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Discussione: In mare per lavoro

  1. #1
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    In mare per lavoro

    Questo racconto è tratto da alcuni settimanali d'epoca anno XX° E.F.

    Nel vasto quadro della gigantesca e implacabile guerra che si svolge sui mari, accanto alle eroiche imprese dei sommergibili e delle unità* di superficie della Regia Marina, occupano un posto d`onore le gesta dei palombari, milizia del silenzio, impegnata in imprese anonime ed audacissime, che non vengono segnalate per ovvie ragioni di opportunità*.
    Gente temprata, per i quali gli abissi marini non rappresentano un ostacolo e incognita.
    Gente che ha compiuto parecchie volte il giro del mondo e parla dieci frasi di tutte le lingue, ma soprattutto che ha fatto stupire la gente di ogni paese per l`abilità*, l`ardire e la rapidità* con la quale ha saputo strappare agli abissi marini i relitti affondati anche in tempo di pace.
    Rudi marinai e palombari, livornesi e viareggini, i più arditi ed abili del mondo, gente che ha percorso tutti i mari e che conta all`attivo decine di navi rimesse a galla nelle condizioni più difficili e paurose in tutti i mari d`Europa dal Mediterraneo all`Atlantico.
    Armatori di Genova, Livorno, Trieste, Napoli, hanno inviato le loro flottiglie ed equipaggi specializzati, dove il Superiore Comando della R.Marina Italiana, ha stabilito il recupero dei piroscafi nemici affondati.

    Relitto di una nave
    [attachment=11:1fecdhdd]numero 6.jpg[/attachment:1fecdhdd]

    I rimorchiatori, trainano un grosso battello, somigliante quasi a un pontone, scialuppe e lance-compressore per il taglio subacqueo.

    [attachment=10:1fecdhdd]numero 5.jpg[/attachment:1fecdhdd]
    [attachment=9:1fecdhdd]numero 7.jpg[/attachment:1fecdhdd]

    La flottiglia di rimorchiatori, è partita alle due della notte.
    L`equipaggio è intento alle manovre, soltanto i palombari riposano in attesa del loro ingresso nella grande scena marittima che li attende.

    Palombari in attesa
    [attachment=1:1fecdhdd]numero 4.jpg[/attachment:1fecdhdd]

    Occhi vigili a prua e sul piccolo ponte di comando, nessun pericolo in vista.
    E` una flottiglia che va a recuperare in un determinato punto della costa, un grosso relitto nemico, affondato con un carico prezioso di minerali e di combustibile.
    L`equipaggio è specializzato in tali lavori di recupero.
    Ogni armatore-specialista, nel recupero di relitti, possiede un proprio sistema per rimettere a galla le navi.
    Se dal lato tecnico variano le forme, i risultati sono però tra i più stupefacenti, siano cassoni o cilindri galleggianti che vengono applicati ai fianchi del relitto o sotto la carena o che la nave venga resa "impermeabile" in determinati scompartimenti o settori, il lavoro non è tanto facile.
    Spinte positive e negative, sbandamenti a 60 gradi, resistenza delle strutture, ecc, poiché i calcoli fatti a tavolino molto spesso non risultano sufficienti, ecco allora entra in campo l`esperienza personale dei palombari, la cosiddetta "praticaccia" di chi vive anche 100 ore immerso e quasi appiccicato ai fianchi del relitto.
    Individuato il punto del relitto, calcolata la profondità* e la posizione in cui giace, i gradi di inclinazione e sbandamento del carico, i danni subiti dai siluri o bombe, più il calcolo delle correnti subacquee, luce, il fondo se melmoso o roccioso ecc, ecco allora comincia il duro lavoro.
    Si lavora senza sosta, ininterrottamente, l`occhio vigile al nemico che può giungere dal cielo, o dal mare stesso, per turbare il prezioso lavoro dei palombari.
    Si indossa un meraviglioso scafandro italiano, leggero, di tela impermeabilizzata col cauciù, la testa protetta dalla grossa sfera di rame e non quello tutto metallico, adatto per le grandi profondità*, ma che non consente grande libertà* nei movimenti.
    Il lavoro è lento e i palombari si immergono con altrettanta lentezza per prendere la pressione poco a poco.

    Uno dopo l'altro due palombari si immergono
    [attachment=8:1fecdhdd]numero 8.jpg[/attachment:1fecdhdd]

    Da bordo della lancia-compressore si seguono le mosse dei due palombari immersi, svolgendo a mano a mano il tubo che fornisce l'ossigeno
    [attachment=7:1fecdhdd]numero 9.jpg[/attachment:1fecdhdd]

    In questa foto si scorge, a sinistra il palombaro e a destra la fiamma ossidrica che attacca il relitto
    [attachment=6:1fecdhdd]numero 10.jpg[/attachment:1fecdhdd]

    Individuato il carico nelle stive e la sua posizione, la nave viene suddivisa in settori.
    Dopo aver isolato per esempio, i settori estremi di prua e di poppa, resi impermeabili questi due punti dal resto della nave (se questa non è stata spezzata al centro) tutte le aperture vengono tamponate, saldate, impermeabilizzate ed alla fine vengono immesse le maniche delle potenti pompe aspiranti azionate dai rimorchiatori.
    L`estrazione dell`acqua ha inizio.
    Espulsa questa dai settori diventati compartimenti stagni, la nave balza a galla.
    Ma quanto lavoro durato anche 3 o più mesi e quanta fatica e sforzi a 20, 30, 50 metri di profondità*.
    Compiono il giro della nave, visitano l`interno, si imprimono nella memoria tutto, dalle caratteristiche alle particolarità*, stato, condizioni, tutto quanto è utile per il futuro lavoro.
    Un grande squarcio a prua e uno al centro sotto la linea di immersione, oppure la poppa è sventrata, due bombe centrate in coperta, manca il ponte di comando, tutto è un intrigo di lamiere sventrate.
    Il sistema da adottare allora cambia di volta in volta, ogni relitto ha ferite diverse.
    Ci sono lamiere da tagliare con la fiamma ossidrica, altre che bisogna far saltare con la dinamite, mentre certe aperture vengono tamponate meticolosamente.
    Giunge finalmente l`ultimo giorno.
    I palombari hanno terminato i lavori.
    Le maniche delle pompe sono state immesse saldamente, strette a doppio giro, inchiavardate.
    I palombari risalgono tutto l`equipaggio è in coperta.
    Tutto è pronto, dicono laconicamente.
    Tutti vorrebbero gridare la loro gioia, invece tacciono e lo si comprende dallo sguardo più vivo, dalla manata sulla spalla, dal frizzo paesano, lo si capisce anche dall`andirivieni insolito del cuoco, dalla rapidità* con la quale i marinai che lo aiutano davanti ai fornelli, pelano le patate o sventrano e squamano il pesce.
    Oggi è troppo tardi, le pompe saranno messe in azione domattina all`alba.
    Questa notte si dormirà* poco e male, c`è una strana ansia fatta di scrupoli, dubbi.
    Si contano le ore, i minuti, ai primi chiarori dell`aurora tutto l`equipaggio è in piedi, anche i palombari, nessuno parla, si attende che il capitano dia l`ordine affichè le pompe entrino in azione.
    Un ordine secco, improvviso, un ronfare e pulsare di potenti motori, poi uno, due, quattro potenti getti d`acqua si alzano dai bordi e dai ponti dei rimorchiatori.
    Le colonne d` acqua, ricadono in migliaia di tonnellate e tonnellate di peso che cominciano ad alleggerire il relitto.

    Le pompe al lavoro
    [attachment=5:1fecdhdd]numero 2.jpg[/attachment:1fecdhdd]
    [attachment=4:1fecdhdd]numero 1.jpg[/attachment:1fecdhdd]

    Passano le ore, lentissime.
    I palombari appoggiati ai bordi guardano il mare, là* dove le tubature delle pompe sono immerse.
    Ognuno guarda il proprio orologio.
    Mancano pochi minuti alla fine, i calcoli non possono essere sbagliati, incidenti non devono essere sopravvenuti.
    Ancora due minuti, uno.........alcuni secondi........
    Un ribollire di spume, come se una bomba o una mina scoppi sott`acqua, una specie di cratere liquido che si apre improvviso, la nave è balzata a galla.
    Un grido di vittoria lanciato all`unisono dall`equipaggio, copre il tumulto dei motori.
    Alcuni comandi e i motori si calmano, si placano, pulsano più adagio, tacciono.
    Il relitto si dondola sulla linea di immersione, incrostato di alghe, erbe, spugne, conchiglie, rugginoso.

    Un altro piroscafo nemico è stato riportato a galla.
    [attachment=0:1fecdhdd]numero 11.jpg[/attachment:1fecdhdd]

    Le due fotografie mostrano i terribili effetti prodotti sulla nave nemica dall'esplosione di grosse bombe sganciate dai nostri aerei.
    [attachment=3:1fecdhdd]numero 12.jpg[/attachment:1fecdhdd]
    [attachment=2:1fecdhdd]numero 13.jpg[/attachment:1fecdhdd]

    I marinai ed i palombari hanno strappato un`altra preda dal mare ed ora l`agganciano con potenti funi metalliche per trascinarla nel porto o verso un punto costiero prestabilito.
    Che il lavoro di recupero sia stato compiuto in pieno mare, sotto costa, in una rada o in porto, la gioia e la soddisfazione che invade l`equipaggio è la medesima.
    Oggi c`è festa grande a bordo ed il cuoco sa che ora tocca a lui di scena
    C`è un odore di cose buone nell`aria, un sapore di cucina paesana e vi saranno anche gli scoppi dello spumante.
    L`equipaggio quando la flottiglia s`è mossa, è corso a fare toeletta, a cambiarsi d`abito, a farsi la barba, riassettano le cuccette, raddrizzano le fotografie appiccicate alle pareti della moglie e dei figli, insomma si preparano a sbarcare in bella forma.
    Appesi ad asciugare simili a strani cadaveri disseccati, i costumi dei palombari.
    La radio di bordo ha già* trasmesso ""Tutto bene, arriveremo ore..............""

    fine fonte cartaceo cocis49
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    luciano

  2. #2
    Utente registrato L'avatar di Andrea58
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    Re: In mare per lavoro

    Sono gli stessi che a fine guerra hanno ripulito i porti dai relitti e dalle mine, gente di un certo fegato che in genere ha poi pagato caro il suo lavoro. Perchè le immersioni logorano senza dimenticare che molti sono morti per incidente, per tubi impigliati ed esplosioni impreviste.
    Persone degne di rispetto ed ammirazione.
    Homo homini lupus. Draco dormiens nunquam titillandus
    lo spirito di Cesare, vagante in cerca di vendetta, con al suo fianco Ate uscita infocata dall'inferno, entro questi confini con voce di monarca griderà "Sterminio", e scioglierà i mastini della guerra, così che questa infame impresa ammorberà la terra col puzzo delle carogne umane gementi per la sepoltura.

  3. #3
    Moderatore L'avatar di Centerfire
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    Re: In mare per lavoro

    Quoto Andrea!

    Bel servizio Cocis, questa cronaca di recupero con tono "ventennio" si legge con vero piacere!
    Io (ne) ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi.
    Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione;
    e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser.
    E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia.
    È tempo di morire. (Blade Runner)

  4. #4
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    Re: In mare per lavoro

    Vero degne di ammirazione e rispetto e spessissimo per un tozzo di pane.
    Anche se non è venuta bene (non l'ho tolta dal quadro), allego una bella foto.
    Grazie
    [attachment=0:nmdrkkub]quadro.jpg[/attachment:nmdrkkub]
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    luciano

  5. #5
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    Re: In mare per lavoro

    Ottimo servizio Luciano!!
    Mi è particolarmente cara l'ultima foto che ritrae il ponte delle Guglie sul rio di Cannaregio, in quanto lì sono nato e ho abitato fino al momento di sposarmi!
    Il palazzo sulla sinistra dove sulla rivetta si immerge il palombaro è palazzo Labia oggi sede della RAI del Veneto, mentre gli edifici più alti sullo sfondo appartengono al ghetto ebraico.
    Proprio in quegli anni un parente di mia madre era imprenditore di una ditta di recuperi navali, magari quello della foto......

  6. #6
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    Re: In mare per lavoro

    Citazione Originariamente Scritto da Peo
    Ottimo servizio Luciano!!
    Mi è particolarmente cara l'ultima foto che ritrae il ponte delle Guglie sul rio di Cannaregio, in quanto lì sono nato e ho abitato fino al momento di sposarmi!
    Il palazzo sulla sinistra dove sulla rivetta si immerge il palombaro è palazzo Labia oggi sede della RAI del Veneto, mentre gli edifici più alti sullo sfondo appartengono al ghetto ebraico.
    Proprio in quegli anni un parente di mia madre era imprenditore di una ditta di recuperi navali, magari quello della foto......
    Grazie
    Ma guarda il caso, beccare il luogo dove sei nato
    Chissà* se quello della foto è la stessa persona
    luciano

  7. #7
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    Re: In mare per lavoro

    Per quanto ne so il palombaro potrebbe essere stato un suo dipendente!
    Curioso vedere come per un recupero a 2 metri di profondita all'epoca si impiegasse un palombaro, visto che i sub erano ancora da venire....in genere per quelle profondità* si agiva in tenuta balneare!

  8. #8
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    Re: In mare per lavoro

    Molto dipende dal tipo di lavoro che si va a fare: anche oggi, per certe cose, il palombaro è insostituibile, anche se, per la maggior parte degli interventi, le cose si sono molto modernizzate...
    Magari all'epoca l'acqua era pulita e si trattava solo di svolgere un lavoro pesante e quindi occorreva solo un assetto "di peso"... oggi, credo bene, in quello stesso canale, nessuno ci andrebbe senza un apparato stagno, anche solo per la sporcizia delle acque...

  9. #9
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    Re: In mare per lavoro

    Può essere Klaus!
    Comunque in quel canale che prende le acque direttamente dal Canal Grande da una parte, e la laguna dall'altra l'acqua è sempre in movimento, perciò parecchio pulita tanto che da piccolo qualche bagno dal lato opposto a questo che si affaccia alla laguna me lo sono fatto!
    Oggi i tempi sono cambiati ma c'è chi ancora d'estate non disegna qualche tuffo.
    Ci sono poi le innumerevoli volte che sono caduto in questo canale anche con temperature sotto lo zero, giocando a nascondino tra le barche....a Venezia si usava così!

  10. #10
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    Re: In mare per lavoro

    Guarda, io ho fatto solo due più due...

    L'uso dei palombari, ora come allora, è necessario ed insostituibile per:
    1) Lavori pesanti. La zavorra del palombaro lo aiuta a tenere una notevole stabilità*.
    2) Lavori ed immersioni in corrente forte. Idem come sopra: stabilità*, oltre ad una notevole robustezza dell'apparato di respirazione, che permette di immergersi anche in frangenti nei quali la maschera e l'erogatore vengono strappati via dall'acqua.
    3) Lavori in immersione in acque inquinate o liquidi nocivi. Per liquidi nocivi intendo anche acidi o idrocarburi. Diversi operatori che conosco (è il mestiere di mio fratello) hanno fatto immersioni in fogne, silos di petrolio, acidi, per turare falle mentre i silos venivano svuotati dall'esterno... Oppure qualcuno ha lavorato in cantieri, a Berlino: nella capitale tedesca, infatti, non appena si scava si incontrano falde di acqua e quindi occorre spesso isolare le fondamenta dei nuovi palazzi con paratie stagne. I moderni palombari non fanno altro che montarle e saldarle in immersione. Poi si svuota la grossa vasca che si è formata e si fanno le gettate di cemento.
    4) immersioni mediamente o molto profonde.

    Secondo te, conoscendo il posto, in quale di questi casi ci troviamo?

    Io dubito che ci fosse corrente forte, quindi, o si tratta di un'immersione dimostrativa, di propaganda o di un lavoro pesante (anche di muratura o messa in sicurezza di molo o fondamenta di edifici, chissà*...) oppure, che piaccia o no... il nostro operatore ha fatto una capatina in una fogna..?

    D'altra parte c'è chi fa il bagno a Tevere, ed è famoso il tuffo di Capodanno, ma i protocolli di sicurezza impongono attrezzatura stagna, anti inquinamento...

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