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...mio zio, marinaio elettricista di macchina, rientro' ordinatamente ( a differenza di molti, che poi si salvarono...) sulla nave "ROMA" che sarebbe salpata, per la sua tragica fine, occorsa il giorno dopo.
Come moltissimi, peri' nell'esplosione e nel successivo affondamento della nave ma per lo Stato a distanza di decenni, risulta ancora "disperso".
Ciao Francesco
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Mi accorgo di aver suscitato una bella e corale partecipazione con i ricordi dei vostri familiari senza postare a mia volta. Rimedio subito.
Mio padre, classe 1924, ascoltò il comunicato badogliesco sull' impossibilità di continuare l' impari lotta durante un pranzo di commiato con i colleghi di lavoro. Aveva infatti ricevuto la cartolina precetto e avrebbe dovuto presentarsi alla caserma dei Bersaglieri a Porta Portese il 10 settembre mattina (cosa che cercò testardamente di fare nonostante i combattimenti in atto, ma lo rimandarono a casa con inguaggio - è il caso di dire da caserma). Rimase poi indisturbato a Roma grazie al lavoro "indispensabile allo sforzo bellico".
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Mio nonno materno, commerciante di olio e vino sulla cinquantina, coi suoi camion faceva la spola tra la provincia di FR e il "far west" della provincia di LT (LITTORIA) già dai tempi della bonifica. Era un anglofilo perso e fedele ascoltatore di Radio Londra. Sopportando a stento le restrizioni belliche, una volta saputo dell' armistizio, era convintissimo che da lì a poco sarebbero giunti gli Alleati, sommergendoci di caffè vero, cioccolata, alcolici e sigarette, insomma di tutto ciò che scarseggiava causa guerra. Non esitò dunque a sopprimere le galline del pollaio pur di festeggiare la ritrovata pace, invitando anche alcuni tedeschi. Che pochi giorni dopo tornarono a requisirgli la merce e i 18 BL che non smise mai di rimpiangere.