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Discussione: MASCHERE ANTIGAS IMPERI CENTRALI,database

  1. #51
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    Re: MASCHERE ANTIGAS IMPERI CENTRALI,database

    Le istruzioni conservate nei barattoli:

    Rawa Ruska
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    Tutto considerato, un militare non è altro che un uomo rubato alla sua abitazione. (Il buon soldato Sc'vèik)

  2. #52
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    Re: MASCHERE ANTIGAS IMPERI CENTRALI,database

    Belle Rawa Ruska coplimenti hai proprio un bel set...
    La prima che hai postato non è propriamente idedntica alla mia, sai perchè ha quella differenza alla strozzatura ?
    Pensavo ersatz per la mancanza del gancio per la chiusura, generalmente le ho viste sempre con il gancio.

    Per la mia austiaca la denominazione giusta sarebbe modello 17 Gummimaske?
    Per quella germanica?

    Icaro
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  3. #53
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    Re: MASCHERE ANTIGAS IMPERI CENTRALI,database

    Vi propongo un mio vecchissimo articolo, uscito su Aquile in guerra, la rivista della Società Storica della Guerra Bianca, ancora attuale.

    LA GUERRA CHIMICA

    Dopo il primo inverno di guerra gli eserciti dei belligeranti erano immobilizzati nel fango delle trincee, dal canale della Manica alla frontiera svizzera e dal mar Baltico alla frontiera romena. Niente faceva pensare che i sistemi di guerra tradizionali potessero portare ad un repentino cambiamento della situazione e, mentre le diplomazie lavoravano alla ricerca di nuove alleanze, gli stati maggiori sperimentavano nuove armi che riuscissero a sconfiggere il binomio filo spinato-mitragliatrice, assoluto dominatore nelle sanguinosissime battaglie precedenti. L’industria chimica germanica, all’epoca senza rivali in Europa, fornì al proprio comando supremo un’arma nuova che avrebbe potuto risultare decisiva, il gas tossico. Ma la possibilità che anche gli avversari riuscissero a realizzare la stessa arma ed il pericolo che la utilizzassero in anticipo impedì che tutti i problemi comportanti l’impiego bellico dei gas tossici fossero studiati e risolti. Alle 17 del 22 aprile 1915 dalle trincee tedesche del settore fra Langemark e Bixschoote, in Belgio, si alzò una nuvola giallastra che, spinta dal vento, avanzò verso le linee francesi, sempre più grande e densa, fino a formare una muraglia: in tre quarti d’ora su quei sei chilometri di fronte circa 5000 uomini morirono e 15.000 furono gassati o feriti. Ma i comandi germanici non sfruttarono l’effetto sorpresa, l’attacco con il cloro liquido era stato solo un esperimento. Per lanciare il gas furono usati dei sistemi rozzi e primitivi: furono utilizzate delle normali e vulnerabili bombole da gas compresso, allineate nelle trincee di prima linea in lunghe file facilmente individuabili, e per iniziare l’attacco si dovette attendere che il vento spirasse nella direzione desiderata. Cosa ancor peggiore, non si misero a punto delle efficaci protezioni per i propri soldati, e anche i primitivi tamponi antigas furono distribuiti all’ultimo momento. I comandi francesi e britannici, superato il momento iniziale di panico, fecero tesoro delle esperienze germaniche, copiandone la tecnologia e sviluppando maggiormente la loro industria chimica. Da quel 22 aprile la tecnologia di lancio del gas tossico fu sempre migliorata. Gli obiettivi nelle retrovie erano raggiunti con l’uso di granate d’artiglieria caricate a gas, mentre le prime linee erano colpite con speciali proiettili lanciati da appositi lanciabombe e la formula stessa del gas tossico impiegato divenne sempre più complicata e letale. Contemporaneamente anche i mezzi di difesa migliorarono progressivamente, sia a livello individuale che a livello collettivo, cosicché non vi era mossa di un contendente cui non seguisse una contromossa appropriata dell’avversario. Solo sui fronti russo ed italiano, per la scarsa attenzione prestata dai rispettivi comandi all’incolumità dei propri soldati, l’uso dei gas tossici continuò a dare buoni effetti e notevoli risultati. In conclusione, l’uso di mezzi chimici di offesa, invece di cambiare le sorti del conflitto com’era nelle convinzioni dei comandi supremi, non fece altro che aumentare la violenza e la brutalità disumana della tragedia della grande guerra.
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  4. #54
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    Re: MASCHERE ANTIGAS IMPERI CENTRALI,database

    LE PROTEZIONI INDIVIDUALI AUSTRO-UNGARICHE

    Già prima dello scoppio della guerra mondiale, in Europa era stata esaminata, in via teorica, la possibilità di un impiego dei gas tossici in combattimento, ma solo con i primi lanci di gas furono distribuite ai soldati delle primitive protezioni a tampone, consistenti in compresse contenenti cotone o più strati di garza, imbevute con speciali sostanze neutralizzanti. Naturalmente questi rudimentali palliativi, uniti ad una inesistente disciplina antigas, furono la causa della morte di decine di migliaia di soldati, sia fra le truppe attaccanti che fra quelle attaccate. Come per altri equipaggiamenti, anche per la guerra chimica l’esercito austro-ungarico si affidò alle forniture dell’alleato tedesco, sia per i mezzi d’offesa che per i mezzi di difesa, ricorrendo alla produzione su licenza per completare le dotazioni. Il primo modello di maschera antigas germanica consisteva in una tampone rettangolare in garza di cm 9 x 14 contenente pezzetti di cotone imbevuti di iposolfito di sodio. Due fettucce in tessuto per lato, da passare sopra e sotto ciascun orecchio e legare assieme dietro il capo, ne consentivano il fissaggio davanti alle narici. Sul bordo inferiore del tampone era cucito un triangolo in tela, che doveva impedire, aderendo alla bocca, di inalare inavvertitamente del gas. Questa maschera non comprendeva una protezione anche per gli occhi. Il secondo modello di maschera antigas germanica, introdotto nell’agosto del 1915, presentava diverse miglioramenti rispetto al modello precedente. Il tampone in garza era stato ingrandito fino a coprire tutta la parte inferiore del volto del soldato e, per aderire meglio alla faccia del soldato, non era più di forma piatta ma troncoconica. Sul bordo superiore era stato fissato un lamierino di metallo per adattare meglio il tampone alla sagoma del naso. I pezzetti di cotone all’interno della compressa erano aumentati ed ogni soldato aveva in dotazione una bottiglietta di soluzione diluita d’iposolfito di sodio o di boro per rinnovare le capacità neutralizzanti del tampone. Assieme alla maschera erano in dotazione occhialini isolanti di vari modelli. Ma questi mezzi erano decisamente insufficienti davanti ai nuovi temibili composti prodotti delle industrie chimiche. All’inizio dell’autunno del 1915 fu distribuita al soldato germanico la prima maschera antigas di concezione moderna, la Gummimaske mod. 15. Consisteva in un ampio facciale in tela, gommata dal lato interno, che si fissava dietro il capo con quattro fettucce elasticizzate, due per lato, e proteggeva tutto il volto del soldato. Al facciale erano ermeticamente fissati due cerchi metallici per gli oculari, in acetato di cellulosa, e un piattello metallico per avvitare il sistema filtrante, che era la maggiore novità tecnica. Abbandonati i sistemi comprendenti garze e cotone imbevuti di varie sostanze, i tecnici germanici decisero di utilizzare le proprietà assorbenti del carbone di legna, e misero a punto una vera e propria cartuccia filtrante, contenente strati di terriccio impregnato di carbonato di potassio e piccoli granuli di carbone attivo. La maschera era contenuta in un contenitore cilindrico in tela diviso in tre scomparti e appeso con due passanti al cinturone. Al suo interno si trovavano tre barattoli in metallo, due portafitro e un portafacciale più grande. Era evidente la macchinosità del sistema: in caso di necessità, estratti il facciale e il filtro dai loro contenitori, bisognava avvitare il filtro sul piattello ed infilare la maschera. Inoltre la maschera era sprovvista di una valvola di sfogo e sia l’inspirazione che l’espirazione avvenivano attraverso il filtro, con grave sforzo per il soldato. All’inizio del 1916 il sistema fu modificato per meglio rispondere alle esigenze dei soldati. Nell’esercito germanico, in un primo tempo, il barattolo portafacciale fu unito ad un barattolo portafiltro a formare un unico contenitore, in modo che nel contenitore in tela la maschera fosse già pronta all’uso, e in un secondo tempo lo stesso contenitore in tela fu eliminato, ingrandendo il contenitore in metallo, meno deperibile nel fango della trincea, e dotandolo di tre attacchi per il trasporto a tracolla. Il filtro di riserva rimase appeso al cinturone, contenuto in una piccola sacca in tela. Nell’esercito austro-ungarico il contenitore in tela fu subito sostituito con un contenitore in metallo, da portare a tracolla, formato dall’unione di un portafiltro ad un portafacciale ingrandito. Anche la maschera subì delle modifiche. Per sostenere meglio il peso del filtro e far aderire di più il facciale al volto, al sistema di fissaggio fu aggiunta una fettuccia elastica anteriore ad "Y". Per estrarre più facilmente la maschera dal suo contenitore, il diametro del piattello reggifiltro fu ridotto da 10 a 8 cm, come pure furono ridotte le dimensioni interne del facciale. Il filtro fu irrobustito, sostituendo la rete metallica di base con un lamierino traforato, al suo interno alle sostanze neutralizzanti fu aggiunta l’urotropina e, per facilitare la respirazione, fu aumentata la quantità e la dimensione dei granuli di carbone attivo. Nel 1917, a causa del progressivo esaurimento delle scorte di materie prime degli imperi centrali fra cui la gomma, il facciale della maschera fu prodotto in pelle impermeabilizzata, creando la Lederschutzmaske mod.17. A protezione dagli effetti tossici del fosgene, fu aumentata ancora la quantità di granuli di carbone attivo e, contro le arsine, all’interno del filtro fu inserito un disco di cotone trattato. Contro l’uso sempre più frequente delle arsine, nel 1918 fu introdotto un disco filtrante supplementare da applicare alla base del filtro, contenente sempre un disco di cotone trattato. Per i soldati cui non era possibile utilizzare la normale maschera, ad esempio i feriti gravi, nel 1918 fu prodotta una maschera antigas d’emergenza, la Schutzhaube. Era composta da un grande cappuccio in tela impermeabilizzata su cui erano fissati gli oculari ed il piattello reggifiltro della Lederschutzmaske. Per i feriti al capo e per i casi di emergenza fu realizzato anche un surrogato di maschera antigas, composto da un boccaglio in metallo, da avvitare su un normale filtro, da uno stringinaso a molla e da un paio di occhialini isolanti.
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  5. #55
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    Re: MASCHERE ANTIGAS IMPERI CENTRALI,database

    GLI AUTOPROTETTORI

    Sviluppato dalla combustione della polvere da sparo e dalle esplosione delle granate d’artiglieria, l’ossido di carbonio letale in concentrazioni superiori allo 0,1 per cento. Anche durante lo scavo di caverne e gallerie per mezzo di esplosivi, sempre possibile che si sviluppino incendi, con la conseguente produzione di ossido di carbonio. In ambienti saturi di fumi o di gas tossici, l’effetto filtrante delle normali maschere antigas risulta inutile. Per sopperire alle necessità militari furono adottati gli autorespiratori già in uso nelle miniere e presso i corpi dei pompieri. Questi apparecchi non filtravano l’aria esterna, ma riciclavano l’ossigeno della respirazione, eliminandone l’anidride carbonica attraverso una cartuccia di potassio, la cui durata era comunque limitata. L’autorespiratore più diffuso prima della guerra era prodotto dalla ditta Dräger, e fu adottato da tutti gli eserciti in lotta, ma furono utilizzati molti modelli prodotti da altre ditte.

    Prossimamente integrerò l'articolo con le maschere austro-ungariche di produzione nazionale e altre foto.
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  6. #56
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    Re: MASCHERE ANTIGAS IMPERI CENTRALI,database

    Esaustivo...

    RR
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  7. #57
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    Re: MASCHERE ANTIGAS IMPERI CENTRALI,database

    Molto bello l'articolo grazie per averlo condiviso, me lo sono letto tutto d'un fiato,
    interessantissima anche la spiegazione inerente alla storia ed ai retroscena riguardo l'utilizzo della nuova arma tossica.
    Chissa quali pene hanno sofferto quei poveri fanti in trincea!
    Molto esaustiva anche la spiegazione sulle maschere.

    Attendiamo volentieri le altre integrazioni a questo punto!

    Icaro
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  8. #58
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    Re: MASCHERE ANTIGAS IMPERI CENTRALI,database

    La rara maschera austro-ungarica di produzione nazionale, nella versione a due oculari e a visiera unica. Simile alla Gummimaske, una volta esaurito il filtro, non era possibile cambiarlo.
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  9. #59
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    Re: MASCHERE ANTIGAS IMPERI CENTRALI,database

    Immagini prese dalla rete.
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  10. #60
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    Re: MASCHERE ANTIGAS IMPERI CENTRALI,database

    Sempre dalla rete, il Gasschutzhaube. Come concetto il contenitore è praticamente uguale a quello della Polivalente italiana.
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