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Discussione: Reparti cecchini italiani nella prima guerra

  1. #171
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    Re: Reparti

    Da dove sparavano i cecchini italiani?

    Avendo un impiego "da postazione", piuttosto che da "terra di nessuno", il luogo da cui operava il tiratore era la trincea.
    Poteva operare da una feritoia della trincea (foto 1), nel qual caso poteva adoperare degli appositi affustini - di cui si è già* parlato nelle pagine precedenti - per tirare con l'arma già* aggiustata sul bersaglio(foto 2).
    Oppure poteva operare da dietro uno scudo - come fece il nostro ignoto tiratore scelto del libro Memorie di guerra - il dovere o la ragione.

    La cosa interessante, e che si può verificare anche al giorno d'oggi, è lo sviluppo in piano delle trincee italiane.
    Le trinceee italiane hanno sempre avuto un andamento piuttosto "lineare" - fatto probabilmente dovuto alla natura del terreno paticolarmente impervio (mi riferisco ad esempio al Carso, per non citare l'Altopiano di Asiago od altri luoghi "ameni") - e non tortuoso ed articolato come le trincee sul fronte occidentale.
    La tortuosità* serviva soprattutto a difendere meglio il tratto di fronte in caso di colpo di mano nemico.

    Allego una pagina (foto 3) tratta da una libretta inglese utilizzata nella prima guera mondiale (foto 4) per mostrare la differenza. Infatti, la vittoria nella battaglia del solstizio fu legata al modo con cui gli inglesi si trincerarono...ma qui siamo un po' OT.
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  2. #172
    Utente registrato L'avatar di Andrea58
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    Re: Reparti

    Curioso notare che l'uso della cinghia che tanto viene raccomandato in America sia nelle nostre istruzioni completamente ignorato.
    Homo homini lupus. Draco dormiens nunquam titillandus
    lo spirito di Cesare, vagante in cerca di vendetta, con al suo fianco Ate uscita infocata dall'inferno, entro questi confini con voce di monarca griderà "Sterminio", e scioglierà i mastini della guerra, così che questa infame impresa ammorberà la terra col puzzo delle carogne umane gementi per la sepoltura.

  3. #173
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    Re: Reparti

    @Andrea58

    La cinghia per il fucile modello 1891 e per il moschetto modello 1891 per T.S. deriva direttamente dalla cinghia del fucile Vetterli. La regolazione della cinghia era permessa tramite un bottone metallico, che a seconda dell'asola in cui veniva posto determinava la lunghezza della cinghia (Foto 1 e 2).
    Il bottone inizialmente in ottone, su sostituito durante il primo conflitto mondiale da quello in ferro, tale necessità* fu dovuta alla continua richiesta dell'industria bellica di questo materiale, devoluto completamente alla fabbricazione dei bossoli.

    Anch'io non capisco perchè la cinghia per il fucile 91 non preveda un sistema di bloccaggio per il braccio per rendere più stabile la posizione di tiro.
    Qualcuno ha le istruzioni (sinossi) di tiro per il soldato tedesco od austriaco della prima guerra mondiale?
    Sarebbe interessante confrontare gli esercizi di puntamento.
    Il Mauser o la Steyr avevano la cinghia regolabile sul braccio, come gli americani?

    Posto, ad esempio, due pagine tratte dal manuale How to shoot the U.S. Army rifle.
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  4. #174
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    Re: Reparti

    Posto, a completamento degli esercizi di mira in poligono, queste pagine tratte da Addestramento della fanteria al combattimento - 1916.
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  5. #175
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    Re: Reparti

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  6. #176
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    Re: Reparti

    Pagina conclusiva.
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  7. #177
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    Re: Reparti

    Come avrete notato, tutti gli esercizi di puntamento prevedono come massima distanza del bersaglio 300 mt (in entrambe le pubblicazioni del 1915 e 16).
    Così anche l'ottica di mira Filotecnica (vedi le caratteristiche del telescopio italiano in un mio passato post) ha le tacche millesimate sino a 300mt.

    Il Comando Supremo credo si sia ben presto reso conto di quanto vicine fossero le trincee nemiche nel fronte italiano.
    A queste distanze il tiro dell'arma è teso e non è necessario aprire e regolare il congegno di mira del fucile: basta la tacca da chiuso.
    Credo fu per questo che furono predisposte poche armi dotate di ottica (il T.Col. Filippo Cappellano - direttore dell'Ufficio Storico - ne stima prodotte circa 5000 dai vari arsenali alla fine del conflitto) visto che:

    • 1) i bersagli erano così vicini che i nostri tiratori scelti avrebbero potuto colpirli comunque, anche senz'ottica di precisione. Non dimentichiamo che su altri fronti i cecchini sparavano con comuni fucili da fanteria, senza ottica di precisione. (Mi vengono in mente due esempi celebri: Billy Sing - l'assassino di Gallipoli - con 150 centri accreditati nella prima guerra mondiale e, nella seconda guerra mondiale Simo Simuna Häyhä - il cecchino finlandese con 542 centri - fonte wikipedia)

      2) l'elevato costo dell'arma (circa 10 volte il normale fucile)

      3) l'esercito italiano ha sempre "tradizionalmente" sparato male (fonte britannica); per rendersene conto basta considerare l'esiguità* del numero dei colpi sparati pro capite in poligono addestrativo e (cito a memoria) "...i colpi avanzati dai più svegli siano impiegati per quelli meno lesti" - quindi penalizzato ulteriormente l'esercizio dei tiratori scelti. Dunque era il Comando Supremo stesso a credere poco nell'uso del tiro mirato di precisione.
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  8. #178
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    Re: Reparti

    Sarebbe interessante capire se i Carabinieri abbiano combattuto al fronte come cecchini.
    Infatti, molti sottufficiali della benemerita erano tiratori scelti (il brevetto credo sia stato rosso per la truppa e argento per sottufficiali, o mi sbaglio? Qui ci vuole l'intervento del ns. Furiere Maggiore)

    Qualcuno ha foto e/o notizie in merito?

    Che in svariate occasioni siano stati membri di firing squad (plotone d'esecuzione) è un dato certo, ma che abbiano combattuto in prima linea come cecchini sarebbe proprio sensazionale!
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  9. #179
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    Re: Reparti

    Un altro tiratore scelto della prima guerra mondiale: Primo Bassi, cl. 1892 da Castel Bolognese (RA). Richiamato sotto le armi nel 1913, conosce Aldino Felicani, redattore del periodico antimilitarista "Rompete le file!". Influenzato dalle teorie herveiste, cercò di svolgere, fra mille difficoltà*, propaganda sovversiva nell`esercito.
    Congedato nel 1919 con la qualifica di tiratore scelto, e presto diventato uno degli anarchici più influenti del circondario, entrò a far parte della CdC dell`UAER e della direzione dell`USI imolese.

    (La sua vita completa la potete trovare qui)
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  10. #180
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    Re: Reparti

    Il cecchino prestava il servizio di vedetta/sentinella quando sorvegliava il fronte.
    Ho pensato di scrivere alcune punizioni per violata consegna del compito, che il regolamento militare di guerra prevedeva.
    Si va, nei casi più gravi, dalla pena di morte "...mediante fucilazione nella schiena..." o "nel petto" (da Arte Militare e Regolamenti - 1915, una sinossi in dotazione ai corsi di ufficiale di complemento) a seconda se l'abbondono del posto comprenda anche la diserzione, fino alla consegna semplice (nel testo pena disciplinare) da scontare nei turni di riposo in retrovia.
    Non citerò però la sinossi, perchè in essa l'argomento è esposto troppo esaustivamente (sarebbe veramente un OT); citerò allora dal Libretto personale Regio Esercito Italiano - edizione 1915, in cui i reati sono esposti in modo più sintetico.

    Nota
    L'essere in trincea doveva già* di per sè essere una condanna/pena, lo ammette implicitamente il Comando Supremo citando le retrovie per la consegna semplice.
    Poveri cristi....


    Reati in sentinella e vedetta
    La sentinella o vedetta, collocata innanzi ad un posto o corpo qualunque di militari esposti agli attacchi del nemico, od in un sito forte assediato o investito, che non eseguirà* la consegna od abbandonerà* il posto in cui fu collocata sarà* punita di morte, qualora la sicurezza del posto, del sito forte o dei militari sia stata compromessa.
    Se la menzionata sicurezza non sia stata compromessa o la sentinella sia trovata addormentata, o si lasci senza necessità* rilevare da altri che dai caporali della guardia di cui fa parte, incorrerà* nella pena di tre a dieci anni di reclusione militare.
    La sentinella o vedetta, collocata alla guardia di parchi d'artiglieria, di convogli o magazzini di munizioni da guerra, arredi, viveri o foraggio, che abbandonerà* il suo posto, o mancherà* in qualunque modo alla consegna, sarà* punita con la reclusione militare da tre anni a sette.
    Sarà* invece punita col carcere militare da due mesi a sei se sarà* trovata addormentata.
    La sentinella o vedetta che, fuori dei casi precedenti, abbandonerà* il suo posto, o mancherà* in qualunque modo alla consegna, sarà* punita col minimo della reclusione militare o col carcere militare.
    Sarà* invece punita con pena disciplinare se sarà* trovata addormentata.

    (Da Libretto personale Regio Esercito Italiano - 1915)


    In ambedue le pubblicazioni la firma è la stessa (vedi foto).
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