Risultati da 1 a 1 di 1

Discussione: Patrioti Abissini

  1. #1
    Collaboratore L'avatar di Il Cav.
    Data Registrazione
    Jan 2012
    Messaggi
    4,502

    Patrioti Abissini

    Ribelli scioani per le autorità italiane dell’ AOI, patrioti abissini per i britannici, che li finanziavano, li addestravano e fornivano loro rifugio oltrefrontiera, questi combattenti fedeli al Negus attivi sin dal 1936 in sporadiche azioni di disturbo, furono parte essenziale per l’ occupazione dei territori dell’ Impero da parte di limitate forze del commonwealth britannico nel 1941. Nella prima foto si può osservare come tranne il f.m. Bren armamento e vestiario fossero totalmente di origine italiana, vista la saggia pratica di depredare i caduti . La capigliatura dei tre volontari - ignoto - Jagema Kello - Johannes Tigru, oltre a rispondere ad usanze tribali è l’ equivalente delle lunghe barbe inalberate dai partigiani nell’ aprile 1945.
    La seconda foto è stata scattata in uno studio fotografico di Addis Abeba “liberata” nel 1941. Ritrae Jagema Kello e Tankesa Kello. Questa immagine richiede però una analisi ed una considerazione più approfondita: sebbene gli individui ritratti abbiano combattuto secondo i criteri tribali, la loro immagine nonché la loro autoconsapevolezza non ha potuto fare a meno di evolversi. Nel 1935 i guerrieri abissini, irti di lance e scudi erano pittoresche orde scalze, vestivano sciamma e copricapi variopinti, rispondevano ai loro capi secondo criteri etnici e tribali di secolare memoria, più che allo stato centrale. Nel 1941 in piena seconda guerra mondiale le cose sono cambiate e per non sfigurare agli occhi dell’ “alleato” britannico urge fare il salto da guerriero a soldato regolare, almeno esteriormente. Urgono uniformi, cappotti, e le scarpe. Le uniformi e i cappotti sono fabbricate con ottima stoffa italiana, da sarti italiani e i due elegantoni per farsi immortalare ricorrono a un fotografo italiano. Il fatto è che troppe cose erano cambiate in Etiopia nei pochi anni di amministrazione italiana. Nel 1936 Badoglio entrò in Addis Abeba trovando un villaggio di capanne di fango strette attorno al Ghebì imperiale, ora i “vincitori” scoprirono una fiorente città europea, con tanto di piano regolatore: era senza dubbio troppo per loro. Il primo a rendersene conto fu il Negus stesso che protesse in termini perentori la comunità italiana da inglesi e abissini allo stesso modo, non per generosità ma per puro realismo. Era consapevole che i suoi seguaci non erano ancora preparati a gestire pubblica sicurezza, tribunali, strade e ferrovie, acqua potabile ed elettricità, scuole e ospedali… in altre parole una città a livelli europei ed una società ormai abituata all’ idea di uno stato moderno, importata, seppur con le armi dai colonizzatori italiani. Il periodo di transizione temporanea nel quale i tecnici italiani si sarebbero rivelati indispensabili apportatori di civiltà assicurando il corretto funzionamento della macchina statale dell’ Impero etiopico fu talmente “temporaneo” che quando a metà degli anni ‘70 il dittatore marxista Menghistu Hailè Mariam strangolò con le sue mani il deposto sovrano, ormai prigioniero e convalescente da un intervento alla prostata (facendone poi seppellire la salma sotto la scrivania del suo ufficio, tanto per aver sempre sott’ occhio l’ ingombrante cadavere) nel paese africano prosperava ancora, rispettata a tutti i livelli, una vasta comunità di nostri connazionali.
    • Per poter visualizzare questa immagine devi essere registrato o fare il login


    • Per poter visualizzare questa immagine devi essere registrato o fare il login



Tag per questa discussione

Permessi di scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
  • Il codice BB è Attivato
  • Le faccine sono Attivato
  • Il codice [IMG] è Attivato
  • Il codice [VIDEO] è Disattivato
  • Il codice HTML è Disattivato