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Discussione: Reparti cecchini italiani nella prima guerra

  1. #131
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    Re: Reparti

    @ giovanni47

    Ecco le caratteristiche dell'ottica di mira prodotta dalla Salmoiraghi - Filotecnica di Milano.
    E' una chiara derivazione dalla precedente ottica francese, ma migliorata.

    Una rotellina a cursore bloccabile con apposita vite zigrinata permette di regolare il reticolo fino a 300 metri.
    Il reticolo è di tipo 1 (come è classificato nei libri inglesi - vedi la fotografia 2)
    Il cannocchiale è dotato di un ingrandimento 3x.
    Diametro oculare 44 mm.
    Diametro lente anteriore 38mm / Posteriore 46mm.
    Lunghezza 26,5cm

    Rispetto all'ottica francese è più avanzata perchè:
    1) è più luminosa;
    2) meno soggetta ad inceppamenti e rotture perchè ha una meccanica più "fluida" (più precisa);
    3) è stato eliminato il mollone che avrebbe dovuto attutire il contraccolpo dato dal rinculo dell'arma ma che si è solo rivelato un inutile raccoglipolvere;
    4) è stata accorciata di circa 2 cm;
    5) è stata dotata di un pratico innesto di bloccaggio rapido a coda di rondine.

    Spero di avere soddisfatto la tua curiosità*.
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  2. #132
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    Re: Reparti

    A pag. 4 del Compendio d'istruzioni per l'esame di tiratore scelto si legge:
    Velocità* iniziale di rotazione (impressa al proiettile da guerra) giri 3500 al secondo.
    Velocità* iniziale di traslazione (impressa al proiettile da guerra) metri 700 al secondo.


    Due rapidi calcoli mi portano a concludere che la palla ordinaria raggiungeva 700 x 3.6 = 2520 km/h cioè circa due volte la velocità* del suono, mentre 620 x 3.6 = 2232 Km/h è la velocità* della palla alla bocca del fucile Mannlicher M95 (ricamerato in calibro 8x56R) con munizione M1893, più noto come Ta-Pum (trovate qui una scheda di Absolut sul Ta-Pum)


    Perchè allora il 91 non è noto anch'esso come il Ta-Pum austriaco che deve il suo nome al fatto che adoperava munizionamento supersonico (si sentiva prima il colpo di arrivo Ta e poi lo sparo dell'arma Pum, per cui non c'era scampo, non si riusciva a buttarsi a terra per ripararsi dal fuoco) ?


    E' anche questa una leggenda popolare come quella per cui non ci si può accendere in tre una sigaretta con lo stesso fiammifero?
    Si racconta che veniva attirata l'attenzione del cecchino nemico dalla fiamma prodotta dal primo soldato per accendere la sigaretta, eseguiva il puntamento dell'arma sul secondo soldato che accendeva e faceva fuoco sul terzo.

    Venti giorni sull`Ortigara senza il cambio per dismontà* - ta pum ta pum ta pum... ta pum ta pum ta pum...
    E domani si va all'assalto, soldatino non farti ammazzar, - ta pum ta pum ta pum... ta pum ta pum ta pum...
    Quando poi si discende a valle battaglione non hai più soldà*. - ta pum ta pum ta pum... ta pum ta pum ta pum...
    Nella valle c'è un cimitero, cimitero di noi soldà*. - ta pum ta pum ta pum.. ta pum ta pum ta pum
    Cimitero di noi soldà* forse un giorno ti vengo a trovà*. - ta pum ta pum ta pum... ta pum ta pum ta pum...
    Ho lasciato la mamma mia, l'ho lasciata per fare il soldà*. - ta pum ta pum ta pum... ta pum ta pum ta pum...
    Quando portano la pagnotta il cecchino comincia a sparar. - ta pum ta pum ta pum... ta pum ta pum ta pum...
    Battaglione di tutti i Morti, noi giuriamo l'Italia salvar. - ta pum ta pum ta pum... ta pum ta pum ta pum...
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  3. #133
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    Re: Reparti

    Maneggio dell'alzo e regole di puntamento

    Normalmete l'alzo sta col ritto appoggiato sullo zoccolo; in tale posizione dicesi alzo abbattuto.
    Premendo col pollice sinistro sul bottone di alzo e facendo rotare colla mano destra il ritto, questopuò rovesciarsi sulla cana verso la bocca, e si ha la posizioe di alzo rovesciato; oppure può arrestarsi ai vari segni numerati sulle alette, la sciando che la molla s'impegni nelle tacche laterali della laetta destra, e si hanno 15 posizioni dette lzo di 600, di 700m. ecc. fino a 2000 m.
    L'alzo è al suo giusto posto per una data distanza quando la faccia superiore del ritto è fisata al segno che st sotto la cifra che rappresenta in ettometri tale distanza, sia la cifra a destra o sia essa a sinistra.
    Nell'impiego della cartuccia a pallottola da guerra:
    L'alzo abbattuto esatto per 450m., serve normalmente per qualsiasi tiro a tutte le distanze da zero fino a 500 m. incluso;
    l'alzo rovesciato, la cui tacca fissa sullo zoccolo è esatta per 300 m., serve per tiri individuali, alle distanze inferiori a 400 m;
    L'alzo di 600 m. serve per le distanze superiori a 500 m. fino a 650 m. incluso;
    L'alzo di 700 m. serve per le distanze superiori a 650 m. fino a 750 m. incluso.
    E così di seguito.
    Nell'impiego della cartuccia ridotta e della frangibile:
    L'alzo abbattuto esatto per 350m., può servire per qualsiasi tiro a tutte le distanze da zero fino a 400 m. incluso.
    Nel tiro ai poligoni l'uso dell'alzo abbattuto si limita però alle distanze da 300 a 400 m.
    L'alzo rovesciato la cui tacca fissa è esatta per 250 m., serve per le distanze da zero a 300 m. incluso.
    Nel tiro ai poligoi l'uso dell'alzo rovesciato deve considerarsi come normale per le distanze da zero a 250m. incluso.
    (Da Compendio D'istruzioni per l'Esame di Tiratore Scelto - Tiro a Segno Nazionale, anno 1915)
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  4. #134
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    Re: Reparti

    @ giovanni47

    Ecco le caratteristiche dell'ottica di mira franese Schleiber.

    Una rotellina a cursore bloccabile con apposita vite zigrinata permette di regolare il reticolo fino a 800 metri.
    Il reticolo è di tipo 6 (crosshair come è classificato nei libri inglesi - vedi la fotografia 2)
    Il cannocchiale è dotato di un ingrandimento 3x.
    Diametro oculare 44 mm.
    Diametro lente anteriore 38mm / Posteriore 46mm.
    Lunghezza 29cm.


    E' montato sul fucile in posizione dissasata per permettere la manovra di caricamento, per cui:
    1) è difficile da tarare;
    2) è difficile adoperaralo dalle feritoie praticate nei nostri scudi metallici, di forma ellittica;
    3) è difficoltoso il puntamento sul bersaglio perchè costringe la testa del tiratore più a lato, impedendogli di appoggiare la guancia al calcio dell'arma.

    Notare la particolare molla che doveva assorbire il rinculo dello sparo, ma che si rivelò inutile.
    Piccola nota finale: conosco solo questa ottica che adotta un simile sistema per compensare il rinculo. Credo fosse un esperimento che poi fu abbandonato (dalla Francia, e mai adottato dalle altre nazioni) per soluzioi più moderne.
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  5. #135
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    Re: Reparti

    mirare
    verbo intransitivo (Note: ausiliario avere)
    1 puntare l'occhio verso un bersaglio
    esempio: mirare dritto.

    Indipendentemente dal tipo di ottica e di fucile adoperato, bisogna tener conto di alcune cose importanti.
    Le ottiche sono concepite per dare il meglio su distanze superiori ai 50 metri.
    Sarebbe opportuno sapere di quanto sposta il punto di impatto dell'ottica ogni scatto(di alzo e deriva) a 100 metri, se l'ottica è continentale, oppure a 100 yarde (circa 91 metri) se l'ottica è inglese o americana.
    Lo spostamento è dell'ordine di millimetri o al massimo 1-2 cm (a 100 metri).
    Da quanto sopra si evince che nascono serie difficoltà* nella taratura per distanze al di sotto dei 50 metri.


    Operazioni da eseguire all'aperto in assenza di vento:
    1) Bisogna tarare l'hop up, poi si fissano le parti inferiori degli anelli portaottica, poi si fissa l'arma.
    2) Si piazza la sagoma alla distanza per la quale si vuol tarare l'ottica e si sparano 3 o 4 serie da 5 colpi.
    L'ottica nuova ha le regolazioni di alzo e deriva a zero, quindi la si posa sugli anelli e si cerca di far collimare il centro del reticolo col centro della rosata migliore (quella con meno dispersione).

    Eventualmente si può aggiungere uno spessore tra l'ottica e la parte dell'anello anteriore (per abbassare) o posteriore (per alzare) il punto di impatto.
    Una volta ottenuto un risultato accettabile, cioè una volta che il reticolo collima col centro della rosata, senza spostare l'arma, si piazza un nuovo bersaglio e si fa un'altra serie di tiri per le regolazioni fini di alzo e deriva.

    Perchè gli spessori? Perchè ogni scatto sposta fisicamente il reticolo di qualche decimo, che già* a 100 metri diventano mm o centimetri, che a 30 o 40 metri non sono apprezzabili ma che alle lunghe distanze permettono di colpire o mancare un bersaglio.

    Concludo l'intervento postando cosa dice in merito la libretta Norme per l'uso del fucile Mod.91 munito di cannocchiale di puntamento (tipo Scheibler) Roma 1916.
    Evidentemente, la taratura veniva eseguita dall'armiere, anche se credo che ogni tiratore dovesse sapere tarare da sè l'ottica.
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  6. #136
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    Re: Reparti

    Come dicevo prima, anche i francesi capirono ben presto che il loro cannocchiale di mira non era adeguato al compito affidatogli.
    Quindi, dopo averlo fornito all'Italia, passarono dapprima ad una versione migliorate (con l'aggiunta di un grande oculare in gomma e l'accorciamento del "tubo" perchè fosse più luminoso), finchè, verso la fine del 1916 adottarono il Mie.APx, costruito dalla ditta G. Forest di Parigi, che andò ad equipaggiare i Lebel.
    (Fonte: Out of nowhere di Martin Pegler)
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  7. #137
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    Re: Reparti

    E gli austriaci?

    In Ampezzo era rimasta la memoria del vessillo degli Schutzen e dei Veterani, nei ricordi degli anziani, nelle vecchie fotografie di Emil Terschak, di Antonia Verocai Zardini, in un diario della grande guerra. Gli Schutzen, noti nel Tirolo Italiano con l`appellativo di "Scizeri" o "bersaglieri" e gli ex combattenti delle guerre del 1848, 1859 e 1866, sono ritratti con la loro bandiera, davanti al poligono di tiro al bersaglio o "Standwesen"-Casino di bersaglio- in località* Pontechiesa dove dal 1871 si ritrovavano alcune domeniche all`anno per esercitarsi nel tiro a segno con almeno sessanta colpi. I migliori erano chiamati "Scharfschutzen", tiratori scelti.
    (da Pagine di Storia Ampezzana che trovate qui).

    Sulla "Montagnola", nel Carso, nel 1915, il suo Reggimento da tremila uomini fu ridotto a ottocento grazie all'infallibile mira dei tiratori scelti dell'esercito austro-ungarico (i famosi "cecchini") che dominavano tutte le alture.
    La Compagnia di cui faceva parte mio padre era rimasta al comando di uno sprovveduto sottotenentino uscito poche settimane prima dall'Accademia militare di Modena!
    Costui, di cui taccio il nome, mandava i nostri soldati al macello (in stile Cadorna!), sotto il tiro preciso dei "cecchini" austriaci.
    Il sergente mio padre si oppose a questo massacro incontrando la veemente reazione dello sbarbatello che gli puntò la pistola in faccia intimandogli di eseguire gli ordini, che non furono più eseguiti, perchè mio padre Nicola escogitò un piano: chiese una squadra di zappatori e nottetempo fece scavare una galleria attraverso la quale i nostri soldati si trovarono alle spalle del nemico.
    Così finì la mattanza.

    (da Cronistoria familiare che trovate qui).

    ...parlando della postazione d`un tiratore scelto austriaco sul Sabotino, che l`esercito nemico disponeva notoriamente d`eccellenti tiratori (come è ben noto, detti dagli Italiani "cecchini", da "Cecco" ovvero Francesco Giuseppe d`Asburgo), d`un ottimo fucile, dal suono caratteristico (una sorta di schiocco paragonabile a quello d`una bottiglia di spumante stappata, reso nelle canzoni dei soldati con l`onomatopea "ta-pum") e d`una infinità* di posizioni atte ad esercitare l`insidia, in una guerra che si svolgeva su montagne, colline e zone carsiche. Oltretutto, i "cecchini" austro-ungarici facevano ricorso a proiettili a frammentazione ovvero dum-dum, seppure proibiti dalle leggi internazionali, e miravano preferibilmente alla testa.
    Emilio Lussu racconta, nel suo scritto autobiografico "Un anno sull`Altopiano", ambientato sull`altopiano d`Asiago, d`un cecchino nemico il quale, con un fucile su cavalletto, riusciva a colpire all`istante, non appena qualcuno vi si affacciasse, una strettissima feritoia d`osservazione, in pratica un buco con un diametro paragonabile a quello d`un occhio umano, posta in una trincea italiana, tanto che era possibile adoperarla soltanto nelle ore notturne.
    (da La Venezia-Giulia è italiana che trovate qui).
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  8. #138
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    Re: Reparti

    Chi ha inventato le uniformi mimetiche? I Boeri, quelli che in Sudafrica fecero vedere i sorci verdi agli inglesi durante la guerra del 1880-81. All`inizio di quel conflitto un comandante britannico aveva dichiarato: "Combatteremo i boeri al mattino e giocheremo a polo nel pomeriggio", ma le cose andarono ben diversamente e i soldati di Sua Maestà* britannica, vestiti nelle loro splendenti divise rosse, ebbero inizialmente la peggio contro i boeri, vestiti di uniformi color kaki, che riuscivano a bersagliare gli avversari da grandi distanze occultandosi facilmente nella savana.

    All`inizio della prima guerra mondiale l`esercito francese si presentava con uniformi di colore rosso-blu, mentre l`esercito britannico indossava divise color kaki. Lo svilupparsi della guerra di trincea diede però una sostanziale svolta, tutti gli eserciti coinvolti, infatti, si apprestarono a cambiare le loro uniformi con altre meno visibili. In questo periodo iniziarono le prime ricerche sul camuffamento.
    L`esercito americano istituì il "Camouflage Corps" formata dalla quarantesima compagnia dei genieri nel 1917 (anno dell`entrata nella prima guerra mondiale). L`esercito Francese, grazie all`aiuto di un soldato-pittore (Louis Guingot) creò la prima uniforme mimetica al "Magasins Réunis", ne furono create solo 5 esemplari. Il disegno fu chiamato "Lèopard" (vedi foto).

    In Italia i primi studi per una uniforme mimetica furono avviati da Luigi Brioschi, presidente del Club Alpino Italiano di Milano, proprio in considerazione della tremenda efficacia raggiunta dalle armi da fuoco. Gli esperimenti con il colore grigio-creta furono attuati nell'estate del 1905 in territorio bergamasco, presso il battaglione Morbegno del 5° reggimento Alpini.
    Gli ottimi risultati consentirono, nell'anno successivo, di vestire in grigio-creta quaranta alpini: il cosiddetto "Plotone Grigio". Il fatto destò molto interesse in campo internazionale e dette il via alle innovazioni già* citate per le maggiori potenze europee (gli Stati Uniti avevano seguito la via del kaki inglese nel 1903).
    Ulteriori studi e perfezionamenti tra il 1907 e il 1908 condussero ad una definitiva versione di uniforme in colore grigio-verde, ritenuto ottimale in relazione alle tonalità* dell'ambiente naturale italiano, che venne adottata il 4 dicembre 1908 per la fanteria, i bersaglieri, gli alpini e l'artiglieria, il 3 febbraio successivo per la cavalleria.
    In data 13 febbraio 1909, con circolare n. 72 pubblicata sul Giornale Militare Ufficiale, venne precisata nel dettaglio l'uniforme di panno grigio-verde per gli ufficiali, con esclusione di quelli dei Carabinieri, ai quali verrà* prescritta il 2 luglio 1915.

    Tutti gli eserciti impegnati a combattere in montagna adottarono delle uniformi bianche o dei camicioni da indossare sopra l'uniforme di servizio e combattimento per mascherarsi nella neve.

    Pochi però sanno che il primo impiego di una stoffa mimetica a macchie fu per le tende dell'Esercito italiano nel 1929.
    Il telo tenda impiegabile anche come mantella individuale, restò in uso finoalla fine degli anni '80, e ispirò stoffe per le divise da campo della Germania, del Belgio e della Norvegia.

    E i cecchini?
    Come si mascheravano?
    Avevano anche loro in dotazione una divisa mimetica come quella dei tedesci (vedi questo post) o quella degli inglesi?
    Oppure ricorrevano a mezzi di fortuna?
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  9. #139
    Utente registrato L'avatar di giovanni47
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    Re: Reparti

    Saluti a tutti.
    Un doveroso e grato ringraziamento a Jampi per le competenti ed esaustive risposte al mio quesito del 5 scorso.
    Unica sorpresa è notare come i due cannocchiali siano paritetici per numero di ingrandimenti.
    In effetti, avendo già* notato che quello francese presenta la tacca max di regolazione reticolare a 800 mt., ritenevo fosse anche proporzionalmente dotato di un maggior potere di avvicinamento dell`immagine.
    Infatti, ancorchè con l`arma fissata al cavalletto, la vedo "dura" sparare con un 3x a distanze simili, soprattutto se il bersaglio è parzialmente coperto.
    Ancora saluti.
    Giovanni47

  10. #140
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    Re: Reparti

    @giovanni47
    Citazione Originariamente Scritto da giovanni47
    ... quello francese presenta la tacca max di regolazione reticolare a 800 mt., ritenevo fosse anche proporzionalmente dotato di un maggior potere di avvicinamento dell`immagine.
    Infatti, ancorchè con l`arma fissata al cavalletto, la vedo "dura" sparare con un 3x a distanze simili, soprattutto se il bersaglio è parzialmente coperto.
    La cosa non deve stupire, perchè anche nei modelli successivi si sviluppò sempre un'ottica 3x (cito anche la fonte per non incorrerre in errori o fraintendimenti: Out of Nowhere di Martin Pegler, di cui riporto il frammento in questione)
    Evidentemente ci si accorse che l'impiego utile delle armi in trincea era entro i 400m. per cui era sufficiente un'ottica 3x.

    Credo che noi italiani, checchè si dica, abbiamo capito fin da subito la questione: infatti l'ottica Filotecnica di produzione nazionale presenta la tacca max di regolazione reticolare a 300 mt. E questo, sempre speculando, ci fa capire che non eravamo proprio degli sprovveduti in questo campo, come spesso si trova scritto.
    Abbiamo anche reso più luminosa l'ottica accorciandola..


    Personalmente non ho mai sparato con un 91, ma consoco molte persone che lo hanno fatto e tutte mi hanno confermato che si tratta di una buona arma.
    La perplessità* sta nella scelta del calibro ma, tenendo conto anche di quanto è successo in ambito NATO, preferire un calibro più piccolo dà* sempre dei vantaggi: più colpi nel caricatore, più munizioni trasportate dal singolo soldato, ecc...
    Ma credo che discutere di questi aspetti forse sarebbe OT.


    Lieto di poterti essere stato utile... continua a seguirmi perchè ho ancora molte cose da dire
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