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Discussione: Piccola Biblioteca

  1. #1
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    Piccola Biblioteca

    Comincio con un libro estremamente interessante e straziante, per riflettere e meditare.

    <font color="green">Italiani dovete morire </font id="green"> di Alfio Caruso.

    Nei giorni che seguirono l'armistizio dell'8 settembre 1943, che lasciò l'esercito italiano abbandonato a se stesso e in balia della Storia, l'isola greca di Cefalonia fu teatro di uno degli episodi più dolorosi e controversi della seconda guerra mondiale: il massacro, per mano dei tedeschi, degli uomini della divisione Acqui. Gli 11.700 militari al comando dei generale Antonio Gandin, costretti dalla sorte a trasformarsi in guerrieri per tenere fede a un giuramento, e chiamati a dover scegliere tra la vita e l'onore, scelsero l'onore sacrificando la vita.
    Unendo il rigore dello storico a un'appassionata partecipazione agli eventi narrati, Alfio Caruso ha ricostruito la sequenza di quelle tragiche giornate - dall'8 al 28 settembre -, in cui morirono 9406 soldati italiani (oltre 1300 durante i combattimenti sull'isola, oltre 5000 passati per le armi o fucilati dopo la resa e altri 3000, prigionieri, scomparsi successivamente in mare), arricchendo il racconto con le commosse testimonianze dei pochi sopravvissuti ancora vivi e contribuendo in maniera decisiva a richiamare la nostra attenzione su "quella che è una delle pagine più nobili dell'esercito italiano durante la seconda guerra mondiale".
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  2. #2
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    L'ho visto due giornifa , è appena uscito nelle librerie <font color="green">I soldati di Stalin</font id="green">, <font color="green">vita e morte nell'Armata Rossa 1939-1945</font id="green">, di Catherine Merridale. Edizione Le Scie Mondadori.

    Quasi quattro anni di furiosi combattimenti su un fronte di oltre 1500 chilometri, 30 milioni di soldati e 8 milioni di caduti, più di tutte le vittime militari della prima guerra mondiale: fu questo il prezzo pagato dall'Armata Rossa per sconfiggere l'esercito di Hitler lanciato alla conquista dell'intera Europa.
    Così, quella che la propaganda nazista aveva definito l'"orda rossa", composta da sanguinari semibarbari, divenne - nella contrapposta semplificazione retorica - l'inarrestabile "torrente d'acciaio e d'ardore" che sancì la vittoria nella Grande guerra patriottica, uno dei miti fondativi del culto della personalità* di Stalin e dell'ideologia del totalitarismo sovietico.
    Per ristabilire la verità* storica, Catherine Merridale ha scelto come oggetto d'indagine privilegiato non i vertici della nomenklatura politica e militare staliniana, le alte sfere del partito e dell'esercito, ma la sterminata e anonima massa di soldati che sostenne il peso maggiore delle operazioni belliche e che, alla fine, decise le sorti del conflitto.
    A tale scopo l'autrice si è recata nei luoghi dove si sono svolte le principali battaglie, consultato un'enorme mole di documenti d'archivio - fra gli altri, diari e lettere di militari al fronte, rapporti di commissari politici e agenti della polizia segreta, bollettini medici, atti processuali - e intervistato circa duecento veterani russi e di diversi paesi dell'ex Unione Sovietica, vincendone la comprensibile riluttanza a rievocare i ricordi più dolorosi e lesivi del loro onore di soldati.
    Dalle carte e dalle testimonianze orali emerge un'immagine dell'Armata Rossa dai forti contrasti, molto diversa dallo stereotipo consacrato dalla storiografia e dalle commemorazioni ufficiali, e, per tanti versi, terribilmente umana.
    Ne facevano parte uomini e donne (reclutate in massa dopo le pesantissime perdite iniziali) assai diversi fra loro per nazionalità*, lingua, estrazione sociale, grado di istruzione ed età*, che non sempre si identificarono con la causa per cui combattevano, anzi talvolta l'avversarono, come dimostrano i dati impressionanti su diserzioni, automutilazioni e fucilazioni per codardia o tentata fuga.
    Ciò che li accomunò nella loro esperienza di guerra fu semmai il panico suscitato dalla macchina bellica tedesca (che nei primi sei mesi ne uccise 4,5 milioni e ne catturò 2,5 milioni), l'orrore per le atrocità* perpetrate dal nemico ai danni della popolazione civile, la spietatezza dei propri superiori e degli agenti della polizia politica, l'impreparazione e gli errori tattici e strategici dei comandanti, la penuria di cibo, armi ed equipaggiamenti adeguati, le disastrose condizioni igienico-sanitarie e, soprattutto, la certezza di non avere scelta.
    Costretti a una spasmodica lotta per la sopravvivenza, molti sprofondarono nel degrado morale, nell'alcolismo, nella malattia psichica o nell'uso della violenza indiscriminata, ma altrettanti riuscirono a conservare, anche grazie alla lunga convivenza con il dolore e con la morte (guerre, carestie, purghe, deportazioni), la forza e il coraggio necessari per resistere e, poi, per sferrare la controffensiva che li portò a entrare da trionfatori in territorio tedesco, dove l'Armata Rossa compì (anche sulle popolazioni inermi, le donne per prime) la sua spaventosa vendetta.


    Da leggere!
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  3. #3
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    <font color="green">Apocalisse Tedesca. La battaglia finale 1944 1945</font id="green"> di Max Hastings.

    Fra lo sbarco alleato in Normandia nel giugno 1944 e la resa della Germania nel maggio 1945 si consumò l'ultimo atto della più grande tragedia dell'Europa del XX secolo.
    In quegli undici mesi, infatti, si decisero non solo le sorti degli eserciti schierati sui campi di battaglia, ma anche il destino di oltre cento milioni di civili, uomini e donne, vecchi e bambini.
    Max Hastings, che ha svolto ricerche negli archivi di quattro paesi e intervistato centinaia di testimoni, ricostruisce l'intero scenario di guerra attraverso un'originale rivisitazione di vicende belliche più note, come la presa di Arnhem, le battaglie nelle Ardenne e nella foresta di Hurtgen, e il racconto dettagliato di quelle meno conosciute, come la devastante invasione dell'Armata Rossa in Prussia orientale, che causò la morte di almeno un milione di persone nell'"inverno di sangue e ghiaccio", o l'occupazione nazista nei Paesi Bassi, che durante l'"Hongerwinter" provocò migliaia di vittime.
    Molti gli episodi toccanti, talvolta al limite dell'incredibile, come quello del pilota russo che riuscì a fuggire da Peenemunde a bordo dell'aereo rubato al comandante del campo di lavoro nazista, o tratti dalla vita quotidiana dei prigionieri di Hitler, degli aviatori britannici, degli schiavi russi e, soprattutto, di semplici cittadini, diversi per nazionalità* e ideologia ma resi simili dalla comune esperienza della paura, del freddo e della fame.
    Come in altri suoi libri sulla seconda guerra mondiale ("Overlord" e "Bomber Command", per citare solo i più famosi), anche qui Hastings affronta con competenza e penetrante lucidità* alcune grandi questioni storiche: perché gli Alleati non vinsero la guerra già* nel 1944, data la loro schiacciante superiorità* militare?
    Perché i generali russi si rivelarono i migliori strateghi?
    Che cosa significava, concretamente, fare la guerra per i soldati delle armate britanniche, americane, tedesche e sovietiche?
    La palpitante cronaca dai fronti occidentali e orientali, l'analisi dell'impatto che ebbero su militari e civili le decisioni degli stati maggiori e dei governi, la costante e partecipe attenzione al fattore umano e uno stile narrativo da grande reporter fanno di "Apocalisse tedesca" un libro davvero unico nel ricco panorama di studi su un evento storico non ancora interamente esplorato.

    Molto pesante, ma assolutamente interessante.
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  4. #4
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    Riprendo con <font color="green">Gli errori militare della Seconda Guerra Mondiale</font id="green"> scritto dallo storico inglese Kenneth Macksey.
    Edizione Newton & Compton.

    Questo libro mostra come, durante la Seconda Guerra Mondiale, tutti gli alti comandi rimasero vittime, in un modo o nell'altro, di gravi errori dovuti a impreparazione, autocompiacimento, ritardi, eccessiva sicurezza di sé o semplice inettitudine.
    Vengono presi in esame sedici casi emblematici, che comprendono tra gli altri, il fallito tentativo di Hitler di invadere la Gran Bretagna nel 1940, le battaglie di Tobruk e El Alamein, l'interferenza dei politici nella guerra aerea nei cieli della Germania, la sconfitta degli Alleati a Arnhem e la battaglia di Leyte, considerata la più grande battaglia navale della storia, che terminò con la disfatta dei giapponesi nell'ottobre del 1944.

    Costa poco e ne vale indubbiamente la pena.
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  5. #5
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    <font color="green">Fucilate gli ammiragli. La tragedia della Marina italiana nella seconda guerra mondiale</font id="green">, scritto da Gianni Rocca, edizioni oscar storia mondadori.

    Cinquant'anni fa Mussolini, contando su una campagna di poche settimane, gettò l'Italia nel secondo conflitto mondiale.
    Un paese impreparato da ogni punto di vista dovette affrontare prove tremende che ne misero in luce inefficienze e ritardi, vanamente coperti per oltre vent'anni da una propaganda mistificatrice.
    La flotta italiana, all'epoca la quinta del mondo, scoprì amaramente alla prova dei fatti tutta la propria inesperienza e ineguatezza, una realtà* che gli episodi di coraggio individuale e di abilità* professionale non riuscirono a modificare e che portò a pesanti sconfitte e a dolorose umiliazioni.
    Queste pagine amare della Marina italiana sono ripercorse da Gianni Rocca in un avvincente susseguirsi di scontri navali, di allucinanti missioni sulle varie "rotte della morte", di naufragi, di eroismi, di errori, di battaglie a tavolino fra gli alti gradi del nostro apparato militare e il potere politico, di odi e rivalità* con l'alleato tedesco, fino alla resa dei conti l'8 settembre.
    Una tragedia che si apre, e si chiude, con il sangue fratricida degli ammiragli italiani, fatti fucilare da Mussolini nel vano tentativo di allontanare da sé e dal regime le colpe di una guerra perduta.
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  6. #6
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    Una pietra miliare nella nosto universo dei saggi storici:
    <font color="green">La nostra guerra</font id="green">. Di Arrigo Petacco, edizioni oscar storia mondadori.
    "In tempo di guerra la verità* è così preziosa che bisogna nasconderla dietro una cortina di bugie" ha scritto Winston Churchill.
    Sulla Seconda guerra mondiale di bugie ne sono state dette molte, ora per proteggere autentici segreti militari, ora per occultare responsabilità* politiche, complicità*, doppi giochi e tradimenti.
    Ma con la disastrosa avventura bellica italiana si è fatto ancora di più: si è cercato di attribuire alla folle megalomania di Mussolini - le cui colpe restano indiscutibili - anche quello che in verità* dipese da una classe politica, militare, economica e intellettuale che prima lo aveva osannato e poi, ritenendolo il solo responsabile, lo aveva spinto verso il baratro.
    Alle luce delle rivelazioni, revisioni e riflessioni maturate negli ultimi anni, Petacco riscrive, con ritmo serrato e senza retorica, le vicende politiche e militari (con clamorose rivelazioni, come quella del congegno elettromeccanico Ultra), dall'illusione della guerra-lampo alla campagna di Grecia, alle disfatte in Africa e in Russia, fino alla caduta del fascismo e della guerra civile.
    Cronaca dettegliata e impietosa, asciutta e diretta come un documentario dell'epoca di cinque tragici anni in cui, accanto alle grandi personalità* - da Rommel a Churchill, da Kesselring a Montgomery, da Stalin a Mussolini - assurgono al ruolo di protagonisti i popoli e gli eserciti, i drammi collettivi, come in un grande 'romanzo' corale.
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  7. #7
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    Forte e drammatico, ma non si può non conoscere anche questo lato dei liberatori Alleati.
    <font color="green">Stupri di guerra</font id="green"> di J. Robert Lilly, edizioni Mursia.
    E' uno studio, molto approfondito, sulle violenze commesse dai soldati americani in Europa; l'autore, consultando i documenti presenti negli archivi nazionali e raccogliendo numerose testimonianze, riesce a svelare uno dei volti oscuri degli Alleati, da sempre disegnati come la rappresentazione vivente del bene e della giustizia.
    In questo modo, sale a galla una realtà* sconvolgente ed inimmaginabile, in cui circa 17.000 donne di tutte le età*, inglesi, francesi e tedesche furono stuprate dai soldati americani; ed in particolare in questa triste classifica, si contraddistinsero i militari neri che, seppur presenti in proporzione molto minore nelle forze armate americane, superarono abbondantemente i loro colleghi bianchi.
    Il testo è suddiviso in analisi differenti del fenomeno per Paese: Gran Bretagna, Francia e Germania; per tipologia del reato: singolo o in gruppo, violento o meno.
    Diversi grafici evidenziano l'andamento dei reati nel tempo e per gruppi razziali.
    Risultano evidenti degli aspetti non indifferenti nella valutazione del fenomeno: una certa benevolenza da parte delle autorità* preposte nel giudicare tali atti, un differente trattamento degli imputati neri rispetto a quelli bianchi e un, purtroppo quasi ovvio, aumento di stupri violenti e non commessi dai soldati in Germania, rispetto agli altri Paesi.

    Ricordo che lo stupro di guerra, vietato dalla Convenzione di Ginevra nel 1949 venne riconosciuto come crimine di guerra solo nel 1966.
    Questo è un libro molto pesante e difficile da "digerire", ma di certo anche molto interessante.
    I fatti storici della guerra sono solo lo sfondo del contenuto.
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