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Discussione: Operazione Piccolo Saturno 11-30 dicembre 1942

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    Operazione Piccolo Saturno 11-30 dicembre 1942

    In Colpevole ritardo ecco a voi la Mia Tesi di Laurea su Piccolo saturno (ci ho preso 102 per la cronaca :P) a parte qualcosa di italiano è basata principalmente sulle fonti sovietiche e vista da un punto di vista meramente militare


    Introduzione


    Normalmente trattata a margine dalla saggistica storica, più concentrata sul contemporaneo svolgimento dei fatti di Stalingrado, l`operazione "Piccolo Saturno" (benché raramente nota al pubblico con il suo nome) occupa un posto centrale sia nella memoria collettiva, che nella memorialistica in Italia.
    "Piccolo Saturno" infatti non è altro che l`offensiva lanciata dall`Armata Rossa attraverso il Don contro l`ARMIR italiano, e che provocò la disfatta dell`intera armata italiana e che rievoca le immagini ormai ben conosciute di lunghe colonne perse nella neve presenti nelle foto di centinaia di libri e in alcuni film.
    "Piccolo Saturno" fu una tragedia per le forze italiane, male armate e peggio equipaggiate per affrontare il combattimento invernale, nonostante l`esperienza maturata dallo CSIR già* l`anno prima, i dati sulle deficienze del nostro armamento sono un argomento ben noto e non lo analizzerò. basterà* solo dire che gli autocarri che vennero inviati sul Don avevano il mimetismo per il Nord Africa....
    Ma a parte la percezione che noi "sconfitti" abbiamo di "Piccolo Saturno", quale ne è la percezione dei "vincitori"?
    Per i sovietici fu un banco di prova essenziale fu un passo sulla strada che li condurrà* a Berlino e non tanto per i risultati materiali (che comunque non furono da disprezzare) quanto, e soprattutto, come banco di prova della "nuova Armata Rossa", che rinasceva dopo i disastri del 1941-1942 con l`apprendimento di nuovi metodi di combattimento ( anche se forse il termine corretto è "riapprendimento", dal momento che le tattiche impiegate erano già* state messe in pratica nel periodo precedente la grande purga ad opera di quel brillante stratega che era stato M. Tuchacevskii).
    Fu quindi in questo cruciale periodo dal novembre 1942 al gennaio 1943, che vennero (ri)messe in pratica le operazioni in profondità* con le forze corazzate, che portarono al successo delle operazioni "Urano" (accerchiamento a Stalingrado) e "Piccolo Saturno"; per l`appunto, metodi che sarebbero stati approfonditi e migliorati fin al momento in cui, nel giugno del 1944, l`operazione "Bagration" portò alla distruzione completa del nucleo centrale tedesco, dimostrando definitivamente che l`Armata Rossa aveva appreso e fatto proprie le tattiche che inizialmente erano state applicate contro di essa.
    Questa è l`importanza di "Piccolo Saturno".
    Il Fronte Orientale è stato sempre per me estremamente interessante, fin da quando ho iniziato a interessarmi della seconda guerra mondiale, ho trovato i giganteschi combattimenti che si svolgevano ad oriente molto più affascinati della Normandia o della campagna d`Italia, e la mancanza di libri specifici sull`argomento non ha fatto altro che aumentare e solleticare il mio interesse. La scelta di occuparmi di occuparmi di Piccolo Saturno è arrivata per gradi, ma in retrospettiva è stata quasi obbligata, volevo un argomento poco trattato, almeno con l`utilizzo di fonti sovietiche, il che ovviamente escludeva Mosca, Stalingrado e Kursk, tuttavia non volevo qualcosa che fosse completamente avulso dalla storiografia nostrana, così la scelta di occuparmi della distruzione dell`ARMIR è diventata ai miei occhi piuttosto ovvia.
    La storiografia in italiano, come accennavo prima, sul fronte orientale è sempre stata tremendamente lacunosa, i più importanti testi specifichi sull`argomento non sono mai stati pubblicati in italiano, si potrebbe parlare per ore delle cause ma non è questa la sede corretta per farlo.
    In generale comunque, con la fine del sistema sovietico e la conseguente apertura di parte degli archivi, si è aperto un nuovo mondo agli storici, e pian piano anche da noi questi effetti iniziano ad arrivare, anche se fino ad ora piuttosto comprensibilmente, limitatamente ai rapporti del PCUS con il PCI o sulla sorte dei nostri prigionieri in Russia, tuttavia con l`oceano di prospettive spalancato davanti agli studiosi la speranza di nuove pubblicazioni in italiano non è mai stata così forte come oggi.














    Capitolo 1: Premesse


    Il 22 giugno 1941 la Germania Nazista attaccò l`Unione Sovietica con quella che sarebbe diventata la più grande invasione via terra della storia, 160 divisioni, di cui 30 corazzate, per un totale di tre milioni di uomini e tremila mezzi corazzati, più gli eserciti dei paesi alleati (Slovacchia, Ungheria, Italia, Finlandia, Romania) quasi i quattro quinti dell`intero esercito tedesco erano schierati ad oriente (3,2 milioni di uomini su un totale di 3, : tuttavia le divisioni alleate soffrivano di gravi mancanze soprattutto nel materiale. In risposta a questa minaccia l`Armata Rossa schierava un dispositivo di forze apparentemente imponente (4.000.000 uomini suddivisi in 170 divisioni) ,. Solo da poco erano entrati in servizio i carri T 34 e KV 1, nettamente superiori agli omologhi tedeschi: la maggior parte delle forze corazzate sovietiche era composta da vecchi carri leggeri del tutto inefficaci contro i Panzer III e IV della Wehrmacht . Inoltre le purghe avevano gravemente indebolito la catena di comando dell`Armata Rossa, e le grandi innovazioni di Tukhachevsii erano state completamente annullate per tornare ai dettami tattici e strategici della Guerra Civile. Questi fattori, unitamente alla cecità* di Stalin di fronte agli avvertimenti che da più parti arrivavano sulla sua scrivania, furono i fattori che condussero al disastro del 1941.
    Ai primi di dicembre i tedeschi erano arrivati a meno di 30 kilometri dal Cremlino. Leningrado era circondata e la popolazione moriva di fame, Kiev e i distretti industriali dell`Ucraina, i più importanti del paese, erano caduti in mani tedesche, oltre tre milioni di soldati erano stati perduti nelle battaglie dell`estate.
    Solo il sopraggiungere dell`inverno e la tenacia del combattente russo, guidato da un abile comandante come G. Zhukov, riuscì ad evitare il disastro.
    Una prima controffensiva lanciata il 5 dicembre respinse i tedeschi tra i 100 e i 200 km ma Stalin pretese troppo dalle truppe, credendole sull`orlo della vittoria le lanciò in operazioni scoordinate senza appoggio dei carri e l`operazione si risolse in un fallimento. Tuttavia gli invasori erano stati respinti e per la prima volta l`esercito tedesco, che fino a quel momento era parso invincibile, era stato incontestabilmente battuto sul campo.
    Hitler stabilì che la vittoria che era mancata nel 1941 sarebbe stata raggiunta nel 1942. Tuttavia, ben conscio che la Germania non aveva più le risorse per un attacco su tutti i fronti, decise di attaccare solo nel settore meridionale ed ordinò la pianificazione dell`offensiva a sud nonostante il parere contrario del generale Halder, Capo di stato maggiore, che avrebbe voluto attaccare al centro e rinnovare la spinta verso Mosca. L`attacco sarebbe avvenuto a sud e avrebbe avuto come obiettivo la conquista dei pozzi petroliferi del Caucaso: "senza i pozzi di petrolio del Caucaso sarò costretto a liquidare la guerra", fu la risposta di Hitler alle obiezioni del Capo di stato maggiore. Suo malgrado, Halder dovette stilare un nuovo piano, battezzato "operazione Blu" (Il nome originario era "Sigfrido", ma Hitler rifiutò di utilizzare nuovamente nomi di figure storiche, o mitologiche dopo il fallimento di "Barbarossa"). Il 28 marzo del 1942 il nuovo piano fu delineato: si trattava di un` operazione ambiziosa, che si proponeva di tagliare in due l`Unione Sovietica e annientare definitivamente l`Armata Rossa . Esso consisteva in una grande operazione a tenaglia in due fasi: nella prima, una ganascia, da nord dall`area Kursk-Kharkov, sarebbe penetrata verso sud est seguendo il corso del Don, e una ganascia da Sud, dall`area di Taganrog, si sarebbe mossa verso occidente. Le due branche si sarebbe chiuse immediatamente a ovest di Stalingrado, intrappolando le armate sovietiche e dando via libera alla fase due: un intero gruppo d`armate si sarebbe staccato dall`accerchiamento muovendo verso sud in direzione del Caucaso e dei pozzi di petrolio, mentre una puntata sussidiaria sarebbe stata eseguita contro Stalingrado per proteggere il fianco dello sforzo principale . Il 4 aprile l`incarico di eseguire la manovra fu affidato al Feldmaresciallo Von Bock, che aveva preso il posto di Von Rundstendt al comando del gruppo sud, ma Hitler rifiutò di firmare l`ordine. La crisi dell`inverno gli aveva tolto la fiducia negli ufficiali di stato maggiore, e la troppa libertà* che veniva concessa a Von Bock era esattamente ciò che voleva eliminare, l`elasticità* di manovra e la possibilità* di scelta degli ufficiali superiori.
    Hitler tolse la responsabilità* all`Ufficio operazioni e personalmente stilò gli ordini e le indicazioni, che vennero espresse nella direttiva numero 41 il 5 aprile.
    Fin dall`inizio del testo venne immesso il germe della disfatta, una catastrofica sottovalutazione del nemico. Si affermava che "Il nemico ha subito gravissime perdite di uomini e materiali [...] L`avversario ha consumato in larga misura la massa delle sue riserve". Il resto del piano partiva da questo assunto, cioè che l`armata rossa fosse sull`orlo del collasso. Per questo venne stabilito che il lunghissimo fianco settentrionale fosse affidato alle unità* alleate. La decisione, che si rivelerà* disastrosa, stabiliva che "lo schieramento comincerà* al nord con gli Ungheresi, seguiti dagli Italiani e infine ai rumeni che costituiranno l`estremità* sud-est".
    Ma l`Armata Rossa era veramente sull`orlo del collasso?
    Ad un osservatore straniero non poteva che sembrare di si : l`Unione Sovietica aveva perso più di sei milioni di effettivi, la metà* dei quali erano prigionieri; con la perdita dell`Ucraina era andata perduta la principale fonte di grano e cominciava a diventare difficile nutrire la popolazione civile. La simultanea perdita del bacino del Donbass aveva fatto crollare di tre quarti la produzione pesante sovietica, così come di due terzi era scesa la produzione di quei metalli (manganese, alluminio, rame) che per la guerra moderna si rivelarono essenziali.
    A ciò si aggiunsero le interferenze di Stalin nella conduzione della guerra. L`attacco ordinato contro Charkov, nell`errata convinzione che a sud vi fossero meno truppe tedesche e di minore qualità* rispetto al nord e al centro , condusse all`annientamento di tre armate . Uguale sorte ebbe l`offensiva in Crimea (soprattutto grazie all`incompetenza del colonnello Generale L. Mekhlis, un protetto di Stalin e capo del dipartimento politico dell`Armata Rossa), la sua convinzione che l`attacco sarebbe stato portato contro Mosca lo portò a sguarnire pericolosamente il fronte sud e questo causò il disastro dei primi giorni dell`offensiva.
    L`offensiva scattò il 28 giugno, il fronte crollò immediatamente. La città* di Rostov cadde praticamente senza combattere, la sola resistenza fu offerta da reparti dell`NKVD . Lo scoramento si diffuse rapidamente tra le file dei soldati sovietici che si ritiravano e questo dette in seguito ai tedeschi l`impressione retrospettiva che in realtà* si fosse trattata di un immensa trappola predisposta da Stalin : come abbiamo visto le cose non stavano così.
    A questo punto, colto dall`ebbrezza della vittoria, Hitler commise un errore fatale, ossessionato dall`idea della vittoria divise le sue armate: il Gruppo A guidato dal feldmaresciallo List con in più la Ia armata Corazzata di Von Kleist; e il gruppo d`armate B di Von Weichs, che attraversò il Don dirigendosi verso Stalingrado. Di questo secondo gruppo faceva parte la VIa armata, che era all`epoca la formazione più grande dell`intero esercito tedesco.
    Con questa divisione Hitler si trovava tuttavia nella situazione di non avere uomini sufficienti per alcuno dei suoi due obbiettivi e compiva un altro passo sulla strada del disastro.
    Nel disperato tentativo di porre freno alle ritirata, il 28 luglio Stalin emise l`ordine numero 227, meglio noto come "Non un passo indietro!" (Ni Shagu nazad!) . L`ordine recitava: "ogni posizione, ogni metro di territorio sovietico deve essere difeso con accanimento, fino all`ultima goccia di sangue. Dobbiamo aggrapparci ad ogni centimetro di suolo sovietico e difenderlo fino alla fine". L`ordine venne diffuso solo alle unità* al fronte e il resto del paese conobbe il suo testo solo nel 1988.
    L`ordine 227 aumentò considerevolmente il livello della disciplina; vennero costituiti i "battaglioni punitivi (shtrafbat)", composti da coloro che non avevano compiuto il loro dovere in combattimento e che venivano utilizzati per le operazione più rischiose, al limite del suicido; ma la conseguenza forse più famosa (o famigerata) fu l`istituzione dei "reparti di sbarramento", che avevano l`incarico di costringere i soldati a combattere. Alle spalle dell`unità* avanzante veniva posto un reparto di mitraglieri con lo scopo di sparare a chi si ritirava. Essi vennero sciolti il 29 ottobre, perché in realtà* sottraevano uomini al fronte. Inoltre, il loro compito veniva già* assolto dagli uomini dell`NKVD, anche in mancanza di un ordine esplicito.
    A prima vista si potrebbe pensare che ogni soldato dell`Armata Rossa combattesse perché aveva un fucile puntato alla schiena, ma la realtà* non è così. Sebbene l`importanza data all`ordine 227 sia stata sopravvalutata, esso fu indubbiamente uno scossone morale per i soldati, proprio per lo spirito che incarnava, spirito che proprio in quei mesi stava iniziando a smuovere le masse sovietiche: non si faceva appello ad una difesa del comunismo, bensì ai valori profondi dell`anima russa. Persino la chiesa ortodossa, prima di allora perseguitata, venne utilizzata a scopi bellici, e, mentre si diffondevano i primi resoconti sulle atrocità* commesse dal nemico, iniziava a diffondersi uno spirito di odio e di vendetta verso tutti i tedeschi, un fuoco alimentato da propagandisti come Il`ja Ehremburg. All`inizio di settembre una nuova determinazione si diffuse nel popolo, mentre, simultaneamente, al fronte la resistenza iniziò a indurirsi. Questo movimento avrebbe presto trovato un simbolo e un punto di applicazione, in una città*: Stalingrado.
    A questo punto il fronte tedesco iniziava a formare un enorme ansa con la parte settentrionale che si estendeva in una maniera pericolosamente lunga seguendo il corso del Don. In pratica, l`operazione Blu aveva creato un enorme saliente che si estendeva dal Don al Caucaso e che aveva come punto focale Stalingrado, la città* che, come abbiamo visto, doveva essere in origine semplicemente un obiettivo sussidiario, ma che agli occhi di Hitler stava diventando il teatro principale di operazione. La sola idea di essere giunto fino al Volga gli fece dimenticare il vero obiettivo dell`operazione Blu: i pozzi petroliferi del Caucaso. Fu proprio il conseguente allungamento del fronte e il continuo risucchio di riserve da parte di Stalingrado a diminuire in maniera drammatica la quantità* di truppe che sarebbero state impiegabili in caso di necessità*.
    In questo quadro si inserisce l`VIIIa armata italiana, meglio nota come ARMIR (Armata italiana in Russia) comandata dal generale Gariboldi, precedentemente governatore della Libia. L`ARMIR non era altro che l`ampliamento dello CSIR (Corpo di Spedizione Italiano in Russia),che era stato inviato l`anno precedente sotto il comando del generale Messe.
    L`ARMIR venne schierato su un fronte lungo, in linea d`aria 170 km, tra Babka, dove iniziava la linea tenuta dalla IIa Armata ungherese, fino a Vesenskaja, punto di inizio della IIIa Armata romena. Ma in realtà*, dato il percorso tortuoso del Don, l`area da controllare risultava essere di 315 km.
    L`ARMIR era suddiviso in quattro corpi di armate da Nord a Sud: il Corpo d`Armata Alpino (Divisioni Tridentina, Julia, Taurinense e, in riserva, la divisione Vicenza che non era una vera e propria unità* di combattimento ma di servizi) comandato dal generale Nasci; il II° corpo d`Armata (Divisioni Cosseria e Ravenna e il 318° reggimento granatieri tedesco) comandato dal generale Zanghieri; il XXXV° corpo d`armata, ex CSIR (298° divisione di fanteria tedesca e Divisione Pasubio) fino a novembre comandato dal generale Messe; infine il XXXIX° Corpo d`armata (Divisioni Torino, Celere e Sforzesca) comandato dal generale tedesco Obstfelder. In totale 230.000 uomini, 7.000 ufficiali, 25.000 muli, 16.700 automezzi, 1.130 trattori, 55 carri leggeri tipo L. Data la lunghezza del fronte, ogni divisione doveva tenere più di 30 kilometri di linea, contro i 15 considerati ottimali. Erano in riserva, oltre alla Vicenza, altre due divisioni tedesche: la 27a Panzer e la 385a di fanteria. Dopo non c`era nient` altro.
    Di fianco al settore occupato dall`ARMIR si trovava il secondo obiettivo dell`offensiva: il gruppo di Armate Hollidt, formato da tre corpi d`armata (I°, II°, XVII°), da ciò che rimaneva della terza armata rumena e dalla quarta armata corazzata. In totale 110.000 uomini (60.000 tedeschi, 50.000 rumeni).
    E` questo il dispositivo su cui sta per abbattersi "Piccolo Saturno".


















    Capitolo 2: Preparazione


    L`area di operazioni era una regione che aveva una forma grossomodo rettangolare con una profondità* di circa 210 km, delimitata da quattro fiumi ( il Don a nord, il Chir a Est, il Donets a sud e il Derkul a ovest) e caratterizzata da un terreno pianeggiante intervallato da alcune piccole colline e attraversato da molteplici torrenti che fendevano il territorio creando dei crepacci (balkas) piuttosto ripidi, in cui i difensori potevano ricavare eccellenti difese anticarro.
    Dal punto di vista climatico, in quell`inverno le temperature non scesero mai sotto i meno 20°C e il terreno era coperto da un leggero strato di neve. Tuttavia il Don e il Donets erano ghiacciati, il che consentiva l`attraversamento alle forze attaccanti in maniera piuttosto agevole.
    Come per tutto il territorio sovietico, la rete stradale era estremamente carente, limitata a piste tracciate nella steppa che univano i diversi villaggi. Di estrema importanza erano invece le reti ferroviarie: per i sovietici il nodo ferroviario di Kalach era essenziale per il rifornimento delle armate al fronte, mentre; per i tedeschi, centrale era la città* di Rossosh, da cui si diramava la ferrovia che andava verso sud fino a Likhovsii e poi, da qui verso est, fino a Tatsinkaia e alla regione a nord di Tormosin, linea che riforniva l`intera area operativa.
    Ma prima di arrivare a Piccolo Saturno, bisogna fare un passo indietro e descrivere l`offensiva sovietica che porterà* all`accerchiamento della VIa armata tedesca a Stalingrado, di cui è una diretta conseguenza. Riportiamo, quindi, la nostra attenzione sulla tragedia che si svolgeva nella città* sul Volga.
    Contrariamente a tutte le previsioni tedesche, Stalingrado non era caduta e le truppe sovietiche non avevano ripiegato dall`altra parte del fiume per continuare la propria ritirata attraverso le steppe asiatiche. L`Armata Rossa combatteva strenuamente difendendo ogni palmo di terreno. Hitler aveva rifiutato ripetutamente le analisi sulla consistenza delle riserve sovietiche, insistendo che tutto ciò era impossibile. La città* si era trasformata così in quello che era stata Verdun durante la prima guerra mondiale, un simbolo da conquistare ad ogni costo, una spaventosa battaglia di logoramento casa per casa. A difendere la città* era rimasta solo la 62a Armata guidata dal Generale V. Chuikov, che doveva essere continuamente rifornita dall`altra sponda del Volga di ogni cosa, dagli uomini alle armi. Ma erano i primi che scomparivano con una velocità* allarmante, persino per gli standard del fronte orientale: intere divisioni erano ridotte a meno di 800 uomini. Lentamente, pur contendendo ogni pietra ai tedeschi e infliggendo al nemico perdite elevatissime, l`Armata Rossa perdeva terreno. Tuttavia, anche se in maniera indiretta, Hitler dovette ammettere il fallimento della campagna estiva del 1942 e con l`Ordine operativo del 14 Ottobre, ordinò l`arresto di ogni operazione offensiva tranne che sul Volga e sul Caucaso, ponendo tutte le unità* sulla difensiva e ordinando che una difesa risoluta delle posizioni durante la campagna invernale avrebbe posto le basi per la vittoria finale del 1943.
    La possibilità* di una controffensiva sovietica appariva fantascienza agli occhi del dittatore tedesco, ma lo stato maggiore dell`Armata rossa vi stava lavorando a partire dal 13 settembre, quando Zhukov propose a Stalin un offensiva contro il corpo principale tedesco. Le ricognizioni avevano rilevato che i fianchi della VIa armata erano tenuti da due armate Rumene dallo scarso equipaggiamento e secondo i dati raccolti dai servizi segreti, dal morale basso. La decisione di lanciare un offensiva lungo le due direttrici occupate dai rumeni fu così rapidamente presa.
    Mentre i tedeschi continuavano a dissanguarsi, nella città* di Stalin, a Mosca la pianificazione procedeva e, proprio quando i tedeschi pensavano di avere ottenuto la vittoria, oramai giunti a pochi metri dalla riva del fiume, il 19 novembre l`Armata Rossa attraversò il fiume, dando il via all`operazione "Urano" e, dopo avere polverizzato le divisioni rumene, avanzò in profondità*; le due branche della tenaglia si chiusero: il 23 novembre la VIa Armata era circondata.
    Ma un obiettivo molto più ambizioso aveva già* da tempo preso forma nelle menti dello stato maggiore sovietico: una "Super Stalingrado", l`accerchiamento e la distruzione dell`intero Gruppo di armate Sud.
    Il progetto iniziò ad opera del generale A. Vasilievskij già* a partire da settembre, in concomitanza con la pianificazione per "Urano". Il piano coinvolgeva due "Fronti" (ovvero l`entità* operativa più grande in uso nell`armata rossa equivalente a un gruppo d`armate): il Fronte di Voronhez, comandato dal Generale F. Golikov, e il fronte Sud occidentale, comandato dal generale N. Vatutin, con l`obiettivo di distruggere l`VIIIa Armata Italiana ed effettuare un movimento in profondità* verso sud fino a giungere a Rostov sul Don. Una volta arrivati, oltre un milione di soldati tedeschi si sarebbe trovato circondato. L`intera Ucraina si sarebbe spalancata davanti all`Armata Rossa.
    Dopo gli studi preliminari, il 26 novembre Vasilevskij sottopose a Stalin le sue proposte operative:


    Per facilitare l`amministrazione delle forze da parte del Fronte Sud Occidentale, per la prossima operazione, suggerisco che, il più velocemente possibile, le truppe della 1a Armata della Guardia, che al momento sono incluse nel comando del Tenente Generale V.I. Kuznetov, siano riorganizzate [...] Le rimanenti truppe della 1a Armata della Guardia opereranno sulla linea dei fiumi Don, Drivaya e Chir e formeranno una 3a Armata della Guardia sotto il comando del tenente Generale D.D. Lelyushenko.
    Il fronte da Chernyshevskaya alla foce del fiume Chir, che è la congiunzione con il Fronte di Stalingrado, verrà* assegnato primariamente alle unità* della 8a Armata Corazzata.
    L`obiettivo più immediato dell`operazione sarà* la distruzione dell` VIIIa Armata Italiana, e del gruppo operativo Hollidt, per cui il Fronte sud occidentale dovrà* stabilire due gruppi di assalto, uno sul fianco destro con la 1a Armata della Guardia (sei divisioni di fucilieri, un corpo corazzato e rinforzi) che attaccherà* dalla testa di ponte a sud di Verkhnyi Mamon in direzione sud verso Millerovo per completare l`anello di accerchiamento; il secondo gruppo con la 3a Armata della Guardia (cinque divisioni. fucilieri e un corpo meccanizzato), schierata di fronte a Bokovskaya, attaccherà* simultaneamente verso ovest in direzione di Millerovo per chiudere l`accerchiamento.
    Successivamente, dopo la distruzione dell`8a Armata italiana e dopo lo schieramento di forze mobili nel Nord Donetz, assicurato l`attraversamento nell`area di Likhaya, verranno stabilite posizioni favorevoli per rinnovare l`offensiva contro Rostov.
    Per assicurare le operazioni da nord-ovest e ovest, un gruppo d`assalto della 6a Armata del Fronte di Voronhez (cinque divisioni fucilieri e due corpi corazzati) dovrà* attaccare da sud ovest di Verkhnyi Mamon in direzione di Kantemirovka – Voloshino.
    Le truppe dovranno essere pronte per l`operazione a partire dal 10 dicembre; per allora sarà* necessario completare il movimento dei rinforzi assegnati dalla Stavka al fronte Sud Occidentale, costituiti da cinque divisioni fucilieri, tre corpi corazzati, un corpo meccanizzato, sei reggimenti corazzati indipendenti, sedici reggimenti di artiglieria e mortai.
    La 5a Armata Corazzata dovrà*, nell`immediato futuro, distruggere le forze nemiche nell`area di Chernyshevskaya – Tormosin – Morozovsk per ottenere, a sud-ovest, il definitivo isolamento di quelle circondate a Stalingrado, in vista di sviluppare ulteriormente l`offensiva verso Tatsinkaya per terminare sulla linea del Donetz settentrionale. [VIZ, 1966 (1) p. 19]


    L`effettiva stesura del piano venne affidata da Stalin a Vatutin e Golokov, che dovevano predisporre tutti i dettagli operativi per i primi di dicembre affinché vi fosse poi il tempo di eventuali modifiche.
    La macchina della preparazione si mise immediatamente in moto.
    Una volta stabiliti i piani generali, l`ordine di Stalin prevedeva di pianificare la distruzione della sacca di Stalingrado e, contemporaneamente, l`operazione Saturno, in modo che il successo ottenuto con l`accerchiamento della VIa Armata potesse essere completato con la riduzione del gruppo di armate Sud.
    Vasilevskij iniziò ad assegnare ad ogni comandante di Fronte le disposizioni e gli ordini da eseguire nel quadro della nuova operazione.
    Inizialmente, il Fronte del Don e tre armate del Fronte di Stalingrado dovevano occuparsi della distruzione della sacca, mentre il fronte sud occidentale e due armate del Fronte di Stalingrado dovevano proteggerne il bordo esterno, impedendo ai tedeschi di lanciare un offensiva volta alla liberazione della VIa Armata.
    Il 25 novembre Vasilevskij si incontrò con il tenente generale Vatutin, comandante del fronte sud Occidentale, con il quale stabilì che per raggiungere l`obbiettivo, ovvero la distruzione dell`8a Armata italiana e del raggruppamento Hollidt, sarebbero stati impiegate due armate d`assalto. Durante la prima fase operativa un`armata sarebbe stata formata da un corpo meccanizzato e da cinque divisioni fucilieri che sarebbero stati tratti dalla 3a Armata della Guardia. Questa unità* avrebbe dovuto muoversi dalla posizione di partenza, ad est di Bokovskaya, nella direzione del fiume Chir. Il secondo nucleo d`assalto sarebbe stato formato da tre corpi corazzati e sei divisioni fucilieri, tratti dalla 1a Armata della Guardia. Il movimento sarebbe partito dalla testa di ponte di Verkhny Mamon in direzione sud verso Millerovo. Un'altra armata, la 6a, avrebbe coperto il fianco destro del fronte, mentre, alla sua sinistra, la 5a Armata Corazzata sarebbe avanzata oltre Chir dirigendosi verso Tatsinkaya e Tormosin; infine i due nuclei d`assalto avrebbero proceduto fianco a fianco verso Likhaya.
    Questa sarebbe stata la prima fase del piano. Successivamente, sarebbe stata impiegata la 2a Armata della Guardia, un` unità* fresca e una delle più grandi dell`Armata Rossa, che avrebbe dato la spallata finale con l`ausilio di quattro corpi corazzati, procedendo verso Sud nella direzione di Rostov.
    Il piano, nei suoi dettagli definitivi, venne approvato dalla Stavka (ovvero il comando supremo delle forze armate sovietiche) il 2 dicembre e l`inizio venne fissato per il 10 dicembre. Contestualmente, alla 5a Armata della Guardia fu ordinato di continuare i suoi attacchi di disturbo nella zona del basso Chir.
    Tuttavia, a Stalingrado la resistenza non accennava a diminuire: pesanti attacchi vennero lanciati dai sovietici tra il 28 e il 30 novembre senza ottenere alcun risultato degno di nota. Solo adesso, a causa della pesante resistenza incontrata, i sovietici si resero conto della quantità* delle forze tedesche catturate. Ma la riduzione della sacca doveva avere la priorità*, così Vasilevskij iniziò a pianificare il trasferimento della 2a armata della guardia al fronte del Don al fine di partecipare alla sua distruzione con un attacco che avrebbe dovuto iniziare il 18 novembre.
    Nonostante questo privasse il fronte sud occidentale del secondo scaglione, in questa fase la Stavka ritenne che sarebbe stato lo stesso possibile il raggiungimento degli obiettivi. Così gli ordini rimasero immutati; tuttavia, il conseguente rallentamento nel flusso dei rifornimenti costrinse a posticipare l`inizio dell`offensiva inizialmente al 14 dicembre, e infine al 16 dicembre.
    Mentre i piani subivano queste modifiche, la 5a Armata Corazzata del tenente generale P. Romanenko iniziò il 2 dicembre l`operazione offensiva prevista, quale passo preliminare necessario per il lancio di Saturno, ovvero, come abbiamo visto, la distruzione delle unità* tedesche (nella fattispecie il XXXXVIII Panzer Korps che il giorno prima aveva cambiato il comandante con il Generale Von Knobelsdorff), obiettivo che doveva essere completato per il 5 dicembre per poi procedere in direzione dell`area compresa tra Morozovsk e Chernyshkovskii.
    Per raggiungere questo obiettivo, Romanenko poteva schierare sei divisioni fucilieri, due divisioni di cavalleria, un corpo corazzato, una brigata corazzata separata e otto reggimenti di artiglieria. A queste forze vennero in seguito aggiunte altre quattro divisioni fucilieri fino a raggiungere un totale di 70.000 uomini con 182 carri armati.
    L`attacco fu lanciato come previsto, ma i progressi furono lenti. Per la sera del 3 i sovietici avevano creato, a prezzo di forti perdite, una testa di ponte sul Don a Nizhnaya Kalinovka. Ma la testa di ponte tedesca a Rychovskii non era stata eliminata e le forze sovietiche apparivano tremendamente provate dopo soli due giorni di combattimento. Romanenko dovette così ordinare di fermare l`offensiva per riorganizzare le unità*.
    L`attacco fu rilanciato il 7 dicembre, ma, nonostante il successo iniziale, un massiccio contrattacco tedesco riportò le forze sovietiche sulla linea di partenza. Il 10 dicembre l`attacco era fallito. La Stavka, tuttavia, ordinò la formazione di una nuova armata di Assalto che avrebbe assistito Romanenko nei suoi nuovi tentativi di sfondamento, ma senza successo.
    Il fallimento di Romanenko ebbe anche altre conseguenze: la Stavka approvò la decisione di Vasilevskij di ridurre la sacca di Stalingrado (operazione Koltso), attacco che avrebbe visto impiegata la 2a Armata della Guardia che sarebbe così stata definitivamente tolta all`operazione Saturno.
    Tuttavia, le azioni tedesche avrebbero portato ad un ulteriore modifica al piano.
    Già* subito dopo la chiusura della sacca, i tedeschi formarono un nuovo gruppo di Armate battezzato "Don", che venne affidato al miglior generale che Hitler avesse, cioè il feldmaresciallo Von Manstein,. Scopo principale di questo gruppo di armate in questa prima fase era liberare la VIa Armata dalla sacca di Stalingrado. Per questo venne rapidamente redatto un piano battezzato "Tempesta d` Inverno", che prevedeva, appunto, il perforamento della sacca e la congiunzione con la sesta armata. Il compito dello sfondamento venne affidato alla IVa Panzerarmee del generale Hoth, cui era stata assegnata la 6a divisione panzer, appena giunta dalla Francia e quindi al completo dei mezzi, tra cui alcuni nuovissimi carri Tiger.
    Hitler approvò il piano, ma pose dei paletti: lo scopo dell`operazione non era consentire il ritiro della VIa Armata, ma rifornirla, affinché la città* sul Volga fungesse da "pietra angolare" per l`offensiva del 1943. Manstein, tuttavia, non si faceva illusioni sulla sopravvivenza della VIa Armata durante l`inverno. Venne così stilato un secondo piano, denominato "Rombo di Tuono", che prevedeva un attacco convergente della VIa Armata verso Hoth e la sua conseguente fuga fuori dalla sacca..
    Il 12 dicembre, dopo una breve preparazione di artiglieria, il LVII Panzer Korps attaccò nell`area di Kotelnikovo, riuscendo a sfondare la prima linea sovietica e a penetrare in profondità* in direzione di Stalingrado.
    Proprio per impedire una ulteriore avanzata tedesca, su proposta di Vasilievskii, la Stavka decise di posporre l`operazione Koltso e di deviare la 2° Aarmata della Guardia in supporto della 51a e 57a Armata per bloccare il LVII Panzer Korps.
    Ma questa decisione che la Stavka aveva preso piuttosto a malincuore condusse inevitabilmente ad un riesame di tutte le operazioni pianificate e, soprattutto, di Saturno che, a questo punto, non era più realizzabile.
    Tuttavia, venne stabilito un piano alternativo che, essendo una versione ridotta di Saturno, venne battezzata "Piccolo Saturno"
    Il messaggio che, a questo proposito, Stalin inviò ai suoi comandanti era il seguente:

    Ai Compagni Voronov,Golikov,Vatutin
    Primo: L`operazione Saturno, con obiettivo l`asse Kamensk-Rostov, era stata concepita quando la situazione era in nostro favore, quando i tedeschi non avevano più riserve schierate nella zona di Bokovsk-morozovsk-Nizhne Chirskaya; quando la (5a) Armata Corazzata avesse attaccato con successo nella direzione di Morozovsk, e quando sembrava che un attacco da nord sarebbe stato contemporaneamente supportato da un offensiva da Est con obiettivo Likhaya.
    In queste circostanze, fu proposto che la 2a Armata della Guardia potesse muoversi nell`area di Kalach ed essere usata per sviluppare con successo un`avanzata verso l`asse Taganrog – Rostov.
    Secondo: Recentemente la situazione non si è sviluppata in nostro favore:, Romanenko e Lelyushenko (comandante della 3a Armata della Guardia) sono sulla difensiva e non possono avanzare da quando il nemico ha fatto affluire da Ovest un gran numero di forze di fanteria e di corazzati che stanno contenendo le forze sovietiche.
    Di conseguenza, un attacco da Nord non avrebbe alcun supporto proveniente da est ad opera di Romanenko, per cui un offensiva in direzione di Kamensk - Rostov non avrebbe possibilità* di successo.
    Devo dire che la 2a Armata della Guardia non potrà* essere più usata per l`operazione Saturno, dal momento che sta operando con un altro fronte.
    Terzo: Perciò è essenziale rivedere l`operazione Saturno, dal momento che il principale attacco non avverrà* più in direzione sud ma verso Nizhnii-Astakhov a sud-est,, per concludersi a Morozovsk, con lo scopo di prendere il nemico radunato nell`area Bokovsk-Morozovsk in un movimento a tenaglia, di rompere nelle sue retrovie e di distruggere queste forze con un attacco lanciato simultaneamente da est, dalle forze di Romanenko e Lelyushenho, e da nord-ovest, dalle forze di Kuznetov e dalle formazioni mobili poste sotto il suo comando.
    Filippov [Fronte di Voronhez guidato da Golikov] ha il compito di fornirgli assistenza.
    Kuznetov dovrà* liquidare gli italiani, attraversare il fiume Boguchar nell`area di Kremenkov e schierare il maggior numero possibile di forze di copertura per affrontare un possibile attacco nemico proveniente da ovest.
    Quarto: Lo sfondamento dovrà* procedere in quei settori in cui erano stati pianificati per l`operazione Saturno. Dopo lo sfondamento, il colpo si volgerà* verso sud-est nella direzione dell`Asse Nizhnii Astakov – Morozovsk, irrompendo nelle retrovie delle forze che fronteggiano Romanenko e Lelyushenko. L`operazione inizierà* il 16 dicembre con il nome in codice di Piccolo Saturno.
    Quinto: Voi dovrete ora operare senza il sesto corpo Meccanizzato, ma, reggimenti corazzati sono in marcia per unirsi a voi. Questo perché il 6° Corpo Corazzato è stato assegnato al fronte di Stalingrado per essere usato contro la concentrazione nemica nell`area di Kotelinikovskii. Al posto del 6° Corpo Meccanizzato, potrete prendere con voi un corpo corazzato da Filippov, il 25° o il 17° [Corpo Corazzato)
    Vasil`yev(Stalin)


    L`obiettivo adesso era mutato: al posto della grande cavalcata verso il mar Nero e dell`annientamento dell`intero nucleo meridionale delle forze di invasione tedesche, si era optato per la distruzione di due armate, con lo scopo più importante di impedire alle truppe tedesche di giungere in soccorso della VIa Armata accerchiata a Stalingrado. Era evidente, infatti, che una tale minaccia sul fianco settentrionale avrebbe richiamato nella zona le riserve tedesche, che sarebbroe, quindi, venute a mancare al LVII Panzer Korps, rendendo vano il suo tentativo offensivo.
    Seguendo le nuove direttive, i comandanti dei fronti vennero posti sotto la guida di N. Voronov per stendere un nuovo piano operativo. Ne fu stilato uno dettagliatissimo in cui si stabiliva dove ogni unità* avrebbe dovuto trovarsi giorno per giorno. Fu stabilito un termine di tre giorni per il raggiungimento degli obiettivi più vicini e di sei per quelli più lontani. Questa maniacale pianificazione è sintomatica del livello di dettaglio che i comandi sovietici attuavano in fase pianificatrice in questa fase della guerra.
    La profondità* di azione assegnata ai corpi corazzati variava tra i 250 km del 25° Corpo Corazzato e i 150 km assegnati al 17°; tuttavia questa distanza avrebbe dovuto essere coperta rispettivamente in quattro e due giorni, mentre i reparti di fucilieri avrebbero provveduto a coprire i fianchi e a distruggere le principali unità* nemiche che, inevitabilmente, i corpi corazzati si sarebbero lasciate indietro. Non era altro che l`applicazione della Blitzkrieg tedesca e un ritorno alle idee di Tuchacevskii sull`offensiva in profondità* da parte di forze meccanizzate.
    In totale la Stavka assegnò a Piccolo Saturno 370.000 uomini con 1.170 carri armati che dovevano affrontare 210.000 italiani, tedeschi e rumeni con 120 carri, con un rapporto di forze che era di 1,8 a 1 per gli uomini e addirittura di 10 a 1 per i carri armati.
    Oltre alle unità* di prima linea i sovietici assegnarono all`operazione due armate aeree (2a, Maggiore generale Smirnov e 17a, Maggiore generale Krasovsky) con l`incarico di fornire supporto aereo al fronte di Voronhez e a quello sud-occidentale. In totale avevano a disposizione 309 aerei da combattimento (tra caccia e bombardieri) e oltre 106 aerei per la ricognizione, che avrebbero potuto servire agevolmente anche come bombardieri notturni.
    In più, la difesa dell`asse era rigida, molto forte nelle zone in cui dovevano contenere le teste di ponte sovietiche nell`area tra Boguchar e Novaya Kalitva.
    Qui era stato creato un potente sistema difensivo scaglionato in profondità* per 6 km, che garantiva una certa solidità*. In questa zona, ogni divisione aveva da coprire 25 km di terreno; tuttavia, le retrovie erano completamente sguarnite di qualsivoglia sistema difensivo e, data l`estensione del fronte, anche le riserve scarseggiavano.
    Il punto più debole era rappresentato dalla zona meridionale dell`ansa del Don, poiché le posizioni mancavano di profondità* e le riserve erano completamente assenti, dal momento che i tedeschi e i romeni avevano occupato queste posizioni solo alla fine di novembre, a seguito della distruzione della IIIa armata romena: era quindi mancato il tempo di costruire un efficace sistema difensivo.
    La sicurezza che l`alto comando Sovietico diede a questa operazione fu maniacale: solo i comandanti e il personale chiave erano stati messi al corrente e nessun ordine venne dato per iscritto. Gli ufficiali dello Stato Maggiore comunicavano oralmente ai sottoposti. Furono i capi di Stato Maggiore stessi a scrivere in singola copia e a mano gli ordini operativi.
    Ogni comunicazione via filo fu proibita e agli operatori radio al fronte fu consentito solo di ricevere le trasmissioni.
    I movimenti di raggruppamento furono compiuti durante tempeste di neve, o durante la nebbia e nessuna luce poteva essere accesa.
    Ovviamente non tutti i preparativi poterono essere celati: i tedeschi e gli italiani sapevano che si stava preparando un`offensiva, ma non sapevano dove né quando. Il successo ottenuto in questa opera di "maskirovka" fece si che il sistema venisse ripetuto per tutte le successive operazioni della guerra.
    Inoltre, nei giorni che precedettero il via dell`offensiva, le truppe furono sottoposte ad un intenso programma di addestramento, volto a migliorare soprattutto la collaborazione tra fanteria e mezzi corazzati e tra mezzi corazzati e forze aeree e, aumentato il livello di efficienza nelle comunicazioni radio essenziali, per ottenere la coordinazione necessaria per attacchi combinati. Tutti i comandanti, indipendentemente dal loro rango, compirono ricognizioni nella loro area di operazioni, con lo scopo di impratichirsi del terreno su cui avrebbero dovuto agire. Vennero anche costituite speciali squadre d`assalto, che dovevano infiltrarsi nelle linee nemiche e colpire i comandi e i depositi, creando il massimo grado possibile di confusione per ostacolare l`afflusso di rinforzi dalle retrovie italo-tedesche.
    Ma, il punto debole del sistema offensivo sovietico era l`intero impianto logistico: tutti i rifornimenti dovevano essere radunati e quindi inviati al fronte a partire dal nodo ferroviario di Kalach, oltre 70 km dietro la linea di partenza. Inoltre, il nodo di Kalach era basato su una sola linea ferroviaria che quindi risultava pesantemente ingolfata e rallentava l`afflusso dei rifornimenti.
    Da Kalach tutto doveva venire caricato su camion (generalmente studebaker, di produzione americana) e, quindi, inoltrato alle truppe al fronte, attraverso le poche strade fangose disponibili. In esse si veniva così a creare un caos enorme che riduceva, di conseguenza, la quantità* dei rifornimenti che riuscivano ad arrivare a destinazione.
    Proprio per cercare di ovviare al problema, il fronte sud-occidentale costruì una serie di depositi avanzati, ognuno dei quali era servito da tre armate ferroviarie dell`esercito.
    Ad ogni armata, sul campo, veniva data la priorità* nell`uso di una delle linee ferroviarie. Operando in questo modo, divenne possibile radunare la quantità* di rifornimenti necessaria all`avvio dell`operazione.
    Tuttavia, il problema si sarebbe inevitabilmente presentato nel corso dell`offensiva, il che avrebbe potuto provocare conseguenze catastrofiche.
    In ogni caso, tutti i preparativi furono portati a termine entro la data stabilita e l`11 dicembre l`Operazione Piccolo Saturno poteva iniziare la sua prima fase.




















    Capitolo 3: Esecuzione, Prima Fase.


    L`offensiva si articolò in quattro fasi: la ricognizione, la penetrazione, lo sfondamento e il consolidamento.
    Andando per ordine, iniziamo con la prima fase: la ricognizione.
    Il suo scopo era di verificare lo status delle difese nemiche e di determinarne la posizione e la forza,e, inoltre, serviva a confondere il nemico sul punto in cui sarebbe scattata l`offensiva.
    Per fare ciò, a partire dall` 11 dicembre, compagnie e battaglioni tratte dal primo scaglione delle divisioni fucilieri, vennero impiegate per creare nuove teste di ponte al di là* del Don e per allargare quelle già* esistenti.
    L`atto iniziò alle ore 5 con uno sbarramento di artiglieria, che durò mezz`ora, a cui fece immediatamente seguito l`attacco della fanteria. Un battaglione della 195a divisione fucilieri (1a Armata della Guardia) attraversò il fiume e attaccò le posizioni fortificate a est di Krasmoye Orekhovoye, nell`area difesa dalla divisione Ravenna.
    Dopo avere occupato la posizione, il battaglione respinse i contrattacchi nemici e fu, in seguito, raggiunto da due reggimenti. Per le ore 5.00 del 16 dicembre erano pronti a lanciarsi nuovamente all`attacco.
    Questo schema si ripeté in maniera più o meno simile in tutti gli altri settori del fronte, provocando, ovviamente, un immediato cambiamento nello schieramento nemico. A partire dal 13 dicembre, due divisioni tedesche, di cui una corazzata, vennero fatte muovere nell`area difesa dalla divisione Cosseria per rinforzarne le posizioni, mentre altre unità* tedesche si stavano radunando nella zona di Kantemirovka. Il raggruppamento Shuldt, con due battaglioni di polizia delle SS, e il raggruppamento Fegelein (questo è lo stesso Hermann Fegelein che più tardi sposerà* la sorella di Eva Braun e finirà* fucilato per ordine di Hitler) , più numeroso, con due battaglioni di SS, un reggimento di polizia e, soprattutto, una batteria di cannoni d`assalto
    Nel frattempo gli italiani assumevano nuove posizioni nelle retrovie, al fine di potere lanciare agevolmente contrattacchi, qualora lo sfondamento sovietico si fosse verificato.
    In questa fase, benché lentamente e a prezzo di gravi perdite, l`Armata Rossa guadagnava terreno, intaccando in profondità* le difese italiane, pur senza effettuare alcun vero e proprio sfondamento, sia perché il loro compito era solo di "assaggio", sia per la difesa che gli italiani offrivano sulla linea del fronte.
    Terminata il 15 dicembre la fase di ricognizione, i comandanti sovietici diedero il via alla seconda fase del piano: la penetrazione delle linee nemiche.
    L`attacco iniziò con 90 minuti di fuoco d`artiglieria a partire dalle ore 8:00, nel settore che era stato affidato alla prima armata della guardia.
    Ma le condizioni del tempo, nella fattispecie una spessa coltre di nebbia che si era alzata dal Don, impedivano agli osservatori d`artiglieria di individuare bene i bersagli; così il fuoco, benché intenso, risultò disperso area per area, dovendo basarsi sulle coordinate di tiro prese nei giorni precedenti, lasciando molti depositi e fortificazioni nemiche praticamente intatti. Per lo stesso motivo, nella zona della 3a Armata della Guardia, lo sbarramento era durato solo 50 minuti. Le condizioni meteorologiche impedivano agli aerei di decollare: essi sarebbero giunti sul campo solo a partire da mezzogiorno, non appena la nebbia si fosse dissipata.
    D`altronde, il rumore dei carri in movimento dall`altra parte del fiume e gli altoparlanti per la guerra psicologica, piazzati dai sovietici, avevano di fatto impedito qualsiasi velleità* di dormire, unitamente ad una continua opera di commando, che aveva intaccato le difese nel corso della notte, assalendo gli avamposti isolati o scarsamente guardati.
    Data la mancanza pressoché completa di un supporto di artiglieria per le forze italiane, venne a mancare il fuoco di controbatteria, salvo qualche colpo sparato da cannoni isolati.
    A differenza della fase di ricognizione, in questa fase l`attacco viene compiuto dai carri armati seguiti dalla fanteria.
    La 6a Armata e la 1a Armata della Guardia attraversarono il fiume sul ghiaccio e in parallelo dalle teste di ponte stabilite a Samodurovka e Osetrovka.
    Nonostante l`accanita difesa, in tre ore la 6a Armata aveva occupato parte di Novaya kalitva e Dezerovka, avanzando di 2 o 3 kilometri.
    Ma non fu possibile sfruttare il successo, in quanto l`unica riserva mobile disponibile, il 17° Corpo Corazzato, era stato destinato alla 1a Armata della Guardia.
    Questa armata stava incontrando una violentissima opposizione da parte delle forze nemiche: solo un reggimento, il 564° fucilieri, riuscì a raggiungere il suo obiettivo, avanzando per un kilometro, ma a prezzo di gravissime perdite. Un altro reggimento, il 604th, era rimasto inchiodato al suolo dopo 100 metri, ma, grazie al supporto dell`artiglieria, riuscì a completare l`avanzata e occupare la prima linea difensiva tedesca per mezzogiorno.
    Nel pomeriggio vennero attaccati da venti carri tedeschi. La situazione sembrava disperata, ma il provvidenziale intervento di un battaglione controcarro permise ai due reggimenti di mantenere la linea e, per la fine della giornata, l`avanzata aveva anche in questo settore raggiunto i tre kilometri di profondità*. Più a est, la resistenza che le altre divisioni della 1a Armata della Guardia incontrarono fu ancora più tenace e le unità* sovietiche vennero bloccate dopo una penetrazione, che oscillava tra i 300m e i 2km di profondità*.
    Per risolvere la situazione, Vatutin diede ordine a tre corpi corazzati (18°, 25° e 17°) con una forza di 488 carri, di penetrare le linee nemiche e consentire alla fanteria di uscire dalla pericolosa situazione di stallo che si era venuta a creare.
    Questo attacco iniziò alle 11 del 17 dicembre, ma venne a mancare un`adeguata ricognizione e il supporto di genieri, così, già* nella prima ora, quasi trenta carri erano stati perduti a causa delle mine, e, quindi, le unità* dovettero fermarsi per dare modo ai genieri di bonificare l`area. Si era però perso tempo prezioso, per cui l`attacco venne rinviato al giorno seguente. .La 3a Armata della Guardia aveva attaccato dopo il bombardamento che, come abbiamo visto, era stato notevolmente abbreviato; in più l`attacco avvenne senza ulteriore supporto dell`artiglieria e, come sappiamo, delle forze aeree. Inoltre, la posizione che dovevano attaccare era tenuta da due divisioni tedesche (62a, 194a divisione di fanteria) che avevano pesantemente fortificato l`area, trasformando ogni edificio dei due villaggi di Krasnokutskaya e Bokovskaya, che rappresentavano i cardini del sistema difensivo della zona, in altrettante fortificazioni pesantemente difese.
    L`obiettivo di questo attacco era occupare la stazione ferroviaria e intaccare in profondità* le difese tedesche.
    Dopo 50 minuti di preparazione, due reggimenti vennero lanciati attraverso il fiume, e, con la copertura delle mitragliatrici pesanti, entrarono a Krasnokutskaya, iniziando un feroce combattimento casa per casa e riuscendo, infine, a raggiungere la ferrovia con un battaglione .
    Nel frattempo, un altro reggimento si era attestato poco a est del villaggio sulla posizione dominante, rappresentata da una piccola collina. Per tutta la giornata respinse gli attacchi portati dai tedeschi con supporto di carri armati e aerei. Tuttavia, la situazione si fece drammatica verso le 16.00, quando alcune unità* fuggirono di fronte al nemico; poichè diventava sempre più critica, il Comando di Divisione richiese il supporto di artiglieria per bloccare l`attacco tedesco. Questo, però, non fu possibile in quanto anche le divisioni vicine erano sotto pesante attacco e, per le 21, si fu costretti a ripiegare attraverso il Don. fino alle posizioni di partenza.
    Questo esempio è parecchio illuminante sulle difficoltà* che l`Armata Rossa ebbe nell`area: la debolezza del fuoco di sbarramento (unitamente ad alcune carenze nella ricognizione che non rilevarono la status delle fortificazioni nemiche e a problemi nel rifornimento delle unità* sul campo) impedì di fatto lo sfondamento immediato delle linee tedesco-italiane.
    Già* durante questo primo giorno, le unità* nell`area erano gravemente indietro sulla tabella di marcia.
    In ogni caso, alla luce di queste difficoltà*, i comandanti dei fronti impegnati rividero gli ordini e prepararono, per il giorno seguente, l`utilizzo di una massiccia quantità* di carri armati per effettuare lo sfondamento.
    Il giorno seguente, quindi, con l`appoggio di tre corpi corazzati (17°, 18° e 25°) e dopo un massiccio fuoco di artiglieria, ricominciò l`attacco contro le linee italo tedesche. Tuttavia, il fuoco d`artiglieria fu nuovamente debole, dal momento che la 9a divisione di artiglieria non era ancora giunta sul campo di battaglia. Il problema venne risolto solo nel pomeriggio, quando l`aviazione poté intervenire fornendo il supporto ravvicinato necessario.
    In questa fase, sul fianco sinistro dell`avanzata, dopo avere facilmente eliminato le posizione nemiche, nei pressi di Golyi fu incontrata una resistenza piuttosto debole, quindi i tre reggimenti impegnati poterono procedere verso est. Ben diversa la situazione a Dubovikovka, dove i tedeschi riuscirono a respingere i primi assalti, costringendo ad un'altra battuta di arresto, ma, dopo alcune ore di aspri combattimenti, grazie alla combinazione di un attacco da parte di fanteria montata su sci e dei T 34, il paese fu alla fine occupato. A questo punto, la linea italo-tedesca appariva sfondata in più punti: unità* di due armate d`assalto (1a e 6a) avevano sfondato il settore centrale del fronte, giungendo sul fiume Boguchar.
    Anche nei settori di Krasnokutskaya e Bokovskaya venne lanciata l`offensiva, ma non fu possibile prendere i villaggi; tuttavia furono poste le premesse affinché anche in questo settore lo sfondamento potesse avvenire il giorno seguente, con l`occupazione di Staryi Zemstoc, un kilometro ad est rispetto a Bokovskaya, aprendo così una via all`accerchiamento delle forze nemiche.
    Nel complesso, la sera del secondo giorno, le armate corazzate di Vatutin avevano ottenuto lo spazio di manovra necessario per l`assalto finale, che venne infatti ordinato per il mattino seguente.
    L`attacco iniziò all`alba, ottenendo i maggiori progressi sempre nel settore centrale del fronte, con l`attraversamento del Boguchar, la cattura di Taly e Shurinovka. Nel settore settentrionale, la 385° divisione tedesca (insieme ad elementi della 27a divisione Panzer del 14° reggimento di polizia delle SS e della Divisione Julia, che era stata spostata verso sud dalla posizione del Corpo Alpino Italiano) riuscì a respingere i violenti attacchi sovietici nell`area di Novaja Kalitva, ma, più a sud, lo sfondamento sovietico, ad opera delle divisioni corazzate nel settore di Taly, li minacciava di accerchiamento: per questo motivo, le unità* tedesche, insieme ai resti della Ravenna, si schierarono con il fronte a Sud.
    Entro sera, in tutti gli altri settori, lo sfondamento era stato effettuato, in particolar modo nel settore centrale, dove rimanevano, come forza combattiva, solo i resti di alcune formazioni italiane; ma, anche queste furono rapidamente annientate da tre corpi corazzati (18°, 24°, 25° Corpo Corazzato) e dalle unità* di fanteria che iniziarono immediatamente la marcia verso sud.
    Anche nel settore della 3a Armata della Guardia, lungo il fiume Chir, le difese tedesche venivano intaccate in profondità*: un corpo di fucilieri (il 14°), con il supporto di un corpo meccanizzato (il 1° Corpo Meccanizzato della Guardia), era riuscito ad allargare la piccola penetrazione che era stata effettuata a nord-est di Bokovskaya e, dopo pesanti combattimenti era stata ripulita dalle residue forze tedesche. Contemporaneamente, approfittando del collasso di ciò che restava del I° Corpo d`Armata Rumeno, le unità* del 1° Corpo meccanizzato della Guardia avanzarono lungo il Chir a nord Ovest.verso Kruzhilin, che era già* sotto attacco ad opera della 197a e 178a divisione Fucilieri.
    Tuttavia, la mancanza di progressi nella zona di Krasnokutskaya consentì ai rinforzi, provenienti da sud. di schierarsi e alle truppe nell`area di ripiegare ordinatamente e costituire una linea nella zona di Morozovsk, impedendo che il distaccamento d`armata Hollidt venisse circondato da Nord.
    Più a sud, il 5° Corpo Meccanizzato e la 321a divisione Fucilieri attraversarono il fiume e, dopo pesanti combattimenti contro il XXXXVIII Panzer Korps, riuscirono a creare una testa di ponte profonda 5 kilometri, nei pressi di Dal`nepodgorovskii; ma, nonostante i tentativi, fallirono nel compiere un ulteriore penetrazione nelle linee tedesche.
    Aveva termine così la fase di penetrazione.
    Il giorno seguente, il 19 dicembre, avrebbe avuto inizio la fase principale dell`offensiva, quella dello sfondamento.
    Durante i duri combattimenti dei gironi precedenti, l`Armata Rossa era penetrata per una larghezza di sessanta kilometri e una profondità* di 40 nel settore della 6a e della 1a Armata della Guardia, mentre, nel settore della 3a Armata della Guardia, la penetrazione era stata di 15 kilometri in profondità* e 20 di larghezza.
    Il 19 dicembre, per consentire un maggiore controllo delle operazioni, la 6a armata venne posta sotto il comando del Fronte Sud occidentale di Vatutin.
    La Stavka fu inoltre d`accordo con Vatutin di occupare e rendere sicure Millerovo e Voloshino, per creare una linea sicura a ovest che coprisse la 1a Armata della Guardia. Vennero inoltre riviste da Vatutin le missioni assegnate alle singole armate al suo comando.
    La Sesta armata doveva occupare e rendere sicura Kantemirovka e una linea a ovest della cittadina entro e non oltre il 21 dicembre; mentre, per il 20, il 17° Corpo Corazzato doveva raggiungere Millerovo, per assicurare questa area, come ordinato dalla nuove disposizioni dello Stava; in quello stesso giorno, il 4° Corpo Fucilieri della Guardia doveva raggiungere Degtevo.
    Il compito più importante continuava ad essere affidato al 24° e al 25° Corpo Corazzato, che dovevano continuare la marcia verso sud, in direzione delle basi da rifornimento tedesco; mentre il 18° Corpo Corazzato doveva distruggere tutte le unità* nemiche presenti nell`area di Meshkov e di Michailovsky, per proseguire la marcia in direzione sud ovest.
    Nella zona della 6a Armata, il 17° Corpo Corazzato e alcune unità* di fanteria si mossero verso Kantemirovka da est e da sud est.
    La città* (un importantissimo nodo ferroviario che congiungeva il nord e il sud dello schieramento tedesco, vitale quindi per i tedeschi) era difesa da unità* delle SS e della polizia e dai resti di alcune unità* Italiane che si erano qui radunate.
    Prima dell`assalto, i sovietici effettuarono una preparazione di artiglieria di tre ore alle prime luci dell`alba. Per le 10, i T 34 erano penetrati in città*, ma i combattimenti durarono per tutto il giorno, fino a quando l`arrivo della 67a brigata corazzata Da Taly completò l`accerchiamento e assicurò la città* ai sovietici.
    In città* venne trovato un ingente quantitativo di carburante e di rifornimenti; circa 600 prigionieri di guerra vennero liberati dal campo di prigionia tedesco e immediatamente inseriti in alcuni reggimenti di fucilieri.
    Il 21 dicembre, la 267° divisione fucilieri prese il posto del 17° Corpo Corazzato a Kantemirovka, liberando così l`unità* dai compiti difensivi e consentendole, quindi, di riprendere le operazioni offensive verso sud.
    La 66a brigata corazzata, che formava la punta avanzata dell`intero corpo, percorse oltre 110 kilometri in poco più di 24 ore, sorprendendo le unità* di retrovia tedesche che difendevano Voloshino. Fu raggiunta il giorno seguente dal resto del corpo che così assicurò definitivamente la città*, impadronendosi inoltre di una grande quantità* di rifornimenti.
    I tedeschi cercarono di riprendere la città* facendo convergere unità* provenienti da ovest, per cui il 17° Corpo stabilì un perimetro difensivo, sia per difendersi dai nemici sopraggiungenti, sia per consentire alle restanti unità* della 6a Armata di prendere posizione e consolidarsi.
    Contemporaneamente, la 31a brigata motorizzata venne inviata a Est con l`incarico di assistere la 1a Armata della Guardia nella presa di Millerovo e di tagliare le linee di comunicazione nemiche a ovest della città*.; città* che era stata da tempo posta in stato di massima allerta dal comando tedesco che vi aveva inviato la 3a divisione da montagna, che aveva disposto una serie di capisaldi lungo tutto il perimetro della città*.
    Il successo del 17° Corpo Corazzato fu agevolmente sfruttato nello stabilire una effettiva linea di sicurezza a Kantemirovka. Tuttavia, i progressi a sud della città* furono enormemente limitati dall`indurirsi della resistenza tedesca nell`area; per lo stesso motivo anche gli sforzi della 172a e della 350a divisione fucilieri vennero bloccati a sud est di Ivanovka dalla 385a e 387a divisioni tedesche.
    I Tedeschi, per parare la minaccia, fecero affluire due divisioni corazzate (27a,alla quale però rimanevano solamente 10 carri armati, e 19a Panzer) e una divisione di fanteria (387a) nei dintorni di Kantemirovka, per cercare di riprendere la cittadina e di recuperare le unità* tedesche e italiane che erano circondate in sacche a Chertkovo e Gartmashevka.
    Nella principale zona offensiva del Fronte Sud Occidentale, la 1a e la 3a Armata della Guardia dovevano distruggere le forze nemiche nella zona e completare, così, lo sfruttamento dello sfondamento effettuato dalle unità* corazzate. A questo scopo, il 18° Corpo Corazzato e il 1° Corpo Meccanizzato della Guardia dovevano operare in stretta collaborazione con il 6° Corpo Fucilieri della Guardia e con il 14° Corpo Fucilieri per completare l`accerchiamento nell`area a sud del Don e, quindi, muoversi insieme alle altre unità* mobili in direzione di Millerovo e di Morozovsk.
    il 19 dicembre il 24° e 25° Corpo Corazzato si mossero verso sud, distruggendo e aggirando le unità* italiane e tedesche in ritirata e i reparti non combattenti italiani che le seguivano. Le due unità* si allontanarono sempre più dal supporto di fanteria e di artiglieria, e, mentre gli aerei tedeschi colpivano ripetutamente le avanzanti colonne corazzate, nonostante le azioni nemiche provocassero gravi danni, queste continuarono la loro avanzata incontrando, ovviamente, crescenti problemi logistici, essendo oramai lontane oltre 300km dai depositi. Inoltre, non potere effettuare le riparazioni in maniera adeguata, sul campo provocò un calo nel numero dei mezzi corazzati di circa il 50%.
    La sera del 23 dicembre il 24° corpo corazzato, benché ridotto a meno di 100 carri, aveva raggiunto la linea tedesca a Skorsyskaya e il suo comandante, il maggiore generale V.M. Badanov, si preparava a colpire, il giorno seguente, sia Skorsyskaya che Tatsinkaya.
    Il 25° Corpo Corazzato comandato dal maggiore generale P.P. Pavlov aveva raggiunto Kashary all`alba del 19 dicembre; nel corso della sua avanzata fu impegnato in duri e continui scontri con le unità* italiane in ritirata verso Millerovo e Morozovsk. La continua frequenza e la violenza di queste battaglie di incontro ridussero in maniera significativa la forza del corpo di Pavlov che, tuttavia, già* la sera del 20 dicembre potè riprendere l`avanzata verso sud ovest, aggirando le posizioni nemiche, quando queste offrivano una dura resistenza, fino a Uryupin. La cittadina era difesa da alcune unità* della 306a divisione di fanteria e dall`8a divisione da campo della Luftwaffe.
    Pavlov, dopo durissimi scontri, il 24 dicembre strinse di assedio la città*, ma la grande usura che i suoi mezzi avevano riportato impedì di proseguire l`offensiva
    Più indietro, il quarto corpo di fucilieri della guardia seguiva a ruota i due corpi corazzati, con l`obiettivo di assicurarsi l`area tra Chertkovo e Millerovo e quindi estendere la linea che proteggeva il fianco della sesta armata verso sud est.
    A questo scopo, una divisione fucilieri (la 195a) guadò il Boguchar, incontrando pochissima resistenza, e occupò facilmente gli abitati di Titarevka e Popovka.
    Il maggiore problema che la divisione affrontò fu la grande massa di prigionieri che dovevano essere rastrellati e mandati sotto scorta nelle retrovie. Nonostante questo "inconveniente", la divisione proseguì verso sud, incontrando una dura resistenza il 20 dicembre a Gartmashevka, importante centro ferroviario e grande base per i rifornimenti.
    Dal momento che la tabella di marcia era tassativa, venne lasciato un reggimento con il compito di occupare la città*; mentre il resto del corpo procedeva la sua marcia verso sud ovest, tagliando la principale arteria di rifornimento che andava ad ovest partendo da Certkovo, circondando la città* con due reggimenti e, infine, raggiungendo il fiume Derku. Su questo venne stabilita una linea difensiva per respingere gli attacchi che i tedeschi avrebbero sicuramente tentato per salvare le guarnigioni circondate a Gartmasehevka e Certkovo. A questo scopo venne occupata la sponda del fiume, seguendo una linea fino alla cittadina di Streltskova, utilizzando due divisioni (195a Divisione Fucilieri e 41a Divisione Fucilieri della guardia). Allo stesso tempo, vennero reiterati i tentativi di prendere Chertkovo che, però, era difesa da una guarnigione di circa 10.000 uomini. Questo compito, unitamente ai tentativi da parte della 19a Divisione Panzer di portare soccorso alla guarnigione, di fatto tenne bloccate le unità* nell`area per tutto il resto di "Piccolo Saturno"
    Nel frattempo, alla 35a Divisone Fucilieri della Guardia (appartenente alla 1a Armata della Guardia), era stato affidato il compito di proteggere il fianco sinistro del 4a Corpo Fucilieri della Guardia dalle unità* nemiche che si stavano ritirando verso ovest, mentre il resto del corpo avrebbe attaccato e occupato Chertkovo e Millerovo.
    La 35a Divisione Fucilieri si trovò ben presto ad affrontare frequenti scontri con i resti delle divisioni Pasubio, Torino, Ravenna, Sforzesca, Celere e della 298a divisione tedesca che si muovevano in unità* combattive dalla forza variabile ( e che si trascinavano dietro un consistente numero di sbandati). I successivi calcoli effettuati dai servizi segreti sovietici stabilirono che vi erano circa 27.000 uomini (25.000 italiani e 1500 tedeschi più un numero imprecisato di rumeni) che si muovevano verso ovest; queste unità*, nonostante fossero in ritirata e la loro forza combattiva fosse alquanto altalenante, costituivano un enorme minaccia per le forze sovietiche che si muovevano verso ovest. A questo scopo, i reggimenti della 35a Divisione Fucilieri vennero sparpagliati quasi a formare una rete per intercettare le varie direttrici di manovra del nemico.
    Da questo momento e per due giorni, vi furono aspri combattimenti con le unità* dell`Asse che, oramai spinte solo dalla

  2. #2
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    Complimenti x l'idea......ora con calma me la leggo

    marcuzzo
    Il mio avatar è la foto di Arthur Kueger, Feldwebel ferito a Stalingrado, mancato nel gennaio 2009

  3. #3
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    Ops mi sono accorto adesso che non la aveva postata tutta ecco qui il resto

    Da questo momento e per due giorni, vi furono aspri combattimenti con le unità* dell`Asse che, oramai spinte solo dalla forza della disperazione, cercavano di aprirsi un varco verso ovest.
    I sovietici fecero un gran numero di prigionieri e, entro la sera del 22, solo alcuni piccoli gruppi di nemici si muovevano ancora, il resto era o morto o prigioniero.
    In alcune zone, le unità* circondate si disposero a istrice e resistettero tenacemente; il caso più notevole fu ad Arbuzovka, dove circa 6000 uomini della 298a divisione di fanteria insieme ad alcune camicie nere occuparono una posizione soprelevata e resistettero, per ben quindici volte, a tutti i tentativi di rompere la loro linea. Il 25 dicembre giunse sul campo la 44a Divisione Fucilieri della Guardia; il che consenti all`Armata Rossa, dopo una preparazione d`artiglieria di 30 minuti, di effettuare un nuovo attacco che si concluse con la cattura di 2.773 prigionieri.









    Capitolo 4: Esecuzione, Seconda Fase, Tatsinkaya.


    Dopo quattro giorni di combattimento, la 35a Divisione Fucilieri della Guardia aveva catturato 10.443 prigionieri e ucciso 9.996 uomini; il 26 dicembre, avendo completato con successo la sua missione, si mosse verso sud ovest per unirsi nell`attacco a Chertkovo.
    Continuava tuttavia a esistere un largo vuoto tra il 24°, il 25° Corpo Corazzato e le divisioni di fanteria che seguivano; inoltre, i due corpi mancavano delle forze di fanteria necessarie sia per chiudere il varco, sia per scortare la massa di prigionieri. Questo fatto consentì a gruppi formati da centinaia o da migliaia di uomini di sfuggire all`accerchiamento e di unirsi alle guarnigioni accerchiate.
    Più a sud, il compito di bloccare le vie di fuga fu affidato al 6° Corpo Fucilieri della Guardia in collaborazione con il 18° Corpo Corazzato che, in una rapida operazione, occuparono Verkhne-Chirskii e chiusero ogni via di fuga alle forze dell`Asse che ancora resistevano lungo il Don, catturando per il 25 dicembre oltre 15.000 prigionieri.
    Intanto, la 3a Armata della Guardia doveva occupare le posizioni tedesche a Krasnokutskaya e Chernyshevskaya che, come abbiamo visto, avevano resistito a tutti gli assalti nei giorni precedenti.
    A questo scopo, si procedette a sviluppare una penetrazione in direzione di Kruzhilin, accerchiando in città* la 7a Divisione di Fanteria rumena, mentre, a Kashary, unità* della 2a e 3a brigata meccanizzata incontrarono gli elementi di testa della 1° Armata della Guardia, completando così l`accerchiamento dell`VIIIa Armata italiana, di tre divisioni della IIIa Armata rumena e della 62a Divisione di Fanteria tedesca.
    Le unità* rumene, denominate I° Corpo d`Armata, vennero rapidamente distrutte non appena le loro difese collassarono sotto i colpi della 278a Divisione Fucilieri. Questa immediatamente si mosse verso ovest, colpendo la divisione Sforzesca. In poco tempo l`intero nucleo delle difese dell`Asse a nord di Bokovskaya era completamente distrutto, rendendo le posizioni a Krasnokutskaya e Chernyshevskaya estremamente vulnerabili, Infatti, in questo settore (dove per altro già* il 19 dicembre la 50a Divisione Fucilieri della Guardia era riuscita ad avanzare per due kilometri occupando il villaggio di Fomin) il 21 dicembre sul fianco destro della divisione, fu operato uno sfondamento della linea tedesca da parte della 14a Divisione Fucilieri e della 2a brigata meccanizzata della guardia. Questo fatto costrinse le due divisioni tedesche nella zona (294a Divisione di Fanteria e la 22a Divisione Panzer) a ripiegare verso sud, cercando di rallentare l`avanzata sovietica e, allo stesso tempo, di riunirsi con i rinforzi provenienti da sud. Proprio in conseguenza di questa manovra, il 23 dicembre, dopo una settimana dal primo tentativo, la 203a Divisione Fucilieri prese Krasnokutskaya e il giorno seguente iniziò l`inseguimento delle forze nemiche in ritirata.
    Quello stesso giorno, nelle retrovie tedesche veniva occupata Milyutinskaya e, entro sera, l`intera ala sinistra del distaccamento d`armate Hollidt era stata distrutta o messa in ritirata. I resti delle unità* rumene e italiane si muovevano verso Morozovsk, mentre le unità* tedesche ripiegavano più o meno ordinatamente nella stessa direzione. Era evidente che la situazione stava rapidamente volgendosi al peggio per le forze dell`Asse e che occorreva mandare immediatamente rinforzi nell`area, per turare la falla che si era venuta a creare nello schieramento tedesco e che cominciava ad assumere l`aspetto di una minaccia verso l`intero gruppo d`armate sud.
    Per evitare che questa eventualità* si verificasse, fu ordinato alla 19a Divisione Panzer di prendere posizione a ovest di Strel`tskova per bloccare l`avanzata sovietica verso occidente e, possibilmente, per liberare la guarnigione circondata a Chertkovo.
    Per riempire il vuoto che si era creato con il collasso italiano, venne creato un nuovo quartier generale denominato Distaccamento di armate Fretter-Pico, che radunava, oltre al nucleo del XXX° corpo d`armata tedesco, anche i resti di tutte le unità* italiane, rumene e tedesche nell`area. Il suo compito era tenere il fronte nell`area compresa tra la posizione del Corpo Alpino italiano e il distaccamento di armata Hollidt.
    Fretter-Pico ordinò così alla 304a divisione tedesca di occupare l`area tra Millerovo e il fiume Donets e di ristabilire le comunicazioni e una linea di rifornimento con la guarnigione isolata a Millerovo (3a Divisione di Montagna). Il compito di bloccare l`avanzata del 24° e 25° Corpo Corazzato fu affidato alla 306a Divisione di Fanteria e all`8a Divisione da Campo della Luftwaffe; questi dovevano ripiegare a sud, fino a incontrarsi con la 294a Divisione di Fanteria e con la 22a Divisione Panzer, provenienti da Krasnokutskaya, e stabilire così una solida linea difensiva per impedire ai sovietici di occupare Tatsinkaya e Morozovsk e, quindi, tagliare la linea di rifornimento con Stalingrado. Tatsinkaya era l`obiettivo del 24° Corpo Corazzato comandato dal maggiore generale V.M. Badanov.
    Alle 22 del 23 dicembre, le tre brigate corazzate del corpo avevano eliminato la resistenza opposta dalla guarnigione tedesca su Skosyrskaya (306a Divisione di Fanteria) mentre il resto delle forze tedesche ripiegava in direzione di Morozovsk.
    Il generale sovietico si trovava di fronte a un bivio decisionale: da una parte era a corto di uomini e mezzi e avrebbe dovuto aspettare l`arrivo della 24a brigata motorizzata, che era rimasta indietro per recuperare tutti i mezzi che erano stati danneggiati durante l`offensiva (ma facendo così avrebbe perso l`elemento sorpresa, consentendo ai tedeschi di rafforzare le loro posizioni), oppure poteva effettuare un attacco quella notte stessa e prendere Tatsinkaya, protetta solo da una piccola guarnigione di 120 uomini con un cannone da 88mm e sei cannoni da 20mm.
    Badanov decise di correre il rischio, essendo ben conscio dell`enorme importanza che la base di rifornimento di Tatsinkaya aveva per i tedeschi. Così, dopo avere fatto riposare le truppe solo per alcune ore, la notte tra il 23 e il 24 dicembre le tre brigate si mossero verso sud- ovest, non incontrando nessuna resistenza e giungendo nei pressi dell`obiettivo alle 7 del 24 dicembre.
    In quel momento, il fronte si estendeva per 340 km dal Don nei pressi di Novaya Kalitva fino a Millerovo, quindi piegava ad est e passando per Ilinka e raggiungendo il Chir nei pressi di Chernyrshkovskii.
    Nonostante il fronte fosse enormemente esteso al di là* delle possibilità* effettive delle armate impiegate, la Stavka ordinò lo stesso di procedere con l`offensiva. Per questo Vatutin lo stesso giorno diramò nuovi ordini alle sue unità*.
    La 6a Armata e la 1a Armata della Guardia dovevano difendere le posizioni e, allo stesso tempo, eliminare i nemici circondati a Millerovo, Gartmashevka e Chertkovo.Il 18° Corpo Corazzato, assieme alle altre unità* mobili della 3a Aarmata della Guardia, doveva lanciare un attacco in direzione di Tatsinkaya e Mozovsk, seguendo la scia di Badanov; quindi, insieme alle unità* della 5a Armata Corazzata e della 5a Armata d`Assalto, distruggere il XXXXVIII Panzer korps nella zona di Tormosin.
    L`8° Fliegerkorp, che aveva il controllo dell`aeroporto ed era a conoscenza del pericolo che si avvicinava, non aveva però il diritto di ordinare l`evacuazione dell`aeroporto e dell`enorme magazzino che vi si trovava, avendo ricevuto l`ordine di difendere la posizione con le esigue forze a disposizione. In aiuto degli attaccanti venne anche una fitta nebbia che coprì l`area, impedendo che la guarnigione tedesca potesse vedere cosa si stava preparando. Alle 7.30 le katiuscha di Badanov aprirono il fuoco sulle posizioni tedesche, mentre le tre brigate corazzate si mossero per attaccare l`aeroporto: una brigata (130a brigata corazzata) attraversò il villaggio e attaccò l`aeroporto, mentre un'altra (54a brigata corazzata), dopo avere fatto un largo giro, attaccò da sud; infine, la 4a brigata corazzata attaccò il villaggio di Talovsky. Tuttavia, mentre avvenivano questi combattimenti, Badanov apprese che una colonna tedesca aveva tagliato la strada che univa Skosyrskaya e Tatsinkaya e, benché un attacco da parte di un battaglione corazzato li avesse costretti a sloggiare, appariva evidente che, mentre il 24° Corpo Corazzato si muoveva verso Tatsinkaya, i tedeschi avevano colpito alle sue spalle.
    L`aeroporto fu preso senza un grosso combattimento, distruggendo molti aerei mentre cercavano di decollare. Uno fu distrutto quando un T-34 vi si schiantò contro in una missione suicida venendo distrutto con esso. Questa occupazione fruttò un enorme bottino.
    La perdita della città* fu un durissimo colpo per i tedeschi dal momento che ora tutti i rifornimenti verso la VIa Armata a Stalingrado avrebbero dovuto decollare molto più a est, diminuendo di efficacia.
    Sul piano strategico le prospettive per i tedeschi apparivano drammatiche: il grosso del raggruppamento d`armata Hollidt si trovava su posizioni molto più a est, quindi, adesso, correva il rischio di essere colpito alle spalle. Peggio ancora, benché gli ordini della Stavka dicessero di non raggiungere la porta del Caucaso (ma questo ovviamente i tedeschi non potevano saperlo), Tatsinkaya distava da Rostov sul Don appena 130 kilometri, che avrebbero potuto essere percorsi in tre giorni da parte del 24° Corpo Corazzato, chiudendo così la via della ritirata a quasi un milione di soldati tedeschi che sarebbero stati presi in trappola.
    A questo punto il feldmaresciallo Von Manstein prese l`unica decisione possibile: tolse una divisione corazzata al corpo d`armata di Hoth per cercare di riprendere Tatsinkaya, ben conscio che questo avrebbe definitivamente posto una pietra tombale sulla VIa Armata.
    Hoth infatti era impegnato in durissimi combattimenti per cercare di aprire un varco con l`Armata di Paulus e, ora, gli sarebbero venute a mancare le forze necessarie. Tuttavia, la situazione era critica: la 6a Divisione Panzer (che delle tre a disposizione di Hoth era la più forte, essendo stata inviata direttamente dalla Francia), dopo una marcia forzata, il 27 dicembre, in collaborazione con l`11a Divisione Panzer, chiuse il 24° Corpo Corazzato in una morsa.
    Nei giorni precedenti, Badanov si era accorto del pericolo in cui si trovava, era rimasto con solo 58 carri armati di cui 39 erano T34 e 19 T20, ma erano tutti immobilizzati per la mancanza di carburante; inoltre, anche le munizioni iniziavano a scarseggiare. Il 26 dicembre una colonna di 5 autobotti e quattro camion, scortati da cinque T 34, riuscì a raggiungere il corpo circondato, mentre la 24a brigata meccanizzata, che seguiva la colonna di rifornimento, fu bloccata dai tedeschi.
    Per cercare di mantenere un minimo di mobilità*, i serbatoi di alcuni carri furono riempiti con la benzina destinata agli aerei tedeschi; ma non ce n`era una grande disponibilità*.
    Sempre il 26 dicembre, via radio, il 24° Corpo apprese di essere stato rinominato 2° Corpo Corazzato della Guardia, e che il suo comandante era il primo ad essere decorato con l`ordine di Suvorov appena istituito; quello stesso pomeriggio, il villaggio fu sottoposto ad un pesantissimo attacco.
    Così Badanov segnalò ai suoi superiori:

    Il Corpo è gravemente a corto di munizioni. Il carburante sostituivo è esaurito. Vi richiediamo operazioni di copertura dall`aria e di accelerare la velocità* di movimento delle unità* destinate a rendere sicuri i guadagni ottenuti. Vi richiediamo il lancio di munizioni per via aerea.
    Badanov

    In effetti furono fatti dei tentativi per rifornire Badanov dal cielo, ma con scarsi risultati.
    Il giorno seguente, il 27 dicembre, i tedeschi rinnovarono i loro sforzi attaccando con violenza l`intero perimetro difensivo sovietico.
    Alle ore 18:00 Badanov inviò un messaggio urgente a Vatutin:

    Situazione Urgente. Niente munizioni, Niente carri. Pesanti perdite di personale, non posso tenere Tatsinkaya. Chiedo il permesso di rompere l`accerchiamento.
    Aerei nemici sull` aeroporto distrutti.

    Badanov

    A questo punto la situazione presentò delle nette somiglianze con ciò che contemporaneamente stava succedendo ai tedeschi a Stalingrado, ovviamente con le dovute proporzioni: in entrambi i casi, un`unità* si trovava isolata e a corto di rifornimenti e il comandante era costretto a chiedere il permesso di abbandonare la posizione ottenuta.
    La risposta di Vatutin fu di mantenere la posizione, ma, se la situazione si fosse volta al peggio, avrebbe potuto agire a sua discrezione.
    Badanov decise di resistere; così nuovi lanci di rifornimenti vennero effettuati durante la notte.
    Nel seguente rapporto a Stalin (dopo il quale le cose cambiarono), Vatutin relazionò anche sui progressi ottenuti durante l`operazione:

    Tutto quello che precedentemente si trovava davanti al fronte, cioè circa 17 divisioni, si può considerare completamente annientato, mentre le basi logistiche sono state da noi catturate.
    Abbiamo preso prigionieri oltre sessantamila uomini; un numero non inferiore a questo è caduto in combattimento; per tale ragione i miseri resti di queste ex unità*, attualmente, non oppongono più quasi alcuna resistenza, con rare eccezioni.
    L`avversario continua la sua tenace difesa agli attacchi lanciati dalle truppe del fronte nel settore di Oblivskaya-Verchne-Cirskaja.
    Nel settore di Morozovsk sono stati catturati ,oggi, prigionieri appartenenti all`1a DivisionePpanzer e all`8° Fliegerkorp che precedentemente erano schierate davanti all`armata di Romanenko [5a Armata Corazzata]. La massima resistenza all`armata di Leljusenko a Armata della Guardia] ed alle nostre truppe mobili viene opposta da quei reparti avversari che, dal settore di Kotol`nikovo, hanno attraversato il Don e si sono spinti verso il fronte di Cernyskoskij – Morozovsk- Skosyrskaja – Tatsinkaya. Queste truppe avversarie si sforzano di occupare una linea che consenta loro di impedire l`ulteriore avanzata delle nostre unità* mobili,assicurando appunto, in questa maniera, la possibilità* di sganciamento delle loro forze; può anche darsi che l`avversario, nel caso che si creino condizioni a lui favorevoli, tenti, in generale, di conservare tutto questo saliente, allo scopo di farvi poi passare, per salvarlo, il suo raggruppamento accerchiato.
    Ma non riuscirà* a realizzare questo piano. Tutte le forze disponibili verranno impiegate allo scopo di eliminare questo suo saliente.
    Di giorno in giorno la ricognizione aerea segnala arrivi di truppe nemiche nelle seguenti zone: Rossos, Starobel`sk,Vorosilovgrad, Cebotovka, Kamensk, Lichaja, Zverevo.
    E` difficile esprimere un giudizio circa le intenzioni del nemico: a quanto pare, esso sta approntando la linea difensiva principale lungo il Donets settentrionale. In primo luogo l`avversario dovrà* arginare la breccia aperta dalla nostre truppe, per un ampiezza di 350 kilometri in linea d`aria.
    Sarebbe bene continuare a battere il nemico senza concedergli tregua, ma per fare questo bisogna che, in questo settore, le nostre armate siano rinforzate, dato che le unità* disponibili sono impegnate in "Piccolo Saturno", mentre, per l`Operazione "Grande Saturno", sarebbero necessarie forze maggiori.

    Il Rapporto venne effettuato telefonicamente e, oltre a Stalin, anche Zhukov si trovava all`altro capo dell`apparecchio.
    La risposta mise ben in chiaro le priorità*: l`ordine era che non si doveva in nessun caso permettere che Badanov venisse annientato e di mandargli tutta l`assistenza possibile.
    Vatutin ordinò allora al 25° Corpo Corazzato e al 1° Corpo Meccanizzato della Guardia di muoversi verso Tatsinkaya; ma il 25° Corpo Corazzato era stato coinvolto in durissimi combattimenti a nord di Morzovsk ed era anch`esso a corto di carri armati. Anche il 1° Corpo Meccanizzato della guardia era stato notevolmente indebolito; tuttavia, entrambe le unità* si mossero verso ovest, ma non furono in grado di raggiungere il villaggio e liberare quindi Badanov.
    A questo punto, oramai era la sera del 28 novembre, Vatutin gli diede il permesso di sfondare l`accerchiamento nemico .
    Nell`oscurità* della notte. Badanov concentrò le sue forze nel settore nord occidentale della città* e, alle 4 30, dopo avere lanciato l`ultima salva rimasta con le Katiuscia, sfondò la linea, dirigendosi verso I`linka, perdendo la maggior parte dell`equipaggiamento rimasto ma riuscendo a ricongiungersi al resto delle truppe sovietiche, formando così una nuova linea difensiva.
    Da questo momento in poi la battaglia assunse una nuova veste: l`Armata Rossa era arrivata al limite delle sue capacità* sia logistiche sia come usura dei reparti, per cui, senza rinforzi, non era possibile avanzare ulteriormente. Ma questi non sarebbero arrivati, in quanto, già* dal 24 dicembre, la 2a Armata della Guardia e la 51a Armata avevano iniziato un`offensiva a sud ovest di Stalingrado contro il LVII Panzer Korps.
    Si profilava quindi un durissimo scontro tra i tedeschi, che avrebbero cercato di ricacciare indietro i sovietici per prestare soccorso alle proprie guarnigioni accerchiate, e l`Armata Rossa che lottava per mantenere il controllo del terreno appena conquistato.
    Come abbiamo visto, il 24 dicembre Vatutin aveva diramato degli ordini tesi al proseguimento dell`offensiva, tuttavia, gli eventi di Tatsinkaya lo costrinsero a cambiarli.
    Così il 18° Corpo d`Armata Corazzato, la 6a Armata e la 1a Armata della Guardia mantennero la loro posizione, mentre la terza armata corazzata attaccò attraverso il fiume Bystraya. Più a nord, la 19a Divisione Panzer attaccò le posizioni della 41a Divisione Fucilieri della Guardia (1a Armata della Guardia) il 26 dicembre, riuscendo ad aprirsi un varco verso Chertkovo. L`intervento del 17° Corpo Corazzato consentì alla divisione di respingere l`attacco tedesco e chiudere la strada per Chertkovo. Intanto, i tedeschi cercavano di rifornire dall`aria la città*, distogliendo altri aerei dal rifornimento a Stalingrado. Ulteriori tentativi analoghi vennero tutti respinti. Solo il 15 gennaio la guarnigione di Chertkovo ottenne l`autorizzazione a rompere le linee nemiche, ma fallì e si arrese due giorni dopo.
    A Millerovo, invece, negli stessi giorni, il tentativo riuscì alla terza divisione da montagna anche grazie alla collaborazione della 304° divisione di fanteria che aveva occupato delle posizioni difensive sul Kalitva.
    I combattimenti più duri si ebbero là* dove l`Armata Rossa si era lanciata all`offensiva. Due divisioni di fucilieri (50a e 346a Divisione Fucilieri) penetrarono in Chernyshevskaya e, dopo durissimi combattimenti, la ripulirono dalle forze nemiche il 25 dicembre, aprendo un varco attraverso il quale passarono la 22a brigata motorizzata della guardia, la 50a Divisione Fucilieri della Guardia e la 159a Divisione Fucilieri, che colpirono il fianco destro delle divisioni tedesche (22a Divisione Panzer e 294a Divisione di Fanteria), spingendole verso Morozovsk.
    Il 29 dicembre queste unità* erano giunte a soli dieci kilometri da Morozovsk, ma l`intervento del XVII Panzer Korps, della 306a Divisione di Fanteria e dell`8a Divisione da Campo della Luftwaffe impedì qualunque ulteriore avanzata. Più a ovest, l`attacco principale della 3a Armata della Guardia si muoveva verso sud in direzione di Tatsinkaya; il 14° Corpo Fucilieri della Guardia, assieme alla 197a Divisione Fucilieri, al 1° Corpo Meccanizzato della Guardia e al 25° corpo corazzato andavano nella stessa direzione, con lo scopo sia di salvare Badanov, che in quel momento (27 dicembre) era ancora circondato a Tatsinkaya, sia di assicurarsi definitivamente il controllo della città*.
    Tuttavia, le unità* erano arrivate al punto di rottura: la fanteria del 14° Corpo Fucilieri della guardia compì una marcia forzata per essere in posizione lungo il fiume Bystraya dove giunse per la sera del 27.
    All`alba del giorno dopo iniziò l`attacco contro le truppe tedesche che tenevano Skosyrskaya: la 203a Divisione Fucilieri, a corto di munizioni e oramai ridotta a metà* della sua forza iniziale, fu colpita da un contrattacco tedesco ad opera della 6a e dell`11a Divisione Panzer che le inflissero perdite pesantissime e la respinsero sulle posizioni di partenza. La 6a Divisione Panzer attaccò nuovamente la notte e solo l`intervento di un battaglione controcarro (219° battaglione indipendente anticarro) impedì una rotta completa. Ora la divisione era completamente senza munizioni.
    Nel frattempo Badanov aveva rotto l`accerchiamento e si trovò affidato il comando del 25° Corpo Corazzato e del 1° Corpo Meccanizzato della guardia oltre che del suo, ma, anche se uniti, tutti e tre i corpi non contavano oramai più di 50 carri armati. Pertanto tutti i tentativi di riprendere l`offensiva fallirono con pesanti perdite da parte della fanteria.
    Più a est, lungo il Chir, la 5a Armata Corazzata attraversò il fiume nei pressi di Chernyshkovkii e, dopo un durissimo combattimento, si impadronì della cittadina. Sembrava che si fosse aperta una nuova opportunità* per completare gli obiettivi, ma l`arrivo dell`11a Divisione Panzer da Tatsinkaya consolidò il fronte.
    Il 30 dicembre l`operazione "Piccolo Saturno" poteva dirsi conclusa: l`Armata Rossa aveva raggiunto il suo limite e le unità* necessitavano di rifornimenti e rimpiazzi. Questo le avrebbe tenute immobili fino a metà* gennaio, quando l`offensiva sarebbe ripresa.
    In conclusione voglio spendere alcune righe sui prigionieri italiani che l`Armata rossa catturò nel corso dell`Operazione "Piccolo Saturno"
    Come è noto il loro fato fu per quasi quarant`anni avvolto nel mistero e fonte di diatribe politiche tra la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista Italiano, con la DC che ne fece uso soprattutto nel corso delle elezioni del 1948. E` solo con l`apertura degli archivi sovietici a seguito del crollo dell`Unione Sovietica che si è potuto fare pienamente luce sulla sorte dei nostri connazionali catturati sul Don: su circa 95.000 uomini catturati dall`Armata Rossa nel corso delle operazioni sul Don tra il 1946 e il 1953, vennero rilasciati circa 12.000 uomini, il che in proporzione fa registrare un tasso di morte in percentuale superiore a quello di qualunque altro gruppo di prigionieri catturato dai sovietici, compresi i tedeschi.
    Tuttavia (anche se certo non è una giustificazione) sappiamo grazie all`apertura degli archivi sovietici che i comandi Sovietici e nella fattispecie il Consiglio dei Commissari del Popolo, emisero direttive volte a tutelare il giusto trattamento dei prigionieri, il che ad esempio, differisce notevolmente dagli ordini diametralmente opposti che ebbero i soldati tedeschi sul trattamento dei prigionieri di guerra sovietici.
    A mio avviso come almeno in parte il libro della Giusti fa notare, il paragone con la percentuale di morti tra i prigionieri italiani e quelli tedeschi, con questi ultimi spalmati lungo tutto il corso della guerra, è completamente fuorviante; il raffronto in percentuale va a mio avviso fatto con i prigionieri catturati nello stesso periodo, come a Stalingrado, dove vennero catturati circa 90.000 uomini e solo 6.000 rientrarono alle loro case. In questo caso il tasso percentuale è piuttosto simile, il che è giustificato dal fatto che il 90% delle morti avvenne nei mesi immediatamente seguenti alla cattura quando, alle infrastrutture inadeguate preparate all`accoglienza dei prigionieri, si unì la carenza di cibo pressoché generale nel territorio sovietico, e infine le epidemie di tifo nei campi dell`estate del 1943.
    Resta indubbio che il comportamento sovietico fu deprecabile soprattutto per la mancanza di informazioni rilasciate al governo italiano, carenza che fu costante qualunque fosse il governo in carica in Italia (fascista, badogliano, liberale con i comunisti, e infine democristiano): una carenza di informazioni che assieme al ritorno dei macilenti superstiti fu probabilmente un elemento anche se secondario della sconfitta del Fronte Popolare nel 1948.
    "Piccolo Saturno", ebbe pertanto sul lungo periodo conseguenze ben maggiori di quanto chiunque in quell`inverno del 1942, sulle sponde del "placido Don", avrebbe mai potuto prevedere.
    Conclusioni


    Gli obiettivi che il comando sovietico si era posto all`inizio dell`operazione erano stati raggiunti. I nuclei dell`ottava armata italiana e del raggruppamento Hollidt erano stati eliminati dallo scacchiere; tutte le forze nemiche nella zona tra il Chir e il Kalitva erano state eliminate; le basi aeree da cui veniva rifornita Stalingrado erano state distrutte e costrette a trasferirsi più a Ovest. In più, "Piccolo Saturno" aveva fatto fallire l`operazione di salvataggio della VIa Armata ad opera delle forze di Hoth, sancendo di fatto il destino dell`armata di Paulus.
    Le perdite furono pesantissime da entrambi le parti, sia in uomini che in mezzi. La forza dei corpi corazzati e motorizzati si era ridotta al 10 o al 20% della fase iniziale. Anche le unità* di fanteria subirono perdite analoghe con almeno una divisione, la 203a fucilieri ridotta a 1.000 uomini (su 7/8.000 di partenza), mentre, per l`Asse, gli italiani registrarono la perdita di 84.830 tra morti, dispersi o catturati (in tutto il periodo tra il dicembre 1942 e la fine del gennaio 1943 dopo l`attacco al Corpo Alpino Italiano), a cui vanno aggiunti altri 29.690 feriti in combattimento o congelati, oltre ovviamente alla perdita pressoché totale dell`equipaggiamento. Sorte analoga anche per i rumeni, le cui 5 divisioni (7a,11a, 9a, 14a Divisione di Fanteria e 7a Divisione di Cavalleria) subirono tali perdite che vennero escluse dall`ordine di battaglia dell`esercito rumeno. Di fatto, dopo "Piccolo Saturno", sia gli italiani (che vennero ritirati entro la fine di marzo), sia i rumeni ( che parteciperanno ancora a duri combattimenti soprattutto in Crimea), cesseranno di avere un ruolo importante sul fronte orientale.
    In Italia l`impatto della disfatta è tremendo: la popolazione apprende solo a rientro avvenuto l`entità* del disastro, in quanto le notizie giungevano con il contagocce e solo quando era assolutamente necessario.
    La distruzione dell`ARMIR ha messo definitivamente alla luce la pessima conduzione della guerra. Ci si domanda come si siano potuti mandare i soldati italiani a 3.000 km di distanza a combattere una battaglia i cui eventuali vantaggi della vittoria sarebbero ricaduti solo sulla Germania. Sono le ultime fasi di un regime oramai avviato alla disgregazione: mancano oramai solo pochi mesi al 25 luglio del 1943.
    Per quanto riguarda l`Armata Rossa, benché conclusasi positivamente, l`operazione aveva messo in luce i notevoli problemi che avevano impedito di ottenere un completo successo operativo. Anzitutto l`incapacità* di penetrare le difese nemiche nei tempi previsti, a causa di tre fattori principali: la mancanza di un efficace identificazione delle difese nemiche, problemi nello spiegamento delle truppe nelle fasi iniziali, condizioni atmosferiche sfavorevoli che impedirono l`uso massiccio dell`aviazione.
    Un altro problema riscontrato fu la mancanza di precisione e la debolezza del fuoco d`artiglieria nella prima fase della battaglia. In effetti, il supporto da parte dei carri e dell`artiglieria fu più debole del previsto, sia per la poca esperienza sovietica nelle operazioni in profondità*, sia perché la disorganizzazione logistica aveva fatto arrivare i reggimenti della 9a Divisione d`Artiglieria troppo tardi; inoltre, inizialmente la maggior parte del fuoco d`artiglieria fu disperso e non concentrato nei settori di penetrazione delle armate e, come abbiamo visto, la pesante nebbia del primo giorno rese quasi inutile il fuoco di sbarramento.
    I ricorrenti problemi logistici rallentarono notevolmente l`operazione, in quanto le forze mobili si ritrovavano spessissimo a corto di munizioni e carburante. La mancanza di un numero sufficiente di officine mobili sul campo contribuì considerevolmente alle perdite di mezzi ( una stima dei carri persi per guasti meccanici è tra il 40 e il 60%).
    L`ultimo problema rilevato fu la difficoltà* nel coordinamento tra la fanteria e i carri, e tra i vari reparti corazzati.
    In quasi tutti i settori la mancanza di coordinamento fece si che i carri di supporto alla fanteria venissero impiegati per aprire varchi nei campi minati e per distruggere bunker isolati, compromettendo fortemente la loro velocità* di penetrazione. Pertanto, la fanteria fu costretta ad attaccare posizioni nemiche che erano state intaccate solo parzialmente o per nulla dall`artiglieria, con pochissimo supporto dalla stessa e praticamente senza aiuto da parte dei carri. Come ovvia conseguenza, la fanteria pagò un prezzo salatissimo contro le posizioni nemiche.
    In parallelo la carenza nell`esame delle posizione nemiche e la mancata individuazione dei campi minati fece si che i carri armati inviati a supporto della fanteria dovettero ritirarsi, subendo pesanti perdite, per poi riprendere l`attacco il giorno seguente, dopo che i genieri avevano aperto varchi nei campi minati. Queste perdite si rifletterono inevitabilmente nel prosieguo dell`operazione, dal momento che, ad esempio, il 25° Corpo Corazzato stimò le perdite nei campi minati intorno al 20% della forza iniziale.
    Il coordinamento con l`aviazione fu debole, consentendo in questo modo a quella tedesca di distruggere un numero considerevole di mezzi. Vennero evidenziati anche problemi nella struttura delle divisioni in cui l`antiaerea, un reggimento per divisione, si rivelò pesantemente inadeguata rispetto alle necessità* del combattimento. Anche l`assegnazione di brigate anticarro ai corpi fu discontinua: mentre, ad esempio, il 17° Corpo Corazzato aveva assegnata una brigata anticarro, altre unità*, come il 25° Corpo Corazzato, ne erano prive. Questo fatto indeboliva notevolmente la possibilità* di difesa da contrattacchi del nemico ad opera di forze corazzate.
    Per questo, nel rapporto sull`analisi dell`operazione l`alto comando suggerì di assegnare ad ogni corpo un reggimento corazzato con armi montate su jeep Willys, in modo che potesse seguire i carri in ogni momento.
    Ma la più grave di tutte le mancanze fu l`incapacità* di coordinare a dovere i movimenti tra i vari corpi corazzati e le unità* meccanizzate, quando operavano di concerto contro le posizioni fortificate nemiche. Il 24° il 25° Corpo corazzato e il 1° Corpo Meccanizzato della Guardia non ebbero, o quasi, contatti fino a quando non raggiunsero la zona di Tatsinkaya. Ovviamente, il corto raggio d`azione delle radio non facilitava la risoluzione del problema; anzi, i vari corpi furono spesso senza comunicazione anche con il comando dell`armata, con la conseguente carenza di ordini e con l`impossibilità* di avere sempre sott`occhio l`evolversi della situazione. A questo scopo venne suggerita la creazione di stazioni radio mobili che seguissero le unità* avanzanti, nonché di aerei che potessero fungere da stazioni di ricevimento.
    Dopo lo sfondamento, le forze sovietiche si mossero rapidamente e in profondità*; la mancanza di una forza mobile di riserva fece si che le unità* composte essenzialmente da truppe a piedi italiane e rumene venissero lasciate di fronte alla sola prospettiva dell`annientamento.
    Le unità* tedesche, situate più nelle retrovie, si disposero generalmente a istrice, formando delle guarnigioni che venivano circondate dai nemici e fungendo da punto focale in cui si radunavano i gruppi più o meno organizzati che si ritiravano dal fronte. Molte di queste unità* alla fine si arresero o riuscirono a rompere l`accerchiamento. Tuttavia, riuscirono nello scopo di impegnare unità* sovietiche che, altrimenti, sarebbero state utilizzate altrove con maggiore profitto.
    Inoltre, fare agire i corpi corazzati e meccanizzati lungo direzioni separate di avanzata senza un quartier generale di controllo nelle immediate vicinanze si rivelò un idea sbagliata. Da qui la convinzione che, per ottenere un effettiva riuscita della penetrazione lungo tutto il fronte, fosse necessario riunire più corpi in un gruppo mobile sotto un unico comando, affinchè lo sfondamento avvenisse in un'unica direzione. Grazie all`esperienza ottenuta dall`operazione, si vide che occorreva dotar la fanteria di quanti più mezzi possibili, per evitare che questa rimanesse troppo indietro rispetto ai corpi corazzati di punta. In questo modo si sarebbe evitato che il disastro sfiorato a Tatsinkaya potesse ripetersi. Questo schema venne attuato già* a partire dalla successiva operazione "Gallop", a febbraio.
    Per quanto riguarda i problemi logistici, fu raccomandato di migliorare il livello di pianificazione, di assicurare che la linea di rifornimento delle unità* mobili fosse mantenuta in ogni caso, la creazione di punti di riparazione lungo la via dell`avanzata, l`utilizzo delle risorse nemiche catturate e l`uso dei rifornimenti aerei (cosa che come abbiamo visto era stata effettuata con il 2° corpo a Tatsinkaya ma solo su una scala ridotta).
    Le analisi dimostrarono, inoltre, che era stato ordinato alle unità* mobili di tenere un tasso d`avanzata di 40 - 80km al giorno, al fine di raggiungere gli obiettivi fissati. Questo si era rivelato assolutamente irrealizzabile, in quanto, in combattimento, era pressoché impossibile compiere avanzate superiori ai 35 km al giorno, soprattutto dal momento che la difficoltà* nel coordinamento rendesse gli attacchi ancorché riusciti più deboli con una conseguente maggiore perdita di tempo.
    Sul piano strategico era stato suggerito che l`Armata Rossa avrebbe dovuto eseguire il piano "Saturno" così come era stato pianificato, con una lunga corsa verso Rostov sul Don e l`accerchiamento del gruppo d`armate sud, utilizzando a questo scopo la 2a Armata della Guardia, come era stato previsto, invece che dirottarla verso Stalingrado. Un accerchiamento a Rostov avrebbe reso ininfluente l`eventuale liberazione della VIa Armata a Stalingrado e la distruzione del gruppo sud avrebbe potuto provocare il crollo totale del fronte tedesco con due anni d`anticipo.
    Su questo piano ho molti dubbi. Indubbiamente la mancanza della 2a Armata della Guardia avrebbe reso a Hoth il compito più facile, rendendo quindi plausibile un arrivo nella sacca di Stalingrado.
    D`altro canto, se l`Armata Rossa fosse riuscita a chiudere un enorme sacca a Rostov, ritengo improbabile che avrebbe potuto mantenerla: le carenze tecniche, che ancora le mancavano, avrebbero facilitato i movimenti di questa enorme massa di uomini dotati di spazio di manovra all`interno. Da questo punto di vista, ritengo che "Saturno" avrebbe potuto risolversi in un disastro.
    Per l`Armata Rossa fu un test in cui vennero applicati i rudimenti della guerra mobile, rudimenti che, solo ora, cominciavano ad essere applicati sul campo. Il non completo successo tattico era inevitabile in un esercito che era, per l`appunto, solo nella prima fase di questo processo d`apprendimento, che stava comunque avvenendo ma nel modo peggiore, sotto il fuoco nemico.
    Purtroppo, il numero di offensive che l`Armata Rossa lanciò nell`inverno 1942-1943 (operazioni Gallop, Star e Polkovodets Rumyantsev,) non diede il tempo per l`apprendimento completo. Esse furono però le basi da cui nel 1943 venne creata la strategia tattica d`impiego dell`Armata Rossa.






    Appendice


    Ordine di Battaglia


    Forze sovietiche


    Fronte di Voronhez

    6a Armata, Tenente generale F.M. Kharitonov
    15° Corpo Fucilieri, Maggiore Generale P.F. Privalov
    172a Divisione Fucilieri, Colonnello G.S. Sorokin
    350a Divisione Fucilieri, Maggiore generale A.P. Grishcenko
    267° Divisione Fucilieri, Col A.K. Kudryashov, dal 18 dicembre il Colonnello V.A. Geramisov
    127° Divisione Fucilieri, colonnello G.M. Zaitsev
    160° Divisione Fucilieri
    8° Divisione d`Artiglieria (9 reggimenti d`artiglieria)
    17° Corpo Corazzato, Maggiore generale P.P. Poluboyarov (168 Carri armati, 98 T 34, 70 T 70)
    66° brigata Corazzata
    67° Brigata Corazzata
    174° Brigata Corazzata
    31° Brigata Fucilieri Motorizzati
    115° Brigara Corazzata
    82° reggimento corazzato indipendente
    212° reggimento corazzato indipendente
    5 reggimenti cacciacarri
    2 reggimenti antiaerei
    3 reggimenti lanciarazzi
    5 batterie indipendenti lanciarazzi
    3° corpo d`avizione misto (supporto Aereo

    Forza: 60.200 Uomini
    250 Carri
    966 cannoni e Mortai

    Fronte Sud-Occidentale

    1a Armata della Guardia, Tenente Generale V.I. Kuznetov
    4° Corpo Fucilieri della Guardia, Maggiore Generale N.A. Gagen
    35a Divisione Fucilieri della Guardia, Colonnello I. Ya. Kulagin
    41a Divisione Fucilieri della Guardia, Maggiore Generale N.P. Ivanov
    195a Divisione Fucilieri, Colonnello V.P. Karuna
    6° Corpo Fucilieri della Guardia, Maggiore Generale I.P. Alferov
    38a Divisione Fucilieri della Guardia
    44a Divisione Fucilieri della Guardia, Maggiore Generale V.A. Kupriyanov
    1a Divisione Fucilieri, Maggiore Generale A.I. Semrnov
    153a Divisione Fucilieri
    9a Divisione d`artiglieria (7 reggimenti d`artiglieria) arrivata tardi impegnati solo 2 reggimenti
    4a Divisione d`Artiglieria (6 reggimenti contro aerei)
    18° Corpo Corazzato, Maggiore Generale B.S. Bakharov (160 carri)
    110a Brigata corazzata
    170a Brigata corazzata
    181a Brigata corazzata
    32a Brigata fucilieri motorizzati
    24° Corpo Corazzato, Maggiore Generale V.M. Badanov (159 Carri)
    4a Brigata corazzata della guardia
    54a Brigata corazzata
    130a Brigata corazzata
    24a Brigata Fucilieri Motorizzati
    25° Corpo Corazzato, Maggiore Generale P.P. Pavlov (160 Carri)
    111a Brigata corazzata
    162a Brigata corazzata
    175a Brigata corazzata
    16a Brigata Fucilieri Motorizzati
    126° Reggimento corazzato indipendente
    141° Reggimento Corazzato indipendente
    407° Reggimento controcarro
    12 battaglioni lanciarazzi
    3° Corpo d`aviazione misto

    Forza: 110.796 uomini
    504 Carri
    1.523 Cannoni


    3a Armata della Guardia, Tenente Generale D. D. Lelyushenko
    14° Corpo fucilieri della Guardia, Maggiore Generale F.E. Sheverdin
    159a Divisione Fucilieri, Colonnello M.B. Anashkin
    203a Divisione Fucilieri, Colonnello I.F. Zdanovich
    266a Divisione Fucilieri, Maggiore Generale L.V. Betoshnikov
    14a Divisione Fucilieri della Guardia, Maggiore Generale A.S. Gryazov
    197a Divisione Fucilieri, Maggiore Generale A.S. Gryazov
    278a Divisione Fucilieri, Colonnello D.P. Monakhov
    50a Divisione Fucilieri della Guardia, Maggiore Generale A.I. Belov
    90a Brigata Fucilieri indipendente
    94a Brigata Fucilieri indipendente, Colonnello I.A. Kranov
    5 Reggimenti d`artiglieria
    8 Reggimenti d`artiglieria controcarro
    4 Reggimentid`artiglieria antiaerea
    2 reggimenti di Mortai
    58° Reggimento mortai della guardia
    1° Corpo Meccanizzato della Guardia, Tenente generale I.N. Russiyanov
    1° Brigata Meccanizzata della Guardia
    2° Brigata Meccanizzata della Guardia
    3° Brigata Meccanizzata della Guardia
    16° Reggimento Corazzato della Guardia
    17° Reggimento corazzato della Guardia
    22a Brigata Fucilieri motorizzati
    243° Reggimento corazzato indipendente
    114° Reggimento Corazzato Indipendente
    119° Reggimento Corazzato Indipendente
    1° Corpo d`aviazione Misto

    Forza. 110.000 uomini
    234 Carri
    1321 Cannoni

    5a armata Corazzata, Tenente Generale Romanenko
    40a Divisione Fucilieri della Guardia
    47a Divisione Fucilieri della Guardia
    119a Divisione Fucilieri, Colonnello I. Ya. Kulgin
    321a Divisione Fucilieri, Maggiore Generale I.A. Makarenko
    333a Divisione Fucilieri
    346a Divisione Fucilieri
    5 Reggimenti d`artiglieria
    6 Reggimenti d`artiglieria controcarro
    6 Reggimenti d`artiglieria antiaerea
    2 Reggimenti di mortai
    2 Reggimenti lanciarazzi
    1° Corpo Corazzato
    89a Brigata Corazzata
    117a Brigata Corazzata
    159a Brigata Corazzata
    44a Brigata Fucilieri Motorizzati
    8° Corpo di Cavalleria, Maggiore Generale M.D. Borisov
    21a Divisione di Cavalleria
    55a Divisione di Cavalleria
    112a Divisione di Cavalleria
    5° Corpo Meccanizzato, Maggiore generale M.V. Volkhov
    45a Brigata Meccanizzata
    49° Brigata Meccanizzata
    50° Brigata meccanizzata
    168° Reggimento Corazzato
    188° Reggimento Corazzato

    Forza: 90.000 uomini
    1.170 carri
    1.213 Cannoni


    Totale Forze Sovietiche

    425.476 uomini
    1.170 Carri
    5.625 Cannoni
    309 Aerei




    Forze dell`Asse


    8a Armata Italiana, Generale d`armata I. Gariboldi
    2° Corpo d`Armata, generale Zanghieri
    Divisione di Fanteria "Cosseria", Generale D. Gazzale
    Divisione di Fanteria "Ravenna", Generale F. Dupont
    318a Divisione di Fanteria (tedesca)
    Brigata Camicie Nere "23 Marzo"
    14° Reggimento di Polizia (tedesco)
    1 Reggimento d`artiglieria
    35° Corpo d`Armata, Generale F. Zingales
    Divisione Motorizzata "Pasubio", Generale G. Borselli
    298a Divisione di Fanteria (tedesca)
    Brigata Camicie Nere "3 gennaio"
    1 reggimento d`artiglieria
    29° Corpo d`Armata (ex CSIR)
    Divisione Motorizzata "Torino", Generale R. Lerici
    Divisione di Fanteria "Celere", Generale E. de Blasio
    Divisione di Fanteria "Sforzesca" Generale C. Pellegrini
    57° Battaglione corazzato
    1 reggimento d`artiglieria
    Corpo Alpino Italiano, Generale G. Nasci
    Divisione Alpina "Tridentina" Generale L. Reverberi
    Divisione Alpina "Julia" , Generale U. Ricagno
    Divisione Alpina "Cuneense" generale E. battistini
    Divisione di fanteria "Vicenza" generale E. pascolini
    Brigata Camicie nere
    1 reggimento d`artiglieria
    6 Batterie d`artiglieria pesante indipendenti
    6 Batterie di mortai indipendenti

    Forza: 220.000 uomini (la stima sovietica era di 135.000)
    50 Carri
    624 Cannoni


    Raggruppamento d`Armata Hollidt, Generale K. Hollidt
    1° Corpo d`Armata
    7a Divisione di Fanteria (Rumena)
    9a Divisione di Fanteria (Rumena)
    11a Divisione di Fanteria (Rumena)
    62a Divisione di Fanteria (Tedesca) un reggimento
    17° Corpo d`Armata
    62a Divisione di Fanteria (Tedesca)
    294a Divisione di Fanteria (Tedesca)
    2° Corpo d`Armata
    22a Divisione Panzer
    1a Divisione Corazzata (Rumena)
    7a Divisione di Cavalleria (Rumena)
    14a Divisione di Fanteria (Rumena)
    3° Armata Rumena
    Gruppo Spang
    619° reggimento di sicurezza
    354° Raggruppamento
    Gruppo Stahel
    8a Divisione da Campo della luftwaffe
    Gruppo Stumpfeld
    403a Divisione di Sicurezza
    336a Divisione di Fanteria (Tedesca) 1 reggimento
    4° Corpo d`Armata (Rumeno) resti
    5° Corpo D`Armata (Rumeno) resti
    213a Divisione di Sicurezza
    48° Panzer Korps (distaccata dalla 4° Armata Panzer)
    336a Divisione di Fanteria (Tedesca)
    11a Divisione Panzer
    7a Divisione da Campo della luftwaffe
    24a Divisione Panzer

    Forza 60.000 Tedeschi
    50.000 Rumeni

    Rinforzi

    Nel settore dell`8a Armata Italiana
    27a Divisione Panzer [16 dicembre]
    385a Divisione di Fanteria (Tedesca) [16 dicembre]
    387a Divisione di Fanteria (Tedesca) [20 dicembre]
    Forza: 30.000 uomini

    Distaccamento D`Armata Fretter-Pico dicembre]
    3a Divisione da Montagna (Tedesca) dicembre]
    304a Divisione di Fanteria (Tedesca) [24 dicembre]
    19a Divisione Panzer [25 dicembre]
    Forza: 35.000 uomini

    Nel Settore del Raggruppamento d`Armata Hollidt
    306a Divisione di Fanteria (Tedesca) [21 dicembre]
    7a Divisione Panzer [29 dicembre]
    6a Divisione Panzer [25 dicembre]
    11a Divisione Panzer dicembre]
    Gruppo Pfeiffer [26 dicembre]
    48° Panzer Korps [25 dicembre]
    Forza: 40.000 uomini


    Fonti:
    Tratto da:
    Robert Poirier,Z Commer, The Red Army Order of Battle in the Great Patriotic War, Novato, Presidio Pr ed 1985
    e
    David M. Glantz, From the Don to the Dnepr: Soviet Offensive Operations, December 1942 - August 1943,New York, Routledge ed 1991
















    Bibliografia

    Anthony Beevor, Stalingrado, Milano, BUR 2000
    Giorgio Bocca, Storia d`Italia nella guerra Fascista, Milano,Mondadori 1998
    Paul Carell,Operazione Barbarossa, Milano BUR 2000
    Paul Carell, Terra Bruciata, Milano, BUR 2000
    Raymond Cartier, Storia della seconda guerra mondiale, Milano, Mondadori 1995
    John Erickson, The Road to Stalingrad, Stalin`s war against Germany, Yale, Yale University press 1999
    John Erickson, The Road to Berlin, Londra, Cassell ed 2004
    Paolo Fortuna, Raffaello Uboldi, Il Tragico Don, Udine, Aviani & Aviani 2005
    Maria Teresa Giusti, I prigionieri Italiani in Russia, Bologna, il Mulino ed 2003
    David M. Glantz, Colossus reborn, The Red Army at War, 1941, 1943, Lawrence, University Press of Kansas 2005
    David M. Glantz, The Military strategy of the Soviet Union, A History, Norfolk, Frank Cass ed 2004
    David M. Glantz, From the Don to the Dnepr: Soviet Offensive Operations, December 1942 - August 1943,New York, Routledge ed 1991
    Nikita S. Kruscev, Kruscev Ricorda, Milano, Sugar 1970
    Aleksandr Nekric, Utopia in Power: The History of the Soviet Union from 1917 to the Present, New York,Summit Books ed 1986
    Richard Overy,Russia In Guerra 1941,1945, Milano, Net ed.2003
    Robert Poirier,Z Commer, The Red Army Order of Battle in the Great Patriotic War, Novato, Presidio Pr ed 1985
    G.K. Zukov, Memorie e Battaglie, Milano, Rizzoli 1970

  4. #4
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    Alla faccia !.. qui in effetti ci vuole un pò di tempo a leggerla.. per il momento ti faccio i miei complimenti per la stesura del topic..
    Gigi "Viper 4"

    "...Non mi sento colpevole.. Ho fatto il mio lavoro senza fare del male a nessuno.. Non ho sparato un solo colpo durante tutta la guerra.. Non rimpiango niente.. Ho fatto il mio dovere di soldato come milioni di altri Tedeschi..." - Rochus Misch dal libro L'ultimo

  5. #5
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    Una narrazione molto corposa ricca di dati.
    Ho letto per il momento solo una parte.
    Complimenti per l'impegno.
    [ciao2]
    luciano

  6. #6
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    [^][^]Dire interessante è poco,ma direi che anche i tuoi professori l'hanno considerata tale. Hai detto che tue fonti sono principalmente russe, e non mi permetto di metterlo in dubbio ma come si fa ad avere accesso a questo tipo di materiale? E' in italiano? Lo chiedo perchè tutto ciò che è storia militare mi interessa ed appassiona moltissimo. Ho un'unico dubbio relativo ad un dato riportato, ma attenzione non sono uno storico, solo un famelico lettore e la mia non è una critica ma una domanda.
    "su circa 95.000 uomini catturati dall`Armata Rossa nel corso delle operazioni sul Don tra il 1946 e il 1953, vennero rilasciati circa 12.000 uomini, il che in proporzione fa registrare un tasso di morte in percentuale superiore a quello di qualunque altro gruppo di prigionieri catturato dai sovietici, compresi i tedeschi".
    Mi pareva che il rapporto tra i prigionieri ed i reduci di Stalingrado fosse peggiore ma vado a memoria mi pare 100000 a 6000. Dei due gruppi chiunque abbia vinto nella macabra conta ha comunque perso.
    A parte questo ti ringrazio perchè mi hai regalato una mezzora di interessantissima lettura[], che di questi tempi è cosa rara, anche se quelli che pigliavano le "mazzate" erano i nostri poveri soldati.
    Ciao
    Homo homini lupus. Draco dormiens nunquam titillandus
    lo spirito di Cesare, vagante in cerca di vendetta, con al suo fianco Ate uscita infocata dall'inferno, entro questi confini con voce di monarca griderà "Sterminio", e scioglierà i mastini della guerra, così che questa infame impresa ammorberà la terra col puzzo delle carogne umane gementi per la sepoltura.

  7. #7
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    Il tasso di morte è maggiore in proprorzione ma riferito a quello totale di tutti i prigionieri tedeschi nel corso di tutta la guerra, me sembra che dopo lo dicevo

    In fondo c'è la bibliografia, le fonti russe sono comunque mediate da libri in inglese, in italiano sul fronte orientale specie dal punto di vista militare c'è poco e niente, più niente.
    per il resto se uno ha un minimo di dimestichezza con l'inglese c'è Amazon.

  8. #8
    Utente registrato L'avatar di Andrea58
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    Citazione Originariamente Scritto da Ivan Zolotov

    Il tasso di morte è maggiore in proprorzione ma riferito a quello totale di tutti i prigionieri tedeschi nel corso di tutta la guerra, me sembra che dopo lo dicevo

    In fondo c'è la bibliografia, le fonti russe sono comunque mediate da libri in inglese, in italiano sul fronte orientale specie dal punto di vista militare c'è poco e niente, più niente.
    per il resto se uno ha un minimo di dimestichezza con l'inglese c'è Amazon.
    Non sarò stato attento, è un mio difetto.
    Con l'inglese non sono messo benissimo ma siccome si parla di argomenti settoriali credo che me la caverò, grazie per la dritta.
    Uscito da quiì darò un'occhiata.
    Ciao
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  9. #9
    Utente registrato L'avatar di silent brother
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    Complimenti per il lavoro Ivan![] Da leggere con calma...
    DANIELE
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  10. #10
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    Re: Operazione

    interessante e complimenti!

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