Pagina 2 di 3 PrimaPrima 123 UltimaUltima
Risultati da 11 a 20 di 25

Discussione: Monte Pal Grande e Bersaglieri!

  1. #11
    Utente registrato
    Data Registrazione
    Jul 2012
    Località
    Monfalcone
    Messaggi
    5,088
    Le linee si stabilizzano

    Con il rafforzarsi dei reparti là dove si erano trovati alla fine delle prime operazioni iniziò una terribile guerra di posizione, con perdite di trenta-cinquanta uomini al giorno, con i reparti fermi a pochi metri di distanza dall’avversario, dietro muretti di pietre e sacchetti a terra, esposti al fuoco dei cecchini e dei lanciamine.
    Fra i caduti ricordiamo il sottotenente Ruggero “Fauro” Timeus, irredento triestino volontario di guerra nel battaglione Tolmezzo, vittima il 14 settembre di una granata che centrava il suo ricovero durante un bombardamento, alla cui memoria fu concessa la medaglia d’argento al valore militare.
    Nel mese di luglio i combattimenti si spostarono a ovest, sul Cellon, e a est, sull’Avostanis e sul Cuestalta, insanguinando anche quei monti, ma le caratteristiche spiccatamente alpine di quei settori impediva che vi si potessero ottenere grandi risultati.
    Già all’inizio della guerra le due vette del Cellon, monte che domina con la sua dorsale il versante ovest del passo di Monte Croce Carnico, era stato occupato dalla 109ª compagnia del battaglione Tolmezzo.
    Nella notte fra il 24 e il 25 giugno 1915 il maresciallo della Gendarmeria austriaca Simon Steinberger assieme a cinque volontari, di cui tre non pratici di montagna, rioccuparono la vetta est del Cellon, con una incredibile impresa alpinistica. Tra le annotazioni da fare il fatto che i sei militari calzavano normali scarponi chiodati.
    Nel breve spazio fra le due vette era impossibile ogni azione armata, e i contendenti si divisero equamente la montagna.
    I maggiori sforzi si concentrarono ancora sul gruppo formato da Pal Piccolo, Freikofel e Pal Grande con azioni di sorpresa di piccole pattuglie, tese a strappare all’avversario un cocuzzolo, un tratto di trincea o semplicemente a disturbare i suoi lavori di rafforzamento.
    Il 30 luglio un gruppo di volontari formato da alpini e bersaglieri tentò un attacco di sorpresa alle posizioni austro-ungariche della vetta est del Pal Piccolo, ma il reparto fu bloccato dai fili spinati e solo a sera i pochi sopravvissuti poterono far ritorno nelle loro linee.
    Poi la lotta fra gli uomini si calmò, un nuovo grande avversario era entrato prepotentemente nella lotta, il generale inverno. All’inizio della guerra ogni soldato aveva in dotazione un telo tenda, picchetti e paletti, affinché i reparti operativi, non trovando un villaggio dove alloggiarsi, potessero accamparsi all’aperto.
    Comincio un sacco di cose e non ne finisco nes

  2. #12
    Utente registrato
    Data Registrazione
    Jul 2012
    Località
    Monfalcone
    Messaggi
    5,088
    Mentre i comandi austro-ungarici avevano tratto utili insegnamenti dalle esperienze fatte l’inverno precedente sulle montagne dei Carpazi, utilizzandole proficuamente sul fronte italiano, per le truppe italiane il primo inverno di guerra fu terribile: i loro comandanti erano del tutto impreparati a affrontare, anche in via teorica, le mille necessità di una guerra in alta montagna nel periodo invernale.
    Nel regio esercito italiano il cappotto erano considerato attrezzatura di plotone, da fornire solo in caso di bisogno e per i rigori invernali la truppa, anche gli Alpini, aveva in dotazione solamente le mantelline. Come spesso succede in questi casi l’inventiva dei singoli soldati e ufficiali dovette provvedere alla mancanza di esperienze specifiche, con risultati spesso disastrosi.
    Venne comunque acquisita un’esperienza che nell’inverno successivo, molto più freddo e duro, permise di eliminare molti disagi e molte perdite di vite umane.
    Per cercar riparo, i reparti dei due eserciti si infilarono sottoterra, scavando gallerie nelle viscere delle montagne, costruendo rifugi nella neve e piccole gruppi di baracche nelle zone non esposte al fuoco avversario.
    Ma non bastava creare rifugi e alloggi per i soldati, era necessario approvvigionarli e fornire loro i materiali necessari alla guerra di trincea, un problema immenso.
    Si iniziò il trasporto per mezzo di colonne di portatori, ma una bufera di neve bastava per isolare interi reparti per giornate intere.
    Vedendo la scarsezza dei risultati, accompagnati dallo stillicidio continuo delle perdite, iniziarono gli esperimenti con le teleferiche, ma ogni nuova soluzione tecnologica doveva essere ideata, realizzata e sperimentata a spese dei soldati.
    Il bisogno di alloggiare e rifornire in ogni periodo dell’anno una massa tanto grande di soldati in zone precedentemente quasi disabitate, fece nascere nelle retrovie interi villaggi e città di baracche, e tutto un sistema di strade, mulattiere, teleferiche e ferrovie.
    Comincio un sacco di cose e non ne finisco nes

  3. #13
    Utente registrato
    Data Registrazione
    Nov 2015
    Messaggi
    33
    Grazie per le foto e per tutte le informazioni!

    Sì, purtroppo da quello che ho capito, sul Pal Grande ci sono state battaglie non dico inutili, ma poco ci manca; il mio parente è morto nel mese di ottobre, ma non trovo alcuna info in giro riguardo a battaglie in quel periodo, tutto ciò che trovo avviene o prima durante la mobilitazione o più tardi. So per certo che è morto in combattimento, ma sapere quale è un mistero

    Per quanto riguarda i Bersaglieri c'è qualche anima pia che abbia voglia di chiarirmi un po' le idee??

  4. #14
    Utente registrato
    Data Registrazione
    Jul 2012
    Località
    Monfalcone
    Messaggi
    5,088
    Il secondo anno di guerra

    L’anno 1916 iniziò con i soldati in letargo sotto metri e metri di neve, ma le operazioni belliche erano continuate egualmente. Il 9 gennaio durante un’azione tesa a rafforzare le posizioni italiane dell’ala sinistra, moriva il sottotenente Giovanni Chapot, del battaglione Val Maira, e il suo nome venne dato alla posizione.
    Col disgelo, invece di diminuire i problemi aumentarono, molti accampamenti erano stati costruiti in luoghi riparati dal fuoco avversario, ma in zone completamente esposte alle valanghe, che iniziarono a cadere con regolarità, travolgendo baracche, sentieri, colonne di portatori, la morte bianca falciava le sue vittime da entrambe le parti.
    Nonostante il generale Lequio, comandante della zona Carnia, avesse già parecchi problemi, a metà febbraio il comando supremo italiano chiese in via informativa quali possibilità avesse uno sforzo offensivo su tutto il fronte all’inizio di aprile.
    A febbraio la neve in certi punti del Pal Piccolo raggiungeva i sette metri d’altezza. Il generale Lequio rispose che era assolutamente impensabile predisporre una azione offensiva visto che, come le truppe italiane, anche le truppe austro-ungariche si erano poderosamente rafforzate, scavando trincee, gallerie e caverne dove erano appostate mitragliatrici e piccoli pezzi d’artiglieria.
    Al comando della X armata austro-ungarica regnava però la stessa mentalità offensiva del comando supremo italiano, così, nonostante le condizioni metereologiche terribili, anzi approfittando del manto nevoso, venne concepito un ambizioso progetto per scardinare le posizioni avversarie, che prevedeva di attaccare la posizione italiana di quota 1859, detta il “Trincerone”, che sbarrava a est la strada verso il Dosso del Cammello e contemporaneamente la linea del Pal Grande, per calare da ovest sul Passo del Cavallo, chiudere nella morsa di una tenaglia il Freikofel e scendere verso Timau e le retrovie italiane.
    Alle due di notte del 26 marzo l’azione ebbe inizio.
    Con la tormenta e la neve soffice, sul Pal Grande non era quasi possibile uscire dalle trincee e l’attacco si arenò ben presto.
    Comincio un sacco di cose e non ne finisco nes

  5. #15
    Utente registrato
    Data Registrazione
    Jul 2012
    Località
    Monfalcone
    Messaggi
    5,088
    Sul Pal Piccolo invece erano state scavate nella neve delle gallerie verso le linee italiane e i plotoni d’assalto dell’i. e r. battaglione cacciatori n. 8 che presidiava il monte le stavano già percorrendo, quando giunse improvviso l’ordine: azione sospesa.
    A questo punto il ripiegamento dei soldati, già nella terra di nessuno e nei pressi della linea italiana avrebbe potuto provocare un massacro e il tenente Johann Kamper, comandante della compagnia d’assalto, ordinò di sua iniziativa la prosecuzione dell’azione.
    L’attacco ebbe un successo insperato, la compagnia d’assalto dell’i. e r. battaglione cacciatori n. 8, sbucata dalle gallerie scavate nella neve, sfondò la linea italiana, conquistandola per un centinaio di metri.
    La 272ª compagnia del battaglione Tagliamento che presidiava il “Trincerone” venne colta completamente di sorpresa e costretta a ritirarsi con forti perdite nella retrostante posizione del “Castello Rosso”.
    Immediata la reazione del colonnello Poggi, comandante del battaglione e del settore, che inviava a immediato rinforzo degli alpini due compagnie di bersaglieri e allertava ogni altro reparto disponibile in zona, i fanti del 145º reggimento, brigata Catania, i bersaglieri del 16º reggimento, gli alpini dei battaglioni Tolmezzo, Val Maira e Val Tagliamento, mentre la lotta si estendeva al Freikofel e al Pal Grande. Nel buio e nella tormenta gli uomini arrancarono a chiudere il pericoloso varco spalancatosi nelle linee italiane, creando un cordone di protezione che si appoggiava alla robusta postazione del Ridotto Castagna.
    Alla mattina la bufera cessò e al pomeriggio, arrivati i rinforzi, le truppe organizzate su tre colonne iniziarono il contrattacco.
    La lotta sul Pal Piccolo infuriò nella nebbia e nella bufera per tre giorni, con perdite altissime e sofferenze indicibili per le truppe costrette a pernottare all’addiaccio con temperature polari, letali per i feriti che non si potevano trasportare in tempo al sicuro, finché gli assalitori furono costretti a far ritorno nelle loro linee.
    Il breve ritardo nel comunicare un ordine era bastato a provocare più di mille caduti, mentre le linee, come spesso succedeva, erano rimaste invariate.
    Comincio un sacco di cose e non ne finisco nes

  6. #16
    Utente registrato
    Data Registrazione
    Jul 2012
    Località
    Monfalcone
    Messaggi
    5,088
    Contemporaneamente all’arrivo dell’estate, le truppe italiane iniziarono una serie di azioni offensive nella zona a ovest del passo di Monte Croce Carnico, sul Cellon e sulla Cresta Verde. Il 29 giugno due compagnie, una del 147º reggimento fanteria, brigata Caltanissetta, e una del battaglione alpino Val Pellice conquistarono di sorpresa e con l’aiuto della nebbia la vetta austro-ungarica del Cellon, ma l’azione era stata preceduta da un avvenimento tragico.
    Nel quadro dell’ampliamento degli effettivi del Regio Esercito, ai primi di aprile del 1916 il battaglione Tolmezzo aveva ceduto la 109ª compagnia al neo costituito battaglione Monte Arvenis che, alla fine del mese, era salita a presidiare la linea del Pal Grande e del Passo del Cavallo.
    All’inizio di giugno la 109ª compagnia del battaglione Monte Arvenis, al comando del capitano Armando Ciofi da Napoli, era entrata in linea sulla vetta italiana del Cellon, e la sera del 23 giugno agli alpini del secondo plotone della compagnia, al comando del tenente Pietro Pasinetti da Venezia, era arrivato l’ordine di uscire dalle trincee della cima occidentale del Cellon per muovere, da soli e allo scoperto, all’attacco della cima orientale, attraversando il baratro fra le due vette.
    Vista l’assurdità dell’impresa, gli alpini rifiutarono di andare incontro a una sicura e inutile morte e chiesero che gli altri plotoni della compagnia effettuassero un attacco simulato dalle loro posizioni per distrarre il presidio austro-ungarico e sfruttare l’effetto sorpresa.
    Il capitano Ciofi salì in linea, ma fra l’ufficiale napoletano e gli alpini carnici ci fu una totale incomprensione, per l’ufficiale la sensata richiesta degli alpini era un rifiuto di obbedienza, una rivolta, così l’ufficiale fece ritorno a valle senza concludere nulla e, mentre gli alpini aspettavano i rinforzi, arrivò invece il cambio.
    I battaglioni Tolmezzo e Val Tagliamento, nonostante le buone prove sostenute fino a quel momento, erano considerati infidi dal comando supremo italiano per i troppo frequenti contatti che gli alpini carnici avevano avuto con i vicini carinziani, presso cui dovevano andare a lavorare per fuggire la miseria in cui versava la loro terra.
    La diserzione di un gruppo di alpini del battaglione Val Tagliamento avvenuta il 12 giugno sul Freikofel aveva contribuito a inasprire ancora di più il giudizio dei comandi verso la truppa.
    A Cercivento la giustizia militare condannerà implacabile gli alpini della 109ª compagnia, quattro fucilazioni, quattro condanne a dieci anni di carcere militare, dieci a sei anni e quindici a tre. Per punizione l’intero battaglione Monte Arvenis verrà trasferito immediatamente sull’altopiano dei Sette Comuni, in appoggio al battaglione Val Tagliamento.
    Pochi giorni dopo, il 7 luglio, il capitano Ciofi morirà alla Busa dell’Orco, in una zona defilata al tiro avversario, colpito da una pallottola molto probabilmente italiana, e il giorno dopo cadrà anche il tenente Pasinetti.
    Comincio un sacco di cose e non ne finisco nes

  7. #17
    Utente registrato
    Data Registrazione
    Jul 2012
    Località
    Monfalcone
    Messaggi
    5,088
    Con la caduta della cima austro-ungarica del Cellon la situazione strategica del settore cambiava totalmente, le truppe austro-ungariche che occupavano la dorsale del Cellon erano sotto il fuoco diretto di quelle italiane, come gli accessi di molte caverne di ricovero del Pal Piccolo, che ora erano rivolti verso le linee italiane.

    Anche la stazione di partenza della teleferica per la vetta del monte era completamente allo scoperto.
    Gli austro-ungarici furono costretti a rivoluzionare buona parte del loro sistema di trincee e caverne sul Pal Piccolo, a spostare la stazione di partenza della teleferica più all’interno nella valle dell’Anger ma, soprattutto dovettero scavare una via ferrata in caverna (mai ultimata per gli sviluppi della guerra) per rifornire le postazioni della dorsale del Cellon, completamente esposta alla vista delle nuove linee italiane.
    Alla fine di giugno le linee austro-ungariche del Pal Piccolo, del Freikofel, del passo del Cavallo e del Pal Grande furono attaccate dagli alpini italiani, ma senza altro risultato che aumentare il numero complessivo dei caduti.
    Il 4 agosto la 224ª compagnia del battaglione Val Pellice rettificò la sua linea di occupazione della vetta Chapot.
    I soldati italiani tornarono nuovamente all’attacco i primi giorni di luglio, e l’asprezza della lotta fu tale che nelle linee austro-ungariche si dovettero distribuire batuffoli d’ovatta da inserire nel naso, dopo averli imbevuti con sostanze profumate, per limitare gli effetti nauseabondi del lezzo dei numerosi cadaveri che era impossibile seppellire.
    Il 4 agosto la 10ª compagnia del 147º reggimento di fanteria, brigata Caltanissetta, occupò di sorpresa un avamposto austro-ungarico sulla dorsale del Cellon, ma un furioso contrattacco ristabilì la situazione.
    Comincio un sacco di cose e non ne finisco nes

  8. #18
    Utente registrato
    Data Registrazione
    Jul 2012
    Località
    Monfalcone
    Messaggi
    5,088
    Gli ultimi giorni di agosto furono contrassegnati da una serie di attacchi continui, di giorno e di notte, alle linee della dorsale del Cellon, del Pal Piccolo e del Freikofel, il primo settembre fu tentato un ultimo sforzo, attaccando lo sbarramento del passo di Monte Croce Carnico, senza altro risultato che la casuale distruzione della teleferica del Pal Piccolo e dell’impianto di approvvigionamento idrico.
    Il primo di settembre la 82ª e 125ª compagnia del battaglione Moncenisio attaccarono con il sostegno di reparti del 16º reggimento Bersaglieri le quote dell’ala destra e della quota di mezzo del Pal Piccolo, senza risultati.
    Il 17 novembre un attacco alle posizioni della vetta Chapot effettuato da una compagnia di volontari dell’i. e r. battaglione cacciatori n. 8 al comando del tenente Marius Rebek ebbe il solo risultato di riportare le linee alla situazione precedente l’attacco italiano di giugno.
    Alla metà di novembre il generale Lequio, comandante della Zona Carnia venne sostituito nel suo incarico dal generale Tassoni, a causa dello scandalo che avevano suscitato le lettere scritte dal suo capo di stato maggiore, colonnello Douhet, contenenti giudizi severissimi e impietosi sull’operato del generale Cadorna e del comando supremo, e intercettate dai Carabinieri.
    Con l’inizio dell’inverno le ostilità furono praticamente sospese, solo piccole pattuglie furono impiegate in azioni di disturbo reciproco e con la caduta della prime abbondanti nevicate i contendenti pensarono esclusivamente a sopravvivere all’inverno, stabilendo una sorta di “pace separata”.
    L’inverno trascorse in maniera migliore del precedente, l’esperienza acquisita l’anno precedente servì a salvare la vita a molti soldati, anche se le perdite dovute al gelo e alle valanghe furono egualmente molto elevate.
    Comincio un sacco di cose e non ne finisco nes

  9. #19
    Utente registrato
    Data Registrazione
    Jul 2012
    Località
    Monfalcone
    Messaggi
    5,088
    Il terzo anno di guerra

    La primavera del 1917 arrivò senza che i comandi avessero preparato azioni militari di un certo rilievo, continuarono svogliatamente le solite operazioni di disturbo reciproco, svolte da pattuglie più o meno consistenti.
    Per entrambi i contendenti il fronte carnico era diventato ormai una zona neutra, dove i reparti più provati potevano trascorrere un periodo di riposo e ricostruire gli organici dopo le terribili battaglie sull’Isonzo.
    Addirittura gli austro-ungarici presidiarono ampi tratti del fronte carnico con reparti di tracomisti, soldati ancora abili all’uso delle armi che avevano contratto un’infezione agli occhi, molto contagiosa ma non grave, che nella solitudine delle posizioni alpine poteva guarire in tranquillità.
    In queste zone di alta montagna, ove il nemico principale erano le avverse condizioni atmosferiche e le operazioni belliche poco impegnative, non era difficile che fra i soldati nascesse un sentimento di umana solidarietà verso gli abitanti della trincea di fronte.
    Nel settore del Pal Piccolo l’episodio più sintomatico avvenne il pomeriggio del 10 maggio, quando alcuni soldati italiani e austro-ungarici si affacciarono timidamente dalle trincee contrapposte della vetta Chapot e della Panzerstellung.
    Accortisi che nessuno aveva intenzione di sparare, dopo poco cacciatori del battaglione n. 8 e alpini del battaglione Pinerolo uscirono in massa dalle opposte trincee.
    Testimoni oculari riportano che la zona brulicava di uomini, non più soldati costretti a spararsi addosso, tranquillamente seduti sui muretti e sui parapetti delle trincee o in mezzo ai reticolati a bere, a parlare e a fumare.
    Attimi irreali, perché questi episodi di fraternizzazione venivano sempre stroncati sul nascere dai rispettivi comandi, che volevano evitare a ogni costo che i soldati delle due parti si accorgessero di essere uguali in tutto, sofferenze, sacrifici e, soprattutto, voglia di pace.
    Il reparto italiano fu trasferito immediatamente e non sappiamo quali provvedimenti di giustizia militare furono presi, mentre il comando della X armata austro-ungarica insabbiò la vicenda non inoltrando alcun rapporto al comando supremo.
    Comincio un sacco di cose e non ne finisco nes

  10. #20
    Utente registrato
    Data Registrazione
    Jul 2012
    Località
    Monfalcone
    Messaggi
    5,088
    Intanto sul Pal Piccolo le truppe italiane si trovarono a dover combattere una nuova insidia, la guerra di mine.
    Al centro della “C” inclinata, dove le opposte posizioni distavano meno di venti metri e i reticolati formavano un unico groviglio, gli austro-ungarici avevano iniziato lo scavo di una galleria di mina a tre braccia separate per far saltare la trincea italiana contrapposta, il “Trincerone”, maestosa costruzione in cemento, fortificata e coperta e addirittura articolata su due livelli dove il Pal Piccolo precipita nella valle dell’Anger.
    Ma tutto quel lavoro doveva dimostrarsi inutile.
    Il 24 ottobre 1917 scattò l’offensiva austro-ungarico-germanica che, sfondando la linea del fronte a Plezzo e a Tolmino, travolse l’intera seconda armata italiana e portò la linea del fronte sul Piave.
    Le truppe italiane furono costrette ad abbandonare rapidamente le montagne della Carnia per evitare l’accerchiamento, riuscendovi solo in piccola parte per incomprensioni e ritardi di comunicazione degli ordini di ripiegamento.
    Dopo due anni e mezzo la pace e il silenzio ritornarono sulle vette che avevano visto la stupidità umana nella peggiore delle sue espressioni, la guerra.
    Comincio un sacco di cose e non ne finisco nes

Pagina 2 di 3 PrimaPrima 123 UltimaUltima

Tag per questa discussione

Permessi di scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
  • Il codice BB è Attivato
  • Le faccine sono Attivato
  • Il codice [IMG] è Attivato
  • Il codice [VIDEO] è Disattivato
  • Il codice HTML è Disattivato