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Discussione: Oro alla patria... paralleli Italia /Giappone...

  1. #1
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    Oro alla patria... paralleli Italia /Giappone...

    Anni fa lessi una curiosa affermazione, di un ricercatore scientifico: conosciamo meglio la Luna che i fondali dei nostri mari...
    Ebbene, parafrasando quello scienziato, mi sento di dire che conosciamo meglio i fondali degli oceani che la storia del Giappone, nonostante somigli, sotto certi aspetti, moltissimo alla nostra storia...

    Occorrono delle premesse storiche per contestualizzare meglio...
    Dovrò partire niente meno che dal 1600, ma... prometto di essere breve. :grin3:
    Alle soglie del 1900 il Giappone era appena uscito del c.d. periodo Tokugawa detto anche periodo Edo, intercorrente dal 1603 al 1868.
    In questo arco di tempo, l'Imperatore, divinità terrena, che risiedeva in Kyoto, fu affiancato nel governo da altissimi funzionari, detti Shogun, della dinastia Tokugawa, con sede in Edo, l'odierna Tokio.
    Fu un periodo di profonde contraddizioni: da una parte, il Giappone sceglie il totale isolamento nei confronti dell'Occidente dall'altra il Paese del Sol Levante, sebbene ancora segregato in strutture medioevali e strutturato in caste, comincia a studiare le scienze e le tecniche occidentali e inizia ad ammodernarsi.


    La politica di isolamento della nazione, iniziata intorno al 1638 con la chiusura dei contatti con gli stranieri e con il martirio di missionari francescani e di giapponesi convertiti al cristianesimo, agevolò il recupero e la valorizzazione delle usanze e della tradizione giapponese culturale e favorì la riunificazione del paese, però cristallizzò le differenze di classe in un sistema statico e limitò lo sviluppo del Paese arrestando parzialmente l'economia e l'arte.
    Dunque, in sintesi: isolamento e riunificazione, ammodernamento e stretti legami con la tradizione e con strutture feudali.


    Nel 1867, a 15 anni di età, divenne imperatore Mutsuhito con il nome di Meiji.
    Costui affronta le potenze dello shogunato e, dopo una guerra civile durata un anno, sconfigge i rappresentanti del Giappone feudale.
    La loro resa rappresentò la fine degli Shogun e della casta dei Samurai.
    Per i romantici è una tragedia, per il Giappone l'unica via di scampo: vedremo il perchè.
    Il netto cambio di direzione politica è sistetizzato nel laconico comunicato del 3 gennaio del 1869 indirizzato dal giovane imperatore a tutti i governi stranieri, dopo la fuga in Hokkaido delle truppe dello shogunato.
    L'Imperatore Mutsuhito proclamò ufficialmente la restaurazione del potere imperiale con il seguente comunicato, diretto al mondo intero:


    « L'imperatore del Giappone annuncia ai sovrani di tutti i paesi esteri ed ai loro sudditi di aver concesso allo Shogun Tokugawa Yoshinobu di rimettere il potere di governo come da sua richiesta.
    Da questo momento eserciteremo la suprema autorità in tutti gli affari interni ed esterni del paese.
    Di conseguenza il titolo di imperatore deve sostituire quello di Taikun, con il quale erano stati conclusi i trattati.
    Stiamo per nominare gli incaricati a condurre gli affari esteri.
    È auspicabile che i rappresentanti delle potenze che hanno siglato i trattati avallino questa dichiarazione. »
    (January 3, 1869 Mutsuhito)


    L'imperatore Meiji morirà a 60 anni di età, nel 1912.
    Nel corso del suo governo il Giappone inizia un percorso di avvicinamento alle grandi potenze occidentali e di reale modernizzazione del paese.
    Secondo alcuni osservatori ciò mise al riparo il Giappone dalla terribile stagione del colonialismo dei paesi europei e degli Stati Uniti, che non avrebbero esitato ad aggredire anche l'arcipelago giapponese, se fosse stato ancora strutturato in modo feudale ed arretrato..
    In particolare, il Giappone, coerentemente al nuovo ruolo che ha assunto, fu al fianco dei paesi occidentali nel corso della spedizione in Cina, diretta alla soppressione della Rivolta dei Boxer.


    Nel 1912 all'imperatore Meiji successe il figlio, Yoshihito, divenuto imperatore con il nome Taisho.
    Pare che fosse un ragazzo con la salute instabile.
    Si trattò di un regno relativamente breve, di soli nove anni, durante i quali il Giappone conobbe un periodo di clima interno democratico, ma anche di espansione e di aggressione verso il continente asiatico.
    Il Giappone partecipa, al fianco degli alleati, alla Grande Guerra e, scalzando le colonie tedesche, pone potenti capisaldi lungo la costa orientale dell'Asia e nell'Oceano Pacifico.
    Il Giappone diviene quindi una delle grandi potenze nel nuovo ordine mondiale ed entra a pieno titolo a far parte della neonata Società delle Nazioni.


    Nel 1921, l'imperatore si ritira a vita privata e ascende al trono il figlio maggiore Hirohito, imperatore con il nome Showa.
    Egli continua una dinastia che celebrerà, pochi anni dopo, il 2.600° anno di età, vantando una diretta discendenza dalle divinità solari.
    Il suo sarà il regno più lungo della storia del Giappone: dal 1921 fino al 1989...
    Nel corso del suo regno i vertici militari acquistano via via sempre maggiore importanza politica e giungono al governo del Giappone.
    La vita dei giapponesi è sempre più militarizzata ed improntata al nazionalismo più convinto, aggressivo, penetrante ed esasperato.
    Le tendenze espansionistiche del Giappone si fanno sempre più prepotenti ed invadenti.
    Con una serie di "incidenti", vere e proprie guerre non dichiarate, il Giappone si contrappone sempre più a Cina ed Urss ed acquisisce il controllo di Corea e Manciuria.
    A partire dal 1937 si combattè la seconda Guerra Sino giapponese, guerra di lunga durata e, nel 1939, si combattè la Battaglia di Nomohnan, tra URSS e Giappone.
    https://it.wikipedia.org/wiki/Battaglia_di_Nomonhan


    è in questa occasione che il governo Giapponese chiede ai propri cittadini anche sforzi economici: nasce il debito di guerra e si copia, dal regime fascista, l'idea dell'Oro alla Patria...


    Torniamo un attimo in Italia, per capire di cosa si tratta...
    In materia molti saranno più ferrati di me...
    La manifestazione "Oro alla Patria" fu una colossale opera di propaganda fascista, tenutasi nel 1936.
    Non fu la prima: nel 1927 vi fu, per esempio, la poco nota manovra economica autarchica che portò l'Italia a "quota 90" rispetto alla Sterlina Inglese...
    La partecipazione dgli italiani alla donazione dei metalli nobili fu corale e compatta, ed è considerato il più schietto simbolo del consenso incondizionato del popolo italiano al regime di Mussolini.
    Questo perchè moltissimi vi parteciparono, anche intellettuali noti per essere antifascisti ed oppositori al regime.


    Tutto nasce con l'invasione dell'Etiopia da parte delle truppe italiane: il colonialismo non va più di moda e dunque nel 1935 la Società delle Nazioni irroga delle sanzioni a carico dell'Italia.
    Il regime risponde con il celebre e sonoro "Me ne frego" e, soprattutto, con iniziative autarchiche e con la raccolta di metalli nobili, per sostenere l'economia, in vista della crisi per l'isolamento economico.
    in realtà le sanzioni furono blande e non accettate da tutti i paesi.
    Non furono d'accordo, per esempio, Germania e USA, che continuarono ad intrattenere rapporti economici con il nosrtro paese, rifiutando di aderire all'embargo.
    So che, invece, Longines sospese una fornitura di orologi alla Regia Marina, ma questa è un'altra storia.
    Da Wikipedia:
    La cerimonia principale si svolse all'Altare della Patria a Roma. La prima a donare la propria fede unitamente a quella del marito fu la regina Elena del Montenegro.
    Ad essa seguirono Rachele Mussolini insieme a numerose popolane di Roma.
    La moglie di Mussolini ricordò nelle sue memorie di aver inoltre donato mezzo chilo d'oro e due quintali e mezzo d'argento, frutto dei doni ricevuti da Mussolini come Capo di Stato.
    Nella sola Roma furono raccolte più di 250.000 anelli, mentre a Milano furono circa 180.000.

    Molti personaggi autorevoli del tempo, anche chi non appoggiava il regime, descrivono la cerimonia come la massima espressione patriottica di massa italiana di tutti i tempi, e non mancarono i donatori d'oro illustri: dai reali (la Regina Elena dona la propria fede, il Re dei lingotti d'oro e il principe Umberto il Collare dell'Annunziata), ma anche Guglielmo Marconi (fede e medaglia da senatore), Luigi Pirandello (la medaglia del Premio Nobel) e Gabriele D'Annunzio (la fede e una cassa d'oro).
    Luigi Albertini e Benedetto Croce donarono le loro medagliette da senatori.
    Anche le gerarchie ecclesiastiche invitarono il proprio clero a prendere parte alla campagna.



    In effetti le sanzioni vennero vissute come una profonda ingiustizia: all'epoca non c'era la nostra sensibilità di rispetto delle altre popolazioni e, soprattutto, apparve ipocrita, anche agli occhi degli Stati Uniti, per esempio, che le sanzioni venissero chieste a gran voce e votate proprio da potenze coloniali come Gran Bretagna e Francia...



    A coloro che donarono la propria fede d'oro venne data in cambio una fede di ferro che portava stampigliata la dicitura: ORO ALLA PATRIA - 18 NOV.XIV. Furono raccolte complessivamente 37 tonnellate d'oro e 115 d'argento che furono inviate alla Zecca dello Stato come patrimonio nazionale.





    Fedi di ferro che venivano date a tutti coloro che donavano la propria fede d'oro




    Mio nonno non era ancora sposato, ma lavorava già come orologiaio ed orefice in un negozio di Roma: mi raccontava, quando ero bimbo, che anche coloro che più erano affezionati alla propria fede d'oro, al coniuge o al sacramento del matrimonio, magari ne andavano ad acquistare un'altra nuova, magari più leggera, per donarla, ma ben difficilmente si sottrassero ai propri doveri di cittadino.
    Soprattutto, mi diceva, l'adesione alla campagna, non era sentita come adesione al fascismo: mostrarsi in queste file di persone





    ed avere questo diploma era qualcosa di diverso...





    I decorati di medaglia d'oro al valor militare, donarono la loro decorazione e ne ricevettero un'altra, in bronzo, ma... più... patriottica ancora...





    Dunque si trattava di uno scambio: un anello, una medaglia, d'oro in cambio di omologhi in ferro, bronzo, etc...


    In questo filmato d'epoca, dell'Istituto Luce, si sente la voce della Regina Elena di Montenegro e d'Italia... che fu la prima a donare la fede nunziale...
    [youtube]YU2H2LidggI[/youtube]




  2. #2
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    E in Giappone?
    Sappiamo che il regime nazista e quello franchista, in Spagna si ispirarono molto a quello italiano: obiettivamente discorsi, toni, scenografie, uniformi, coreografie, cerimonie e celebrazioni mussoliniane fecero scuola.
    La retorica fascista affascinava, indubbiamente, e convinceva.
    Delle cerimonie di donazione dell'oro alla patria organizzate dal governo giapponese si sa poco, ma rimane qualche traccia...


    Questa è in arrivo al mio recapito:







    Si tratta di una semplice cassa di un orologio, fabbricata da Seiko, destinata a sostituire la cassa d'oro di un orologio donato alla patria.
    Sembra, dunque, che anche il governo del Sol Levante proponesse uno scambio... tra un oggetto d'oro o d'argento ed oggetti omologhi in sostituzione, fatti di metalli più vili...
    Come in Italia, figurano date, simboli e dichiarazioni di intenti...
    Vi figurano, infatti, la scritta che equivale al nostro "Oro alla Patria", la bandiera giapponese, il marchio SKS e il numero seriale e... una data...
    ...e che data...! 2599...!
    Nel calendario all'epoca in vigore in Giappone è il 2599° anno della dinastia imperiale.
    Secondo il calendario gregoriano equivale al 1939, anno in cui il Giappone è impegnato nella seconda guerra Sino-giapponese e in cui avvenne la terribile disfatta nipponica nella battaglia di Nomonhan...
    Immagino che l'iniziativa "Oro alla Patria", unitamente alle celebrazioni successive, del 2600° anniversario della dinastia, servissero a recuperare non solo risorse economiche, ma anche i consensi dei giapponesi.


    Solo che... i giapponesi sono spesso un pochino più drastici e radicali di noi...
    Di certo, infatti, sappiamo che, a partire da allora, portare gioielli o orologi, anche civili, che non fossero di servizio, era una vergogna, una vera e propria onta: gioielli e orologi andavano donati alla Patria.
    Ciò giustifica anche l'abbondanza di foto che raffigurano militari con questi orologini di piccolo modulo, civili, al polso.


    Orologini apparentemente insignificanti e fragili, ma piuttosto interessanti, in realtà:


















    Questa cassa è stata rinvenuta così: vuota, senza meccanica, quadrante e lancette...
    Non sarebbe difficile montarci sopra una meccanica originale d'epoca Seikosha, ma preferisco tenerla così. Probabilmente non ha mai alloggiato un meccanismo ed è rimasta chissà perchè e chissà come in un cassetto per 76 anni...


    La dinastia imperiale giapponese, secondo gli annali il Kojiki ("Memorie degli eventi antichi") ed il Nihonshoki ("Annali del Giappone"), discendeva dalla dea Amaterasu, che inviò suo nipote Ninigi-no-Mikoto a pacificare il Giappone.
    Il pronipote di Ninigi-no-Mikoto fu Jinmu e divenne il primo imperatore del Giappone.
    Il trono del Giappone si sarebbe tramandato di padre in figlio tra tutti i suoi discendenti, in un caso unico di continuità dinastico divina.
    Nel 1940, in occasione del 2600° anniversario fu coniata e distribuita alle truppe che ne avevano diritto (non chiedetemi in base a quali criteri: non l'ho ancora scoperto), questa medaglia:

    Come tutte le medaglie militari giapponesi, le armi e le baionette del Sol Levante, reca il crisantemo, simbolo sacro della famiglia imperiale nipponica.
    In caso di cessione al nemico, di cattura o sequesto delle armi, se ce ne era il tempo e il modo, il crisantemo andava cancellato.
    La resa non era prevista, ma si verificò nel modo più triste e catastrofico che la storia abbia mai conosciuto.
    Ovviamente, quella della natura divina dell'Imperatore è una leggenda: in realtà, la famiglia imperiale giapponese, discendendo dalla dinastia Yamato, probabilmente dovrebbe appartenere geneticamente alle genti Yayoi che arrivarono in Giappone nel Neolitico (ca. 4.000/2.300 anni fa) dalla Corea e/o Manciuria. (fonte: Wikipedia)


    Però... si trattava di una leggenda vivente, dato che nella Costituzione giapponese del 1889 era previsto che l'imperatore esercitasse poteri divini sul suo paese e dato che... solo nel 1946, per imposizione del Comando Supremo delle Potenze Alleate, l'Imperatore Showa Hirohito dichiarò pubblicamente e proclamò che l'imperatore non aveva mai avuto natura di divinità umanizzata...
    Dichiarazione che, come si può immaginare, convinse più gli stranieri che non i giapponesi.


    Questo piccolo oggetto fu testimone muto di tutto questo... :jawdrop:


    Ringrazio tutti per l'attenzione e il buon amico Luigino Bottoni che mi ha aiutato a capire cosa avevo per le mani, grazie ad una traduzione delle scritte sul fondello.
    Senza di lui avrei continuato a credere di aver comprato un misterioso oggetto con simboli patriottici, scritte incomprensibili ed uno strano numero iscritto sul fondello.

  3. #3
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    Complimenti per la splendida disamina. Bravissimo.
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    Max

    Frangar non flectar

  4. #4
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    Interessantissimo, come tutta la cultura giapponese, complimenti!!! Giovanni

  5. #5
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    Grazie... mi sto avvicinando in questi tempi al sol Levante e non riesco a resistere al suo fascino...

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