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Discussione: Operazione Husky

  1. #391
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    Re: Operazione Husky

    Ho trovato una foto scattata qualche attimo prima o dopo rispetto a quella postata da Marcocougar, e che chiarisce dalla didascalia che (almeno la foto) si riferisce all'aeroporto di Comiso(Rg) V. Magliocco.
    Le metto a confronto.
    Che ve ne pare?
    [attachment=2789wijg]athene-58wp5w7je6cgbq2m2q1_layout[1].jpg[/attachment789wijg]
    [attachment=1789wijg]Copia di comiso.jpg[/attachment789wijg]
    E questa è la colorazione dell'aereo in questione
    [attachment=0789wijg]Copia di bf 109 5 jg 53.jpg[/attachment789wijg]
    La didascalia: Lo schema mimetico è in RLM 79-80-78, con colorazione del cofano motore inferiore in Gelb 04 e ogiva in bianco e nero. 212 e barra orizzontale in nero, con bordo bianco. Insegna dell'unità* sul cofano motore.
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    ... Oh si, credo che l'inferno di Satana sia nulla di fronte alla lotta sostenuta nella piana di Gela!
    T.Col. Dante Ugo Leonardi 34° rgt ftr Livorno[left:3plznhey][/left:3plznhey]

  2. #392
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    Re: Operazione Husky

    tigre a messina - 1943
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  3. #393
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    Re: Operazione Husky

    Il Tigre di Biscari

    La storia del Tigre di Biscari (oggi Acate) mi ha tenuto col fiato sospeso per alcuni giorni, fino alla soluzione dell`enigma trovata con gli amici Federico Peyrani e Giovanni Iacono. Le foto in nostro possesso mostravano inequivocabilmente due situazioni estremamente diverse: in una si vedeva un tigre distrutto con la torretta divelta e le case diroccate dai bombardamenti, nell`altra una via con le case intatte, il tigre pulito e fiammante e posto in un luogo diverso dal primo. Com`era possibile tutto cio? Evidentemente il carro era stato fotografato prima intatto e poi distrutto ... penserete voi! Invece no, le date delle foto erano invertite, prima quello distrutto e poi quello intatto! Fino al punto da farmi pensare che si trattasse di due carri diversi. Ma Giovanni insisteva a dirmi che i vecchi del suo paese si ricordavano di un solo tigre e non due. Alla fine durante una bella mostra di cimeli al castello di Acate (organizzata da Giovanni), siamo riusciti a trovare un testimone che ricordava bene tutta la storia; inoltre mi accorsi di una quinta foto (via Federico) che ritraeva il tigre intatto, ma con le ruote dei cingoli incendiate! Risolto l`enigma.
    Durante i primi giorni dello sbarco, probabilmente il 12 luglio 1943, i tedeschi in ritirata che davanti alla Piana di Gela avevano già* perso almeno 6 Tigre (di cui uno alla stazione di Acate), stavano ora perdendo il settimo. Dalle testimonianze dirette ricevute abbiamo appreso che il Tigre faceva avanti e indietro lungo il Corso Indipendenza di Biscari, sparando ora verso la Piana di Gela, ora verso Vittoria. Il paese di Biscari si trova in cima ad un pendio e domina tutta la vallata sottostante. Probabilmente un guasto meccanico aveva bloccato la trasmissione del carro, impedendo le operazioni di sterzo, cosicchè il carro poteva (secondo me) andare solo avanti o indietro ... forse con un solo cingolo attivo. Essendo impossibili le operazioni di recupero nel bel mezzo dei combattimenti, si decise quindi di utilizzare il carro come casamatta mobile, almeno fino a quando la cosa fosse possibile. Dico questo perché non mi spiego altrimenti il fatto che il mezzo sia stato abbandonato a Biscari dal suo equipaggio. Per metterlo fuori uso i carristi gli diedero fuoco utilizzando l`ultima tanica di benzina rimasta (che quindi avrebbe permesso altri km di ritirata) proprio prima dell`avanzata nemica che stava isolando il paese. Il fuoco fece esplodere a tempi alterni le munizioni che ancora stavano all`interno del carro ed i boati sentiti in lontananza diedero alle truppe americane l`impressione che il carro fosse ancora operativo e che stesse ancora sparando, rallentandone ulteriormente l`ingresso in paese, che venne comunque pesantemente bombardato come possiamo ben vedere nelle foto.
    La popolazione di Acate nei giorni precedenti lo sbarco era scappata nelle campagne, ma la notte del 9 luglio, con l`arrivo dal cielo dei paracadutisti alleati, tutti ritornarono in fretta in paese e si rifugiarono nel castello. Tra i caduti nei combattimenti ad Acate contro i paracadutisti americani vogliamo ricordare il Ten. Dauccia (Nucleo Anti paracadutisti) che con i suoi uomini corse a combattere il nemico e venne ucciso. Obiettivi importanti degli alleati erano gli aeroporti di Santo Pietro e di Ponte Olivo. Altra toccante testimonianza fu quella di un ragazzo di allora che mentre raccoglieva susine scivolò su quelle che gli risultarono poi essere i resti e le viscere di un aviatore, un trauma mai sopito.
    I tedeschi, che avevano una loro base all`ingresso del paese, presso un monastero, accorsero anch`essi al castello, informati della presenza di un paracadutista americano là* rifugiatosi e se lo portarono via. Poi lasciarono il paese iniziando quella lunga ritirata che li porterà* a Messina.

    La foto del tigre "intero" fu scattata nel gennaio del 1944. Nei mesi precedenti si cercò in tutti i modi di portare via da Acate quel mostro d`acciaio, senza riuscirci (per la gioia dei ragazzini che ci salivano sopra). Fu spostato due volte sempre lungo la stessa via (poche decine di metri da Corso Indipendenza, 47 al 21), con l`aiuto di buldozer. Ecco perché le foto appaiono in posti diversi. Inoltre la canna del cannone posta di traverso si incastrava continuamente nei muri delle case, rendendo impossibile il procedere; fu quindi necessario ricomporre la torretta e raddrizzarla, come si vede nella foto del `44 in cui il carro appare "ben ordinato e lavato" (forse dalla pioggia). Alla fine si riuscì a trascinarlo fuori paese e a scomporlo in parti d`acciaio per portarlo via "a pezzi".
    Ma la testimonianza non finisce qui e ci ricorda che anche alla stazione ferroviaria di Acate giaceva fermo un altro mostro come quello, che si vedeva tutti i giorni, passando col treno per andare a Gela a studiare. A Gela, appena prima di arrivare in città*, sulla destra c`era anche un deposito di mezzi militari italiani abbandonati che restarono lì per parecchio tempo.

    Lorenzo Bovi
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  4. #394
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    Re: Operazione Husky

    Topic sensazionale !

  5. #395
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    Re: Operazione Husky

    totino, a proposito di tigre, qui hai qualche foto interessante..........
    http://www.tiif.de/thread.php?threadid=169
    NUMMERI
    di Trilussa 1944
    Conterò poco, è vero, diceva l'Uno ar Zero
    ma tu che vali?Gnente!
    Sia ne l'azzione come ner pensiero rimani un coso voto e inconcrudente.
    lo invece, se me metto a capofila de cinque zeri tale e quale a te,lo sai quanto divento? Centomila.
    È questione de nummeri.E' quello che succede ar dittatore che cresce de potenza e de valore
    più so' li zeri che je vanno appresso.

  6. #396
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    Re: Operazione Husky

    Citazione Originariamente Scritto da Marcocougars
    totino, a proposito di tigre, qui hai qualche foto interessante..........
    http://www.tiif.de/thread.php?threadid=169
    Grazie Marco per la segnalazione. L'ho inserito tra i preferiti
    ... Oh si, credo che l'inferno di Satana sia nulla di fronte alla lotta sostenuta nella piana di Gela!
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  7. #397
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    Re: Operazione Husky

    Mi piace molto anche la foto del Tigre bloccato a Cima Biazzo(Biazza Ridge) di cui accenna il D'Este, se non ricordo male
    ... Oh si, credo che l'inferno di Satana sia nulla di fronte alla lotta sostenuta nella piana di Gela!
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  8. #398
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    Re: Operazione Husky

    Bene Lorenzo, il tuo intervento sulla storia del carro di Biscari è molto apprezzato. Se riesci a integrare ogni foto con dei racconti storici sicuramente il forum si arricchirebbe sempre di più.
    Inoltre le foto sarebbero più contestualizzate al topic, che in forndo è più narrativo che di immagini.
    Su Nicolosi hai materiale?
    NUMMERI
    di Trilussa 1944
    Conterò poco, è vero, diceva l'Uno ar Zero
    ma tu che vali?Gnente!
    Sia ne l'azzione come ner pensiero rimani un coso voto e inconcrudente.
    lo invece, se me metto a capofila de cinque zeri tale e quale a te,lo sai quanto divento? Centomila.
    È questione de nummeri.E' quello che succede ar dittatore che cresce de potenza e de valore
    più so' li zeri che je vanno appresso.

  9. #399
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    Re: Operazione Husky

    Commandos inglesi in Sicilia

    Nei primi anni `70 non avevo ancora 10 anni quando l`Airfix mise in commercio la scatola di soldatini dedicata ai Commandos. I Commandos erano per me già* un mito, riportato ampiamente dai giornalini di guerra a fumetti dell`epoca (in fondo la guerra era finita da appena vent`anni).
    Si distinguevano dai soldati normali per l`inconfondibile berretto di lana tenuto al posto dell`elmetto (ho scoperto dopo essere un passamontagna ripiegato), ma erano famosi per le loro azioni spericolate, che avevano aperto la via alla vittoria anglo-americana. Anche noi italiani avevamo i nostri eroi, che avevano compiuto le azioni forse più clamorose di tutta la guerra, ma l`aver perso (in quel modo) il conflitto non giovava, e come si sa ... la storia la scrive chi vince.
    Appena riuscii a mettere da parte i soldi mi comprai finalmente la nuova scatola di soldatini e con grande meraviglia scoprii che all`interno erano presenti anche degli scalatori di montagna ed un kajak (canoa chiusa) completo di equipaggio. Il perchè l`avrei scoperto parecchi anni dopo.

    Sicilia 1943 – I primi commandos inglesi arrivarono sulle coste della Sicilia già* alcuni mesi prima dello sbarco anglo-americano. Il loro compito era proprio quello di sondare il terreno per sceglierne le località* più adatte all`attacco. Si trattava di missioni esplorative notturne affidate a soli due uomini a bordo di kajak, uno dei due bravo in rilievi e l`altro ... a pagaiare! Un sommergibile partiva da Malta e restava poi al largo della Sicilia ad aspettarli. Dal sommergibile uscivano quindi questi commandos esploratori (COPP) che utilizzando le canoe arrivavano fino alle nostre spiagge e ne facevano i rilievi. Durante una di queste azioni notturne nel porto di Augusta un commandos venne anche ferito, ma riuscì comunque a scappare.

    Le unità* di commandos inglesi che operarono in Sicilia furono quattro (N.3, N.40 (Royal Marines), N.41 (RM) e N.2 (di riserva)), ma l`azione che per sempre resterà* nella storia sarà* quella compiuta dal Commando N.3 al Ponte dei Malati di Lentini (Siracusa). Montgomery in persona volle farne cementare le targhe, ancora oggi visibili, a memoria dei caduti di quell`azione spericolata.

    L`Unità* di Commando N.3 (400 uomini) fu formata nel luglio del 1940 da volontari, sotto il comando del ten. colonnello John Durnford-Slater; prese parte ai primi raid effettuati dai commandos inglesi, nell`isola di Guernsey, alle isole Lofoten, a Vaagso e Dieppe (1942). Dopo le azioni compiute in Sicilia l`unità* seguì l`avanzata in Italia ed in seguito, riorganizzata come 1° SSB Special Service Brigade partecipò allo sbarco di Normandia ed alle battaglie di Caen, sul fiume Reno e sull`Elba. Fu sciolta nel 1946.

    1943 - Operazione Husky, lo sbarco in Sicilia.
    In preparazione dello sbarco le 4 unità* di commandos vengono trasferite ad Algeri, al comando di Laycock. Divisi in 5 squadroni, ognuno con 3 ufficiali, due mortai da 3 pollici e 2 mitragliatrici Vickers.
    Il 10 luglio, giorno dello sbarco, alle ore 3 di notte il Commando N.40 e il N.41 coprono il fianco sinistro dei canadesi, ad ovest di capo Passero. Il N.3 sbarca invece a Scoglio Imbiancato, tra Fontane Bianche ed Ognina di Siracusa, catturando le postazioni difensive italiane che gli erano state assegnate (Torre Cuba e Spinagallo), mentre il N.2 resta di riserva.

    Il giorno dello sbarco passerà* alla storia anche per l`azione di commando compiuta da un altro corpo speciale inglese: lo Special Raiding Squadron (S.R.S. emanazione del famoso S.A.S. che aveva combattuto nel deserto libico), contro la batteria costiera italiana Lamba Doria di Capo Murro di Porco (Siracusa). I cannoni della Lamba Doria erano l`unico vero ostacolo allo sbarco alleato e vennero messi fuori combattimento con un`azione degna di un film. Questi 250 uomini, comandati dal magg. Mayne, dopo un corso per rocciatori fatto in Palestina, scalarono dal mare la parete rocciosa del promontorio su cui erano posizionati i cannoni (si possono ancora vedere le postazioni). Alle due di notte, al buio, bagnati fradici e dopo uno sbarco fortunoso in un mare agitato, questi uomini riuscirono a scalare una parete rocciosa considerata inviolabile, tanto che non vi erano neppure stati messi i reticolati o le mine. Al buio vennero uccise le sentinelle italiane e fatti saltare i cannoni, unico vero pericolo per le navi alleate. In poche ore gli inglesi avevano aperto la via dello sbarco, quasi senza perdite da parte loro. Due giorni dopo, il 12 luglio, gli uomini del SRS sbarcheranno sull`isola di Augusta.

    Ma torniamo al nostro 3° Commando. Montgomery decide che il Ponte dei Malati di Lentini (strada che collegava Siracusa a Catania) è indispensabile per una veloce avanzata: deve essere preso intatto, impedendo a tedeschi ed italiani di farlo saltare (sempre degno di un film). Siccome gli uomini del SRS erano impiegati ad Augusta Montgomery decise di mandarci i commandos. Malgrado 153 tra morti e feriti (fu una strage, la loro azione più sanguinosa di tutta la guerra) il 3° Commando riuscirà* nell`impresa.
    Il 13 sera 350 commandos vengono caricati sulla nave Prins Albert. Sbarcheranno in due ondate sulla spiaggia di Agnone. Quello che Montgomery non sa è che contemporaneamente a loro arriveranno lì anche i paracadutisti tedeschi del 3° FJR, partiti tempestivamente da Avignone (Francia) appena saputo dello sbarco alleato.
    La prima ondata inglese sbarca ma la reazione della difesa costiera italiana e tedesca è micidiale. I commandos si aprono un varco tra i reticolati coperti dal fuoco navale e partono a piedi lungo la ferrovia (che serviva come orientamento) ma, arrivati alla stazione di Agnone Bagni, incappano nei temibili paracadutisti tedeschi e sono costretti a deviare. Sono rimasti in 160, una trentina risultano morti o feriti. I 100 della seconda ondata arrivano con molto ritardo a causa di 2 motosiluranti italiane partite da Jonia (Giarre Riposto) che tentano di colpire le navi inglesi. Ma i morti ci sono.
    Intanto il primo scaglione alle 3 di notte del 14 luglio arriva al ponte dei Malati dove un unico plotone di italiani presidiava i fortini. Con un`azione fulminea a sorpresa i commandos prendono i fortini e tolgono le cariche esplosive dal ponte buttandole nel fiume, ma la situazione è grave perchè i tedeschi e gli italiani hanno saputo dell`azione inglese e si preparano a contrastarla con l`ausilio di alcuni carri armati tedeschi ed i semoventi da 47/32 del ten col. Tropea della divisione Livorno.
    Uno squadrone di commandos viene interamente annientato mentre è ormai giorno, i combattimenti continuano e la 50° divisione inglese non si vede. Durnford-Slater si rende conto che non può più tenere il ponte e decide per la fuga verso Augusta divisi a gruppetti. Ma un`intera troop di 60 commandos finisce proprio nelle braccia dei paracadutisti tedeschi del ten col Heilmann (3° FJR) che dopo un breve combattimento li fa prigionieri. Un`altra trentina di commandos tornano ad Agnone sperando di trovare ancora i mezzi da sbarco ma vengono messi sotto tiro dalle difese costiere italiane e tedesche, subendo ulteriori perdite. Alcuni si nascondono aspettando l`arrivo della 50° divisione. Alla fine (sempre come in un film) gli unici che riuscirono a tornare alle loro linee furono proprio i comandanti Durnford Slater e Pooley, dopo una marcia di 24 ore filate.
    Le perdite del 3° Commando nella presa del Ponte dei Malati di Lentini assommarono a 153 uomini su 350 (quasi la metà*), di cui 28 morti, 66 feriti e 59 dispersi, gran parte prigionieri.

    Lorenzo Bovi

    bibliografia - Assalto a tre ponti di Tullio Marcon + vari siti web e libri
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  10. #400
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    Re: Operazione Husky

    8 Agosto 1943 - LA BATTAGLIA DI ACIREALE

    I tedeschi in Sicilia nella Seconda Guerra Mondiale - 4

    La fantastica messa on-line delle foto di guerra del Bundesarchiv di Coblenza apre nuovi orizzonti nel facilitare la ricerca storica a modellisti ed appassionati. Mi permetto qui di esporre il frutto delle mie ricerche, senza fini di lucro, per il puro gusto della conoscenza. L'amore per il "Sapere" procura un piacere immenso, un orgasmo intellettuale, ogni qualvolta un piccolo tassello va al suo posto nell'immenso puzzle dell'umanità*. La storia la scrivono i vincitori, ma come diceva mio nonno "una foto vale più di mille parole". Spero di aver portato il mio piccolo granello di sabbia.

    Giorno 8 agosto 1943: gli inglesi entrano ad Acireale. Entrano, ... appunto.
    Acireale si trova in Sicilia, sull'unica strada che collega Catania a Messina. Da una parte c'è il mare, con l'impenetrabile e selvaggio costone della Timpa, dall'altra si sale verso la grande Etna. E' una discreta cittadina di circa 20.000 abitanti, famosa per le sue Terme, per la collezione numismatica del Barone Pennisi di Floristella, per il Pastificio Leonardi e per la produzione di limoni. Da alcuni anni ospita un Comando Tedesco e diverse truppe italiane di passaggio. Per andare da Catania a Messina ci si deve passare per forza.
    La situazione per l'Italia è tragica, gli Inglesi sono sbarcati in Sicilia e dopo aver lasciato migliaia di morti sul terreno sono finalmente riusciti ad arrivare a Catania. Anche i Tedeschi hanno già* avuto le loro durissime perdite, prima per contrastare lo sbarco e poi al Ponte di Primosole (dei 1.400 uomini del 3° Reggimento Paracadutisti almeno 1.100 sono stati uccisi, catturati o feriti - erano arrivati in Sicilia dalla Francia due giorni dopo lo sbarco alleato). Ora si stanno ritirando verso Messina, dove riusciranno a mettere in salvo oltre lo Stretto migliaia di uomini e centinaia di mezzi (la guerra poteva già* finire lì). Intanto il Duce è stato arrestato e già* si prevedono "salti di barricata".

    I tedeschi in ritirata decidono di creare un nuovo sbarramento proprio ad Acireale e ci piazzano in agguato i paracadutisti del 4° Reggimento (Fallschirm-Jäger-Regiment 4), al comando del tenente colonnello Erich Walther, da cui prenderà* il nome il Kampfgruppe Walther (comprendente il FJR 4, il Fallschirm-MG Bataillon 1, il Fallschirm-Pionier Bataillon 1, il Fallschirm-Panzerjager Abteilung 1, e parte del Fallschirm-Artillerie Regiment 1.
    Il 4° FallschirmJäger Regiment comprendeva il Comando, un Plotone Comunicazioni, un Plotone Ciclisti, un Plotone Pionieri, il 1° Fallschirmjäger Battalion (Maggiore Egger), il 2° Fallschirmjäger Battalion (Maggiore Vosshage) ed il 3° Fallschirmjäger Battalion (Capitano Grassmel). Molti di questi erano appena arrivati in Sicilia, ancora freschi freschi con i bei vestitini stirati, altri arrivavano invece dalla terribile battaglia di Primosole.
    Va detto che questi paracadutisti non c'entrano nulla con i tedeschi presenti ad Acireale fino ai giorni dello sbarco, i quali avevano con la città* un rapporto di profondo rispetto ed amicizia. Qui si tratta di "combattenti puri", destinati alla morte, per i quali ogni casa ed ogni pietra sono semplicemente mezzi da usare nel raggiungimento del loro obbiettivo, dettato da un ordine superiore. Per loro Acireale era una semplice tappa come tante altre, e non un pezzo di vita come lo era stato per i loro predecessori. In quest'ottica va vista la famosa opera di segnalazione degli edifici d'abbattere che vide il coraggioso intervento di alcuni acesi dotati di vernice, corsi a "cancellare" i segnali che i tedeschi avevano posto sulle case da demolire (per ritardare l'avanzata alleata).

    Ma torniamo a quel giorno. Nelle campagne di Guardia, frazione di Acireale, vengono nascoste in mezzo alla vegetazione le batterie di artiglieria con pezzi da 88 del 1° Reggimento Artiglieria Paracadutisti (Maggiore Schram) pronte a sparare "su tutto quello che si muove" grazie ai collegamenti radio con le vedette. Su di un tavolo in mezzo al bosco, i comandanti tedeschi studiano la cartina della Sicilia (si riconoscono in alto Acireale con a destra Catania).
    Invece nelle vie della città* ci si prepara al combattimento corpo a corpo. I tedeschi si posizionano al termine delle due arterie principali di Acireale, da cui si domina la via verso Catania. E aspettano. In fondo a Corso Umberto, davanti alla Villa Comunale (parco pubblico con giardino botanico) sistemano un cannone controcarro PAK 40, giusto in mezzo allo sbarramento dotato di bunker che gli italiani avevano precedentemente realizzato, controllando la via fino alla piazza Duomo.
    Poi si piazzano in agguato con uno o due carri armati StuG 40 della "Herman Goering" alla Villa Barone S. Lucia (già* occupata precedentemente dai tedeschi) in fondo a Corso Savoia, dove la strada devia a destra per S. Maria Ammalati (i tedeschi avevano lì un ospedale da campo) e poi verso Messina. Dico uno o due StuG perchè nelle foto si vedono due diverse mimetizzazioni, ma potrebbe anche essere lo stesso carro ripreso in due momenti differenti (le foto sono state fatte da due fotografi di guerra anche se nello stesso giorno). Vicino ad uno StuG vediamo il Maggiore Egger comandante il 1° Fallschirmjäger Battalion, intento a distribuire ordini d'attacco.
    Un paracadutista si prepara alla battaglia costruendosi un piccolo riparo: ha spaccato il muretto di recinzione della villa creando una feritoia dalla quale può inquadrare con la sua Mg tutta la via; dietro di lui si intravede un carro armato pesantemente mimetizzato con teli mimetici e reti. Altri paracadutisti si nascondono dietro i muri delle case ed aspettano.
    Ecco! Si sente un esplosione! I Pionieri tedeschi hanno appena fatto saltare il ponte sulla ferrovia, proprio davanti alla Stazione di Acireale (un testimone ricorda di aver visto uno di questi tedeschi correre via ferito dallo scoppio). Vengono anche incendiati i depositi di carburante al Castello Scammacca (Comando Tedesco), per non lasciare nulla al nemico.
    Gli inglesi stanno arrivando. I carri armati del 44° Royal Tank Regiment entrano in Piazza Duomo, e qui comincia la festa! Bastano pochi colpi tedeschi per far capire che "da lì non si passa". Anche i carri armati inglesi sparano alcuni colpi, ma non servono nemmeno a spaventare. La barriera che i paracadutisti tedeschi hanno alzato è tale che il messaggio è chiaro: "dateci il tempo di far ritirare le nostre truppe, oppure ci dovrete venire a prendere uno per uno". E di morti ce ne sono già* stati tanti, se ne contano già* più di 4.000 per parte.
    Nemmeno gli inglesi hanno più voglia di morire, entrano ad Acireale l'8 agosto e qui si fermano. Aspettano che i tedeschi se ne vadano da soli, una volta terminate le operazioni di imbarco nello Stretto di Messina, oppure che le navi al largo riescano a farli sloggiare coi loro grossi calibri.
    I carri armati alleati arriveranno a Giarre (pochi km) solo due giorni dopo, e ce ne metteranno altri 4 per raggiungere Taormina il 14 agosto. E' una resa non detta, di chi ti sta lasciando andare, nella speranza che la prossima volta "tocchi a qualcun altro".

    Lorenzo Bovi
    lobox@libero.it

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