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Discussione: Operazione Husky

  1. #401
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    Re: Operazione Husky

    I tedeschi in Sicilia (1941 - 1943)

    Assai raramente capita di incontrare persone così disponibili, gentili, vivaci intellettualmente, ... affascinanti; non saprei come altro descrivere il barone Gianni Pennisi, pittore di fama internazionale, figlio di quel barone Agostino Pennisi di Floristella che tanto diede alla sua Acireale. Considero le due ore di intervista che mi ha dedicato, insieme agli squisiti piatti preparati dalla moglie, un dono prezioso, uno di quei momenti che vanno al di là* delle parole. Grazie.

    Intervista al barone Gianni Pennisi di Floristella

    I tedeschi ad Acireale nella seconda guerra mondiale

    Gianni Pennisi: "Il Castello Scammacca di Acireale fu costruito da mio bisnonno Agostino, ai primi dell'ottocento, non come casa d'abitazione, ma con l'idea di farne un centro culturale. Un luogo d'incontro nel quale organizzare eventi e mostre, dotato di libreria e biblioteca, che potesse anche dare il giusto spazio alla famosissima Collezione Numismatica che era riuscito a raccogliere (anche con le mitiche aste internazionali) e che oggi si trova alla Regione a Siracusa. Mio nonno chiamò il castello "Scammacca" in onore al vecchio proprietario dei terreni sul quale sorge, il barone Scammacca. La proprietà* arrivava fino al mare, ed anche dove c'era il Pastificio Leonardi (oggi albergo) era terra sua. Quando venne costruita la ferrovia Messina-Catania la proprietà* fu tagliata in due ed il barone fece costruire un tunnel sottopasso che gli permetteva di raggiungere le terre al di là* dei binari. La mia famiglia abitava invece nel palazzo Pennisi di Floristella, sito in P.zza Vigo ad Acireale, di fianco a San Sebastiano. Eravamo 9 figli, 5 maschi e 4 femmine, siamo rimasti solo in 4 e di questi io sono il più vecchio; mia madre era la baronessa Agata Pennisi di Floristella.
    Mio padre, Agostino Pennisi (anche mio figlio si chiama Agostino, mentre mio nonno era Salvatore), usava il castello solo nei periodi estivi; ci trasferivamo tutti al castello verso settembre, quando tornavamo dal mare, e ci restavamo un paio di mesi. Capitava invece tutto l'anno di andarci a giocare a tennis, perchè c'era il campo.

    L'arrivo dei tedeschi
    Nel 1939 o '40, comunque prima che l'Italia entrasse in guerra, i tedeschi si accordarono direttamente con mio padre per avere in affitto il castello (non so se pagassero un canone o se si trattava di una specie di requisizione, come sarà* molto più usuale durante la guerra per tutti gli alloggi alle truppe). I tedeschi cercavano una base in Sicilia da utilizzare come luogo di riferimento e "rappresentanza", ed in effetti il castello servì particolarmente a questo, almeno nei primi anni. Vi si incontravano spesso ufficiali e generali, c'erano spettacoli e concerti, ai quali noi eravamo sempre invitati. Passarono da lì moltissimi personaggi famosi, tra i quali i generali Rommel e Von Ribbentropp. In modo particolare veniva curato il giardino, che era tenuto in maniera eccelsa, grazie ad un gruppo di soldati "giardinieri" sempre al lavoro, visto che le visite importanti erano continue; altro settore di spicco fu la cucina, ovviamente anch'essa all'altezza della situazione. Arrivava tutto da fuori, non c'era scambio con la popolazione, erano totalmente isolati dalla vita del paese.
    Il castello fungeva da base, ma non c'erano cannoni né carri armati, solo auto, moto, camerieri, giardinieri e cuochi. Possiamo dire che il castello fosse una specie di "alto comando" in cui riposarsi e gestire i movimenti. I rapporti con la cittadinanza erano buoni, i tedeschi si comportavano da signori.
    Le cose cambiarono ovviamente con l'inizio della guerra. Nel 1941, con l'arrivo della Luftwaffe a Catania, Fontanarossa e Gerbini (dove c`era un vecchio aeroporto militare italiano che i tedeschi avevano subito ingrandito), venne chiesto a mio padre di trovare un capannone vicino al castello, da usare come officina.
    Il luogo scelto fu un enorme magazzino (sito nelle campagne dietro il castello, verso l'Etna) dove aveva sede la nostra "Società* Enologica", nel nome della quale già* mio nonno produceva vino. Il grande capannone venne usato per effettuare manutenzioni, riparazioni e revisioni dei motori degli aerei tedeschi, sia provenienti dalla Sicilia che dall'Africa. Gli inglesi, che erano evidentemente a conoscenza dell'esistenza di questa grande officina, cercarono più volte di bombardarla dal cielo, senza riuscire a trovarla (i raid aerei nelle campagne tra il Castello Scammacca ed Aci Platani furono numerosi). Ci provarono anche dal mare, con le navi al largo di Acireale, ma i colpi, sfiorando il castello (che non era il vero obiettivo), non riuscirono mai a colpirla.

    In quegli anni ho conosciuto ad Acireale diversi soldati tedeschi, anche perchè io, che avevo la bambinaia tedesca, parlavo allora più tedesco che italiano (avevo 13/14 anni); mio padre conosceva invece il francese. Mi ricordo ad esempio di due piloti di Cicogna (piccolo aereo tedesco da ricognizione) che avevano base a Taormina (n.d.r. ricordiamo che all'Excelsior di Taormina aveva sede il comando tedesco e che spesso Kesserling vi soggiornava, lì o al San Domenico). Va detto che comunque molti tedeschi parlavano la nostra lingua, come ad esempio il Tenente Giese (era di Koln/Colonia) che parlava perfettamente in italiano. Mi ricordo anche del Generale Alfred Bulowius che soggiornò ad Acireale.
    Il Castello Scammacca fu anche una base di controllo radiofonico aereo (non ricordo antenne particolari) e di collegamento con l`Africa. Mi ricordo ad esempio di quando passarono i carri armati per andare in Libia. Rommel dormì due notti al castello – io me lo ricordo benissimo, era piccolino - non c`era la litoranea ed i carri passarono dentro Acireale; erano enormi (le torrette arrivavano al balcone di casa mia in via Ruggero Settimo) ed il loro passaggio durò per più giorni, scendendo da San Salvatore fino in piazza Duomo e poi avanti per Catania.

    Mi ricordo anche del passaggio dei carri armati tedeschi nei giorni della ritirata, mentre non ricordo di aver mai visto carri armati italiani. Mi raccontarono di un carro armato tedesco che bloccò gli inglesi per alcuni giorni, spostandosi continuamente tra San Salvatore e la Villa Belvedere e sparando ora di qua ora di là* (n.d.r. vedi "la battaglia di Acireale"). A Messina c'erano zattere grandissime per traghettare, che erano state portate dai tedeschi già* la prima volta in cui andarono in Africa.

    La partenza
    I tedeschi lasciarono il Castello Scammacca pochi giorni prima dell'arrivo degli inglesi, anche se i reparti germanici in ritirata continuarono a presidiare Acireale. Sparirono dalla notte alla mattina. Incendiarono il grande capannone officina, mentre lasciarono tutto intatto al castello. Alcuni acesi, appena si accorsero che il castello era stato smobilitato, entrarono e saccheggiarono il possibile, sfasciando tutto. I tedeschi avevano utilizzato il tunnel/sottopasso che portava al pastificio come garage e deposito carburante tenendoci fusti di benzina, moto, sidecar e camionette. Anche l'incendio a questi depositi venne appiccato l'indomani della fuga dei tedeschi (n.d.r. potrebbero essere stati in questo caso quelli di presidio, per non lasciare nulla al nemico).

    Nei giorni dello sbarco io mi trovavo con la famiglia a Pozzillo. Nostro padre ci aveva prima nascosti in una sua proprietà* verso l'Etna, ma, accortosi della presenza di cannoni tedeschi e di depositi di carburanti, ritenne più intelligente portarci alla casa al mare. Mi ricordo di aver visto da lì abbattere un aereo bimotore inglese (il pilota era canadese). Un capitano dell'esercito italiano, che comandava un gruppo di vecchi soldati, partì, prese il pilota e lo portò ad Acireale.

    Ma il ricordo più nitido che ho è di quando arrivarono a Pozzillo gli inglesi (non ricordo carri armati ma solo truppe). Alcuni ufficiali piazzarono le tende sulla terrazza di casa nostra. Uno di questi ufficiali (che parlava siciliano) mi fece anche stringere la mano a Montgomery (un duro senza sangue), presentandomelo mentre lo stava accompagnando con una jeep. Questi inglesi restarono a casa mia per almeno un mesetto, mangiando e dormendo con noi, e ci accorgemmo che capivano e parlavano siciliano perchè un giorno ad uno di loro, davanti ad un piatto di ceci, scappò la parola "ohh ciceri ciceri". Erano probabilmente venuti a "spiarci" per vedere com'era la situazione, visto che poi a mio padre chiesero di fare da Sindaco ad Acireale. Mio padre accettò, ma rispose che prima di tutto gli dovevano restituire due cose che gli erano state da loro requisite: la macchina Lancia Artema ed il ... cavallo!

    Fine intervista al barone Gianni Pennisi di Floristella
    Lorenzo Bovi
    lobox@libero.it



    ---------------------------




    Conclusioni:




    Acireale fu un punto di riferimento tedesco in Sicilia. Non solo il Castello Scammacca ma tutta la città* divenne un grande albergo per militari ed anche i tedeschi ne usufruirono occupando diverse abitazioni (prima del '43 pagavano l'affitto). Pare che in una stanza sopra la Porta Gusmana ci sia in uno specchio ancora un foro di proiettile sparato da un loro ufficiale. Nel 1942 il Comando dell'Aeronautica di Catania effettuò la requisizione di un palazzo in Corso Umberto appartenente alla famiglia Floristella per destinarlo ai tedeschi, forse al generale Alfred Bulowius di cui si parla anche nel libro "Un posto tranquillo", (di questo abbiamo diversi documenti a proposito di una serie di chiavi mai restituite). Rimane poi il famosissimo Seminario Estivo di S. Maria Ammalati che venne subito utilizzato come ospedale militare germanico, in cui curare e far riposare i loro piloti feriti, e che finì subito su Signal e sulle varie riviste in Germania. Ci sono poi tutte le varie sedi delle postazioni flak antiaeree, come Belfrontizio ed il comando di Aci Castello, situato in una delle prime villette sul mare, da dove i tedeschi controllava la famosa postazione quadrinata flak vierling antiaerea posta davanti ai faraglioni. Questi militari venivano a fare la spesa al mercato di Acireale e l'avvocato Trovato ricorda ancora di quando andò nella loro sede a trovarli e delle foto di aerei che gli vennero regalate (bruciate poi dalla madre all'arrivo degli inglesi). Tutta la costa ionica ospitava i "teutonici": Catania, Acitrezza, Acireale, Taormina e poi su fino a Messina.

    In generale i rapporti con gli italiani furono buoni, anche se abbiamo notizie di scaramucce giovanili avute con i nostri, si racconta in particolare di una scazzottata tra tedeschi e "Bersaglieri", a proposito di un certo "coccodeee!" poco gradito ai nostri "piumati", ah ah ah. Ma è normale che così fossero.

    Quindi, sebbene la ricerca storica sia resa difficile dalla segretezza in cui venivano tenute le informazioni in tempo di guerra (perfino il Daily Mirror, commentando la foto dei primi tedeschi giunti in Sicilia (era Acireale) si chiedeva a quale gruppo della Luftwaffe appartenessero), i documenti ci dicono che Acireale fu sede di Comando Tedesco, certamente di Giese della Kriegsberichter, certamente di Prellberg e della Flak in generale (vedi altri articoli su Acireale). Ma il vero motivo della segretezza in cui veniva tenuta l'area acese fu sicuramente la presenza della grande officina che effettuava la manutenzione degli aerei tedeschi, più volte bombardata senza successo.

    Lorenzo Bovi

  2. #402
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    Re: Operazione Husky

    Nebelwerfer: lanciarazzi tedeschi in Sicilia nel 1943

    Il mio primo incontro col Nebelwerfer fu negli anni '70, quando la mitica ESCI ne mise in commercio una riproduzione in scala 1:35. Il modellino del lanciarazzi tedesco si presentava in versione "invernale", accompagnato da serventi imbacuccati dentro spesse giacche a vento di colore bianco con strisce colorate identificative al braccio. Si trattava di operare una scelta "strategica", per contrapporre qualcosa di simile alle famosissime "Katyushe, o piccole Katty" sovietiche, anche se di dimensioni sproporzionate, vista la "portabilità*" dell'uno rispetto all'altro, e naturalmente della grande differenza del numero di tubi di lancio; malgrado tutto, anche i tedeschi dimostravano di avere i loro lanciarazzi. Non mi sarei mai più interessato di queste armi fino a quando, facendo scorrere le ormai famosissime foto on-line del Bundes Archiv (grazie Wikipedia), mi sarebbe cascato l'occhio su uno di questi Nebelwerfer. La didascalia indica che siamo in Italia nel tardo 1943, ma i pantaloncini corti e la luminosità* della foto mi dicono subito che i conti non tornano, e che molto probabilmente ci troviamo in Sicilia nei giorni dello sbarco (la differenziazione tra campagna di Sicilia e d'Italia è dello stesso Bundesarchiv). Incuriosito dalla foto inizio a "rovistare nel torbido", per far saltar fuori qualcosa dal web, ma la ricerca si dimostrerà* tutt'altro che produttiva: una nube oscura accompagna la storia di queste unità* "fantasma", tanto da essere indicate da chi in un modo e da chi in un altro, .. foto operative nessuna! (almeno per ora) - cercherò quindi di fare un breve riassunto di tutto ciò che ho trovato.
    Partiamo dicendo che i Nebelwerfer furono usati in gran numero in Sicilia, sia contro gli americani che contro gli inglesi. Tutti i racconti "alleati" concordano nel fatto che il sibilo della salva di razzi in arrivo fosse terrificante, riuscendo a paralizzare i nervi per la paura, se non addirittura a danneggiare irreparabilmente la stabilità* psichica di molti combattenti. I colpi (specie quelli incendiari) che cadevano a raffica in mezzo alle file della fanteria avversaria creavano un effetto di "tabula rasa", di impotenza, di fronte ad un nemico distante chilometri che potevi solo immaginare.
    Ma cos'erano i Nebelwerfer? Sul nome "Lancia Nebbia" ci sarebbe da dire, secondo alcuni dato per coprire il vero scopo progettuale, secondo altri perchè il lanciatore poteva anche utilizzare proiettili chimici, incendiari o nebbiogeni: resta il fatto che fu usato principalmente come lanciarazzi.
    Si trattava di un'arma semplicissima: una serie di 5 o 6 canne da lancio legate insieme e sistemate sul carrello di un vecchio cannoncino, al fine di rendere il tutto facilmente trasportabile. I razzi venivano inseriti a mano nelle canne e lo sparo veniva eseguito attraverso l'uso di un congegno collegato con fili elettrici, il che permetteva all'operatore di stare ad una certa distanza di sicurezza durante il lancio. Era una specie di grande mortaio che aveva dalla sua manovrabilità* e cadenza di tiro: sparare rapidamente tutti i razzi e poi spostarsi immediatamente, per non far identificare la propria posizione. I colpi si concentravano tutti in una piccola zona addosso al nemico, mentre le vedette in avanscoperta ne comunicavano coordinate ed effetti via radio.
    In Sicilia (e Tunisia) vennero usate due varianti: il Nebelwerfer 41 che aveva 6 canne e sparava proiettili da 34 kg (150 mm) ad una distanza di circa 7 chilometri, ed il Nebelwerfer 42 con 5 canne da 210 mm che poteva sparare razzi da 114 kg ad una distanza di 8 km. Il 42 poteva sparare entrambi i tipi di razzi, grazie ad alcuni binari estraibili.
    Dove vennero usati i lanciarazzi tedeschi in Sicilia? Furono impiegati su tutti i fronti, almeno secondo quanto riportano i veterani alleati; è anche vero che il panico creato da questi "macchine infernali" poteva farli vedere anche dove non c'erano affatto. Sappiamo con certezza che il loro utilizzo in Sicilia contro gli americani ne meritò il nomignolo "Screaming Mimi", e "Moaning Minnie" o "Bouncing Betty's", a causa dell'aggiacciante rumore che emettevano i proiettili arrivando (forse collegato ad un famoso film dell'epoca in cui si sgozzavano delle fanciulle?).
    Secondo alcune testimonianze americane il loro incontro con i Nebelwerfer avvenne il 22 luglio 1943 nella zona di Bompietro, sulla strada per Petralia, e fu un incontro terrificante, anche perchè inaspettato, e proseguì nei giorni seguenti sulla via di Nicosia e Troina. Almeno 32 furono i morti americani causati dai Nebelwerfer alle pendici del Monte Camolato che apriva la via verso Cesarò e Randazzo, (nella campagna siciliana la 1° Divisione americana perdette almeno 1.600 uomini). Esistono invece foto e verbali statunitensi in cui si analizza uno di questi lanciarazzi catturato in Sicilia, forse a Nicosia.
    Da parte inglese l'incontro avvenne a quanto pare nella zona del Simeto e del Gorna Lunga (vicino a Catania), dove i carristi del 44° RTR (Royal Tak Regiment) restarono impantanati per diversi giorni, a causa dei Nebelwewrfer, delle zanzare e della malaria (!).

    Come erano inquadrati i reparti lanciarazzi? Si trattava di gruppi mobili, veloci, agili e motorizzati (grazie al peso ridottissimo del lanciatore potevano essere trasportati da qualunque mezzo). Organizzati in Werfer- Regiment si dividevano in Battaglioni e Batterie (come per l'Artiglieria), anche se l'identificazione esatta dei reparti operanti in Sicilia non è facilissima. Pare comunque che il Werfer-Regiment 71, che sarà* annientato in Tunisia, avesse lasciato alcuni battaglioni in Sicilia (come successo coi carri Tigre), ed in particolare il II° (15 cm) e III° (21 cm) Abteilungen più la 22° Batterie (15 cm Sfl), ma altre fonti parlano anche del IV° Battalion del Panzer-Artillery Regiment HG Hermann Goering (12 x 150mm NbW41), di Gebirgs-Nebelwerfer-Batterie 6 (reparti di montagna), Nebel-Abteilung der Luftwaffe 8, 13ª Fallschirmjäger Nebelwerfer Kompanie (paracadutisti), Werfer-Lehr-Regiment 1 con 3 batterie da 15cm e 3 da 21cm, e di Werfer-Regiment ‘Sicily` (Nebelwerfers). E' anche possibile che reparti di diverse armi avessero ricevuto in dotazione alcuni di questi lanciarazzi, pur restando il mistero sulla carenza totale di foto operative in Sicilia, viste invece quelle africane della Tunisia e le moltissime del teatro di guerra russo. La probabile velocità* di spostamento durante i giorni della "ritirata" siciliana ha forse reso difficile il lavoro ai fotoreporter di guerra, molti dei quali giunti in Sicilia insieme ai paracadutisti tedeschi nei giorni immediatamente seguenti lo sbarco alleato e restati spesso al loro seguito fino a Messina.

    Lorenzo Bovi - lobox@libero.it

  3. #403
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    Re: Operazione Husky

    I tedeschi ad Acireale – parte prima.

    La VII Brigata Flak ad Acireale

    Il documento che ho trovato presso l`Archivio Storico di Acireale (ringrazio ancora la direttrice ed i dipendenti per la loro cortesia) ci permette di stabilire con certezza la presenza del comandante tedesco Prellberg presso la nostra città*. Si tratta di una sua lettera di commiato inviata al sindaco in data 16 aprile 1942. Il testo, scritto in tedesco, verrà* tradotto così:

    FLAKBRIGADE VII – KOMMANDEUR - 16.Aprile 1942.
    Per ordine superiore sono trasferito ad altro comando. Sono dispiaciuto di non poter venire personalmente a salutarvi e ringraziarvi per l`accoglienza che ho avuto in questa città* io e la mia truppa. Voglio assicurarvi che del tempo trascorso in Acireale ed in Sicilia me ne ricorderò sempre.
    Colonnello (Oberst) Prellberg.

    La risposta sarà* inviata in data 20 Aprile 942-XX dal Commissario Prefettizio (firmato Guli):
    Al Colonnello Prellburg – Comandante del reparto tedesco di Acireale.
    Vi ringrazio delle parole rivolte con la lettera di commiato del 16 Aprile u.sc.
    Questa Cittadinanza ha molto apprezzato il Vostro Comando ed il comportamento della truppa.
    Vogliate gradire i sensi di tutta la mia considerazione.

    Da notare che il commissario prefettizio sbaglia pure il nome, indicandolo Prellburg invece di Prellberg, il che indica evidentemente che l`amministrazione di Acireale non doveva poi conoscerlo così bene. In effetti Prellberg restò ad Acireale solo pochi mesi, dal novembre 41 all`aprile 42. Con la partenza di Prellberg il comando viene affidato al Gen. Rudolf Schulze fino all`estate, quando la Brigata viene mandata in Libia.


    Il Generale Prellberg

    Il Generale Prellberg nasce ad Hannover il 24 maggio 1896. Entra nell`esercito a 18 anni, in tempo per partecipare alla Prima Guerra Mondiale (84° Regg. Artiglieria da campo). Subito pluridecorato diventa in pochi mesi un punto di riferimento, con una carriera militare folgorante, che lo porterà* già* alla fine della prima guerra ad occuparsi di istruzione militare. Nel 1935 diventa comandante di battaglione Flak e nel 1938 comandante di reggimento (Flak sono le unità* di difesa antiaerea e fanno parte dell`aviazione tedesca, la Luftwaffe). Nel 1940 diventa il comandante della III° brigata Flak ed il 6 maggio 1941 comandante (Oberst) della nostra VII° Brigata. Il 3 aprile 1942 (quando lascerà* Acireale) viene nominato comandante superiore (Generalmajor) della scuola di artiglieria flak. Nel 1944 torna in linea con il comando (Generalleutnant) della 12° Divisione Flak motorizzata e vi resta fino alla fine della guerra. Tenuto in prigionia dagli americani per due anni, dopo aver scritto anche un libro sull`impiego delle unità* antiaeree, morirà* il 15 giugno 1960.

    La VII° Brigata Flak

    Le prime unità* Flak vennero inviate in Sicilia a Catania nel dicembre del 1940, per preparare l`imminente arrivo del contingente aereo tedesco (gennaio 1941). Catania era il punto di riferimento tedesco per la Sicilia, con i due aeroporti di Fontanarossa e di Gerbini, accompagnati poi da Comiso, Palermo, Trapani e Gela. Le unità* Flak si dovevano occupare della difesa antiaerea, ovvero dovevano cercare di contrastare le incursioni aeree nemiche cercando di abbatterne il maggior numero di velivoli (e molti furono abbattuti, alcuni anche davanti ad Acireale). Anche il dott. Tarascio ricorda la postazione antiaerea tedesca sita sopra Acireale, a Belfrontizio, dotata di una camionetta con mitragliatrice quadrinata (tre canne normali da 20mm ed una tracciante, il proiettile tracciante dava modo ai soldati di vedere esattamente dove finivano i colpi delle altre tre canne ed il risultato era devastante), e ricorda benissimo anche il telemetro, usato dai soldati per stabilire la distanza dei velivoli in avvicinamento. Con la seta del paracadute di un pilota inglese, abbattuto davanti a Santa Tecla, ci fecero un sacco di camicie, ed anche per lui ne uscì una bella maglietta.

    La VII Brigata Flak viene costituita all`inizio del 1940 in Francia e posizionata tra nord della Francia, Belgio e Lussemburgo. Nel novembre del 1941 viene inviata in Sicilia per proteggere gli aeroporti siciliani. Va ricordato che nello stesso mese, il 14 novembre (notte di santa Venera), Acireale veniva bombardata dagli inglesi ripetutamente, con molte vittime civili. L`effetto dei bombardamenti "alleati" sulle città* siciliane indussero certamente Mussolini a fare richieste di ulteriore aiuto all`altro "alleato".
    Dunque la VII Brigata Flak arrivò in Sicilia nel novembre del 1941 e, come abbiamo visto sopra, il suo comandante Prellberg ne stabilì il comando ad Acireale. Non sappiamo se l`alloggiamento del comando fosse al Castello Scammacca (dove, come vedremo, stazionavano i tedeschi già* dai primi mesi del 1940) ma la cosa è presumibile, pur tenendo conto che tutta la città* era all`epoca "un grande ostello" per soldati sia italiani che tedeschi.
    Le postazioni Flak erano invece sparse su tutto il territorio costiero, ed in particolare in prossimità* degli aeroporti. Si trattava di tanti piccoli gruppi di soldati attendati, sempre della Luftwaffe, armati dapprima con cannoncini singoli da 20mm (battaglioni leggeri) e poi anche con cannoni pesanti da 88mm (usati in seguito allo sbarco anche come micidiale anticarro). Ogni gruppetto aveva a disposizione anche dei riflettori, per poter illuminare il cielo di notte, alla ricerca degli aerei nemici. Le quadrinate vennero invece utilizzate in modo particolare per proteggere lo stretto di Messina, essendo anche imbarcate sulle chiatte tedesche utilizzate per il traghettamento. Ricordiamo che fu proprio la difesa antiaerea di Messina-Villa San Giovanni a permettere lo storico ripiegamento al di là* dello stretto di migliaia di mezzi ed uomini nei giorni seguenti lo sbarco anglo americano (!). La guerra in Italia poteva già* finire lì.

    La storia della VII Brigata Flak ad Acireale termina il 15 agosto del 1942, quando, incorporando i reggimenti Flak 102 e i battaglioni I/18 e I e II/38 (presenti a Catania), viene rinominata 19° Flak Division ed inviata in Nord Africa (Libia), comune destino di tutte le unità* tedesche presenti in Sicilia. I sopravvissuti alla campagna africana si arrenderanno agli inglesi nel maggio del 1943 in Tunisia. La 7 Flak-Brigade verrà* poi ricostituita a Linz nel giugno del 1944 e si arrenderà* definitivamente agli anglo americani nel maggio del 1945.

    Lorenzo Bovi - lobox@libero.it

    Bibl. Archivio Storico di Acireale e vari siti web.

  4. #404
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    Re: Operazione Husky

    Lorenzo Bovi
    Motosiluranti tedesche in Sicilia nella Seconda Guerra Mondiale (1941 - 1943)

    Le S-Boote della 3° Flottiglia

    Quando negli anni '70 l'Airfix mise in commercio il modellino della motosilurante tedesca si accese nel mio giovane spirito creativo la fiaccola dell'entusiasmo. Fu quella la mia unica scatola "marinara" persa in un ... mare di carrarmati; la cosa che m'impressionava erano quei due siluri parcheggiati sul ponte, nascosti dai teli cerati, pronti per andare a riempire i tubi di lancio ancora vibranti. Non sapevo nulla di motosiluranti, né di naviglio vario, ma quei due siluri "a vista" mi facevano rabbrividire. La visita al Museo della Vittoria (!) di Novara, ed il trovarmi davanti a dei siluri veri, non fece che dare corpo a quel sentimento. Il modellino fu un disastro, ma lo scenario immaginario che evocava persistette sino ad oggi, andando ad arricchire quell'insieme di emozioni che noi bambini provavamo al solo pensiero dei marinai che andavano a morire in mezzo all'Oceano, aggrappati ad un pezzo di ferro.

    Le Schnell-Boote ad Augusta (Siracusa)
    Le prime motosiluranti tedesche, appartenenti alla 3° Flottiglia (Comandante Friedrich Kemnade), arrivano ad Augusta l'1 dicembre 1941 con l'obiettivo di andare a contrastare la "viabilità* marinara inglese" dell'isola di Malta, già* sotto assedio aereo della Luftwaffe, chiamata da Mussolini in aiuto alla Regia Aeronautica. La base aeronavale di Augusta ospitava già* le gloriose motosiluranti italiane (MAS), nonchè i gruppi di incursori della Marina (X° Mas) che resteranno per sempre tra i corpi d'elite più famosi del mondo (coi mitici maiali e barchini esplosivi).
    I tedeschi prendono posizione sulle banchine davanti a Torre Avolos, sistemandosi inizialmente "a pacchetto" a gruppi di tre e quattro, per nascondersi invece poi lungo i moli, coperti da teli mimetici, anche se le foto della rilevazione aerea inglese dimostreranno l'inutilità* di questi mascheramenti. Il 3 dicembre 1941 il re d'Italia Vittorio Emanuele III° visita ad Augusta il contingente navale tedesco appena giunto.

    Il trasferimento
    Da dove arrivavano queste motosiluranti tedesche? La storia del loro trasferimento dai cantieri navali Lurssen di Bremen (Germania) alla Sicilia è già* essa stessa degna di un film. Brema si affaccia sul Mare del Nord e per arrivare nel nostro Mediterraneo occorrerebbe circumnavigare mezza Europa, ma l'ingegno dell'uomo ha realizzato un antichissimo sogno, quello di collegare il Reno (Germania) al Rodano (Francia). Il progetto (Rhine-Rhà´ne Canal), iniziato nel 1784 e terminato nel 1833 ha permesso di unire i due grandi fiumi attraverso una complessa rete di canalizzazioni e di ben 167 chiuse che, lungo un percorso di 349 km, fa addirittura salire le barche di 100 metri d'altezza come in una sorta di grande ascensore naturale. Questo sistema ha così finalmente permesso di unire il porto di Rotterdam con quello di Marsiglia; lo stesso canale venne usato anche dagli inglesi prima della guerra.
    Dunque è deciso, in aiuto all'alleato italiano i tedeschi invieranno un contingente di motosiluranti, ma quali? I cantieri tedeschi hanno giusto in produzione una serie di S-Boote (classe S-30) abbastanza piccole (motore a 16 cilindri ) da poter passare per questi stretti canali e quindi perfette per la missione, ma costruite su ordinazione cinese! nessun problema, la Cina aspetterà*.
    Il viaggio è lungo e le insidie sono molte, quindi si decide di trasformare le "ghiotte" motosiluranti in semplici barconi fluviali, mimetizzandole. Vengono smontate le armi, pitturate con pece nera le paratie e montati falsi comignoli. Inoltre, per non dare nell'occhio, su ogni barca resteranno solo i pochi membri necessari alla navigazione trasferendo via terra il resto degli equipaggi (ogni motosilurante aveva almeno 23 uomini più un ufficiale).
    Il 7 ottobre 1941 si parte, entrando nel porto di Rotterdam e risalendo il Reno fino a Niffer, per poi entrare nel sistema dei canali via Besancon ed infine uscire a Chalon Sur Saone il 30 ottobre. Il 14 novembre ricaricati gli equipaggi le motosiluranti giungono finalmente a Port St. Louis vicino a Marsiglia, arrivando infine a La Spezia il 17 novembre. Ci sono voluti 40 giorni di navigazione, sempre in allerta per il pericolo di attacchi partigiani. A La Spezia le imbarcazioni vengono ripulite e gli vengono ripristinati i carichi operativi completi di siluri ed armi antiaeree.
    In contemporanea al viaggio fluviale abbiamo la bellezza di 120 vagoni ferroviari carichi di ogni genere di necessità* per la missione, dai siluri di riserva alle parti meccaniche di manutenzione ordinaria, che attraverseranno tutta l'Italia scendendo fino in Sicilia, ad Augusta, base operativa della missione, dove le motosiluranti arriveranno via Gaeta.
    Le prime 5 ad arrivare ad Augusta furono le S-31, S-33 (S-55 secondo altre fonti), S-34, S-35 ed S-61, seguite poi a Gennaio 1942 dalle S-54 (Lt.z.S. Herbert Wagner), S-56, S-57 (Lt.z.S. Gunther Erdmann), S-58 (Lt.z.S. Eberhard Geiger) e S-59 (Lt.z.S. Heinz Haag) e a Maggio dalle S-30, S-36 e S-60). Le S-54 e S-57 si erano attardate a Rotterdam per alcune riparazioni causate dal maltempo durante la loro missione nel mare del Nord. Il numero di serie che veniva inizialmente dipinto sulla prua delle motosiluranti, nel caso della 3° Flottiglia non fu utilizzato rendendo per questo difficile l'identificazione delle singole unità*. In alcuni casi le imbarcazioni furono "abbellite e personalizzate" con l'aggiunta di un animale marino dipinto sotto la cabina come nel caso della S-61 che aveva una Sirena, della S-58 che aveva uno Squalo, ed di altre con un Coccodrillo, un'Aragosta, un Pinguino e una Foca. Anche la colorazione che nella maggior parte dei casi fu semplicemente grigia e con la carena color ruggine, vede alcune personalizzazioni con mimetiche originali alle loro unità* operanti nel Mar Baltico, non sappiamo se queste mimetiche a strisce multicolori furono conservate anche in Sicilia. Le foto ad Augusta mostrano comunque le imbarcazioni prive di mimetica. Anche sui nomi dei vari comandanti delle singole unità* c'è un po' di confusione, certamente dovuta alla rotazione dei comandi a seguito delle prime perdite operative.

    Le missioni in guerra
    Contrariamente a quanto il nome possa far credere, le motosiluranti opereranno assai più come posamine, che non come minaccia diretta contro il naviglio avversario, anche se successi incredibili furono ottenuti anche in queste azioni di "siluramento" o mitragliamento, come contro un naviglio inglese (ML. 130) il 7 maggio 1942. In realtà* colpire una nave avversaria con un siluro non era così facile, ed anche nel caso in cui questo avvenisse la probabilità* che il siluro esplodesse nel modo giusto era abbastanza bassa. Nel corso della guerra molte modifiche vennero apportate proprio per migliorare il sistema d'innesco (a contatto o magnetico ed infine con rilevatore di suoni seguendo percorsi a zig zag), ma le mine restavano molto più efficaci, tanto che in alcuni casi le stesse motosiluranti ne furono danneggiate. Si trattava di arrivare di notte sin dentro il porto avversario e riempirne l'accesso di mine che esplodevano al contatto con le navi in ingresso o in uscita (tra il 16 ed il 31 Dicembre 1941 verranno lasciate di notte ben 73 mine davanti al porto di La Valletta). Le motosiluranti risulteranno avere un incredibile rapporto prezzo/risultati, in quanto una piccola imbarcazione di pochi soldi, con un semplice siluro o con una mina, poteva affondarne una molto più grande e costosa di lei.
    Il 5 febbraio 1942 otto imbarcazioni si spostano da Augusta a Porto Empedocle, più adatto alle missioni contro Malta e dove già* si erano trasferiti i Mas italiani. Il 10 maggio 1942 l'unità* perderà* la sua prima imbarcazione (S-31) che affonderà* al largo di Malta saltando contro una mina, portandosi in fondo al mare anche 12 membri dell'equipaggio. Pochi giorni dopo anche la S-34 verrà* colpita dalle batterie costiere maltesi. Il 24 Maggio la 3° Flotilla si sposta a Derna in Libia da cui effettua diverse azioni fruttuose contro il naviglio inglese sia in mare aperto prima che nella zona di Tobruk poi. In Agosto la Flotilla viene divisa in 3 gruppi e 6 imbarcazioni tornano ad Augusta (3 andranno a Palermo per riparazioni, altre in seguito a Tolone). Le tre di Augusta, insieme alle motosiluranti italiane, opereranno ancora contro i convogli diretti a Malta ottenendo discreti successi. A Settembre tutta la 3° Flotilla ritorna a Porto Empedocle lasciando Augusta alla 7° Flotilla appena giunta in Sicilia. A seguito dello sbarco alleato in Africa (Operazione Torch) le imbarcazioni vengono sposate in Tunisia per andare a minare le coste africane. Si alternano successi e perdite, come quella della S-35 che il 28 Febbraio 1943 affonda al largo di Bizerta, sbattendo sempre contro una mina. Il 7 maggio l'Africa è perduta e l'ultima S-Boote fugge da Bizerta stracarica di soldati tedeschi, salvandoli alla prigionia alla quale ne saranno invece destinati altri 250.000.
    Le operazioni continuano in Sicilia ed il 6 luglio 1943 anche la S-59 affonda, mitragliata da un aereo. A seguito dello sbarco in Sicilia le unità* rimanenti si spostano verso Messina, coprendo la ritirata e la traversata dello Stretto ad italiani e tedeschi. Le imbarcazioni lasciano quindi la Sicilia per dirigersi verso Viareggio, operando anche contro lo sbarco di Salerno ed affondando diverse unità* nemiche. Le due unità* S-54 ed S-61 che il giorno dell'armistizio si trovavano a Taranto per riparazioni e che riescono a scappare riempiendo di mine il porto (che causerà* perdite al nemico / ora amico ... sic ...), arrivano a Venezia dove ottengono addirittura la resa della città*(!).
    Ma le traversie dell'unità* non sono ancora finite e da Viareggio 11 imbarcazioni (insieme alle rimanenti della 7° Flotilla) vengono caricate su camion e trasportate tra le montagne fino al fiume Po lungo cui scenderanno per arrivare nel Mar Adriatico; tra successi e perdite opereranno sulle coste della Iugoslavia fino alla fine della guerra.

    Lorenzo Bovi - lobox@libero.it

    Tratto da: "Cento anni di Marina" Tullio Marcon;
    Schnellboot, Squadron Signal, Warships In Action 018;
    S-Boote, German E-Boats 1939-1945, Histoire & Collections;
    Storia Militare e vari articoli sul web.

  5. #405
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    Re: Operazione Husky

    Lorenzo Bovi
    "Der Adler vom Aetna": I tedeschi ad Acireale – parte seconda.

    La 7° Compagnia Kriegsberichter della Luftwaffe (i corrispondenti di guerra)

    Il castello Scammacca di Acireale era nel 1941 sede operativa della 7° Compagnia Kriegsberichter (motorizzata) della Luftwaffe (aviazione tedesca). Si trattava di corrispondenti di guerra incaricati di scrivere articoli e scattare fotografie dal fronte, che in questo caso erano i campi di volo tedeschi appena approntati in Sicilia per andare a bombardare gli inglesi, a Malta prima e in Libia poi.
    Abbiamo una loro bella serie di foto di guerra, sia sui campi di volo che durante azioni di bombardamento, ed esistono inoltre bei filmati dell`epoca disponibili anche su You-tube.
    Ma il compito di questi giornalisti di guerra andò ben oltre, visto che il 20 febbraio del 1941, in omaggio ai "camerati tedeschi", il giornale "Il Popolo di Sicilia" (stampato a Catania) iniziava ad uscire in edizione bilingue italiano/tedesco con la testata aggiunta "Der Adler vom Aetna", appoggiandosi evidentemente anche all`aiuto dei corrispondenti di Acireale (se non solo di quelli).
    Comandante della nostra 7° Compagnia (Kp. Fuhrer) di "giornalisti" era il famoso tenente Giese (Ober Leutnant) più volte citato nella storia di Acireale.

    Ma vediamolo questo "Der Adler vom Aetna": lo possiamo trovare presso la Biblioteca Recupero di Catania (Benedettini). Il primo articolo che mi colpisce è titolato: "Italia e Germania marceranno sempre unite(!)", il secondo "... fino alla vittoria". Ci tengo invece a riportare qui alcuni pezzi dell`epoca che, anche se un po` conditi, ci possono dare una bell`idea dell`accoglienza che le truppe tedesche trovarono a Catania e ad Acireale.

    "Come vivono i camerati del Corpo Aereo Tedesco"
    Tratto da "Il Popolo di Sicilia" a cura del direttore Ente Stampa – Martedì 11 marzo 1941

    Queste prime giornate di marzo hanno portato (a Catania) un caldo quasi estivo. .. Domenica gli avieri tedeschi sono accorsi al mare con ogni mezzo di trasporto. .. Erano tutti forniti di costumi da bagno, e così giocavano al calcio sull`arena chiara, con grande sorpresa degli isolani che stentano a liberarsi dei pastrani. .. I germanici si dimostrano moto espansivi, nelle ore della siesta si godon il sole mediterraneo offrendogli più pelle che sia possibile, adagiati nelle sedie a sdraio in semicerchio, come si vede nelle stazioni di sport invernali. Hanno la passione delle fotografie. Dovunque senti scattare degli obiettivi. Nelle mense siedono agli stessi tavoli e mangiano le stesse pietanze, piloti tedeschi e italiani. Fraternizzano nel modo più simpatico con la massima naturalezza. Questo franco cameratismo sgorga dall`animo, dalla reciproca stima, dalla consapevolezza di dover lottare duramente contro il medesimo nemico ..
    Un giorno visitai il gerontocomio di una grossa borgata etnea, dove sono accantonati reparti germanici. Una suora mi faceva da guida lungo le lucide corsie, e mi diceva dell`educazione perfetta di quei soldati stranieri, e come siano ghiotti di arance, e come allunghino troppo il caffè. Una ventata di giovinezza guerriera tra tanti vecchietti.

    Organizzazione modello.
    Campi vecchi e nuovi della Sicilia brulicano d`apparecchi di ogni tipo, nostri e germanici. Rivedo le caratteristiche ali degli "Stukas", le sagome possenti degli "Ju 88", i piccoli biplani "Cr 42", gli "Sparvieri" un pò dovunque. Sono sparsi qua e là* in modo pittoresco, promiscui anch`essi, tanto semplicemente che sembrano abbandonati. Ne incontri nei luoghi più impensabili. Così le bombe. Quelle grossissime da milleotto riposano su slitte pronte; e intorno ruzzano i marmocchi dei contadini, come niente fosse. Tra bomba e bomba pascolano le pecorelle. Tra uno Stukas e un "Falco" passa lento l`aratro che scaverà* la buona terra fumante lungo i declivi.
    Un fervore ordinato anima i campi attrezzati per le riparazioni. Andirivieni di autocarri. Macchine veloci portano gli ufficiali alle squadriglie occultate negli uliveti. I meccanici s`aggrappano sui castelli-motori. Gli specializzati s`affrettano dentro le improvvisate rimesse. I tedeschi sono giunti qui con migliaia di automezzi e intere officine. Hanno chiesto e ottenuto con fulminea precisione ogni genere di adattamenti: strade, acqua, raccordi, alloggi, depositi, ampliamenti, modifiche. E ora si trovano a loro agio; possono combattere secondo i loro sistemi. E si dicono soddisfatti. Bisogna sapere quali difficoltà* vengono superate.
    Mentre arrivano e partono apparecchi per le missioni di guerra più diverse, reparti di avieri non di turno continuano indifferenti le loro accanite sfide di palla a volo, nel succinto costume che i nostri indossavano qui lo scorso agosto. Alcuni ufficiali giocano con gli avieri, altri li allenano, fungono da arbitri, da guardialinee, da pubblico. Un`autoambulanza accorre presso un aereo appena sceso, tutto crivellato di colpi; carica due feriti e sparisce. La partita lì presso continua nel più regolare dei modi. Cos`è accaduto? Nulla. E` la guerra. Soldati forti, gente coi nervi a posto. Andranno lontano.

    Mediterraneo, Marzo 1941 (Sicilia). Di Andrea Bonomi

    .. ho voluto visitare i camerati tedeschi che picchiano sodo su Malta, e non su Malta solamente. Al primo campo di guerra che scelgo, m`è dato di assistere alla partenza di una formazione di "Stukas" per la Libia. Domani questi bravi ragazzoni biondi, con la tintarella del sole mediterraneo, decolleranno dal deserto per piombare sulle colonne britanniche in marcia o ferme ai margini della lunga strada asfaltata. Ne avvicino qualcuno. Sono entusiasti della nuova residenza, del clima, dei cibi, della ospitalità* di queste popolazioni (siciliane). ... Non è la prima volta che scavalcano il Canale (di Sicilia) e vedono l`Africa. Si dicono felici di mutar obiettivo, dopo le pestate su Malta, un po` di bersaglio animato non fa male.
    L`altro giorno questo medesimo reparto trovò nella Sirte un grosso accampamento inglese mezzo insabbiato. Gli si avventò sopra in pieno giorno mitragliando, spezzonando, bombardando. Uomini sparpagliati nel deserto, automezzi inchiodati sul posto, che certo non serviranno più.
    Ho parlato anche coi bombardieri che ebbero la ventura di imbattersi nei convogli dei rifornimenti britannici. Sono soddisfatti della strage di naviglio inflitto anche qui al nemico. Non credevano di trovare tanto lavoro nel Mediterraneo; come pure non pensavano che le difese di Malta fossero così robuste. Di notte decine di riflettori, caccia pronta, contraerei nutritissimi. Di giorno ancor peggio. L`offensiva africana ha imposto maggiore attività* a Malta e le navi avariate vi si rifugiavano forzatamente. Fu un guaio, per quelle navi e per il porto di La Valletta. La vita non dev`essere allegra a Malta. Mi fanno vedere le fotografie della portaerei "Illustrious" e delle banchine, inservibili per molto tempo. Le piste di Hal Far e Mikabba appaiono crivellate di colpi, gli impianti sfasciati. E il martellamento continua implacabile.

    Catania – Una predilezione.

    Mi sono anche fermato alcuni giorni a Catania. Non sapevo rendermi conto del motivo per cui i bombardieri britannici preferissero questa città* come mèta delle loro prodezze notturne. Immaginavo di trovarvi degli alti Comandi, dei concentramenti di truppe, dei campi d`aviazione zeppi di velivoli. Insomma tutto ciò che interessa pure un corrispondente di guerra. Invece a Catania non c`è nemmeno un collega, perché non saprebbe cosa starci a fare.
    Fui testimonio dell`ultima incursione di cui parlò il Bollettino. Un gran fracasso per nulla. Poche bombe lanciate in un quartiere popolare e popoloso, per fortuna senza vittime. Siccome la luna limpida illuminava bene il meraviglioso paesaggio etneo, non v`ha dubbio che il nemico intendesse colpire la città*. .. Se i britannici leggessero queste note potrebbero ribattere: " ma a Catania esiste un aeroporto". C`è infatti, ben lontano dall`abitato, e gl`inglesi lo conoscono perché serve al traffico in tempo di pace; cioè fornito di quelle installazioni permanenti che lo rendono visibile e quindi insicuro durante la guerra. Gl`inglesi sanno benissimo che i loro avversari .. sono maestri nell`arte di occultare i campi e i mezzi di guerra. ... Neanche di giorno e neanche a bassa quota è facile individuare i campi all`interno della Sicilia.

    A Catania si vedono certo molti ufficiali e soldati germanici di giorno per le vie, come nelle altre città* siciliane. Arrivano coi loro caratteristici automezzi color asfalto, fanno acquisti, affollano cinema e ristoranti e la sera ripartono per le loro sedi sconosciute. Circolano quelle tipiche autocarrette attrezzate, cariche di avieri allegri, in breve permesso di turno, e portano una nota vivace, simpatica, nell`animazione della città*.
    Nelle vetrine s`intrecciano le bandiere dell`Asse. Sulle stoffe esposte dei cartelli avvertono "Men spricht deutsch". Altri cartelli invitano a spedire i gustosi mandarini della Sicilia alle lontane famiglie in Germania. Ma non occorre saper parlare tedesco, sanno loro già* abbastanza d`italiano da cavarsela bene in ogni contingenza. .. Al mercato si assiste a gustose scenette tra il venditore tutto gesti e l`acquirente imbarazzato con mercanzia e denaro in mano. Ma finiscono sempre per intendersi e ridere cordialmente... Qui l`Asse funziona a meraviglia, oltre la politica e la guerra. Il Popolo di Sicilia ne è lo specchio con l`indovinata edizione bilingue, che redatta in quel modo, a titoli e testo promiscui, è l`unico esempio del genere. Esce da qualche giorno e già* incontra il favore non soltanto dei tedeschi, che la ricevono in volo su ogni campo, ma anche del pubblico più colto, che la legge con interesse e curiosità*.
    Nel primo numero il Federale rivolse un vibrante saluto ai camerati germanici nella loro lingua. Ora vi collaborano i corrispondenti di guerra tedeschi accreditati presso il CAT e gli ufficiali del loro ufficio stampa. La notte allo stesso bancone di tipografia lavorano insieme, come sui campi di battaglia, italiani e tedeschi.

    Lorenzo Bovi - lobox@libero.it

  6. #406
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    Re: Operazione Husky

    Lorenzo Bovi
    L‘8 agosto 1943 i primi carri armati inglesi entravano ad Acireale. Erano i nuovissimi Sherman, di produzione americana, in dotazione ai carristi del 44° RTR. Ma da dove arrivavano questi ragazzi? e poi dove sono andati?

    Breve storia del 44° R.T.R. Royal Tank Regiment

    Il Battaglione fu formato nel 1938 in Inghilterra, con elementi del Gloucestershire Regiment, ed equipaggiato con i carri armati Matilda MkII. Il 23 aprile 1941 viene imbarcato (carri armati compresi) sulla nave Sobiesky e trasportato in Egitto. Il viaggio in nave sarà* molto lungo visto che la circumnavigazione dell`Africa prevedeva soste in Sierra Leone e Sud Africa. L`arrivo a Suez avverrà* il 13 giugno, dopo due mesi circa di viaggio. Caricati i carri armati sul treno raggiungono Alessandria d`Egitto ed indossano le nuove divise da deserto; ora fanno parte della 4° Brigata della 7° Divisione Armata.
    Il 1° luglio 1941 partono verso la guerra (il primo morto del battaglione sarà* "Teddy` Foster, a settembre).
    Il 18 novembre prendono parte all`operazione "Crusader", la grande avanzata inglese in territorio libico, dividendosi in più gruppi, in appoggio ai Reggimenti di Nuova Zelanda, India e Sud Africa (che combattevano insieme agli inglesi). A seguito di svariati scontri con gli italo tedeschi perdono quasi tutti i carri armati. La situazione è disperata, diversi uomini del battaglione vengono decorati, molti fatti prigionieri, altri muoiono. Arrivano nuovi carri ed il 1 gennaio 1942 partecipano insieme ai sudafricani alla presa di Bardia facendo 9.000 prigionieri italiani. Alla fine l`offensiva sarà* un successo, temporaneo.
    A febbraio il Battaglione riceve i nuovi carri armati Valentine MkIII, quasi tutti distrutti nell`offensiva italo tedesca di maggio. La ritirata inglese è generale ed anche il 44° torna verso Alessandria, attestandosi con gli australiani ad El Alamein dove perdono gli ultimi mezzi. I superstiti del 44° (senza carri) raggiungono quindi in agosto le retrovie, dove verranno addestrati all`utilizzo dei nuovissimi e potentissimi carri armati americani Sherman (I, II e III). Nel frattempo le successive battaglie di El Alamein vedranno gli alleati vincenti definitivamente sugli italo tedeschi, anche grazie all`inserimento nelle loro fila di questi nuovi carri armati.

    Alle ore 10:30 del 10 luglio 1943 il 44° RTR sbarca con i suoi nuovi Sherman sulle spiagge di Avola, vicino Noto, Sicily. Lo squadrone "C" perde subito 9 carri, colati a picco con la nave che li trasportava.
    Il primo contatto col nemico avviene il 12 luglio a Palazzolo, dove vengono distrutti diversi cannoni italiani e presi 60 prigionieri. Il 13 luglio il 44° passa Siracusa ed il 15 luglio cerca di attraversare il Ponte di Primosole, sul fiume Simeto (Catania), dove però si sono attestati anche 1.400 paracadutisti tedeschi (giunti da Avignone il giorno dopo lo sbarco alleato). Il Ponte di Primosole era una struttura di ferro lunga 120 metri, protetta da numerosi bunker nascosti e sparpagliati nei dintorni del fiume Simeto. Montgomery pensa di prendere velocemente il ponte con l`aiuto di Commandos e di Paracadutisti ma non andrà* così. Quella che seguirà* sarà* una delle più cruente battaglie di tutta la campagna d`Italia, risolta in parte con l`aiuto dei cannoni inglesi che dalle navi al largo sparavano sulla costa siciliana. Nel primo attacco i tedeschi lasciano arrivare vicini gli inglesi e poi, nascosti dalla vegetazione, ne fanno una strage. La potenza di fuoco impedisce agli Sherman del 44° di aiutare la fanteria ed alla fine della giornata i morti inglesi saranno più di 100, con 3 Sherman distrutti. Il successivo attacco notturno permetterà* agli inglesi di prendere il ponte, ma i nostri carri del 44° riusciranno (per problemi radio) a salirci sopra solo la mattina, quando un cannone tedesco da 88 ne distruggerà* i primi due. Altri 3 Sherman saranno distrutti durante il corso della giornata. Alla fine gli inglesi riescono a passare il ponte, ma i tedeschi si attestano sul fossato Bottaceto, creando un nuovo sbarramento. Si combatte ormai alla baionetta, come nella prima guerra mondiale. Ma i tedeschi resisteranno ad ogni attacco e lasceranno la strada libera solo dopo aver deciso il ripiegamento sulla Calabria.
    Tra le migliaia di soldati sepolti nel "Catania War Cemetery" troviamo anche il carrista Gerald PAGE (7957644 - 2 C 35) appartenente al 44° Royal Tank Regiment. Il suo carro venne colpito dai tedeschi nella piana di Catania il 18 luglio 1943 e lui restò ucciso sul colpo, aveva 22 anni.

    Il 5 agosto i carri armati Sherman del 44° RTR entrano a Catania e, finalmente, l‘8 agosto arrivano ad Acireale. Salgono su dalla stazione fino a piazza Duomo, dopo che i genieri hanno aperto la via interrotta dagli artificieri tedeschi. Un testimone ricorda di aver visto passare un soldato tedesco ferito, che aveva appena fatto saltare il ponte sulla ferrovia. Vengono anche fatte brillare le mine che i tedeschi avevano lasciato innescate. Alle ore 15 i carri armati sono in p.zza Duomo e sparano contro un cannoncino tedesco lasciato a copertura in fondo alla Via. L`orologio della cattedrale è rotto e segna le 14,40.
    Il 17 agosto gli Sherman arrivano a Fiumefreddo. La guerra in Sicilia è terminata.

    Il 7 settembre la brigata si trova a sud di Paternò mentre tra il 23 e 24 viene traghettata al di là* dello stretto. Sale fino a Taranto e poi a Lucera, dove arriva l`8 ottobre 1943. Riprendono l`azione il 3 novembre, bloccati da aspri combattimenti sul fiume Sangro. Per riuscire a passare ci metteranno quasi un mese. L`8 dicembre perderanno 6 carri nei combattimenti di Rualti, arrivando ad Ortona il 14.
    Finalmente escono dai combattimenti, tornando a Taranto. Il 27 gennaio si imbarcano per tornare in Inghilterra, dopo più di 3 anni di lontananza da casa.

    I mesi di marzo, aprile e maggio 1944 verranno spesi in preparazione del D Day. Il giorno 8 giugno lasciano il porto di Gosport per sbarcare l`indomani con i loro carri armati sulle spiagge della Normandia, concentrandosi ad Anbliè e Caen. Nel contrattacco tedesco perdono 13 carri, più 9 danneggiati (con 9 morti ed una trentina di feriti e dispersi). Nella battaglia di Falaise perdono altri due carri. Il 29 agosto attraversano la Senna. Attraversano il confine belga, passando sui teatri della prima guerra mondiale. Il 17 settembre prendono parte all`Operazione Garden e poi Arnhem, insieme ai paracadutisti americani della 101°. Il 10 ottobre attraversano il fiume Reno a Waal. Finalmente il 25 novembre ottengono 6 settimane di riposo.
    Il 23 febbraio 1945 attraversano la Linea Sigfrido concentrandosi a Goch. Seguiranno diversi scontri con i tedeschi che li costringeranno a ritirarsi a Nymegen. Passano il Reno nuovamente il 24 marzo. Il 19 aprile vanno all`attacco di Bremen, con grande supporto aereo, liberando la città* dai cecchini solo il 25. Sono pronti ad assaltare Amburgo, quando il 5 maggio alle ore 08:00, la guerra sul loro fronte finisce.
    Il 9 maggio 1945 il 44° RTR si posiziona a Uetersen per iniziare il suo ruolo di controllo sul paese occupato.

    Altro che turismo di massa!

    Lorenzo Bovi - lobox@libero.it

  7. #407
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    Re: Operazione Husky

    Integrazioni interessanti
    luciano

  8. #408
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    Re: Operazione Husky

    Citazione Originariamente Scritto da cocis49
    Integrazioni interessanti
    Quoto!
    ... Oh si, credo che l'inferno di Satana sia nulla di fronte alla lotta sostenuta nella piana di Gela!
    T.Col. Dante Ugo Leonardi 34° rgt ftr Livorno[left:3plznhey][/left:3plznhey]

  9. #409
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    Re: Operazione Husky

    STUG IN SANTAGATA di militello
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  10. #410
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    Re: Operazione Husky

    Confermo. Complimenti a Silent Brother ed a Costanzo. Bravi percè individuando la località* esatta hanno corretto l'errata didascalia che attribuiva la foto a Gela.
    http://www.facebook.com/photo.php?fbid= ... hoto_reply
    ... Oh si, credo che l'inferno di Satana sia nulla di fronte alla lotta sostenuta nella piana di Gela!
    T.Col. Dante Ugo Leonardi 34° rgt ftr Livorno[left:3plznhey][/left:3plznhey]

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