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Discussione: Prigionieri americani WW2

  1. #21
    Utente registrato L'avatar di BERTO
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    Grazie per la condivisione
    Berto

  2. #22
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  3. #23
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    Alcuni sguardi sono indelebili davvero.

  4. #24
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    Sempre offensiva delle Ardenne anche l'ultima foto?
    sven hassel
    duri a morire

  5. #25
    Utente registrato L'avatar di Hetzer
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    Alcune altre foto della lunga colonna di prigionieri americani fatti sfilare a Roma nel 1944. Per puro scopo di propaganda furono fatti scortare da alcuni possenti Panther!!
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    Io non ho girato il mondo ma il mondo ha girato intorno a me.

  6. #26
    Moderatore L'avatar di Paolo Marzetti
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    A proposito di crimini di guerra perpetrati nei confronti di prigionieri dell'Asse, anche gli Alleati si
    resero colpevoli di crimini per violazioni del
    diritto bellico . Gli eventi descritti in seguito sono violazioni dei trattati, firmati anche dagli Stati Uniti, quali principalmente le convenzioni di Ginevra e della convenzioni dell'Aia del 1907.
    Breve elenco dei principali crimini statunitensi in Europa:

    • Strage di Canicattì: uccisione di civili italiani da parte del tenente colonnello McCaffrey. Un'inchiesta confidenziale fu aperta, ma McCaffrey non è mai stato accusato di un reato relativo tale evento. Il colonnello morì nel 1954. La strage rimase virtualmente sconosciuta finché Joseph S. Salemi della New York University, il cui padre fu un testimone, non pubblicò un articolo sulla strage.
    • Il massacro di Dachau: uccisione di prigionieri di guerra tedeschi e di soldati delle SS arresisi al campo di concentramento di Dachau.
    • Nel massacro di Biscari, che consiste di due casi di omicidi di massa su istigazione del Gen Patton, truppe statunitensi della 45ª Divisione di Fanteria uccisero approssimativamente 75 prigionieri di guerra, la maggior parte italiani, giovani coscritti di leva.
    • Operation Teardrop: Otto uomini dell'equipaggio catturato tra i sopravvissuti del sottomarino affondato U-546 furono torturati da personale militare statunitense. Lo storico Philip K. Lundeberg scrisse che le percosse e le torture dei sopravvissuti dell'U-546 fu un'atrocità singolare motivata dalla necessità negli interrogatori di ottenere rapidamente informazioni sul potenziale attacco missilistico sugli Stati Uniti che gli statunitensi credevano possibile dai sommergibili tedeschi.

    In seguito al massacro nazista di Malmedy un ordine scritto dal Quartier Generale del 328º Reggimento di Fanteria dell'Esercito statunitense, datato 21 dicembre 1944, afferma: "Nessun soldato delle SS o dei paracadutisti [tedeschi] sarà fatto prigioniero ma sarà ucciso sul posto. Il generale statunitense Raymond Hufft diede istruzioni alle sue truppe di non prendere prigionieri quando avrebbero attraversato il Reno nel 1945. "Dopo la guerra, quando rifletté sui crimini di guerra che autorizzò, egli ammise, 'se i tedeschi avessero vinto, io sarei stato al processo di Norimberga invece di loro.'"Stephen Ambrose disse: "Ho intervistato ben più di 1000 veterani. Solo uno di essi disse di aver sparato ad un prigioniero... Forse come molti dei due-terzi dei veterani...tuttavia, presi nota di diversi episodi nei quali essi videro altri soldati sparare a prigionieri tedeschi disarmati che tenevano le mani alzate."

    Vicino al villaggio francese di Audouville-la-Hubert, 30 prigionieri tedeschi furono massacrati dai paracadutisti statunitensi.

    Frank Sheeran, che servì nella 45ª Divisione di Fanteria, dopo la guerra affermò,
    Quando un ufficiale ti diceva di prendere una coppia di prigionieri tedeschi e portarla dietro le linee e di 'correre indietro rapidamente' tu sapevi cosa dovevi fare...

    Lo storico Peter Lieb individuò molte unità canadesi e statunitensi a cui fu ordinato di non prendere prigionieri durante gli sbarchi del D-Day. Se questa visione è corretta essa può spiegare l'assenza di 64 prigionieri, su 130 soldati tedeschi catturati, che non raggiunsero il punto di raccolta ad Omaha Beach, il 6 giugno 1944.

    Secondo un articolo nel Der Spiegel di Klaus Wiegrefe, molte memorie personali di soldati alleati sono state volutamente ignorate dagli storici fino ad oggi perché erano in contrasto con la mitologia della "grande generazione" (nata durante la grande depressione) durante la seconda guerra mondiale, ma tutto questo ha cominciato a cambiare con la pubblicazione di libri come The Day of Battle di Rick Atkinson dove l'autore descrive i crimini di guerra alleati in Italia, e D-Day: The Battle for Normandy di Anthony Beevor. L'ultimo lavoro di Beevor è attualmente discussione degli studiosi e dovrebbe dare prova che i crimini di guerra alleati in Normandia furono molto più estesi "di quanto precedentemente valutato."
    In Asia e nel Pacifico.

    I soldati statunitensi nel Pacifico spesso deliberatamente uccisero soldati giapponesi che si erano arresi. Secondo Richard Aldrich, che ha pubblicato uno studio sui diari tenuti da soldati statunitensi ed australiani, essi a volte massacrarono i loro prigionieri di guerra. Dower afferma che in "molti casi... i giapponesi fatti prigionieri furono uccisi sul posto o durante il tragitto fino al carcere." Secondo Aldrich non prendere prigionieri era una pratica comune per le truppe statunitensi cosi' come lo era per i giapponesi. Quest'analisi è supportata dallo storico britannico Niall Ferguson, il quale afferma anche che, nel 1943, "un rapporto segreto dell'intelligence annota che solo la promessa di un gelato e di una libera uscita di tre giorni avrebbe ... indotto le truppe u.s.a. a non uccidere i giapponesi arresisi."(sic!)
    Ferguson afferma che alcune pratiche giocarono un ruolo determinante nel tasso di mortalità dei prigionieri giapponesi che, nel tardo 1944, risulta rispettivamente 1:100. Lo stesso anno, l'Alto Comando Alleato cominciò a prendere provvedimenti per sopprimere quest'attitudine a "non prendere prigionieri", usata dalle loro stesse truppe (come riportato dall'intelligence) e per incoraggiare i giapponesi ad arrendersi. Ferguson aggiunge che queste misure portarono al variare del tasso di mortalità dei prigionieri fino a 1:7, a metà del 1945. Nonostante ciò, non prendere prigionieri rimase una pratica standard tra le truppe statunitensi anche durante la battaglia di Okinawa, nell'aprile-giugno 1945. (Wiki.Net)



  7. #27
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    Prigionieri USA in Tunisia, 1943
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  8. #28
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  9. #29
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  10. #30
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