Re: La Battaglia di Stalingrado
Alla vigilia del 66° anniversario della fine dei combattimenti ricordiamo questo evento, tantopiù che un nostro caro amico che vi prese parte è venuto a mancare di recente.
Saluti
Die nadel
Re: La Battaglia di Stalingrado
Citazione:
Originariamente Scritto da Die Nadel
Alla vigilia del 66° anniversario della fine dei combattimenti ricordiamo questo evento, tantopiù che un nostro caro amico che vi prese parte è venuto a mancare di recente.
Saluti
Die nadel
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Re: La Battaglia di Stalingrado
Queste sono alcune lettere tratte dal libro "Le ultime lettere da Stalingrado" che mi è stato prestato da qualche giorno
Prima è necessaria una premessa:
Queste lettere dal giorno della loro spedizione dalla sacca di Stalingrado, sono passatela tutte le stazioni della burocrazia tedesca.
Da esse si voleva conoscere lo "stato d`animo nella fortezza di Stalingrado".
L`ordine di sequestro partì dal quartiere generale del Fuhrer e venne trasmesso all`ufficio centrale della censura militare.
Quando l`ultimo aereo proveniente dalla sacca si posò a Nowotscherkassk, furono subito sequestrati 7 sacchi di corrispondenza.
Era il gennaio del 1943.
Le lettere furono aperte e furono cancellati l`indirizzo ed il mittente, poi furono rimesse al comando superiore dell`esercito, suddivise secondo il contenuto e la tendenza, così il reparto informazioni provvide alla classificazione statistica "dello stato d`animo" formando 5 gruppi.
Favorevoli alla condotta della guerra 2,1 %
Dubbiosi 4,4 %
Sfiduciati, contrari 57,1 %
Decisamente contrari 3,4 %
Senza opinione precisa, indifferenti 33,0 %
Dopo il controllo e la rilevazione statistica, insieme a tutti gli altri documenti riferentesi a Stalingrado, in tutto 5 quintali di materiale, furono affidati ad un ufficiale con l`incarico di redigere un`opera documentaria sulla battaglia del Volga.
Ma il linguaggio dei documenti consentiva una sola interpretazione, così il libro fu proibito come "insopportabile per il popolo tedesco" secondo la decisione del ministro della propaganda.
Gli originali delle lettere passarono quindi nell`archivio dell`esercito a Potsdam, dove erano stati trasferiti per sicurezza pochi giorni prima della resa di Berlino e si salvarono in tal modo sino ai giorni nostri.
Alcune lettere in sintesi.
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.....così ora tu lo sai che non tornerò.
Dillo con riguardo ai nostri genitori.
Sono profondamente sconvolto e dubito veramente di tutto.
Un tempo ero fiducioso e forte, ora sono piccolo e sfiduciato.
Non mi si può far credere che i camerati muoiano con sulle labbra la parola "Deutshland" o "Heil Hitler".
Si muore questo sì , non si può negarlo, ma l`ultima parola è per la mamma o per la persona più cara, oppure è solo un grido di aiuto.
Ne ho già* visti cadere e morire a centinaia e molti appartenevano come me alla Hitlerjugend, ma tutti, se ne erano ancora capaci, chiamavano aiuto, o invocavano il nome di chi però non poteva aiutarli.
Il Fuhrer ci aveva fermamente promesso di farci uscire di qui, ci è stato detto a voce alta e noi ci abbiamo creduto fermamente.
Lo credo anche oggi, perché devo pur credere a qualcosa.
Lasciami questa fede, cara Greta, io ho creduto tutta la mia vita o almeno 8 anni di essa, sempre al Fuhrer e alla sua parola.
E` spaventoso come siamo incerti qui.
Se non è vero ciò che ci fu promesso, allora la Germania è perduta, perché in questo caso nessuna parola potrà* mai più essere mantenuta.
Oh, questi dubbi, questi terribili dubbi, se si dissolvessero presto!
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................da questa maledetta città* ti ho già* scritto ventisei volte e tu mi hai risposto diciassette lettere ora ti scrivo ancora una volta e poi mai più.
Ecco l`ho detto cercando di formulare questa frase in modo di non farti tanto male.
Mi congedo da te perché la decisione è già* stata presa.
Ci siamo rispettati e amati, ma la guerra ci ha diviso.
E` il tempo che può rimarginare la ferita per il mio mancato ritorno.
In gennaio avrai 28 anni, è ancora un`età* molto giovane per una donna tanto bella, ed io sono contento di averti sempre potuto fare questo complimento.
Sentirai molto la mia mancanza, ma non sfuggirai gli altri per questo.
Lascia passare un paio di mesi, ma non di più.
Gertrud e Claus hanno bisogno di un padre.
Non dimenticare che devi vivere per i figli, non darti tanta pena per il loro padre.
I bambini dimenticano in fretta, soprattutto alla loro età*.
Guarda bene all`uomo che scegli, stà* attenta ai suoi occhi e a come stringe la mano, come abbiamo fatto noi e non sarai delusa.
Una cosa soprattutto: educa i bambini a diventare gente che può camminare a testa alta e che può guardare in faccia tutti.
Ti scrivo queste righe con il cuore pesante.
Del resto tu non mi crederesti, se ti dicessi che mi è facile scrivere così, ma non ti preoccupare , non ho paura di ciò che avviene.
Ripetilo sempre e continuamente e anche ai bambini, quando saranno più grandi, che il loro padre non è mai stato un vigliacco e che anche loro non dovranno esserlo mai.
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.................Mia carissima, penso sempre a te.
Anche oggi andando a prendere il rancio ho pensato a te, alle buone cosette che tu mi preparavi sempre.
Anche le mie calze sono completamente a pezzi e non riesco a liberarmi da questa tosse.
Non ci sono pastiglie.
Forse potresti mandarmi dello sciroppo, ma non usare una bottiglia di vetro.
Anche tu sei raffreddata?
Copriti sempre bene.
C`è abbastanza carbone? Vai da .............., lui ha avuto del legno da me per i suoi mobili, ora dovrebbe darti del carbone in cambio.
Qui non ho festeggiato il Natale, ero fuori con il camion, ci siamo impantanati perché avevamo sbagliato strada.
Ho fatto il proponimento di festeggiare il Natale insieme a te, l`anno prossimo e ti regalerò qualcosa di veramente bello.
Attorno a noi non ci sono che russi e di qui non possiamo cavarcela, finchè non verrà* Hitler a tirarci fuori.
Ma non devi dirlo a nessuno.
Dovrà* essere una sorpresa.
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..........Caro papà* la divisione è pronta per la grande battaglia, ma la grande battaglia non ci sarà*.
Oggi ci hanno detto che possiamo scrivere.
Per uno che conosce la situazione, significa che lo possiamo fare ancora per quest`ultima volta.
Tu sei colonnello, caro papà* e dello Stato Maggiore, tu sai cosa significa tutto questo e mi risparmierai quindi spiegazioni che potrebbero sapere di sentimentalismo.
E` la fine, penso che possa durare ancora circa 8 giorni, poi l`anello si chiude.
Non voglio indagare sui motivi pro e contro la nostra situazione, sono del tutto insignificanti ora, ma vorrei dire soltanto: non cercate presso di noi le ragioni di questa situazione, ma presso di voi e presso colui che ne è responsabile.
Tenete la testa alta! Tu papà* e quelli che sono della tua stessa opinione, state all`erta, che non succeda ancora di peggio alla nostra patria.
L`inferno del Volga vi sia di ammonimento.
Ma torniamo al presente.
Della divisione siamo rimasti in 69 uomini abili.
Bleyer è ancora vivo ed anche Hartlieb, il piccolo Degen ha perso tutte e due le braccia.
Abbiamo ancora due mitragliatrici e 400 colpi e un lanciagranate con 10 granate.
Per il resto, solo fame e stanchezza.
Berg è uscito fuori con 20 uomini, senza aspettare l`ordine.
Meglio sapere in tre giorni come va a finire, che in tre settimane, non si può dargli torto.
Puoi essere certo che tutto finirà* in modo decente è un po` presto a trent`anni lo so.
Niente sentimentalismi , una stretta di mano a Lydia e Melene, un bacio alla mamma e a Gerda.
Per il resto saluti a tutti gli altri.
Mano all`elmetto, papà*, il tenente........prende congedo da te.
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.......noi le comparse della stupidità* personificata, cosa ne ricaviamo dalla morte eroica?.
Ho impersonato la morte sulla scena una cinquantina di volte, ma era solo teatro e voi sedevate sulle sedie di velluto, lì davanti e la mia interpretazione della morte vi sembrava sapiente e veritiera.
E` impressionante riconoscere come il teatro avesse poco a che fare con la morte.
La morte doveva sempre essere eroica, entusiasmante, trascinatrice, per un fine grande e convincente.
In realtà*, qui, cos`è?, un crepare, un morire di fame, di gelo, nient`altro che un fatto biologico.
Cadono come mosche e nessuno pensa a loro, nessuno li seppellisce.
Giacciono dappertutto qui attorno senza braccia, senza gambe, senz`occhi, coi ventri squarciati.
E` una morte bestiale che poi un giorno sarà* nobilitata su zoccoli di granito con "guerrieri morenti", con la testa o il braccio fasciati.
Si scriveranno inni, romanzi e si intoneranno canti gloriosi.
E nelle chiese si diranno le messe.
Io non voglio più averci a che fare con queste cose, perché non mi sorride affatto l`idea di andare a marcire in una fossa comune.
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.......stamattina sul campo Hannes mi ha persuaso a scriverti.
Questa lettera l`ho sempre rinviata, pensando che l`incertezza fosse sì tormentosa, ma contenesse sempre un barlume di speranza.
Pensavo anche alla mia sorte ed ogni notte sono entrato nel sonno portandomi dietro l`incertezza della nostra situazione.
Già* tre volte avrei potuto giacere sotto terra, ma sarebbe stato sempre all`improvviso, di sorpresa, senza preparazione.
Ora è diverso, da stamattina conosco il verdetto e mi sento tanto più libero e anche tu devi essere liberata da questa incertezza angosciosa.
Mi sono spaventato, quando ho visto la carta, siamo completamente isolati, senz`aiuto dal di fuori, Hitler ci ha lasciati.
Questa lettera parte ancora se l`aeroporto è ancora in nostre mani, siamo al nord della città*.
Anche gli uomini della batteria lo intuiscono ma non lo sanno chiaramente e in modo certo come me.
E` così dunque che si prospetta la fine.
In prigionia Hannes ed io non ci andiamo, ieri ho visto quattro uomini fatti prigionieri dai russi, dopo che la nostra fanteria ha ripreso l`avamposto.
No in prigionia non ci andiamo.
Quando Stalingrado cadrà*, tu lo sentirai e lo leggerai e, allora saprai che io non ritorno
Re: La Battaglia di Stalingrado
molto toccante leggere queste lettere dove in alcune si può percepire una punta di amarezza dovuta al perchè sono stati abbandonati o perchè cosi giovani devono morire. anche quella che dice alla moglie di riaccompagnarsi x dare un padre ai bambini è molto ma molto emozionante, chi sa in quale stato d'animo erano sti poveri diavoli!!!!
da quanto si può capire nella lettera sembrerebbe quasi che il papà* colonnello dello stato maggiore faceva parte della resistenza.
Re: La Battaglia di Stalingrado
Si Ivan anche a me ha dato questa impressione, che il padre comunque non condividesse certe decisioni prese molto in alto.
Comunque mi lascia un pò perplesso che il figlio sapendo sicuramente che la posta veniva controllata, abbia scritto quelle parole.
Re: La Battaglia di Stalingrado
Ciao a Tutti,
grazie all'aiuto di un mio caro amico dei tempi del modellismo, sono riuscito a recuperare il testo di un lavoro di ricerca su Stalingrado, che feci e scrissi (2001/2002) per il notiziario del club cui appartenevo e che questo amico ne gestiva l'aspetto informatico.
Spero sia di interesse
al momento posto la prima parte in due trance, per la seconda ci devo rilavorare sopra, percui ci vorrà* un pochino di tempo.
Ciao
Roberto
La morte doveva sempre essere eroica, entusiasmante, trascinatrice, per un fine grande e convincente. In realtà*, qui cos`è ?
Un crepare, un morire di fame, di gelo, nient`altro che un fatto biologico, come il mangiare e il bere. Cadono come mosche e nessuno pensa a loro, nessuno li seppellisce.
Giacciono dappertutto qui attorno senza braccia, senza gambe, senz`occhi, coi ventri squarciati. Si dovrebbe girare un film per render impossibile "la più bella morte del mondo".
E` una morte bestiale che poi un giorno sarà* nobilitata su zoccoli di granito con guerrieri morenti,
con la testa o il braccio fasciati .
Brano tratto da una lettera di un soldato tedesco impegnato nella battaglia di Stalingrado. Queste missive erano state sequestrate dalla censura militare perché considerate disfattiste e demoralizzanti, sono state ritrovate a guerra finita e pubblicate nel volume "Lettere da Stalingrado" Einaudi 1958.
LA STORIA
ï?ï?*Dall`invasione dell`Unione Sovietica a Stalingrado
Già* al tempo in cui scrisse il Mein Kampf, Hitler individuava nei bolscevichi il nemico principale per il nazionalsocialismo e pensava ai territori dell`est come sacca di riserve alimentari, industriali e di mano d`opera, ridotta praticamente in schiavitù, tutto per sfamare il potente e glorioso Reich germanico.
Pertanto già* dall`inizio del conflitto Hitler aveva le idee abbastanza chiare sul da farsi, prima di tutto riprendersi quei territori da sempre considerati parte integrante della Germania, vedi Danzica (Polonia), Austria, Cecoslovacchia.
Poi portare il più lontano possibile il fronte occidentale dai confini tedeschi, stipulando un trattato di non aggressione con Stalin, al fine di operare con una certa tranquillità* e soprattutto con i rifornimenti garantiti (a tal proposito è bene rammentare che fino all`inizio dell`Operazione Barbarossa, i russi garantivano puntualmente alla Germania rifornimenti sia alimentari che petroliferi, del resto anche gli Stati Uniti d`America fino a Pearl Harbour rifornivano di petrolio la Germania, vedi la Esso).
Unico, ma sostanziale intoppo al programma di Hitler furono i Balcani, idea partorita dall`alleato italiano Mussolini che ritardò di alcuni mesi l`Operazione Barbarossa, in quanto Hitler dovette accorrere in aiuto dell`esercito italiano trovatosi in serie difficoltà*, questo ritardo fu cruciale per i tedeschi, in quanto nella loro marcia verso Mosca si trovarono bloccati nel più brutto e freddo inverno che la storia registrò.
Per la storia dell`Unione Sovietica il 22 giugno 1941 è l`inizio di una fase nuova, una data seconda per importanza solo all`insurrezione dell`ottobre ‘17. Alle quattro del mattino un poderoso schieramento di forze armate, centonovantuno divisioni, di cui centocinquantatre tedesche, investì l`intera frontiera occidentale dal Baltico al Mar Nero. L`URSS non aveva cercato quello scontro, semmai aveva fatto tutto il possibile per evitarlo. In Asia si combatteva dal 1937, in Europa dai primi giorni del settembre 1939, con l`invasione della Polonia. Francia e Inghilterra risposero dichiarando guerra alla Germania. Dopo la firma del patto sovietico-tedesco, l`URSS era invece rimasta in disparte. Stalin era troppo sospettoso per fidarsi di un qualsiasi interlocutore o di un documento diplomatico. Il motivo, della sorpresa dell`aggressione tedesca, è da ricercarsi nel fallimento della politica staliniana che nel patto con la Germania aveva trovato la sua espressione, il crollo del fragile schermo che essa aveva messo a protezione dell`URSS.
Il disastro non si realizzo subito, si delineò gradualmente, ma con una progressione assai rapida. All`inizio quel patto sembrò un successo, almeno per quanto riguardava gli interessi dell`URSS. Questa era riuscita fino all`ultimo a tenersi fuori dall`incendio che era esploso in Europa e a regolare nello stesso tempo il conflitto che l`opponeva al Giappone sui suoi confini estremorientali, senza che le principali potenze capitalistiche dell`Europa non si erano schierate contro di essa, come si temeva a Mosca. Anzi, si affrontavano tra loro in uno scontro bellico che si annunciava logorante da ambo le parti. La rapida capitolazione della Polonia e l`accordo con Berlino avevano consentito all`URSS di riprendersi agevolmente quei territori che la Polonia le aveva strappato nel ‘21 e di ristabilire una propria presenza militare nei piccoli stati baltici alle sue frontiere.
Con la Germania quello che all`inizio era un semplice patto di non aggressione divenne dopo un mese un più impegnativo trattato di amicizia e di frontiera. Tanto che i rapporti erano migliori con la Germania, che con Francia e Inghilterra. La prima seria incrinatura venne con la guerra di Finlandia che, mal concepita politicamente e militarmente, si saldò con un bilancio negativo per l`URSS. Dopo tre mesi di operazioni belliche tutt`altro che brillanti (dicembre ‘39 - febbraio ‘40) l`URSS concluse la pace accontentandosi di concessioni territoriali modeste, che sarebbero poi andate perdute in poche settimane con l`aggressione tedesca. Fu comunque molto più alto il prezzo pagato in termini politici dall`URSS, il conflitto con la Finlandia alimentò rancori e accrebbe il sentimento antibolscevico, l`espulsione dalla moribonda Società* delle Nazioni ne fu solo l`episodio meno grave. In Francia e in Inghilterra, nonostante il conflitto con la Germania, si discusse l`eventualità* di spedire un corpo di spedizione a fianco dei finlandesi o per attaccare i russi alle spalle bombardando i campi petroliferi di Baku. In parole povere si stava profilando "un fronte comune capitalista" contro l`URSS, minaccia temuta e che Stalin aveva sempre scongiurato. Vincolata dal patto e dalla guerra in occidente la Germania rimase in disparte. Si schierarono però con i finlandesi gli Stati Uniti e l`Italia fascista, alleata di Hitler. Tutto ciò accadeva mentre erano in corso sondaggi e verifiche di pace fra i tre maggiori belligeranti europei. La conclusione della guerra finnica giunse appena in tempo per sventare la minaccia di una vasta coalizione antisovietica.
Ma un altro male era ormai fatto. L`URSS aveva dato a tutti una pericolosa impressione di debolezza militare. Stalin se ne rese conto, tanto da procedere a un rimpasto nei massimi gradi delle forze armate (il commissario della difesa Vorosilov lasciò il posto a Timosenko). Sostituì perfino il capo di stato maggiore Saposnikov, che non aveva alcuna responsabilità* nel conflitto finnico, aveva infatti suggerito un piano operativo diverso.
La prima fase, apparentemente riuscita, della collaborazione con la Germania implicò per l`URSS numerose conseguenze negative. Ogni tipo di propaganda antifascista a Mosca cessò di colpo. Le aggressioni naziste non trovarono più condanne, se non quelle generiche che si potevano desumere dalla denuncia di tutti gli imperialismi e della natura rapace.
Il colpo più duro alla neutralità* sovietica venne dalla capitolazione della Francia, dopo la prima grande offensiva tedesca nella primavera del ‘40, in occidente l`unica potenza contrapposta alla Germania rimaneva la Gran Bretagna, chiusa nella sua isola, dove Churchill aveva sostituito Chamberlain alla guida del governo. La "Battaglia d`Inghilterra" - la battaglia aerea dell`estate tra inglesi e tedeschi - fu seguita a Mosca con molto interesse e rispetto per la Gran Bretagna. Proprio in quelle settimane risalgono le prime manifestazioni segrete dell`intenzione hitleriana di volgere le forze naziste contro l`URSS. Pur non essendone al corrente, il governo sovietico si affrettò a consolidare le sue posizioni annettendo Estonia, Lettonia e Lituania, facendosi consegnare dalla Romania: Bessarabia e Bucovina settentrionale. Infine adottando all`interno del paese i primi provvedimenti di militarizzazione del lavoro.
Fra l`agosto e il settembre 1940, in accordo con l`Italia fascista, che nel frattempo era entrata in guerra al suo fianco, il governo di Berlino ridisegnò la carta dei Balcani, assegnando la Dobrugia romena alla Bulgaria, gran parte della Transilvania all`Ungheria e offrendo le sue "garanzie" a ciò che restava della Romania, ben presto occupata dalle sue truppe. Le forze tedesche cominciarono a insediarsi anche in Finlandia. Un patto tripartito fu concluso fra Germania, Italia e Giappone - l`Asse Roma-Berlino-Tokio - il cerchio intorno all`URSS si stringeva.
La situazione dei Balcani e in Finlandia fu l`aspro motivo di contesa durante la visita interlocutoria che Molotov fece a Berlino in novembre. Ribbentrop e Hitler cercarono di turlupinare il sovietico, presentandogli la Gran Bretagna come ormai spacciata e sollecitandolo a partecipare alla spartizione delle spoglie del suo impero, l`URSS doveva orientare le proprie ambizioni verso il Golfo persico e l`India. Molotov restò glaciale, non si interesso a quelle mirabolanti offerte, discusse solo dell`Europa orientale. Manifestò malcontento per le mosse tedesche, arrivò perfino a fare dell`ironia con Ribbentrop, quando entrambi furono costretti a scendere in un rifugio sotto la minaccia di un bombardamento aereo. Lanciò una delle sue poche battute che siano rimaste celebri: "Se l`Inghilterra è finita, perché noi ci troviamo qua sotto ?". La visita fu un completo insuccesso.
Quando Molotov si recò a Berlino, Hitler in realtà* aveva già* deciso di attaccare l`URSS. Dietro le sue direttive, i progetti di invasione erano in fase avanzata di elaborazione. Il Fuhrer aveva comunicato ai suoi generali che dovevano continuare il lavoro indipendentemente dall`esito dei colloqui coll`esponente sovietico. Il piano di operazioni da lui approvato il 18 dicembre era il famoso "Barbarossa". I preparativi per l`aggressione dovevano iniziare subito, là* dove non erano già* cominciati, ed essere ultimati per il 15 maggio.
Distruggere la Russia e il sistema sociale-politico che vi si era affermato era sempre stata un`ambizione di Hitler, come aveva anche scritto agli albori della carriera nel libro Mein Kampf. Non ne aveva mai fatto mistero nella sua propaganda di governo, neanche nel ‘39 vi aveva rinunciato, aveva solo accantonato il progetto per prudenza tattica. Ora riteneva di essere abbastanza forte per passare all`azione. I dirigenti sovietici avevano quindi di stare sul chi vive. A questo punto nascono una serie di domande. Furono informati dei piani tedeschi ? Seppero intuirli ? Dal 1956, cioè da quando l`operare di Stalin fu per la prima volta sottoposto a critica aperta, forse nessun problema dell`URSS è stato al pari di questo oggetto di appassionate polemiche. La discussione è stata costantemente rifuocata da contraddittorie testimonianze di protagonisti, oltre che dall`importanza che la questione aveva nella coscienza nazionale.
La decisione di Hitler apriva nell`Europa in guerra una terribile partita a tre: la Germania all`apice dei suoi trionfi bellici, l`Inghilterra stretta in un assedio mortale, l`Unione Sovietica sempre più isolata. Noi non possiamo, è vero, pensare alle decisioni di allora con la nostra intelligenza di oggi, quando tutte le carte del gioco erano state scoperte. Fatta questa premessa, possiamo formulare ugualmente alcuni giudizi. La segretezza era una componente essenziale dei piani tedeschi, la sorpresa essendo condizione importante per un`operazione che doveva, secondo gli strateghi hitleriani, annientare la resistenza sovietica con un solo colpo nel giro di poche settimane, qualche mese al massimo. Non solo quindi le vere intenzioni di Hitler vennero nascoste, ma l`applicazione dei suoi ordini fu accompagnata da un`azione di mascheramento, così da lasciar intendere che la strategia nazista puntasse sempre su uno sbarco in Gran Bretagna. Autori sovietici hanno evocato questa campagna di "disinformazione" per spiegare i tragici errori di calcolo che furono commessi a Mosca. Giustificazione poco convincente. Hitler faceva il suo mestiere: stava alle sue future vittime sventarne i piani.
Nascondere la preparazione dell`aggressione non era, del resto, cosa semplice. Irapporti fra Mosca e Berlino peggioravano. Note sovietiche che tentavano di prolungare il negoziato rimasto interrotto con la visita di Molotov a Berlino, restarono senza risposta. La tensione nei Balcani cresceva. Difficile soprattutto era occultare l`enorme concentramento di forze tedesche a oriente che era necessario per l`invasione. Quando dunque i sovietici ebbero sentore delle mosse hitleriane ? Secondo fonti importanti, tra cui il maresciallo Golikov, allora capo dei servizi segreti, sin dal 1940, cioè all`incirca alla stessa epoca in cui anche anche lo spionaggio americano raccolse le prime informazioni. A metà* di quell`anno seppero che il ministero dei Trasporti tedesco doveva presentare allo Stato Maggiore una relazione sulla capacità* delle ferrovie di trasferire truppe dall`ovest all`est. Il 25 dicembre ricevettero un primo rapporto circostanziato sui piani di attacco.
Queste informazioni segrete si precisarono a partire dal febbraio ‘41, quando anche i preparativi nazisti divennero più intensi:
ï?ï?*I piani tedeschi della campagna estiva 1942
Dai memoriali del generale Paulus i piani delle operazioni e le tappe della campagna estiva del ‘42.
Le osservazioni del generale Paulus sulla campagna estiva del ‘42.
Anche se in seguito, le varie fasi delle battaglie e dei movimenti delle forze tedesche, saranno ripetute in uno scenario più ampio e complessivo, è bene in questo capitolo di cappello, dare un`idea dei piani bellici e dello schieramento tedesco, affinché la comprensione dell`offensiva primavera-estate del ‘42, che porterà* i tedeschi alle porte della città* di Stalingrado, risulti il più comprensibile possibile.
Per lanciare un`offensiva decisiva nel settore meridionale del fronte russo, i tedeschi dovevano innanzitutto creare una base di partenza. I preparativi e l`esecuzione delle operazioni preliminari in vista dell`offensiva vennero affidati al comando del Heeresgruppe Suden - Gruppo di Armate Sud, con sede a Poltava e sotto il comando del feldmaresciallo von Bock. Lo schieramento di questo gruppo per l`avanzata, partendo da nord verso sud, era il seguente:
2a e 4a Armata ungherese - area di Kursk.
4a Panzerarmee - area di Charkov.
6a Armata - area a sud-est di Charkov.
1a Panzerarmee e 17a Armata - area di Stalino.
8a Armata italiana e 3a Armata romena - in seconda linea dietro alla 1a Panzerarmee e alla 17a Armata.
La 6a Armata era così composta:
24° Corpo di Armata - generale von Obstfelder, con 336a e 75a divisione di fanteria.
17° Corpo di Armata - generale Hollidt, con 384a e 79a divisioni di fanteria.
7° Corpo di Armata - generale Heitz, con 376a , 389a e 113a divisioni di fanteria.
XL Corpo di Armata corazzato - generale Stumme, con 3a e 23a Panzerdivision e 29a divisione motorizzata.
LI Corpo di Armata - generale von Seydlitz, con 44a , 79a e 297a divisioni di fanteria.
nel LI Corpo di Armata figurano anche due non meglio precisate 294a e 305a divisioni di fanteria.
Era previsto che l` Heeresgruppe Suden nel corso delle operazioni sarebbe stato diviso in Heeresgruppe A - al comando del feldmaresciallo List e in Heeresgruppe B - al comando del feldmaresciallo von Bock. Il feldmaresciallo Wilhelm List assunse il comando del Heeresgruppe A il 7 luglio 1942 e fu destituito il 10 settembre 1942, non ebbe altri incarichi. Il feldmaresciallo von Bock comandò il Heeresgruppe B dal 7 al 15 luglio 1942 e fu sostituito dal generale von Weichs. La 6a Armata fece parte del Heeresgruppe B fino al 28 novembre 1942. Prima dell`inizio della grande offensiva, il Heeresgruppe Suden doveva creare nella grande ansa del Don una favorevole base di partenza mediante operazioni isolate.
Il tempo occorrente per preparare e allineare le truppe destinate all`offensiva doveva venire utilizzato per annientare il maggior numero possibile di forze sovietiche e per superare, già* prima dell`inizio dell`attacco principale, i settori vicini al fronte, situati sulla direttiva di marcia a nord del Donez e di Oskol. E le pause fra l`una e l`altra di queste operazioni preliminari dovevano essere utilizzate per riordinare i reparti corazzati ponendoli in posizioni favorevoli.
All`inizio della primavera 1942 vennero perciò eseguite le seguenti operazioni isolate:
a) - Attacco della 2a Armata nella penisola di Kerc dall`8 al 20 maggio. Questa azione offensiva doveva creare la base di partenza per il successivo attacco che doveva essere eseguito da ovest in direzione di Temrjuk e Krasnodar in concomitanza con quello delle truppe avanzanti da Rostov verso sud per accerchiare le forze sovietiche a sud di Rostov.
b) - Attacco della 1a Panzerarmee e della 6a Armata contro Barvenkovo, operazione denominata "Fridericus I", durata dal 17 al 28 maggio.
Così doveva venire sventata innanzitutto la minaccia che incombeva sui collegamenti fra Dnjepropetrovsk e l`ala meridionale dello schieramento tedesco e sui depositi di materiale bellico costituiti a Charkov dalla 6a Armata.
In seguito all`offensiva invernale sovietica, oltre il Donez ai due lati di Isjum, era avvenuta una profonda rottura fra la 17a Armata e la 6a Armata. In questa posizione "difensiva" il generale Paulus assume il comando della 6a Armata. Con lo sfondamento operato dai sovietici nel gennaio 1942 nel settore Charkov - Isjum - Barvenkovo e i susseguenti combattimenti, durati fino all`inizio della primavera e nei quali i tedeschi subirono gravi perdite, si creò una situazione difficile che ai primi di maggio fu resa ancora più precaria dagli attacchi russi a est e nord-est di Charkov. Questa città* rischiava di andar perduta.
Perciò all`Heeresgruppe Sud non sembrò opportuno attendere l`arrivo di tutte le truppe destinate all`offensiva per lanciare l`attacco contro Barvenkovo - operazione "Fridericus I" - . L`intenzione originale di iniziare l`operazione "Fridericus I" soltanto verso la fine di maggio e di farla sfociare nel successivo grande attacco nel gomito del Donez fu quindi abbandonata. L`operazione "Fridericus I" fu iniziata già* il 17 aprile, essa aveva lo scopo di eliminare le penetrazioni sovietiche a sud di Charkov e di arrestare l`attacco delle truppe di Timosenko a est di Charkov. Inoltre doveva venir occupato il settore a ovest del Donez settentrionale nell`area a sud-est di Charkov in previsione del successivo attacco oltre il fiume verso oriente. A questo scopo, con un attacco concentrico da sud e nord, dovevano venir annientate le truppe sovietiche avanzate oltre il Donez in direzione di Barvenkovo.
c) - Attacco della 6a Armata in direzione di Voltciansk, operazione denominata "Guglielmo", dal 10 al 14 giugno.
d) - Attacco della 1a Panzerarmee e della 6a Armata contro Kupiansk, operazione denominata "Fridericus II" , dal 22 al 26 giugno.
Questi due attacchi sfociarono praticamente uno nell`altro. Dovevano creare favorevoli posizioni di partenza sull`ala settentrionale della 6a Armata per il successivo attacco contro il fianco meridionale delle truppe sovietiche schieraste nella zona collinosa a est di Belgorod, e sull`ala meridionale della 6a Armata per l`avanzata del III° Corpo di Armata della 1a Panzerarmee oltre Kupiansk verso sud-est.
Dopo l`esecuzione di queste due singole operazioni, l`Heeresgruppe Suden aveva il compito di raggiungere i seguenti punti, annientando le forze sovietiche schierate a ovest della linea Rostov-Voronez: con l`ala settentrionale il Don sui due lati di Voronez; con l`ala meridionale e al centro la linea Foce del Donez-Niscne Astachov-Vescenskaja, con una testa di ponte sul Don a sud di Rostov. L`attacco contro Voronez aveva innanzitutto lo scopo di conquistare un tratto del Don, all`incirca da Bogutciar fino alla zona a nord di Voronez, che avrebbe poi dovuto costituire il pilastro per l`ulteriore avanzata nella grande ansa del Don. A est di Voronez, inoltre, doveva venir formata una testa di ponte sul fiume Voromez per creare i presupposti per una successiva avanzata in direzione di Borissoglebsk, qualora gli sviluppi della situazione l`avessero resa necessaria. Per l`esecuzione di questo attacco erano previste le seguenti forze: la 4a Panzerarmee, la 2a Armata, la 6a Armata e la 2a Armata ungherese. In realtà* vennero impiegate solo una parte della 2a Armata ungherese e della 6a Armata. L`attacco fu lanciato il 28 giugno. Dopo che fu raggiunto il Don presso Voronez, la 4a Panzerarmee fu avviata, dietro il fronte della 6a Armata, verso sud, col compito di attaccare, insieme con la 1a Panzerarmee, le armate sovietiche impegnate a est di Rostov. La 4a Panzerarmee non poté però svolgere tempestivamente la propria missione, poiché nel frattempo i russi si erano ritirati da Rostov verso est.
A metà* di luglio, l`Heeresgruppe Suden venne diviso in due gruppi contraddistinti: Heeresgruppe A e Heeresgruppe B. L`Heeresgruppe A, con la 17a Armata e la 1a Panzerarmee, ebbe l`incarico di raggiungere il Caucaso e di occupare i campi petroliferi di Maikop e Grosny. L`Heeresgruppe B ebbe il compito di proteggere il fianco delle truppe avanzanti verso il Caucaso raggiungendo il Volga ai due lati di Stalingrado, di sbarrare questo centro del traffico e di sottrarre ai sovietici le fabbriche di armamenti. A questo scopo vennero impiegate: la 6a Armata, che si mosse il 23 luglio dall`area a nord-ovest di Kalac per avanzare verso i settori centrale e settentrionale di Stalingrado; la 4a Panzerarmee, che partì da sud-ovest, oltre Kotelnikovo, verso il settore meridionale di Stalingrado. Nei piani iniziali la 4a Panzerarmee era destinata all`avanzata verso il Caucaso. Fu deviata verso nord e aggregata all`Heeresgruppe B con un ordine di Hitler del 30 luglio. Raggiungendo Stalingrado, l`Heeresgruppe B doveva assumere la difesa dell`intero tratto che andava dalla zona a sud di Stalingrado fino alla zona a nord di Voronez. L`Heeresgruppe B di von Weichs dovette infine assumere la difesa di un tratto lungo ottocento chilometri dalla steppa dei Calmucchi fino a Kursk. Per svolgere questo compito, l`Heeresgruppe B aveva a propria disposizione: la 4a Panzerarmee, la 6a Armata, la 2a Armata, la 3a Armata romena, l`8a Armata italiana e la 2a Armata ungherese. La 3a Armata del generale Dumitrescu, fu inserita nel fianco settentrionale della 6a Armata soltanto nell`ottobre del ‘42,
Per quanto riguarda l`offensiva principale del 1942 nel settore meridionale del fronte, è significativa la conferenza tenuta da Hitler il 1° giugno 1942 nel quartier generale dell`Heeresgruppe Suden a Poltava. Arrivò col suo seguito in aereo dal suo quartier generale nella Prussia orientale per ripartire lo stesso giorno. Erano con lui il capo del OKW - Ober Kommando der Wehrmacht, feldmaresciallo Keitel, il capo del compartimento delle operazioni dell`OKH - Ober Kommando der Heer, maggiore generale Heusinger, l`intendente generale dell`esercito, tenente generale Wagner, nonché alcuni aiutanti di Hitler.
Alla conferenza parteciparono il comandante in capo dell`Heeresgruppe Suden, feldmaresciallo von Bock, e il suo capo di stato maggiore, generale von Sodenstern. Erano presenti inoltre, per il futuro Heeresgruppe A: tenente generale von Greiffenberg - futuro capo di stato maggiore dell`Heeresgruppe A ; il comandante in capo della 1a Panzerarmee, colonnello generale von Kleist ; il comandante in capo della 17a Armata, colonnello generale Ruoff ; il comandante del 3° Panzerkorps, generale von Mackensen. Per il futuro Heeresgruppe B erano presenti: il comandante in capo della 2a Armata, colonnello generale von Weichs ; il comandante in capo della 4a Panzerarmee, colonnello generale Hoth ; il comandante in capo della 6a Armata, generale Paulus.
Della Luftwaffe era presente il comandante in capo della 4a Luftflotte, colonnello generale von Richthofen. I comandanti delle armate alleate non erano ancora arrivati.
Oggetto della conferenza era l`offensiva estiva 1942. Il feldmaresciallo von Bock espose i progetti per l`attuazione delle singole fasi dell`offensiva. Non fu fatto alcun cenno a Stalingrado come obiettivo. Hitler approvò l`esposizione del feldmaresciallo von Bock e dichiarò fra le altre cose: "Se non prendiamo Maikop e Grosny, devo liquidare la guerra". In quell`occasione Hitler mise ancora in evidenza l`energia, con la quale passava sopra a tutti i timori che venivano espressi. Per la campagna estiva del ‘42, in Germania e nei territori occupati, soprattutto in Francia, vennero costituite nuove divisioni e rimesse in sesto divisioni vecchie e logorate.
Così, all`inizio della primavera e durante le operazioni, queste nuove formazioni entrarono a far parte della 6a Armata: le divisioni di fanteria contrassegnate con i numeri 305, 371, 376, 384 e 389 ; nonché la 23a e la 24a Panzerdivision. Alla 4a Panzerarmee fu assegnata la divisione motorizzata Grossdeutschland. Inoltre le varie forze partecipanti alla offensiva vennero completate in zona operativa con l`invio di riserve e di materiale. Tuttavia il loro numero rimaneva inferiore alle necessità* di conferire la forza necessaria per raggiungere gli obiettivi prefissati. L`OKW corse ai ripari impiegando le truppe degli eserciti alleati. Il problema del loro impiego emerse durante quella fase della campagna e doveva assumere un`importanza densa di conseguenze. In linea di massima dovevano difendere il terreno conquistato dall`esercito tedesco. Soltanto una notevole parte dei romeni, che costituivano il più cospicuo contingente di truppe alleate, fu impiegata in compiti offensivi. L`equipaggiamento e l`addestramento delle truppe alleate erano insufficienti per le esigenze di una grande guerra moderna, specie poi nelle durissime condizioni atmosferiche dell`inverno russo. Nei paesi alleati, inoltre l`invio di truppe sul Volga e sul Don aveva suscitato un profondo malcontento. D`altra parte non deve essere stato facile far capire, per esempio a un soldato italiano, la necessità* di combattere nella steppa in condizioni meteorologiche per lui particolarmente pesanti. Ma la stessa considerazione vale, più o meno, anche per gli altri alleati. La 2a Armata ungherese, comandata dal generale Gustav Jany, era stata costituita racimolando truppe qua e là* in tutto l`esercito magiaro e una parte dei suoi effettivi proveniva da territori annessi all`Ungheria soltanto da poco tempo, all`inizio della primavera del ‘42 la 2a Armata ungherese era formata da una divisione corazzata e nove divisioni leggere. A chiunque sia esperto di considerazioni militari appaiono subito evidenti i difetti di queste formazioni. Tuttavia, in considerazione di queste circostanze, meritano di essere messe in risalto il valore dei soldati e l`abilità* dei comandanti dei reparti romeni inquadrati sotto il comando della 6a Armata, cioè la 20a divisione di fanteria e la 1a divisione di cavalleria, rimaste accerchiate a Stalingrado insieme, appunto, con la 6a Armata. Dopo che ebbero ottenuto le armi pesanti, di cui in genere disponevano i soldati tedeschi, si batterono coraggiosamente, guidati con energia dai loro ufficiali e sopportando stoicamente ogni privazione. La maggior debolezza delle truppe alleate era data però dalla scarsità* degli armamenti, specie per quanto riguardava l`artiglieria, i carri armati e la difesa anticarro. Le promesse di forniture di armi non furono mai mantenute o lo furono solo in parte.
Le esigenze militari avrebbero consigliato di impiegare i reparti alleati in settori del fronte tranquilli o poco minacciati, oppure nelle retrovie. Se ciò non era possibile, allora avrebbero dovuto affrontare le più agguerrite divisioni sovietiche in prima linea mischiati con reparti tedeschi. Nemmeno questo era possibile per motivi politici. Inoltre, per quanto riguardava rapporti di subordinazione e l`emanazione di ordini, bisognava di continuo tener conto del desiderio di prestigio delle nazioni più piccole e della suscettibilità* dei comandanti di truppa alleati, facili ad adombrarsi. Tutto ciò, oltre ai difetti delle operazioni, dimostra la debolezza della politica di alleanze di Hitler.
Per legare, strettamente i romeni ai tedeschi nella guerra sul fronte orientale, Hitler progettò nell`autunno del 1942 di formare un Heeresgruppe "Don" al comando del maresciallo Antonescu. Dovevano far parte di questo gruppo: la 4a Armata corazzata, formata prevalentamente da reparti romeni, la 6a Armata e la 3a Armata romena. Il suo compito avrebbe dovuto essere quello di difendere il tratto di fronte fra l`area a sud di Stalingrado e quella a sud di Vescenskaja. L`organizzazione definitiva di questo Heeresgruppe fu abbandonata, quando il 19 novembre 1942, ebbe inizio la grande offensiva sovietica e il fronte del Don cominciò a vacillare.
In compenso l`Heeresgruppe "Don" fu formato dallo stato maggiore dell`11a Armata comandata dal feldmaresciallo von Manstein e ad essero vennero aggregati la 4a Panzerarmee, la 6a Armata e un gruppo d`armata improvvisato nell`area fra il Don e il Cir. Giova ricordare che le armate alleate vennero impiegate in settori del fronte importanti, ad onta della loro debolezza e della loro scarsità* di artiglieria, carri armati e pezzi anticarro in loro dotazione. In fin dei conti tutto il fronte da Stalingrado a Voronez era importante dal punto di vista delle operazioni militari. Quanto si è detto a proposito degli alleati si spiega evidentemente col modo in cui l`OKW giudicò la situazione. Infatti, l`OKW valutò in modo errato la sistematica ritirata russa nel grande gomito del Don, considerandola un sintomo della diminuita efficienza bellica sovietica. Partendo da questa errata concezione, l`OKW puntò sul Caucaso e su Stalingrado, obiettivi lontani ed eccentrici che implicavano un enorme allargamento del fronte.
A proposito dell`offensiva estiva 1942 sia detto infine che essa non portò il successo sperato dall`OKW. Le truppe sovietiche si erano ritirate in base ai piani strategici del loro comando sottraendosi all`accerchiamento.
ï? Fall Blau - Caso Blu
L`offensiva della primavera e estate del 1942 , l`invasione del Caucaso .
La caduta di Charkov e Sebastopoli.
Tra battaglie ed errori di valutazione si apre la strada verso Stalingrado.
Il secondo anno di guerra si apri per l`URSS in modo infausto: due nuove sconfitte militari e un calcolo strategico errato si sommarono al pesante passivo lasciato dalle operazioni del ‘41.
Quando la loro offensiva invernale si esaurì, i comandi sovietici capirono che con il ritorno della bella stagione i tedeschi avrebbero ripreso l`iniziativa.
Prima di passare all`offensiva a sud, i tedeschi ottennero due grossi successi che diedero la misura della loro vitalità* e contemporaneamente dello stato di crisi in cui versavano i sovietici dopo lo sforzo invernale. Già* in un`azione locale, a metà* di aprile, il grosso della 33a Armata sovietica, accerchiato in una sacca fin dagli inizi di febbraio nel settore sud-est di Vjazma, era stato definitivamente annientato come ultimo atto dell`arresto dell`offensiva sovietica. A maggio i tedeschi dimostrarono di tenere ancora in pugno l`iniziativa. Il 7 maggio, infatti, attuando l` "Operazione Trappenjagd" , con la quale si doveva occupare la Crimea, e quindi proteggere il fianco destro dello schieramento tedesco, von Manstein lanciò l`11a Armata, costituita da una divisione corazzata, cinque divisioni di fanteria e tre divisioni romene, contro Kerc, con l`obiettivo di annientare il "fronte sovietico di Crimea" del generale Kozlov, tenuto dalle Armate 44a , 47a e 51a . Con l`appoggio dell`8° Fliegerkorps di von Richtofen, l`offensiva di von Manstein si sviluppò rapidamente e nel giro di dici giorni il "fronte di Crimea" venne travolto e annientato. In particolare, la 44a Armata, del generale Cernjak, e la 47a Armata, del generale Kolganov, subirono perdite ingentissime, lasciando nelle mani dei tedeschi oltre centosessantanovemila prigionieri, milletrecentonovantasette tra cannoni e obici e duecentottantaquattro carri armati. I russi furono estromessi dalla Crimea, a eccezione della penisola di Cherso e di Sebastopoli, battuta costantemente dall`artiglieria pesante.
L` "Operazione Trappenjagd" era stata concepita per agevolare quella che sarebbe stata l`offensiva principale, permettendo alle forze tedesche di raggiungere la penisola del Kuban - la parte occidentale del Caucaso - e da li effettuare un`azione di leva atta a scardinare dal basso il fronte russo.
I rapporti dei servizi di spionaggio segnalavano che questa volta l`attacco più massiccio sarebbe stato portato al sud, anziché al centro, come un anno prima. Ma una volta di più le loro informazioni non furono tenute nel dovuto conto: Stalin e i suoi massimi collaboratori continuarono a ritenere che il principale obiettivo dei tedeschi sarebbe rimasto Mosca. Non vi fu unanimità* fra i generali circa quella che doveva essere la risposta. L`esperto capo di stato maggiore Saposnikov proponeva che l`esercito sovietico passasse ovunque sulla difensiva, in modo da logorare i tedeschi e accumulare riserve per riprendere più tardi l`avanzata. Zukov suggeriva invece un attacco contro il raggruppamento nemico di Rzev e Vjazma, il più vicino a Mosca. Ancora più ambizioso il piano di Timosenko: egli chiedeva un`offensiva di tutto lo schieramento centromeridionale sovietico, che si sarebbe dovuto spingere sino a Gomel, Kiev e Nikolaev. Stalin esitò: capiva di non avere ancora forze sufficienti, come sosteneva Saposnikov, ma non voleva restare con le mani in mano. Ne risultò una decisione ambigua: una condotta difensiva, accompagnata da tutta una serie di operazioni offensive, parziali e limitate. In questa incertezza di propositi tra il difendere e attaccare i comandanti militari hanno poi ravvisato il più infausto errore di quel periodo. Ad esso contribuì una palese sottovalutazione della potenza nemica da parte di Stalin: nel suo "ordine del giorno" del 1° maggio egli propose di ottenere entro il 1942 la "definitiva sconfitta" delle truppe fasciste e la liberazione del territorio occupato.
La situazione dello schieramento sovietico invece peggiorò. Le due sconfitte sopraggiunsero in maggio a pochissima distanza. Si cominciò dall`estremo sud. Dopo il riuscito sbarco invernale ingenti forze erano state concentrate nella penisola di Kerc col proposito di liberare la Crimea. Ma i tedeschi attaccarono per primi e sconvolsero in pochi giorni le unità* sovietiche che, mal comandate, si ritirarono in disordine e furono ributtate in mare con forti perdite. Là* dove si era sperato in un promettente successo arrivò invece una pesante sconfitta. Neanche Sebastopoli isolata poté più continuare a difendersi. Numerosi generali, a cominciare dal comandante del Fronte di Crimea, Kozlov, furono degradati. Lo fu anche quel Mechlis, epuratore staliniano del ‘37, odiato nell`esercito per i suoi metodi da inquisitore e poliziotto, che era stato mandato in Crimea come rappresentante dell`alto comando: il suo comportamento sul posto, a giudizio dello stesso Stalin, era stato nefasto.
Subito dopo sopraggiunse il disastro di Charkov. Un`offensiva limitata per liberare questa città* era quanto rimaneva del più vasto progetto di Timosenko. Cominciata il 12 maggio da un saliente - la testa di ponte di Izjum sul Donetz - rimasto in mano sovietiche durante l`inverno, puntò direttamente su Charkov, dove la 6a Armata del generale Paulus stava muovendo, a sua volta, per eliminare il saliente russo di Izjum, essa sembrò dapprima procedere con successo. I sovietici penetrarono nelle difese di Charkov e dilagarono verso nord-ovest e sud-ovest, allungando minacciosamente le loro linee in profondità*. Ma proprio in quella zona i tedeschi andavano ammassando truppe per la loro campagna d`estate. Con una felice scelta di tempo Hitler ordinò alla 17a Armata e a Kleist - 1a Panzerarmee - di contrattaccare, il 17 maggio, sui fianchi i reparti avanzati e di isolarli dalle loro basi. Timosenko e Stalin sottovalutarono il pericolo, nonostante gli avvertimenti dello stato maggiore. L`ordine di sospendere l`offensiva fu dato solo la sera del 19 maggio, quando ormai era troppo tardi. Il 28 maggio la battaglia di Charkov era conclusa. Tre armate sovietiche - la 6a Armata del generale Gorodnjanski, la 57a Armata del generale Podlas, caduto in combattimento come il comandante della 6a, e il grosso della 9a Armata del generale Charitonov - furono accerchiate e decimate. Altri numerosi alti ufficiali persero la vita nella sacca. Ingenti quantità* di materiale bellico andarono perdute. All`inizio dell`estate l`esercito sovietico si trovò seriamente indebolito proprio in quel settore meridionale contro il quale i tedeschi si apprestavano a sferrare la loro offensiva.
Dopo le ingenti perdite subite nel primo anno di guerra, Hitler non era più in grado di ripetere l`attacco su tre direttrici tentato nel giugno del ‘41. Libero da impegni bellici ad ovest, poteva però concentrare ancora sul fronte orientale la massima parte delle sue risorse belliche. Si propose quindi di conseguire lo stesso risultato strategico (eliminare l`URSS come valida forza belligerante) mediante un`operazione più selettiva. L`attacco doveva concentrarsi tutto nel meridione. Le truppe naziste ebbero l`ordire di spingersi sino nel Caucaso e al Basso Volga in modo da privare i sovietici delle loro principali risorse economiche: carbone e industrie del Donbass, grano del Kuban e del Volga, petrolio di Baku. Il controllo del grande fiume russo avrebbe consentito inoltre di togliere all`URSS la principale via naturale di comunicazione fra il centro e il sud.
Anche così ridimensionato il piano nazista restava molto ambizioso. Hitler infatti non rinunciava neppure ad altre conquiste: voleva sempre Leningrado. In più teneva in serbo, per il momento in cui avesse vinto al sud, altri giganteschi progetti: una conversione delle sue armate da Stalingrado verso il nord, lungo il Volga sino a Mosca e una puntata verso il Medio Oriente in modo da insidiare l`impero britannico. Per riempire i vuoti nelle proprie file egli si fece dare dagli alleati (romeni, ungheresi, slovacchi e italiani) contingenti di truppe molto più numerosi di quelli dell`anno precedente.
Nel frattempo i sovietici avevano in dotazione nuovi armamenti come i pezzi controcarro da 45 e 76mm . L`artiglieria in genere raggiunse una consistenza di quarantatremilaseicentoquarantadue bocche da foco, mentre i carri armati in linea assommavano a fine giugno a quattromilasessantacinque unità*, l`aviazione aveva a sua volta tremilacentosessantaquattro velivoli da combattimento. Sul piano numerico la situazione della Panzerwaffe era molto meno brillante, all`inizio dell`offensiva del 28 giugno, essa poteva contare su millequattrocentonovantacinque mezzi corazzati, di cui solo centotrentatre armati con il cannone da 75mm L48, capace di impegnare i T-34 sulla lunga distanza. Questi mezzi erano distribuiti tra dieci divisioni corazzate - panzerdivision - e cinque motorizzate, con una media di centoventisei carri per le prime e cinquanta per le seconde. Queste unità* non erano tuttavia raggruppate in forti complessi omogenei com`era accaduto all`inizio della guerra, ma suddivise tra le varie armate, dove esisteva una forte preponderanza di unità* di fanteria. La 4a Panzerarmee del generale Hoth, ad esempio, era costituita da appena quattro divisioni, di cui una soltanto corazzata, mentre la 1a Panzerarmee di Kleist, che allineava tre divisioni corazzate, aveva undici divisioni di fanteria - sette tedesche e quattro romene -, con uno squilibrio fanteria-carri notevolissimo. Nonostante ciò, l`offensiva lanciata il 28 giugno travolse le posizioni sovietiche con una rapidità* che sembrava ripetere i successi dell`estate precedente.
L`offensiva tedesca scattò il 28 giugno in direzione di Voronez, due giorni dopo le truppe tedesche sfondarono più a sud. I contrattacchi sovietici, guidati sempre dall`idea che l`obiettivo nemico restasse Mosca, vennero portati soprattutto dal nord in modo da impedire la temuta spinta verso la Russia centrale, i sovietici riuscirono a contenere l`avanzata tedesca nel settore di Voronez, ma non a spingere indietro le forze attaccanti. Queste d`altra parte non puntarono su Mosca, ma in direzione sud-est lungo il corso del Don. Massima preoccupazione del comando sovietico divenne da quel momento evitare nuovi catastrofici accerchiamenti delle proprie truppe nel settore meridionale; ai primi di luglio fu dato quindi ordine al fronte sud-occidentale di ripiegare combattendo all`interno della grande ansa che il Don fa nel suo corso meridionale prima di volgersi verso ovest e andare a sfociare nel Mar d`Azov.
Alle 02,15 del mattino del 28 giugno, l`Heeresgruppe B - von Weichs - passò all`attacco muovendo dal settore di Kursk, contro il "fronte di Brjansk". Costituito dalla 2a Armata del generale von Weichs, dalla 4a Panzerarmee del generale Hoth e dalla 2a Armata ungherese del generale Jany e comprendente complessivamente ventuno divisioni di fanteria, tre divisioni corazzate e tre motorizzate, l`Heeresgruppe B effettuò profondi sfondamenti nel settore sovietico tenuto dalla 13a Armata del generale Puchov e dalla 40a Armata del generale Persegov. Con l`apporto costante dell`8° Fliegerkorps, i tedeschi avanzarono rapidamente, incuneandosi nello schieramento sovietico. Contemporaneamente, muovendo dal settore a sud-est di Belgorod, la 6a Armata del generale Paulus attaccò con sedici divisioni di fanteria, due divisioni corazzate e una divisione motorizzata, le truppe della 21a Armata del generale Gordov e della 28a Armata del generale Rjabyzhev. Queste unità* costituivano l`ala meridionale del "fronte sud-occidentale", che venne sottoposto all`incessante martellamento degli aerei del 4° Fliegerkorps. Intanto Sebastopoli, ultima roccaforte russa in Crimea veniva espugnata da von Manstein. Bombardata con i pesantissimi mortai da 450 e 600mm - Morser Karl - montati su affusti cingolati, Sebastopoli capitolò sotto gli attacchi della 11a Armata tedesca nei primi giorni di luglio e con la conquista della penisola di Cherso, completata il 4 luglio, tutta la Crimea era nelle mani dei tedeschi. Negli stessi giorni anche la 4a Panzerarmee di Hoth sferrò l`attacco, dopo aver raggiunto la ferrovia Kastornoje-Stary Oskol, aveva intrappolato l`ala sinistra della 40a Armata sovietica di Persegov.
Tra il 2 e il 12 luglio, la 9a Armata tedesca, al comando di Model, attaccò il fronte a ovest di Sycevka, dopo un primo tentativo di resistenza le forze sovietiche si sfaldarono; gran parte della 39a Armata di Maslenikov e dell`11° corpo di cavalleria furono annientati.
La ritirata è sempre un`operazione assai difficile, tanto più lo era per un esercito e per un popolo passati attraverso le terribili esperienze del ‘41, non vi fu dunque un ripiegamento ordinato. Certo, le forze sovietiche continuavano a resistere, come dimostrano le cifre delle perdite tedesche, ma nell`insieme per i sovietici i combattimenti furono pesanti e infelici. Il panico si impadroniva facilmente delle truppe e lo scoramento dei comandi. Interi reparti si ammassavano in disordine ai guadi dei fiumi, facile obiettivo per la Luftwaffe. Si incontravano nelle steppe unità* sbandate che non sapevano dove andare, preoccupate soprattutto di sfuggire a un nemico incalzante. Misti ai soldati c`erano gruppi di profughi in cerca di salvezza verso l`est. Le divisioni sovietiche arrivavano sulle nuove linee di difesa assai provate e indebolite.
A metà* di luglio (quando i tedeschi stavano per arrivare all`arco estremo dell`ansa del Don, là* dove questo fiume si avvicina al punto più occidentale del Volga, che è Stalingrado) l`alto comando sovietico dovette prelevare tre intere armate (62a , 63a , 64a) dalle sue riserve strategiche per schierarle a difesa di Stalingrado. Ma in previsione di un`offensiva più a nord, queste forze erano state per lo più concentrate assai lontano dal settore ora più minacciato: verso Tula e Saratov. Trasportate d`urgenza, ma con difficoltà*, esse dovettero entrare in azione a scaglioni successivi, man mano che arrivavano al fronte.
Merita una menzione la scalata del monte Elbrus, a metà* estate, dove un piccolo gruppo di Alpenjager - alpini tedeschi - issò la bandiera nazista sul picco più alto del sistema montagnoso dell`alto Caucaso, considerato dai russi come invalicabile, in realtà* questa azione era più simbolica che altro.
Deprimente fu l`effetto della ritirata sulla popolazione. Si abbandonavano fertili regioni nel cuore più profondo della Russia, dove nemmeno l`anno precedente gli invasori erano riusciti a spingersi. Inoltre un anno prima l`attacco nazista aveva effettivamente colto il paese di sorpresa, dopo dodici me si di guerra questa attenuante non aveva più valore.
"Non ci sono più cosacchi... i nostri padri non avevano mai lasciato arrivare il nemico fino al Don" si sentì rinfacciare in un villaggio il generale Batov. Il giovane tenente Nekrasov, che diverrà* poi un noto scrittore, ricordò a lungo come lo scrutassero gli sguardi muti delle contadine che lo vedevano allontanarsi verso l`est. Anche per chi viveva distante da quelle terre l`amara estate del ‘42 sembrò più terribile di quella del ‘41, il sentimento opprimente di una "minaccia mortale" pervase il paese perfino più di quanto fosse accaduto l`anno precedente.
L`ansia divenne angoscia quando i tedeschi, attraversato anche il basso Don, il 24 luglio occuparono nuovamente Rostov per dilagare poi nelle vaste pianure a nord del Caucaso senza più incontrare ostacoli naturali sul proprio cammino. La seconda perdita di Rostov è uno degli episodi della guerra sul quale tutte le ricostruzioni storiche sovietiche sorvolavano. Anche in quella zona fu evitato un accerchiamento che era nei piani dei comandi tedeschi. Ma all`epoca, a proposito dell`abbandono della città*, si parlò in modo allusivo se non proprio di tradimento, certo di smarrimento, di comandi imbelli e di fuga dei reparti prima ancora che arrivassero gli ordini di ripiegamento. Non sono mai state portate prove a conferma di una simile versione infamante. Il problema in realtà* non riguardava solo Rostov. Tutta la ritirata rischiava a quel punto di trasformarsi in rotta.
Anche Stalingrado era sul punto di fare la stessa fine. La grande città* del Volga era minacciata quanto Rostov. Gli stessi dirigenti locali erano incerti sul suo destino. Da Mosca erano già* arrivati gli incaricati del governo per accelerare l`evacuazione delle industrie. Il comando del distretto militare era partito per Astrachan, sempre su istruzioni giunte da Mosca. Voci lugubri circolavano fra la popolazione civile, dove cominciava a serpeggiare il panico. Ma a Stalingrado si profilò la prima salutare reazione. Nella notte fra il 18 e il 19 luglio Stalin telefonò a Cujanov, segretario dell`organizzazione regionale del partito: era ora di smettere di pensare solo a ritirarsi; non bisognava più parlare di evacuazione, le fabbriche dovevano restare sul posto e lavorare più alacremente per il fronte; pena il deferimento alla corte marziale, i comandanti del distretto dovevano essere di ritorno a Stalingrado entro ventiquattro ore; occorreva impegnare una lotta spietata contro i seminatori di panico; la città* non doveva cadere.
Il governo centrale si era reso conto che bisognava ormai tracciare una linea di resistenza a ogni costo. Quando Rostov andò ugualmente perduta, Stalin firmò il 28 luglio il severo prikaz, due giorni dopo esso fu letto in tutte le unità* militari. Il documento, che ad anni di distanza molti combattenti ricordavano ancora con un brivido, non è mai stato pubblicato integralmente. Dal testo reso noto sappiamo che cominciava con un elenco delle gravi mutilazioni territoriali già* subite dal paese: "Abbiamo perduto più di settanta milioni di abitanti, più di ottocento milioni annui di pud di grano, più di dieci milioni annui di tonnellate di metallo. Non abbiamo più superiorità* in risorse umane, ne in riserve di cereali. Ogni lembo di terra abbandonato rafforzerà* il nemico e indebolirà* la nostra difesa; bisogna quindi troncare le chiacchiere secondo cui avremmo la possibilità* di ritirarci senza fine perché disponiamo di molto territorio, il nostro paese è grande e ricco, c`è tanta gente e ci sarà* sempre grano in abbondanza... Se non smettiamo di ritirarci, resteremo senza pane, senza combustibile, senza metallo, senza materie prime, senza fabbriche, senza ferrovie". Ogni posizione, "ogni palmo di terra" andava ormai difeso "sino all`ultima goccia di sangue". L`ordine era tutto scritto in questi toni altamente drammatici. Il nemico, aggiungeva, poteva essere sconfitto. Bastava resistere ancora per qualche mese. Per questo occorreva però instaurare "l`ordine e la disciplina più severi" in tutti i reparti. "Codardi e seminatori di panico" andavano "fucilati sul posto". A tutti era data una rigida consegna: "Non un passo indietro senza ordine del comando superiore". "Ne sagu nazad - Non un passo indietro" , fu appunto il motto con cui quel testo rimase famoso.
Grande fu l`effetto del prikaz. La sua lettura fu accompagnata da un`intensa opera di propaganda per risollevare lo spirito degli ufficiali e dei soldati, infondere loro una nuova determinazione. La stampa assunse un tono grave, in cui vecchi accenti giacobini si mischiavano all`esaltazione della fierezza nazionale. Ritirarsi senza un ordine esplicito fu ormai considerato un crimine, oltre che un disonore. Là* dove le esortazioni non sembravano bastare si fece ricorso a quelle che oggi la storia ufficiale chiama con un eufemismo "misure di eccezione": vi furono numerose esecuzioni sommarie di militari di diverso grado. Nel Caucaso Stalin mando Berija, il capo della polizia, che operò con metodi a lui familiari. Come già* era accaduto nell`estate del ‘41, dopo la fucilazione di Pavlov, l`applicazione delle nuove consegne avvenne all`inizio con mano troppo pesante, tanto che poco dopo si rese necessario correggere questa tendenza: occorreva più persuasione e meno repressione. Nell`insieme tuttavia l`ordine di Stalin, rispondendo allo stato d`animo di una popolazione che non voleva ancora darsi per vinta, ebbe il valore di una sferzata che provocò conseguenze positive, anche se non fu certo l`unico fattore della riscossa.
Nei primi giorni di settembre, il feldmaresciallo List volle mettere "le carte in tavola" con l`OKW: le forze di cui disponeva non erano sufficienti per raggiungere gli obiettivi nel Caucaso e si rendeva necessaria una completa riorganizzazione del fronte. Ma la sua opinione, anche se appoggiata dal feldmaresciallo Jodl, non fece breccia nei convincimenti di Hitler, e anzi il 10 settembre ne provocò un inasprimento che portò al "licenziamento" dello stesso List e del capo di stato maggiore della Wehrmacht, generale Halder. Hitler manifestò addirittura il proposito di liberarsi di Jodl e Keitel e di sostituirli con Paulus e Kesselring, un provvedimento, che a detta di vari storici, avrebbe forse potuto evitare la catastrofe di Stalingrado.
Il petrolio del Caucaso era divenuto ormai un chiodo fisso per la sfera dirigenziale tedesca, e le forze stremate del Gruppo di Armate A, di cui Hitler aveva assunto il direttamente il comando, furono lanciate nell`ultimo decisivo assalto. Dai limiti settentrionali e occidentali del Caucaso, dove l`Heeresgruppe A era schierato, venne ripresa l`offensiva oltre il fiume Terek, nel tentativo di raggiungere Tiflis e Baku attraverso le antiche strade militari. Per varie settimane la 1a Panzerarmee sostenne accaniti combattimenti per allargare la testa di ponte sul Terek verso sud e ovest. Nel frattempo il 52° corpo d`armata venne rinforzato con elementi del 40° Panzerkorps, ai quali veniva aggregata anche la 13a Panzerdivision sottratta al 3° Panzerkorps. Ma in pratica, il Gruppo di Armate A, avendo dovuto restituire all`Heeresgruppe B la 4a Panzerarmee, si trovava ridotto a venti divisioni, di cui quindici tedesche. Le sue tre divisioni corazzate contavano in totale solo trecento carri armati.
Il 20 settembre la 13a Panzerdivision attraversò il fiume Terek a sud-est di Mosdok e continuò a spingersi innanzi; nonostante la resistenza dei russi l`azione procedette a ritmo abbastanza sostenuto. Il 25 settembre, il 3° Panzerkorps, guidato da Von Mackensen, attaccò in direzione di Ordzonikidze sulla strada di Tiflis, e mentre la 23a Panzerdivision e reparti della 111a divisione di fanteria guidavano l`avanzata, più a sud la divisione Panzergrenadieren SS Wiking riusciva a installarsi sulla vecchia strada militare per Tiflis. A dar manforte a questa unità* giunse il Kampfgruppe corazzato del reggimento SS Nordland, proveniente dalle pendici del Caucaso, e venne effettuato uno sfondamento nella parte settentrionale della zona petrolifera di Grosnji, che permise di sbarrare in due punti la strada militare georgiana. Subito dopo, un battaglione di volontari finlandesi inquadrato nella SS Wiking, conquistò la Quota 711, un`altura di enorme importanza tattica, e la mantenne nonostante i ripetuti contrattacchi sovietici. Ora i pozzi petroliferi erano veramente a portata di mano, ma la consistenza delle truppe tedesche imponeva una pausa riorganizzativa, soprattutto per rimpinguare le scorte di carburante e munizioni.
Dopo quattro settimane di pausa riorganizzativa, il 25 e 26 ottobre il 3° Panzerkorps riprende l`azione offensiva. Il 3° Panzerkorps mosse dalla testa di ponte sulla sponda occidentale del fiume Terek per sfondare in direzione sud-est. La 37a Armata sovietica del generale Koslov abbandonò Nalcik, e le sue tre divisioni - 2a fucilieri della Guardia, 295a e 392a fucilieri - vennero sbaragliate, vennero fatti settemila prigionieri. Cacciatori romeni provvidero a bloccare le valli che portavano a sud. La 13a e la 23a Panzerdivision puntarono a sud-est, il 1° novembre conquistarono di slancio Alagir e sbarrarono la strada militare alle due estremità* della città*. La 13a Panzerdivision, guidata dal generale Herr, proseguì l`avanzata e il 5 novembre arrivò a soli cinque chilometri ad ovest di Ordzonikidze.
A questo punto i tedeschi avevano esaurito tutte le forze disponibili. Contrattacchi sovietici da nord tagliarono il collegamento delle divisioni con le retrovie. Il comando della 1a Panzerarmee in un primo momento non fu in grado di intervenire e diede ordine, contro il parere dell`OKW, di tentare una sortita. il Kampfgruppe più avanzato delle SS Wiking arrivò giusto in tempo per andare incontro alla 13a Panzerdivision, ristabilire il collegamento e farli rientrare nelle linee tedesche. Nella notte del 12 novembre la 13a Panzerdivision ristabilì il collegamento con il Corpo d`Armata, quindi insieme alla SS Wiking dovette sostenere tutta una serie di aspri ed estenuanti combattimenti per contenere i sovietici che incalzavano. Un repentino peggioramento delle condizioni atmosferiche alla metà* di novembre mise fine a tutti i tentativi di rimettere in moto l`operazione.
L`attacco contro i giacimenti petroliferi e contro Baku, Tiflis e Batum, tutti obiettivi a portata di mano, erano falliti. Tutto il fronte era bloccato, i tedeschi non erano riusciti ad accerchiare i russi tra il Don e il Donetz, come era nelle loro audaci intenzioni. I sovietici, dopo la tattica dei ripiegamenti, avevano ripreso il controllo delle loro formazioni sfuggite dal corso inferiore del Don verso il Caucaso, nel frattempo i rifornimenti americani, che dall`Iran attraversò il Mar Caspio, giungevano loro potenziandone l`efficacia.
Re: La Battaglia di Stalingrado
ï?ï?*L`epopea dell`Arm.I.R.
Gli italiani dall`offensiva della primavera del ‘42 fino a Stalingrado.
La carica di Isbuscenskij del Savoia Cavalleria.
Il compito dell`8a Armata italiana, secondo i piani tedeschi, è il ruolo di copertura degli ampi spazi lasciati sguarniti dall`avanzata della Wehrmacht verso l`ansa del Volga. Svaniscono le ipotesi fatte per le truppe alpine di essere impegnate nel Caucaso, su un terreno ad esse più congeniale. I piani tedeschi in effetti prevedono anche la penetrazione nel Caucaso, con obiettivo finale le zone petrolifere tra il Mar Nero e il Mar Caspio, ma l`avanzata non potrà* mai essere rapida a sud-est di Rostov e il 10 novembre del ‘42 i tedeschi arriveranno a fatica fino ad una punta massima di una linea che da Novorossijsk, sul Mar Nero, raggiunge Ordjonikidze: ad un soffio dall`oleodotto Baku-Batum, quando ormai le energie delle truppe tedesche sono esaurite.
Sia l`avanzata di Paulus su Stalingrado, sia l`offensiva a sud-est di Rostov lasciano scoperto il fianco sinistro - l`enorme territorio delimitato dall`ansa del Don, che prima di deviare verso sud e correre parallelo al Volga nell`ultimo tratto fino al Mar d`Azov, scorre verso est-sud-est, tra Voronez e poco oltre Klijetskaia. Proprio in questo tratto - il fianco sinistro delle armate tedesche del sud - i sovietici concentreranno i loro sforzi e rovesceranno la situazione in modo decisivo.
La prima avvisaglia è a Serafimovic, tra il 30 luglio e il 13 agosto. Qui, a un primo tentativo dell`Armata Rossa di passare il Don, i bersaglieri della Celere oppongono una tenace resistenza. I russi segnano il passo, ma il prezzo di vite umane pagato dai bersaglieri è altissimo. L`illusione di aver fermato i sovietici dura poco. Tra il 20 agosto e il 1° settembre si svolge la prima battaglia difensiva del Don che vede impegnate truppe italiane, tedesche e ungheresi. Il peso maggiore gravita sull`8a Armata del generale Italo Gariboldi. I russi dopo Serafimovic, sono riusciti a stabilire delle teste di ponte sulla riva destra del Don, il 20 settembre sferrano dai due villaggi di Kremenshkija e Bobrovskij un attacco di vaste proporzioni. L`urto è particolarmente sentito dalla Divisione Sforzesca, composta da elementi al loro "battesimo del fuoco", sfiancati dalle lunghe marce e armati, come del resto tutta l`8a Armata, in modo decisamente inferiore rispetto alle necessità* della guerra moderna. L`ordine impartito alla divisione di fanteria è di resistere ad ogni costo, mentre i reparti tedeschi impiegati nella zona, adottano una tattica più consona alla situazione creatasi: ripiegano. La Sforzesca è letteralmente travolta e dopo un paio di giorni di aspri combattimenti si ritira in disordine. Il duro colpo potrebbe diventare disastro, se non affluissero reparti della Celere, che dopo Serafimovic stavano riorganizzandosi. Tra questi c`è anche l`anacronistico quanto valoroso Savoia Cavalleria. Accorre pure il battaglione sciatori Monte Cervino, mentre i tedeschi fanno affluire un reggimento in appoggio alla Divisione Pasubio, anch`essa sottoposta alla pressione dell`offensiva sovietica.
Reggimenti di fanteria e gruppi corazzati sovietici intanto continuano a passare il Don. Il generale Messe, che ha la responsabilità* di quel settore del fronte, dopo avere in un primo tempo disposto l`attestamento nei capisaldi di Jagodni e Cebotarevskij, approfitta di una pausa tecnica dei russi per attuare una controffensiva di alleggerimento. Il compito è affidato alla cavalleria. All`alba del 24 agosto presso il villaggio di Isbuscenskij, l`ultima carica della cavalleria nella storia militare, sorprese i sovietici appostate tra l`erba alta della steppa. Un terreno abituato allo sferragliare dei carri armati, si ridesta al rumore degli zoccoli dei cavalli lanciati all`assalto guidato dal colonnello Bettoni. Sono seicento italiani contro duemila russi. Le perdite del Savoia Cavalleria, malgrado il fuoco delle mitragliatrici e la mitizzazione che poi si farà* della "carneficina" sono in realtà* modeste: trentanove caduti. Oltre il valore, innegabile, dimostrato dal Savoia Cavalleria, l`aspetto positivo principale dell`attacco alla sciabola e l`allentamento della pressione russa, è soprattutto psicologico. I fanti della Sforzesca per un attimo si sentono protetti, rincuorati e recuperano in parte un certo ordine nel ripiegamento.
Anche il Corpo d`Armata alpino è coinvolto nei combattimenti. A metà* agosto la Tridentina è provvisoriamente accantonata a Voroscilovgrad in attesa di raggiungere le posizioni sul Don. L`eco dello scontro di Serafimovic giunse attenuato, mentre il brusco risveglio arriva dall`inizio della battaglia del 20 agosto, con l`immediato trasferimento sulle linee del fronte, dove bisogna tamponare la falla lasciata dalla Sforzesca.
Il 31 agosto è una giornata di aspri combattimenti. Gli alpini della Tridentina sono duramente falcidiati dai mortai e dalle mitragliatrici dei sovietici. Dovrebbero avere il supporto della fanteria, ma per la disorganizzazione e per la rottura del fronte di cui non si rendono ancora conto, si trovano a sostenere il combattimento da soli, con munizionamento limitato e armamento inadeguato.
In qualche modo il fronte è mantenuto, ma a Verchnij Mamon, sulla riva destra del Don, i sovietici sono riusciti a stabilire una solida testa di ponte, strappando il terreno, prezioso per la futura offensiva d`autunno, al 2° Corpo di Armata, formato dalle divisioni Ravenna, Cosseria e la 318° reggimento della Wehrmacht. Così, verso l`11 settembre il fronte si stabilizza e per trecento chilometri lungo il Don tra Kamilskova e Veshenskaja, l`8a Armata schiera la sua linea difensiva. A partire da nord, il fianco sinistro è costituito dal Corpo di Armata alpino - Tridentina, Julia e Cuneense - con alle spalle i territoriali della Vicenza; al centro il 2° Corpo di Armata - Cosseria e Ravenna - e il 35° Corpo di Armata (all`origine formato con l`ex CSIR - Corpo di Spedizione Italiano in Russia) al quale ora è rimasta la Pasubio rinforzata dalla 298a divisione tedesca; all`ala destra il 29° Corpo di Armata - Torino, Celere, anch`esse in origine del CSIR, poi rinforzate come abbiamo già* visto da altri elementi, più la Sforzesca, rimessa in piedi alla meglio dopo la disastrosa battaglia di fine agosto). Alle estremità* dello schieramento italiano si trovano due armate con caratteristiche globali assai diverse: al nord c`è l`ancora efficiente 2a Armata ungherese, sul fianco destro la 3a Armata romena, duramente provata, disorganizzata e priva di armamenti validi, prossima, ormai al collasso definitivo.
Quella dell`Arm.I.R. (Armata Italiana in Russia) è una struttura paurosamente esile. I soldati sono armati con il vecchio fucile ‘91, l`arma principe della fanteria nel primo conflitto mondiale, ma ora quasi un pezzo da museo contro le armi automatiche dell`avversario. I fucili mitragliatori e le mitragliatrice di cui sono dotati alcuni reparti saranno vittime delle rigide temperature dell`inverno russo e spesso s`incepperanno o addirittura si bloccheranno del tutto diventando inservibili del tutto.
Stralci di bollettini e notiziari ufficiali e non ufficiali relativi al periodo 15 dicembre 1942 - 5 febbraio 1943 e riguardanti attività* di truppe italiane sul fronte russo.
(I comunicati, salvo alcune eccezioni, sono di fonte germanica. Essi venivano emanati dall`OKW e, di norma, venivano pubblicati sui quotidiani italiani recanti la data del giorno successivo. Qui di seguito se ne danno soltanto i passi referentisi alle operazioni in cui sono coinvolte truppe italiane. Le date segnate sono quelle del giorno di diramazione. Ai comunicati seguono in taluni casi cenni sulla effettiva situazione esistente sul terreno di battaglia e alcune altre succinte indicazioni.)
15 dicembre 1942 - Truppe italiane hanno contenuto nuovamente attacchi locali dei bolscevichi sul fronte del Don, con perdite sanguinose per il nemico. Venticinque apparecchi sovietici sono stasti abbattuti, da parte nostra si è registrata la perdita di un apparecchio.
Si trattava di azioni di sondaggio sul tratto di fronte tenuto, congiuntamente con unità* tedesche, dalle divisioni italiane Cosseria, Ravenna, Pasubio, Torino, Celere e Sforzesca. Il vero attacco sovietico in forze ebbe inizio all`alba del giorno 16 dicembre 1942.
16 dicembre 1942 - Truppe italiane hanno stroncato attacchi nemici con alte perdite per i sovietici.
17 dicembre 1942 - Sul fronte del Don, le truppe russe hanno intensificato con l`appoggio di poderose formazioni di carri armati i loro attacchi contro le posizioni italiane. Le truppe dell`Arm.I.R. si sono brillantemente distinte nella difesa, stroncando nettamente ognio attacco dei russi che hanno subito perdite eccezionalmente gravi tanto in uomini che in materiali.
Nel settore tenuto dalla Cosseria, dalla Ravenna e dalla 385a divisione tedesca, i sovietici erano penetrati per profondita variabili dai quindici ai venticinque chilometri. Lo stesso giorno la Julia riceveva l`ordine di spostarsi per tamponare la falla apertasi sul fronte del 2° Corpo d`Armata (Ravenna e Cosseria). La sera del 17 dicembre, il comando del 2° Corpo d`Armata si era trasferito dalla sua sede di Taly, minacciata da vicino.
18 dicembre 1942 - Durante i continui duri combattimenti difensivi sul fronte del Don, truppe italiane e germaniche, in cooperazione con l`arma aerea, hanno distrutto il 16 e 17 dicembre, complessivamente, centouno carri armati sovietici.
Titolo comparso su alcuni giornali italiani del 18 dicembre, in dimensioni vistose: "L`America a corto di benzina".
19 dicembre 1942 - La battaglia contro le divisioni sovietiche infuria ormai da tre giorni. I bolscevichi non sono riusciti a passare.
Frasi evasive nel comunicato ufficiale. Da una corrispondenza datata da Berlino.
I russi erano invece riusciti a passare. La sera del 18 dicembre, le truppe sovietiche avevano raggiunto profonddità* medie di avanzamento di circa quaranta chilometri in direzione sud-ovest. Su settori più occidentali del fronte, altre unità* italiane reggevano invece all`offensiva. La Pasubio iniziò il suo ripiegamento il giorno 19 dicembre.
Mi sono spaventato quando ho visto la carta. Siamo completamente isolati, senza aiuto dal di fuori. Hitler ci ha lasciati. Questa lettera parte solo se l`aeroporto é ancora in nostre mani. Siamo al nord della città*. Anche gli uomini della batteria lo intuiscono, ma non lo sanno altrettanto chiaramente e in modo certo come me. E` così, dunque, che si prospetta la fine.
In prigionia, Hannes ed io non ci andiamo. Ieri ho visto quattro uomini fatti prigionieri dai russi, dopo che la nostra fanteria ha ripreso l`avamposto. No, in prigionia non ci andiamo.
Quando Stalingrado cadrà*, tu lo sentirai o lo leggerai, e allora saprai che io non ritorno .
Brano tratto da una lettera di un soldato tedesco impegnato nella battaglia di Stalingrado. Queste missive erano state sequestrate dalla censura militare perché considerate disfattiste e demoralizzanti, sono state ritrovate a guerra finita e pubblicate nel volume "Lettere da Stalingrado" Einaudi 1958.
ï?ï?*La battaglia di Stalingrado
La vera e propria battaglia di Stalingrado iniziò il 17 luglio, quando le avanguardie della 6a Armata del generale Friedrich Wilhelm Ernst Paulus raggiunsero il fiume Cir (l`ansa del Don) e vennero in contatto con dei reparti della 62a Armata sovietica, i russi fecero dura resistenza per dar maniera nelle proprie retrovie di riorganizzare le truppe della riserva e di preparare la difesa di Stalingrado.
Cominciò così la battaglia di Stalingrado, che nelle sue diversi fasi sarebbe durata fino ai primi giorni del febbraio successivo: sei mesi e mezzo in tutto. Più di due milioni di uomini vi parteciparono da una parte e dall`altra. A buon diritto è considerata la più grande battaglia della seconda guerra mondiale. Parlarne significa evocare tutto quel che di essenziale accadde per l`URSS nel secondo anno del conflitto. La difesa del Caucaso, cioè l`altro momento più importante della resistenza sovietica, non fu altro infatti che un`appendice del grande scontro combattuto lungo il Don e il Volga. Il che non vuol dire che non vi fossero contemporaneamente altre operazioni lungo tutto l`arco del fronte. Furono anch`esse difficili, sanguinose e per di più ingrate, perché non destinate a entrare negli annali della fama.
Le prime fasi della battaglia non furono molto brillanti per i sovietici perché pesava ancora sulle loro unità* la lugubre atmosfera della ritirata. Non tutti i rinforzi avevano avuto il tempo di entrare in azione. Come sempre, gli abitanti erano stati mobilitati per costruire diversi valli difensivi lungo le vie di accesso alla città*. Nel loro arroccamento i reparti sovietici furono aiutati da un errore di superbia nazista. A metà* di luglio, convinto ormai di avere già* travolto l`avversario, Hitler distolse la sua potente 4a Panzerarmee dall`attacco a Stalingrado per unirla alle divisioni che puntavano verso il Caucaso: Stalingrado poteva, nei suoi calcoli, essere conquistata con forze ridotte. Ben presto si accorse di avere sbagliato e alla fine del mese fu costretto a far nuovamente convergere i carri armati verso Stalingrado, che da quel momento si trovò minacciata dal sud oltre che dall`ovest. Del resto, la superbia nazista e il suo sottovalutare gli avversari, fece si che le vere truppe d`élite tedesche, che forse avrebbero potuto fare la differenza a Stalingrado, come la Grossdeutschland dell`esercito o la Das Reich e Totenkopf delle Waffen-SS, non erano presenti sul teatro dell`operazione, sarebbero ritornate per ritrovarsi in uno scenario apocalittico degno di loro.
Il 23 luglio, l`OKW - Ober Kommando der Wehrmacht - ordinò al generale Paulus di attaccare i concentramenti sovietici attestati sulla riva destra del Don e di arrivare di slancio al Volga. Una volta raggiunta la riva del Volga la 6a Armata avrebbe dovuto proseguire l`offensiva verso Astrahan e immobilizzare definitivamente il movimento dei battelli sovietici sul fiume. Quello stesso giorno i tedeschi cominciarono l`offensiva e dopo due giorni raggiunsero il Don presso Kamensk, ma quando il 25 luglio provarono di traversare il fiume presso Kalac, furono respinti, riuscendo soltanto a far ripiegare di poco le truppe della 64a Armata sovietica. Il piano di Paulus di raggiungere celermente il Volga fallì.
La situazione per la 62a Armata sovietica rimaneva difficile, in quanto era stata penetrata in profondità* sui fianchi dalle truppe tedesche, per rafforzare la linea difensiva, il 1° agosto, fu schierata la 58a Armata del generale F. I. Tolbukhin, nello stesso periodo il gran quartier generale trasferì al fronte di Stalingrado la 51a Armata del generale T. K. Kolomijts, schierata lungo gli accessi sud-orientali della città*.
Paulus, deciso a oltrepassare il Don, col progetto di gettare sul fiume quattro ponti e prendere piede nel canale Don-Volga, a 50 chilometri da Stalingrado, riordinò le forze e organizzò due raggruppamenti di assalto: uno nella zona di Kalac, composto dal grosso della 6a Armata; l`altro nella zona di Csimlashaja costituito dalla 4a Panzerarmee.
Con ripetuti attacchi, sia da sud che da ovest, il generale Paulus contava di aprirsi la strada fino alle sponde del Volga, il 31 luglio la 6a Armata iniziò l`attacco e le truppe sovietiche cominciarono a ritirarsi. Un contrattacco fu tentato dal gruppo operativo del generale Ciujkov (tre divisioni, una brigata di fucilieri di marina e una brigata corazzata), l`unico effetto fu quello di prolungare i combattimenti. Ben presto però il grosso della 4a Panzerarmee tedesca aggirò da sinistra le truppe del gruppo di Ciujkov. Il mattino seguente investì il fianco sinistro della 64a Armata sovietica, ma incontrò un`accanita resistenza, i sovietici ricevettero in questa occasione un grande aiuto dell`aviazione a lungo raggio e dalla 102a divisione da caccia.
Il 7 e il 9 agosto la 6a Armata tedesca, cercando di raggiungere il Volga da ovest, costrinse le unità* della 62a armata sovietica a ripiegare sulla riva sinistra del Don. Il 9 agosto l`Heeresgruppe A raggiunge i campi petroliferi di Maikop. Quattro divisioni sovietiche rimasero accerchiate ad ovest di Kalac. I sovietici si batterono nell`accerchiamento fino al 14 agosto, quindi a piccoli gruppi cominciarono a sganciarsi e a ricongiungersi al grosso. Successivamente sopraggiunsero tre divisioni della Guardia della 1a Armata che contrattaccarono e fermarono le truppe tedesche.
Qualcosa, tuttavia, era mutato nella tattica sovietica: durante questa lotta tanto accanita quanto spezzettata, nella campagna fra il Don e il Volga, nonostante gli scacchi inflitti da Paulus nell`ampia ansa del Don, i russi cominciarono a combattere con più impegno di quanto avevano fatto prima di allora. Dalle memorie del generale Ciujkov, si riferisce di molti casi, nei quali soldati sovietici, legatosi intorno alla cintura, una corona di bombe a mano, si gettavano sotto i carri armati tedeschi, nello stesso tempo giovani soldati da poco inquadrati nelle truppe sovietiche, acquisivano in brevissimo tempo molta esperienza, da farli divenire rapidamente in esperti soldati. Questa dura ed eroica resistenza, valse a bloccare la manovra di aggiramento e sfondamento del Volga tentata da Paulus, tuttavia, pagando un alto prezzo di dure perdite i tedeschi riuscirono ugualmente ad avanzare, anche se nel mese di agosto non percorsero di più tra i sessanta e gli ottanta chilometri complessivi.
L`asprezza dei combattimenti nella zona tra il Don e il Volga aumentava di giorno in giorno, nella seconda metà* di agosto Paulus, intenzionato a stroncare la resistenza e a far crollare il sistema difensivo del Volga, decise di lanciare due attacchi combinati in direzioni convergenti. La 6a Armata ricevette l`ordine di passare all`offensiva, di forzare il passaggio del Don a Vertyachi e aprirsi un varco fino al Volga. La 4a Panzerarmee doveva sviluppare l`attacco avvolgente verso nord. Nell`offensiva veniva impiegato un gruppo forte di una ventina di divisioni, che contavano duecentodiecimila uomini, duemilasettecento cannoni ed obici e oltre seicento carri armati. In questa azione gli effettivi tedeschi superavano della metà* quelli sovietici, disponevano di un numero doppio di pezzi di artiglieria e una superiorità* schiacciante di carri armati.
Il comando sovietico in previsione dell`attacco aveva rafforzato senza pausa la difesa delle zone di accesso al Volga, iniziando un grande lavoro di modifica dello schieramento di artiglieria. Fu però impossibile terminare questo lavoro prima dell`offensiva tedesca. A partire dal 17 agosto la 64 a e la 62a Armata sostennero l`urto. Fu uno scontro di proporzioni epiche, con centinaia di migliaia di soldati impegnati in un fuoco continuo per giorni e giorni. Ma al mattino del 23 agosto i tedeschi sopraffecero la resistenza delle truppe sovietiche e verso sera raggiunsero il Volga alla periferia nord di Stalingrado, nella zona di Latoscinka-Rynok, tagliando fuori la 62a Armata. Fu la 14a Panzerdivision, al comando del generale von Wietersheim ( ex luogotenente del feldmaresciallo Guderian e principale protagonista del "Blitz" del ‘40 in Francia, ma che finirà* degradato da Paulus ), a passare in massa il Don sul ponte di Vertyachi. Il generale Hube, alla testa della 16a Panzerdivision, piombò al di là* del fiume in formazione serrata distruggendo e annientando tutti i capisaldi sovietici che trovava sul proprio percorso. Sessanta chilometri vennero coperti in un lampo; nulla riuscì a resistere a quella velocissima penetrazione. Per impedirgli di arrivare sino alle vicine grandi fabbriche gli fu frettolosamente contrapposta una forza raccogliticcia di battaglioni operai e di reparti del NKVD (le unità* militari del ministero degli Interni). Nella notte fra il 23 e il 24 agosto Stalin ammonì i suoi generali sul posto a non lasciarsi prendere dal panico, anche se non fosse del tutto convinto che l`esercito fosse capace di tenere Stalingrado.
Presto le avanguardie tedesche giunsero nel settore di Kuporosnoe in vista di Stalingrado, delle sue ciminiere, dei suoi depositi d`acqua, dei suoi silos e del Volga. Il fiume scorreva ai piedi di una riva scoscesa, larga due chilometri, coperta di zattere, di tronchi fluttuanti, di imbarcazioni; l`altra sponda, bassa, era un dedalo di isole e isolette coperte di giunchi, circondate da canali malinconici che si perdevano all`infinito. L`esercito tedesco aveva raggiunto Stalingrado, la sterminata officina del Volga, la cui perdita, per i russi, avrebbe segnato la frattura dell`ultimo legame con il Caucaso.(Già* Stalingrado era stata una posta del genere molti anni prima, nel 1918, durante la rivoluzione, quando si chiamava ancora Zaritzin e Stalin vi era accorso in missione, come Commissario del Popolo, per salvare Mosca dalla fame).
Il 28 agosto Stalin convocò Zucov, che era stato appena nominato vice-comandante in capo, per chiedergli di recarsi a sua volta nella città*, il compito era quello di dirigere un contrattacco dal nord contro le colonne tedesche che si erano spinte fino al Volga. Arrivato sul posto il 29 agosto, Zukov dovette ben presto costatare che le forse necessarie all`operazione non erano pronte. Vennero preparate in fretta nei giorni successivi sotto l`assillo delle continue sollecitazioni di Stalin. " Stalingrado può essere presa oggi o domani....; " diceva un suo telegramma del 3 settembre " qualsiasi lentezza è inammissibile; equivale a un crimine." La controffensiva dal nord cominciò il 5 settembre e durò diversi giorni senza ottenere risultati apprezzabili, se non quello di alleggerire la pressione sulla città*, costringendo i tedeschi a distogliere da essa una parte delle forze.
Il colpo di cuneo di von Wietersheim spalancò tuttavia nella città* soltanto una angusta apertura, un corridoio largo dai due ai tre chilometri. Per una settimana la 16a Panzerdivision si attestò al sobborgo di Rynok, mentre altre due divisioni, la 3a e la 60a entrambi motorizzate, al comando del generale von Seydlitz-Kurbach che aveva appena sbloccato Demjansk, il tragico "calderone di Demjansk" della campagna del ‘41, allargarono quella specie di sentiero tracciato da von Wietersheim e da Hube: il 31 agosto, benché i sovietici contrattaccassero con ogni mezzo e in qualunque momento, uno "Schwerpunkt" - gruppo di sfondamento su un fronte ristretto - venne costituito a nord di Stalingrado; un altro, a sud, fu formato dalla 4a Panzerarmee conquistando le alture di Gabrilovska: Stalingrado era chiusa in una morsa, mentre la guerra raggiungeva così il suo terzo anno.
Davanti al pericolo mortale della caduta della città* il comando sovietico rafforzò d`urgenza la difesa della zona nord. Furono inviate nei pressi della "Fabbrica di Trattori" due divisioni e due brigate, oltre agli allievi dei corsi politico-militari, ai reparti antiaerei e un`unità* di marinai e altre riserve.
Le prime colonne di carri armati e motociclisti tedeschi che si avvicinarono nei pressi della fabbrica furono accolti da un fuoco nutrito. In un solo giorno di battaglia nella zona nord i reparti delle truppe antiaeree impiegati nella difesa distrussero decine di aeroplani e settanta carri armati. Il Comitato Cittadino per la Difesa inviò sul luogo numerosi reparti di volontari. Fu costruito così, in piena battaglia, il settore settentrionale di combattimento, i cui reparti respinsero gli attacchi della 14a Panzerdivision.
Il 24 e il 25 agosto arrivarono in quel settore più di duemila volontari. Da altri settori giunsero nella zona della fabbrica tre brigate di fucilieri. Al mattino del 29 agosto tutti questi reparti del settore settentrionale passarono al contrattacco e i tedeschi furono cacciati dal centro abitato di Rynok arretrando di otto chilometri.
Duri e sanguinosi scontri avvennero nelle zone di Bolsciaja Rossoska e di Samofalovska dove i generali Kovalenko e Steyner, contrattaccando alla disperata, raggiunsero la 86a divisione sovietica, circondata a Bolsciaja Rossoska, capovolgendo la situazione.
Il gruppo corazzato tedesco che aveva raggiunto il Volga fu tagliato fuori dal suo grosso e soltanto il giorno dopo, fatte affluire nuove truppe, riuscì ad aprirsi un corridoio.
In quei giorni combatté eroicamente un plotone anticarro della 86a divisione sovietica, era costituito da trentatré uomini, comandati dal sottotenente Strelkov. Il plotone occupava un`altura presso Bolsciaja Rossoska. Il 24 agosto un grosso gruppo di carri armati tedeschi, circondata l`altura, attaccò il plotone di Strelkov, che si trovò isolato dal proprio reggimento. Per ben due giorni si prolungò l`impari combattimento anche se il risultato era scontato in partenza. Distrutti ventisette carri armati tedeschi, gli uomini di Strelkov uscirono dalla sacca.
Nei combattimenti per il possesso della stazione di Kotruban, presso Samofalovska, si distinse una compagnia di mitraglieri della 35a divisione della Guardia, comandata da Ruben Ruiz Ibarruri, figlio di Dolores Ibarruri, Presidente del Comitato Centrale del Partito Comunista Spagnolo. In uno scontro con un reparto di carri armati tedeschi Ruben Ruiz fu ferito mortalmente.
Lungo l`intero arco difensivo russo gli attacchi tedeschi si susseguirono senza apparenti interruzioni, con frequenti mutamenti di località* e di metodo, ma con successi del tutto sproporzionati al prezzo che gli attaccanti stavano pagando. A volte i russi cedettero, ma in nessuna occasione i tedeschi riuscirono a penetrare abbastanza in profondità* da provocare qualcosa di più di un semplice ripiegamento locale; anzi nella maggior parte dei casi gli attacchi furono respinti o non riuscirono a conseguire risultati determinanti.
Quando il 30 agosto, allargando il corridoio aperto dalla 14a Panzerdivision, le truppe della 6a Armata riuscirono a raggiungere la zona di Gabrilovska, i russi temettero che, sconfitta la 62a Armata, i tedeschi potessero riversarsi in massa contro la città*. Allora si ricorse a un`iniziativa disperata: i russi, nella notte seguente, si ritirarono, in ordine, sulla cintura media delle fortificazioni. Quasi contemporaneamente il generale Paulus lanciò un nuovo attacco per conquistare Stalingrado il 1° settembre (la data fissata da Hitler era stata il 25 agosto).
Il colpo principale sferrato dai tedeschi fu in direzione del casello ferroviario di Basarghino e della stazione di Voroponovo e in questa ultima offensiva impiegarono una grande quantità* di carri armati e di artiglieria semovente.
I russi colti di sorpresa, mentre sistemavano la loro nuova linea difensiva, resistettero con la forza della disperazione.
La Luftwaffe, dagli stessi calcoli dei russi, compiva più di tremila voli al giorno, contro i poco più, a stento, trecento dei sovietici, la totale superiorità* aerea tedesca aveva sui soldati russi un effetto particolarmente deprimente, praticamente nonostante i reparti dell`antiaerea russi, la Luftwaffe volava sui cieli di Stalingrado dall`alba al tramonto.
In una situazione quasi catastrofica, occorreva una volontà* di ferro e un enorme spirito di sacrificio per impedire la caduta di Stalingrado.
D`altro canto, per quanto rallentata e contrastata , l`avanzata tedesca sulla sponda destra del Volga era, o sembrava inarrestabile: di fronte alla sola 62a Armata sovietica avanzavano le truppe di tutta la 6a Armata di Paulus e singole unità* tedesche avevano raggiunto la riva del Volga a nord del sobborgo di Rynok, e a sud di Stalingrado, presso Kuporosnoe.
Il 12 settembre i tedeschi raggiunsero anche la periferia meridionale di Stalingrado. Cominciò allora la lotta entro il perimetro urbano, che si estendeva per un fronte molto vasto. Nata all`incrocio delle vie carovaniere e fluviali nel mezzo della steppa, Stalingrado vive del Volga, una sottile fascia cittadina che si allunga sulla sponda occidentale del fiume per circa sessanta chilometri. Prima della guerra aveva un po meno di mezzo milione di abitanti. Durante i piani quinquennali prebellici vi erano state costruite alcune fabbriche divenute celebri nel paese. Verso la fine di agosto, nonostante l`avvicinarsi dei tedeschi, quasi tutta la popolazione civile, circa quattrocentomila persone, erano ancora in città*.
Su tutta l`immensa superficie di Stalingrado e dei suoi sobborghi, la Luftwaffe per giorni e giorni, versò tonnellate di esplosivo, trasformando gli incendi iniziali dell`incursione del 23 agosto, in un unico e grande braciere.
Tutto bruciava: i depositi di viveri, di foraggi, di legnami, gli impianti per la navigazione fluviale; tutti gli edifici apparivano scheletrici e deserti e la città* di Stalingrado, che nella letteratura nazionale era chiamata di volta in volta, "regina della steppa" , "dominatrice del Volga" o "porta del Caucaso" , sembrava vivere la sua tremenda ora di agonia. In tutta Stalingrado stazionava in permanenza una pesante coltre di fumo e di polvere, che di notte diveniva rossastra per il riverbero delle fiamme. Spesso gli stessi ricognitori della Luftwaffe erano costretti a rientrare alla base, in quanto impossibilitati a svolgere la loro missione dall`atmosfera densa o scura che impediva la visibilità*.
Tu sei colonnello, caro papà*, e dello Stato Maggiore. Tu sai che significa tutto questo, e mi risparmierai quindi spiegazioni che potrebbero sapere di sentimentalismo. E` la fine.
Penso che possa durare ancora circa otto giorni, poi l`anello si chiude.
Non voglio indagare sui motivi pro e contro la nostra situazione. Questi motivi sono perfettamente insignificanti, ora, e di nessuna importanza, ma se potessi aggiungere qualcosa, vorrei dire soltanto: non cercate presso di noi le ragioni di questa situazione, ma presso di voi, e presso colui che ne è responsabile. Tenete la testa alta ! Tu, papà*, e quelli che sono della tua stessa opinione, state all`erta, che non succeda ancora di peggio alla nostra Patria. L`inferno del Volga vi sia di ammonimento. Vi prego, non fate che il vento disperda questo insegnamento .
Brano tratto da una lettera di un soldato tedesco impegnato nella battaglia di Stalingrado.
Queste missive erano state sequestrate dalla censura militare perché considerate disfattiste e demoralizzanti, sono state ritrovate a guerra finita e pubblicate nel volume "Lettere da Stalingrado" Einaudi 1958 .
ï? La fornace di Stalingrado
La più cruenta battaglia della seconda guerra mondiale.
Autunno 1942: foresta pietrificata di palazzi sventrati, ciminiere mozze e annerite, strade sconvolte, case bruciate e giardini arati dai colpi dell`artiglieria, Stalingrado è un cratere che ribolle. In mezzo le macerie sventola la bandiera con la croce uncinata; nove decimi della città* sono in mano ai tedeschi.
I combattimenti all`interno della città* divennero infernali; le unità* corazzate non esistevano più come complessi organici e gli uomini che sino ad allora erano avanzati a bordo dei veicoli da combattimento ora si muovevano come potevano tra i cumuli di macerie che sbarravano il passo.
Nel diario tenuto da un tenente della 24a Panzerdivision c`è tutta l`allucinante atmosfera di Stalingrado: "...Durante quindici giorni abbiamo combattuto per il possesso di una sola casa con mortai, bombe a mano, mitragliatrici e baionette... La linea del fronte passa per un corridoio fra le stanze bruciate; è costituita dal sottile soffitto tra due piani... Da un piano all`altro, con le facce sporche di sudore, ci prendiamo di mira con le bombe a mano, nel frastuono delle esplosioni, fra le nuvole di polvere e di fumo, mucchi di macerie, fiumi di sangue, pezzi di mobilia e di corpi umani. Chiedete a qualsiasi soldato che cosa significhi mezz`ora di lotta a corpo a corpo in simili condizioni. E poi pensate a Stalingrado... Stalingrado non è più una città*. Di giorno è un`enorme nuvola di fumo accecante; è una grande fornace illuminata dai riflessi delle fiamme. E quando arriva la notte, una di quelle tremende, spaventose, sanguinose notti, i cani si tuffano nel Volga e nuotano disperatamente per raggiungere l`altra sponda. Le notti di Stalingrado li terrorizzano. Gli animali fuggono da questo inferno; le pietre più dure finiscono per cedere; solo gli uomini resistono...".
Descritta in termini militari, la storia della difesa può essere ridotta a poche righe. Le truppe di Paulus scatenarono la loro massiccia offensiva il 13 settembre, attaccando soprattutto nel settore meridionale della città*: riuscirono a sfondare e a raggiungere il Volga, isolando la 62a Armata dalla 64a Armata che si difendeva immediatamente a sud di Stalingrado. I giorni 13, 14 e 15 settembre furono per i difensori giornate terribili. La situazione fu salvata grazie al contrattacco di una divisione (la celebre 13a divisione della Guardia del generale Rodimcev) traghettata dalla sponda sinistra in due notti successive. Ebbe inizio così la forsennata battaglia attorno a quota 102, altura nota come Kurgan di Mamaj, preziosissima perché consentiva di dominare la città* e le rive del Volga: contesa sino all`ultimo giorno, essa passò di mano infinite volte, tanto che la sua terra si ridusse a un impasto di polvere, schegge e sangue.
La mattina del 30 settembre, parlando al Reichstag, Hitler ha dichiarato: " Noi prenderemo d`assalto Stalingrado e la conquisteremo: su questo potete contare... Quando noi abbiamo conquistato qualcosa nessuno più ci sposta ". Stalingrado ha la vaga forma di una mezzaluna con la gobba rivolta all`occidente: sul suo lato interno scorre il Volga; su quello esterno premono gli assedianti, i trecentoventimila uomini della 6a Armata del generale Paulus. Dall`alto in basso, per chi guarda la cartina geografica, questa mezzaluna è divisa orizzontalmente in sei quartieri, come altrettanti spicchi di terra che si bagnano nel Volga ed hanno tutti nomi tipici dell`era rivoluzionaria: "Fabbrica di Trattori", "Barricate", "Ottobre Rosso", "Dzerzhinski", "Vorosilovski", "Kirovski". Almeno il novanta per cento di ogni quartiere è già* conquistato dai tedeschi. Ai sovietici rimane qualche angusta fetta di terreno, e non sempre perché da "Vorosilovski" sono stati ricacciati nel fiume ed hanno dovuto attestarsi sull`isoletta di Golodny. La testa di ponte più ampia la mantengono in riva al Volga, ad "Ottobre Rosso" ed a "Dzerzhinski". E` una lingua di terra lunga otto chilometri e profonda da cento ad ottocento metri, con una ventina di grossi isolati, tre fabbriche, il pontile centrale e la collina di Mamaj: una "stretta striscia di rovine", la definita il quarantaduenne generale Ciujkov. Il generale Ciujkov, arrivato pochi mesi prima dalla Cina, dove era stato consigliere militare presso il governo di Ciang Kaiscek: uomo risoluto e rude, volitivo e audace, molto energico nel linguaggio e nel comportamento. "Solo uno come lui poteva resistere e tenere in mano quel lembo di terra" dirà* poi un altro celebre comandante. Messo piede nella città*, non la lasciò sino alla fine della battaglia: deciso a non farsi ributtare indietro a nessun costo, diresse le sue truppe con pugno assai fermo da posti di comando che si trovavano a duecento metri dalle linee tedesche e che furono a più riprese sconvolti dai bombardamenti.
E` contro questi ultimi baluardi che fra il 16 settembre (primo giorno dell`assedio) e il 19 novembre (inizio della controffensiva sovietica) si rovesceranno senza posa le ondate d`assalto della fanteria corazzata di Paulus. Complessivamente, in nove settimane di combattimenti, sono oltre settecento attacchi, alla media di dodici al giorno, cinque grosse battaglie scatenate il 22 settembre, il 4 e il 14 ottobre, il 1° e il 12 novembre. Sotto l`urto dei carri armati, dell`artiglieria e dell`aviazione il fronte difensivo si sbriciola in piccole isole di resistenza limitate a una strada, a un gruppo di case, a una scuola, a un grande magazzino, all`ala di una fabbrica. Come già* detto: l`esempio più tragico è la collina di Mamaj, il "Mamaiev Kurgan", nel rione "Dzerzhinski" di fronte al pontile centrale, che a sorti alterne, per tutto il tempo della lotta a Stalingrado, l`altura passa dalle mani russe a quelle tedesche.
La prima battaglia in forze comincia nell`alba piovosa del 22 settembre. La 76a divisione di fanteria tedesca, appoggiata da cento carri armati, avanza lungo la via Moskovskaia, che scende dolcemente dalle colline al fiume, penetra nella "balka" di Dolghi, si impadronisce della piazza IX Gennaio: il fiume è ad appena duecento metri. Altri reparti occupano le vie Kurskaia e Kievskaia, raggiungono la valletta dello Zaritza (il fiume che attraversa Stalingrado e che, un tempo, aveva dato il nome alla città*), occupano il pontile centrale e distruggono il traghetto. Ciujkov invoca aiuti e nella notte dall`altra sponda del Volga, traghetta su zattere improvvisate una divisione di fanteria agli ordini di un ex-operaio metallurgico, Nikolai Batiuk: i rinforzi riescono a respingere le punte avanzate dei mitraglieri tedeschi arrivate ad un solo isolato dal fiume. La battaglia si conclude a netto favore dei tedeschi che, al 1° ottobre, sono ormai padroni della maggior parte della Stalingrado centrale, del quartiere degli affari, dei quartieri "Barricate" e "Fabbrica di Trattori" e di una delle due stazioni ferroviarie, Stalingrado-I. L`enorme edificio è stato conteso ai tedeschi, per due settimane, dai genieri del 1° battaglione del reggimento Elin. Nella notte del 30 settembre i sei soli superstiti, tutti feriti e rimasti privi di munizioni, si trascinano fino al Volga, si impadroniscono di un barcone e si spingono nel fiume: per tre giorni, si lasciano trasportare dalla corrente finche vengono soccorsi dai serventi di una batteria contraerea a Kuporosnoie.
Delle cinque battaglie la più aspra è quella del 14 ottobre quando, durante nove giorni, Paulus rivolge le sue forze contro i tre complessi industriali "Barricate", "Fabbrica di Trattori" e "Ottobre Rosso" che sorgono uno accanto all`altro in riva al Volga, nel settore settentrionale di Stalingrado, e danno il nome ai rispettivi quartieri. Su un fronte di cinque chilometri i tedeschi impiegano tre divisioni di fanteria e due corazzate, conquistano "Fabbrica di Trattori" e dividono le forze di Ciujkov. Quattro giorni dopo, l`attacco di Paulus perde mordente e alla fine del mese dovettero fermarsi, proprio quando i sovietici, arretrando passo passo, erano stati spinti a cinquanta metri dal fiume. Solo allora Ciujkov capì che avrebbe vinto. Il Volga ,largo in questo punto un chilometro e mezzo, è l`amico-nemico dei russi. Tutto quello che occorre al presidio di Stalingrado deve essere trasportato da una riva all`altra. Preziosa e realizzata al prezzo di gravi sacrifici umani fu l`opera della flottiglia del Volga che continuò sino alla fine a portare ai difensori armi, munizioni, viveri, rinforzi, evacuando contemporaneamente i feriti: essa dovette operare soprattutto di notte, sempre insidiata dal fuoco tedesco, che teneva sotto tiro vasti settori del fiume. I traghetti sfidano pericoli mortali: i tedeschi hanno un`ottima visuale sul fiume, con mortai ed aerei dà* una caccia spietata. Ma il Volga, al tempo stesso, è uno dei motivi dei successi dei sovietici. L`artiglieria russa, con le sue micidiali "katiuscia", è nascosta sull`altra sponda ed annulla qualsiasi conquista tedesca, Viktor Nekrasov uno dei difensori di Mamaj e futuro romanziere scriverà*: "Verso la fine di ottobre l`altra sponda era un vero formicaio. Là* erano concentrati tutti i servizi, artiglieria, l`aviazione, ecc. E furono quelli che crearono l`inferno per i tedeschi". Aggiungerà* un altro scrittore russo, Simonov: "Sicuramente non avremmo potuto tenere Stalingrado se non avessimo avuto per tutto quel tempo l`appoggio dell`artiglieria e delle "katiuscia" sull`altra sponda.
Benché la stampa angloamericana definisca Stalingrado la "Verdun sovietica", qui (a differenza di quanto accadde sul fronte francese nel 1916) le linee sono a brevissima distanza, sui due lati di una strada, dall`ingresso al cortile di uno stabilimento, da un piano all`altro di una casa. Ogni uomo sente l`avversario camminare, strisciare, respirare; qualche volta arriva a parlargli: "Russ, skoro bul-bul u Volga - presto farete le bolle nel Volga" gridano i tedeschi che presidiano il Voientorg, sull`angolo delle vie Solniescnaia e Smolenskaia, ai sovietici del "bunker" di fronte. Si combatteva di giorno e di notte: i sovietici aspettavano l`oscurità* per contrattaccare in modo da togliere ai tedeschi il vantaggio dell`aviazione. Vi furono giornate in cui uno stesso settore dovette respingere sino a dodici assalti. Sempre per evitare i colpi degli aerei e dell`artiglieria, i sovietici tenevano le proprie linee a ridosso delle linee tedesche, cioè a distanza di un lancio di una bomba a mano. La battaglia procedeva strada per strada, casa per casa, poi all`interno stesso delle case e nelle loro cantine da un piano all`altro, da una stanza all`altra. Ogni muro, ogni costruzione diventava un fortilizio. I russi avevano fatto tesoro dell`esperienza della guerra civile di Spagna che aveva dimostrato che i grandi complessi in cemento armato resistono del tutto o quasi ai colpi di artiglieria di medio calibro e non mancavano, a Stalingrado, quei grandi stabilimenti di cui il generale Cuijkov ha scritto: "...la loro solida costruzione in metallo e cemento armato e lo sviluppo degli impianti sotterranei permettevano una resistenza prolungata e accanita". Le officine erano ridotte ad ammassi di detriti e ferrame contorto, ma in mezzo alle rovine la battaglia proseguiva metro per metro. Le armi preferite erano mine, granate, mitragliatrici, mitra, lanciafiamme, poi baionette e coltelli. Nei settori relativamente calmi operavano i cecchini. Ben presto i sovietici rivelarono la loro superiorità* in questi combattimenti ravvicinati che non avevano paragoni nemmeno con gli scontri di trincea della guerra del ‘14 - ‘18. I mezzi bellici più moderni servivano solo in maniera relativa. Ha poi scritto Ciujkov: "Il combattimento in città* é di tipo particolare. Il suo esito non dipende dalla forza, ma dall`abilità*, dalla destrezza, dall`astuzia, dalla sorpresa". I sovietici fecero di necessità* virtù riuscendo a escogitare le tattiche più adeguate: operavano non più con le unità* normali, ma con piccoli gruppi di assalto. I civili rimasti a Stalingrado partecipavano agli scontri e finirono coll`essere incorporati nelle unità* regolari.
E` soprattutto con il sistema degli edifici trasformati in capisaldi che i sovietici riescono sempre a contenere l`urto delle preponderanti forze tedesche. La "casa di Pavlov", che resisterà* per oltre cinquanta giorni agli assalti tedeschi, ne è un esempio, prima della guerra si chiamava "casa della gloria del soldato" ed ospitava uffici governativi. E` un palazzo barocco, di quattro piani, che sorge sulla piazza IX Gennaio e dove, negli scantinati, sopravvive ancora una trentina di inquilini. Il sergente I. F. Pavlov (insignito in seguito del titolo di "eroe dell`Unione Sovietica" e i fanti Alexandrov, Gluscenko e Cernologov lo occupano a metà* settembre, con l`aiuto degli abitanti fortificano la costruzione, costruiscono cunicoli e camminamenti per collegarsi ad altre casefortino, creano punti di fuoco, sbarramenti anticarro, zone minate, reticolati e postazioni per i cecchini. I tiratori scelti e solitari sono una specialità* dei russi: il celebre Vasily Zaicev, che diventò eroe nazionale, da solo durante la battaglia di Stalingrado, uccise ben duecentoquarantadue tedeschi, prima di diventare cieco per l`esplosione di una mina. Zaicev, un ex-pastore che si era addestrato cacciando cervi sulle colline ai piedi degli urali, arrivò a Stalingrado il 20 settembre, nei primi dieci giorni eliminò almeno quaranta tedeschi. In seguito Zaicev tenne corsi per tiratori scelti presso una "scuola" allestita nell`industria chimica di Lazur. Per contrapporsi a Zaicev, i tedeschi misero in campo il loro esperto, il colonnello delle SS Heinz Thorwald, direttore di una scuola per tiratori scelti nei pressi di Berlino, Thorwald, muovendosi nella terra di nessuno tra le fabbriche e l`altura di Mamaj, ebbe la meglio su due dei più abili allievi di Zaicev. Dopodiché, in un`estenuante sfida condotta attraverso i cannocchiali dei loro fucili, i due avversari cominciarono a darsi la caccia. Dopo quattro giorni di appostamenti e agguati, Zaicev tese la mortale trappola a Thorwald, portatosi dietro un compagno gli fece alzare un elmetto da dietro un riparo, Thorwald sparò, Zaicev urlò come fosse stato colpito. Thorwald si sporgeva leggermente per controllare, Zaicev era in attesa, lo colpì dritto in mezzo gli occhi.
Su richiesta di Paulus, il colonnello von Richthofen, comandante della 4a flotta aerea, bombardò intensamente Stalingrado, ma l`unico risultato fu l`accumulo di montagne di macerie nelle strade, ossia di creare ostacoli insormontabili per i propri panzer, mentre i pionieri tedeschi non disponevano di bulldozer per spianarle. I panzer, assegnati a piccoli numeri (dai quindici ai venti circa) di nuclei d`assalto tedeschi, non avevano possibilità* di sfruttare la potenza del proprio cannone nel combattimento ravvicinato e in città*, mentre i sovietici, dagli abbaini, dagli sbocchi delle canalizzazioni sotterranee li colpivano a pochi metri di distanza con bottiglie incendiarie, granate anticarro o di fucili anticarro, di cui non avrebbero potuto fare uso alcuno in terreno aperto.
Le perdite furono elevatissime da entrambe le parti. Per i tedeschi esse rappresentavano tuttavia anche un costante logorio morale: col passare dei giorni in quella Stalingrado che per loro era ormai "un inferno" lo spirito bellicoso di soldati e ufficiali andò in pezzi. Cresceva invece l`ardire dei sovietici, incoraggiati dalla speranza di una prossima riscossa e dalla fierezza per l`impresa che andavano compiendo. Nell`URSS tutti scrivevano e parlavano di loro: per anni essere stati a Stalingrado sarebbe diventato una specie di attestato di eroismo.
Sull`altra sponda del Volga c`è Zucov. Con la stessa freddezza con cui, l`anno prima, aveva rifiutato di impegnare la riserva siberiana finche la battaglia di Mosca non fosse stata decisa, ora a Stalingrado limita al minimo indispensabile l`invio di rinforzi: dall`inizio di settembre ai primi di novembre soltanto cinque divisioni passano il Volga, "bastanti appena a coprire le perdite". E` un calcolo da stratega, ma l`OKW lo interpreta come la prova che i sovietici sono allo stremo e la conquista a portata di mano. In realtà*, nel massimo segreto, Zucov sta preparando la controffensiva: a Povorino e a Saratov, nelle steppe della riva sinistra del Volga, va raccogliendo ventisette nuove divisioni di fanteria e diciassette brigate corazzate. Anche Paulus è convinto che, per i russi, non ci sia più scampo.
Paulus ritiene, per calcolo o per convinzione, che Stalingrado sia la chiave di volta dell`intero sistema difensivo sovietico, qualunque obiezione a questa discutibile tesi la considera "disfattismo" e la punisce di conseguenza.
Ad ottobre il generale carrista Von Wietersheim lamenta che i suoi panzer, logorati nella battaglia in città*, presto non saranno più in grado di adempiere al loro scopo precipuo, impegnare cioè le forze corazzate sovietiche in battaglie di movimento: subito von Wietersheim viene destituito e degradato a soldato semplice.
Un altro carrista, il generale von Schwedler, ammonisce sul pericolo di concentrare tutte le forze corazzate in un punto morto. In altre parole, le ali del fronte sono un compasso aperto a novanta gradi, formano un angolo retto e, in fondo all`angolo, c`è Stalingrado: cosa accadrebbe se i russi attaccassero sulle ali, se richiudessero di colpo il compasso? Ma "i russi sono finiti" ha detto Hitler il 20 luglio ad Halder, anche von Schwedler è destituito.
Il novembre 1942 comincia col freddo, nuvole basse, brevi tormente di neve, il termometro a meno venti gradi. Il giorno 6 si formano sul Volga i primi ghiacci, dal giorno 20 non sarà* più navigabile e il 16 dicembre gelerà* del tutto.
L`8 novembre, parlando a Monaco per il 19° anniversario del mancato "putsch" della Burgerbraukeller, Hitler pronuncia le più infelici parole della sua vita politica: "Volevo raggiungere il Volga, e in un punto determinato, in una determinata città*. Il caso vuole che la città* porti il nome di Stalin. Ma non crediate che per questa ragione io abbia puntato i nostri sforzi contro di essa, si sarebbe potuta chiamare il tutt`altro modo, è perché Stalingrado costituisce un centro di primissima importanza. Là* si smistano trenta milioni di tonnellate di traffico, tra cui nove milioni di petrolio. Là* si riversano, per prendere poi la strada del nord, i cereali provenienti dalle immense regioni dell`Ucraina e del Kuban. Di là* parte il manganese. Là* esisteva un centro gigantesco di smistamento. Volevo prenderlo; e perché siamo modesti, vi dico che l`abbiamo preso. E questa città* l`abbiamo conquistata ad eccezione di due o tre isolotti insignificanti... Lascio a piccoli elementi d`assalto il compito di completare la conquista" . Di lì a dieci giorni Hitler sarà* smentito clamorosamente. Forse al Fuhrer è sfuggito il senso riposto in una frase che Stalin ha pronunciato il giorno prima in un radio-discorso col quale celebrava anche lui un anniversario, quello della rivoluzione sovietica. Magnificati a lungo i successi militari inglesi e americani, Stalin ha sostenuto che i tedeschi hanno fallito finora nel piano di far cadere Stalingrado e ha concluso con un accenno sibillino: " Ci sarà* festa anche sul nostro fronte" .
Ma l`11 novembre i fatti sembrano invece dare ancora ragione a Hitler. I tedeschi lanciano su Stalingrado, un attacco massiccio, con cinque divisioni appoggiate da centocinquanta carri armati, dalla Luftwaffe e da reparti speciali di assaltatori fatti arrivare in aereo dalla Germania. E` uno sforzo concentrato, per ricacciare di un colpo solo i sovietici nel fiume. Ma i sovietici si sono ben trincerati. I panzer tedeschi, fatti per manovrare in spazi aperti, avanzano con estrema difficoltà* fra i cumuli di macerie e sono vulnerabilissimi. I russi li lasciano passare e tagliano fuori la fanteria attaccandola separatamente e sconvolgendo così l`ordine di battaglia tedesco. Tuttavia i tedeschi, per la quinta volta, sfondano il perimetro della testa di ponte, spezzano ancora in due tronconi le forze di Ciujkov e arrivano al Volga su un fronte di cinquecento metri. Con un altissimo tributo di sangue (dei duecentosessantaquattro uomini del 118° reggimento della Guardia, dopo quattro ore di combattimento, rimangono appena sei superstiti) i sovietici arginano l`offensiva e dopo tre giorni di lotta i tedeschi devono constatare che, pur avendo conquistato altro terreno, non sono riusciti ad annientare la fitta rete di ridotte e fortini fra la collina di Mamaj e le officine "Ottobre Rosso" .
Io non so se potrò parlarti ancora una volta; è bene quindi che questa lettera giunga nelle tue mani e che tu lo sappia già*, nel caso un giorno io dovessi riapparire.
Le mani sono andate, già* dall`inizio di dicembre. Alla sinistra manca un mignolo, ma quel che è peggio, alla destra si sono congelate le tre dita di mezzo. Posso afferrare il bicchiere solo con il pollice e il mignolo. Sono piuttosto impacciato, soltanto quando a uno mancano le dita, capisce come servono anche per le più piccole operazioni.
Kurt Hahnke, mi sembra tu lo conosca dai tempi del collegio, nel ‘37, otto giorni fa, in una piccola strada laterale alla Piazza Rossa, su un pianoforte a coda ha suonato l`Appassionata.
Non accade tutti i giorni: il pianoforte era proprio lì sulla strada. La casa era stata fatta saltare, ma lo strumento certo per compassione, l`hanno tirato fuori e sistemato per strada.
Ogni soldato che passava ci martellava su ed io ti domando dove, in qual altra parte del mondo si trovino i pianoforti per le strade .
Brano tratto da una lettera di un soldato tedesco impegnato nella battaglia di Stalingrado. Queste missive erano state sequestrate dalla censura militare perché considerate disfattiste e demoralizzanti, sono state ritrovate a guerra finita e pubblicate nel volume "Lettere da Stalingrado" Einaudi 1958:
Re: La Battaglia di Stalingrado
Ho letto tutto questo corposo lavoro.
Hai ben raccontato quello che fu prima e, quello che poi fu Stalingrado [264
Re: La Battaglia di Stalingrado
Grazie Luciano,
ora posto la seconda parte.
La controffensiva sovietica
Il Kessel - calderone - di Stalingrado, il più straordinario accerchiamento della storia militare.
Va in scena l`ultimo atto del più grande e drammatico disastro tedesco.
Poco dopo l`alba di giovedì `l9 novembre, fra le 6 e le 7, l`ora più silenziosa della giornata, i soldati russi accucciati nelle trincee sono destati all`improvviso da un sordo rombo che proviene da sud e da nord.
Con una perfetta scelta di tempo, cioè nel periodo fra i primi geli che induriscono il suolo e consentono rapidità di movimenti e le prime grosse nevicate che invece bloccano praticamente ogni possibilità di manovra, i gruppi di armate di Rokossovskij, Vatutin ed Emerenko, realizzando il piano sottoposto già in agosto a Stalin da Zucov e Vasilevskij, si sono messi in azione per chiudere la tenaglia sul Volga. Rokossovskij e Vatutin, dal Don, travolgono le truppe romene; Emerenko avanza da sud di Stalingrado.
Quel mattino del 19 novembre 1942 l`alba sorse lentamente sulla steppa. Dopo l`abbondante nevicata della notte, si erano formati banchi di nebbia. Nel suo rifugio, il sergente Wolf Pelikan venne svegliato dal rombo e dalle salve delle artiglierie in lontananza. Era stato assegnato come osservatore meteorologico all`avamposto tedesco presso la grande ansa del Don, a centosessanta chilometri a nord-ovest di Stalingrado e il rumore dell`artiglieria non lo preoccupava seriamente, c`era già stato del fuoco di sbarramento in precedenza, ma il suo settore era relativamente calmo, lontano dall`inferno della città . Le cannonate pero continuavano e Pelikan scese dalla branda e cominciò a indossare l`unifome. Quando le salve cessarono, continuò a vestirsi con più calma. Proprio in quel momento, giunse un portaordini della compagnia che agitava le braccia urlando: "Arrivano gli Ivan! Arrivano gli Ivan! "'. "Sei impazzito" , gli urlò in risposta Pelikan. Poi pero si volse verso nord e poiché il vento aveva spazzato via la nebbia, vide il grande, compatto e minaccioso squadrone di carri armati che coronava la cima di una collinetta. Erano T-34 sovietici. Il sangue gli si gelo nelle vene. Segui un altro tremendo spettacolo: centinaia di soldati romeni correvano all`impazzata
verso di lui attraverso i campi, gettandosi al di qua dell`avamposto, urlavano di avere i russi alle calcagna. A queste parole gli uomini della minuscola unità tedesca furono presi dal terrore: l`ufficiale che comandava l`avamposto corse verso un aereo leggero e decollo in direzione sud, mentre Pelikan e compagni arraffarono quello che potevano e lo gettarono sugli autocarri, che partirono rombando. Pelikan si voltò a guardare i carri armati sovietici, ancora immobili e minacciosi sulla collina, finche la nebbia non li nascose alla vista.
Simili scene di terrore e fuga si ripetevano lungo le linee nordoccidentali dell`ampio saliente creato dalla 6a Armata tedesca con l`assalto di Stalingrado: il servizio informazioni aveva messo in guardia da un probabile contrattacco sovietico e la ricognizione aerea avevano riportato inequivocabili segni di mobilitazione tra le file russe. L`attacco fu ancora più rapido e potente di quanto i tedeschi avessero immaginato.
Nel complesso, le forze fresche lanciate dai russi ammontano ad un milionecinquantamila uomini, novecento carri armati, tredicimila cannoni, millecento aerei. Benché non vi sia grande differenza rispetto all`avversario (stesso numero di uomini, settecento carri armati, diecimila cannoni, milleduecento aerei), adesso i sovietici hanno notevolmente
migliorato la qualità dei loro mezzi corazzati e i loro "Stormovik", cacciabombardieri muniti di razzi, sono i più pericolosi avversari dei panzer e dei concentramenti di truppe tedesche.
La debole speranza di rallentare l`assalto sovietico era affidata al XLVII Panzerkorps, comandato dal generale Ferdinand Heim. Il nucleo del XLVII Panzerkorps era costituito dalla 22a Panzerdivision, che in quel momento era messa a dura prova dalle circostanze, difatti, si trovava in un settore alle spalle dei romeni, in cui si presumeva non dovessero svolgersi combattimenti diretti e non era stata rifornita di carburante per le esercitazioni e le prove: i carri armati si trovavano in ricoveri (fosse) appositamente scavati nel terreno, coperti di paglia per proteggerli dal freddo.
Quando gli equipaggi cercarono di avviare i motori, scoprirono che non ne funzionava neanche la metà : i topi, penetrati nei carri fermi sotto la paglia, avevano rosicchiato l`isolante dei conduttori dell`impianto elettrico, cosicché l`accensione, l`alimentazione della batteria, i mirini delle torrette e i cannoni erano fuori uso. I corto circuiti causati nel tentativo di avviare i motori incendiarono numerosi carri armati. La 22a Panzerdivision si trovava a dover fronteggiare i sovietici con solo quarantadue carri armati su centoquattro iniziali, ed un`altra metà si rese inservibile per guasti meccanici e altri problemi mentre avanzava verso la linea dei combattimenti.
Nonostante ciò, quando il 19 novembre la striminzita 22a Panzerdivision si trovò di fronte alle avanguardie sovietiche, si batte con onore: in pochi minuti, di fronte ai carri armati e al battaglione panzerjager (anticarro) della 22° Panzerdivision, i sovietici persero ben ventisei carri armati T-34. Se delle unità corazzate avessero protetto i fianchi della 22a Panzerdivision, l`attacco sovietico avrebbe potuto essere fermato, ma non c`era nulla né a destra né a sinistra, tranne i romeni che fuggivano disperatamente e altri T-34 che li superavano. Il generale Heim si rese subito conto di rischiare l`accerchiamento e l`annientamento: il generale interruppe il contatto e cerco riparo oltre la riva sinistra del fiume Cir. Fu una saggia manovra, ma invece di approvare il generale per il buon senso dimostrato, Hitler interpretò l`azione di ripiego come un`atto di vigliaccheria: il generale Heim fu degradato e inviato in Germania dove, condotto di fronte a una corte marziale, presieduta da Goring, venne condannato alla prigione.
Dal 19 al 23 novembre, la controffensiva sovietica sbaragliò quindici divisioni tedesche, di cui tre corazzate, facendo sessantamila prigionieri e le sue punte più avanzate, estremità della tenaglia, allo scadere del quinto giorno si incontrano a sessantacinque chilometri a ovest di Stalingrado, a Kalac. Li, sul grande ponte che scavalca il fiume, passano tutti i rifornimenti per Paulus. Il ponte e stato minato; il reparto di genieri tedeschi che vi monta la guardia ha l`ordine di farlo saltare al primo apparire di un soldato russo. Alle 16,30 del 23 novembre, giornata insolitamente chiara, i tedeschi del presidio di Kalac avvistano una lunga fila di carri armati provenienti da nord. I tedeschi, pero, avevano allestito un poligono nei pressi di Kalac, dove usavano carri armati sovietici per le esercitazioni di tiro. E per una serie di circostanze che hanno dell`assurdo, i genieri tedeschi scambiano i carri armati sovietici per quelli usati dai loro camerati, quando si accorsero dell`errore era troppo tardi e il ponte sarà preso intatto. Ma c`è un`altra versione dell`accaduto: l`interpretazione errata fu data da dei distintivi della 22a_ Panzerdivision, che i russi avevano applicato sui
propri carri al fine di disorientare i tedeschi. Che le cose siano andate in un modo o nell`altro ha poca importanza, sta di fatto che all`improvviso dai carri armati e dai sernicingolati balzano fuori una sessantina di sovietici che annientano il presidio e fanno passare l`avanguardia di Rokossovskij.
Il compasso previsto da von Schwedler si chiude: salda intorno ai tedeschi un "anello" che va dai trentacinque ai sessanta chilometri, trasforma gli assedianti in assiedati e imprime una svolta decisiva al corso della Seconda Guerra Mondiale.
Paulus, che è nelle vicinanze di Kalac e sfugge per caso alla cattura, rientra nella sacca ed apprende che il fianco sud è scoperto, che non ci sono riserve, che manca il carburante e che i viveri bastano appena per sei giorni. Com`era stato irragionevole nello spingere le proprie forze corazzate nell`angolo morto di Stalingrado, Hitler è ora altrettanto irragionevole nel non voler mollare la presa, dice al generale Zeitzler, il nuovo Capo di Stato Maggiore che ha sostituito Halder dalla fine di settembre. "Stalingrado è una fortezza - die festung Stalingrad - se è necessario la sua guarnigione sosterrà l`assedio tutto l`inverno ed io la libererò con una grande offensiva a primavera ".
La parte più difficile della battaglia doveva ancora venire. Nell`euforia della sera del 23 novembre c`era già chi pensava di puntare subito su Rostov. Stalin stesso ordino a Vasilevskii di accelerare la preparazione della seconda fase dell`operazione (quella che doveva attaccare il settore italiano del medio Don c che era chiamata in codice "Saturno", mentre l`accerchiamento di Stalingrado era stato denominato "Urano"). Prevalse tuttavia un`altra soluzione: prima di accingersi a nuovi compiti, i sovietici dovevano rafforzare il loro anello e procedere all`annientamento delle forze tedesche isolate. Nei giorni successivi essi si resero conto che anche questa operazione era tutt`altro che semplice. Un sorprendente errore di valutazione cornplicò la loro azione. I comandi sovietici ritenevano che fossero rimasti intrappolati nella sacca circa novantamila tedeschi, mentre in realtà erano tre volte tanti, ossia una cifra oscillante fra i duecentocinquantamila e i treeentomila. Per diversi giorni gli attacchi sovietici contro le truppe accerchiate non fecero progressi: i soidati di Paulus, cui Hitler aveva promesso di mandare presto rinforzi a sbloccarli, resistevano con la massima energia.
Per resistere all`assedio la 6a Armata avrebbe bisogno, ogni giorno, di settecentocinquanta tonnellate di rifornimenti fra munizioni, carburante, foraggi e viveri (quaranta tonnellate solo di pane). L`aviazione da trasporto sostiene che un ponte aereo puo trasportare al massimo trecentocinquantamila tonnellate. Goring, piccato, assicura Hitler che la Luftwaffe è in grado di rifomire la sacca con cinquecentomila tonnellate quotidiane. Il ponte aereo prese il via dal 25 novembre i trimotori "Junkers JU 52" , al comando c`era il generale Feibig, che osservava ansioso, cominciano a decollare dagli aeroporti di Tazinskaia e Morozovsk, nell`ansa del Don, e con un volo di duecento chilometri atterrano dentro la sacca, a Gumrak e a Pitomnik, riportando migliaia di feriti. Dopo due giorni, però, una tempesta di neve rese inagibili le piste, lentamente la situazione migliorò. Il 30 novembre, Feibig aggiunse alla sua flotta quaranta bombardieri Heinkel HE 111, i caccia russi, però, mietevano vittime rendendo vani i tentativi della Luftwaffe di rifornire i soldati della 6a Armata intrappolati nella sacca di Stalingrado.
Il 20 novembre, la LI e la LVII Armata sovietica al comando del generale Andrej Emerenko, comandante in capo del f`ronte di Stalingrado, penetrarono nel saliente tedesco dal distretto dei laghi Sarpa a sud della città . Ancora una volta i romeni si sciolsero come neve al sole e ancora una volta un`unità tedesca, che fungeva da riserva, dovette fronteggiare l`oftensiva sovietica. La mattina del 29 novembre la 29a divisione di fanteria motorizzata comandata dal generale Hans-Georg Leyser si lanciò all`attacco guidata dal rombo dei cannoni che si udiva in lontananza. I cinquantacinque carri armati della 3a e della 4a Panzerdivision emersero dai banchi di nebbia per trovarsi praticamente di fronte ai novanta carri armati del 13° corpo meccanizzato sovietico a soli trecentosessanta metri di distanza, i russi furono colti di sorpresa, dozzine di T-34 furono distrutti o resi inagibili. La penetrazione della LVII Armata sovietica era stata fermata.
La 29a divisione di fanteria motorizzata tedesca con altre unità del 4° corpo, al comando del generale Erwin
Iaenecke, fecero una conversione e si prepararono a fronteggiare la L Armata russa che avanzava. Prima che potessero muoversi, però, da occidente giunse l`ordine del quartier generale del Gruppo di Armate B di cessare ogni attacco e di assumere posizioni difensive lungo una linea che coprisse le unità della 6a Armata all`interno di Stalingrado e tutt`intorno. Svanì cosi l`ultima speranza di fermare l`attacco sovietico da sud.
Nella sacca di Stalingrado la battaglia continua, una mattina sul lato meridionale del perimetro il sergente Albert Piluger della 297a divisione di fanteria, stava osservando il fuoco di sbarramento dell`artiglieria sovietica, quando vide tre T-34 emergere dalla cortina di fumo. il cannone anticarro - un Pak da 75 mm - di Pfluger colpì la torretta di uno dei carri armati, divelse la parte superiore di un`altro e immobilizzò l`ultimo con una granata tra i cingoli. Altri carri armati arrivarono e Pfluger li fermò con quindici colpi, con l`unico risultato di essere rimproverato dal suo furibondo comandate per lo spreco di un così alto numero di munizioni.
A nord il sergente Hubert Wirkner con la 44a divisione di fanteria affrontarono un assalto sovietico che costo la vita a cinquecento uomini e poi contrattaccarono per riguadagnare una posizione precedentemente sotto il controllo delle truppe austriache, ormai sopraffatte. Wirkner trovò gli austriaci a terra nella neve, senza uniformi: erano stati tutti uccisi a colpi di pistola.
Il Fuhrcr decide di portare diretto soccorso all`armata prigioniera e incarica von Manstein, il conquistatore di
Sebastopoli e il suo miglior stratega, di spezzare l`accerchiamento russo servendosi della 4a Panzerarmee del generale Hoth.
Gli sforzi di von Manstein si accentrarono nei primi giorni di dicembre a riunire le forze sufficienti per tentare la liberazione della 6a Armata chiusa nella sacca di Stalingrado, e scelse la pianura del Cir per attuare la sua prima mossa.
Ritirò quel che rimaneva del 48° Panzerkorps a sud di Veshenskaya, per costituire un punto di ancoraggio alla linea del Don settentrionale, e formò a sud-est un nuovo Corpo d`Armata che ricevette tre divisioni: l`11a Panzerdivision, la 336a divisione di fanteria e una divisione terrestre della Luftwaffe.
Pochi giorni dopo, il Gruppo di Armate del Don ricevette la 6a Panzerdivision, mentre al "distaccamento d`armata" Hollidt, cui era stato affidato il fronte sul Cir, al posto dei romeni, giunsero la 62a e la 294a divisione di fanteria e un`altra unità terrestre della Luftwaffe. von Manstein volle poi rafforzare la 4° Panzerarmee di Hoth assegnandogli la 6a Panzerdivision e l`intero 57° Panzerkorps e una volta stabilite le posizioni, ordino alla 16a Panzergrenadieren di effettuare un`azione esplorante per chiarire la situazione. Il gruppo esplorante, composto da undici panzer , due compagnie motociclisti e una compagnia controcarro su semicingolati con cannoni da 50mm, effettuo una missione della durata di tre giorni e alla fine il gruppo rientrò senza aver rilevato alcuna presenza di russi lungo il fianco destro scoperto del settore del generale Hoth. I russi invece si fecero vivi proprio sul Cir, tra Katinovski e Chirskaya: il 7 dicembre infatti, due brigate del 1° corpo corazzato della 5a Armata corazzata delle Guardia attraversarono il fiume e si
incunearono nel fianco della fresca 336a divisione di fanteria, ma per loro sfortuna incapparono nella lla
Panzerdivision.
Von Manstein, all`inizio delle operazioni per tentare di liberare gli uomini di Paulus, richiese delle forze fresche e l`OKW gli rispose inviandogli la crema dell`esercito tedesco: l`11a Panzerdivision, "la divisione
fantasma ", al comando del generale Hermann Balck, la divisione era probabilmente la migliore del fronte orientale e presto avrebbe dimostrato il suo valore. Il 7 dicembre, muovendosi verso nord, l`1la Panzerdivision si stava avvicinando alla Fattoria Statale N°79, a ottanta chilometri a sud-ovest della sacca di Stalingrado, quando venne a contatto con una colonna di carri sovietici: le due formazioni combatterono fino al crepuscolo, quando i russi si nascosero nelle trincee. Non Balck, però. Lasciati i suoi genieri e pochi cannoni da 88mm a coprire la manovra, egli fece compiere alla sua divisione un`ampio arco finché, dopo dieci ore, giunse a cavallo della strada lungo la quale erano arrivati i sovietici. Le prime luci dell`alba rivelavano ai suoi soldati una lunga colonna di rifornimenti e veicoli per il trasporto truppe, che avanzava tranquillamente incolonnata lungo la strada, verso sud. Era cio che Balck si era aspettato: riuscire ad intercettare il corpo principale dell`avanzata russa in marcia verso sud. Soddisfatto della scoperta, Balck ordinò all`11a Panzerdivision di attaccare il fianco della colonna sovietica; i carri armati erano a soli diciotto
metri dalle loro vittime e distrussero completamente il convoglio. Balck ordinò di non usare i cannoni: lo avrebbe fatto al momento opportuno. Dirigendosi velocemente verso sud, l`1la Panzerdivision, fece ritorno alla Fattoria Statale N°79, proprio quando i russi stavano per attaccare il minuscolo gruppo difensivo che Balck si era lasciato alle spalle; i carri armati sovietici tornarono immediatamente sui loro passi quando comincio l`attacco dei panzer alle loro spalle. La battaglia durò quasi tutto il giorno e, alla fine, cinquantatre T-34 erano stati distrutti, mentre i tedeschi avevano subito solo lievi perdite. La divisione di Balck proseguì allora la marcia per annientare una testa di ponte sovietica a ovest del Don e passò le settimane successive impegnata come "corpo dei vigili del fuoco", a proteggere il centro tedesco e guadagnare tempo per consentire a Von Manstein di lanciare le sue truppe di liberazione verso Stalingrado.
ln dicembre, da sud-ovest, von Manstein lancia l`offensiva, denominata "Operazione Tifone" su un fronte di cento chilometri fra Tsimla e Kotelnikovski, a cavallo delle ferrovie che da Krasnodar e Vorosilovgrad vanno a Stalingrado.
Il cuneo di Hoth penetra fino all `Aksai e il 13 attraversa il fiume; il 18 dicembre la 4a Panzerarmee ha tra le sue forze, oltre alla 6a e alla 23a Panzerdivision, anche la 17a Panzerdivision completamente riequipaggiata, anche se la 23° Panzerdivision poteva contare solo su trenta carri efficienti; il 19 dicembre raggiunge la Mischkova in mezzo ad una tremenda tempesta di neve e il 21 dicembre Verkhene~Kumskaia: centotrenta dei centottanta chilometri che lo separano dagli assediati sono stati coperti e di notte puo vedere nel cielo i bagliori della contraerea di Stalingrado.
L`offensiva però finisce qui. La 2a Armata della Guardia, comandata da Malinovskij, un `unità ben attrezzata e completa di effettivi, che era destinata, secondo i piani, a liquidare Paulus e a muovere verso Rostov, fu spostata contro Von Manstein, ll suo impiego fu risolutivo, poiché servì a ributtare le forze tedesche al di là delle loro posizioni di partenza, ristabilendo fra i soccorritori e gli accerchiati una distanza invalicabile.
A Stalingrado le forze tedesche circondate assommavano a tredici divisioni di fanteria, tre divisioni corazzate, tre motorizzate e una antiaerea. Le tre divisioni corazzate erano la 14a , la 16a e la 24a. Gran parte di queste forze, secondo Von Manstein, avrebbero potuto essere portate in salvo con l`azione combinata "Operazione Tifone - Colpo di Tuono". "Colpo di Tuono" doveva essere la pronta risposta di Paulus, da dentro la sacca, cioè una controffensiva per riunirsi alle truppe di von Manstein, ma ciò non avvenne.
Sia pure con ritardo l`operazione "Saturno" prese il via. ll 16 dicembre, a monte del Don, un`armata sovietica ha investito le linee tenute dagli italiani aprendovi una falla profonda cinquanta chilometri. Una "valanga" si abbatte sull`8a Armata italiana, del generale Gariboldi, responsabile del controllo del settore a metà del Don, a circa trecentoventi chilometri a nord-ovest di Stalingrado. Equipaggiate e armate in modo disastroso, le divisioni italiane furono travolte sin dall`inizio deil`offensiva: i loro soldati accerchiati e dispersi perirono in gran parte nelle steppe coperte di neve. L`obiettivo sovietico era stato tuttavia modificato. Anziché puntare su Rostov, l`attacco si era indirizzato verso sud-est in modo da minacciare alle spalle le forze di von Manstein, Ancora un passo e anche von Manstein rischia di cadere in una gigantesca trappola. Questi fu costretto quindi a un generale ripiegamento per non compromettere definitivamente tutto lo schieramento tedesco nel meridione della Russia.
Per la 6a Armata rimane la sola possibilità di approfittare del cuneo, creato da Hoth, per uscire combattendo dalla sacca. Paulus esita, teme di disobbedire all`ordine del Fuhrer che è queilo di resistere sul posto; von Manstein è colto dallo stesso timore e le disposizioni che impartisce per una sortita sono piene di riserve. ln queste perplessità trascorrono due giorni preziosi. Poi Hoth si vede costretto a sospendere l`avanzata su Stalingrado per inviare una delle sue tre divisioni corazzate in aiuto sul fronte del Don e Hitler è obbligato ad ordinare la ritirata nel Caucaso, pena la perdita di un
milione di uomini. La 6a Armata è condannata; comincia la sua agonia, durerà settantasei giorni.
Divenuti a loro volta assediati i tedeschi ripetono il modello russo della resistenza ad oltranza: capisaldi nelle case, fabbriche contese palmo a palmo, battaglie accanite per una strada, una piazza od una altura, come la collina di Mamaj, divenuta oramai la "collina della morte". La lotta, aggravata dalla prostrazione fisica e morale, è resa quasi insostenibile dall`inverno russo: a metà dicembre il sole cala poco dopo mezzogtiomo, fra le 14 e le 15 è già notte completa. ll ponte aereo sbarca una media di novantaquattro tonnellate al giorno di rifornimenti, un quinto del fabbisogno minimo, spesso gli aerei anziché pane o medicinali, scaricano materiale di propaganda, giornali, caramelle, spezie, cravatte, cartone, filo spinato. A Berlino il generale Hube dice, secco, al Fuhrer: "Lei ha fatto fucilare dei generali dell`esercito, perché non fa fucilare il generale dell`aviazione che le ha promesso di rifornire Stalingrado ?"
L`incerto Paulus raduna le forze costituendo i "battaglioni da fortezza" con uomini dell`aeronautica, artiglieri e carristi rimasti senza le loro armi, autieri, scrivani, personale dei servizi: la disciplina si rilassa, i casi di insubordinazione e di diserzione si moltiplicano e nella sacca, nei mesi di dicembre e gennaio, vengono eseguite trecentosessantaquattro condanne a morte.
Definitivamente condannate, per Natale non vi erano più dubbi, erano le truppe di Paulus intrappolate nella sacca di Stalingrado. I sovietici si prepararono con cura alla loro liquidazione, che puo essere considerata come il momento conclusivo dell`intera battaglia di Stalingrado. ll comando di questa fase finale, denominata in codice "Anello", fu affidata a Rokossovskij, nonostante il risentimento di Emerenko che avrebbe voluto essere il designato. ln realtà , il primo dei due aveva già dato migliori prove del secondo; una selezione dei comandanti più abili si andava operando sui
campi di battaglia.
Il Capodanno 1943 porta un freddo micidiale, meno quaranta gradi, e la riduzione della razione di pane da duecento a cento grammi. Tifo, pidocchi e dissenteria mietono vittime: i malati incapaci a muoversi sono ottantamila, soltanto la metà potrà essere evacuata.
Prima di cominciare l`attacco finale Rokossovskij e il generale Voronov, che lo assisteva, presentarono un ultimatum alle forze tedesche accerchiate: la loro resa avrebbe (diceva il documento) risparmiato un inutile spargimento di sangue. Il mattino del giorno 2 gennaio tre parlamentari russi preceduti da una bandiera bianca si presentano alle linee tedesche a chiedere la resa dell`armata. Paulus lo comunica ad Hitler invocando "libertà d`azione", ma il Fuhrer rifiuta. Allo scadere dell`ultimatum, il 10 gennaio, i russi scatenano l`ultima offensiva appoggiata dal fuoco di cinquemila cannoni, prendono Krovzov, Zybenko, Dmitrevka, Karpovka, riconquistando quattro quinti di Stalingrado, costringono i tedeschi entro le rovine della città , s`impossessano dell`aeroporto di Pitomnik. La perdita di questa base essenziale per i rifornimenti porta ad una nuova riduzione delle razioni giornaliere: settantacinque grammi di pane, duecento grammi di carne di cavallo compresi gli ossi, dodici grammi di grassi, undici grammi di zucchero e una sigaretta.
ll 20 gennaio l`intendenza dell`armata decide di macellare tutti i cavalli.
La resistenza tedesca fu tenace, anche se disperata. Affamati, congelati, riforniti solo in minima misura per via aerea, i reparti di Paulus tennero sino alla fine di gennaio.
ll 23, ancora una volta, Hitler proibisce la resa e Paulus si dice d`accordo con lui. La domanda posta ieri sera dal generale Zeitzler se si possa dare ormai alla 6a Armata, l`autorizzazione di resa è stata respinta dal Fuhrer. L`armata deve continuare a combattere fino all`ultimo uomo per guadagnare tempo. Il Generale Paulus ha risposto al messaggio del Fuhrer con queste parole:- I vostri ordini vengono eseguiti. Viva la Germania ". E, contemporaneamente, arriva la fine.
ll 26 gennaio le truppe sovietiche avanzanti da ovest si incontrano nei pressi del Kurgan di Mamaj con i soldati di Cuijkov rimasti a Stalingrado, che erano passati a loro volta all`attacco.
Nell`ultima settimana di gennaio i sovietici occupano l`unico aeroporto rimasto ai tedeschi, quello di Gumrak. Il comando tedesco decide di abbandonare i cinquantamila feriti ricoverati nei sotterranei delle due stazioni ferroviarie, nei silos dei cereali, negli scantinati del teatro e nella ex sede del comando di presidio. I morti, per via del terreno gelato e durissimo, non vengono più seppelliti, né i loro nomi registrati. ll 30 gennaio, decimo anniversario della presa del potere da parte dei nazisti, Hitler nomina Paulus feldmaresciallo e confida a Keitel: "Mai un maresciallo tedesco si è arreso". Dodici ore dopo, uno spaventoso bombardamento dell`artiglieria sovietica si abbatte sul centro di Stalingrado, nella zona dell`Univermag, i magazzini generali, nelle cui cantine si trova il quartier generale di Paulus.
Alle 5,45 del mattino seguente, l° febbraio, la radio della 6a Armata trasmette: "1 russi sono davanti al bunker. Distruggiamo la nostra stazione ". Poi un ufficiale tedesco esce dall`Univermag agitando una bandiera bianca e fa un cenno dall`altra parte della strada, dove sono appostati i sovietici.
Il tenente russo Fedor Michailovic Elcenko balza fuori dalla sua buca e si avvicina: "ll nostro grande capo " gli dice il tedesco "vuol parlare al tuo grande capo". Elcenko sorride e risponde: "Stia a sentire, il nostro grande capo ha altro da fare. Il suo grande capo, se vuole deve spicciarsela con me ". L`ufficiale tedesco riflette un momento, infine accompagna il tenente russo nello scantinato. Paulus, in uniforme, la barba lunga, pallido, é sdraiato su una branda.
"Ebbene, é finita cosi", gli dice Elcenko. Il feldmaresciallo gli rivolge un`occhiata e ,con la testa, fa segno di si. Poi si alza, prende una borsa, esce: un`auto sovietica lo conduce al comando russo dove lo attende il generale Voronov, rappresentante della Stavka. La resa é accettata. Ma fra le macerie fumanti c`e ancora chi non si é arreso: sono gli uomini del generale Strecker, che costituiscono gli ultimi nuclei di resistenza all`intérno della sacca nord di Stalingrado.
Nonostante si sia reso perfettamente conto della tragicità della situazione, Strecker, che in un primo momento ha tentato di resistere agli ordini superiori che imponevano un inutile massacro, si é lasciato convincere dalle direttive provenienti da Berlino, che ogni sua ora di resistenza avrebbe permesso la creazione di un nuovo fronte di difesa. Quando pero vede che le sue linee vengono travolte dalla fanteria russa, da anche lui l`ordine di cessare il fuoco.
Uno degli ultimi collegamenti radio con Berlino, forse il più significativo sul vero morale dei combattenti di Stalingrado, giunge, inaspettato, da questi uomini, quando, in risposta all`enfatico elogio letto da Goring alla radio tedesca, trasmettono a Berlino uno scarno messaggio: "Prematuri discorsi funebri indesiderati". Nella mattinata del giorno 2 febbraio tutto tace definitivamente.
Dei trecentoventimila tedeschi di Stalingrado, centoquarantamila sono morti per ferite ricevute in combattimento, fame, freddo, malattie. Ventimila sono dispersi, settantamila sono feriti ed evacuati prima e dopo la sacca. I novantamila superstiti, lasciano in mano ai sovietici settecentocinquanta aerei, millecinquecentocinquanta carri armati, quattrocentottanta autoblinda, ottomila cannoni e mortai, sessantamila autocarri e duecentotrentacinque depositi di munizioni e partono per i campi di prigionia della Siberia. Fra loro vi sono duemilacinquecento ufficiali, ventitre generali e un feldmaresciallo; né torneranno in soli cinquemila meno del due per cento.
Alle 14,46 del 2 febbraio un aereo tedesco da ricognizione sorvola a grande altezza la città e trasmette questo messaggio: "A Stalingrado, nessun segno di combattimento ".
"Cosi ora tu sai che io non tornerò. Dillo con riguardo ai nostri genitori.
Un tempo ero fiducioso e forte, ora sono piccolo e sfìduciato. Non capirò molto di quello che succede qui, ma il poco a cui prendo parte è gia tanto da non poterlo m`andar giù. Non mi si può far credere chei camerati muoiono con sulle labbra la parola: "Deutscl1land" o "Heil Hitler " .
Si muore, questo si, non si puo negarlo: ma l`ultima parola è per la mamma o per la persona più cara, oppure è solo un grido d`aiuto. Ne no gia visti cadere e morire centinaia, e molti appartenevano, come me, alla Hitlerjugend, ma tutti, se ne erano ancora capaci, chiamavano aiuto, o invocavano il nome di chi però non poteva aiutarli" .
Brano tratto da una lettera di un soldato tedesco impegnato nella battaglia di Stalingrado.
Oueste missive erano state sequestrate dalla censura militare perché considerate disfattiste e demoralizzanti, sono state ritrovate a guerra finita e pubblicate nel volume "Lettere da Stalingrado" Einaudi 1958 .
Re: La Battaglia di Stalingrado
Roberto, una lettura da leggere con calma per godersela al meglio, magari in una fredda giornata di pioggia......grazie per aver condiviso questo tuo lavoro che non mancherò di leggermi on calma [264
Re: La Battaglia di Stalingrado
Ottimo e dettagliato racconto [264
Re: La Battaglia di Stalingrado
Impressionante! [1495
Grazie Roberto! [264