmente finita, e io ero ancora vivo.
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