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Discussione: Maria Uva

  1. #1
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    Maria Uva

    Maria Uva era nata in Francia nel 1906 a Villeneuve - presso Lourdes - dalla famiglia De Luca, originari del Piemonte ma naturalizzati francesi. Suo marito, Pasquale Uva, era nato invece in Egitto da genitori pugliesi. Nel 1935, in occasione del conflitto italo-etiopico, si era nel pieno del clima di entusiasmo patriottico che accese come non mai le comunità dell’ emigrazione italiana in tutto il mondo. Avuta notizia che antifascisti giunti in Egitto - con l’ indifferenza e/o la complicità delle autorità britanniche - progettavano spettacolari proteste contro l’ “imperialismo fascista” allo scopo di incitare i soldati alla diserzione, reputò necessario fare qualcosa in prima persona. Avendo una bella voce da soprano, coltivata fino dalla gioventù con corsi di canto, Maria cominciò di sua iniziativa ad aspettare le navi trasporto truppe all’ ingresso del Canale di Suez cantando alternativamente i due inni nazionali ufficiali dell’ Italia di allora: la “Marcia Reale” e “Giovinezza”, accompagnando a piedi lungo il lento tragitto nelle chiuse i militari diretti in A.O. Sventolava un enorme bandiera tricolore lanciando di quando in quando appelli al combattimento e alla Vittoria. Divenne presto popolarissima tra i combattenti d’ Africa e presso le loro famiglie in Italia. Fu il simbolo di tutte le donne italiane che speravano e pregavano per gli uomini oltremare: sorelle, fidanzate, madri, spose. Dopo gl’ inizi stentati l’ organizzazione Uva divenne presto - col consenso del marito e della vasta comunità degli italiani d’ Egitto - (che risaliva ai tempi dell’ Impero Ottomano) una efficentissima “macchina da guerra” in grado di distribuire generi di conforto ai militari in transito, offrire una vasta attività di sostegno morale e propaganda mediante il madrinato di guerra da parte di signore e signorine italiane che scrivevano ai combattenti e alle famiglie, senza contare la presenza giornaliera di Maria, l’ “usignuolo di Suez” che portava il suo saluto ai piroscafi italiani in arrivo e in partenza. Visibilmente irritati dall’ attivismo di questa donna italiana, le autorità di polizia anglo-egiziane e la dirigenza della Società del Canale credettero opportuno vietarle di metter piede nelle pertinenze del canale, delle chiuse e degli argini “per motivi di sicurezza”. Ma la soluzione per aggirare il divieto fu presto trovata e noleggiato un potente motoscafo, Maria Uva potè recarsi liberamente sottobordo ai trasporti militari cantando inni patriottici fra il delirante entusiasmo dei nostri soldati d’ ogni arma e grado e, divenuta ormai troppo famosa e dunque intoccabile dagli inglesi, continuò la propria attività di propaganda fino alla vittoria italiana e la proclamazione dell’ Impero, il 9 maggio 1936. Per il suo acceso patriottismo però, si era attirata il rancore della comunità britannica che rese la vita impossibile al marito, impedendogli di portare avanti la propria attività di commerciante. Nel 1937 la famiglia rientrò dunque in Italia dove Maria non aveva altra aspirazione che di poter avere una vita tranquilla di moglie e madre. Con suo sommo stupore si scoprì ancora famosissima e popolare fra tutti gli strati della popolazione. Venne ricevuta dal Re, da Mussolini e da innumerevoli autorità civili e militari. Nonostante fosse donna e civile, fu equiparata ai combattenti ed insignita dal Duce della medaglia commemorativa del conflitto italo-etiopico, che indossò sempre orgogliosamente nelle festività e ricorrenze nazionali. Tutti la volevano, tutti la cercavano. Nel solo anno 1937 furono scritti in suo onore un libro biografico ”Il libro di Maria Uva” ed una canzone “Madonnina del Legionario”, a lei ispirata. Dato che numerosissime furono le richieste di poterla sentir cantare in pubblico, le si prospettava anche una buona carriera da cantante. Ma a Maria Uva senza dubbio ripugnava sfruttare a fini personali quella notorietà ottenuta per un disinteressato gesto patriottico, così non se ne fece nulla. Dopo anni di anonimato e di dignitosa povertà seguendo il marito in varie località italiane, tornò agli onori delle cronache durante la seconda guerra mondiale organizzando in veneto una vasta rete di madrine di guerra per i soldati italiani impegnati nella sanguinosa controguerriglia a difesa della frontiera, prima e dopo l’ armistizio. Questa generosa quanto poco diplomatica tendenza a non distinguere tra una Patria “giusta” e una Patria “sbagliata” per poco le costò la vita. Si ritrovò infatti nell’ immediato dopoguerra, imputata di numerosissimi reati presso l’ Alto Commissariato sui crimini del Fascismo, presieduto dal comunista Mario Berlinguer. Nonstante alcune delle imputazioni fossero francamente inverosimili (l’ essere stata l’ amante di Mussolini e altri gerarchi, l’ esser stata al soldo dell’ OVRA, l’ aver costituito una rete spionistica in Egitto, ecc.) solo per il suo comportamento nel ‘35/’36 rischiava seriamente la condanna a morte, tanto che il suo legale disperava di salvarla. Ne uscì solo per un cavillo burocratico: in quanto godeva di doppia cittadinanza doveva esser giudicata dai francesi, prima che dagli italiani, dato che allora anche in Francia operavano col massimo rigore corti speciali, non meno draconiane e propense a far piazza pulita dei vinti, di quelle italiche. Ma ai giudici d’oltralpe il dossier della cittadina Maria De Luca (coniugata Uva) non fece sensazione. I nemici giurati della corte francese erano i filonazisti e i collaboratori dei tedeschi prima e dopo la disfatta del 1939/40. Questa cittadina francese non aveva alcun legame con gli occupanti nazisti: si era limitata a cantare l’ inno nazionale del paese di suo marito (italiano) a soldati italiani in transito che non erano in guerra contro la Francia, e neanche sul territorio francese ma egiziano, ovvero un paese terzo e neutrale per quanto amministrato dalla Gran Bretagna. Non riscontrando a suo carico alcun reato, la mandarono assolta (salvandola anche dagli italici boia) e in sovrappiù impegnando l’ ambasciata francese in Italia a trovare un nuovo lavoro al marito, rimasto disoccupato a causa dell’ epurazione. Nel 1959, quando risiedeva ad Anzio (RM) - e vi riceveva ogni anno ancora molte migliaia di lettere da parte di ex-combattenti d’ Africa - un gruppo di generali in servizio, che avevano combattuto in AOI da giovani ufficiali, perorò senza successo la sua causa presso il Ministero Difesa. Basandosi sulla qualifica di combattente ottenuta trenta anni prima, si chiedeva la concessione di una ricompensa al valore come riconoscimento dello spirito patriottico (e relativo vitalizio, che avrebbe assicurato una dignitosa vecchiaia alla già anziana donna, che rischiava di venir sfrattata di casa). Fu invece l’ ex-re Umberto II° che dall’ esilio portoghese le conferì l'onorificenza puramente simbolica di “Dama della Corona d'Italia”. Dopo svariati altri cambi di residenza, che la portarono a Predappio ove conobbe Donna Rachele Mussolini diventandone amica e confidente, negli ultimi anni di vita Maria Uva ormai vedova e sola, si ritirò nella Casa di Riposo di Meldola (FO), ove è deceduta il 7 ottobre 2003 all'età di 97 anni.
    BIBLIOGRAFIA: LUCA DE CEGLIA, Maria Uva, la ragazza del canale di Suez, Cortese editore, Bisceglie 2006.
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  2. #2
    Collaboratore L'avatar di Il Cav.
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    1) il libro di maria uva
    2) la canzone di maria uva
    3) maria uva nel 1935
    4) maria uva sul motoscafo
    5) maria uva negli anni '60
    6) maria uva negli anni '90

  3. #3
    Moderatore L'avatar di squalone1976
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    Bellissima storia grazie cav per la condivisione!!!

    ChM
    Virgo fidelis Usi ubbidir tacendo e tacendo morir

    Non nobis domine, non nobis, sed nomini tuo da gloriam

  4. #4
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    Si, davvero una bellissima storia di un'Italia che non c'è più. Grazie anche da parte mia per la condivisione.

  5. #5
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    Di nulla, ricordarla è un piccolo modo di onorare una PATRIOTA ITALIANA.

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