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Discussione: Operazione Husky

  1. #81
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    Re: Operazione Husky

    e' un caro ricordo anche x me
    comunque faro' una ricerca anhe su questo perche' merita !
    mi saro' confuso on i gradi ma la storia e' storia
    chi combatte può anche perdere - chi non combatte ha già perso

  2. #82
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    Re: Operazione Husky

    Ciao Mimmo non voglio far passare a tutti i costi per eroi i nostri soldati che combatterono in Sicilia, e sono ben cosciente che ci furono situazioni discutibili (come ritengo ovunque e in tutti gli eserciti), non volendo ripetere le cose ormai già* dette più volte circa le nostre condizioni sul campo, cito quanto scrisse il generale Emilio Faldella: .............................che gli italiani non si siano battuti fece per esempio attribuire esclusivamente alla divisione Goring , il contrattacco dell`11 luglio in direzione di Gela, mentre la maggiore penetrazione nella zona occupata dagli americani, fu ottenuta dalla divisione Livorno, la resistenza nella piana di Catania che costrinse l`8a armata ad arrestarsi e il comando alleato a mutare i suoi piani, fu attribuita esclusivamente ai tedeschi.
    ......................la 3a divisione americana avanzò verso Agrigento e nei dintorni della città* si combattè vivacemente fino alla sera del 16 luglio "il Morison scrisse: Gli italiani combatterono coraggiosamente per Agrigento"
    Continua il Faldella..........................il raggruppamento Schreiber protesse la ritirata della 15a divisione logorandosi in diversi fatti d`armi fino all`esaurimento.
    Sulla direttrice Agrigento-Palermo le avanguardie americane dovettero superare tenaci resistenze e respingere arditi contrattacchi dei pochi elementi autotrasportati che costituivano il raggruppamento mobile comandato dal generale Goffredo Ricci," il Morison scrisse: A S. Stefano Quisquina il gruppo mobile( gen.Ricci) interamente italiano, fece un vigoroso tentativo di fermare l`avanzata..L`attacco sferrato in tre direzioni alle 13.30 del 20 luglio continuò tutto il pomeriggio"
    Continua il Faldella...................... il 27 luglio, quando la 7a armata americana stava per sferrare l`offensiva nel settore Santo Stefano-Nicosia, avvenne un colpo di scena, il comando della divisione Aosta informò il comando d`armata che la 15a divisione tedesca, sebbene non ancora attaccata, stava sgomberando le posizioni di Nicosia, abbandonando alla loro sorte i reparti della stessa divisione Aosta.
    Il generale Guzzoni chiese immediatamente spiegazioni al tenente colonnello tedesco Meier, aiutante del generale von Senger, che rappresentava il maresciallo Kesserling presso il comando dell`armata e ne ebbe risposte evasive e imbarazzate.
    L`indomani mattina, 28 luglio, si presentarono a Guzzoni i generali Hube e von Senger, i quali cercarono di giustificare l`arretramento della 15a divisione, con la stanchezza dei soldati, Guzzoni insistette perché si resistesse ad oltranza e Hube fu irremovibile nel sostenere che doveva effettuare una manovra in ritirata.
    Benché i generali tedeschi, per eseguire l`ordine tassativo ricevuto di mantenere il segreto, tenessero un contegno ambiguo, fu tosto chiaro che stavano per sgomberare la Sicilia.
    C`è anche da aggiungere che la caduta del fascismo e gli avvenimenti politico-militari che incalzarono in Italia nell`estate del 43 impedirono di conoscere la verità*, i fascisti della Repubblica di Salò fecero della mancata resistenza in Sicilia argomento di propaganda contro l`esercito e i suoi capi, tanto che Kesserling dovette intervenire per far liberare il generale Guzzoni che era stato arrestato.
    Mussolini sostenne l`assurdità* che lo sbarco alleato potesse addirittura essere respinto.
    Il silenzio dell`ufficio storico dell`esercito contribuì a lasciar diffondere opinioni errate, ormai tanto radicate da resistere anche ai più convincenti argomenti.
    Un plauso per il servizio non facile che hai svolto in Aspromonte.
    Ciao MP cougars non preoccuparti può succedere a tutti noi che scriviamo.
    luciano

  3. #83
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    Re: Operazione Husky

    Voglio farvi partecipi di due interviste di reduci della campagna di Sicilia. Si tratta di due personaggi molto diversi che potremmo definire uno l'eroe e l'altro l'antieroe. Il primo è Giovannino Altamore, di Grammichele, aviere della contraerea, congedato per malattia, ma volontario nei combattimenti di Vizzini. L'altro è Angelo Malluzzo, di Canicattì, sergente della contraerea del R.E., arresosi agli americani senza combattere. Ho avuto il piacere di conoscere ambedue ed ho riportato le loro testimonianze nel mio libro "La cresta a coltello". Ve li invio così come li ho trascritti sul libro, usando il tempo presente come in un diario.
    Giovanni Altamore, grammichelese di ventidue anni, non ha dormito tutta la notte. Pensa al fatto che il nemico è sbarcato a Gela e avanza velocemente. Sente, soffocati, gli scoppi dell`artiglieria provenienti da levante e da mezzogiorno.
    "Il nemico è arrivato a Vizzini ed io ho un nodo alla gola ed una fiamma che mi brucia dentro. Non posso rimanere a casa in attesa, senza fare nulla, devo combattere, devo difendere la mia terra. Il destino ha voluto che io non potessi andare al fronte. Mi sono arruolato volontario nella Regia Aeronautica nel 1941. Sono stato destinato all`aeroporto di Vibo Valentia, dove sono stato addestrato come mitragliere della contraerea. Una notte piovosa, mentre ero di guardia, l`aviazione nemica ha bombardato l`aeroporto, distruggendo il casotto che serviva alle sentinelle per ripararsi. Ho preso acqua per tutta la notte e come conseguenza sono stato colpito da pleurite. Mi hanno congedato dopo meno di un anno di servizio perché inabile. Tornato a casa ho ripreso a fare il contadino. Ero innamorato di una ragazza di nome Maria Morello e le facevo una corte spietata. Apparteneva ad una famiglia di stato sociale superiore alla mia ed i suoi genitori non volevano concedermi la sua mano. Allora, ambedue decisi ed innamorati, siamo scappati, abbiamo fatto la fuitina. All`inizio di quest`anno gli anglo-americani hanno aumentato la loro pressione sulla Sicilia con continui bombardamenti aerei, anche contro le abitazioni. Così abbiamo deciso di abbandonare il paese e di rifugiarci nella campagna di zia Carmela, in contrada Costa Carbone, due chilometri fuori Grammichele nella strada per Caltagirone. Eravamo io, mia moglie Maria, i miei genitori e i miei fratelli".




    Altamore ha sentito dire che gli americani sono entrati a Licodia e che a Vizzini Scalo si combatte. Ha deciso di andare, di offrire la sua vita alla Patria. Si lava e si veste velocemente, indossando la sua camicia nera ed il fez. E` fascista da quando andava alla scuola elementare, quando si esaltava ascoltando le avventure di Cesare Mori, il prefetto di ferro che negli anni Venti ha inferto un durissimo colpo alla mafia. Ha percorso tutta la trafila, da figlio della lupa fino a istruttore premilitare. Lo straniero sta calpestando la terra italiana e Giovanni non riesce a rimanere fermo e al sicuro. Così, quando il sole si è appena affacciato a levante, saluta la moglie dicendole:
    "Vado a Grammichele, non ti preoccupare se rientro tardi, ho da fare".
    Giovanni va a Grammichele e cerca il segretario del Fascio, l`avvocato Vincenzo Morello, per proporgli di organizzare la resistenza contro l`invasore. La Casa del Fascio in Piazza Umberto è chiusa ed in giro non si vede nessuno di quei signori che per vent`anni avevano portato la camicia nera.
    Nel momento della verità* i vari gerarchi si sono dileguati: il notaio Antonino Vacirca, il commendatore Gaetano Gianformaggio, Rosario Aquilotti, Costantino Di Salvo, Michelino Murgo. Questi uomini si erano sempre riempiti la bocca di Patria e per anni hanno raccontato che loro erano in prima fila quando il Duce è passato da queste parti: sabato 14 agosto 1937, XV anno dell`Era Fascista, presso il bivio Gigliotto, c`era una folla immensa che acclamava il Duce, il quale, nella sua automobile scoperta, annuiva e salutava sorridente. C`era tutto il Calatino: la milizia schierata, i giovani fascisti, i rurali, le famiglie, le autorità* locali. Saranno state 40-50 mila persone. Echeggiava un unico urlo: "Viva il Duce". E lui, rivolto all`immensa folla osannante, disse con la sua voce tonante e decisa:
    "Nessun nemico metterà* mai piede in Sicilia".
    Erano i tempi del trionfo, della gloria, del consenso. Ora tutto sta crollando e la maggior parte dei fascisti, gerarchi compresi, si defila.
    Giovanni va alla Casa del Fascio e, con l`aiuto di suo fratello, ne forza la porta, brucia lo schedario dei tesserati, porta via il gagliardetto del Fascio e il busto in metallo di Mussolini per evitare che siano presi dal nemico. Poi rompe il lucchetto che blocca la rastrelliera, prende un fucile 91 con i relativi caricatori, esce e s`incammina verso l`uscita del paese. In zona Conzo passa un camion tedesco della "Goering" che, alla richiesta di un passaggio, si ferma e fa salire a bordo Giovanni, poi si avvia verso il fronte, a Vizzini Scalo.
    Il camion della Luftwaffe si ferma in contrada Maguli, davanti la villa del barone Gaudioso. Altamore è fatto smontare dall`automezzo e viene accompagnato davanti ad un ufficiale che, all`esterno della casa, si sta rinfrescando i piedi dentro una bacinella di acqua fresca. Si tratta del capitano Robert Rebholz, barone di Bad Honnef, comandante del gruppo di combattimento tedesco che presidia il settore di Vizzini, ala sinistra dello schieramento difensivo della divisione "Goering". E` un uomo di 28 anni, dal viso scavato, alto, snello, con capelli lisci e castano chiaro, dal portamento signorile. Il capitano parla l`italiano ed interroga quel giovane volontario che, in controtendenza con i tanti, troppi militari italiani che buttano le divise, indossano abiti civili e fuggono, vuole andare al fronte, desidera battersi. Rebholz ha visto molti italiani fuggire, privi d`ogni velleità* bellicosa. Ha sentito dire che nei pressi dell`aeroporto di Comiso un intero battaglione di camice nere si è arreso agli americani dopo una parvenza di resistenza e che la guarnigione della potente piazzaforte di Augusta è fuggita a gambe levate prima di vedere il nemico. A Vizzini ha visto squagliarsi il reparto schierato tra il camposanto e la stazione di Vizzini Città*. E questo italiano, con un arcaico fucile dello scorso secolo, è qui da solo per combattere! Poi controlla i suoi documenti personali e militari. Altamore viene autorizzato ad andare in prima linea e due granatieri lo accompagnano nell`avamposto che si trova 500 metri oltre la ferrovia, a sinistra della strada per Licodia Eubea.
    La postazione, coperta da alcuni alberi, è formata da una ventina di uomini e si distende sulle due colline di Campo Liberto. E` armata con un cannone anticarro da 50 mm e, più avanti, con tre mitragliatrici ed è comandata dal tenente May che parla un discreto italiano. Questi ordina ad Altamore di posare il moschetto e di trasportare le cassette di munizioni da un piccolo deposito verso il cannone, distante circa una trentina di metri.
    Altamore osserva davanti a sé una valle coltivata a vigneti, con qualche casa di campagna, pochi mandorli ed un sentiero che da Campo Liberto va verso sud, tagliando a metà* la valle. Presa una cassa di munizioni per la maniglia, la trascina strisciando per terra, quando comincia il tiro dell`artiglieria e delle mitragliatrici dalla linea americana, posizionata sulle colline di fronte. Altamore ed i soldati tedeschi vicini a lui sentono sopra le teste il sinistro sibilo dei proiettili e delle schegge che tranciano i rami degli alberi, facendoli piovere al suolo. Il granatiere tedesco più vicino ad Altamore si sfila l`elmetto grigio e lo mette in testa all`italiano. E` un gesto generoso e gratuito, verso uno straniero che vede per la prima volta.
    Nel comando di reggimento di Monterosso Almo il colonnello Anckorn è stato informato dagli ufficiali di collegamento britannici che la 51^ divisione "Highland" sta attaccando Vizzini e gli hanno richiesto di appoggiare l`attacco da ovest. Il colonnello, raggiungendo la vicina postazione radio delle ferrovie, ha preso un biglietto di spedizione e vi ha scritto sopra un ordine per il tenente colonnello Murphy:
    "Murphy, vai e aiuta gli inglesi".
    E`, dunque, il I battaglione del 157° fanteria a sviluppare l`attacco contro i rilievi ad ovest di Vizzini. Gli americani hanno intensificato il tiro d`artiglieria e gli scoppi investono tutta la zona della Stazione ferroviaria. In appoggio sono giunti a Licodia cinque Sherman ed una decina di semicingolati Halftrack M3 carichi di fanteria del 753° battaglione corazzato. I tiri dei 105 devono ammorbidire la difesa tedesca, poi scatterà* l`attacco. La punta dell`attacco sarà* formata dagli Sherman, carri da 30 tonnellate con cannoni da 75 mm.
    Sulla cima di Monte Altore è stata ripristinata la postazione tedesca di osservatori, stavolta in una trincea scavata a mezza costa in quel terreno pietroso e durissimo e mimetizzata con teloni cachi. Ai lati vigilano due postazioni di MG. Due compagnie del 157° reggimento dell`US Army sono avanzate durante la notte e sono pronte all`assalto. La colonna di carri, autoblindo e semicingolati è in movimento, protetta dalle granate fumogene sparate dall`artiglieria americana. Le stesse granate fumogene proteggono l`avanzata della fanteria, mentre Monte Altore è colpito da numerosi proietti esplosivi. I mezzi e la fanteria non percorrono la rotabile, troppo scoperta, ma scendono nella valle, cercando dietro le case, gli alberi e gli speroni rocciosi un riparo.
    Più arretrate, le squadre di mortaisti della "Goering" rispondono al fuoco nemico insieme agli 88. Lo scoppio delle granate americane è fitto e terrorizza i tedeschi, i quali sono tutti stesi per terra, ma in posizione da proteggere con i loro corpi il giovane volontario italiano. Alcuni di loro sono colpiti da schegge e portati nella casetta rossa utilizzata come infermeria da campo, dove il medico militare e gli infermieri si prodigano per curare le ferite.
    Altamore, in coppia con un tedesco, riprende a trasportare le casse verso le postazioni, sudando sotto il crudele sole di luglio. Il frastuono degli scoppi lo ha reso quasi sordo, ma non capirebbe comunque quello che gli farfuglia in tedesco il suo compagno di fatica.
    L`artiglieria americana allunga il tiro, mentre la fanteria, accompagnata da alcuni carri, avanza in fondo alla valle, ormai a circa 150-200 metri dall`avamposto germanico. Il tenente May osserva al binocolo l`avanzata del nemico, poi passa il binocolo ad Altamore, il quale, per la prima volta, vede i soldati americani, nella loro divisa color mostarda, con i capi coperti da grandi elmetti. Li vede avanzare a balzi, con scatti brevi che terminano dietro a qualche riparo naturale. I colpi dell`anticarro immobilizzano alcuni corazzati nemici che rimangono fermi e fumanti a valle, mentre le micidiali MG innaffiano di piombo i fanti nemici avanzanti. Si giunge ad una pausa quando il sole è al centro del cielo ed arde imparzialmente su tedeschi ed americani.
    Nell`avamposto tedesco i granatieri approfittano di una pausa per mangiare, tirando fuori scatolette di carne e gallette. Altamore, privo di cibo, rimane appartato. Subito i militari tedeschi si avvicinano e fanno a gara per offrirgli una parte delle loro razioni.
    L`attacco nemico riprende e la fanteria americana riesce ad avanzare fino ad un centinaio di metri dall`avamposto, seminando morti e feriti nel percorso. L`anticarro tedesco spara ad alzo zero, mentre un isolato fante americano riesce ad avvicinarsi sparando all`impazzata col suo mitra. Gli zampilli di terra prodotti dai proiettili sono vicinissimi all`ardito nemico, il quale, però, si salva nascondendosi dietro una casa. Il cannoniere ritiene di non dover sprecare un proietto per un singolo uomo, così cambia obiettivo. Ora Altamore partecipa attivamente alla difesa della postazione, imbracciando il moschetto e facendo fuoco verso quegli uomini dal volto anonimo che sono venuti d`oltre oceano per fare la guerra.
    Il colonnello Anckorn si è spostato in prima linea ed osserva col binocolo l`avanzata delle sue truppe, pronto a lanciare in battaglia le riserve. E` interrotto da una telefonata del generale Middleton, il comandante di divisione:
    "Ascolta Charlie: quella carogna di Monty vuole la SS 124 per il 30° corpo d`armata britannico ed Alexander lo appoggia. Devi sganciarti e tornare sui tuoi passi verso il mare. Poi, da lì, tutta la 45^ dovrà* percorrere la litoranea verso Gela, dove riceverai gli ordini per il nuovo schieramento".
    Sulla comunicazione telefonica cala un silenzio tombale. Poi, dopo qualche secondo, esplodono le urla e le imprecazioni di Anckorn che ha perso la sua tradizionale calma:
    "I miei ragazzi sono in linea e stanno sputando sangue per prendere un bastardo di monte alto e pietroso. Stanno morendo qui da due giorni ed io non alzerò il culo fin quando non avrò cacciato via l`ultimo mangiacrauti".
    Con voce calma, ma ferma, Middleton incalza:
    "Charlie, devi fermare l`attacco. Ho l`ordine di Alexander controfirmato da Patton. Non c`è nulla da fare. Tieni sotto pressione i tedeschi con l`artiglieria, fin quando le tue truppe non saranno sostituite dai canadesi". A domani Charlie".
    Anckorn tenta di replicare, ma Middleton ha abbassato la cornetta. Tra imprecazioni che fanno tremare i sottoposti, il colonnello fa interrompere l`attacco quando sono circa le 14 e il sole è alto, rendendo roventi gli elmetti, gli automezzi e le armi. Sotto un fuoco tedesco senza risparmio, gli americani si ritirano celermente verso le basi di partenza di Licodia. I soldati americani non capiscono e inveiscono contro il proprio comandante.
    Il capitano Rebholz non comprende la ritirata del nemico, quando ancora non ha messo in campo il massimo sforzo e teme una trappola, un`azione di sorpresa.
    Alle 15,30 è giunto al comando di Caltagirone della divisione "Goering" l`ordine di ritirata della 6^ Armata. Lo legge il comandante di divisione, il generale Paul Conrath, uomo d`acciaio più propenso ad attaccare che a ritirarsi:
    "Si dispone che la divisione Hermann Goering con la maggior parte delle forze deve agire verso l`aeroporto di Catania in modo da ristabilire in giornata la situazione da quella parte. Firmato generale Guzzoni".
    Monte Pà*ncali, a sud di Carlentini, è stato preso dalla 50^ Divisione britannica: la porta della Piana di Catania è aperta. Si combatte a Villasmundo, Carlentini, Lentini, sul ponte dei Malati, a Francofonte. In quest`ultima località* i paracadutisti tedeschi del 2° battaglione del maggiore Rau resistono tenacemente all`avanzata da Buccheri della 152^ brigata scozzese, con sanguinosi combattimenti a Carpitello, al quadrivio di Lingemi, al bivio Marischelchi-Scordia, in contrada Ingegna. Se Francofonte cade, si chiude la via di ritirata ad oriente. La pressione da sud di ben due divisioni e due brigate britanniche e di un gruppo tattico reggimentale americano è troppa anche per una divisione corazzata tedesca. Così Conrath decide di arretrare la sua ala sinistra da Vizzini a Grammichele e Caltagirone, per poi ritirarsi lentamente verso la nuova linea di resistenza che va da Raddusa, sull`alto corso del torrente Gornalunga, al Dittaino, nella confluenza col Simeto.
    Dopo circa un`ora, il gruppo Rebholz riceve dal comando di divisione l`ordine di ritirata per Militello. Rebholz, già* sotto pressione dalla 51^ divisione scozzese, dovrà* lasciare in paese una piccola retroguardia rinforzata da un plotone di paracadutisti giunti da Francofonte, possibilmente senza far scoprire la manovra dal nemico. I paracadutisti copriranno la ritirata della guarnigione di Vizzini che dovrà* completarsi prima di sera. Dovrà* lasciare anche qualche squadra d`artiglieria e di mortai con relativi pezzi. Sulla strada per Militello dovrà* costituire delle postazioni di retroguardia nei pressi del Deposito della Regia Aeronautica e del casello di Mineo, col compito di ritardare l`avanzata del nemico.
    A Vizzini Scalo il capitano Rebholz, scemato il fuoco dell`artiglieria americana, ha avvisato gli ufficiali dipendenti per la ritirata, da completare entro la notte, poi ha mandato a chiamare il volontario italiano:
    "Noi dobbiamo ritirarci. Se volete, potete venire con noi".
    "No – risponde Altamore – devo raggiungere mia moglie che è in pena per me e mi sta aspettando".
    "Allora vi farò accompagnare da un autocarro nella vostra abitazione. Mi onoro di avervi conosciuto. Addio".
    Altamore, commosso e inorgoglito da quelle parole, saluta calorosamente il nobile tedesco e i soldati. Un camion con due granatieri lo prendono a bordo e lo accompagnano fino a Grammichele, rischiando un mitragliamento aereo. Altamore smonta dal mezzo alle porte del paese, dove una folla numerosa sta svuotando il magazzino militare sito in via Volta, poi attraversa il centro abitato e si avvia verso Costa Carbone. Giunto a San Arcangelo, appena fuori paese, è fermato da un capitano dell`esercito italiano che, in preda ad una grande agitazione, gli punta la Beretta. E` convinto che si tratta di un disertore e lo minaccia con l`arma, gridando:
    "A che punto si è ridotto il soldato italiano. Traditore, ti debbo uccidere".
    Per fortuna il capitano non spara immediatamente, lasciando ad Altamore il tempo di spiegare la sua situazione. Ascoltata la sua storia, gli chiede scusa e lo lascia andar via.
    Al tramonto il giovane giunge a Costa Carbone, nella campagna di zia Carmela, la quale, appena vede il nipote, gli inveisce contro:
    "Unnastatu. Ppi curpa tò a carusedda nun vosa manciari".

    Giovanni Altamore, con la camicia e i pantaloni strappati in più punti a causa delle spine e delle pietre su cui ha strisciato, va verso la moglie per abbracciarla, ma è bruscamente respinto e rimproverato:
    "Dove sei stato tutto il giorno?",
    chiede la moglie Maria.
    "Sono andato al fronte a Vizzini per difendere la nostra Patria".
    Maria si mette a piangere, dicendo:
    "Non voglio essere baciata perché non mi vuoi bene, altrimenti non mi avresti lasciata sola in un giorno come questo".
    Giovanni si è salvato dall`artiglieria americana. Si salverà* dalla collera della moglie?


    Uno dei capipezzo della Valata è il sergente Angelo Malluzzo, ventiquattrenne originario di Canicattì, il quale mette in atto gli ordini e, come gli altri, smonta l`otturatore del suo cannone e lo getta nel Torrente Mà*sera:
    "Mi hanno chiamato al servizio di leva nel 1939. Ho lasciato il mio paese, Canicattì, per andare all`altro capo dell`Italia, Trento, presso il 146° reggimento d‘artiglieria. Lì mi sono guadagnato i gradi di sergente e l`incarico di istruttore. Nell`estate del 1941 il mio reggimento è stato incorporato nel CSIR per essere inviato in Russia ed allora ho chiesto rapporto al mio comandante di corpo, richiedendo di non andare, dato che avevo già* tre fratelli al fronte. Il colonnello mi ha risposto che c`era un`unica speranza: accettare l`interpellanza per i paracadutisti. Nonostante la paura, ho dovuto accettare il rischio: sempre meglio lanciarmi nel vuoto con un paracadute che marciare nella steppa russa a 40° sotto zero. Sì, ho scansato la Russia frequentando un anno di corso per paracadutista nella scuola di Tarquinia. Alla fine ho avuto la fortuna che la mia domanda di trasferimento è stata accolta, a causa delle gravi condizioni economiche della mia famiglia priva di mezzi di sostentamento per la morte di mio padre. Nel dicembre del 1942 ero a Palermo in attesa di assegnazione. A spasso per la città* ho incontrato una mia ex recluta, un ragazzo di Trento, il quale mi ha salutato festosamente e con gioia. Ci siamo seduti al tavolino di un bar, dove mi ha detto che prestava servizio a Trapani in una batteria contraerea e mi ha confidato che aveva presentato domanda di trasferimento per l`Africa e per la Russia: ovunque, pur di non rimanere a Trapani. Turbato da questa confessione, l`indomani mi sono presentato al comando di Palermo, chiedendo qual era l`alternativa alla batteria di Trapani. Mi hanno risposto Vizzini. Dov`è questo posto? Non ne avevo mai sentito parlare. Ho fatto dodici ore di treno per raggiungere questo paese in provincia di Catania. Dopo qualche tempo ho portato anche mia madre e le mie sorelle".
    Trasferito a Vizzini, alla batteria da 75/27 C.K. di corpo d`armata, Malluzzo è stato destinato alla sezione della Valata, quale sottufficiale capopezzo. A Vizzini ha portato la sua famiglia, la quale ha aperto una bottega di generi alimentari in largo Cappuccini. Ora Angelo Malluzzo deve cercare di sopravvivere, così un`asciugamani bianca è legata sopra un bastone fissato nel terreno.
    Gli artiglieri cominciano ad incamminarsi sulla salita che porta in paese, ma sono fermati dall`improvviso apparire di alcuni militari americani che, minacciosi, puntano le loro armi, circondando il gruppo di artiglieri italiani. E` un plotone esplorante del 157° reggimento fanteria che ha avuto ordine di prendere contatti con gli inglesi e di cercare una via più agevole per entrare a Vizzini, visto il difficile ostacolo del Monte Altore, dove si prevede una dura resistenza nemica.
    Il giovane tenente che li comanda, puntando un mitra Thompson, grida agli italiani di arrendersi.
    "Hands up".
    "Non sparate. Ci arrendiamo, ci arrendiamo,"
    esclamano gli impauriti artiglieri italiani che, no, non vogliono morire proprio ora, alla fine, quando ormai tutti fuggono, quando ormai tutto è perso.

    Non la pensano così i tedeschi del 382° reggimento granatieri che presidiano Vizzini. Dal paese il comandante tedesco della guarnigione ha osservato l`avanzare degli americani ed ha mandato un pattuglione di una quindicina di uomini per verificare la consistenza del nemico. Il sottufficiale che li guida, un anziano e corpulento maresciallo dai baffoni rossi, fa allargare a ventaglio i suoi granatieri e poi ordina l`assalto. Presi di sorpresa e sconoscendo l`entità* del nemico, gli americani arretrano velocemente rispondendo al fuoco, riattraversano il ponte sul fiume Dirillo e si piazzano sulla prima collina, pronti a respingere l`assalto. Per terra ci sono tracce di sangue, qualcuno è stato colpito, ma non ci sono caduti. I prigionieri italiani si sono gettati per terra o dietro dei massi. Ora, considerando la situazione cambiata, strisciano verso la strada, seguendo le indicazioni del maresciallo tedesco che fa ampi cenni con le mani, indicando loro di salire verso il paese. Dietro gli italiani s`incamminano i tedeschi, i quali, ogni tanto, si girano per rispondere al fuoco degli americani. Per gli italo-tedeschi l`azione è stata fortunata: ci sono solo due feriti leggeri ed ora tutti sono in salvo nel centro abitato.
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  4. #84
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    Re: Operazione Husky

    Luciano sono daccordo in toto .Rimango convinto che sono i fatti a dimostrare il valore degli italiani che combatterono qui anche se ci furono in altre parti della Sicilia comportamenti poco onorevoli.Basta sfogliare le pagine del Faldella per rendersi conto del valore del soldato italiano.Riporto alcuni giudizi che la dicono lunga
    La Gazette de Lausanne del 12 luglio chiarisce che mentre " une violente bataille fait rage en Sicile" e " que les premières contreattaques ont ètè dèclenchèes par les Italiens avec un certain nombre de chars. Elles ont ètè brisees par les troupes amèricaines appuyèes par l`artillerie des forces navales se trouvent dans le voisnage" , " A Berlin, la bataille de Sicile reste au second plane"

    Il Gen. Dwight D. Eisenhower ha detto delle truppe italiane: " Se queste truppe non sono vittoriose su qualunque campo di battaglia, è certamente perché attaccate da forze numericamente superiori"

    BOLLETTINO DI GUERRA N. 1150 DEL 19 LUGLIO 1943 " ...Nei combattimenti dei giorni scorsi, si è distinta per il suo valoroso
    Comportamento la DIVISIONE LIVORNO."

    Da intercettazioni radio e da testimonianze rese dagli stessi americani durante la prigionia che avevano combattuto quella battaglia e da riviste di giornali dell`epoca intorno alle 11.00 il Gen. Patton aveva richiesto i mezzi per il reimbarco.
    Anche qualche anziano della città* afferma che il reimbarco stava per esserci.
    Anche Von Senger e Guzzoni per anni credettero che gli americani stessero reimbarcandosi. Il messaggio di reimbarco delle 11.30venne intercettato dalla VI armata e a quanto pare recitava così
    " Seppellire l`equipaggiamento sulle spiagge e fare i preparativi per reimbarcarsi . Patton "
    Il documento non sopravisse ma ci furono molti testimoni che affermarono che fu intercettato dalla VI Armata.
    Alle 11.30 il Gen. Patton diramò per radio in chiaro l`ordine alla 1 divisione di prepararsi al reimbarco.Questo messaggio fu intercettato dal comando della 6° armata.
    Di questo reimbarco si è parlato molto, e "... molti comandanti americani o dissero di aver dimenticato quel messaggio o lo smentirono recisamente. Tuttavia il generale Faldella, in una conversazione avuta con me, sostenne che il messaggio fu inviato ed intercettato. La mattina dell`undici luglio, al quartier generale della VI Armata, a Enna- ricordò- eravamo tutti in attesa di notizie sullo sviluppo del contrattacco sferrato dalle divisioni ‘ Hermann Goering` e ‘Livorno`. Sapevamo già* che lìinizio era stato buono, ma il nostro servizio intercettazioni non era ancora riuscito a decifrare il nuovo codice usato dagli americani durante le operazioni di sbarco, perciò eravamo all`oscuro circa le intenzioni del nemico. Ad un tratto, alle 11.30, il capo del servizio intercettazione piombò nel mio ufficio col testo di un messaggio intercettato e trascritto in inglese, a matita, da un operatore radio; sotto era stata scarabocchiata in fretta la traduzione italiana. Per quel che posso ricordare, il messaggio diceva: ‘Sotterrate il materiale sulle spiagge e tenetevi pronti per il reimbarco`. " ( Hugh Pond )
    Il colonnello Robert Henriques, ufficiale inglese di collegamento presso Patton, dice:" sono certo che Patton non trasmise personalmente quel messaggio, ma è probabile che qualcuno del quartier generale della 1 divisione o della 7 armata lo abbia trasmesso nel momento in cui la battaglia era al culmine".

    Su un fronte di 18 km la battaglia volgeva a favore delle truppe italo tedesche a costo di gravi perdite, ma fra le 12.00 e le 13.00 da Licata giunsero truppe corazzate americane che attaccarono il fianco dx della colonna Mona(colonna di dx della Livorno) accerchiandoli e scongiurando così il reimbarco.La livorno si spinse fino a qualche chilometro dal centro abitato essendo stata più incisiva e pericolosa della Hermann Goering.
    Per MPCougars, non penso che devi avere necessariamente scambiato i gradi.A volte può capitare di leggere racconti o testimonianze di gente che visse quei momenti e che nell'esposizione dei fatti può indurci forse in confusione, però so che c'era anche un mitragliere sergente che fece per cento come dici tu
    Per Mimmo, io non so se il Faldella abbia potuto far confusione però è vero che spesso tra gli angloamericani quelli che hanno riconosciuto anche se solo in parte il valore dei soldati italiani furono gli americani, mentre gli inglesi hanno sempre avuto troppa aria di superiorità* e spesso hanno cercato di sminuirne notevolmente il valore. Comunque anche il Cap. Iacono nel suo recente ottimo libro su Gela si rifà* al Faldella, ma in ogni caso prendo per buone le tue cifre e i tuoi dati che possono solo far bene
    ciao
    ... Oh si, credo che l'inferno di Satana sia nulla di fronte alla lotta sostenuta nella piana di Gela!
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  5. #85
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    Re: Operazione Husky

    Un saluto a Cocis e a Totino. Io darei un certo credito alle cifre che vi ho inviato, perché non le ho tratte solo da fredde relazioni militari, ma mi sono recato presso il sacrario di Siracusa, dove sono sepolte le salme dei britannici caduti sui campi di battaglia della Sicilia sud-orientale. Il guardiano mi ha donato il registro, dove risultano il grado, il nome, la provenienza, il reparto e il giorno del decesso. I numeri sono quelli trascritti sui rapporti.
    Non penso che i britannici abbiano volutamente sminuito la resistenza italiana. In realtà* l'8^ armata britannica trovò a contedergli il passo solo una divisione costiera, un rgt rinforzato tra Solarino e Palazzolo e un gruppo motocorazzato tedesco sulla costa ionica. Troppo poco per fermare un'armata.
    Per gli americani il discorso fu diverso. La 1^ e la 45^ div. andarono ad impattare su una brg costiera, sulla migliore divisione italiana che c'era in Sicilia e sul grosso della Goering. Probabilmente le forze in uomini (e non in armi) si equivalevano.
    In allegato vi invio la foto dell'aviere Giovanni Altamore che si aggregò al gruppo Rebholz (Goering) e combattè tra Vizzini e Licodia.
    Ciao

  6. #86
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    Re: Operazione Husky

    Mimmo io do credito certamente alle tue cifre e ti rinnovo i complimenti per il bel e prezioso lavoro da te svolto.Io vado spesso li come a Vizzini per lavoro, ma riguardo a Grammichele la zona degli scontri tra tedeschi e alleati fu sulla piana per intenderci lungo la strada piena di passaggi a livello dove c'è quella bella masseria recintata, strada che poi porta a Vizzini scalo?
    Ciao
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  7. #87
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    Re: Operazione Husky

    Ciao Mimmo due belle storie interessanti, bella anche la foto.
    Nel mio lungo leggere ho notato che pur con piccole differenze le cifre che vengono riportate a volte non corrispondono, non metto in dubbio le cifre che riferisci.
    Ciao Totino anch'io ne sono convinto è indubbio che ci furono comportamenti poco onorevoli ma come ho già* detto questi possono avvenire in qualunque esercito e a qualunque latitudine.
    Molto bene ne avete di cose da raccontare, vi leggo davvero con interesse.
    Ottime integrazioni :P
    Qualche immagine da parte americana presa a caso dai miei libri

    Cannone pesante da 155mm. americano in marcia verso Palermo
    [attachment=4:3ox6d6go]cannone.jpg[/attachment:3ox6d6go]

    Batteria alleata a Troina
    [attachment=3:3ox6d6go]artiglieri.jpg[/attachment:3ox6d6go]

    Soldato americano ferito da una mina
    [attachment=2:3ox6d6go]mina.jpg[/attachment:3ox6d6go]

    Esploratori della I divisione in avanscoperta nella campagna intorno a Enna

    [attachment=1:3ox6d6go]muretto.jpg[/attachment:3ox6d6go]

    Quello che mi ha colpito è lo sguardo (cuore di mamma)di questa donna siciliana che guarda un soldato americano ferito.
    Americano ferito da un shrapnel durante l'attacco di Patton contro Messina
    [attachment=0:3ox6d6go]barella.jpg[/attachment:3ox6d6go]
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    luciano

  8. #88
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    Re: Operazione Husky

    Quando si percorre la SS124 nel tratto Vizzini-Grammichele, poco prima di Grammichele, si penetra in una piana piantata a grano. Alla fine di essa si erge una cresta sulla quale c'è Grammichele. I tedeschi del gruppo Hahm erano piazzati sulla cresta e sul corso principale, mentre la colonna motocorazzata canadese percorreva l'ultimo tratto di strada sulla piana. Il primo colpo di cannone fu sparato quando il primo sherman penetrò nel corso.

  9. #89
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    Re: Operazione Husky

    Citazione Originariamente Scritto da mimmo anfora
    Quando si percorre la SS124 nel tratto Vizzini-Grammichele, poco prima di Grammichele, si penetra in una piana piantata a grano. Alla fine di essa si erge una cresta sulla quale c'è Grammichele. I tedeschi del gruppo Hahm erano piazzati sulla cresta e sul corso principale, mentre la colonna motocorazzata canadese percorreva l'ultimo tratto di strada sulla piana. Il primo colpo di cannone fu sparato quando il primo sherman penetrò nel corso.
    Belle immagini Luciano, ottima la qualità* ed interessante quella di Troina soprattutto perchè non ce ne sono molte a quanto sembra.
    Grazie Mimmo per l'indicazione perchè mi confermi la zona.A proposito delle truppe canadesi inserisco due foto ma la prima soprattutto è particolare e merita di essere postata. Dalla didascalia si tratta di Joe Makokis del Regimento Edmonton che guarda la tomba di un soldato italiano , l'11 luglio a Pachino.[attachment=1:2u3pksoo]caduto italiano.jpg[/attachment:2u3pksoo]
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    ... Oh si, credo che l'inferno di Satana sia nulla di fronte alla lotta sostenuta nella piana di Gela!
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  10. #90
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    Re: Operazione Husky

    non e' giusto
    cosi' dichiarate guerra
    da domani mi butto a capofitto e vi completero' alcune azioni nelle zone da voi commentate troina enna grammichele
    ciao mimmo parlavi della contrada grammichele mazzarrone (che sul crinale si staglia una strana cascina) cosa che io tengo sotto osservazione x motivi importanti di cui ne parlai un mese fa'. a quando la tua prossima mostra della 2ww?
    ciao totino
    hai toccato troina ... bene ...da noi avrai materiale nebrodi
    saluto tutti i fotumisti
    chi combatte può anche perdere - chi non combatte ha già perso

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